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Giudice no-tav processa la polizia


Fanno il loro mestiere di Forze dell'ordine, ovvero sgomberare il presidio anti-Tav in Val di Susa per permettere l'avvio dei lavori, e finiscono sotto inchiesta da parte della Corte dei Conti. Che ha aperto a carico dei poliziotti protagonisti del blitz a Venaus nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2005 un'«azione di responsabilità per danno alla finanza pubblica». Motivo: il «comportamento lesivo dell'immagine e del prestigio del Corpo e dello Stato». Per le toghe, in parole povere, l'uso della forza, anche se legittimo, è economicamente dannoso, perché peggiora l'immagine della Polizia e dello Stato. I poliziotti non ci stanno e minacciano una manifestazione davanti alla Corte dei Conti. «È un'intollerabile invasione di campo, intervenga il ministro dell'Interno», protesta Filippo Saltamartini, segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), «la tutela dell'ordine pubblico spetta allo Stato». Nelle scorse settimane un centinaio tra agenti, funzionari e dirigenti della Polizia di Stato dei reparti mobili di Torino, Milano, Genova, Bologna, Roma e Napoli, ha iniziato a ricevere una comunicazione riservata in cui il procuratore regionale della magistratura contabile, Ermete Bogetti, convoca i poliziotti impegnati nello sgombero in Val di Susa alla procura regionale come persone informate sui fatti. La Corte dei Conti, infatti, sul blitz di quella notte ha aperto un'istruttoria a carico delle Forze dell'ordine. Ipotizzando, causa presunte lesioni di immagine, un danno economico per le casse dello Stato per via del comportamento dei poliziotti. Va ricordato che al termine dei disordini scoppiati durante lo sgombero ci furono una ventina di feriti tra i manifestanti e dodici tra le Forze dell'ordine. «Un danno alla finanza pubblica? Il procuratore verifichi quanto è costato all'erario pagare lo straordinario notturno ai colleghi bloccati al lavoro dai blocchi dei manifestanti», replica Saltamartini. Alla Corte dei Conti il numero uno del Sap ricorda che «il controllo sulla legalità dell'uso della forza spetta all'autorità giudiziaria, non ai magistrati contabili, e la procura di Torino ha già archiviato tutto. Il procuratore Bogetti ha varcato i confini dei suoi poteri, il suo è protagonismo giudiziario». Per questo Saltamartini chiama in causa Giuliano Amato: «Il ministro dell'Interno dovrebbe sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta». Quanto ai poliziotti coinvolti, «ci sono colleghi che guadagnano mille euro al mese e non possono pagarsi neanche l'avvocato. Al Viminale chiedo di predisporre le risorse per farli difendere dall'avvocatura dello Stato». I poliziotti sotto inchiesta, infatti, rivela Silverio Sabino, presidente provinciale del Sap di Torino, «rischiano non solo di essere condannati al pagamento di un risarcimento a titolo di danno, ma anche una conseguente sanzione disciplinare che in linea teorica può prevedere il licenziamento». I poliziotti sono in rivolta. «L'azione della Corte dei Conti sta creando tensione sia tra i dirigenti che tra il personale». Sabino li ricorda bene quei giorni in Val di Susa: «I manifestanti circondarono il cantiere impedendo ai colleghi di lasciare il servizio alla fine del turno. Alcuni di noi furono sequestrati per diciotto ore, con i baristi della zona che si rifiutavano perfino di servirci un caffè. Alla Corte dei conti chiedo: sono sicuri che siamo stati noi a ledere l'immagine dello Stato?».
Libero-Tommaso Montesano
Il nostro esimio ministro Pecoraro "Findus" sta facendo perdere all'Italia 10 miliardi di euro l'anno, senza contare le figure da cioccolatai con l'Europa...perchè la Corte dei Conti non apre un'inchiesta anche su questa porcata?
Sulla persecuzione nei confronti delle forze dell'ordine da parte di una certa sinistra degnamente rappresentata anche alla Corte dei Conti non dico nulla, i fatti si commentano da soli.
Orpheus



Pubblicato il 29/9/2007 alle 21.23 nella rubrica Giustizia indecente.

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