Blog: http://Orpheus.ilcannocchiale.it

Come non pagare il canone Rai ed essere in regola

 
Oggi su Libero c'era un'interessante "dritta" su come NON PAGARE IL CANONE RAI, che riporto qui sotto.
Infatti questa obbligatorietà di pagamento del canone, proprio non l'ho mai capita, personalmente non guardo quasi mai la Rai, perchè ogni volta che lo faccio mi incavolo. La Rai non é un servizio pubblico, ed é ben lontana dal pluralismo dell'informazione.
Solo per quella "marchetta" di Celentano varrebbe la pena smettere di pagare.

È dicembre, e si avvicina il pagamento del canone Rai. Io non lo pago da 15 anni. E sono in regola. Forse è necessaria una spiegazione. Quindici anni fa, dopo svariati anni senza televisione, io e mia moglie decidemmo di comprare un piccolo apparecchio da usare con molta moderazione. Quando fu l'ora di pagare il canone, scrissi una lettera: «Cara Rai, dato che tengo la televisione in cantina e la uso 2 o 3 volte l'anno, non credo di dover pagare». La simpatica risposta non si fece attendere: «Egregio Signore, Lei è tenuto per legge a pagare il canone. Se non vuole usufruire dei servizi radiotelevisivi, deve versare 10.000 lire sul conto corrente della Rai, rinunciare all'abbonamento e chiedere il suggellamento degli apparecchi. Dato che Lei non ha seguito tale procedura abbiamo passato la pratica al Tribunale di Torino che ha emesso un decreto ingiuntivo nei Suoi confronti". Il decreto ingiuntivo seguì a breve, e io pagai. L'anno successivo seguii alla lettera quanto mi aveva suggerito la stessa Rai. A dicembre versai le mie 10.000 lire con un vaglia postale e rinunciai all'abbonamento. Da allora, e sono passati 15 anni, attendo i tecnici Rai per il suggellamento del televisore. Nel frattempo il piccolo apparecchio si è rotto, ne abbiamo comprati due più grandi, la tv ha preso posto in sala, ad essa è stato attaccato un videoregistratore, poi si sono aggiunti un lettore dvd e una Playstation dai fili perennemente tra i piedi. Nel corso degli anni ho cambiato casa più volte e ad ogni trasloco ho ricevuto una lettera della Rai: «Egregio Signore, il Suo nominativo non risulta presente negli elenchi degli abbonati alla televisione. Le ricordiamo che l'ac quisto o la detenzione di uno o più apparecchi comporta per legge l'obbligo di corrispondere il canone d'abbo namento. Le ricordiamo altresì che l'Amministrazione finanziaria potrà procedere a verifiche ecc. ecc.». Ad ogni lettera, io rispondevo: «Cara Rai, vai a vedere il mio vaglia del giorno tal dei tali». E tutto finiva lì. Un anno infine si presentò uno dei temutissimi "incaricati dell'Amministrazione finanziaria". Io gli presentai la ricevuta del vaglia. Lui fece la faccia interrogativa, telefonò a un funzionario Rai e mi restituì il vaglia: «Lei è in regola». Perfetto. Una volta, del tutto casualmente, sentii a una radio tipo Radio Padania un suggerimento leghista contro il canone di "Roma ladrona". Diceva: andate da uno sfasciacarrozze, compratevi una tv da rottamare e mettetela in cantina; quindi pagate le 10mila lire, rinunciate all'ab bonamento e chiedete il suggellamento del televisore. Se si presenta qualcuno con l'in carico di controllare, non fatelo entrare in casa (non ne ha il diritto!), tenetelo sul pianerottolo e portategli la tivurottame. Una volta che lui ha suggellato quella, voi siete formalmente a posto e potete andare in sala a guardarvi la vostra tv al plasma con schermo panoramico. Come dire: quello che io avevo fatto con coscienza pulita veniva suggerito come mezzo di boicottaggio nei confronti dello Stato. Io invece, dato che sono persona di coscienza, una volta che la tv aveva preso ad abitare costantemente in sala, ho cercato di mettermi in regola: «Cara Rai, da diversi anni, avendo cessato l'abbona mento, non pago il canone. Vi prego di restituirmi la cifra allora versata, così da consentirmi di riprendere l'ab bonamento». Sono passati anni e la Rai non si è fatta sentire. Evidentemente ha rinunciato al mio contributo. La spiegazione di questa rinuncia risiede forse nel burocratismo degli enti di Stato. Più interessante potrebbe invece essere il motivo per cui nessuno si è mai presentato a casa mia a suggellare l'appa recchio. La legge a cui fa riferimento la Rai per il pagamento del canone è un Regio Decreto del 1938, quando, in tempi di assoluto monopolio, l'equivalenza "Rai = televisore" era perfettamente ragionevole. Era pertanto logico suggellare la tv a chi intendeva rinunciare ai programmi della televisione di Stato. Già 15 anni fa suggellare l'appa recchio a chi non intendeva vedere i tre canali Rai era difficile da sostenere. Oggi, anche se il sito web della Rai afferma che «trattandosi di un'imposta sul possesso dell'apparecchio il canone deve essere pagato indipendentemente dall'uso o dalla scelta delle emittenti», la cosa è ancor più dubbia: davvero i miei figli non possono vedere un dvd o giocare alla Playstation sul televisore di casa se io non pago il canone? E invece anche oggi, se uno vuole cessare l'abbonamen to, deve versare entro dicembre 5,16 euro allo Sportello abbonamenti Tv di Torino e richiedere il suggellamento degli apparecchi. Logica vorrebbe, invece, che la Rai criptasse i suoi programmi e consegnasse a chi paga il canone un decoder. Esattamente come fa Sky. Mentre i funzionari pensano a una soluzione meno monopolistica, io aspetto che mi vengano restituiti i miei 5,16 euro o, in subordine, che compaia alla porta di casa il famoso "suggellatore". La mia vecchia tv, rottame quasi commovente, è sempre in cantina che lo aspetta.
Gino Savorani-Libero
Orpheus

Pubblicato il 30/11/2007 alle 21.46 nella rubrica cronaca.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web