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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
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ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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24 novembre 2007

Il "Berlustroni" va avanti, tra mugugni e proteste

© Alfio Krancic / Fini Veltroni Berlusconi Scoperta la grotta di Romolo   
Il documento comune di Fini e Casini, dopo l'incontro di ieri nell'abitazione del leader dell'Udc, ha impressionato non poco la stampa. Ma e' piuttosto difficile trovare nella ex coalizione di centrodestra qualcuno che dia pienamente ragione ai due, e anzi la maggior parte degli inviti ad An e Udc sono a rassegnarsi, a prendere atto che il Cavaliere ha fatto la mossa che ci voleva, che comunque il bipolarismo non e' in discussione, che la scelta alla fine e' tra far parte di un processo o sparire. "Io mi tengo gli elettori, a loro lascio volentieri il progetto", ha detto, evidentemente poco contento di venire bollato come autore di "improvvisazioni propagandistiche" ed "estemporanee sortite populistiche". E anche alleati o ex alleati meno visibili, come il liberale Stefano De Luca, non nascondono di non aver fatto i salti di gioia alla sortita berlusconiana.
Da liberale perplesso De Luca dice oggi all'Opinione che il Cavaliere era il capo della coalizione mentre da qualche giorno lo e' solo del suo partito. E che avra' forse guadagnato una posizione mediatica, ma "ha perso quella politica". Che il dialogo e la riforma proporzionale della legge elettorale sancisca la "fine del bipolarismo" e' in effetti una conseguenza niente affatto necessaria. E anzi la vocazione dei due partiti principali dei due schieramenti e' proprio quella maggioritaria, aggregante, bipolarizzante. E la cosa ha poco a che fare con il sistema di voto. E, visto che di riforma elettorale si parla, il tema dell'inciucio (o "accordone") tra Veltroni e Berlusconi e i vari tentativi di sabotaggio da parte di alleati ed ex alleati dell'uno e dell'altro sono la prova che non e' questione di leggi ma di ruolo. Che si tratta del potere di interdizione che si puo' usare perche' si teme di perderlo per sempre.
Il Manifesto da giorni e' tornato ad assumere toni girotondini, ma anche Pannella ha inventato il mostro "Berlustroni", evocando addirittura il 1981, il caso D'Urso e Dc - Pci di quegli anni. Contro "gli inciuci" scende addiritura in piazza An, in nome del "bipolarismo", e del "niente inciuci con la sinistra e niente ritorni al passato", come dice La Russa. Ma il principe degli inciuci, piu' ancora che sulle riforme, rimanda nel nostro paese alla Tv, e alla legislazione sulla materia. Si metteranno d'accordo su quello, perche' alla fine al Cavaliere interessano le tv. E Veltroni e' pur sempre l'ex avversario del Cavaliere in quei dibattiti anni 80 sulla televisione, quando non si interrompeva una emozione.
"Senza Fini rischia di perdere le tv", ha detto ieri Umberto Bossi parlando di Berlusconi. Un leader della Lega che dice che Berlusconi "la faccia un po' l'ha persa", che il Cavaliere ha mostrato "troppa demagogia", ma che soprattutto fa riferimento a quella legge Gentiloni che a lui non piace ma che potrebbe riaprire la tensione. Anche perche' - essendo un progetto governativo - potrebbe subire qualche accelerazione e concretizzare cosi' i timori di chi vede nell'Esecutivo il fronte anti-inciucista numero uno, e nel Premier il primo nemico della "malattia infantile del centrismo", come l'hanno gia' battezzato a sinistra. (lac)
Il Velino
E intanto si allunga la vita del governo Prodi, che se la ride...
Orpheus


