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Sindaco di Cittadella persegui(ta)to per un'ordinanza a favore della legalità


Usurpazione di funzione pubblica.
Il procuratore di Padova Pietro Calogero, ha disseppellito un reato semisconosciuto per il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, e la sua discussa ordinanza. Secondo la disposizione, chi chiede la residenza nel suo comune deve avere un lavoro oppure un reddito minimo di 5.000 euro. La sinistra con il Ministro Ferrero in prima linea ha bollato il provvedimento come ‘razzista’, mentre centinaia di sindaci in tutta Italia (e non solo i leghisti di Verona e Treviso) si apprestano a fotocopiarlo e adottarlo. Una decina l’hanno già fatto. E fanno bene, perché questa è una battaglia per la libertà e per la sicurezza dei cittadini
Mi domando dove sia il razzismo nel chiedere ad un immigrato, quello che un italiano è tenuto a fare, avere un reddito proveniente da un lavoro ONESTO e una residenza fissa, e nel limitarsi a segnalare lo status di pericolosità sociale di un soggetto, alla PS.
Dal canto suo Massimo Bitonci ha precisato alcuni punti per fare chiarezza in merito alla questione della sua ormai celeberrima ordinanza numero 258: «Il reato contestato per costante e anche recentissima giurisprudenza di può configurare esclusivamente se il soggetto che usurpa la funzione pubblica ha agito per fini esclusivamente propri in contrasto con quelli della pubblica amministrazione e senza legittima investitura”. “Io ho sempre agito legittimamente nella veste di sindaco - ha spiegato Bitonci - ed ho esercitato nelle forme di legge il mio potere in materia di sicurezza pubblica. “Nell’ordinanza numero 258 dispongo - prosegue il sindaco - che venga data informazione alla prefettura e alla questura qualora sia stato accertato un presunto status di pericolosità sociale in campo ad un soggetto richiedente, senza specificare se questi sia cittadino o meno o sia soggetto comunitario».
Per la verifica di questo status, sottolinea il sindaco di Cittadella, “ho istituito la commissione contestata alla quale non viene attribuito altro potere se non quello di stabilire la necessità di inoltrare l’informativa preventiva alle autorità di pubblica sicurezza”. Secondo Bitonci dunque, la commissione “incriminata” da Calogero
“non ha poteri di diniego sulla richiesta del soggetto e certamente non va ad usurpare cioè ad esercitare arbitrariamente
poteri di chicchessia
”.
Bitonci ha quindi agito sulla base di un decreto legislativo, “partorito” dal governo Prodi. Peccato però che ci sia qualcuno tra i ministri a cui questo decreto non piace proprio e guarda la coincidenza trattasi del solito Ferrero, che evidentemente razzista lo è anche lui, ma nei confronti degli italiani. “Oggi per la prima volta - ha spiegato ieri Bitonci - mi sono sentito con il ministro Ferrero e gli ho ribadito che la mia ordinanza fa riferimento al decreto 30 che ha approvato lui. Ebbene Ferrero mi ha risposto che non era d’accordo con il decreto e ne proporrà in Consiglio dei ministri la cancellazione o la modifica. Demagogia pura. Demagogia, certo, ma Ferrero la vede in modo molto diverso dai cittadini del Veneto, dal popolo della Lega". Intervista da La Padania
Direi che Ferrero la vede in modo diverso dal 94% degli italiani, eppure detta legge nella maggioranza e fa quel che gli aggrada in spregio al suo ruolo istituzionale. A quanto pare è intenzionato a lasciare che stupri e assassini di donne indifese, diventino un’allegra abitudine dei poveri “migranti”, che avranno così il modo di mantenersi e” sollazzarsi” sulla pelle delle donne italiane. Una vergogna inaccettabile, questo pseudo-ministro, la cui demagogia è criminale e pericolosa.
Il razzismo non ha nulla a che vedere con la lotta alla criminalità proveniente da altri paesi. Simili ordinanze non sono contro gli immigrati onesti, ma UNICAMENTE contro i delinquenti. Lo sa bene Ferrero, ma preferisce "intorbidare le acque" tirando in ballo il razzismo.
Orpheus

Pubblicato il 23/11/2007 alle 19.45 nella rubrica Sinistra indegna.

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