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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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8 novembre 2007

La vera storia dell'editto Bulgaro

 
Enzo Biagi non fu mai allontanato né cacciato dalla Rai, come lui stesso ha sempre ammesso. Tantomeno fu allontanato a seguito di un oscuro editto bulgaro. La parziale e volontaria dipartita di Biagi non è coincisa con nessun regime né alcuna censura, come lui ha pure ammesso in diverse interviste anche reperibili in rete.
Minuti d’oro
La vicenda parte nel 2001, quando nella televisione pubblica c’era Biagi, che conduceva  Il Fatto e che aveva almeno due problemi: uno di palinsesto e uno politico. Il primo era che il programma di Biagi non andava certo male per essere un prodotto giornalistico extralight, ma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva parecchi punti rispetto a Canale5, che vantava e vanta l’imbattibile Striscia la notizia. In un periodo in cui peraltro la Rai veniva accusata di fiancheggiare Mediaset, c’era il problema di non perdere vagonate di incassi pubblicitari durante il programma di Biagi, dunque di ricollocarlo per inventarsi qualcos’altro al suo posto.
Ovviamente non era impresa da poco, anche perché Biagi era un’istituzione, un signore in Rai da 41 anni con un contratto del valore di due miliardi di lire: in sei minuti guadagnava quello che in due ore guadagnava Bruno Vespa e questo al lordo di un ufficio privato e di una redazione. Non è che si potesse spostarlo con un tratto di penna, sicché ci lavorarono per un po’: sinché il direttore di Raiuno Fabrizio del Noce e il direttore generale Agostino Saccà proposero e trovarono infine un accordo con Biagi (lo trovarono, ripetiamo) che prevedeva questo: un programma biennale di dieci speciali in prima serata e altre venti puntate storiche in seconda serata; il tutto con l’aggiunta di un altro miliardo ai due che Biagi già percepiva annualmente. Non pareva male, e infatti Enzo Biagi indisse una conferenza stampa l’11 aprile 2002 (occhio alle date) e annunciò che gli andava benissimo, pur senza privarsi di qualche sarcasmo tipico suo: «Non ho problemi di orario, posso fare un programma anche a mezzanotte, magari mettendo una piccola nota di pornografia. Non c’è problema, sono un signore che fa questo mestiere da tanti anni». 
La fine del "Fatto"
Non fosse chiaro, Biagi l’11 aprile 2002 ha già deciso di non fare più Il Fatto se non sino alla scadenza contrattuale del 31 maggio. Il particolare non da poco è questo: in quella data non c’è ancora stato nessun cosiddetto editto bulgaro. Non-c’è-stato.
Quello che c’era da tempo, ed eccoci al secondo problema, era una questione politica. Enzo Biagi, in un periodo di elezioni, parteggiava apertamente per Romano Prodi, avversario di Silvio Berlusconi, o più spesso avversava Silvio Berlusconi e basta. Biagi non ha mai negato neanche questo. È rimasto celebre il caso del 10 maggio 2001: Biagi, a ridosso del voto, si era portato in trasmissione Roberto Benigni e lo show era stato a senso unico: «Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi.
Il caso Luttazzi
E se un anziano aveva invitato un celebre comico, due mesi prima un comico aveva invitato un giornalista: Daniele Luttazzi aveva chiamato Marco Travaglio a Satyricon (Marzo 2001) e quest’ultimo aveva parlato di rapporti tra Berlusconi e mafia e stragi, tutte vicende archiviate o infondate, sinché Luttazzi aveva congedato Travaglio in questo modo: «In questo paese di merda tu sei uno che ha coraggio». Anni dopo, a Travaglio mancherà tuttavia il coraggio di scusarsi, visto che non una delle accuse amplificate in quella trasmissione (teoricamente comica) è rimasta in piedi. In ultimo il caso de Il Raggio verde di Michele Santoro, trasmissione che al di là degli strali del centrodestra era stata giudicata squilibrata nei confronti di Forza Italia dall’Authority delle Telecomunizioni (invenzione del centrosinistra), ma ora non perdiamoci.
Il punto è che ciò nonostante, come stra-detto, l’11 aprile 2002 Biagi aveva preso decisioni autonome di concerto con l’azienda. Il celebre editto di Sofia fu il 18 aprile successivo, quando Silvio Berlusconi a domanda rispose che «Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Berlusconi, anni dopo, si dichiarerà pentito dell’espressione «criminoso» perlomeno riferita a Biagi, che avrà anche modo di elogiare ricambiato: resta che dal famoso editto parte la leggenda di un’epurazione quantomeno singolare per modalità. Cioè: Silvio Berlusconi, che ha vinto le elezioni e aveva dunque cambiato il consiglio di amministrazione Rai (come aveva fatto l’Ulivo e come lo farà Prodi, perché è la regola), si mette a fare epurazioni scegliendo di rispondere a una domanda di un giornalista formulata in Bulgaria(solo i 'coglioni' hanno potuto crederci NdO)
Il ripensamento
Peraltro da principio non cambiò nulla. Enzo Biagi proseguì il suo programma sino alla prevista chiusura del 31 maggio 2002: fu solamente dopo che decise di non accettare (più) una proposta che pure aveva accettato informalmente. Difatti, ricevuta la bozza del contratto, improvvisamente la rimandò indietro: «Non sono un uomo per tutte le stagioni». Ormai il caso Biagi/Santoro più l’imbucato Luttazzi era esploso e Biagi, volente o nolente, per la sinistra era divenuto un santino da parabrezza. A Biagi, comunque, fu fatta un’altra offerta: il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini gli propose di rifare Il Fatto sulla sua rete, e questo su preciso mandato del Consiglio di amministrazione Rai.
Perché disse di no? Probabilmente perché la collocazione di palinsesto, prevista dalle 18,53 sino alle 19, ossia all’inizio del Tg3, a Biagi non andava bene: questo scrissero i giornali. Economicamente parlando, poi, l’offerta fu giudicata da Biagi «differente da quella relativa a Il Fatto».
Ma al tempo, tornando agli albori del 2003, l’unica trattativa che Biagi accettò con gioia fu quella per la transazione economica che lo vide separarsi dalla Rai, operazione, parole sue, «effettuata con il pieno consenso dell’interessato e con di lui piena soddisfazione». Biagi ottenne una buonuscita di un milione e mezzo di euro e il 3 gennaio 2003 rilasciò questa dichiarazione all’Ansa: 
«Non sono stato buttato fuori, al contrario ho raggiunto di mia iniziativa un accordo pienamente soddisfacente che gratifica sotto tutti i profili, morali e materiali, i miei 41 anni dedicati alla Rai».
Ma il polverone continuerà imperterrito. La strumentalizzazione di Biagi gli impedirà di rendere armonico il proprio fisiologico accomiatarsi, faticherà a restituirgli quell’argentea serenità che nei suoi ultimi giorni, per fortuna, pare aver ritrovato. In Rai ci penserà il grande semplificatore, Adriano Celentano, a esordire con RockPolitik spiegando che «tutto è cominciato il 18 aprile 2002», appunto l’editto di Sofia. È il giorno in cui Michele Santoro si materializza come dall’oltretomba: viva la fratellanza, viva la libertà, viva la tredicesima. Ma non è ancora il giorno, orribile, schifoso, in cui l’Unità sia riuscita a scrivere: «Gli attacchi al lavoro di Biagi hanno coinciso con la morte della moglie e della figlia. Togliendogli il lavoro hanno infierito sul suo dolore e alla fine lo hanno stroncato». È successo ieri. Orribile. Schifoso.
Da Il Giornale
Per conoscenza a chi ancora straparla di editto di Sofia.
Quasi, quasi Biagi mi fa pena, sono proprio quelli della sua parte che l'hanno strumentalizzato per tutti questi anni. Hanno legato il suo nome ad una iniqua campagna diffamatoria, e credo e spero, che lui ne fosse seccato.
E adesso usano la sua morte per portare un po' d'ossigeno ad un altro "cadavere in putrefazione", quello del governo.
"Amici" che si comportano peggio degli sciacalli.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 8/11/2007 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa

8 novembre 2007

I Rumeni che razzisti...

 
Ricetta rumena per contrastare la delinquenza che prolifica nei campi nomadi
:QUANDO I ROM SI ACCAMPANO NELLA CAPITALE FACCIAMO UNA COSA MOLTO SEMPLICE: RIMUOVIAMO L'INSEDIAMENTO ? La lotta alla criminalità rom?
 Romano Prodi chieda lumi a Bucarest. È lì, in Romania, che prospera la linea dura. E funziona. Parola di Traian Basescu, presidente della Repubblica, e di Calin Popescu Tariceanu, primo ministro. Dai due, infatti, arriva una lezione, destinatari il nostro governo e Walter Veltroni, sindaco di Roma, su come si affronta l'emergenza criminalità.
«Molti rom da noi si integrano, ma una minoranza commette atti illeciti», ammette ancora Basescu. Che fare, allora? Facile: «Quando si accampano alle porte di Bucarest, facciamo una cosa molto semplice: rimuoviamo il campo. Tutto questo l'ho spiegato a lungo e un modo approfondito al sindaco di Roma. Per questo, sentendo certe sue considerazioni sui romeni, l'ho trovato scorretto», osserva il presidente della Repubblica dalle colonne del Messaggero.
Il premier Tariceanu rincara la dose a margine della sua visita a Palazzo Chigi. «Sono un po' deluso per le posizioni prese da alcune personalità politiche italiane, in particolare quelle locali», attacca riferendosi neanche troppo velatamente a Veltroni. In alcuni, spiega, «c'è stata una sorta di attitudine a lasciare andare le cose, a lasciarle passare, ma così facendo non si è fatto altro che nutrire, in un gruppo non integrato socialmente, una criminalità che poi è venuta fuori».

