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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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19 novembre 2007

Mentre l'Onu "chiacchera" l'Iran impicca

 

All’alba del 15 novembre è stato impiccato sulla pubblica piazza della città iraniana di Hamedan il diciottenne Mohammed Reza Turk. Di anni ne aveva sedici al momento dell’omicidio di un suo coetaneo, il reato di cui è stato accusato. Le baby gang esistono anche in Iran, solo che lì c’è la certezza della pena: quella di morte. I parenti dell’ucciso non lo hanno perdonato. Né voluto che pagasse in soldi la sua famiglia, il prezzo del sangue. E quindi, secondo la feroce legge della shariah sciita, l’impiccagione è diventata inevitabile. Dall’inizio dell’anno sono oltre 270 le vittime del boia di Teheran e i reati spesso non sono solo di sangue ma anche di natura sessuale. Con la vita, infatti, si pagano sia i rapporti omosessuali e l’incesto, sia l’adulterio. Ma si finisce lapidati anche per avere subìto (badate bene: subìto) uno stupro. Ne sa qualcosa la sedicenne Zhila Yiadi, che ne aveva tredici quando nel 2005 il fratello la violentò e dalla violenza nacque un figlio.
Pochi mesi fa questa ragazzina è stata lapidata senza pietà. L’elenco potrebbe allungarsi fino a diventare uno di quei rapporti che Amnesty “amnesy” International si dimentica spesso di pubblicizzare, non di compilare, quando c’è di mezzo il regime degli ayatollah. Che il 14 novembre è finito su tutte le prime pagine per la crudeltà delle dichiarazioni del proprio membro della commissione parlamentare sull’energia e capo delegazione in Inghilterra Mohsen Yayhavi. Yyahavi, infatti, ha detto al proprio interlocutore, il primo ministro inglese Gordon Brown, che ci sono ottime ragioni per impiccare e torturare gli omosessuali. Anzi: meglio impiccarli dopo averli torturati. E questo perché non si riproducono e danno scandalo, oltre che per il fatto che la pubblica attestazione di omosessualità è punita senza pietà dalla shariah coranica. Purtroppo queste parole in Iran raccontano fatti che continuano ad accadere e di cui in Europa ci accorgiamo raramente. Come quando, lo scorso settembre, scoppiò il caso della lesbica iraniana Pegah Emamabakhsh, costretta chiedere all’Inghilterra di non essere estradata a Teheran per evitare la stessa sorte di tutti gli altri omosessuali. E ce la fece per un soffio, visto che l’ottusa burocrazia giudiziaria britannica non voleva riconoscerla come vittima di persecuzione. E se non ci fosse stata la mobilitazione internazionale... chissà come sarebbe andata a finire.
Non è stata così fortunata, invece, la povera Fakhte Samadi, una donna impiccata lo scorso 17 ottobre per avere ucciso il pretendente marito, una sorta di padre-padrone di 80 anni che la violentava e la costringeva ad avere rapporti sessuali con lui, nonostante la donna non volesse neanche sposarlo. Lo stesso giorno che Fakhte veniva impiccata nel carcere di Evin, a farle compagnia c’erano altre dieci persone tra cui un ragazzo di diciotto anni. Cari europei, l’Iran oggi è questo. E non è un caso se gli esponenti in esilio della resistenza pregano ogni giorno che George W Bush si decida a rovesciare il regime degli ayatollah e di Ahmadinejad.
Da Opinione.it
Anche su questo fronte il governo Prodi ha dato prova di grande doppiogiochismo: da una parte D'Alema che si prodigava per la moratoria Onu sulla pena di morte, dall'altra Prodi che stringeva la mano (e non solo) ad Ahmadinejad. Ma la coerenza?
Orpheus


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19 novembre 2007

Il partito del popolo italiano è già tra il 35 e il 40%

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Più che rosee le prospettive per il Partito del popolo italiano della libertà (che già oscilla tra il 35 e il 40% dei consensi) lanciato domenica da Silvio Berlusconi. E' quanto riporta "Affaritaliani".
Nel dettaglio, secondo Roberto Weber, presidente dell’Swg, società di sondaggi e ricerche politiche, sociali, economiche e amministrative,
il nuovo partito riesce a sottrarre consensi ad una parte del centrosinistra e a far soffrire An e Udc.
Il nuovo organismo politico "potrà sottrarre consensi a tutti quelli che gli stanno intorno e anche a una parte del voto di Centrosinistra che adesso si è spostato - ha dichiarato Weber- Molto però dipende dall'involucro di immagine che riuscirà a mettere su". Nelle Casa delle Libertà, ha aggiunto il presidente dell’Swg, "Alleanza Nazionale e l'Udc soffriranno, mentre la Lega reggerà bene e non avrà contraccolpi".
Dello stesso parere, si legge sempre sul sito - il direttore della Nexus, Fabrizio Masia, il quale ha stabilito  "molto difficile definire adesso le potenzialità del Ppl, perché la notizia è freschissima. Ma l'impressione è che Berlusconi- spiega Masia- qualora riuscisse a far confluire La Destra di Storace e altri piccoli partitini, potrebbe allargare il suo bacino e arrivare anche al 35-40%".
Chi sarà a soffrire di più? Masia risponde così: "In parte la stessa Udc, ma sicuramente anche An resterebbe spiazzata da questa mossa, soprattutto se nella nuova formazione politica entrasse anche La Destra di Storace e della Santanché. L'elettorato della Lega, invece, è così identitario che mi sembra improbabile che possa soffrire. Ha uno zoccolo duro, sono gli altri che rischiano di perdere consensi. Non il Carroccio".
Su Affaritaliani anche Renato Mannheimer, secondo cui "dipende da quello che dirà Berlusconi, ma può arrivare molto avanti. Al di là del valore attuale di Forza Italia, soprattutto se riuscirà a convincere gli indecisi e i delusi. Più che agli altri partiti, anche se An soffrirà, il Cavaliere può conquistare consensi nel centro e nel Centrodestra. L'annuncio in sé non sposta nulla, ma dipende dai contenuti. E considerando quello che Berlusconi è capace di fare... può raccogliere molto. Il Cavaliere ha ancora tutte le capacità per farlo.- e Mannheimer conclude con un avvertimento - A rischiare di più sono i partiti di centro in primo luogo, più l'Udc. La Lega invece non teme nulla".
Da l'Occidentale
Orpheus


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19 novembre 2007

Seyran, la turca che ha svelato ai tedeschi l'errore multiculturale

 
Nel settembre 2006 le continue minacce di morte l'hanno costretta ad abbandonare le cause a difesa delle donne musulmane residenti in Germania. Tuttavia Seyran Ates oggi ritorna alla carica con un libro dal titolo significativo, L'errore multiculturale. Quello della Ates è un attacco frontale alla politica di integrazione della sinistra tedesca. «Gli uomini di sinistra devono comprendere quel che facciamo noi dissidenti e critiche dell'islam: cerchiamo di avviare un discorso all'interno dell'islam di modo che si discuta su come riformare l'islam. Per questo abbiamo bisogno che la maggioranza della società ci protegga». Un appello accorato che aspetta solo di essere raccolto. «Davanti a noi abbiamo ancora tanta strada da fare. Soprattutto per le prossime generazioni. Le terze generazioni in crisi sono il prodotto di quel che abbiamo seminato negli ultimi decenni. Si applica la regola dei due pesi e due misure: da un lato si accettano pubblicità di ogni tipo, dall'altro si accetta che alcune studentesse non frequentino le lezioni di educazione fisica per motivi religiosi. Non può essere che ragazze non vadano in piscina solo perché sono musulmane». Nel libro la Ates non dimentica l'argomento a lei caro: le donne. «Abbiamo bisogno di una legge che punisca il matrimonio combinato e la violenza contro le donne. Sono ormai quasi quattro anni che mi occupo di questi temi cercando di stimolare il dibattito e il risultato è che sempre più donne ne parlano e denunciano i fatti». Non si tratta di semplici teorie, bensì ogni parola dell'avvocatessa di origine turca è frutto di esperienze personali. Non si tratta di attacchi senza senso, sono invece consigli spassionati di chi ha vissuto in prima persona l'immigrazione prima e le conseguenze deleterie della politica multiculturale poi. La Ates ci invita solo a non perseverare nell'errore diabolico che porterebbe solo al nostro suicidio e a quello degli immigrati di buona volontà.
Da Tempi
Orpheus



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19 novembre 2007

Sicurezza. Tante parole, pochi fatti

 
Non passa giorno senza che la cronaca sottolinei, con avvenimenti drammatici e spesso sanguinosi, l’attacco costante della criminalità alla vita e ai beni degli italiani. E, insieme, l’incapacità del governo di fronteggiare questo attacco, di garantire il servizio fondamentale che gli Stati moderni forniscono, appunto la pubblica sicurezza.
L’assassinio a Milano di un anziano medico, soffocato dal bavaglio serratogli sulla bocca da rapinatori, presumibilmente originari dell’Est europeo, e l’arresto a Roma di un rumeni che avevano organizzato una vasta rete di sfruttamento della prostituzione, dimostrano, proprio in questi giorni, che la crisi di legalità nella società italiana è stata ingigantita dall’immigrazione clandestina e dall’afflusso di criminali grandi e piccoli provenienti da Paesi dell’Est da poco entrati a far parte dell’Ue, soprattutto romeni.
Alle deficienze note del sistema penal-giudiziario si è aggiunto l’effetto devastante di un’impennata straordinaria di delitti dovuti a centinaia di migliaia di uomini e donne che vivono in condizioni di assoluto degrado, in favelas e campi sorti come funghi. La presenza di questi irregolari, che troppo spesso superano i limiti imposti dalla legge, ha accentuato l’invivibilità di tante periferie, in qualche caso anche di centri storici, invasi dai clandestini e da essi tenacemente tenuti, nonostante le comprensibili proteste degli abitanti. Di qui il moltiplicarsi di scippi, rapine, furti in case e ville, il proliferare di supermercati all’aperto di sesso e droga.
Non va dimenticato che ad aggravare la situazione è stato anche l’atteggiamento del governo, sempre più propenso a sviluppare la politica delle “porte apertee a boicottare, quindi, l’applicazione della legge Bossi-Fini, norma che cercava di armonizzare solidarietà e rigore, puntando all’espulsione dei clandestini, dei senza casa e lavoro pronti a vivere di espedienti e di traffici sporchi.
Sul finire dell’estate è apparso chiaro a tutti, persino al ministro dell’Interno e ad altri esponenti del governo, che la crisi della pubblica sicurezza non era più tollerabile. E’ nato così il bluff del “pacchetto sicurezza”.

