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La giustizia italiana ha offeso le vittime del terrorismo per aiutare Diliberto e Rizzo

 
La giustizia italiana ha offeso in una sola volta le vittime del terrorismo e i morti di Nassirya, il tutto per aiutare gli onorevoli Oliviero Diliberto e Marco Rizzo”. Bruno Berardi, il figlio del maresciallo ucciso dalle Br, racconta che il 18 febbraio del 2006, aveva denunciato Diliberto e Rizzo per la loro presenza in una manifestazione pro Palestina dove erano state bruciate bandiere americane e israeliane e dove i due parlamentari marciavano sorridendo fianco a fianco con chi urlava “dieci, cento, mille Nassyria”. E oggi lo stesso Berardi si ritrova a dovere fronteggiare esose richieste milionarie dei due interessati.
Ecco la cronistoria. “Dalla stazione dei Carabinieri di San Lorenzo in Lucina in Roma – racconta Berardi in una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia e a quello dell’Interno - la mia denuncia contro gli onorevoli Diliberto e Rizzo, per i reati di vilipendio alle Forze Armate, alla Nazione Italiana nonché di oltraggio verso i defunti, venne trasmessa solamente il 25 aprile 2006 alla Procura della Repubblica della stessa città”.
In compenso non arriverà mai la dovuta iscrizione al registro indagati dei due parlamentari. Come sia stata aggirata la legge lo spiega lo stesso Berardi nell’indignata missiva: “Ora Lei sa meglio di me, signor ministro della Giustizia che per legge il Pm deve iscrivere “immediatamente nell'apposito registro ogni notizia di reato, nonché contestualmente il nome delle persone alle quali il reato stesso è attribuito”. Nulla di strano dunque che i principali giornali Italiani, abbiano parlato di questa mia denuncia e della teoricamente conseguente iscrizione degli onorevoIi Rizzo e Dilìberto nel registro degli indagati”. Invece qualcosa di strano succede. E la teoria non si trasforma in pratica. Dilibero e Rizzo smentiscono di essere indagati e querelano sia Berardi sia i giornali che danno notizia della cosa. E la procura di Roma si affretta a venire in soccorso dei due parlamentari comunisti. Come? “…con un comunicato stampa del 29.04.2006, il Procuratore Capo della Repubblica di Roma, nello smentire la notizia apparsa sui giornali attestante l'avvenuta iscrizione degli onorevoli Diliberto e Rizzo nel registro degli indagati, affermava che la denuncia da me presentata nei confronti degli stessi era stata unita ad altro procedimento contro ignoti senza alcuna iscrizione”.
Inutile dire che fine abbia fatto quell’inchiesta: “il pubblico ministero, in detto procedimento, pur avendo la Digos corredato il fascicolo di una serie di foto dalle quali sono stati identificati numerosi partecipanti alla manifestazione di piazza, ha chiesto al Gip, con una contraddizione che sfiora il paradosso, l’archiviazione del procedimento: quanto alle persone ignote perché rimaste ignote, quanto ai due uomini politici perché non raggiunti da sufficienti indizi circa il loro comportamento di avallo agli illeciti che si andavano compiendo”.
Conseguenze di questi aiutini giudiziari? Rizzo e Diliberto hanno denunciato Berardi e la sua associazione nonché alcuni giornali che avevano dato la logica notizia dell’iscrizione a registro indagati dei due parlamentari. Così adesso, dice Berardi laconicamente nella lettera aperta, “a distanza di più di un anno da quell’episodio i due onorevoli del PdCi cercano di lucrare milioni dì euro dai giornali e dal legale dell'Associazione che presiedo per il ristoro dei danni derivati alla loro onorabilità uscita per la verità alquanto malconcia dalla manifestazione di piazza”.
Da Opinione.it
Ma guarda i due comunisti così sensibili davati alla mummia di Lenin, così garantisti quando si tratta di criminali, terroristi e teppisti si accaniscono contro il figlio di una vittima dei loro "amici di parrocchia"...
e io che pensavo fossero diventati gandhiani...
Orpheus

Pubblicato il 20/11/2007 alle 22.26 nella rubrica Vittime del terrorismo.

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