Ricetta italiana, della SINISTRA: si prende un campo rom ABUSIVO, lo si trasferisce in un altro posto di Roma  e il Comune PROVVEDE a pagare:
2 milioni per piazzare 210 container,
240.000 euro all'anno per affittare il suolo dove posarli,
6 milioni per il gasolio da pompare nei gruppi elettrogeni,
3 milioni per le spese di gestione del campo;
400.000 da dare all'Arci per la scolarizzazione dei piccoli rom,
200.000, sempre all'Arci, per il trasporto degli scolari (2.400 euro a bimbo, più i costi della scuola, a carico dello Stato);
360.000 per pagare le cooperative di zingari in modo che tengano pulito il luogo dove vivono.
Ecco come sprecare 12 milioni di euro e contemporaneamente riempirsi di zingari, che non lavorano, mendicano e/o rubano e rapinano, girano ubriachi e falciano passanti. Senza contare che questi campi, diventano "l'hotel a cinque stelle " dei peggiori criminali in circolazione, che ovviamente, sono bestie, ma scemi no.
Capita, poi, che una povera donna rientrando sia massacrata e stuprata da una di quelle bestie, e i bravi governanti di sinistra, facciano la sceneggiata del "muso duro" a uso e consumo, dei babbei che votano per loro. Passata la buriana, tutto torna come prima, e i sindaci tornano a fare "business" con i campi nomadi. ALTRO CHE BUON CUORE.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 8/11/2007 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

8 novembre 2007

Ahmadinejad ha un alleato sul nucleare: il solito Prodi

 

Alle agenzie parole come pietre. L’Italia si oppone a qualsiasi soluzione militare in Iran perché oltre a non risolvere il problema aprirebbe ulteriori scenari destabilizzanti in tutta la Regione. A chi lo ha detto il premier Romano Prodi? Lo ha detto al re dell’Arabia Saudita, Abdullah. Non basta, Prodi gli ha anche ricordato che questo mese il direttore generale dell’Aiea El-Baradei, che è come dire il niente trasformato in dirigente, presenterà il suo rapporto sulla «cooperazione dell’Iran nel chiarire alcuni aspetti del programma nucleare che hanno destato notevoli legittime apprensioni». A questo punto Prodi ha ritenuto di poter rassicurare il re saudita. «Si tratterà di uno snodo cruciale per capire la reale volontà iraniana di cooperare» gli ha spiegato, ribadendo «il pieno diritto dell’Iran a sviluppare un programma nucleare pacifico e al tempo stesso il pieno diritto della comunità internazionale di verificarne rigorosamente, attraverso gli strumenti giuridici esistenti, l’effettiva natura pacifica». Così re Abdullah, che era arrivato in Italia in una missione di straordinario sforzo, quasi rivoluzionaria, che per fortuna si è concretizzata nell’incontro con Benedetto XVI, si è sentito fare la lezioncina dal premier italiano sulla possibilità che davvero l’Iran di Ahmadinejad voglia sviluppare un nucleare per uso pacifico, e persino che la comunità occidentale e internazionale possa verificare che uso Ahmadinejad fa di qualunque cosa nel proprio Paese: dal nucleare alla vita delle persone.
Nessuno ha messo nella cartella stampa di Prodi e nella preparazione dell’incontro col re saudita, evidentemente, la notizia del mattino: Mahmoud Ahmadinejad parlando ad un comizio nell’est dell’Iran ha inviato l’ennesimo messaggio agli Usa e ai Paesi europei. Sono contento, ha detto in sostanza, che gli Usa e i Paesi europei abbiano accettato il fatto che Teheran si sia dotata di tremila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, anche se non so se saranno contenti di sapere che la produzione continuerà al ritmo che l’Iran vuole, senza accettare alcuna limitazione dalla comunità internazionale.
Ora, mettendo insieme le frasi infelici di Romano Prodi al re saudita con la dichiarazione di Ahmadinejad sui Paesi europei che hanno ingoiato il nucleare iraniano, voi che cosa deducete?
E che cosa avrà dedotto il re Abdullah?
In realtà il caso non è chiuso per niente, è solo Prodi che pensa che sia così. Angela Merkel, Cancelliere tedesco, sta per andare da Bush perché le è chiaro che l’Iran vuole tirar dritto sul nucleare; George Bush non esclude il ricorso a un’operazione militare; la crisi sembra diventare più grave di giorno in giorno.
Resta l’incredibile gaffe, o forse la straordinaria malafede con la quale il premier italiano ha ritenuto di dover trattare un personaggio come Abdullah, che è venuto a stringere la mano al Papa, a citare esplicitamente nel comunicato finale gli ebrei, insomma ad avviare un’operazione di grande coraggio con la quale si avvicina al mondo cristiano e in seguito si avvicinerà ad Israele, correndo rischi e sapendo di pagare prezzi alti.Riassunto dal Giornale
Sa, la nostrana Mortadella, che tanto si affanna ad ossequiare Ahmadinejad, che per i musulmani il maiale è un animale impuro e quindi le mortadelle, anche se tornano utili alla causa della jiad, sono disprezzate?
Sa, che certi tiranni a cui la Mortadella, lecca untuosamente le terga, infischiandosene dei fiumi di sangue che i suddetti versano nel loro paese, appena possono scherniscono senza alcun rispetto gli uomini vili, deboli e arruffoni? Ridono alle loro spalle, perché disprezzano gli “utili idioti” occidentali. Rispettano più un nemico che un “amico” pusillanime e servile.
La Mortadella dopo aver agevolato un assassino genocida e probabile fautore di una guerra atomica, va in Chiesa e si fa il segno della croce e in tv parla di giustizia e ingiustizia, come se lui fosse l’unto del signore. E’ solo unto…ma non perché non si lava.
Orpheus




permalink | inviato da Orpheus il 8/11/2007 alle 15:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

8 novembre 2007

Prodi il rom(eno) adesso "paga" i rom che delinquono in Italia


 Pierferdinando Casini, mi auguro a nome della Casa delle libertà, ha detto: il decreto sulla sicurezza è stato peggiorato rispetto alla versione originaria e non lo possiamo votare. Ha ragione da vendere il leader dell'Udc: fra il diritto degli italiani a vivere tranquilli e sereni e le pseudo esigenze del Prc, Romano Prodi ha scelto queste ultime. Il premier infatti nell'incontro con il collega capo del governo romeno, Tariceanu, ha deciso di scrivere una lettera a Barroso, presidente della Commissione Ue, per chiedere fondi da destinare all'integrazione dei rom, riconoscendo loro la facoltà di libera circolazione e, aggiungerei, di permanenza nel nostro Paese.
Piuttosto che rimpatriarli è pronto a investire quattrini che non ha al fine di assicurare agli zingari tutto ciò di cui necessitano per campare e accamparsi.
Una disfatta per i cittadini italiani che continueranno a fare i conti con la criminalità in crescita e con i disagi arrecati da un popolo in massima parte privo di occupazione e della voglia di averne una. E pensare che la opposizione era disponibile a dare il proprio appoggio al decreto a condizione fossero accettati alcuni emendamenti fondamentali. Per esempio il rimpatrio con accompagnamento coatto, l'obbligo per i rom (e i romeni) di avere un lavoro stabile e una dimora fissa. Niente di ciò. L'esecutivo non solo rifiuta di aggiustare il testo e di renderlo utile a risolvere il problema, ma, bussando a soldi all'Europa, ammette esplicitamente di essersi arreso agli invasori. Un suicidio. La Romania si è sbarazzata di almeno un quinto dei propri delinquenti, dato che laggiù i reati sono diminuiti del 20 per cento, e noi, anziché rispedirli a casa loro in quanto privi dei requisiti indispensabili, li ospitiamo e ci indebiteremo ulteriormente allo scopo di mantenerli, assisterli e curarli, guardandoci dal punirli se commettessero dei delitti. Siamo al paradosso, alla presa in giro. Si ignora pervicacemente che i rom, non lavorando, per forza di cose si sostentano col furto e la rapina. E che preferiscono delinquere qui che nella loro terra, stante il fatto che i nostri codici sono permissivi mentre quelli romeni sono inflessibili. Qui le pene sono ridicole e per giunta non si scontano, mentre là sono pesanti e non c'è verso di scansarle. Insomma, ancora una volta Prodi ha subito il ricatto dei massimalisti della coalizione pur di non patteggiare con il centrodestra, il quale per altro non pretendeva la luna ma solo qualche correzione alla "legge" in senso migliorativo. Sintesi. Dobbiamo tenerci i disperati di qualsiasi provenienza. Prima eravamo oppressi e ossessionati dagli extracomunitari clandestini (serbatoio della criminalità). Ora ci tocca abbassare la testa anche di fronte ai comunitari senz'arte né parte. Addio sicurezza. La legalità resta un miraggio. Preparatevi ai saccheggi e a essere depredati e a sganciare per costruire scuole e ospedali e case per i saccheggiatori e predoni "fidanzati" di Prodi e di Amato, il più scarso ministro degli interni mai visto al Viminale.
Vittorio Feltri-Libero
In un paese civile (come il resto dell'Europa) tutto ciò non accadrebbe.
Ma questo é un paese COMUNISTA, retrogrado, razzista, e governato da una banda di CAINI.
Ci tocca pagare chi viene nel nostro paese a delinquere. Solo questo esecutivo poteva arrivare a tanto per SETE di POTERE.
Grazie a chi ha votato per loro, spero che ne paghino le conseguenze.
Orpheus


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7 novembre 2007

Le emergenze dell'On Luxuria


Per un attimo l’Italia ha tremato, una notizia inquietante aleggiava all’Ansa e a TGcom, foriera di tremende sciagure e terribili conseguenze per la sorte degli italiani: il vescovo di Foggia aveva vietato a Wladimir Luxuria di fare il testimone di nozze della cugina. NO…NO…NO… che paese è mai questo che toglie ad un fragile transgender un simile diritto? Dove siamo finiti? Manco fossimo in Cina...
Subito Luxuria ferita ma indomita, ha lanciato la sua "fatwa": "Ancora una volta questa è la Chiesa del bussate e vi sarà chiuso, non disposta al dialogo, al confronto. Una Chiesa chiusa, sempre più integralista, sempre più medioevale, che nega ad una persona, solo in quanto transessuale, di poter fare qualcosa che tutti gli altri possono fare. Credo che ci siano dubbi sulla legittimità di questa decisione che penso non rispetti neppure il Concordato". E annunciato a breve una interrogazione parlamentare sulla questione.