Il bluff dei disegni di legge
L’enfasi posta al ministro Amato nel presentare il pacchetto sicurezza lasciava intendere che era pronto a emanare norme chiare, severe e immediatamente vincolanti al fine di inasprire le pene per i reati di maggior allarme sociale (scippi, rapine, furti in abitazioni, violenze sessuali, sfruttamento dei minori), impedire le scarcerazioni facili, dare si sindaci poteri di segnalazione e di intervento in materia di sicurezza urbana, dare ai prefetti il potere di espellere gli immigrati anche comunitari che costituissero un pericolo per la pubblica sicurezza. Si era creduto, insomma, che il governo fosse pronto ad usare lo strumento del decreto. Ma il governo, su questa come su tante altre materie, non riesce a parlare e ad agire con unità d’intenti. La sinistra radicale, che sempre più condiziona l’esecutivo del Professore, non intende sentir parlare di espulsioni di immigrati pericolosi, non condivide la necessità della tolleranza zero, non sopporta un ampliamento dei poteri dei prefetti. Questa sinistra è coerente coi suoi ritardi culturali e con le sue ossessioni ideologiche, un incontrollabile riflesso la spinge ad essere contro l’“ordine borghese e capitalistico”.
Così il famoso pacchetto si è scisso in cinque pacchettini, cinque disegni di legge, per i quali nessuno può dire se, quando e come saranno approvati. L’emergenza sicurezza è drammatica, il governo ha risposto con un annuncio: vedremo, discuteremo, faremo…

Decreto con retromarcia
Proprio nei giorni in cui si varavano i disegni di legge Roma e l’Italia tutta sono state turbate dall’atroce delitto di Tor di Quinto, una donna di 47 anni rapinata, massacrata e buttata in un fosso da un rom di 23 anni. L’indignazione dei cittadini ha scosso, almeno così è sembrato, anche Prodi e la sua squadra sgangherata, perché dopo una riunione straordinaria del consiglio dei ministri si è deciso di trasformare in decreto il ddl relativo ai poteri di espulsione dei prefetti. E per un paio di giorni un po’ di rumeni (poche decine in tutto, sia chiaro) sono stati rimandati a casa.
Ma la sinistra radicale non ha mollato. I suoi esponenti hanno fatto sapere che non avrebbero votato le “deportazioni” e Prodi, pur di avere un po’ di requie nelle stanze del suo potere inutile e dannoso, si è impegnato a rivedere in Parlamento il decreto. Le espulsioni dovranno essere convalidate dai giudici di pace, forse dalla magistratura ordinaria. E’ inutile dire che se passasse quest’ultima richiesta della sinistra estrema, il già intasato sistema giudiziario italiano arriverebbe alla paralisi completa. Nell’attesa degli ultimi ritocchi, le espulsioni di fatto si sono fermate.

Con gli ultras nel caos
L’incapacità del governo nel garantire l’ordine pubblico si è avvertita con drammatica evidenza in occasione degli incidenti e dei disordini avvenuti dopo l’uccisione di un tifoso laziale da parte di un agente di polizia nei pressi di Arezzo.
Colpevoli ritardi nel comunicare le modalità del tragico incidente sono stati aggravati da indecisione e dilettantismo. Gli italiani hanno avuto, a ragione, l’impressione che a Palazzo Chigi e al Viminale si fossero insediati degli apprendisti pronti a tutto e capaci di nulla. Ad aggravare il senso di disordine e di precarietà sono intervenuti anche taluni magistrati che, per gli ultras arrestati, hanno espresso diverse, contrastanti interpretazioni delle norme sul tifo violento.

Forze di polizia in affanno
In questo contesto diventa sempre più gravoso il compito che le forze dell’ordine sono chiamate a svolgere. Una scelta politica dissennata del governo ha già portato, con la finanziaria 2007, a una sensibile riduzione delle risorse destinate alle diverse polizie. A causa di quei tagli Ps e Carabinieri hanno dovuto ridurre i servizi di pattuglia, sono a rischio una quarantina di distaccamenti della polizia stradale sui 200 complessivi.
E poi ci sono gli automezzi e gli elicotteri troppo vecchi, la benzina razionata, i debiti per le riparazioni che si accumulano. Polizia e carabinieri sono sotto organico e queste difficoltà sono visibili: in tante città italiane, comprese Roma e Milano, il numero delle volanti è fortemente diminuito.
E nella finanziaria 2008 non si pone rimedio a questo stato di cose: alle forze dell’ordine vanno soltanto insufficienti briciole, il grosso va ai protetti della sinistra radicale e a quei capitoli di spesa che il voto di scambio praticato da Prodi ha moltiplicato col solo scopo di sopravvivere. La sicurezza, secondo il governo, non è ai primi posti nelle priorità italiane. Ma i cittadini non la pensano così e si preparano a esprimere la loro condanna per l’insipienza e la sordità del governo.
Da Potere Sinistro
Non solo ma questo governo concede ai comunisti alleati di portare avanti una campagna di demonizzazione delle Forze dell'ordine indecente.
Questa sinistra garantista con tutti, dai pedofili agli stupratori, dagli assassini ai rapinatori, quando si tratta di poliziotti e carabinieri diventa forcaiola...
A proposito di quanto si sia deteriorata la sicurezza in Italia, ho trovato un allarmante dato sul boom di furti e rapine in treno, quasi 5.000 in sette mesi.
Non c'è che dire questo governo ha proprio fatto la felicità...dei criminali, però.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 19/11/2007 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

18 novembre 2007

Silvio facci sognare....


Ha aspettato i dati sulla raccolta delle firme per “mandare via Prodi e andare a nyuiove elezioni”; poi, ieri pomeriggio, Berlusconi ha dato il grande annunzio: “Forza Italia si scioglierà dentro questa nuova formazione politica, il Partito del popolo italiano delle libertà”.
Verrà ricordato come il discorso di piazza San Babila a Milano.
Adesso si capisce perché Berlusconi aveva voluto questa raccolta di firme: una specie di atto di nascita, controfirmato da milioni di italiani, del nuovo partito. Chi aveva ironizzato sull’inutilità di queste firme per provocare la caduta del governo Prodi, adesso capisce che Berlusconi aveva in segreto un altro progetto e un altro movente per questa mobilitazione.(non lo capiscono mai, sempre indietro di una lunghezza, rispetto a lui NdO).
Secondo Berlusconi, “il nome di Forza Italia ha contato” e, nella nuova formazione politica, “contribuirà ad una formazione più grande”.
Quindi un soggetto politico nuovo con le mani libere: gli alleati – An, Udc, Lega – volevano legargli le mani, e Berlusconi si è sottratto a fare da bersaglio. Con il nuovo movimento, potrà trattare con tutti: “Se l'altra parte avanzerà proposte o dirà di sì alle nostre proposte, saremo lieti di trovare per il nostro paese una direzione di svolta che arricchisca la democrazia, lo sviluppo e la libertà”.
Chi è questa “altra parte”? Probabilmente il Partito democratico di Veltroni, che punta a una legge elettorale che premi due soli partiti. E Berlusconi ne sfodera uno nuovo di zecca, che raccoglie alla prima uscita quasi il doppio dei voti raccolti alle primarie, e di sicuro il doppio dei voti ottenuti da Veltroni. Un partito che, se passerà la legge elettorale proposta da Veltroni, proietterà il nuovo partito di Berlusconi al primo posto, molto probabilmente in grado di conquistare la dolo la maggioranza assoluta dei seggi.
Berlusconi ha parlato chiaro: “Lo vogliono tutti gli italiani. In più di sette milioni hanno firmato per dire basta alla situazione attuale, alla frammentazione e fronteggiare la sinistra che è sotto i diktat della sinistra estrema. E’ quello che la gente vuole. Diamo il via qui, oggi stesso, a questo nuovo futuro della politica italiana: io spero che aderiscano tutti, nessuno escluso. Adesso è importante dare vita a una nuova creatura protagonista della libertà e della democrazia dei prossimi decenni”.
Con questa iniziativa a sorpresa, Berlusconi riconquista il centro della scena politica, annullando la “novità” Veltroni e il successo di Prodi sulla Finanziaria. E mette in difficoltà i suoi alleati poiché ai gazebo non si sono recati a votare solo gli elettori di Forza Italia. La nuova formazione potrà attirare molti voti dagli alleati, che d’ora in poi spareranno a vuoto contro Berlusconi. Questo obiettivo risulta dalle sue parole, quando ha detto che il nuovo partito “è aperto a tutti”. Quindi ha aggiunto: “domani presenteremo questa nuova iniziativa”, poi ha annunziato che cercherà “di essere presente in tutte le venti regioni italiane”. Un tour de force eccezionale, una risposta in grande stile all’opposizione ma soprattutto agli alleati.
“Berlusconi contro tutti”, avevamo scritto il 17 novembre, aspettando una idea forte e creativa. E’ arrivata. Nelle sue parole c’è il coraggio, la rabbia e la fantasia. E’ una seconda discesa in campo contro la politica dei piccoli interessi, dei personalismi. Che colpirà anche Forza Italia, adagiatasi un po’ troppo nella logica partitocratrica, che Berlusconi non digerisce. Le insidie maggiori al nuovo grande progetto, infatti, possono venire proprio dall’interno di Forza Italia.
Da Punto Quotidiano
Orpheus




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18 novembre 2007

Finalmente si parla di Cristianofobia:il Parlamento europeo condanna la persecuzione dei cristiani

 
Tanta é stata strombazzata la notizia della moratoria Onu sulla pena di morte, tanto é stata ignorata la risoluzione DI CONDANNA alla persecuzione dei Cristiani, del parlamento europeo approvata quasi all’unanimità (con 57 voti a favore, due contrari e un astenuto), che denuncia violenze e sopraffazioni contro i credenti. 
Iraq, Cina, Vietnam, Turchia, Pakistan, Gaza, Filippine: l’Asia si conferma il continente ove maggiori sono le violazioni alla libertà religiosa. Finalmente arriva una condanna " sui gravi episodi che mettono a repentaglio l'esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose". Fin'ora l'eccidio dei cristiani nei paesi a maggioranza musulmana e/o nei paesi comunisti, é stato bellamente ignorato.
Ci si affannava a concedere il proliferare di moschee nelle nostre città, a ingegnarsi per non offendere "la sensibilità" degli islamici senza nemmeno paventare una ben che minima richiesta di reciprocità. Senza far presente che a fronte della nostra grande disponibilità ci si deve misurare con uccisioni di cristiani e roghi di chiese. 