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24 novembre 2007

Birmania: L’indignazione passa presto, per ora vincono le pietre preziose

 
H
anno sperato che per il loro Paese si aprisse una nuova pagina.
Erano convinti che le drammatiche notizie che, per alcuni giorni, hanno tenuto banco sulle prime pagine dei giornali avrebbero aperto uno squarcio nel velo di omertà e silenzio steso negli anni dal regime birmano.
Contavano sull’impatto delle terribili immagini che documentavano la brutale repressione in atto in Myanmar.
Hanno creduto che la comunità internazionale, scossa da tutto ciò, si sollevasse finalmente da un torpore colpevole.
Invece... A distanza di poche settimane dalla 'rivoluzione color porpora' siamo qui a constatare che i cambiamenti sono solo di facciata. Che tutto è rimasto dov’era e com’era. Che le mobilitazioni di piazza in Occidente e le manifestazioni di solidarietà – assai più effimere e molto meno convinte che in altre occasioni – non hanno prodotto effetti di rilievo.
  Come dar torto, a questo punto, agli esuli birmani, alla loro delusione?
I fatti parlano da soli. Lo scandaloso traffico di pietre preziose, una delle principali fonti cui ricorrono i militari per rimpinguare le dissestate casse statali, continua. Come se nulla fosse.
 Nonostante il boicottaggio sui preziosi importati o lavorati dal Myanmar, proclamato da alcune delle più note case di gioielli del mondo e da alcuni governi, nell’ex capitale Yangon è iniziata – e sta proseguendo col vento in poppa – un’asta di pietre preziose che vede in prima fila compratori dalla Cina. Quella Cina che, con ogni probabilità, utilizzerà la giada per realizzare souvenir per i turisti che affolleranno Pechino alle prossime Olimpiadi. Quella Cina che ha in mano, più di tutti, le chiavi per la soluzione del rebus-Myanmar. Ieri, poi, la commissione diritti umani dell’Assemblea generale dell’Onu ha sì approvato una risoluzione di
condanna contro la giunta birmana.
  Ma il documento non è vincolante. Ed è passato con 88 voti a favore, ben 66 astensioni e persino 24 contrari, tra cui – guarda caso – la Cina. Nello stesso giro di ore, l’Asean (Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico), pressata dalle proteste birmane, cancellava l’intervento dell’inviato speciale Onu in Myanmar, Ibrahim Gambari considerandolo una 'distrazione' nel programma dei lavori. Gambari ha comunque avuto alcuni incontri bilaterali con singoli rappresentanti dei Paesi membri. Col risultato, però, di sentirsi rinfacciare, dai rappresentanti di Malaysia e Indonesia, l’accusa di «ingerenza in affari interni», la stessa – coincidenza eloquente – avanzata dal ministro birmano Thein Sein. Difficile, a questo punto, non condividere il pessimismo e il senso di frustrazione della popolazione birmana. Sul fronte interno tutto sembra come prima. «I gesti di buona volontà del governo come la scarcerazione dei detenuti protagonisti delle proteste di settembre – denunciano fonti locali – sono falsi»; non di rado chi viene rilasciato ha subito violenze talmente gravi da pagarle con la vita. E Aung San Suu Kyi, leader degli oppositori democratici, di fatto non è libera di parlare con i generali, come invece essi vanno raccontando al mondo. Ma è soprattutto sul versante internazionale che la situazione è pericolosamente (e scandalosamente) stagnante. Il neo­inviato Ue per il Myanmar, Piero Fassino, si sta muovendo animato da buona volontà . Tuttavia, attorno, il quadro appare abbastanza desolante.
 La comunità internazionale, nei fatti, si sta dimenticando del Myanmar. Siamo a un momento cruciale. Non possiamo concedere alla giunta militare il lusso di pensare che l’indignazione del mondo sia stata un’emozione passeggera. Che contano più gli affari dei diritti, che il cinismo sia la prima regola della politica... Il popolo birmano non ce lo perdonerebbe mai.
Fonte: La Rosabiancapersempre 
C' é veramente poco d'aggiungere tranne che é sconfortante vedere sempre riconfermata l'inettitudine di organismi nati per difendere la libertà dei popoli e per combattere i genocidi.
Ci sarebbe un modo per far ragionare Pechino: boicottare le olimpiadi.
Non é degno che siano ospitate in una nazione che non ha alcun rispetto dei diritti umani né al suo interno, nè nei paesi ad essa legati.
Orpheus 