E poi a sinistra dicono che il governo precedente si faceva gli affari propri. Questo porta in aula anche gli “scazzi” personali di ogni singolo parlamentare… Detto questo la crisi è rientrata, il vescovo di Foggia che ha sicuramente più cervello della signora Luxuria, ha tolto il suo veto, ed ella potrà fare la testimone di nozze. 
Già un’altra volta la sig.ra Luxuria aveva tenuto gli italiani con il fiato sospeso e l'Italia aveva dovuto affrontare un’altra preoccupante emergenza: quella del cesso.
Nonché l'arduo dilemma: il parlamento ha bisogno di un terzo bagno per il terzo sesso?
Stanotte il paese dormirà tranquillo. I rom, le tasse, il terrorismo islamico. Bazzecole!
Grazie Luxuria, se non ci fossi, bisognerebbe inventarti...
Orpheus
PS. Vi ricordate Prodi? Il paese ha bisogno di serietà...

7 novembre 2007

Subito al voto firma anche tu per mandare a casa Prodi

 
Clicca e firma, non si sa mai...anche se lo slogan di questo governo é "tengo poltrona", provare non nuoce.
Orpheus


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7 novembre 2007

Dalla mummia di Lenin ai baluba: odissea nello strazio del pensiero comunista

 
Grazie a Giano per la foto

Povero (si fa per dire) Lenin se lo sarebbe mai immaginato novant’anni dopo aver guidato i rudi compagni bolscevichi all’assalto del Palazzo d’inverno, che le sue spoglie mortali, sarebbero state oggetto della solita inutile polemica, indice di quanto inutili siano certi personaggi politici e di come sperperino il loro tempo e il pubblico denaro.
Capita che Diliberto, complice qualche bicchierino di vodka e un “ritardo” mentale (visto che si fermato ai primi del novecento) abbia proposto, si spera per scherzo di portare a Roma la mummia di Lenin, che nella Russia postsovietica “ingombra” non solo la Piazza Rossa.
Subito é partita l’offensiva di Franco Giordano, Prc: "Se mentre si cerca di determinare un nuovo protagonismo della sinistra c’e’ chi pensa dove collocare la mummia di Lenin, credo sara’ difficile determinare una nuova situazione...". (invidioso dell’ideona di Oliviero? Sai che colpo portarsi a casa la mummia di Lenin…)
Dalla platea della direzione di Rifondazione gli fa eco, Ramon Mantovani, che non può essere da meno: "Spero che questo non sia il contributo di Diliberto alla ’Cosa rossa’, dove le mummie sono gia’ troppe...". Ogni tanto qualcosa di giusto lo dice anche Ramon Mantovani, in fondo i nostri soldi non sono poi, così sprecati…
Nel battibecco fra i due comunisti s’introduce l’Udc, Luca Volonté che tuona: "Se Diliberto vuole portare a casa sua o nella sede del suo partito la mummia di Lenin, faccia pure. L’Italia non può certo permettersi di diventare un ricettacolo di emuli dei genocidi comunisti d’Europa. Forse quella di Diliberto è stata solo una battuta, magari dovuta al freddo polare e corroborata con qualche bicchierino di vodka locale...", Ma caro Volontè, perché perdere tempo con questo comunicato, se anche per lei Oliviero s’è fatto qualche bicchierino di troppo???
Al che ribatte indignato Pino Sgobio del Pdci: “Meglio un bicchiere di vodka locale in piazza Rossa a Mosca che un ’cocktail’ a luci rosse all’hotel Flora.”. (miiiii che sofista sempre di rosso si tratta…) Poi, non contento per l’onta ricevuta da Volontè, attacca la solita filippica comunista: “La caccia al comunismo continua: Volonte’ non perde il vizio. Da goffo tutore dell’anticomunismo, il capogruppo dell’UdC alla Camera, pur di dare addosso ai comunisti, continua a maciullare la storia (come la “maciulla” l’Ue, ma forse Sgobio non conosce l’inglese) Lenin, piaccia o no a Volonte’ e’ stato un protagonista della storia sovietica, e mondiale, del ’900 (anche Hitler se per questo): ha capeggiato la rivoluzione popolare, ha spodestato lo zarismo, ha liberato dalla schiavitu’ i cittadini sovietici (per alloggiarli in comodi gulag) e ha interpretato i sentimenti e la volonta’ di riscatto di tutti i lavoratori, ridandogli vigore (infatti i suddetti, Gulag erano centri benessere) . Volonte’ da buon cattolico chieda scusa a Diliberto o e’ tipico dell’UdC usare un linguaggio siffatto, anche tenuto conto di quando Pier Ferdinando Casini pronuncio’ una frase offensiva nei confronti dei Baluba, un popolo d’etnia Bantu che vive nella Repubblica Democratica del Congo: ’nella maggioranza e nel governo - disse - ci sono persone ragionevoli, ma ci sono Oliviero Diliberto e i Verdi e allora sembra di avere a che fare con dei Baluba’’. Come dargli torto, per i Baluba essere paragonati a Diliberto e soci, è davvero molto offensivo.
L'unico che in questa querelle ha dimostrato un po' di buon senso é il senatore della Lega Ettore Pirovano:
"La mummia di Lenin al Senato? Sarebbe in ottima compagnia...".
Se il ridicolo uccidesse, non avremmo più il problema dei comunisti al governo...
Orpheus


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7 novembre 2007

La sinistra "piange" Enzo Biagi e intanto attacca Berlusconi


Enzo Biagi? Una "vittima del berlusconismo", un giornalista che "ha patito la censura e l'ostilità", un campione della "libertà contro gli abusi del potere". ...
Biagi era morto da poche ore, e subito la sinistra é partita alla carica, dopo lo squillo di tromb(on)e prodiano alla trasmssione radiofonica "28 minuti: "Biagi mi espresse il senso che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Questo è il contenuto della telefonata che ci siamo fatti". E al Tg1: "Non aveva paura di nessuno: quello che pensava, lo diceva e ne subiva le conseguenze. Biagi mi raccontò della sua esclusione dalla Rai con grandissima tristezza, molto più di quanto io pensassi".
Da allora non c'è TG che non parli dell'editto bulgaro e blablabla...se anche in vita, Biagi, non incontrava le simpatie di tutti, adesso grazie a Berlusconi, é assurto allo status di martire del perfido "berlusca".
Quando si dice l'ironia della sorte.
Ovviamente non viene menzionata la trattativa economica a molto zeri che l'avvocato milanese Salvatore Trifirò si adoperò di far avere a Biagi per la chiusura del contratto con la Rai. "Martire" per la libertà, si, ma ampiamente risarcito.
Detto questo, la morte di Biagi non mi ha particolarmente toccato, troppo fazioso il suo modo di far informazione.
Ma lascio ai posteri, in suo ricordo uno dei suoi famosi aforismi: " La democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola", soprattutto se sono le bandiere rosse, che lui amava tanto...
Orpheus 


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7 novembre 2007

Ma quale pacchetto sulla sicurezza! Questo é il solito "pacco" del governo Prodi a danno degli italiani


La montagna ha partorito il solito topolino. Dopo giorni, di promesse elettoralistiche di un “giro di vite” agli immigrati che delinquono, di ciance sulle espulsioni per chi è pericoloso, di assicurazioni sullo smantellamento dei campi nomadi, dopo le lacrime di coccodrillo versate sul feretro di Giovanna Reggiani e le accorate partecipazioni al dolore del marito, dei politici di sinistra, che mentono come respirano, cosa ci rimane?
Nulla o quasi, il famoso decreto sulla sicurezza è diventato la solita ‘fuffa’ data in pasto ai media per calmare gli italiani infuriati. Il peggior ministro degli interni della Repubblica ha ceduto ai diktat dei COMUNISTI e alcuni degli emendamenti di Prc, a quello che ormai è diventato il “pacco” sicurezza, verranno accolti. Primo fra tutti il passaggio delle pratiche di espulsione al giudice di pace.
"Con Ferrero abbiamo ripreso il discorso- ci informa Amato- Il decreto non prevede espulsioni per motivi non gravi, ma non ho difficoltà a specificare ulteriormente”. Quindi addio, espulsione per chi non ha residenza e reddito, Ergo gli zingari continueranno a soggiornare sui nostri lidi. Amato ha poi attaccato le “politiche della destra” e la “fantasia malata” della stampa. D’altronde loro hanno “la correttezza politica di dire che i diversi devono stare insieme”. Pazienza se i “diversi” stuprano, massacrano di botte, violentano con sbarre di ferro le donne italiane. Pazienza se rubano, rapinano e aprono crani d’italiani a bastonate, pazienza se falciano i nostri ragazzi a quattro alla volta pieni di alcool comprato con i portafogli che ci hanno sfilato da tasca. Pazienza se infilzano l’ombrello nell’occhio di una povera ragazza che ha osato rivolgergli la parola, alzando la voce. Pazienza se riducono le nostre città a favelalas dove all’imbrunire scatta il coprifuoco, pena il rischio, ormai alto, di una morte tremenda come quella della sig.ra Reggiani….Pazienza, loro sono così corretti da IMPORCI la convivenza con i diversi (che fra l’altro non pagano tasse).
Ma non è finita, i “diversi” non solo devono stare insieme a noi, ma bisogna farne entrare sempre di più,  perchè quelli che abbiamo sono troppo pochi per le "eminenze rosse" e così giù una bella sanatoria segreta da parte del Viminale,  un "asilo" sicuro al riparo dalle espulsioni, chiudono la porta, ma aprono le finestre...
Orpheus