Il documento fa, quindi riferimento da un lato agli accordi e convenzioni internazionali che tutelano i diritti dell’uomo e la libertà religiosa e dall’altro ad una serie di casi di violenza e sopraffazione, tutti riferiti alla violazione della libertà religiosa.
Il Parlamento europeo dopo aver espresso una condanna “risoluta” e “ferma” di tali atti “sollecita i governi dei Paesi interessati a migliorare la sicurezza delle comunità cristiane; sottolinea di conseguenza che le autorità pubbliche hanno il dovere di tutelare tutte le comunità religiose, incluse quelle cristiane, dalla discriminazione e dalla repressione” ed invita gli organismi europei a sollevare la questione a livello politico con gli Stati nei quali le violazioni avvengono.
 La risoluzione riporta poi alcuni casi, dei quali AsiaNews ha dato, a suo tempo, notizia.
Si va dal rapimento dei sacerdoti iracheni padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, avvenuto il 14 ottobre 2007 a Mosul, in Iraq, all'uccisione di padre Ragheed Ganni e dei tre diaconi che lo assistevano, avvenuta il 3 giugno 2007 a Mosul, dall’ assalto contro una chiesa cristiana il 10 ottobre 2007 a Godwinh, alla periferia di Lahore, in Pakistan, alla uccisione del vescovo protestante Arif Khan e di sua moglie il 29 agosto 2007 a Islamabad, dall’assassinio di Rami Khader Ayyad, titolare di una libreria cristiana, avvenuta il 7 ottobre 2007 a Gaza, all'attacco perpetrato il 18 aprile 2007 contro la casa editrice cristiana Zirve a Malatya, in Turchia, con l'uccisione di tre cristiani, Tilmann Geske, Necati Aydin e Ugur Yuksel, al rapimento di padre Giancarlo Bossi, avvenuto il 10 giugno nelle Filippine. Il Parlamento europeo sottolinea poi “la gravità della situazione per quanto concerne la libertà religiosa nella Repubblica popolare cinese, e in Vietnam.  Fuori dall’Asia, infine, vengono ricordati “l'uccisione di due giovani copti, Wasi Sadek Ishaq e Karam Klieb Endarawis, avvenuta il 3 ottobre 2007 ad Awlad Toq Garb, in Egitto” e “la gravità della situazione delle comunità cristiane del Sudan, i cui membri continuano ad essere oggetto della repressione delle autorità di Khartoum”.
Non é male come inizio, se non altro comincia a squarciarsi il velo del silenzio omertoso sulle persecuzioni inflitte ai cristiani, che fin'ora sono state ignorate.
In tempi di oscurità assoluta, anche un cerino acceso nella notte, dà speranza.
Orpheus
 

18 novembre 2007

D’Alema, Belgrado, il grande fiasco e il silenzio dei media italiani

 
Abbiamo aspettato a lungo, ma nessun media italiano ha parlato del grande fiasco del viaggio di Massimo D'Alema a Belgrado. Alle parole "aprite le vostre menti" di D'Alema risponde in Sunday Time, che afferma che " adesso i serbi del kosovo si stanno riarmando". Durante il suo discorso al popolo serbo è stato deriso e fischiato, le sue parole sono state coperte dalle proteste dei presenti, che ancora ricordavano quando, nel 1998, il governo italiano, diretto proprio da Massimo D'Alema, diede il suo appoggio al bombardamento della Nato sulla Serbia. Com'è venuto, così è andato via il Signor d'Alema che ha intascato una tangente "da Cavallari" e l'ha scampata con la prescrizione .
« Aprite le vostre menti , ha dichiarato il Ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema a Belgrado, con un puro inglese con la cadenza del dialetto romano. "Dimenticate la Terra kosovara, cercate di collaborare e pensate alla vita", ha affermato il Ministro, ex giornalista, nell'anima sicuramente un filosofo, un dichiarato marxista e di ideologia filo-comunista sino agli anni '90. » Queste le parole dell'opinionista serbo Milan Grujic per commentare la deludente comparsa del Ministro D'Alema nella città di Belgrado. Era Premier del Governo italiano quando la Nato ha bombardato la Serbia, sostenendo la missione che avrebbe sganciato sulla ex Jugoslavia migliaia di bombe all'uranio impoverito, come un vero uomo di sinistra e un umanista. "Una personalità così contorta che ricorda un po' la canzone del compositore macedone Vlatko Stefanovski ' questo e quello, quello e questo, questo e questo e quello sei tu…' ." , afferma Milan Grujic , giornalista serbo.
Il Signor D'Alema, comunista e umanista, ha così detto al popolo serbo, in un periodo molto delicato ai fini della risoluzione della questione del Kosovo, di mettere da parte i propri sentimenti nazionalisti e di prendere una decisione che faccia il bene della Serbia. Parole inaccettabili per i Serbi e per tale motivo contestate dalla folla presente, con fischi e proteste che hanno così decretato l'umiliazione del Governo italiano in una terra da sempre amica. Rappresenta questa la dimostrazione che un intero popolo ha perso il rispetto della comunità internazionale, che dimentica così che il Kosovo e Metohija fanno parte della Serbia e nessuna condizione o compromesso può cambiare una cosa del genere. Il Governo serbo da sempre contesta legittimamente che venga rispettata la risoluzione dell'ONU con la quale si è conclusa la guerra del 1999, e il Trattato di Helsinki. " I cittadini della Serbia da sempre difendono la proprio sovranità dinanzi alle pretese dei cd. "uomini di pace" , non in nome di una supremazia territoriale sugli albanesi del kosovo, ma per evitare che per coprire gli interessi delle lobbies centinaia di bambini continuino a morire" - dichiara Milan Grujic . Ma c'è ancora altro che i serbi vorrebbero che venisse rispettato. " Possono per esempio accettare che i rispettabili rappresentanti della " open-your-mind generation" cercano di cancellare le frontiere tra gli Stati Europei, in modo che dopo Belgrado, Pristina, Parigi, Minsk saranno parte dello stesso Stato : in quest'ottica non vi è alcun problema che il Kosovo non sia più parte della Serbia. Quello Stato si potrebbe chiamare Unione Europea o "grande Albania", ma non cambierà nulla nei fatti." Infatti, fa notare Milan Grujic che almeno il 10 % della popolazione della Serbia sono profughi, per un totale di più di 500.000 persone ". Quindi, caro Signor D'Alema, solo i Serbi in Europa non possono far ritorno alle proprie case e alle proprie terre? Attraversa tutta la costa balcanica, da Pristina a Zagabria, prendi carta e penna, e chiedi a Seidiu, Checku, Mesic e Sanader quando precisamente lasceranno che tutti i Serbi cacciati brutalmente dalle loro proprietà possono ritornare nel proprio Paese e riprendere possesso di tutto ciò che apparteneva loro ed è stato strappato con la violenza. Dopodichè, sarà possibile sedersi ad una tavola rotonda e ridiscutere insieme la questione del Kosovo. Potremo così parlare liberamente, in italiano, o con il il tuo "tarzan inglese", con le mani, o con le gambe, come piace a te." - conclude Milan Grujic .
Dinanzi a tutta la comunità serba Massimo D'Alema è stato umiliato e fischiato, dando così uno spettacolo penoso e deludente che tuttavia non è trapelato nè in Italia, nè attraverso i Media Occidentali. E' chiaro, dunque, che questo è il fallimento della politica estera, della diplomazia, in quanto i nostri ambasciatori e i nostri politici sono dei fantocci che fanno la volontà degli Stati Uniti, delle lobbies. D'Alema ha venduto il buon nome della italianità, offendendo un popolo sovrano e subendo fischi e proteste, per proteggere gli interessi delle multinazionali : in pratica non è più un Ministro, ma un agente di commercio.  
Da Rinascita Balcanica
Evidentemente non gli bastano i fischi in patria....:-D
L'articolo é datato 26 ottobre 2007, dopo la 
recente visita del Ministro degli esteri Massimo D'Alema a Belgrado.
A parte la figuraccia di D'Alema e quindi dell'Italia che rappresenta, da rimarcare é il GRADO DI CENSURA di cui siamo vittime tutti i giorni.
Censura che questo governo mette in pratica sistematicamente TACENDO TUTTI I FATTI  che lo mettono in imbarazzo.
Solo in Italia si sono "dimenticati" di quello che ha fatto la sinistra nella precedente legislatura, tutti gli altri paesi no, soprattutto quelli che hanno ricevuto le bombe in testa, da questi novelli "pacifisti" dell'ultima ora.



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permalink | inviato da Orpheus il 18/11/2007 alle 19:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

18 novembre 2007

Gli spettacolari successi della politica estera e militare di George W. Bush


Una delle grandi favole raccontate in questi anni è che George W. Bush abbia compromesso i rapporti di alleanza, rispetto e solidarietà tra l’America e il resto del mondo. Abbiamo controllato e, a ieri, la situazione è un’altra: in medio oriente e nel mondo islamico ci sono due regimi terroristici in meno. La Libia ha smantellato i suoi programmi nucleari e il Pakistan si è trasformato, con le difficoltà evidenti in questi giorni, da principale sostenitore dei talebani in alleato nella guerra al terrorismo. Per restare in zona, l’India un tempo era un paese non allineato e sotto l’influenza sovietica. Oggi è partner affidabile degli Stati Uniti, al punto che Bush ha stipulato con la più popolosa democrazia del mondo un’alleanza nucleare. La Corea del nord, grazie alle pressioni di Washington sulla Cina, si è impegnato ad abbandonare i toni da apocalisse atomica. I rapporti con il Giappone non sono mai stati così solidi. Restano aperti i conflitti mediorientali – dai territori palestinesi, al Libano, all’Iraq, all’Iran – ma sono questioni che risalgono ai decenni precedenti a Bush e perlomeno adesso è in cantiere una strategia diversa da quella fallimentare che ha sedimentato l’odio antioccidentale e causato gli attacchi dell’11 settembre.
L’aspetto più interessante, però, è quello europeo. Si è scritto molto a proposito dell’arroganza bushiana che avrebbe diviso l’Europa. In realtà, fin dal primo momento, la maggioranza dei paesi europei si è schierata con Bush. Le eccezioni sono state Francia e Germania. Gli altri, compresi Italia e Spagna, hanno addirittura firmato un documento di sostegno alla politica di Bush, la famosa Lettera degli otto, seguito poi da un’analoga presa di posizione dei paesi dell’est europeo.
In questi anni di Bush alla Casa Bianca, la Nato si è allargata a est, fino a dialogare istituzionalmente con la Russia. Rivoluzioni pacifiche e filoamericane si sono svolte in un paio di ex Repubbliche sovietiche e la Turchia in occidente può contare principalmente sul sostegno della Casa Bianca. L’ostilità di Francia e Germania è sparita alla prima occasione in cui gli elettori sono stati chiamati alle urne. Jacques Chirac è in pensione e Gerhard Schröder fa il consulente petrolifero di Vladimir Putin. All’Eliseo c’è il politico francese più filoamericano dai tempi del marchese Lafayette, uno capace di nominare come ministro degli Esteri un radical-socialista che sulla guerra contro Saddam si oppose al semplice pacifismo e di ripetere che l’America è “la più grande nazione del mondo”. Il cancelliere tedesco Angela Merkel idem. A Downing Street, al posto del “cagnolino di Bush” Tony Blair, c’è un altro premier socialista che ricorda ogni cinque minuti di essere più filoamericano del suo predecessore. In controtendenza ci sono soltanto Spagna e Italia, ma solo a causa di una strage islamista e di uno scarto di voti dello 0,06 per cento. E malgrado ciò non si contano i bye-bye Condi e le suppliche di essere ricevuti alla Casa Bianca. In fondo siamo quasi tutti americani.
Da Il Foglio
Il problema italiano é legato unicamente all'anomalia in cui opera l'attuale maggioranza. Nella precedente legislatura della sinistra, Massimo D'Alema era dalla parte delle "sporche guerre" americane, al punto da inviare aerei italiani a bombardare Belgrado.
Adesso si é riscoperto, pacifista, antiamericano ecc. tutto per compiacere l'ala massimal/comunista della coalizione di governo e in definitiva per non mettere a rischio la "poltrona".
Questi sono gli unici criteri che condizionano la politica estera italiana.
Leggermente direi..."terra, terra"....
A voglia Napolitano a elogiare in pompa magna semplici  "operazioni di restyling" di facciata come chissà quali  prodigi di questo sgangherato governo. La Cina se ne frega bellamente delle moratorie ONU sulla pena di morte, e l'Italia é sempre più la "solita italietta" repubblica delle banane e dei ciarlatani.
Orpheus
Orpheus