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24 novembre 2007

Non hanno rispetto di nulla



“Eroico sacrificio”, così ha commentato Romano Prodi, la morte del maresciallo capo Daniele Paladini, caduto in Afghanistan nel tentativo d’impedire che un kamikaze (straniero) provocasse l’ennesima carneficina fra i civili afgani.
Le sue parole sarebbero degne di fede, se, nel suo governo non dettassero legge, i rappresentanti di coloro che non perdono un’occasione per intonare il coro “una, dieci, cento Nassiriya”, e che non si limitano solo a disprezzare le forze armate, ma difendono a spada tratta i “resistenti” e li sovvenzionano con collette ad hoc.
Le sue parole, quindi sono di un’ipocrisia sconvolgente, e farebbe meglio a rimanere in silenzio, per rispettare la morte del maresciallo capo Daniele Paladini, tanto nessuno crede alle sue “sviolinate” VERBALI, quando nei fatti, acconsentendo alle richieste di Prc&soci, ha sempre avversato qualsiasi rinforzo per i nostri ragazzi in Afghanistan, obbligandoli ad assurde regole d’ingaggio ed esponendoli a gravi pericoli.
I parenti dei caduti di Nassiriya stanno ancora aspettando una medaglia d’oro, che non arriverà mai per non urtare i sentimenti dei suoi alleati comunisti. Di che va cianciando, quindi? Se sono eroi lo dimostri nei fatti. Crede forse che tutti abbiamo la memoria corta?
E intanto i soliti sciacalli  usano la morte di un eroe per propagare la loro mefitica demagogia, ad uso e consumo dei loro elettori, quelli dei cori…
"Il cordoglio alla famiglia è il primo nostro pensiero per questa ennesima vittima di una missione sempre meno umanitaria e di pace. Vorrei che qualcuno mi spiegasse però perché noi continuiamo a stare in Afghanistan"
(quindi il nostro ragazzo fa parte di una missione di guerra, un "truce oppressore al soldo del guerrafondaio Bush, vero (dis)on. Diliberto?
Bello far finta di dispiacersi per la vittima, e nel contempo delegittimarne l'operato, sminuirne la morte da vero eroe).
 Mentre, Marco Rizzo, affonda ancor più nella melma della sua ipocrisia domandandosi "Per quanto tempo ancora dovremo piangere vittime innocenti? Per quanto tempo ancora dovremo esprimere cordoglio a famiglie incolpevoli che sacrificano i loro figli?".
Ma non hanno proprio rispetto di nulla, mi domando invece io?
Che gente "abbiamo a rappresentarci". Mi vergogno profondamente.

Al maresciallo capo Daniele Paladini e alla sua famiglia, tutto il mio affetto e orgoglio, è poca cosa, ma é sincero perchè viene dal cuore.

Possa consolarli, almeno un poco, il fatto che Daniele ha salvato molte vite umane, e che la maggior parte degli italiani, lo ricorderà come un eroe, veramente.
Orpheus


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23 novembre 2007

Noi li premiamo, Ahmadinejad li vuole impiccare


Si chiamano  Adnan Hassanpour, 27 anni e Abdovaled "Hiwa" Boutimar, 29 anni, sono due giovani giornalisti curdo iraniani.
Attualmente sono detenuti nel carcere iraniano della citta' di Sanadaj, dopo la condanna all'impiccagione, perche' accusati di "attivita' sovversive contro la sicurezza nazionale, spionaggio e propaganda separatista

Hanno vinto il premio internazionale per la liberta' di stampa "Citta' di Siena-Isf (Information safety and Freedom, associazione per la difesa della liberta' di stampa e di espressione nel mondo) per il 2007. 
"Un premio che avra' ripercussioni a livello internazionale" ha sottolineato Stefano Neri direttore di Isf - tenendo presente che la comunita' curda e' molto presente in Europa.
In realta' tutte le accuse nei loro confronti si traducono in una sola: avere scritto e diffuso parole di liberta' contro la metodica persecuzione, esercitata dal regime degli ayatollah, nei confronti dei curdi del Kurdistan iraniano".

Il premio non gli salverà la vita ma una grande mobilitazione forse si.

Per questo ho cercato e trovato in rete un appello di "Reporters Sans Frontiers" firmatelo e diffondetelo. Proviamoci almeno a salvar loro la vita.


