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Eurabia: vietato mettere insieme le parole islam e terrorismo

 
C'è un documento segreto che raccomanda ai ministri, ai capi di Stato e di governo europei e ai loro portavoce di «evitare il collegamento tra Islam e terrorismo», almeno quando parlano con i giornalisti. Del testo si conosce meno del 10 per cento, perché i restanti nove decimi sono nascosti dalla dizione «non declassificato» e invisibili perfino ai parlamentari europei. Ma è quanto basta per imporre una neolingua in cui «il messaggio dei terroristi che invocano l'Islam per giustificare le loro azioni non dovrebbe essere evidenziato»
IL BAVAGLIO
Nessuno potrà lamentarsi del bavaglio comunitario perché la cosiddetta "Strategia di comunicazione ai media riveduta" è stata approvata dal Consiglio dei ministri della Giustizia e Affari interni dell'Unione Europea nel 2006 e poi modificata nel marzo scorso. Ma le "racco mandazioni" sono pienamente operative, tanto che il nuovo coordinatore Gilles De Kherkhove si appresta a rendere noto, nel prossimo dicembre, un rapporto sulla loro attuazione. Non dovrebbero protestare nemmeno i musulmani, a cui Eurabia si inchina con il cosiddetto «Messaggio chiave 2: Integrazione e non discriminazione», in cui si afferma che «nel corso dei secoli l'Islam ha esercitato un'influenza importante sulla cultura europea. Attualmente esso continua a contribuire alla diversità di cui l'Europa è orgogliosa».
Tanto fiera da non riuscire ad ammettere le proprie radici cristiane, ma abbastanza da esaltare il presunto contributo della sharia all'identità del Continente. Dopo l'omaggio, che equivale a un ringraziamento per l'impo sizione del velo alle donne, per l'apertura delle moschee dove si assoldano terroristi da inviare come kamikaze in Iraq e in Afghanistan o per gli attentati di Al Qaeda a Madrid, Londra e Glasgow, c'è ancora spazio per i distinguo. Al punto 6 si spiega che «la radicalizzazione e il reclutamento non sono confinati ad un unico sistema di credenze o un'unica convinzione politica». Come se si fosse mai scovato un arsenale nelle sacrestie delle chiese cattoliche. O come se la presenza di cellule terroristiche nelle moschee rappresentasse una pura coincidenza.
Il fatto è che «l'Ue respinge senza riserve ogni tentativo di identificare una religione o una civiltà con il terrorismo», chiarisce il «Messaggio chiave 1: politica antiterrorismo dell'Ue». Soltanto che per evitarlo, come spiegano a Libero all'ufficio stampa del Consiglio, anche Osama bin Laden non va definito un terrorista islamico, quanto piuttosto una persona che abusa del termine "islamico" per propri scopi criminali. Rimane soltanto il dubbio su come non equivocare se, per caso, fosse il gruppo Jihad islamica a commettere una strage. Via di questo passo, la questione si fa sempre più di lana caprina. A pagina 26 una nuova regoletta del «lessico non emotivo» indica che «sarebbe meglio, quindi, non impiegare "reclutamento" in collegamento con "radicalizzazione"». Se no, chissà che succede.
JIHAD PROIBITA
Anche sul concetto di atto terroristico regna sovrana la confusione terminologica. Rientrano nella definizione gli attentati, i sequestri, le distruzioni se commessi allo scopo di intimidire la popolazione, di destabilizzare le autorità o di costringerle a compiere o a evitare un qualsiasi atto. Ma non si dice nulla - almeno nel brandello pubblico del documento - riguardo a predicazione, addestramento, fornitura di armi, esplosivo, documenti e basi logistiche. Così tutte le attività preparatorie e necessarie alla "guerra santa" finiscono per essere declassate a reati comuni. E, alla fine, magari si scoprirà che i veri terroristi in realtà sono le vittime e viceversa. Allora la neolingua politicamente corretta avrà trionfato, ma senza aver impedito ai terroristi di colpirci.
Andrea Morigi-Libero
Gli islamici fondamentalisti ringraziano sentitamente, la Ue che contribuisce attivamente e con grande solerzia, alla jiad islamica che porterà alla conquista di queste terre d'infedeli.
Orpheus

Pubblicato il 31/10/2007 alle 18.51 nella rubrica Eurabia.

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