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18 novembre 2007

Sette milioni di “vaffa” al Governo Prodi


Foto da Casadelle Libertà

Si è conclusa oggi la tre giorni organizzata da Forza Italia per raccogliere firme contro il governo Prodi.
A quanto pare sarebbero già circa sei milioni le firme raccolte nei gazebo di Forza Italia in tutta la penisola: “I dati provenienti dal territorio delle ore 12 di oggi confermano la straordinaria, e inimmaginabile, adesione dei cittadini alla raccolta di firme contro il governo Prodi. L'obiettivo di 5 milioni di adesioni è stato ampiamente superato e il dato, seppure provvisorio, delle 12, si attesta su cinque milioni e ottocentomila”, recita la nota di Fi.
A fare la fila davanti ai Gazebo anche i doppiamente sfortunati abitanti delle regioni rosse, stanchi di questo governo al pari di quelle del centro-destra.
Per Fini&Casini suona una “campana a morto” (i campanelli d’allarme evidentemente non li hanno avvertiti), a “intrallazzare” con l’attuale maggioranza c’è SOLO da rimetterci. Questo è l'ultimo monito del Cavaliere ai riottosi compagni di coalizione e spero, che finalmente lo capiranno: la gente, quella normale è stufa, ma veramente stufa.
 Stufa di tasse sempre più esorbitanti, stufa di città invase da immigrati irregolari, stufa di aver paura, stufa della politica e dell’antipolitica, della casta e dei privilegi, delle chiacchiere e delle promesse, di parlamentari disobbedienti e transgender, stufa delle calate di orde di barbari pacifinti, spinnellati e incazzati con chiunque non sia al loro livello, prossimo allo zero, il cui unico scopo nella vita è prevaricare, insultare e devastare e che costringono i cittadini (coloro che lavorano le canoniche otto ore al giorno) a barricarsi in casa. Stufa dell'arrendevolezza e della cortigianeria nei confronti dell'islam radicale, quello della Sharia, per intendersi. 
Stufa della violenza degli ultras, delle tute bianche, delle tute nere, verdi e rosse, dei comitati contro tutto che fioriscono come pratoline a primavera. Stufa dei NO-Tav, NO-Molin, No-Global, l’unico NO a cui ambiscono gli italiani è un NO-PRODI, ma a quanto pare l’ha capito solo Berlusconi. Gli altri fanno orecchi da mercante e se comprensibile a sinistra, a destra è suicida.
Consiglio a Gianfranco Fini, se questa “seconda” vita non gli ha bollito completamente il cervello, di farsela lui, una bella seduta di autocritica, insieme al  suo compare Casini, perché io come milioni di altri italiani, siamo stanchi di bei discorsetti e di "statisti" in erba che adesso aprono al "dialogo".
Non ci può essere dialogo con i comunisti che abbiamo attualmente al governo, perché sono loro che COMANDANO, malgrado siano numericamente in minoranza. Siamo gli unici in Europa. Mediti anche su questo il duo Gianfranco-Pierferdi.
Il comunismo si combatte, e si inizia a farlo chiamando le cose con il loro nome, e i governi anche.
Orpheus

16 novembre 2007

Aggredito e stuprato, rischia la galera per 'omosessualità'


 Spesso parlo delle persecuzioni che donne e omosessuali subiscono nei paesi a maggioranza musulmana, la storia che riporto sotto (e che mi é stata lasciata con la preghiera di divulgarla) é l'ennesima testimonianza dell'oscurantismo in cui vivono all'alba del terzo millennio,  centinaia di milioni di musulmani.  Centinaia di milioni, lo sottolineo, non qualche balordo fanatico in qualche paesino sperduto nel nulla.
Sta facendo scalpore la storia di un adolescente franco svizzero che a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha portato in tribunale tre cittadini degli Emirati (uno è minorenne) per aggressione e stupro. Una battaglia difficile, condotta dalla madre del ragazzo quindicenne, la svizzera Veronique Tobert: i tre rischiano la pena di morte, ma il giovane denunciante, che oggi li ha affrontati in tribunale, rischia per parte sua di essere perseguito dalla giustizia. Negli Emirati Arabi l'omosessualità è un reato, dunque lo 'stupro contro un omosessuale' non esiste e chi ammette di aver avuto contatti omosessuali, anche obbligati, viene socialmente bollato.
Il caso sta avendo grande risonanza anche in Francia, grazie a Veronique Tobert, giornalista di origini svizzere, che il 23 ottobre ha lanciato il sito internet www.boycottdubai.com.
"Ringrazio tutte le persone che hanno lasciato i loro commenti sul sito", ha detto da Dubai, dove ha assistito all'udienza del processo che oggi è stato aggiornato all'11 novembre.
Il sito chiede il sostegno del pubblico e di personalità affinché gli Emirati riconoscano il reato di stupro di natura omosessuale e si dotino di strutture adeguate per curare i malati di Aids. Uno dei tre aggressori è infatti sieropositivo e Veronique Tobert accusa le autorità di averlo tenuto nascosto. Il figlio, dopo lo stupro, sarebbe anche stato insultato come 'omosessuale' da un medico legale.
"E' un vera battaglia quella che sto conducendo perché questo non capiti più", ha detto la madre che è una giornalista.
"Abbiamo fatto ricorso contro i governi di Abu Dhabi e di Dubai in Francia e in Svizzera per aver tentato di coprire la vicenda", ha aggiunto la signora Robert."Le autorità non ci hanno dato la possibilità di far curare nostro figlio con una terapia preventiva all'estero. Sapevano dal 2003 che uno degli aggressori era sieropositivo. Ma ci hanno mentito perché è una questione tabù", ha detto.
La vicenda risale al 14 luglio. Il giovane franco-svizzero in compagnia di un amico usciva da un centro commerciale di Dubai quando un giovane degli Emirati che conosceva ha proposto loro di riaccompagnarli in macchina con altri due sconosciuti. Ma il veicolo ha preso la strada del deserto dove si è consumata l'aggressione. La vicenda e la campagna condotta dalla signora Robert hanno provocato il crescente imbarazzo delle autorità degli Emirati, in particolare di quelle di Dubai, che vogliono fare del Paese un centro turistico e degli affari di importanza mondiale
La notizia si è diffusa grazie ad un articolo apparso oggi sul 'Financial Times'.  Il processo ai tre non è ancora terminato - l'accusa e' di sequestro di persona e di violenza sessuale -, ma i tre continuano a proclamarsi innocenti nell'indifferenza dell'opinione pubblica.
Veronique Robert ha anche accusato 'l'intero sistema politico' di aver tentato di dissuaderla dal procedere contro gli uomini affermando che suo figlio rischiava la galera per un accusa di omosessualità. Per il momento, il governo di Dubai non ha voluto commentare.
Da Gay.it
Sembra impossibile, ma queste cose sono all'ordine del giorno in quei paesi. Gli omosessuali non solo vengono perseguitati ferocemente dal popolo, ma la Sharia, che é la legge vigente nella maggioranza dei paesi islamici, LI CONDANNA, anche a morte. A morte per impiccagione... e  Ahmadinejad va in giro nelle università americane a "vantarsi" che non ci sono omosessuali in Iran...
Come non l'hanno tirato giù da quel palco, e non gli hanno fatto assaggiare un po' della "medicina" che lui distribuisce a piene mani, nel suo disgraziato paese, proprio non lo capirò MAI...
Orpheus