Il giornalista Adnan Hassanpour con la  moglie


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23 novembre 2007

Taslima Nasreen: ennesima vittima del fondamentalisno islamico

 

Lei, la scrittrice anti-velo la bengalese Taslima Nasreen, da tempo in lotta contro la repressione delle donne islamiche, ha dovuto nascondersi dentro un burqa, per poter essere trasferita in segreto dalla sua casa a Calcutta (dove si trovava in esilio dal 2004)  a Jaipur, Ha passato la notte in un hotel circondato da un massiccio cordone di sicurezza e ora si troverebbe in viaggio verso New Delhi.
Quando si dice l'ironia della sorte: per una volta il burqa invece di opprire una donna, la salva dalla violenza dei fondamentalisti.
L’intellettuale femminista, minacciata di morte dai fondamentalisti islamici, era stata al centro di violenti disordini scoppiati lo scorso 21 novembre nello Stato indiano del Bengala Occidentale. Un gruppo di dimostranti musulmani aveva indetto una manifestazione, poi sfociata nella violenza, per protestare contro degli espropri agricoli e per chiedere la cancellazione del visto indiano della Nasreen, che scade a marzo. 
 

La  coraggiosa scrittrice è da tempo nel mirino del fondamentalismo islamico. Lo scorso agosto era stata attaccata da una folla di manifestanti all'uscita del club della stampa di Bangalore dopo il lancio di uno dei suoi libri.  Dopo un editoriale su un settimanale a favore dei diritti delle donne, un gruppo musulmano indiano ha messo sulla sua testa una taglia di 500 mila rupie.
 Nasreen, che ha 46 anni e una laurea in medicina, ha abbandonato il suo Paese negli anni ’90 dopo la fatwa contro il libro "Vergogna" e si è rifugiata in Europa. Le sue opere sono bandite in Bangladesh. Da tre anni ha ottenuto l’ospitalità e la protezione dell'India e si è stabilita a Calcutta che considera una seconda casa. Ha anche chiesto la cittadinanza indiana.
 Sajan K. George, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, dice ad AsiaNews: “Il clima di intolleranza cresce in India come una spirale. Il fondamentalismo è divenuto una delle grandi forze culturali e politiche del mondo odierno.
Intolleranza che sfocia in atti orribili, come la
decapitazione di un giovane cristiano, la cui testa é stata, poi lasciata davanti ad una moschea.
Anche in questa parte di mondo, il fondamentalismo islamico, prende sempre più piede, e qui non c'è la "scusante" delle guerre di Bush.
Qualche piccola considerazione dovrebbe farsi avanti nell'ottusa cecità di chi professa la nuove fede dell'antimericanismo e facendolo aiuta il terrorismo di matrice islamica.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 23/11/2007 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 novembre 2007

