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COSSIGA: CHI RICATTA PRODI?

 Qui si parlerà di un Prodi sotto il tiro di un ricatto a proposito del caso Siemens, la multinazionale che avrebbe elargito tangenti al tempo della sua presidenza dell'Iri, di Csm, Napolitano e Sismi. Nonché di padre Bossi. Chi parla è molto, molto bene informato. Il Picconatore, Francesco Cossiga .
Come giudica la condanna del Sismi, il nostro servizio segreto militare, da parte del Consiglio superiore della magistratura? «Eccezionalmente grave. Non entro nel merito, ma per il momento solo nella forma. È in corso una inchiesta che io credo non porterà da nessuna parte della Procura di Roma, la quale, per configurare un eventuale reato, deve accertare i fatti: ciò che non ha ancora fatto. Il Csm li dà per accertarti prima del processo e senza alcun rispetto per i giudici che costituzionalmente dovrebbe tutelare». I quali però non protestano per l'invasione di campo...
«Protesto io. Dovrebbe intervenire con vigore il presidente Napolitano che è anche presidente del Csm». Ce n'è motivo? «Conosco bene il Consiglio superiore della magistratura. Ricordo come esso ha sempre cercato di autoarrogarsi poteri che non gli spettano. Ora ha travalicato una volta di più e di peggio i limiti». Il Csm ha rilevanza costituzionale... «Certo. Ed ha rilievo costituzionale semplice in quanto organo amministrativo. Invece si è arrogato il potere di essere apice dell'ordine giudiziario. È divenuto organo di tutela della magistratura, però non si limita ai casi previsti della legge e ruota a suo piacere a 360 gradi. Ha trasformato il potere regolamentare interno, usurpando quello che toccherebbe esclusivamente al governo di emanare regolamenti in attuazione delle leggi in materia di ordinamento giudiziario e persino di procedura penale, e in più arrogandosi il potere di emanare circolari interpretative di leggi e regolamenti». Chi può rimediare? «Dovrebbe intervenire il capo dello Stato, come feci io. Nel dicembre del 1985 stava per essere votata una mozione di censura del presidente del Consiglio, Bettino Craxi. I motivi li cerchi sull'Ansa, vedrà che c'entra il suo amico pm Spataro». Come agì? «Mi trovavo dinanzi un vicepresidente del Csm debole e complice (Giancarlo De Carolis, ndr). Io minacciai di recarmi di persona al Csm e di estrometterlo com'era mio diritto dalla presidenza e, se avesse opposto resistenza, dall'aula; rifiutarmi di porre l'argomento all'ordine del giorno, ritenendolo inammissibile, e dove fosse ammesso, cancellarlo, dopo avere espulso tre o quattro membri del plenum. E se avessero per protesta occupato l'aula, avrei fatto sgombrare il Palazzo dei Marescialli. A tal fine, avuta l'intesa del Procuratore della Repubblica di Roma e del ministro dell'Interno (Oscar Luigi Scalfaro, ndr), feci schierare un battaglione mobile dei carabinieri in assetto antisommossa, al comando di un generale di brigata». Come finì la faccenda? «Fini lì. Avevo l'appoggio del Pci. Giunsero al Quirinale il giudice della Corte costituzionale Malagugini e il presidente dei senatori comunisti Perna a dirmi che avevo perfettamente ragione e non mollassi. "Altrimenti quelli lì ci travolgono tutti". Non fui il solo ad agire con durezza. Prese di posizioni simili ebbero la mano di Saragat e di Pertini». Napolitano, dicono i quirinalisti, ha approvato le mosse del Csm sul Sismi. «Che ci posso fare? Lo ritiene giusto anche se è sbagliato. E nessuno può farci niente. In quanto presidente del Csm, i suoi atti non sono adottati sotto responsabilità del governo né controfirmati. Ne risponde egli ed egli solo». Ma se lei ritiene che con ciò si tradisca la Costituzione...
«Gli atti dei sovrani, e Napolitano è un sovrano, sono intangibili». Lei come presidente della Repubblica ha subito la richiesta di messa in Stato d'accusa da parte del parlamento, con 29 accuse... «Io non ero sovrano. Non ero un ex comunista, io ero un democristiano». Romano Prodi ha accettato a cuor contento le decisioni del Csm. «L'amico Romano Prodi non capisce assolutamente niente. Non mi meraviglierei che qualcuno l'abbia minacciato dentro e fuori il governo e dentro e fuori la maggioranza». A che cosa si riferisce? «Se non sbaglio c'è in corso un'inchiesta a proposito di tangenti pagate dalla Siemens per l'acquisto di una società Iri quando Prodi ne era presidente... Scriva puntini puntini». Sciolga i puntini puntini. «Di certo questa volta egli non potrebbe più dire come quando davanti a Di Pietro rispose piangente mi-lasci-andar-via-di-queste-cose non-so-nullachieda-al-segretario della-Dc-CiriacoDe-Mita. Poi si precipitò al Quirinale a chiedere protezione e gli fu accordata. Mentre il