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Le fotografie che l'America ha il coraggio di mostrare

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Bush che abbraccia il soldatone commosso. Bush che rincuora i feriti. Bush e il giovane senza braccia che ridono. Bush con la mano sulla spalla del marine dal cranio semipelato e rifatto. È la persona del presidente che visita il laboratorio di fisioterapia dell'ospedale militare di San Antonio, Texas, in realtà è tutta l'America che s'inchina e si stringe attorno ai suoi ragazzi scampati alla morte ma offesi, handicappati, condannati alle protesi e alle carrozzelle. E guarda queste immagini con il coraggio civile e l'orgoglio di una nazione che tiene la testa alta. Che sa quanto costa la libertà e fa sul serio per difenderla. Lo ha sempre fatto.
Ora che a denti stretti il New York Times comincia a pubblicare i numeri del progresso delle operazioni di guerra in Iraq - meno morti tra soldati e popolazione, esuli che tornano a decine di migliaia, sunniti che si schierano con i marines contro i terroristi, Al Qaeda in rotta che fugge da Bagdad -, guardare questo reportage drammatico e intenso fa un'impressione diversa. Di estrema dignità nel sacrificio.
Di coerenza dell'America missionaria, che crede nel suo ruolo di nazione leader, per sé e per i popoli che inseguono la libertà. L'America sa pagare in prima persona per le guerre che fa, e quando è il momento della conta delle vittime e del sostegno ai sopravvissuti non si tira indietro. I Veterani hanno un ministero tutto per loro perchè sono una fetta della società importante, 24 milioni di persone che hanno servito il Paese. «Vengono da differenti generazioni e differenti backgrounds», ha detto ieri il presidente in occasione della Festa del Veteran Day, «ma sono stati tutti uniti dall'impegno all'onore, al dovere e all'amore verso il Paese, un impegno che ha mantenuto l'America libera. E noi non dimenticheremo mai ciò che dobbiamo loro». Gli americani non solo piangono i loro morti, ma traducono il rispetto per i soldati con le donazioni alle tante fondazioni pro-esercito: l'ultima, nata nel 2004 (www.saluteheroes.org) ha già dato 4 milioni di dollari alle famiglie di handicappati dell'Iraq e dell'Afghanistan. Gli oppositori alle guerre americane (sempre giuste, sancisce poi la storia, anche se non sono mai mancati gli errori tattici, dagli sbarchi suicidi in Normandia alla sottovalutazione della reazione sunnita e della forza assassina di Al Qaeda in Iraq) usano le foto delle bare dei soldati per sfruttare la commozione dell'opinione pubblica in chiave politica spicciola, anti-americana all'estero e anti-Bush negli Usa. Anche le immagini dei cadaveri dei marines di Falluja, bruciati e trascinati nella polvere, sono state un "buon" momento per gli sciacalli un paio d'anni fa, che vi hanno visto l'inizio della fine della missione dell'America e degli alleati più fedeli. Oggi il Bush che vince a Bagdad, oltre a costringere il Corriere a mettere in prima pagina la notizia che Al Qaeda è in ginocchio, accarezza gli eroi e asciuga le lacrime degli americani.
Glauco Maggi-Libero
Non si può non fare un paragone con il trattamento che hanno ricevuto (e ricevono) i nostri ragazzi morti in Iraq o in altre missioni di pace, grazie alla campagna di criminalizzazione che la sinistra ha condotto quando era all'opposizione, ma che ancora adesso,  porta avanti nella sua ala estrema.
Una vergogna nazionale, lo slogan "una, dieci, cento, Nassyrie" , urlato da teppisti legittimati a farlo da questa sinistra di governo e di piazza.
Orpheus

Pubblicato il 11/11/2007 alle 19.18 nella rubrica America.

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