Fini Casini

 
Secondo Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini hanno sancito la loro alleanza attraverso una nota congiunta: “Il rispetto per il popolo del centro e della destra, rappresentati in Parlamento dall'Udc e da An, ci obbliga al dovere della verità e della serietà: abbiamo idee diverse sulla riforma della legge elettorale ma comune consapevolezza che solo partendo dai problemi degli italiani (sicurezza, giustizia sociale, modernizzazione del paese, fisco, energia) sarà possibile creare un'alternativa credibile al fallimentare governo della sinistra. La gravità della situazione italiana impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche… Abbiamo idee anche diverse sulla riforma costituzionale ma siamo entrambi convinti che nella politica italiana serva serietà e con il populismo non si va da nessuna parte e che è il momento degli esami di coscienza”.
Ha replicato Fabrizio Cicchitto, di Forza Italia: “Non ci risulta che nessuno abbia il monopolio dei progetti. Detto questo siamo sicuri che verrà rapidamente il tempo per discutere pacatamente e seriamente”.
Con la loro nota congiunta, Fini e Casini hanno inviato un segnale a Veltroni, che incontreranno la settimana prossima prima di Berlusconi. Essi sono pronti ad un accordo. Insieme non pesano quanto Forza Italia, ma pesano abbastanza. Veltroni scelga: o con Berlusconi o con Fini&Casini. Per fare la riforma elettorale e le riforme costituzionali, cioè per votare non prima del 2009.
Fini&Casini sono convinti che il governo Prodi durerà almeno fino al 2009 e sono altrettanto convinti che Berlusconi non riuscirà a tenere in piedi il suo nuovo partito fino a quella data. Sono convinti che loro potranno aspettare e Berlusconi no.
Casini intravede la possibilità di potenziale il “centro”; Fini non vuole correre il rischio di restare isolato. Entrambi puntano quindi ad isolare Berlusconi nella convinzione che Veltroni non potrà scegliere questo come interlocutore unico in quanto deve fare i conti con l’antiberlusconismo di buona parte dell’area di centrosinistra.
Ieri Veltroni ha cercato di uscire da questa strettoia: “La vicenda Rai è molto grave, ma non c'entra niente con il dialogo che io sto cercando sulle riforme necessarie all'Italia”. Pur negandolo, Veltroni pensa che la nuova vicenda sia stata tirata fuori a freddo proprio per silurare il suo tentativo di dialogo con Berlusconi. Dietro c’è Prodi insieme a coloro che vogliono rendere difficile la vita al segretario del Pd, dall’interno e dall’esterno del nuovo partito.
Ieri il Consiglio dei ministri, di fronte agli ultimi avvenimenti riguardo Rai e Mediaset, ha deciso di accelerare la riforma Gentiloni del sistema delle radiotelecomunicazioni: una minaccia a Berlusconi e una difficoltà in più per Veltroni che se sul punto non potrà essere chiaro, difficilmente potrà trovare un’intesa anche di principio sugli altri punti.
Lo stesso Gentiloni, rutelliano, ha detto: “Dopo la Finanziaria ci sono le feste di Natale e la pausa di Capodanno ma alla ripresa sarà affrontato alla Camera il disegno di legge di riforma sulla tv nel passaggio al digitale terrestre, mentre per l'altra riforma, quella dedicata alla Rai, che è al Senato, già dalla prossima settimana inizierà il confronto”.
Ma Veltroni deve guardarsi anche alle spalle, cioè all’interno del proprio partito: i Ds, i popolari e gli esponenti vicini a Enrico Letta hanno presentato un documento che definisce necessario svolgere il Congresso del nuovo partito entro il 2008 per passare a una gestione ordinaria del partito, in cui gli iscritti abbiano un ruolo, così come gli organi del partito. Il documento, a cui i veltroniani si sono opposti, non è stato votato per evitare rotture, e la palla passa ora al comitato ristretto che dovrà redigere la bozza dello statuto. Ma lo scontro c’è. Secondo il veltroniano Enrico Morando, “la scelta è tra due impostazioni: noi riteniamo che debba essere interpellato il popolo delle primarie sulle grandi scelte, cioè l'elezione del segretario a cui è connessa una piattaforma politica e i nomi di un'Assemblea nazionale; e a quel punto il congresso non serve. Altri chiedono un'impostazione più tradizionale, in cui l'iscritto che si impegna quotidianamente ha dei diritti, cioè quello di dire la sua a un congresso eleggendo un segretario”.
Tuttavia Prodi non può essere tranquillo. Sul protocollo del welfare il governo probabilmente porrà la fiducia, ma il ministro Ferrero, di Rifondazione, ha riserve. Ma è Dini a creare problemi per è pronto, insieme ai suoi liberaldemocratici (Ld), a votare no sul ddl del welfare se il governo dovesse cedere alle richieste della sinistra radicale.
E’ chiaro che se Prodi cadesse, Veltroni avrebbe libero campo per dialogare con Berlusconi senza più l’obbligo di sostenere il governo e accontentare la sinistra. Su questo fa affidamento lo stesso Berlusconi, e a maggiore ragione dopo la costituzione dell’asse Fini-Casini.
Da Punto Quotidiano
C'era da aspettarselo da Casini, da sempre indaffarato a tramare contro Berlusconi. Fini é una grande delusione, spero che se ne rendano conto in molti, questi due per i loro "orticelli"  si sono coalizzati contro Berlusconi e facendolo, favoriscono l'attuale governo Prodi.
Orpheus