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16 novembre 2007

Nonno Giuseppe, Seviziato dai romeni muore dopo un calvario di 8 mesi

 
Si può dire sia finita la lunga agonia, non che il valoroso nonno di campagna riposi finalmente in pace.
Il funerale non ci sarà, almeno per ora: il magistrato ha disposto altri accertamenti. Vuole capire se nonno Giuseppe sia davvero morto per le mazzate vigliacche di quella terrificante rapina in casa, la sera del 28 febbraio. La legge ha bisogno di perizie e di riscontri scientifici. Ma il giudizio popolare va molto più per le spicce, limitandosi a porre una domanda semplicissima: questo poveretto ha trascorso gli ultimi otto mesi della sua lunga e tribolata vita dentro e fuori dalla rianimazione, davvero qualcuno adesso può pensare sia morto di morte naturale, sereno come un angelo, per sopraggiunti limiti d'età?
Mentre il parentado mormora davanti alla sua povera salma, in attesa che i carabinieri vengano a portarsela via, sono molti i pensieri che sorgono spontanei. Il primo è doverosamente rivolto alla nostra strana sensibilità collettiva, che libera rabbia e sdegno a gittata variabile: per certi delitti, edizioni straordinarie e serrate nazionali, emergenze di governo e provvedimenti di massima urgenza. Per nonno Giuseppe, tutt’al più, solo un poco di pietà. Come se morire a 88 anni, dopo otto mesi d'agonia, per i colpi di mazza presi nella propria casa, sia in fondo meno increscioso e meno choccante che morire in un viottolo buio della periferia romana, per mano di un selvaggio spietato e senza Dio. No, non esiste. Tutte le efferatezze di quest'epoca violenta dovrebbero avere uguale risalto e uguale sdegno. Nonno Giuseppe è martire quanto la signora Reggiani, e anche quanto il medico milanese soffocato dallo scotch nel letto di casa. Questo nonno ha una storia perfettamente italiana, di quell'Italia grande e fiera che ci ha regalato benessere, comodità, pace. Basterebbe sfogliare il suo album di famiglia, per scoprirlo uguale agli album che tante famiglie ancora conservano nel cassetto del tinello. Il bambino Giuseppe (classe '19) che va subito a lavorare nei campi. Il ragazzino Giuseppe che deve partire per la guerra. Il soldato Giuseppe che torna sette anni dopo, stremato e piagato, miracolosamente scampato alla Sacca del Don. E poi l'italiano Giuseppe, che non si perde in lamenti e piagnistei, ma si rimbocca subito le maniche e fa ripartire il suo Paese. Il fidanzato Giuseppe che finalmente sposa l'amata Maddalena, e con lei sforna otto figli, quattro maschi e quattro femmine, perché una volta l'incertezza del futuro non metteva paura, anzi scatenava energia. E poi: il papà Giuseppe che è laborioso, generoso, devoto al Signore. Tanto che neppure quando il Cielo, 25 anni fa, gli rapisce l'adorata moglie, e neppure nel '92, quando gli porta via l'amato figlio Franco, in un incidente stradale, il patriarca Giuseppe si lascia andare sconfitto e vinto. Ancora una volta riparte, mandando avanti l'allevamento con i due figli rimasti in casa, trecento vacche da latte che sono un modello nell'intera zona...
Da qualche anno, ormai, era solo il nonno Giuseppe di diciotto nipoti. Non potendo più sopportare lavori pesanti, teneva dietro all'orto e al pollaio. La sera, preparava la tavola e metteva su il minestrone per i due figli. Guardando qualche volta la televisione, davanti ai crimini e alle efferatezze di questa tetra stagione, si lasciava andare a un commento laconico: «Neanche in Russia ho visto cose del genere...».
Aveva tutto per avviarsi tranquillo ai tempi supplementari della sua lunga partita, nonno Giuseppe. Era sereno. Si sedeva sulla panchina fuori dalla villetta, con vista sulle stalle, e ringraziava Dio per quanto gli aveva concesso. La meritava, una dolce fine nel suo letto. Invece, quella sera, si è trovato in casa tre odiosi criminali. Se l'ambasciatore romeno non si offende, va detto per dovere di cronaca che erano romeni. Una coincidenza, va bene. Ma conta poco. Conta come hanno infierito a colpi di mazza sul nonno d'Italia e sui due figli, e come poi li hanno legati alle sedie e li hanno buttati giù dalle scale. Tutto per settemila euro e due telefonini, che i padroni di casa avevano subito consegnato. Pare che i delinquenti si fossero alterati perché nessuno rivelava dove stava la cassaforte. Che non c'è mai stata.
Da quella sera, nonno Giuseppe non s'è mai veramente ripreso. Prima in rianimazione a Brescia, quindi a Manerbio. Nel mezzo, un veloce ritorno a casa. Coperto di cicatrici, la testa ancora ferita, una paresi a bloccargli per sempre la parte destra. I familiari lo toglievano a peso dal letto e provavano a metterlo sulla sua panchina, sotto il portico, affacciato sulle stalle. Purtroppo, non è mai servito. Nonno Giuseppe era lucido a metà. Concedeva solo qualche timido sorriso, quando qualcuno gli faceva una carezza. Negli ultimi due mesi, non riusciva neppure più a parlare. Di quella sera, non ha mai ricordato nulla. Soltanto, nei mesi a seguire, ha continuato a cercarsi sul polso l'orologio, chiedendosi dove fosse finito. Non ha mai saputo che gli avevano rubato anche quello, la sera del 28 febbraio.
Povero nonno Giuseppe. In attesa che gli concedano l'ultimo omaggio, un bel funerale di paese, tutti quanti con la giacca scura e le scarpe buone, qualcuno ha il dovere di concedergli la giustizia che merita. Anche a lui. Anche se aveva 88 anni. Anche se nessuno strillerà mai il suo nome in televisione.
Cristiano Gatti-Il Giornale
Ho scelto questa storia di nonno Giuseppe, per ricordare che ultimamente nel mirino dei criminali immigrati, ci sono spesso le persone anziane. Il perché é ovvio, nella maggioranza dei casi vivono da sole, sono facilmente raggirabili e inoffensive.
In più la solitudine in cui vivono a volte li rende imprudenti, perchè si fidano a fanno entrare i loro carnefici.
Quindi sono le vittime prescelte.
In più nessuno  si darà troppa pena: tanto sono anziani (vecchi), la gente fa spallucce, come se essere colpito a morte con un bastone sia meno grave o doloroso, se si hanno ottant'anni.
Che società é quella che non tutela coloro che hanno contribuito con il lavoro di una vita a costruirla?
Che società é quella che non difende i più deboli?
Dovrebbero chiederselo quei politici che chiamano xenofobi e razzisti coloro che vogliono solo, che non ci siano più  storie come questa di Nonno Giuseppe.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 16/11/2007 alle 22:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

16 novembre 2007

Il governo non cade ma Berlusconi è l'unico che fa politica

 berfincasini.jpg

L’esito della battaglia del Senato sulla Finanziaria somiglia molto da vicino alla vicenda delle ultime elezioni politiche. Il risultato numerico dice che la maggioranza ha vinto per due voti lo scontro con l’opposizione ma la sostanza politica mostra un governo sconfitto e una stagione finita. Per dimostrarlo basterebbe rievocare le parole di  Dini e Bordon, che, parlando in aula dopo la maratona dei giorni passati, hanno ammesso che la maggioranza non c’è più.  A completare il panorama di macerie lasciato dal voto di ieri si sono poi aggiunte le dichiarazioni, dello stesso tenore, dei senatori eletti all’estero, l’instabilità permanente dei mastelliani e l’allontanamento ormai irreversibile del senatore Fisichella.
Si potrebbe anche aggiungere che se Roberto Antonione di Forza Italia non avesse sbagliato il calcio di rigore nella finale dei mondiali (come sul campo di calcio è poi scoppiato in pianto dirotto), votando al favore dell’articolo sulla class action, molto probabilmente il governo non avrebbe visto l’alba di oggi.
Ma la somiglianza di questi due momenti non si ferma qui. E’ il ruolo giocato da Silvio Berlusconi che li cuce in un’unica narrazione. E’ ancora una volta il leader di Forza Italia che, da solo, ha fatto il possibile e l’impossibile per ottenere la sconfitta di Prodi. E’  lui che si è speso e che si è esposto in ogni modo per creare le condizioni della caduta di un governo già in bilico da tempo: ha scaldato i cuori dei suoi, sostenuto gli incerti, provocato i dubbiosi, parlando ogni giorno in modo trasparente al paese di quelli che erano i suoi intenti. In una parola lui ha fatto politicaE ancora come nel 2006 i suoi alleati sono stati a guardare: un giorno scettici, l’altro polemici, sempre silenziosi a tessere e strologare strategie alternative. Infine forse anche augurandosi la tenuta del governo, avendo abboccato alle facili analisi dei giornali che prevedevano un Berlusconi indebolito e arreso davanti alle previsioni mancate.
Le cose evidentemente non stanno così. Bastava vedere la performance di Ignazio La Russa a Porta a Porta ieri sera per capirlo. E’ arrivato col piglio battagliero per raccontare quanto il suo partito fosse pronto a fargliela pagare a quel rodomonte di Berlusconi. Poi quando i giornalisti invitati a commentare hanno cominciato a descrivere lo stato comatoso del governo e sostenere che la sua agonia si sarebbe solo prolungata di poco, La Russa è rimasto senza parole, essendosi da solo ficcato nel ruolo di chi doveva dimostrare che Berlusconi aveva perso e Prodi vinto.
Fini e Casini coltivavano insomma l’idea che fallito il fronte della lotta su cui avevano isolato Berlusconi, avrebbero, al momento giusto, dominato quello della trattativa. Ma le cose non stanno così per ragioni del tutto evidenti a chi non è costretto ogni giorno ad inventarsi un retroscena. Se si apre un tavolo sulle riforme e si presenta la necessità di un’intesa bipartisan, le carte in mano le hanno ancora tutte Berlusconi e Forza Italia. In quella partita gli interessi prevalenti e la forza necessaria ad imporli sono quelli dei due partiti maggiori, Pd e Fi. Gli alleati possono fare tutti i volteggi di cui sono capaci ma alla fine si accorgeranno di non avere vie di fuga plausibili. Berlusconi ha intatta la possibilità di convogliare la confusione veltroniana sulla riforma elettorale verso esiti a lui più favorevoli (più spagna, meno germania); mentre gli spazi di manovra delle formazioni minori, chiuse tra la tenaglia del referendum e gli esiti incerti della trattativa, si faranno sempre più ristretti. Tanto che alla fine potrebbe essere interesse dei piccoli partiti  e delle nuove micro-formazioni di maggioranza e di opposizione, andare a votare subito con la legge attuale.
Certo qui si presenta la vera difficoltà per Berlusconi a questo punto. Sapere con altrettanta destrezza incarnare un partito di lotta e di trattativa. Deve riuscire a incassare tutti i risultati politici che il terremoto della Finanziaria ha lasciato sul campo, renderli permanenti e rafforzarli. Ma allo stesso tempo deve saper cogliere il momento giusto per prendere in mano le fila di ogni possibile trattativa che di qui a poco si aprirà sul fronte delle riforme. Non è un’impresa facile, ma le parole di Gianni Letta riportate ieri dal Corriere della Sera (“occorre definire insieme le regole del gioco”) fanno capire che questa dimensione non è affatto estranea alla politica berlusconiana.
Ora la delusione del momento troverà il suo naturale deflusso nell’iniziativa di piazza che Forza Italia ha organizzato in tutta Italia per raccogliere lo scontento crescente dei cittadini verso il governo Prodi. Sarà il giusto epilogo di una fase di lotta che ha fatto breccia ovunque possibile.
La finanziaria approvata non rende il governo più forte, semmai più ricattabile, impopolare e dannoso. Si può cambiare passo, ma la direzione è la stessa. E l’unica “pagina da voltare” , per dar retta a Gianfranco Fini, rimane quella dell’era Prodi.
 Giancarlo Loquenzi-L'Occidentale


