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Turchia più lontana dall'Unione europea grazie a Sarkozy

 
Turchia in stand-by. Grazie a uno sforzo diplomatico del presidente francese Nicolas Sarkozy, l'ingresso di Ankara in Europa subisce una battuta d'arresto. Probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto, se il ministro degli Esteri turco Ali Babacan non avesse amplificato con la polemica la bocciatura, col pericolo di aggravare ulteriormente la crisi. In tema di allargamento, invece della solita formula «negoziati di adesione», nelle conclusioni del vertice comunitario di lunedì a Bruxelles, nel comunicato finale, i ventisette ministri degli Esteri europei si limitano a un'affermazione piuttosto generica: «Il Consiglio attende con ansia le conferenze intergovernative con Turchia e Croazia più tardi». Sostituzione non soltanto lessicale, se la si somma alle aperte critiche contenute nel testo verso lo scarso impegno nel processo di avvicinamento. «Il Consiglio si rammarica per il limitato progresso ottenuto nell'ambito delle riforme politiche», anche se i ministri aggiungono di rallegrarsi «per l'intenzione e il rinnovato impegno del governo turco di continuare il processo di riforma e di affrontare le lacune esistenti». Qui c'è lo zampino di Bernard Kouchner, il numero uno del Quai d'Orsay, commentano i turchi senza mai nominarlo, peraltro, incalzati da una raffica di richieste di «significativi sforzi in altre aree con la riforma giudiziaria, la lotta contro la corruzione, i diritti delle minoranze e il rafforzamento dei diritti culturali, delle donne, dei bambini, dei sindacati e il controllo civile dei militari». Ce ne sarebbe già a sufficienza, ma l'elenco viene completato fino in fondo e la Turchia viene nuovamente invitata ad applicare anche alla Repubblica greca di Cipro l'estensione del protocollo di Ankara sull'unione doganale con l'Ue: «Il Consiglio nota con rammarico che la Turchia non ha adempiuto al suo obbligo di piena e non discriminatoria attuazione del protocollo aggiuntivo» e infine sottolinea che «non è stato fatto alcun progresso verso la normalizzazione delle relazioni con la Repubblica di Cipro». In una nota distribuita alla stampa, il ministero degli Esteri turco reagisce contro «l'approccio diverso di uno Stato membro nei confronti della Turchia» e annuncia: «Per noi non è possibile mostrare comprensione per questo approccio. D'altra parte, abbiamo notato con piacere gli sforzi a nostro favore da parte di una larga maggioranza degli Stati membri Ue». Così, tanto per distogliere l'attenzione dai propri problemi interni.
Da Libero
E meno male che almeno ci pensa Sarkò.
Orpheus

Pubblicato il 12/12/2007 alle 23.32 nella rubrica Islam.

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