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23 novembre 2007

Sindaco di Cittadella persegui(ta)to per un'ordinanza a favore della legalità


Usurpazione di funzione pubblica.
Il procuratore di Padova Pietro Calogero, ha disseppellito un reato semisconosciuto per il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, e la sua discussa ordinanza. Secondo la disposizione, chi chiede la residenza nel suo comune deve avere un lavoro oppure un reddito minimo di 5.000 euro. La sinistra con il Ministro Ferrero in prima linea ha bollato il provvedimento come ‘razzista’, mentre centinaia di sindaci in tutta Italia (e non solo i leghisti di Verona e Treviso) si apprestano a fotocopiarlo e adottarlo. Una decina l’hanno già fatto. E fanno bene, perché questa è una battaglia per la libertà e per la sicurezza dei cittadini
Mi domando dove sia il razzismo nel chiedere ad un immigrato, quello che un italiano è tenuto a fare, avere un reddito proveniente da un lavoro ONESTO e una residenza fissa, e nel limitarsi a segnalare lo status di pericolosità sociale di un soggetto, alla PS.
Dal canto suo Massimo Bitonci ha precisato alcuni punti per fare chiarezza in merito alla questione della sua ormai celeberrima ordinanza numero 258: «Il reato contestato per costante e anche recentissima giurisprudenza di può configurare esclusivamente se il soggetto che usurpa la funzione pubblica ha agito per fini esclusivamente propri in contrasto con quelli della pubblica amministrazione e senza legittima investitura”. “Io ho sempre agito legittimamente nella veste di sindaco - ha spiegato Bitonci - ed ho esercitato nelle forme di legge il mio potere in materia di sicurezza pubblica. “Nell’ordinanza numero 258 dispongo - prosegue il sindaco - che venga data informazione alla prefettura e alla questura qualora sia stato accertato un presunto status di pericolosità sociale in campo ad un soggetto richiedente, senza specificare se questi sia cittadino o meno o sia soggetto comunitario».
Per la verifica di questo status, sottolinea il sindaco di Cittadella, “ho istituito la commissione contestata alla quale non viene attribuito altro potere se non quello di stabilire la necessità di inoltrare l’informativa preventiva alle autorità di pubblica sicurezza”. Secondo Bitonci dunque, la commissione “incriminata” da Calogero
“non ha poteri di diniego sulla richiesta del soggetto e certamente non va ad usurpare cioè ad esercitare arbitrariamente
poteri di chicchessia
”.
Bitonci ha quindi agito sulla base di un decreto legislativo, “partorito” dal governo Prodi. Peccato però che ci sia qualcuno tra i ministri a cui questo decreto non piace proprio e guarda la coincidenza trattasi del solito Ferrero, che evidentemente razzista lo è anche lui, ma nei confronti degli italiani. “Oggi per la prima volta - ha spiegato ieri Bitonci - mi sono sentito con il ministro Ferrero e gli ho ribadito che la mia ordinanza fa riferimento al decreto 30 che ha approvato lui. Ebbene Ferrero mi ha risposto che non era d’accordo con il decreto e ne proporrà in Consiglio dei ministri la cancellazione o la modifica. Demagogia pura. Demagogia, certo, ma Ferrero la vede in modo molto diverso dai cittadini del Veneto, dal popolo della Lega". Intervista da La Padania
Direi che Ferrero la vede in modo diverso dal 94% degli italiani, eppure detta legge nella maggioranza e fa quel che gli aggrada in spregio al suo ruolo istituzionale. A quanto pare è intenzionato a lasciare che stupri e assassini di donne indifese, diventino un’allegra abitudine dei poveri “migranti”, che avranno così il modo di mantenersi e” sollazzarsi” sulla pelle delle donne italiane. Una vergogna inaccettabile, questo pseudo-ministro, la cui demagogia è criminale e pericolosa.
Il razzismo non ha nulla a che vedere con la lotta alla criminalità proveniente da altri paesi. Simili ordinanze non sono contro gli immigrati onesti, ma UNICAMENTE contro i delinquenti. Lo sa bene Ferrero, ma preferisce "intorbidare le acque" tirando in ballo il razzismo.
Orpheus