suo successore Franco Nobili finì in galera, e poi fu assolto. Ed in galera andò Enzo Carra che fu ammanettato e condannato perché aveva la chiave del bagno del segretario della Dc (Forlani, ndr). E tutto doveva sentire relativamente al finanziamento della Dc mentre cacaca e pisciava». Moderi il linguaggio, presidente. «Ma io sono matto, no? Ci ho provato... Se qualcuno credesse ancora che l'Italia è uno Stato di diritto bisogna portarlo dallo psichiatra». Ha detto che non entra nel merito dell'inchiesta sulle carte Sismi. Però su questo Francesco Saverio Borrelli ha detto: «Guasconate di qualche impiegato o funzionario che voleva farsi bello con i superiori. Baggianate». «Una volta tanto, e non mi capita mai, sono d'accordo con Borrelli. In realtà le accuse sono bischerate. Ma una ragione politica c'è: bisognava scendere in campo pesantemente per piegare Mastella, e presentare una magistratura vessata dai servizi segreti, così da produrre e approvare emendamenti curati dalla lobby dell'Associazione nazionale magistrati (Anm)». Per la verità Mauro Fabris, dell'Udeur di Mastella, ha giurato che quei dossier di Pio Pompa preparavano un golpe... «L'onorevole Fabris cerca di rendere più malleabile l'Anm nei confronti del disegno di legge sulla giustizia di Mastella, e non può che schierarsi con la magistratura, che comunque a Clemente diede due "mafiosi" avvisi quando si fece il suo nome come ministro della Giustizia e poi quando si apprestava a preparare il disegno di legge in materia di ordinamento giudiziario». E lei che farà? Il suo voto pesa. «Io essendo per lo stato di diritto sono per la separazione completa non delle funzioni ma delle carriere dei magistrati. Avrei accettato la versione edulcorata di Mastella come male minore. Per la minaccia dello sciopero e a causa di questi altri avvertimenti trasversali della lobby dell'Anm, io uscirò di casa malato e rincoglionito, andrò al Senato e voterò contro». Non ha ancora 79 anni... «Be' certo, non tutti quelli che hanno superato i 79 sono rincoglioniti, esistono le eccezioni, ma io sono rimbambito e matto». Lei è stato oggetto di attenzioni dei servizi segreti, ma nessuno protestò... «È una brutta storia. Io fui informato da ufficiali delle forze di polizia, non dico quale, che era in corso da parte del Sisde (servizi segreti civili, ndr) un'inchiesta su di me, accusato di aver tenuto riunioni segrete nella base dei commandos della Marina. Ricordo che era il giorno in cui mi ricoveravo per un intervento e mentre mi operavano fu dato il primo incarico a Berlusconi. Questi ufficiali di una forza di polizia mi fornirono poi in fotocopia tutta la documentazione. E da questi appresi con grande dolore che chi aveva ordinato questa indagine, dietro le indicazioni del prefetto di La Spezia o di Livorno (credo di Livorno), questi era Nicola Mancino». Che adesso vice-presiede il Csm. «Certo. Questa indagine su di me da lui ordinata al Sisde, non mi impedì poi di inginocchiarmi davanti al segretario dell'allora Msi e al presidente dei senatori missini per chiedere fosse negata l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Era il dicembre del 1994». Di che si trattava? «Si trattava di mandarlo assolto... mi pare... in relazione ai cento milioni di lire al mese presuntamente versatagli dal Sisde. Non me l'ha mai perdonata. In compenso chiama ancora fascisti quelli di Alleanza nazionale. Tutto questo non mi indusse a negare il mio voto per designarlo come presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che gli aprì la strada per il Csm. Dove si è schierato coi magistrati che lo volevano in galera». Due cose ancora. Prodi cadrà? «No. Ha imparato la mia lezione. Anche se non gli approvano i disegni di legge, non è che debba cadere. Può ripresentarli. Se vogliono farlo cadere, li porta tutti alle elezioni. E allora non cadrà. Al limite interverrà l'Udc, che vuole farlo cadere sempre, ma ora no: cioè mai». E Veltroni? A proposito chi lo ha intronizzato? «Non certo i prodiani né la Margherita. E a ben vedere nemmeno - loro sponte - i vertici dei ds. Non Fassino o D'Alema ma il Gip di Milano, la signora dottoressa Forleo...». Dopo la manifestazione di Roma il governo si è mosso per padre Bossi... «Bene. Era ora. Dopo l'attacco di Ratzinger ai Dico, Prodi assecondava quel terzo della sua maggioranza che pensa: se ammazzano un prete, uno di meno».
Dreyfuss-Libero
Leggere un'intervista di Cossiga é sempre istruttivo. Da notare cosa dice di Napolitano.
Ha perfettamente ragione i comunisti sono come i sovrani di una volta intangibili.
Orpheus

Pubblicato il 7/7/2007 alle 10.48 nella rubrica Sinistra indegna.

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