6 novembre 2007

Ultime su come gli islamici intendono il dialogo intereligioso

 
Sarà forse perchè hanno seguito alla lettera il verdetto islamico sul dialogo intereligioso dello sceicco Omar Bakry, che gli abitanti della città di Tudun Wada Dankadai, nello stato nigeriano di Kano, hanno fatto la consueta mattanza di cristiani: dieci morti e 60 feriti (altri 500 hanno dovuto scappare abbandonando tutto).
A scatenare l'ennesimo bagno di sangue, è stata una presunta vignetta che ha urtato la "sensibilità" degli pii islamici.
Stando alle testimonianze di parte islamica, il disegno di Maometto sarebbe comparso sul muro della moschea di un collegio pubblico frequentato da 1500 studenti, immediatamente 14 studenti cristiani sono stati aggrediti per lavare l'offesa.
E qui già la faccenda puzza, possibile che un cristiano che vive circondato da fondamentalisti, é così folle da mettersi a disegnare vignette offensive su Maometto, sul muro di una moschea?
Dalla scuola le violenze sono divampate in tutta la città per mano di fanatici musulmani che nel giro di quattro ore hanno messo a ferro e fuoco le proprietà dei cristiani, incendiando tra l'altro nove chiese: la chiesa cattolica, una chiesa anglicana, la chiesa evangelica dell'Africa, la chiesa delle Assemblee di Dio, la prima chiesa battista e altre tre chiese pentecostali indipendenti. L'unica possibilità per i cristiani della località è stata quella di darsi alla fuga, anche se non tutti sono riusciti ad evitare gli agguati tesi dai fanatici. Quanti sono riusciti a raggiungere il commissariato sono stati picchiati dagli agenti.
Al termine delle quattro ore di assedio nella città di Tudun Wada Dankadai non restava più in piedi una sola chiesa; inoltre tutte le case e tutti gli esercizi commerciali appartenenti ai cristiani sono stati distrutti. I sopravvissuti raccontano di essersi salvati solo per miracolo; interrogati riguardo alla vignetta, hanno affermato che non è mai esistita e che non l'hanno mai vista. 
Non credo assolutamente che i cristiani abbiano disegnato alcuna vignetta, perchè il "tiro al cristiano" é lo sport preferito dagli islamici, quelli stessi che poi vengono nel nostro paese e sbattono giù da un balcone il nostro crocefisso, farneticando di "vessazioni" alla loro libertà religiosa.
Questo é l'ennesimo esempio di dialogo intereligioso dal punto di vista degli islamici.
Non dovrebbe indurci a qualche riflessione seria?
Orpheus

6 novembre 2007

Il governo Prodi fa felice Ahmadinejad e “cancella” Israele dalla mappe dei prontuari di Polizia

 
È a pagina 100, del neonato «Prontuario di Polizia in lingua araba», che sono rimasto scioccato. La cartina geografica del Medio Oriente indica in inglese e in arabo i nomi di tutti gli Stati, dei territori palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, ma non di Israele.
Che compare solo nella citazione «Gerusalemme occupata da Israele». Mi sono detto: «Possibile che una pubblicazione ufficiale dello Stato italiano ignori la realtà di Israele, così come fanno i Paesi arabi e musulmani nei loro testi scolastici e nei loro atlanti dal momento che ne negano il diritto all'esistenza?». Ed è nel suo insieme che questo opuscolo, ispirato a un relativismo valoriale e all' ideologia del multiculturalismo, che lascia perplessi.
Il ministero dell'Interno dovrebbe limitarsi a far rispettare la legge e l'ordine così come previsto dal diritto e dalle norme operative dello Stato italiano, non trasformarsi invece in mediatore linguistico, culturale e addirittura giuridico, ingegnandosi a conciliare valori, tradizioni, religioni e principi legali diversi a seconda del Paese di provenienza dell'immigrato.
Perché il rischio è che, per non urtare la suscettibilità del clandestino immigrato a cui si sottopone una carta geografica del Medio Oriente per chiedergli da quale Paese provenga, si finisca per sceglierne una che non menzioni Israele.
Oppure, come si evince dall'affermazione «Ripresa in matrimonio della moglie ripudiata» (Capitolo 7, Informazioni allo sportello, pagina 75), che si tollera di fatto il diritto islamico poligamico a dispetto della norma del codice penale italiano che vieta e sanziona la bigamia. Come è possibile che lo Stato italiano, da un lato, non riconosca il matrimonio islamico perché si tratta di un contratto privatistico tra due soggetti basato sulla legittimazione della poligamia e, dall'altro, possa anche semplicemente prendere in considerazione il fatto che uno si presenta in questura dicendo di aver ripreso in matrimonio la moglie ripudiata, magari chiedendo il suo reinserimento nel permesso di soggiorno dopo essersi risposato con il solo rito islamico?
Ugualmente mi chiedo perplesso e indignato come si possa affidare la formazione linguistica e culturale della polizia di Stato alla Libia di Gheddafi, tramite due sue associazioni («Unione Islamica in Occidente» e «World Islamic Call Society») e «docenti dell'Università di Tripoli e di scuole coraniche italiane», trattandosi di un regime che ha ammesso di essere stato uno sponsor del terrorismo internazionale, che continua a ricattare l'Italia tramite la manipolazione del flusso dei clandestini e la richiesta di miliardi di euro di risarcimento per i danni coloniali, mentre ha deciso di investire 40 milioni di dollari per realizzare un film in cui sostiene la tesi che gli italiani avrebbero commesso un «genocidio» in Libia. O come si possa affidare la gestione dei poliziotti che aspirano a fare dei corsi di lingua e cultura araba all'Università di Rabat a una docente, Claudia Tresso, che nel 2006 ha sottoscritto un appello in cui si afferma che «la politica di Israele si fonda da decenni sulla pulizia etnica e sull'apartheid» e che «il riconoscimento dell'esistenza di Israele da parte di chi finora nella regione non l'ha concesso, è subordinato alla creazione dello Stato palestinese». Possibile che il ministero dell'Interno abbia come partner privilegiato uno sponsor del terrorismo internazionale e come interlocutore chi nutre un pregiudizio nei confronti di Israele fino a mettere in discussione il suo diritto alla vita?
Riassunto da Magdi Allam
Questo governo é un continuo crescendo di nefandezze, il bello é che in questo monento stanno tirando la croce addosso a Fini, che viene additato come razzista, per aver detto che gli zingari che non hanno residenza e lavoro, vanno espulsi.
L'hanno paragonato nientemeno che a Hitler.
E loro come si comportano nei confronti d'Israele. Anche gli ebrei sono morti a milioni nei lager nazisti, o no?
O l'Olocausto quando si parla d'Israele non significa nulla?
Orpheus


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6 novembre 2007

Il compagno Dilberto "balla" con Lenin sulla Piazza Rossa


" Onore" a Oliviero Diliberto se non altro é coerente e non si smentisce mai.
Così mentre i suoi compagni di parte politica e di governo fanno a gara a sconfessare le proprie radici comuniste, Diliberto imperterrito continua a onorare i peggiori assassini della storia (fra un corteo pacifista e l'altro). Poteva quindi, in occasione, del 90° anniversario della Rivoluzione d'ottobre, non recarsi a commemorare sulla Piazza Rossa, il mausoleo di Lenin insieme a una delegazione di un centinaio di militanti del suo partito ? (per inciso chi ha pagato il viaggio?)
No, non poteva e non l'ha fatto, lui é uomo di "alti" e imperscrutabili principi e "balla" con i fantasmi di Lenin e Stalin, Mao e Pol Pot, incurante della scia di atrocità inenarrabili e di fallimenti che il comunismo ha prodotto nel novecento.
Sordo e cieco, alla storia contemporanea che ha equiparato il comunismo al nazismo con la  Risoluzione del Parlamento Europeo n. 1481 del 25 gennaio 2006, che sancisce la "Necessità di condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti".
Risoluzione, approvata con 99 voti a favore, 42 contro e 12 astenuti.
In particolare  sono interessanti due punti in cui, senza tanti giri di parole si stabilisce l'equazione COMUNISMO=NAZISMO:
5. La caduta dei regimi totalitari comunisti nell'Europa centrale ed orientale non è stata seguita in nessun caso da investigazioni internazionali sui crimini da loro commessi. Per di più, gli autori di questi crimini non sono stati processati dalla comunità internazionale come lo furono nel caso dei crimini orribili compiuti dal Nazional Socialismo (Nazismo).
13. Inoltre (l'Assemblea) richiama tutti quei partiti comunisti o post-comunisti degli stati membri che ancora non lo avessero fatto a riconsiderare la storia del comunismo e il proprio passato, a prendere chiaramente le distanze dai crimini commessi dai regimi totalitari comunisti e a condannarli senza alcuna ambiguità.
Qui il testo in inglese, perchè non esiste traduzione in italiano, come non esiste per questo ulteriore documento che è servito ai parlamentari per discutere ed approvare la Risoluzione 1481. Chissà come mai nel nostro democratico paese certe "traduzioni" non s'hanno da fare"?
Detto questo, il compagno Diliberto sarebbe disposto a portarsi anche la mummia di Lenin a Roma, si perchè i russi vogliono fare un referendum per "liberare" la Piazza Rossa dall'ingombrante (in tutti i sensi) presenza del mausoleo...persino dov'è nato il comunismo é stato consegnato alla storia, solo qui da noi abbiamo ancora al governo, questi "mammut" nostalgici di una ideologia, morta e sepolta, come i milioni di vittime che ha mietuto nel mondo.
Orpheus 