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16 novembre 2007

Il 95% degli ultras fuori in due giorni


Tutti liberi, o quasi. Ecco cosa succede agli ultrà arrestati dalle Forze dell'ordine. Loro, i poliziotti e i carabinieri, gli mettono le manette ai polsi per gli scontri, le violenze e la detenzione di armi improprie; gli altri, i giudici, li scarcerano al massimo dopo una settimana. Con buona pace della linea dura annunciata dal governo. Dei 406 tifosi arrestati nel corso degli ultimi quattro campionati (2003/2004; 2004/2005; 2005/2006; 2006/2007), «in galera per l'esecuzione di pena non c'è nessuno», attacca Filippo Saltamartini, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap). Colpa della nostra legislazione, spiega, che per quel tipo di reati «non prevede la sanzione del carcere». Sono fuori, in questo modo, non solo i dieci ultrà arrestati a Milano per gli incidenti di domenica scorsa, ma anche il catanese indagato per la morte di Filippo Raciti e gli ultras di Ancona e Lazio fermati ad ottobre per possesso di mazze, coltelli e machete. Ultimi ad evitare la galera, gli ultrà del Brindisi finiti in manette domenica scorsa per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. «Il fatto è che il più delle volte si tratta di reati contravvenzionali per i quali non è prevista la carcerazione», ribadisce Saltamartini. In realtà, aggiunge il numero uno del Sap, a favore degli arrestati gioca la combinazione di due fattori: la bassa sanzione per una certa tipologia di reati e la struttura «del nostro sistema, secondo il quale la pena va eseguita solo dopo la sentenza definitiva».  Il che vuol dire, in media, aspettare quindici anni prima di arrivare alla fine dell'intero procedimento. Solo allora «chi è stato condannato può essere tradotto in carcere a scontare la pena». A una condizione, però: «Che la sanzione irrogata sia superiore ai tre anni di reclusione». In caso contrario basta essere incensurati, e invocare le attenuanti generiche, per evitare la galera. Per Saltamartini «il 95% dei procedimenti a carico degli ultrà «si chiude dopo 48 ore, in sede di convalida dell'arresto. Con i fermati rimessi in libertà dal giudice. Per il restante 5%, invece, va in scena il processo per direttissima, dove però la sentenza non è eseguibile se la colpevolezza non è confermata dall'ultimo grado di giudizio». E a nulla porterà, scommettono gli uomini in divisa, la novità di imputare agli ultras accusati delle devastazioni dello scorso fine settimana anche l'aggravante della finalità di terrorismo. Per i sindacati di polizia, infatti, si tratta di un'accusa facilmente smontabile davanti al magistrato. Niente di nuovo sotto il sole, però, visto che perfino l'autore di una rapina a mano armata, incalza Saltamartini, «se è incensurato, paga i danni e ottiene il giudizio con rito abbreviato, se la può cavare con quattro anni e mezzo di reclusione».
Le cronache, del resto, sono piene di notizie relative alle scarcerazioni degli ultrà. Il 23 luglio scorso il tribunale dei minorenni di Catania ha fatto uscire Antonio Speziale, il diciottenne indagato per l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti. A febbraio, in precedenza, erano usciti di galera sei dei sette arrestati maggiorenni. Motivo: erano incensurati. Ad ottobre è stato lo stesso Giuliano Amato, ministro dell'Interno, a lamentarsi della decisione della magistratura di scarcerare 61 dei 66 ultras laziali trovati con coltelli e machete negli zaini prima della trasferta di Bergamo. Lo stesso è accaduto, il 5 ottobre, per tre tifosi dell'Ancona sorpresi ad aspettare i sostenitori del Perugia con bastoni, tira-pugni d'acciaio e un coltello a serramanico con lama lunga dieci centimetri. Tutti fuori dopo una notte in cella perché il decreto anti-violenza Amato-Melandri non prevede come obbligatoria la custodia cautelare in carcere.
Tommaso Montesano-Libero
Ecco la causa principale di tante morti assurde, la totale impunità per i violenti.
Se un governo di qualsiasi parte politica, non é capace o non vuole varare leggi che puniscano in modo esemplare i violenti, allora non mandi le forze dell'ordine a fare da cuscinetto fra queste bande di nuovi barbari.
Non possono pretendere che per una paga da fame, tutte le domeniche gli uomini in divisa rischino la pelle. Perchè cosa? In nome di chi? Del giro d'affari che ruota intorno al mondo del calcio e arricchisce chi ne fa parte? Per permettere all'allegra famigliola di andare allo stadio?( ma in quale film, ormai gli stadi sono campi di battaglia)
Per permettere a un'intera generazione di disadattati di dar sfogo ai propri istinti bestiali contro il nemico-avversario?
Ci vogliono leggi.  Chiacchere e beatificazioni servono a ben poco...fra qualche mese, saremo nuovamente a parlare e scrivere dell'ennesimo morto.
Orpheus



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16 novembre 2007

Il segreto di Pulcinella. Cossiga riapre il caso Moro


Il caso Moro non si chiuderà mai.
Non dopo che l’ex capo dello stato Francesco Cossiga ha di nuovo riaperto le vecchie ferite affermando che almeno mille dirigenti comunisti dell’epoca sapevano benissimo dove fosse tenuto nascosto. Riportando a sua volta le parole del brigatista Prospero Gallinari, uno dei fondatori delle Brigate Rosse fin dai tempi del “gruppo dell’appartamento” di Reggio Emilia dei primi anni ’70. Gallinari oggi, come tutti i terroristi e gli assassini politici di quegli anni, è un uomo libero. La sua salute malandata (nel conflitto a fuoco in cui venne preso rimase colpito alla testa da un proiettile, inoltre è cardiopatico dalla nascita) lo ha salvato dall’ergastolo. Che si sarebbe pienamente meritato avendo partecipato alla strage di via Fani del 16 marzo 1978 e al successivo omicidio dell’ex presidente della Dc Aldo Moro il 9 maggio successivo. Intervistato ieri dal bravo Aldo Cazzullo sul “Corriere dell sera”, Cossiga ha così riferito le parole di Gallinari: “se facessi un nome in particolare, lei presidente cadrebbe svenuto. Voi cercavate Moro in una casa isolata, ordinavate perquisizioni ai corpi speciali, ma avreste dovuto affidarvi ai vigili urbani. Noi tenevamo Moro in un condominio, uscivamo a fare la spesa. E’ così”.
Da queste parole si deduce, senza particolari voli pindarici, che nel mondo della sinistra, più o meno simpatizzante con le Br, in molti sapevano dove Moro era tenuto prigioniero.
Addirittura, sembra oggi, un segreto di Pulcinella. Inoltre almeno un alto papavero dell’ex Pci doveva esserne al corrente. Quel nome che avrebbe fatto svenire Cossiga. Corollario da questi due quasi postulati? Altro che complotto della Cia, Gladio e P2. Se qualcuno ha voluto Moro morto e ha eventualmente manovrato, usato o semplicemente approfittato di quelle azioni che compievano le Brigate Rosse, quel qualcuno va cercato nel vecchio Pci. E dintorni.
E per la proprietà transitiva filosofico matematica, nell’ex Unione Sovietica. Una realtà persino evidente anche all’epoca, ma volutamente occultata dietro la cortina fumogena delle varie Commissioni stragi, delle suggestive teorie del doppio stato, delle fantasie su Cia e Mossad, sempre vagamente velate, ieri come oggi, di anti-americanismo e di odio verso gli israeliani. Cioè gli ebrei. Adesso però alcuni segnali che si colgono qua e la, in quell’intellighentia fatta di raccomandati che buttandosi a sinistra negli anni settanta si sono guadagnati posti non sempre meritati in giornali, istituzioni (tra cui la magistratura) e altri luoghi di potere, fanno pensare che qualche verità, scomoda, stia per venire a galla.
Anche l’outing di Chiaberge sul clima in cui viveva a casa propria, ne “la Stampa” di Torino, il povero Carlo Casalegno, è molto significativo. Molti cominciano a vergognarsi di avere fatto atto di sottomissione a quegli intellettuali che giocavano ad aiutare i brigatisti. O a fornire loro luoghi sicuri dove rifugiarsi e riunirsi. O a dare loro una mano nella elaborazione delle rivendicazioni degli omicidi e a scrivere le famigerate “risoluzioni strategiche”. Ancora un piccolo sforzo e qualcuno ricorderà anche l’atmosfera sindacale in cui è maturato al “Corriere della Sera” l’omicidio di Walter Tobagi. Forse è venuto veramente il momento che un qualche coraggioso giornalista inizi a fare revisionismo, come suggerisce lo stesso Chiaberge nell’intervista che ha rilasciato al sottoscritto, su quei formidabili anni e su quei meno formidabili protagonisti. Su ambiguità, meschinità e opportunismo. Su certe carriere all’ombra dei salotti di Potere operaio. E chi più ne ha più ne metta. Verrebbe quanto meno fuori, misteri d’Italia a parte, che se oggi viviamo in un paese conformista in cui prevalgono le caste si deve anche a questi signori che volevano cambiare il mondo a pistolettate. O con parole che sostenevano chi le pistolettate le tirava per davvero.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non solo sono stati ammazzati per niente degli innocenti come Casalegno, Moro, il giudice Alessandrini, Guido Rossa più altri 400 meno noti uomini delle forze dell’ordine, della polizia penitenziaria, dei carabinieri, dell’industria e del lavoro. Ma si è creata, all’insegna del proverbio Tuareg “bacia la mano che non puoi tagliare”, un’ulteriore odiosissima casta di privilegiati: quella degli assunti nei posti di lavoro, soprattutto nei giornali, dall’odiato padrone che voleva tenerseli buoni. E li ha strapagati e promossi fino al vertice. Avere fatto l’occhiolino ai terroristi di sinistra per qualcuno è stato un ottimo investimento. Specie oggi che la categoria giornalistica si è proletarizzata. Loro, quelli assunti prima, hanno fatto ormai a tempo ad arrivare sulle soglie della pensione con stipendi che noi ci sogniamo. Loro, erano quelli che avevano all’epoca il compito di mediare sottobanco con i brigatisti veri e propri. E che quando la stagione della mediazione è finta si sono ritrovati sotto il culo un ottima poltrona e in tasca un ottimo stipendio. Ecco, se gli italiani cercano risposte sui misteri d’Italia, vadano a chiederli a loro. Cossiga docet.
Dimitri Buffa-Opinione.it
Poco da aggiungere se non che, c'è chi ancora INCREDIBILMENTE, crede alla favoletta della seduta spiritica...
Orpheus


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16 novembre 2007

La Ue boccia Pecoraro Scanio

 

Alfonso Pecoraro Scanio è talmente impegnato a dire di “no” a tutto, che alla fine non riesce a fare nemmeno una cosa che gli dovrebbe – almeno in teoria – stare a cuore: il Codice Ambiente. E così il Governo, mentre è impegnato a sopravvivere alla sua stessa Finanziaria, si becca pure l'ennesimo “euroschiaffo”. La Corte di Giustizia europea, infatti, ha condannato l’Italia a causa dei ritardi nell’entrata in vigore del Codice Ambiente in corso di revisione da parte dei tecnici del ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Il supremo organo di giustizia europea infatti ha ritenuto il nostro Paese inadempiente nel recepire la direttiva Vas del 2001 relativa alla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. La Corte ha insomma rigettato il controricorso in cui non venivano contestati i fatti, ma veniva giustificato lo slittamento con la complessità della materia che si è intrecciata con le difficoltà e la tempistica della riforma in corso del cosiddetto Codice ambiente. La bocciatura è tanto più pesante dal momento che la commissione europea aveva rinunciato alla stessa causa contro l’Italia che era stata cancellata all’inizio del 2006 dopo l’emanazione del decreto legislativo 152, lo stesso che senza fortuna si sta tentando oggi di riformare.
“Successivamente - si legge nella sentenza – la Commissione europea venuta a conoscenza del fatto che era stata sospesa l’entrata in vigore della seconda parte del Codice ambiente (in cui era contenuta il recepimento della direttiva) a seguito dell’iniziativa di modifica voluta dal ministero dell’Ambiente, ha deciso di riprendere l’iniziativa giudiziaria, dopo due avvertimenti a gennaio e a luglio di quest’anno. Infine la condanna giunta l’8 novembre in cui la Corte sottolinea che uno stato membro non può invocare le giustificazioni addotte per sottrarsi agli obblighi prescritti talché non deve considerarsi un difficoltà anormale e imprevedibile la complessità della materia. I ritardi nella riforma del Codice Ambiente potrebbero a questo punto provocare ulteriori condanne per quel che riguarda le acque e i rifiuti”.
Da L'Opinione
Alemanno in confronto a mister "NO" era un vulcano di attività.
Questo non si capisce cosa bene cosa faccia, oltre a seminare il pecoraro-pensiero in ogni dove.
Orpheus


