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La fatwa laica del Quirinale

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L'asso del Quirinale
L’investimento su un personaggio eletto al Quirinale con i solo suoi voti, al momento opportuno paga. Nel momento forse più critico, Giorgio Napolitano è intervenuto a sostegno del governo Prodi: “Ci sono scelte per impegni importanti, programmi, che non potrebbero avere alcun senso e alcuna prospettiva di successo se non si svolgessero con continuità, senza fatali oscillazioni e inversioni di rotta per il mutare degli indirizzi di governo e degli orientamenti politici e delle politiche pubbliche”.
L’alternanza democratica, il rispetto dell’opinione pubblica , la sfiducia in un governo e nella coalizione che lo sostiene diventano così “fatali oscillazioni e inversioni di rotta” da evitare.
L’avvertimento è nei confronti dei gruppetti e personaggi della maggioranza tentati di far cadere il Governo: sono colpiti da un anatema istituzionale, una specie di fatwa laica. Nella sostanza è un’interferenza sulla politica e sulla vita politica di eccezionale gravità. Ma nessun costituzionalista di regime avrà, probabilmente, da ridire.
Ma si tratta anche di una provocazione nei confronti di Berlusconi, che forse reagirà a questa intromissione: e allora pioveranno fulmini sulla sua testa.
Immediato il cedimento del centrodestra nella sua componente più debole, l’UIdc, il cui segretario, Federico Cesa, ha detto: “Noi siamo pronti, dalla prossima settimana siamo disponibili al dialogo punto per punto, nel merito, per valutare quello che è positivo e quello che non lo è”, riferendosi alle riforme costituzionali che la sinistra sta cercando di porre avanti.
La pensa diversamente, almeno per il momento, Ignazio La Russa, di An: “Non è cambiato nulla: siamo sotto finanziaria e continuiamo a sperare che imploda questo governo che non ha ragione di esistere”.
Sulle riforme si sono riuniti, negli uffici di Fausto Bertinotti, Walter Veltroni, il suo vice Dario Franceschini, il segretario del Prc, Franco Giordano e il ministro dell'Interno Giuliano Amato. Oggetto del colloquio, la riforma della legge elettorale, per trovare una posizione comune e presentarla alla CdL. Presentarla nel senso di “prendere o lasciare” e con l’obiettivo di dividere proprio la CdL.
Lo ha praticamente ammesso Vannino Chiti: “Lavoriamo per dare delle riforme essenziali all'Italia, lavoriamo per cercare un'ampia convergenza anche se il leader di Forza Italia ha detto di essere indisponibile. Noi continuiamo a cercare un dialogo con tutti ma comunque andiamo avanti perché l’Italia ha bisogno di queste riforme”.
E’ quindi in atto una manovra per isolare Berlusconi e indicarlo come l’ostacolo alle riforme. Resisterà Alleanza nazionale al suo fianco?
Il centrosinistra, stando alle apparenze, è soddisfatto. La Finanziaria distribuisce modeste elargizioni a pioggia, che non risolvono nessun vero problema, e fa dei tagli assai poco dolorosi che non incidono sulla struttura del Paese.
Tra Prodi e Veltroni, dopo qualche sgarbo reciproco, si è stabilita una tregua. Prodi resterà a Palazzo Chigi almeno fino alle elezioni europee del 2009, i cui risultati, se premieranno il Pd, daranno a Veltroni la spinta per assumere la direzione del governo. Sempre che non sopraggiungano incidenti di percorso.
Da Punto Quotidiano
Fini ha ceduto, e si é accodato al compare Casini.
Questo governo non cadrà. E' sotto l'ala di Napolitano e UDC e, a quanto pare, anche AN,
gli tengono bordone.
Che l'Udc fosse più di là che di qua, é dimostrato anche dal fatto che  quattro senatori centristi hanno disertato l'aula di Palazzo Madama, salvando il governo dalla caduta. I quattro voti in meno del centrodestra, infatti, sono stati decisivi per la tenuta dell'Unione sull'emendamento Calderoli. La norma, che riduceva a 50 il numero dei componenti del governo a partire dal primo gennaio prossimo, è stata bocciata con 152 voti contrari, 150 favorevoli e 2 astenuti.
Queste sono cose da ricordare quando si andrà a votare.
Orpheus

Pubblicato il 10/11/2007 alle 21.50 nella rubrica Diario.

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