6 novembre 2007

Il razzismo demagogico, becero e distruttivo della sinistra contro gli italiani

 
Fini il razzista. Fini il fascista. L'ho letto, l'ho sentito ieri, mica l'Ottantatrè. L'hanno scritto sui giornali, l'hanno detto in video, l'hanno detto anche a me, in diretta ad Omnibus, il programma della Sette. Appena Fini dice una cosa di destra, come quella sui rom, condivisa dalla larga maggioranza degli italiani e di evidente buon senso, rispolverano l'antico repertorio e tornano, da la Repubblica a Liberazione, passando per tutta la sinistreria parlamentare ed extra, a fargli il saluto romeno. E poi dicono che dobbiamo rispolverare le categorie di destra e di sinistra per ridare dignità culturale e bipolare alla politica piccina, squallida e trasformista. Ad esempio, nel libro di Marco Revelli, appena uscito da Laterza, Sinistra Destra l'identità smarrita, di cui mi occuperò prossimamente. Smarrita? Appena qualcuno accenna al ritrovamento, riparte la militanza becera che nega legittimità all'avversario e lo ricaccia nei campi di sterminio. No, la sinistra deve riscoprire la propria identità, la destra deve solo fare il verso. Parlano di razzismo, loro. Quelli di sinistra. Di razzismo verso i rom, verso gli zingari.
Conosco molti giornalisti, intellettuali e politici di sinistra, anche radicale, che hanno a casa una colf, a volte perfino un maggiordomo. Quasi tutti l'hanno ingaggiato al nero; è per questo che non posso fare nomi, mi potrebbero smentire dicendo che non è vero; e non ho i mezzi né il tempo e la voglia per appostarmi sotto casa loro e dimostrare che mentono. E non solo: nessuno di loro ha una colf o un domestico, anzi un maggiordomo, rom. Nessuno si mette una zingara in casa e nessuna zingara è pronta a lavorare in casa, solo visite furtive. Ho chiesto a qualcuno di loro se prenderebbero in casa un rom o una rom, come colf, governante, domestico, donna delle pulizie. Tutti si sono indignati ma nessuno ha risposto, anzi nessuno ha risposto si. Devo dedurre che sono razzisti? Devo dedurre che di rom disponibili non se ne trovano, non sono disposti a lavorare e ad accasarsi, per indole e cultura? Fate voi, il risultato è il medesimo e il razzismo non c'entra un tubo. Io dico solo una cosa: se non li volete in casa vostra perché dovremmo caricarceli noialtri, nella casa degli italiani, a ridosso delle nostre case?
La realtà non è ideologica
E poi basta con questa fuffa ideologica, guardiamo la realtà. Se entra una zingara in metropolitana tutti stanno più attenti ai loro portafogli, scatta un allarme naturale anche in chi sta leggendo Repubblica o l'Unità; se entra un qualunque altro extracomunitario no. È razzismo, questo, o è semplice esperienza? Fanno razzismo in metro quando avvisano dagli altoparlanti di stare attenti perché ci sono donne e bambini rom che stanno praticando scippi? È un allarme etnico o è un fatto reale? Allora esiste un problema rom, non si può ridurre ad un fatto individuale o parlarne solo a crimine avvenuto; prevenire è meglio che curare. Ha ragione Fini a denunciarlo e ha ragione Veltroni che imita la destra e respinge fuori dal raccordo anulare qualche migliaio di rom, senza passare per un seguace di Hitler. Quando Fini veltroneggia io lo attacco; ma qui è Veltroni che fineggia, e al Fini originale tocca far la voce grossa per non farsi scavalcare dalla sinistra d'ordine e dalla Lega, oltre che da Storace e dalla Mussolini. Qualcuno mi fa notare che ho mutato atteggiamento a proposito di Fini, e che fino a ieri ero fin troppo severo. No, signori, io mi regolo al contrario della stampa italiana: se Fini fa il trasformista, delude e tradisce chi lo ha votato, non esprime l'area politica e culturale che lo tiene in piedi, lo critico senza indulgenze e reticenze. Se Fini rappresenta il suo elettorato, esprime quel che pensa la gente di destra e non solo, lo apprezzo e lo difendo da chi lo accusa di proporre soluzioni finali. Dicono che ragionare per etnie è razzismo. Le responsabilità sono sempre individuali. Ma qui nessuno ragiona per etnie, ragioniamo solo secondo realtà: se alla periferia di una città sorge un insediamento di immigrati clandestini, di rom, e questa comunità non vive di alcun lavoro, di alcuna attività lecita, rifiuta ogni possibile integrazione, vive e fa vivere nel degrado e il tasso di furti, delinquenza, microcriminalità sale vertiginosamente nell'area circostante, cosa dobbiamo dedurre?
L'unico razzismo che mi pare di vedere è quello che a volte privilegia gli immigrati a danno dei connazionali.
È vero o no che si danno dei bonus sostanziosi a beneficio dei capi famiglia rom che i nostri poveri, pensionati e disoccupati si sognano?
È vero o no che in alcuni concorsi pubblici, magari su base regionale, perfino in settori delicati come la sanità e l'assistenza infermieristica, vengono riservati dei posti di lavoro ad extracomunitari e sono esonerati perfino dalla prova scritta perché non sanno l'italia no?
Vi immaginate un'infermiera che non capisce la lingua dei malati, che assistenza potrà dare? È accaduto davvero, l'ultima testimone e vittima era un'infermiera e me lo raccontava l'altra domenica in un incontro pubblico a Portogruaro. È razzismo pretendere che chi viene a vivere da noi conosca almeno la nostra lingua e sia in grado di capire e farsi capire?
È questo il delirante razzismo che vedo occhieggiare nel nostro Paese; un razzismo su base demagogica e masochista, becero e distruttivo, contro gli italiani. Su una cosa concordo con gli osservatori di sinistra, c'è gente peggiore dei rom nel nostro Paese: i politici che li sostengono.
Marcello Veneziani-Libero
Ieri a PaP si sono confrontati Fini e Fassino sul problema sicurezza e relativo decreto.
Fini ha ribadito ciò che pensa l'81% degli italiani (come da sondaggio)  che la maggioranza dei rom, considera il furto un lavoro, che i rom dei campi nomadi non vogliono, per primi, integrarsi perchè la loro cultura fa si che la famiglia-tipo campi di furti, accattonaggio e prostituzione.
L'81% degli italiani NON vuole gli zingari insediati in baraccopoli fatiscenti e degradate, nel cortile di casa.
Solo il 4% (e si sa bene chi rientra in questa percentuale) vuole gli zingari e i loro campi in nome dell'integrazione.
Non si capisce PERCHE' l'81% degli italiani debba sottostare ai diktat di quel 4%, questa é democrazia? E' Fini il fascista? O coloro che lo chiamano così? Anzi sono peggio che fascisti, sono stalinisti, sono antitaliani, traditori del popolo e del proprio paese.
Inoltre Fini ha ricordato che Basescu (quando era sindaco di Bucarest) ha SPIANATO i campi nomadi in periferia della città, infatti ora come ora non esistono campi nomadi in Romania.
In nome di che noi italiani dobbiamo tenerci i campi nomadi?
Perchè? Se nemmeno nel loro paese sono accettati.
Perchè noi  non possiamo fare quello che i rumeni hanno fatto a casa loro, con i rom: pulizia di una etnia che campa di crimini e non ha nessuna volontà d'integrarsi e accettare le regole del vivere civile?
Intanto in Romania i giornali titolano preoccupati "Adesso torneranno i delinquenti"...capito l'antifona?
Orpheus


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5 novembre 2007

Rivoluzione d'ottobre: un finale miserevole

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Rivoluzione d'ottobre: questa volta, nell'anniversario, la Rai ha mandato in onda da un suo Tg2 un breve commento-documento che cercava di ripristinare una verità accuratamente mascherata e falsificata negli ultimi 90 anni. La rivoluzione sovietica come colpo di Stato gestito da una minoranza di rivoluzionari di professione a danno di un governo avviato verso la democrazia: quello di Kerenskij. Ancora non avevamo cessato di stupirci e di commentare favorevolmente, quando la canea dei falsificatori di professione si è levata dal parlamento e dai circoli "democratici" di tutta Italia.
Nella rincorsa allo sdegno eccellono naturalmente coloro che – coerentemente – si definiscono comunisti e che ancora dopo quasi un secolo non hanno capito nulla. È notevole la pochezza dei loro argomenti, lo schematismo e spesso la falsità delle loro conoscenze storiche, la superficialità spocchiosa delle loro valutazioni. Ma non credo che alcuno si aspettasse di più da un Diliberto, da un Rizzo, da un Mantovani. E nemmeno da chi – come storico professionale – accetta di prenderli sul serio e con somma prudenza assiste allo show vagamente "riparatorio" messo su da la7 e inserisce timide correzioni accademiche quando occorrerebbe lavorare di spada a due mani.
Ciò che più dovrebbe colpire, in effetti, è la posizione di quello che un tempo si chiamava "organo ufficiale del Pci": dell'Unità, insomma, che non siamo in grado di dire se sia ora l'organo ufficiale del nascente Partito Democratico, ma che almeno con gli ex comunisti dovrebbe avere ancora molto a che fare. Ebbene, l'Unità ha pubblicato in questi giorni – io l'ho letto in
rete– un documento che la dice lunga su come il gruppo dirigente intende traghettare i lettori del vecchio e un po' spompato giornale verso i lidi lontani della democrazia. Sembrerebbe ormai auspicabile una storia della Rivoluzione d'ottobre "ripensata" e rivista dopo che le censure, le mezze verità, le palesi falsificazioni diffuse con la regia di generazioni di falsificatori del regime sovietico non hanno più ragion d'essere: tanto più che sono pochi i militanti passati al Pd che non neghino, mostrando un coraggio leonino – di essere mai stati comunisti, o che non abbiano fatto una cauta autocritica riconoscendo a denti stretti cose ovvie per i più da vari decenni.
Ma il problema non sta questa volta nel gruppo dirigente, sta nella base, che per decenni ha letto testi e udito verità desunte direttamente dalla vulgata della storia così come la propalarono i libri di testo sovietici, i film, i manuali per stranieri, giù giù fino certi intellettuali nostrani che seppero eroicamente rinunciare ad ogni dignità scientifica per far opera missionaria.
Un bel problema. Ed ecco come lo risolve l'Unità, quella che per decenni fece pensare a molti che la cultura uscisse tutta dalle sua pagine e da quelle di Rinascita: copiando pari pari o riassumendo in modo sommario e scolastico (da scuola dell'obbligo) un 
sito sulla Rivoluzione d'ottobre, tratto probabilmente – visti i giri idiomatici e i tipici accorgimenti mimetici, da un manuale sovietico. Vi si dice molto, e non vi si dice nulla. Ad esempio, si parla del famoso «vagone piombato» con cui Lenin arrivò in Russia, ma non si dice chi ce lo aveva mandato finanziandolo: la Germania in guerra, nel tentativo, riuscito di togliere dal gioco un avversario. Si accenna alle sue origini, ad un suo fratello mandato a morte dal regime zarista, ma non si spiega che era un populista, e che anche Lenin aveva trascorsi populisti – visto che egli fece successivamente di questi ultimi i suoi nemici giurati. Si parla della sua battaglia contro gli "economicisti", ma non si spiega che cosa avrebbero voluto questi rivoluzionari più ragionevoli – lotte sindacali e conquiste economiche. E la sua vita, in questo riassuntino, si ferma proprio quando, pervenuto al potere assoluto nell'Unione Sovietica, Lenin costruisce le premesse e la cultura dalla quale sarebbe poi uscito Stalin: del quale peraltro non si fa cenno. Del resto, anche per Trotsky, il solito pudore dell'ufficialità sovietica prevale sull'evidenza storica: Mercader, colui che lo assassinò, sarebbe stato solo un «probabile» agente di Stalin.
Ma questo florilegio di mezze verità condite da falsificazioni sostanziali è intercalato da frasi poetiche ed aeree in cui i due più famosi e truci responsabili del disastro dell'Ottobre, Lenin e Trotsky, vagheggiano paradisi, giustizia e bellezza sulla terra, passando sopra alle terribili ingiustizie, alle persecuzioni, agli orrori, al sangue che spesso per loro ordine diretto scorreva nelle città e nei villaggi in quegli anni. Di quel terribile e gelido fanatico che fu Trotsky vien riportato: «...Questa fede nell'uomo e nel suo futuro mi dà, persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi... Posso vedere la verde striscia d'erba oltre la finestra e il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Posano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore».
La diplomazia internazionale già in quegli ultimi mesi del 1917 vede e commenta orrori e follie, sempre più sgomenta: ma il nostro opuscolo liquida le relazioni diplomatiche inviate alle capitali straniere come prove evidenti di incomprensione del grande momento storico che si andava consumando. Quella che aveva capito tutto, come poi ben si vide, è per gli autori del nostro opuscolo quel giornalista americano, John Reed, morto a Mosca nel '20 e due volte fortunato: perché troppo prevenuto e accecato dall'ideologia per vedere quello che era già accaduto nei primi tre anni della rivoluzione bolscevica, e deceduto in tempo per non vederne il seguito.
Ma non mancano neppure il cinema – come fare a meno di Eizenstejn? – e l'arte in generale. Anzi, di artisti si fa un lungo elenco, dimenticando che quelli che vi sono compresi finirono ammazzati, divorati dalla rivoluzione.
Insomma, un gran bel lavoro di taglia e incolla che non turberà troppo lo zoccolo duro comunista.
Ma ci sarà comunque qualche ipocrita volonteroso che griderà al grande rinnovamento in corso.
Insomma, una povera cosa meschina e senza sostanza, per giunta sconclusionata e fatta coi piedi: un lavoro meschino che in fondo contrasta penosamente con i bagliori di tragica grandiosità che hanno accompagnato una delle massime e più sanguinose illusioni del XX secolo. Chissà se Veltroni, che non è mai stato comunista, ne è l'ispiratore. In fondo, quello che ne emerge è un mondo alla camomilla nel quale annegare dolcemente, proprio come lui sembra desiderare per tutti noi. Intanto, Bertinotti avvia un carteggio con una suora.
Da Legnostorto