22 novembre 2007

L'islam fa paura, e gli artisti si autocensurano


 I loro nomi sono ignoti ai più: Arne Sørensen, Poul Erik Poulsen, Rasmus Sand Høyer, Erik Abild Sørensen, Franz Füchsel, Peder Bundgaard, Bob Katzenelson, Annette Carlsen, Lars Refn, Jens Julius Hansen, Claus Seidel e Kurt Westergaard. Nel settembre 2005, in qualità di responsabile della cultura del quotidiano danese Jyllands Posten, Flemming Rose contatta 25 vignettisti per una campagna a favore della libertà d’espressione. Tredici rifiutano di partecipare, gli altri accettano di firmare i lavori satirici su Maometto. Nessuno doveva comparire anonimo. Il 30 settembre i lavori furono pubblicati sul quotidiano più venduto di Danimarca. Da allora, oltre a Rose, tutti e dodici vignettisti vivono sotto scorta. La capitolazione è arrivata al punto che alle Nazioni Unite si è svolta una sessione, dal titolo “Cartooning for peace”, in cui i dodici vignettisti danesi e Rose sono stati “processati” per la loro “mancanza di responsabilità artistica”. Ha presenziato Kofi Annan e il vignettista del Monde, Jean Plantu, che vestiva i panni dell’accusatore dei colleghi “islamofobi”. Da allora i dodici vivono in uno stato di perenne tensione e paura. E il comico danese Frank Hvam poco dopo disse che nei suoi sketch può forse dileggiare la Bibbia, ma ha paura a prendersela con il Corano. L’artista inglese Grayson Perry non ha paura di ammettere di avere paura. In un’intervista concessa al Times di Londra, Perry, che ha fama di dissacratore iconoclasta, confessa di essersi autocensurato per paura di fare la fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato nell’autunno del 2004 dopo aver girato una pellicola sulla condizione della donna nell’islam. “La ragione per cui non ho mai attaccato l’islamismo nelle mie opere è che nutro una paura reale di finire con la gola tranciata” ha detto Perry, autore di quadri irriverenti sulla cristianità. “Sono sempre stato interessato alla religione, ma l’islamismo è amorfo e anche la più innocua immagine può innescare una reazione violenta”. Tim Marlow, direttore della White Cube, una delle più note gallerie di Londra, accoglie così l’incredibile ammissione di Perry. “Pochi altri lo avrebbero ammesso. Istituzioni, musei e gallerie sono protagoniste della censura”. In Olanda l’opera teatrale “Aisha” è stata annullata perché ritrae una delle mogli di Maometto. E’ stato ritirato anche un magazine con in copertina il Corano. Un anno fa a Berlino la Deutsche Oper cancellò dal programma della stagione lirica invernale la rappresentazione dell’“Idomeneo” di Mozart, per timore di reazioni incontrollabili da parte della comunità islamica. La messa in scena del capolavoro avrebbe comportato “un rischio incalcolabile per la sicurezza” della prestigiosa istituzione. Pochi giorni dopo in Francia il filosofo Robert Redeker veniva trasformato dal giorno alla notte in un clandestino dalla caccia all’uomo scatenata dall’islamismo. Il commediografo Omid Djalili ha scelto di correre dei rischi nello sbeffeggiare il fondamentalismo islamico. La Bbc ha iniziato a trasmettere il suo cabaret satirico sull’Iran e l’islamismo. L’iraniano Djalili si presenta così: “The man who puts the fat into fatwa, the fun into fundamentalism and the ham into Hamas”. L’artista spiega che “dopo l’11 settembre sentivo di dover rispondere ad alcune domande: perché accadde? Come possiamo fermarlo? Come comprendere la mentalità fondamentalista?”. L’impossibilità di fare dello humour sull’islam è al centro della polemica fra lo scrittore Martin Amis e la sinistra che lo accusa di razzismo. “L’islam radicale non è noto per l’ironia né per il gusto della beffa” ha scritto Amis. “Non sento più alcun freno”. La celebre Tate Gallery inglese ha ritirato dalle esposizioni l’opera “God is great” di John Latham. A causa del “clima sensibile dopo il 7 luglio”. L’opera di Latham mostrava la Bibbia, il Corano e il Talmud tranciati da una lastra di vetro. Il quotidiano di sinistra The Independent ha titolato: “La tirannia inizia con l’autocensura”. E il critico d’arte Richard Cork accusa l’establishment di aver svenduto la libertà d’espressione: “Quando si inizia a pensare così, il cielo è il solo limite”.
Da Il Foglio-Informazione Corretta
Testimonianze come questa dovrebbero far meditare i guru del multiculturalismo, che presto stanno spianando la strada  ad un "uniculturalismo" quello islamico.
Orpheus


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22 novembre 2007

Le luci di Baghdad:Come mai la notizia più importante da noi continua a non fare notizia?


