Blog: http://Orpheus.ilcannocchiale.it

Nei ricchi paese arabi gli immigrati sono schiavi

 

Quando si parla degli immigrati del Terzo Mondo, l’Europa è sempre in prima fila a battersi il petto e a etichettare come xenofobia le richieste, il più delle volte legittime, degli autoctoni.
Ma come vengono trattati quegli stessi immigrati del Terzo Mondo che hanno scelto i ricchi paesi arabi, non lo dicono MAI. Sulla schiavitù praticata dal Qatar all’Arabia Saudita c’è un silenzio assordante, un velo calato dal politically correct per non demonizzare la ‘cultura islamica’ e i loro facoltosi rappresentanti. E a definirla schiavitù NON si esagera. Discriminazioni sessuali, persecuzioni religiose, salari bassissimi (10/30 centesimi di euro), confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso (16/21 ore al giorno), restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici, provocano ogni anno un elevato numero di suicidi.
Nel Qatar, il Paese di quella Al Jazeera abituata a fare la morale all'Occidente, addirittura solo un abitante su cinque è cittadino. Gli altri sono immigrati: su dieci, all'incirca 2 sono oriundi di altri paesi arabi, due pakistani, due indiani, un iraniano e uno di altra provenienza.
Identica è la proporzione degli Emirati Arabi Uniti, solo il 19% ha la cittadinanza. Nello stesso Kuwait ci sono 2 milioni di stranieri su 3-3,5 milioni di abitanti, nel Bahrain gli immigrati sono un terzo della popolazione, in Arabia Saudita un quarto, nell'Oman un sesto. Almeno un quarto gli stranieri anche in Libano, con 150.000 colf straniere su 4 milioni di abitanti. Infine nella Libia di Gheddafi sono il 3%.
In Italia ci sono state polemiche per 150 clandestini romeni espulsi dopo un omicidio. In Arabia Saudita tra 1990 e 1991 buttarono fuori 800.000 yemeniti dalla mattina alla sera per timore che diventassero una quinta colonna di Saddam Hussein, e d'altra parte anche Saddam aveva con altrettanta rapidità buttato fuori un milione di egiziani quando alla fine della guerra con l'Iran si era trovato a dover trovare posti di lavoro per i soldati smobilitati. Mentre in Libia nel 2000 una vicenda simile a quella della donna uccisa a Roma portò al linciaggio di 150 africani e all'espulsione di varie migliaia. Ma il peggio spesso è per chi resta.
In Arabia Saudita, ad esempio, possono entrare solo o pellegrini della Mecca, o stranieri con invito di un cittadino saudita. I datori di lavoro ne approfittano per sequestrare il passaporto a domestiche filippine, indiane o srilankesi, trasformandolo in arma di ricatto che in alcuni casi è servita addirittura a non pagare il salario dovuto. E correnti sono pure le punizioni fisiche. In Libano dall'inizio dell'anno ci sono stati almeno cinque casi di suicidi di colf maltrattate: l'ultima una srilankese 21enne che il primo novembre si è buttata giù da un balcone.
Questo caso ha portato la tv francese a trasmettere un reportage dal titolo esplicito "Libano Paese di schiavi", da cui proteste inenarrabili dell'opinione pubblica libanese contro l'ex-colonizzatrice. Ma l'Organizzazione Mondiale del Lavoro, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Diritti Umani e Human Rights Watch hanno confermato le accuse, anzi rincarando: mancati pagamenti dei salari, confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso, restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici. Non solo per il Libano, ma anche per Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Human Rights Watch, in particolare, per le colf contrattate in Sri Lanka ha denunciato orari di 16-21 ore di lavoro al giorno, al compenso di 10-30 centesimi di Euro all'ora, e senza possibilità di entrare in contatto con connazionali. Mentre tra gli edili indiani, denuncia il consolato indiano a Dubai, ci sono stati 84 suicidi nel solo 2005. Lavoro nero? No, perché le leggi di questi Paesi non contemplano diritti base come il riposo quotidiano o settimanale o un salario minimo. In compenso in Arabia Saudita la legge vieta pure il culto pubblico di fedi diverse da quella sunnita, ragione per cui di frequente gli immigrati cristiani finiscono in galera. E altra tragedia sono le norme coraniche per cui la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, con il che la colf che denunci un padrone per molestie sessuali rischia lei di finire frustata per "fornicazione". Figuriamoci allora per i diritti sindacali! Eppure, negli Emirati Arabi Uniti varie decine di migliaia tra indiani, pakistani, bangladeshi e srilankani si sono messi in sciopero per venti giorni nei cantieri di Dubai, e i 40.000 dipendenti del colosso delle costruzioni Arabtec hanno ottenuto pure un aumento salariale: 40 euro al mese in più, rispetto ai 102-139 euro al mese che ricevevano. Ma al contempo almeno 200 sindacalisti sono stati espulsi. Stampatello da Libero
Orpheus


Pubblicato il 21/11/2007 alle 18.52 nella rubrica Islam.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web