5 novembre 2007

PRODI NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

 
Non avendo più l'età per scrivere a Gesù Bambino, Romano Prodi ha scritto una letterina a Repubblica. Con lo stesso candore di un bebé davanti al presepe, ha raccontato la sua mattinata bolognese, di venerdì 2 novembre. Ci voleva: il Paese lo pretendeva. E infatti Repubblica ha pubblicato la letterina in prima pagina. Una fortuna per noi che abbiamo potuto leggere.
La lettura, in effetti, è istruttiva. Il premier ci racconta la sua magica esperienza all'ufficio anagrafe di vicolo Bolognetti, a Bologna. Doveva rinnovare la carta d'identità. E già questa è una buona notizia perché abbiamo la prima certezza: il premier, nonostante le zuffe e le baruffe cui è sottoposto tutti i giorni dai suoi alleati, ha ancora un'identità. O, almeno, la dichiara.
Ma le buone notizie non sono finite qui. Anzi, sono appena cominciate. Prodi, infatti, ci fa immergere in un mondo immaginario in cui funziona tutto a meraviglia. Gli uffici comunali? Non hanno coda. Le impiegate allo sportello? Perfette e sorridenti. Gli aiutanti? Giovani e scattanti. I tempi di attesa? Brevissimi. Le persone in fila? Adorabili. I bambini? Silenziosi. Gli stranieri? Scrupolosi osservatori delle regole. Mancano solo Cappuccetto Rosso che gioca a bilie con il lupo (diventato buono) e la strega che regala baci perugina a Biancaneve, e il mondo delle favole sarebbe completo.
Poi gli italiani si chiedono perché l'uomo non risolve i problemi. Semplice: non li vede. Ma non è incapacità. No: è sfortuna. O meglio: fortuna. A lui, infatti, va sempre tutto bene. Per esempio: se uno di noi va in un ufficio pubblico, come minimo fa un'ora di coda. A Prodi no: a lui danno il numeretto 64, quando si è arrivati già al 58. In un attimo lo chiamano allo sportello. Tutto succede così in fretta, che a lui dispiace perfino un po', perché starebbe volentieri lì a chiacchierare. Del resto, si sa, il premier negli uffici pubblici incontra solo persone perbene, pazienti e ordinate. Nemmeno uno, per dire, che ha l'unghia incarnita o che ha digerito male. Macché. Il massimo della sfortuna è una stampante che s'inceppa una volta. Una volta, capito? Quando ci andiamo noi, negli uffici pubblici, è già tanto se le stampanti esistono.
Ma sì dai, se in quell'ufficio fosse entrato un qualsiasi cittadino, ve la immaginate la scena? Caos allo sportello, impiegati malmostosi, gente maleducata, bambini che urlano o che se la fanno addosso. Con il premier n. 64, invece, è tutto perfetto. Anche con gli immigrati. Quelli che incontra lui, per dire, parlano del «loro modo di vedere Bologna» e chiedono «le regole per essere candidati alle elezioni». Che ci volete fare? Quelli che s'ubriacano, ruttano e rubano li incontriamo solo noi.
Anche i rom, per esempio: a volte uccidono le donne mentre tornano dallo shopping. Ma per Prodi questi esistono solo se glielo dice Veltroni. Altrimenti lui non li vede. Non se ne accorge. Non è mica colpa sua. È che lui incontra solo immigrati che parlano del loro modo di vedere Bologna. Meraviglioso no? Le «mattine multietniche» allo sportello dell'anagrafe così possono scorrere in un clima di «assoluta serenità» (parole sue). Altro che stupri e omicidi. È tutto talmente zuccheroso che l'unico problema reale, a questo punto, è il rischio diabete.
Resta solo da vedere quello che la fortuna di Prodi costa a noi. Perché, vedete, se la letterina su Repubblica voleva farci sapere che il premier va a farsi i documenti allo sportello come un qualsiasi cittadino, beh, come opera di propaganda è piuttosto patetica. Se voleva invece dimostrarci che Prodi non capisce nulla di quello che succede nel Paese, beh, quello l'avevamo capito già. In fondo, è noto, come numero 64 il premier va benissimo. È come numero uno che è un disastro.
Mario Giordano-Il Giornale
Orpheus


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5 novembre 2007

La CDL unita nel no al decreto 'colabrodo'

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Finalmente la CDL ha capito che deve essere UNITA  per contrastare l'azione del governo peggiore che l'Italia abbia mai avuto. Le divisioni interne del centro-destra non servono al paese e men che meno trovano una sponda nell'elettorato che ha votato per loro. Noi vogliamo un centro-destra solidale e deciso.
"Nonostante le verbali affermazioni di TPS e di Amato, tutta l’opposizione si è trovata concorde nel dire che nel testo non ci sono le risorse necessarie per una politica a tutela della sicurezza, e quindi per dare alle forze dell’ordine i mezzi che richiedono".
Con queste parole Fini ha posto un out-out alla maggioranza che chiedeva il voto dell'opposizione per poter approvare il decreto sull'espulsioni. Il voto ci sarà solo se il decreto sarà serio, e non l'ennesima bufala presentata come panacea miracolosa per arginare il disastro creato, da questo governo con l'accantonamento della Bossi-Fini e la politica scellerata improntata ai diktat della sinistra massimalista.
Il decreto così come é stato presentato alle Camere non risolve nulla.

''Nel testo, ha spiegato Fini, non c'è la norma che abbiamo tutti invocato per l'espulsione dei cittadini comunitari, anche per coloro che sono nella impossibilità di dimostrare un reddito''. ''Non c'è - ha aggiunto - la parte relativa alle espulsione per intervento coatto”. Inoltre mancano maggiori risorse alle Forze dell’ordine perché possa fronteggiare l’emergenza sicurezza.
Pochi emendamenti che però FANNO la differenza fra un provvedimento efficace e la solita ‘sceneggiata’ per gettare fumo negli occhi.
Intanto la sinistra massimalista è in fermento, il governo viene accusato di appoggiare la ‘campagna razzista’ di Veltroni, portata avanti con l’intento di consolidare il suo PD e Bertinotti (che ha la discrezione di una pescivendola al mercato) fa sapere che “la risposta ai problemi della sicurezza non è la legislazione di emergenza” perché “nel diritto, ogni volta che abbiamo adottato una legislazione di emergenza, dopo dieci anni ce ne siamo pentiti”. Frase infelice che si commenta da sola e che ben illustra l’equanimità della terza carica dello Stato, con l’attuale governo.
Infine la UE è contrariata. Se per tutti i paesi europei (tranne l'Italia) vale la direttiva che permette di espellere cittadini appartenenti ai paesi comunitari se esiste la prova che siano una minaccia alla pubblica sicurezza, o se non hanno lavoro o risorse sufficienti, non si capisce perché l’Italia non possa avvalersene. Oppure si capisce benissimo faceva comodo a tutti, aver trasformato l'Italia nel ventre molle dell'Europa.
Orpheus


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5 novembre 2007

arte letale e arte letame...