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15 novembre 2007

Arabia "Inaudita": vittima di stupro condannata a 200 frustate


A leggere queste notizie, sembra impossibile che certe nazioni facciano parte della stesso mondo,  a cui appartiene l'Occidente, e con poche ore di aereo possano essere facilmente raggiunte. Sembra di leggere "cose di un altro mondo", o meglio di un'altra epoca in cui la donna era schiava del maschio-padrone.
Altresì mi sembra impossibile che ci sia qualcuno che consideri civile un paese dove la legge condanna una vittima di stupro a sei mesi di carcere e 200 frustate.
Questa é la condanna inflitta in appello da un tribunale saudita a una ragazza stuprata da sei uomini che se la sono cavata con pene da 2 a 9 anni di reclusione. La colpa della ragazza? Farsi trovare dagli stupratori "appartata con un uomo". Reato gravissimo in Arabia saudita dove vige la legge islamica della Shariya. E che ha consentito ai sei di evitare la pena capitale prevista in questi casi.
La vicenda, accaduta nel Regno wahabita in una piccola città vicino ad al Qatif, ad una ragazza che all'epoca dei fatti aveva 19 anni, è riportata dal quotidiano palestinese al Quds al Arabi.
La ragazza si era "appartata" in compagnia di un ex-ammiratore, con l'unico intento di farsi ridare una sua fotografia, che ingenuamente gli aveva fatto avere, e che rivoleva dopo essersi fidanzata con l'uomo SCELTO dalla famiglia.
L'aggressione é avvenuta mentre è "appartata" con lui in automobile. Sette uomini armati di coltelli la sequestrano puntandole una lama alla gola. La portano in una fattoria fuori città. E a turno, la violentano "due volte ciascuno". Uno del branco scatta anche delle foto usando il cellulare della vittima. "Mi hanno detto di non dire niente dello stupro, che altrimenti avrebbero spedito quelle foto a tutti dal mio telefonino".
Quando torna a casa, tenta il suicidio e finisce in ospedale. A quel punto, rivela la verità e sorprendentemente il promesso sposo non la ripudia. Ma si mette alla ricerca dei colpevoli che riesce a trovare in un mercato di pesci.  Insieme, sporgono denuncia alla polizia. 
A  quel punto iniziano i loro guai con la giustizia e la società. Nell`aula del tribunale la giovane, da imputata, viene interrogata tre volte. Tre domande che non hanno nulla a che vedere con quello che ha subìto. Per i giudici anche lei è colpevole, e viene trattata da colpevole.
Ora si trova condannata. Addirittura, il suo avvocato e attivista per i diritti civili Abdul Rahamn al Laham, che ha reso noto il caso, è stato sospeso dalla professione. Il legale dovrà persino sottoporsi a "una commissione educativa", ordinata dal ministro della Giustizia.
La giovane non ha trovato neppure il conforto della famiglia: il fratello più giovane l`ha picchiata per aver gettato la famiglia nel disonore.  Solo il fidanzato é rimasto al suo fianco.
In Siria,  a Damasco invece gruppi di misteriosi aggressori attaccano ragazze vestite all'occidentale con siringhe, spruzzando acido corrosivo sui loro corpi. La tv satellitare al Arabiya ha lanciato ieri la notizia, si sospetta che dietro queste intimidazioni ci siano gruppi fondamentalisti che vogliano imporre il velo islamico alle giovani donne della laica capitale siriana. Alla netta condanna dei laici, s'oppone una presa di posizione di alcuni ulema religiosi, come lo Sheikh Ahmed Ramadan, che propone l'istituzione di ronde islamiche sul modello del corpo «Per la promozione del Bene e la repressione del Male», cioè la polizia religiosa esistente in Arabia saudita e in Iran.
Per le donne quei posti sono un inferno. Purtroppo, quando arrivano da noi, la situazione non migliora di molto, perchè abbiamo dei cervelloni, che chiamano queste barbarie "usi e costumi" e vorrebbero permetterle anche qui da noi. Noi donne italiane, dobbiamo fare tutto ciò che é in nostro potere per aiutate le nostre "sorelle" musulmane, lottando perchè non passi la boiata degli "usi e costumi". Democrazia e libertà, sono un diritto basilare, e quegli "usi e costumi" le negano totalmente.
Orpheus


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15 novembre 2007

Caso Sandri: quello che NON é stato detto

 
La verità bisogna dirla tutta, senza criminalizzare e senza strumentalizzare, ma tacere davanti a quello che è successo e a quello che pagherà, senza sconti  l'agente coinvolto è sbagliato e pericoloso. Un comportamento scorretto che, troppe volte è stato messo in atto dai media, dai politici e dai magistrati a danno di polizia e carabinieri.
Gabriele Sandri non era un tifoso “tranquillo e pulito”, duole dirlo ma è la pura e semplice verità.
L’informazione che lo dimostra, è stata taciuta sulla quasi totalità dei grandi media, e francamente non capisco nemmeno il perché. O meglio, la sua santificazione fa buon gioco a chi ha a cuore la demonizzazione delle forze dell'ordine.
Nel gennaio del 2002 Gabriele Sandri fu fermato dalla polizia davanti allo stadio di San Siro assieme ad altri ultràs laziali, prima dell'inizio dell'incontro di Coppa Italia Milan Lazio. Il gruppo si era appena rifornito in un negozio di ferramenta di coltelli, martelli e cacciaviti. Non certo per dedicarsi a lavori di bricolage, in tribuna.
L'insolito shopping pre-partita non passò inosservato, e la polizia li attese al loro arrivo in taxi davanti allo stadio. Repentinamente, i ragazzi riuscirono a disfarsi di quelle armi improprie, gli agenti, infatti le trovarono in terra e non indosso ai proprietari. Tuttavia furono portati in questura. Gabriele al processo venne poi assolto, complice lo stratagemma di cui sopra. Ma gli fu comunque comminato per un certo periodo un Daspo (il divieto di accedere alle manifestazioni sportive con obbligo di firma). Inutile ribadire che l'episodio non giustifica in alcun modo l'assurda e spropositata uccisione del giovane, ma purtroppo ne è una concausa.
A questo va aggiunto che il giorno della tragedia Sandri si é trovato coinvolto, insieme ai suoi compagni di curva, secondo indiscrezioni armati di coltelli (e ora indagati per lesioni), in una rissa tra tifosi di opposte sponde. E' sceso dalla sua macchina, insieme agli amici, e hanno teso un agguato alla macchina dei juventini, (11 laziali, le macchine erano due, contro 5 juventini su una mercedes nera) dopo essersi coperti il volto con sciarpe e cappucci. Anche stavolta i pugnali sono stati puntualmente ritrovati, accanto a qualche biglia di ferro, nei cestini dell'Autogrill aretino. Nelle tasche di Gabriele, sono state trovate anche pietre.
Da ciò si può facilmente trarre alcune conclusioni: i tifosi laziali non erano in quell'autogrill per "caso", ma nel preciso intento di menare gli avversari, Gabriele Sandri NON dormiva, tutto quello che é stato detto sulla sua presunta innocuità sono balle.
Detto questo rimane da capire il perché della beatificazione di un tifoso, se non violento, per lo meno “bellicoso”, che certo non giova come segnale, in quanto legittima il tifo aggressivo e l'odio contro le forze dell'ordine. A chi giova gettare il paese nel caos incoraggiando questo tipo di violenza nei giovani?
Giovani che pagano con la vita un momento di "ordinaria follia" o uccidono un altro essere umano, che odiano solo perchè indossa una divisa.
Da l’altrogiornale e Anno Zero puntata 15 novembre
Orpheus


