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Dall'espulsione al ritorno in grande stile alla predicazione jiadista

 
È tornato a fare l'imam a tempo pieno e, ora, a Varese risuona di nuovo l'allarme terrorismo. Abdelmajid Zergout, arrestato e poi finito sotto processo con l'accusa di aver organizzato in Italia una cellula del Gruppo Islamico Combattente marocchino e poi assolto per mancanza di prove lo scorso 24 maggio, ha ripreso infatti a parlare ai fedeli musulmani della Città Giardino. Questo nonostante su di lui penda ancora una richiesta di espulsione, sulla base del decreto Pisanu, del ministro dell'Interno Giuliano Amato, solo bloccata dal "buonismo" della Corte europea dei diritti dell'uomo. Fatto uscire a giugno dal Centro di permanenza temporanea di via Corelli a Milano, Zergout è così rientrato nella sua abitazione di Malnate e venerdì ha guidato le preghiere, tornando ad essere un punto di riferimento per la comunità islamica varesina, nonostante per il Ministero dell'Interno rappresenti ancora una minaccia. Immediate le polemiche e i campanelli d'allarme legati al terrorismo alla presenza attiva in città di un islam radicale.
"È proprio il rientro in grande stile di Zergout - spiega il segretario varesino della Lega Fabio Binelli - a preoccuparmi. Mi allarma, aldilà degli esiti processuali, la sua contiguità con ambienti dell'islam radicale come con il Gruppo Islamico Combattente responsabile delle stragi di Madrid. E dai dossier provenienti dalla Spagna il suo nome è emerso a chiare lettere». Ma a preoccupare non é solo Zergout, nel mirino finisce anche tutto l'ambiente che gli ruota intorno. «La gente deve sapere - incalza Binelli - che l'imam non è una figura nominata dalla gerarchia. È la comunità che lo sceglie e avere la conferma di una simile indicazione non può certo far dormire sonni tranquilli a Varese». Parole che coincidono pienamente con quelle pronunciate da Roberto Maroni, dopo l'asso luzione di Zergout e dei suoi collaboratori Mohamed Raouiane e Adbellillah El Keflaoui. «Ora - aveva sottolineato - c'è solo da augurarsi che il governo intervenga con un provvedimento d'urgenza per prendere questi terroristi e rimandarli al loro paese». E invece, con il benestare della Corte europea dei diritti dell'uomo, Zergout è più attivo che mai. Il problema per Binelli sta proprio qui, "nell'Europa che impone a Roma, che poi impone a noi amministratori di guardare impotenti il ritorno all'attività di simili figure".
Riassunto Da Libero
Si straparla tanto dei diritti dei terroristi pari a quelli di un qualsiasi cittadino in un processo. Come se il terrorismo possa essere equiparato alla rapina, al furto, all'omicidio. Come se il terrorismo non sia quello che effettivamente é, una guerra dichiarata ad una nazione, che però uccide innocenti: uomini, donne e bambini che ignorano di essere in "guerra" e li  uccide nel modo più subdolo e crudele.
Questo signore é stato assolto con "formula piena" perchè la corte (di buon cuore) ha deciso l'annullamento di due rogatorie internazionali a seguito delle lungaggini burocratiche delle autorità spagnole e marocchine. Non contento il suo avvocato ha fatto annullare l'espulsione con l'aiuto della Corte europea dei  diritti dell'uomo (al suo paese i giudici non gliel'avrebbero certo fatta passare liscia). Non contento ancora l'ha fatto rilasciare dal Cpt di Via Corelli, e adesso questo "signore" é tornato allegramente a predicare la jiad contro gli idioti che hanno permesso tutto ciò. Saltassero loro in aria se lo sarebbero meritato, ma purtroppo ci andranno di mezzo cittadini innocenti il cui DIRITTO alla sicurezza non vale nulla di fronte ai diritti pretestuosi dei terroristi islamici.
Orpheus


Pubblicato il 15/10/2007 alle 15.3 nella rubrica Eurabia.

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