 Peter Meyer, direttore del Trapholt Art Museum di Kolding (Danimarca), posa davanti ai frullatori con pesciolini rossi che facevano parte di una mostra allestita nello scorso mese di febbraio (2003). L’installazione, creata dall’artista danese di origine cilena Marco Evaristi, veniva azionata dai visitatori, spingendo il bottone che metteva in moto l’elettrodomestico. Ciò è valso a Meyer una denuncia per crudeltà nei confronti degli animali. Il tribunale lo ha assolto, perché i pesci morivano “all’istante” e “in modo umano”.

C’era una volta l’Arte, che scaturiva dalla parte migliore dell’essere umano, la più bella, quella che avvicinava a Dio per chi è credente, al mistero dell’universo per chi non lo é.
Quella che toglieva il fiato, che faceva salire agli occhi lacrime di commozione.Quell’arte è morta insieme ai suoi più insigni rappresentanti.
Adesso tutto e' arte, e c’è anche chi fa passare per arte la crudeltà umana, il sadismo di chi si accanisce contro i più deboli e indifesi.
Capita quindi che in quel di Danimarca frullare pesci rossi sia considerata arte e in quel di Costarica far morire di fame e di sete un cane, anche.
Quello che lascia senza parole, ovviamente a parte l’iniquità dei presunti artisti, è che i visitatori delle mostre si sono mostrati indifferenti a tanta crudeltà, e che un tribunale abbia persino assolto il frullatore di pesci rossi vivi, perchè questi morivano in modo rapido ed "umano". Dando così all'aggettivo "umano" una valenza spietata, che ben si adatta all'animo di certi pseudo artisti.
D'altronde se un orinatoio é fra le opere più influenti del '900, il "frullatore di pesci", magari diventerà quella più rappresentativa del terzo millennio, perchè riflette il totale annullamento di ogni valore,
la totale resa dell'intelletto, dell'etica, dell'umanità, della compassione, del rispetto verso gli altri e verso la natura, alla PROVOCAZIONE estrema, che ha un'unica prerogativa disgustare lo spettatore.
Un mondo alla rovescia che si accanisce contro chi non può difendersi.
Orpheus


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5 novembre 2007

Bucarest protesta: no alle espulsioni

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Il presidente romeno Basescu ha criticato senza mezzi termini il decreto espulsioni definendolo: "Misure improvvisate che generano paura e risvegliano l'odio".
Sarà... ma ripuliscono le nostre città (così come lo sono state quelle rumene) e danno un minimo di sicurezza in più agli italiani (che pagano le tasse come i rumeni).
Tanta indignazione a mio parere, non è certo dettata dalla preoccupazione sulla sorte che aspetta i rom espulsi, ma dal fatto che, rientrando in Romania, gli stessi provocheranno seri grattacapi a lui e al suo governo. Si tratta di migliaia di persone che in Italia tirano a campare con metodi illeciti: furti, rapine, prostituzione e via discorrendo. L’unico paese europeo che se li è acchiappati tutti, senza alcun vincolo è l’Italia, gli altri hanno posto delle condizioni, la prima delle quali, è la direttiva Ue che prevede l’espulsione, di coloro che non hanno un reddito adeguato.
Non ci vuole certo un grosso sforzo d’immaginazione, per prevedere cosa capiterà alla 'tranquilla' Romania, quando e se tutti quei nullafacenti dediti al crimine, ritorneranno al proprio paese.
Avrà un bel dire Basescu che loro non hanno “campi nomadi”, che hanno risolto il problema con leggi più severe, oltre alle leggi, per esempio, ci vogliono anche la carceri, e delle forze dell’ordine equipaggiate ed adeguate a fronteggiare quell’ondata di criminalità che immancabilmente gli pioverà in testa (com’è successo in Italia grazie al governo Prodi).
Il premier Calin Tariceanu ha, anche annunciato una visita a Romano Prodi perché ha definito "inaccettabili" le umiliazioni e gli abusi di cui a suo dire sono vittime i connazionali nel nostro paese. "E' mio dovere avvertire il mio omologo che la situazione comincia a degradarsi e che questa ondata di xenofobia va arrestata", ha dichiarato Tariceanu al termine di una riunione straordinaria con i ministri dell'Interno, della Giustizia e degli Affari Esteri. "Non tolleriamo la delinquenza (in seno all'immigrazione romena, ndr), ma allo stesso tempo dobbiamo proteggere i nostri cittadini", ha sottolineato il premier di Bucarest Perfetto, se non tollera “le umiliazioni e gli abusi di cui sono vittime i suoi connazionali”, organizzi dei pullman, dei voli e quant’altro possa servire a RIMPATRIARLI tutti.
Noi non tolleriamo più di vivere in città degradate e rese pericolose dai suoi connazionali.
Non tolleriamo di vedere le nostre donne stuprate e ammazzate.
Non tolleriamo di vedere i nostri ragazzi falciati da rom ubriachi.
Fino a questo momento sono morti solo italiani per mano di rom, e non viceversa. 
E il governo italiano ha lo stesso dovere di proteggere i suoi cittadini, come quello di Bucarest, o no?
Grazie al governo Prodi ci ritroviamo “cornuti e bastonati”, ci tocca vedere tanta arroganza in chi dovrebbe SCUSARSI per le tragedie e i danni che provocano i propri conterranei. Ci tocca assistere all’indecente sfilata di coloro che parlano di xenofobia contro tutti gli immigrati, quando non si chiede altro che sbaraccare favelas dove regna indisturbato il crimine, di allontanare chi DELINQUE, chi é pericoloso.
Perché SOLO gli italiani devono sopportare tutto questo in nome dell’integrazione?
Bene visto che in Romania sono così bravi, si riprendano la loro feccia e la mettano in riga LORO, così non avranno neanche il “dispiacere” di vedere i loro connazionali vessati e umiliati.
Orpheus

4 novembre 2007

Governo e PD preferiscono l’Islam radicale a quello moderato


 “L’Ucoii fa ormai parte ormai integrante del Partito Democratico e del governo italiano”. E’ questa la denuncia lanciata in questi giorni da alcuni musulmani moderati italiani in un blog apparso su Internet.
“Come mai il ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, ha convocato in gran segreto lo scorso 18 ottobre a Roma il presidente dell'Unione Comunità islamiche (Ucoii), Nour Dachan, per firmare una convenzione sulle violenze alle donne escludendo i moderati della Coreis? – si chiedono - Come mai il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha congelato da circa un anno la consulta islamica istituita dal suo predecessore, Beppe Pisanu, dove i musulmani moderati sono la maggioranza?
Come mai invece la Consulta per il pluralismo religioso, istituita dal ministro per le Politiche Giovanili, Giovanna Melandri, dove ci sono solo musulmani vicini all'Ucoii è molto attiva? Tutto questo c'entra forse con la nascita del Partito Democratico?”.
Una risposta ufficiale non è possibile ottenerla ma certamente non è casuale che Osama al-Saghir, ex presidente dei giovani musulmani d'Italia, associazione vicina all'Ucoii, sia stato eletto proprio nel comitato nazionale del Partito Democratico. Dopo aver lasciato il posto di comando dell'associazione giovanile al figlio del vice presidente Ucoii, Aboulkheir Breigheche, Osama è entrato a far parte della Consulta giovanile istituita dal ministro Melandri e sbocco naturale di questa operazione è stato il suo ingresso nel Pd di Walter Veltroni. Sembra quasi che questo organismo ministeriale sia nato in vista delle primarie del Pd se si considera che altri due suoi membri, Tobia Zevi, ex presidente dei giovani della Comunità ebraica di Roma; e Ilaria Valenzi, leader dei giovani valdesi, sono stati candidati a Roma sempre nella lista ‘Melandri-Veltroni’.
Nonostante abbia vissuto per molti anni nella capitale, figurando tra gli attivisti principali della moschea tunisina di Centocelle, Osama si è trasferito da qualche anno a Milano per studiare Scienze Politiche ed è nel capoluogo lombardo che è stato candidato capolista della lista ‘Con Veltroni Ambiente Innovazione Lavoro Sinistra’ nella zona numero sette. Il fatto che insieme a Fatima Habib Eddine, della moschea della Pace di Corso Giulio Cesare a Torino, anche lei vicina all’Ucoii, faccia parte di questo organismo del ministero per le Politiche giovanili dimostra come in realtà siano questi i musulmani preferiti dall’attuale governo. Non a caso il professor Francesco Spano, coordinatore della Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale, su invito dei due esponenti dei giovani musulmani d’Italia, è poi andato a visitare lo scorso maggio alcune dei principali centri islamici dell’Ucoii e la scuola araba milanese di via Ventura, sorta sulle ceneri della scuola islamica di via Quaranta. Addirittura qualche mese prima, lo scorso gennaio, sempre Spano ha presenziato alla preghiera del venerdì nella moschea romana di Centocelle tenendo anche un discorso ai fedeli.
 
