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Fini Casini

 
Secondo Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini hanno sancito la loro alleanza attraverso una nota congiunta: “Il rispetto per il popolo del centro e della destra, rappresentati in Parlamento dall'Udc e da An, ci obbliga al dovere della verità e della serietà: abbiamo idee diverse sulla riforma della legge elettorale ma comune consapevolezza che solo partendo dai problemi degli italiani (sicurezza, giustizia sociale, modernizzazione del paese, fisco, energia) sarà possibile creare un'alternativa credibile al fallimentare governo della sinistra. La gravità della situazione italiana impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche… Abbiamo idee anche diverse sulla riforma costituzionale ma siamo entrambi convinti che nella politica italiana serva serietà e con il populismo non si va da nessuna parte e che è il momento degli esami di coscienza”.
Ha replicato Fabrizio Cicchitto, di Forza Italia: “Non ci risulta che nessuno abbia il monopolio dei progetti. Detto questo siamo sicuri che verrà rapidamente il tempo per discutere pacatamente e seriamente”.
Con la loro nota congiunta, Fini e Casini hanno inviato un segnale a Veltroni, che incontreranno la settimana prossima prima di Berlusconi. Essi sono pronti ad un accordo. Insieme non pesano quanto Forza Italia, ma pesano abbastanza. Veltroni scelga: o con Berlusconi o con Fini&Casini. Per fare la riforma elettorale e le riforme costituzionali, cioè per votare non prima del 2009.
Fini&Casini sono convinti che il governo Prodi durerà almeno fino al 2009 e sono altrettanto convinti che Berlusconi non riuscirà a tenere in piedi il suo nuovo partito fino a quella data. Sono convinti che loro potranno aspettare e Berlusconi no.
Casini intravede la possibilità di potenziale il “centro”; Fini non vuole correre il rischio di restare isolato. Entrambi puntano quindi ad isolare Berlusconi nella convinzione che Veltroni non potrà scegliere questo come interlocutore unico in quanto deve fare i conti con l’antiberlusconismo di buona parte dell’area di centrosinistra.
Ieri Veltroni ha cercato di uscire da questa strettoia: “La vicenda Rai è molto grave, ma non c'entra niente con il dialogo che io sto cercando sulle riforme necessarie all'Italia”. Pur negandolo, Veltroni pensa che la nuova vicenda sia stata tirata fuori a freddo proprio per silurare il suo tentativo di dialogo con Berlusconi. Dietro c’è Prodi insieme a coloro che vogliono rendere difficile la vita al segretario del Pd, dall’interno e dall’esterno del nuovo partito.
Ieri il Consiglio dei ministri, di fronte agli ultimi avvenimenti riguardo Rai e Mediaset, ha deciso di accelerare la riforma Gentiloni del sistema delle radiotelecomunicazioni: una minaccia a Berlusconi e una difficoltà in più per Veltroni che se sul punto non potrà essere chiaro, difficilmente potrà trovare un’intesa anche di principio sugli altri punti.
Lo stesso Gentiloni, rutelliano, ha detto: “Dopo la Finanziaria ci sono le feste di Natale e la pausa di Capodanno ma alla ripresa sarà affrontato alla Camera il disegno di legge di riforma sulla tv nel passaggio al digitale terrestre, mentre per l'altra riforma, quella dedicata alla Rai, che è al Senato, già dalla prossima settimana inizierà il confronto”.
Ma Veltroni deve guardarsi anche alle spalle, cioè all’interno del proprio partito: i Ds, i popolari e gli esponenti vicini a Enrico Letta hanno presentato un documento che definisce necessario svolgere il Congresso del nuovo partito entro il 2008 per passare a una gestione ordinaria del partito, in cui gli iscritti abbiano un ruolo, così come gli organi del partito. Il documento, a cui i veltroniani si sono opposti, non è stato votato per evitare rotture, e la palla passa ora al comitato ristretto che dovrà redigere la bozza dello statuto. Ma lo scontro c’è. Secondo il veltroniano Enrico Morando, “la scelta è tra due impostazioni: noi riteniamo che debba essere interpellato il popolo delle primarie sulle grandi scelte, cioè l'elezione del segretario a cui è connessa una piattaforma politica e i nomi di un'Assemblea nazionale; e a quel punto il congresso non serve. Altri chiedono un'impostazione più tradizionale, in cui l'iscritto che si impegna quotidianamente ha dei diritti, cioè quello di dire la sua a un congresso eleggendo un segretario”.
Tuttavia Prodi non può essere tranquillo. Sul protocollo del welfare il governo probabilmente porrà la fiducia, ma il ministro Ferrero, di Rifondazione, ha riserve. Ma è Dini a creare problemi per è pronto, insieme ai suoi liberaldemocratici (Ld), a votare no sul ddl del welfare se il governo dovesse cedere alle richieste della sinistra radicale.
E’ chiaro che se Prodi cadesse, Veltroni avrebbe libero campo per dialogare con Berlusconi senza più l’obbligo di sostenere il governo e accontentare la sinistra. Su questo fa affidamento lo stesso Berlusconi, e a maggiore ragione dopo la costituzione dell’asse Fini-Casini.
Da Punto Quotidiano
C'era da aspettarselo da Casini, da sempre indaffarato a tramare contro Berlusconi. Fini é una grande delusione, spero che se ne rendano conto in molti, questi due per i loro "orticelli"  si sono coalizzati contro Berlusconi e facendolo, favoriscono l'attuale governo Prodi.
Orpheus

Pubblicato il 23/11/2007 alle 22.4 nella rubrica PDL.

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