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Il "Berlustroni" va avanti, tra mugugni e proteste

© Alfio Krancic / Fini Veltroni Berlusconi Scoperta la grotta di Romolo   
Il documento comune di Fini e Casini, dopo l'incontro di ieri nell'abitazione del leader dell'Udc, ha impressionato non poco la stampa. Ma e' piuttosto difficile trovare nella ex coalizione di centrodestra qualcuno che dia pienamente ragione ai due, e anzi la maggior parte degli inviti ad An e Udc sono a rassegnarsi, a prendere atto che il Cavaliere ha fatto la mossa che ci voleva, che comunque il bipolarismo non e' in discussione, che la scelta alla fine e' tra far parte di un processo o sparire. "Io mi tengo gli elettori, a loro lascio volentieri il progetto", ha detto, evidentemente poco contento di venire bollato come autore di "improvvisazioni propagandistiche" ed "estemporanee sortite populistiche". E anche alleati o ex alleati meno visibili, come il liberale Stefano De Luca, non nascondono di non aver fatto i salti di gioia alla sortita berlusconiana.
Da liberale perplesso De Luca dice oggi all'Opinione che il Cavaliere era il capo della coalizione mentre da qualche giorno lo e' solo del suo partito. E che avra' forse guadagnato una posizione mediatica, ma "ha perso quella politica". Che il dialogo e la riforma proporzionale della legge elettorale sancisca la "fine del bipolarismo" e' in effetti una conseguenza niente affatto necessaria. E anzi la vocazione dei due partiti principali dei due schieramenti e' proprio quella maggioritaria, aggregante, bipolarizzante. E la cosa ha poco a che fare con il sistema di voto. E, visto che di riforma elettorale si parla, il tema dell'inciucio (o "accordone") tra Veltroni e Berlusconi e i vari tentativi di sabotaggio da parte di alleati ed ex alleati dell'uno e dell'altro sono la prova che non e' questione di leggi ma di ruolo. Che si tratta del potere di interdizione che si puo' usare perche' si teme di perderlo per sempre.
Il Manifesto da giorni e' tornato ad assumere toni girotondini, ma anche Pannella ha inventato il mostro "Berlustroni", evocando addirittura il 1981, il caso D'Urso e Dc - Pci di quegli anni. Contro "gli inciuci" scende addiritura in piazza An, in nome del "bipolarismo", e del "niente inciuci con la sinistra e niente ritorni al passato", come dice La Russa. Ma il principe degli inciuci, piu' ancora che sulle riforme, rimanda nel nostro paese alla Tv, e alla legislazione sulla materia. Si metteranno d'accordo su quello, perche' alla fine al Cavaliere interessano le tv. E Veltroni e' pur sempre l'ex avversario del Cavaliere in quei dibattiti anni 80 sulla televisione, quando non si interrompeva una emozione.
"Senza Fini rischia di perdere le tv", ha detto ieri Umberto Bossi parlando di Berlusconi. Un leader della Lega che dice che Berlusconi "la faccia un po' l'ha persa", che il Cavaliere ha mostrato "troppa demagogia", ma che soprattutto fa riferimento a quella legge Gentiloni che a lui non piace ma che potrebbe riaprire la tensione. Anche perche' - essendo un progetto governativo - potrebbe subire qualche accelerazione e concretizzare cosi' i timori di chi vede nell'Esecutivo il fronte anti-inciucista numero uno, e nel Premier il primo nemico della "malattia infantile del centrismo", come l'hanno gia' battezzato a sinistra. (lac)
Il Velino
E intanto si allunga la vita del governo Prodi, che se la ride...
Orpheus

Pubblicato il 24/11/2007 alle 19.21 nella rubrica PDL.

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