Hamza Boccolini- Da  Controcorrente
Chi spera che il nuovo Pd sia un partito nuovo, può mettersi l'anima in pace: é solo l'ennesima trasformazione di una sinistra, INCAPACE di veri cambiamenti, che si limita all'ennesimo maquillage esteriore, per far dimenticare alla gente gli errori gravi di cui si é resa protagonista.
Il solito pacco, con una diversa confezione...
Orpheus


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4 novembre 2007

Il leviatano necessario, ergo il centrodestra tiri fuori le palle

  
Un cittadino romeno, intervistato, ha candidamente confessato che lui e i suoi connazionali vengono in Italia perché sanno che da noi non andranno mai in galera. Quando si dice che ciò che conta è la chiarezza delle idee. Idee chiare e distinte. E' il clima di assoluta impunità che sta corrodendo lentamente ma sistematicamente la percezione della sicurezza dei cittadini. E di percezione si vive o si muore. Soprattutto oggi. I romeni sono, da questo punto di vista, i più fini antropologi, hanno infatti colto il clima generale di debolezza e di insicurezza ed è per loro davvero dolce naufragar in questo mare, affogando l'Italia in un mare di delitti. Impuniti. Spesso impuniti. Il tragico caso della signora Giovanna Reggiani è l'esemplare e barbaro esito di una catena di indifferenze e di ipocrisie istituzionali.
Veltroni chiede oggi espulsioni quando, da cinque anni, ha tollerato, ad uso politico interno, le baraccopoli vicine ai centri abitati. Ha tollerato l'intollerabile e oggi richiama l'attenzione polemica di Rifondazione che, con fare delirante, dà del razzista a chi pone la questione sicurezza, questione di evidente natura popolare, riguardante soprattutto le periferie tanto amate dai comunisti quando votano i loro candidati. A suo tempo, Francesco Giro, il coordinatore regionale di Forza Italia del Lazio, aveva filmato dalle finestre della sua abitazione a Trastevere il teppismo e il vandalismo dominanti nella ex capitale più sicura d'Europa. Eravamo in agosto, quando l'Italia, crisi o non crisi, emigra là dove tutto tace, che sia la memoria di vite vissute e spese per qualcosa o semplicemente luoghi balneari, soprattutto low cost. Dunque silenzio o poca attenzione.
Oggi, con il cadavere di Giovanna Reggiani di fronte agli occhi, il governo muta linea o, meglio, compie il dovere d'ufficio che avrebbe dovuto compiere a tempo debito. E' ormai universalmente nota la disposizione europea che prevede l'espulsione anche dei cittadini comunitari qualora siano delinquenti o non abbiano mezzi di sussistenza dignitosi. Per il Corriere della Sera, la signora Reggiani è «la donna», cinico epiteto che mostra imbarazzo, il solito imbarazzo dei piccolo-borghesi che affollano le centrali dei poteri bancari. Per costoro, la sicurezza è questione popolare, populistico-demagogica, di partigianeria rozza e becera, roba da taverne, non da eleganti e angelicati sushi bar. Questa è l'Italia che si appresta a proclamare defunto il governo Prodi dopo averlo sostenuto a spada tratta. Questa è l'Italia che apostrofa come razzisti migliaia di operai e cittadini che desiderano soltanto vivere tranquillamente e poter passeggiare per le strade delle loro città senza doversi sempre guardare le spalle. Altrimenti, si finisce per comprare la pistola e si fa la scelta estrema di organizzare le ronde.
La destra deve, su questo punto, essere radicalmente alternativa alla sinistra a diventare partigiana della sicurezza, con un tasso di tolleranza zero adeguato alla reale situazione. Amato, in un'intervista pubblicata questa settimana sull'Espresso, paradossalmente e - dopo il tragico assassinio di Giovanna Reggiani, evidentemente non prevedibile - quasi grottescamente dedicata al «pacchetto sicurezza», afferma che la tolleranza zero è un linguaggio che non gli appartiene. Non ne dubito. D'altra parte, non gli è appartenuta neppure l'idea di un decente «pacchetto sicurezza»; se poi pensiamo che cita Tariq Ramadan in materia di laicità dello Stato, siamo pronti a metterci la mano sul fuoco che una certa cultura non gli appartenga. Ma è questo il punto nodale. La cultura, cioè la capacità di vedere la realtà per quel che è, approntando le misure concrete adeguate a risolvere i problemi dei cittadini. Ritornare alla realtà equivale a dichiarare, sine ira ac studio, che i romeni sono un problema per il nostro Paese e che delinquono più degli altri gruppi di immigrati, perfino più degli albanesi. Certo, delinquono di più perché sono di più, 556.000 per l'esattezza, ma non è allora forse il caso di dire che sono troppi, spesso irregolari e potenzialmente criminali? Lo dicono i fatti, non l'ideologia di questo o quello. Contra factum non valet argumentum. Per noi, ma non per i pragmatici riformisti anglosassoni che abbiamo al governo, i progressisti del nuovo Pd.
Ma, a ben guardare, non dovrebbe forse essere questo il tanto sbandierato pragmatismo dei sedicenti «riformisti»? Un sano e costante ritorno alla realtà, senza troppi peli sulla lingua? Evidentemente no, anche perché l'ultima ideologia è non avere ideologie e, senza di esse, spesso neppure criteri di valutazione dello stato oggettivo delle cose. La neutralità non esiste, ma la partigianeria, così cara anche a Gramsci, padre putativo di tutti loro, dopo la creazione del pantheon veltroniano, può funzionare. Basterebbe avere qualche idea di società in testa. Chissà, forse Ferrara potrà spiegarci meglio la sintassi politica esoterica di questa nuova «follia» italiana, il Pd. Lungi dall'essere questa una sterile e inopportuna polemica politica, qui è in ballo ben altro, la sostanza del governo delle cose. Infatti, per ora, la classe dirigente della sinistra neo-dem è l'apoteosi dell'indifferenza o della reazione tardiva, a cadavere sbranato dalla violenza omicida.
Il loro problema è che sono anche «progressisti». I «progressisti», si sa, sono quelli che preferiscono che un romeno non venga incarcerato pur di salvaguardare il protocollo del «pacchetto sicurezza», dopodiché ammantano questo spirito cosiddetto garantista con razionalizzazioni giuridiche, del tipo: è lo Stato di diritto, bellezza. Amato fa sempre così. Ma non soltanto Amato. Temo che una certa subcultura cattolica, assai devota all'idolatria post-conciliare, abbia pensieri non molto dissimili. E temo anche che questa subcultura post-conciliare alligni anche tra qualche vetusta gloria dell'attuale centrodestra. E che siffatta presenza cattolica post-conciliare chiuda la bocca, con eccessi di zelo degni di miglior causa, a molti esponenti del centrodestra, rei di essere partigiani della sicurezza. Già, perché i partigiani della sicurezza sono troppo di destra. Il Leviatano va bene ma fino a un certo punto, dopo scatta la reazione pavloviana anti-fascista, anti-manganello e filo-aspersorio, quindi la devozione alla Caritas ed alla Comunità di Sant'Egidio, infine al vescovo di riferimento della propria diocesi, che ancora serve a qualcosa quando si va a votare.
Non mi illudo: se non passa la cultura weberiana, almeno weberiana, dello Stato detentore del monopolio legittimo della forza e dunque legittimato a prendere i criminali, a farli processare dai giudici, a sbatterli in galera, la destra sarà sempre culturalmente minoritaria. E non mi riferisco allo scavalcamento da sinistra da parte di Cofferati e Domenici, questa è politica da transatlantico. Anche qui è in ballo roba grossa, di sostanza. E', questo, un problema di cultura nel senso lato del termine, la cultura essendo anche una remora fin troppo appiccicaticcia quando si tratta di agire per il bene comune, tanto sbandierato anche in area non cattolica. Il bene comune oggi ha un nome specifico, essenziale, determinante: sicurezza. Con la sicurezza, la democrazia diventa un luogo di consapevolezza dei diritti e dei doveri, uno spazio comunitario vivibile, dunque non soggetto a devastanti e permanenti critiche. Tutte le critiche alle democrazie occidentali sono dettate dal deficit di sicurezza. Giuliani, a New York, l'ha compreso, come ha compreso che le democrazie, nella globalizzazione, abitano soprattutto nelle città. Grandi e piccole. Comunque nelle città. Genova è diventata una città simbolo della mancata sicurezza e dell'aggressione eversiva. Una città, un luogo antropologico, fisico, sociale e simbolico. Questa è la realtà postmoderna, che subisce aggressioni eversive-criminali e comunemente criminali. Ma sempre di violenza illegittima si tratta.
L'unico a detenere il monopolio legittimo della forza fisica è lo Stato. Il Leviatano. Il Leviatano necessario. Sarà anche sgradevole scriverlo, ma è la verità: in Svizzera, Blocher ha vinto perché ha capito che il problema numero uno è la sicurezza. E all'Italia conviene che vinca la destra, avendo una sinistra così minoritaria quando si auto-proclama riformista e rozzamente ideologica quando si fregia dell'aggettivo qualificativo passepartout «radicale». La realtà sta indicando però l'ennesima tragedia dell'indifferenza dei «progressisti» e dei «cittadini perbene», quelli di cui parlava Beppe Viola in un'altra Italia, ignara ancora del lassismo a prova di Stato di diritto.
Raffaele Jannuzzi-Ragion Politica.it
In Svizzera ha stravinto la destra di Blocher, con un manifesto che in Italia, avrebbe fatto inorridire "le femminucce" di sinistra, i veltroni, gli amato e i ferrero, così "per bene", così "altruisti", così "bbbuuuooonnniii".
Il manifesto rappresentava una pecora bianca che allontana una pecora nera.
E in Svizzera non hanno nemmeno la milionesima parte dei problemi che abbiamo noi in Italia.
La gente é stufa. Arrabbiata. Non capisce e non accetta questa resa incondizionata del nostro paese, della nostra cultura agli immigrati. Non gliene importa più nemmeno di passare per xenofobi, a Milano vedo tutti giorni scene d'intolleranza, verso gli stranieri.
Signore che brontolano sul fatto che gli immigrati "non pagano mai il biglietto dell' autobus" (e in parte é vero) o che si alzano e cambiano posto, se gli si siede accanto un immigrato male in arnese. Più volte ho sentito  gridare la frase "tornatene al tuo paese"... si respira un'aria che a mio parere non porterà a nulla di buono. Prima o poi ci scapperà un linciaggio. O peggio...
Giusto o sbagliato che sia, la colpa é solo di chi ha il dovere di gestire con intelligenza il tasto dolente dell'immigrazione. Se si vuole l'integrazione, BISOGNA PRIMA pretendere che chi arriva nel nostro paese RISPETTI LE NOSTRE LEGGI  e la nostra cultura.
Fin'ora chi ha governato ha fatto l'esatto contrario, ha imposto a noi italiani le culture di altri paesi, e adesso ci chiede anche di porgere l'altra guancia, e sopportare qualsiasi sopruso e violenza.
Non può continuare così, il razzismo é sbagliato, ma altrettanto sbagliato é scambiare per razzismo, la giusta reazione della gente alla prepotenza e delinquenza di chi arriva a casa nostra.
Ci vuole uno stato forte, uno stato il cui potere abbia, appunto,la forza del biblico Leviatano, perchè la banda d'imbelli che ci governano, ha ridotto l'Italia a terra di nessuno.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 4/11/2007 alle 21:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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