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Bersagli in divisa

 
Le statistiche raccolte dall'Osservatorio per le manifestazioni sportive del ministero dell'Interno, parlano chiaro: quattro campionati di calcio, circa mille uomini delle Forze dell'ordine feriti.
Oltre duecento all'anno.
E a volte ci scappa anche il morto, come è accaduto all'ispettore di Polizia Filippo Raciti, o il ferito grave come il vicequestore Giovanni Selmin, accoltellato all’addome e salvo solo grazie ad un intervento chirurgico durato sei ore.
Poi ci sono i tifosi denunciati per gli scontri: 1.577, sempre solo nelle ultime quattro stagioni calcistiche (ma quanti effettivamente in carcere?).
Questi i numeri della violenza che ogni domenica si scatena negli stadi italiani contro poliziotti, carabinieri e finanzieri. Bilancio cui occorre aggiungere, ogni fine settimana, il conto dei danni inflitti agli automezzi delle Forze dell'ordine, vetri presi a sassate, vetture incendiate, sono ormai una vergognosa abitudine “Ogni domenica è così”, conferma Ruggero Strano, segretario del sindacato A.D.P., “in tutta Italia ormai si è diffusa la convinzione che esista una sorta di impunità nei confronti di chi attacca le Forze dell'ordine. Ogni fine settimana regaliamo alla cieca violenza dei tifosi decine di automezzi della Polizia di Stato. Ci colpiscono con spranghe e colpi di pietra”. C’è da chiedersi grazie a chi si è diffusa questa convinzione e la risposta è platealmente ovvia.
Per questo il sindacato chiede le dimissioni di Giuliano Amato, ma non dovrebbe essere il solo, visto che le colpe principali sono di coloro che da anni accarezzano il pelo ai violenti e demonizzano le forze dell’ordine. Dai dati sopra riportati emerge una sola conclusione: le vittime sono quelle che indossano una divisa. Ed è servito a ben poco il “pacchetto” antiviolenza varato dopo la morte dell’ispettore Raciti. Nella stagione 2006-2007, quella della tragedia di Catania, che portò alla sospensione del campionato e al suddetto pacchetto, i feriti tra le Forze dell'ordine furono in totale 173, quarantasei in più rispetto al campionato 2005-2006, quando gli agenti rimasti coinvolti negli scontri furono 127.
A Bergamo domenica venti teppisti hanno sfondato la barriera di plexiglas adoperando un tombino pare di metallo o di cemento per fare più in fretta, introdotto in tribuna malgrado le misure del pacchetto antiviolenza, com’è potuto succedere?Un tombino non è mica uno spillo. Che razza di controlli sono stati eseguiti? Ed è normale che una ventina teppisti abbiano facoltà di sfasciare lo sfasciabile senza essere arrestati immediatamente?

Al contrario il poliziotto coinvolto nella morte di G.S. è già stato processato e condannato, ancora non si sapeva nulla di come si erano svolti i fatti e già c’era la sentenza: omicidio volontario. Peccato, in questo caso, che non ci sia la pena di morte in Italia, altrimenti avrebbero già issato una forca in piazza.
La vittima, il giovane Sandri, è stata beatificata, in ogni dove, foto a profusione, mille biografie di questo ragazzo solare, gentile, buono…quasi un santo. E davanti a questa beatificazione nazionale, mi è venuta in mente un’altra vittima ammazzata, questa si volontariamente, e barbaramente: Giovanna Reggiani, della quale gli italiani non conoscono nemmeno il volto, perché non è stata mai fatta vedere nemmeno una sua fotografia. Niente interviste ad amici, parenti, vicini di casa, amiche del cuore in lacrime, panettiere di fiducia, vicino di casa,  callista, dentista ecct... niente di niente. Solo nome e cognome e modalità della morte. 
Si sa più del suo assassino.
La morte di una “sconosciuta” anche se orribile, fa meno effetto.
Così va in Italia, se sei vittima di un “bieco” tutore dell’ordine ti mettono su un altare, se ad ammazzarmi è un “povero” migrante ti “lasciano nella polvere” e nell'anonimato.
Orpheus

Pubblicato il 13/11/2007 alle 11.3 nella rubrica cronaca.

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