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14 novembre 2007

Danimarca un passo avanti, ma é troppo poco

In Danimarca ha vinto Anders Fogh Rasmussen . A spoglio quasi ultimato, il blocco liberale e conservatore ha ottenuto 94 dei 179 seggi in Parlamento. Rasmussen avrà così il suo terzo mandato di governo consecutivo. E' una gran bella notizia. Ai tempi dello scontro sulle vignette su Maometto pubblicate il 30 settembre del 2005 dal quotidiano danese Jyllands-Posten, mentre i leader europei facevano a gara a prendere le distanze da quei disegni, Rasmussen annunciò che avrebbe resistito "di fronte all'attacco contro la libertà d'espressione che viene dal mondo islamico". La maggioranza degli elettori la pensa come lui e ha detto "no" al menu multiculturalista proposto dalla sinistra di Helle Thorning-Schmidt.
C'è un perché, e per capirlo basta leggere le cronache danesi. Dove l'estrema sinistra ha confermato la sua saldatura con il fondamentalismo islamico candidando, tra gli altri,
Asmaa Abdol-Hamid: una palestinese di 26 anni convinta che i soldati (anche danesi) che combattono i terroristi islamici in Iraq siano come i nazisti (e non è un complimento, nonostante i noti legami tra i nazisti e certi leader islamici, come il Gran Mufti di Gerusalemme). Una integralista che si rifiuta di stringere le mani agli uomini (tutti) e alle donne (se non musulmane). E' stata portavoce delle associazioni fondamentaliste che denunciarono il Jyllands-Posten. Alcune di queste associazioni si battono apertamente per l'introduzione della sharia in Danimarca.
Come già avvenuto in Olanda, l'immigrazione islamica in Danimarca sta cambiando il volto del paese. Si intensificano i pestaggi sugli omosessuali compiuti da gang di giovani immigrati. Lo denunciano le stesse associazioni omosessuali.
Racconta sul suo blog il giornalista Bruce Bawer:
Benvenuti nella Nuova Europa. Da una parte c'è una generazione di teenager gay dichiarati, le cui famiglie e amici non gli hanno mai fatto sentire la loro omosessualità come un impedimento ad avere una vita piena, felice, innamorata e onesta, e che possono dirsi benedetti da un'autoconoscenza, da una fiducia in se stessi e da una consapevolezza del loro orientamento sessuale, e hanno un grado di pienezza sentimentale e spirituale che molti omosessuali di una o due generazioni fa difficilmente avrebbero potuto immaginare.
Dall'altra c'è un esercito, in continua espansione, di "polizia morale" (
come la chiama Hans Rustad ), composto da giovani islamici determinati a terrorizzare questi ragazzi omosessuali, a obbligarli a vivere quelle vite spaventate e segregate che gli omosessuali viveano un tempo.
La Danimarca non ha statistiche sui pestaggi degli omosessuali, ma uno studio fatto nella città di Århus dalla
Associazione nazionale danese di gay e lesbiche mostra che in quella città (la seconda più grande della Danimarca) c'è un alto rischio di essere aggrediti o molestati se sei omosessuale.
  Il problema, ovviamente, non riguarda solo Århus. Ma tutta l'Europa.
Altre vittime "naturali", assieme agli omosessuali, sono gli ebrei.
Il rapporto sull'antisemitismo diffuso nel 2006 dall'Agenzia dell'Unione Europea per i Diritti Fondamentali ha ammesso, pur tra mille imbarazzi, che «in alcuni Paesi - ad esempio in Francia e Danimarca - (...) vi sono prove evidenti di uno spostamento delle responsabilità delle aggressioni dall'estrema destra verso i giovani maschi islamici».
Davanti a tutto questo, la sinistra danese, invece di stare dalla parte delle vittime, ha scelto di candidare quelli che difendono i teppisti. Niente di strano che gli elettori non islamici le abbiano voltato le spalle. Peccato che non durerà molto: i trend demografici indicano che i danesi si avviano ad essere minoranza nel loro stesso Paese entro sessant’anni. Indovinate chi prenderà il loro posto.
Da Fausto Carioti-Legnostorto
Quello che stà capitando in Danimarca é speculare a quello che succede qui.
Anche qui la sinistra estrema tiene il piede in due scarpe,  'quella' dei fondamentalisti e 'quella' degli omossesuali.
Apparentemente tende una mano agli omosessuali, dietro si allea con i loro peggiori nemici.
Altro che Cardinal Bagnasco. Il ministro iraniano,  Mohsen Yahyavi
ha dichiarato che "I gay meritano di essere torturati e impiccati".
Le prossime generazioni di omosessuali potrebbero avere problemi ben più gravi che i "Dico", perchè ho seri dubbi sul predominio del cosiddetto islam moderato, rispetto a quello radicale.
Mi lascia stupefatta, poi, come molti di loro militino in una sinistra così collusa con il fondamentalismo islamico, non capiscono che li stanno usando?
Che finiranno per essere perseguitati pesantemente, dagli 'amici' dei loro attuali 'amici'?  
Orpheus

14 novembre 2007

L'asse del male Pechino-Teheran

 
Comunismo e fondamentalismo islamico viaggiano su binari paralleli, non deve quindi stupire l'asse del male Teheran-Pechino, ma preoccupare si, e anche molto.
 
Secondo Yang Jiechi, ministro cinese degli esteri in visita a Teheran: "Rafforzare i rapporti fra Cina e Iran aiuta la pace regionale e internazionale. E su questo francamente ho molti dubbi.  La  Cina appoggia il dittatore iraniano per motivi d'interesse, e c'è da sperare, che quest'ultimo non metta in atto i suoi folli propositi, altrimenti potrebbero esserci conseguenze disastrose a livello mondiale.
Yang è in Iran da ieri, dove ha incontrato Mottaki e il presidente Ahmadinejiad. Questi ha messo in guardia “i nemici” di Cina e Iran, affermando che “nulla può scuotere”  l’amichevole  rapporto “fra le due nazioni”. 
In tutti i suoi colloqui Yang ha parlato della crisi nucleare iraniana. Teheran continua a rivendicare che i suoi progetti nucleari sono tutti finalizzati a scopi pacifici, ma la comunità internazionale 'sospetta' che "Iran stia preparando un’escalation militare nucleare" (si spera che quando smetterà di 'sospettare' non sia troppo tardi).
 La Cina, ovviamente difende il diritto di Teheran all' un uso 'pacifico' del nucleare ed apprezza le ripetute dichiarazioni di Teheran sul non voler usare l’energia atomica per mezzi di distruzione di massa.
Un po' come come Capuccetto Rosso che credeva al Lupo, travestito da nonna...solo che credere alle favole di Ahmadinejad può costare all'Occidente svariati milioni di morti.
Yang ha anche "chiesto" maggior cooperazione dell’Iran con la Iaea, l’ente atomico dell’Onu, e con l’Unione europea. Giusto per dare un colpo alla botte e una al cerchio...
La Cina però è contraria alle sanzioni, quindi esaurisce tutto il suo impegno nel consigliare, appunto, maggiore collaborazione 
Non bisogna essere dei geni analisti di politica internaziole per capire che l’opposizione della Cina si spiega con il suo interesse a non minare i rapporti economici con l’Iran.
Dalla metà degli anni ’90 ad oggi il volume degli affari Cina-Iran è salito da 200 milioni a 20 miliardi di dollari. La Cina importa circa l’11% del suo fabbisogno petrolifero dall’Iran,che nel 2005 ha raggiunto la quota di 14 milioni di tonnellate.
Pechino, oltre ad offrire copertura diplomatica, opponendosi a sanzioni, vende a Teheran missili terra-aria e missili navi-aria, che possono essere lanciati da navi da guerra.
Notizia Da Asianews

14 novembre 2007

Col padre di Hina siamo condannati anche noi

 
La storia di Hina Salem non è arrivata alla conclusione naturale, non almeno fino a che non sarà chiara la certezza della pena inflitta a suo padre e ai cognati che l’hanno attirata in trappola e sgozzata. In carcere ci devono restare. Non fino a che non sarà possibile scrivere sulla sua tomba la parola che lei desiderava, una condizione che pregustava come un sogno: italiana. Per questo desiderio è morta. La condanna a trent’anni degli assassini continua a restare secondo me non abbastanza dura, lo ha ammesso anche il procuratore che «tecnicamente si poteva chiedere di più», e il giudice aveva aiutato gli imputati accettando il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena e che non dovrebbe essere applicato in casi infami come questo.
Addirittura lo zio di Hina, colpevole «solo» di averne gettato il corpo dalla finestra per poi aiutare gli altri a seppellirla nel giardino della villetta, è fuori, è in giro libero
, perché lo hanno condannato a due anni e otto mesi. Eppure, ieri gli amici e i difensori di Hina Salem, le donne che pattugliavano il tribunale di Brescia, erano contenti, o sollevati, perché non speravano tanto in un Paese che rimette in circolazione senza farsi scrupoli clandestini aspiranti killer o terroristi.
Hina diceva «non voglio essere né musulmana né cristiana, voglio essere italiana», e forse senza saperlo formulava la sua dichiarazione di indipendenza, l'affermazione dell'individuo che persegue il suo scopo, anche quello della felicità. Per suo padre la stessa frase significava che sua figlia aveva scelto di vivere da puttana italiana, lavorando la sera, vestendosi come le altre, amando un cristiano italiano. Tanto schifo gli faceva la figlia divenuta italiana che aveva ritenuto di poterla violentare senza problemi e senza peccato. Lei, l'italiana, era riuscita a resistere e poi l'aveva denunciato alle autorità italiane, senza essere ricompensata della fiducia. Forse in quell'occasione Hina ha capito come vengono trattate le donne vittime di violenza in Italia, musulmane e no.
Eppure Hina voleva essere italiana. Il suo insegnante di scienze sociali all'Istituto professionale per operatori sociali la ricorda così: «Hina arrivò a scuola in ritardo rispetto all'inizio dell'anno scolastico, ma tutti rimanemmo colpiti dalla facilità con cui fin dall'inizio si inserì nella classe e dalla sua straordinaria capacità di sviluppare relazioni di amicizia con le compagne e con i docenti. Hina era vivace e attenta, ma soprattutto si mostrava molto autonoma nell'esprimere giudizi rispetto a quanto accadeva intorno a noi. Conosceva bene sia l'italiano che l'inglese, oltre alla lingua hurdu. Soprattutto scriveva molto bene, mostrando capacità introspettive non comuni rispetto alla sua età e in relazione ai codici culturali profondamente diversi rispetto alla propria origine. Ricordo con quanta passione affrontava gli argomenti di sociologia e psicologia, e le lunghe discussioni che facevamo in classe rispetto ai diversi sistemi culturali che lei aveva attraversato». 
Hina voleva essere italiana e ce la stava mettendo tutta, compreso il coraggio di sfidare la famiglia, sapendo quel che rischiava. L'Italia che cosa ha fatto per lei? Il padre assassino era considerato un cittadino integrato, era proprietario di una casetta dignitosa a tre piani con giardino. Era in Italia da dieci anni e poco tempo fa aveva presentato domanda per ottenere la cittadinanza, non aveva precedenti penali, non creava problemi alla comunità, lavorava regolarmente in una fabbrica locale, pagava le tasse. Lo avremmo definito un moderato, invece era un pericoloso fanatico fondamentalista, un musulmano intriso della cultura di violenza, che governo, istituzioni, polizia, insomma le istituzioni, non sono state in grado di riconoscere né di fermare. Peggio, pochi mesi fa la Cassazione ha dato ragione a una famiglia di pakistani che tenevano la figlia incatenata perché «lo facevano per evitare che tentasse il suicidio», per il suo bene. E perché mai la ragazza, Fatima, avrebbe tentato il suicidio? Forse per sfuggire a una famiglia che la teneva prigioniera, impedendole di vivere come si vive in Occidente?
Hina voleva solo essere italiana, ma l'Italia anche oggi non è stata degna di lei. Ascoltate le parole del procuratore capo Tarquini, pure soddisfatto dopo la condanna, «una sentenza equa e giusta per questi uomini che in fondo sono loro stessi vittime, ma vittime da condannare. Alla base del delitto ci sono un misto di onore e cultura religiosa intrecciati. Il padre e i cognati hanno visto la loro moralità lesa. Ma c'è anche una violazione della propria impostazione religiosa e della propria visione del mondo». Capito? La nostra visione, quella che Hina voleva sposare, ce la possiamo ricacciare in gola.
Maria Giovanna Maglie
Ho scritto tante volte di Hina, non è giusto dimenticarla. Il suo corpo matoriato, rappresenta tutte le musulmane che soffrono in silenzio.
Rappresenta il fallimento del concetto stesso di multiculturalismo, a meno che non si consideri cultura la barbarie che ha portato Mohamed Salem a sgozzare la figlia.
Rappresenta anche il fallimento della tanto decantata integrazione, quest'uomo era in Italia da 10 anni, 10 anni non un giorno, eppure é stata proprio l'integrazione di sua figlia, a scatenare la sua collera bestiale e omicida.
Hina voleva essere italiana e ha pagato con la vita.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 14/11/2007 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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