Le luci dei razzi illuminanti su Baghdad le abbiamo viste.
La luce in fondo al tunnel facciamo finta di non vederla.
Diciamo che Baghdad in questi anni ha fatto notizia. Guerra vinta. Regime abbattuto. Saccheggi. Disordine. Carneficina terrorista. Fosse comuni. Vittime civili e militari. Disperato tentativo di risalita con i mezzi della politica democratica in un paese in cui era totalmente sconosciuta. Elezioni e costituzione sotto le bombe. Sciiti e sunniti e curdi. Violenze settarie, grandi attentati ed elementi di guerra civile. Rapimenti e decapitazioni seriali. Torture e commissioni d’inchiesta del Pentagono. Pacifisti nelle strade del mondo. Coscienze inquiete per ogni dove. Crisi all’Onu dove Annan si scatenava contro la guerra illegale. Molto cinema d’impegno e denuncia. Molto giornalismo televisivo pashmina e denuncia. Molte passeggiate nel disastro malinconico di grandi inviati di guerra. Molte mozioni nei Parlamenti europei: mandiamo le truppe, teniamo le truppe, ritiriamo le truppe. Molto dolore per i costi umani. Molta indifferenza per chi ci ha fatto vedere come muore un italiano. Molto accoramento per ragazze di ritorno in djellaba e con una copia fresca del Corano per lanciare appelli al valoroso popolo iracheno sotto la protezione dei riscatti pagati dai servizi segreti occidentali via ong (organizzazioni non governative). Mobilitazione jihadista dispiegata. Grandi catture. Impiccagioni e processi. Molto horror show. Discussioni in punta di storia e di diritto su termini come resistenti, insorti, banditi, tagliagole, impaludamento, Vietnam. Scontri diplomatici all’arma bianca con il Quai d’Orsay di Chirac e Villepin. La corrosione del mito di Tony Blair a Londra. Raffinate ricostruzioni delle trame della lobby ebraica neoconservatrice impegnata a dirottare la politica estera americana nell’interesse di Israele. Grande crisi della presidenza americana impiccata alla sua straordinaria impresa politico-militare. Incandescenti divisioni di principio nell’establishment intellettuale di qua e di là dall’Atlantico.
Ma ora non fa notizia questo “accomodamento senza riconciliazione”, questa “breccia nel muro del pessimismo” di cui parla Tom Friedman sul New York Times, questa buona notizia che sarebbe disonesto ignorare o esagerare portata dal surge di Bush e Petraeus, questo equilibrio trovato nel controllo del territorio, nella sicurezza, che è la premessa per nuovi passi avanti diplomatici e politici nel cuore tormentato della politica mondiale dopo l’11 settembre. In America se ne parla, da noi no. Bernardo Valli non passeggia più a Baghdad. Vittorio Zucconi non solfeggia più a Washington. E i direttori dei tg non sanno come offrire immagini di pacificazione purtroppo meno sanguinose della macelleria d’un tempo. Forza Capuozzo!
Da Il Foglio
Per certa gente é un rospo troppo grosso da mandar giù.
Avrebbe preferito poter continuare a pontificare sulla pelle degli iracheni fatti saltare in aria dai loro amici "resistenti".
Orpheus
 

22 novembre 2007

La manifestazione dimenticata:Arabi in marcia per la liberazione degli ostaggi israeliani

 

Ci sono notizie come quella di una marcia organizzata alcuni giorni fa da cittadini israeliani di origine araba a favore dei tre soldati di Tzahal ancora nelle mani degli Hezbollah e di Hamas dal giugno-luglio del 2006 (Eldad Regev, Gilat Shalit e Ehud Goldwasser) che fanno fatica a bucare le prime o anche le altre pagine dei giornali italiani ed europei. In America è già diverso, ma si sa, per dirla con gli idioti di casa nostra, lì c’è la “lobby ebraica”. In Italia invece abbiamo dovuto accontentarci, per conoscere la notizia, dell’ottimo articolo della brava Elena Lattes che alcuni giorni orsono ha pubblicato un dettagliato servizio sulla manifestazione svoltasi in una cittadina a venti chilometri di Tel Aviv, Kfar Kassem, e che ha visto partecipare quasi tutti i suoi abitanti. La notizia è stata poi pubblicata su “Agenzia Radicale” ma difficilmente sarebbe stata nota ai più se non fosse stata ripresa da Informazionecorretta.com. Addirittura alla marcia ha partecipato anche un parlamentare della Knesset il cui nome non lascia dubbi circa le sue origini: Ibrahim Sarsur.
Si tratta di un deputato del partito Ra’am Ta’al, cioè la lista araba unita. Presente anche il padre del caporale Shalit, Noam che ha detto al quotidiano Yedioth Aharonoth, secondo il resoconto della Lattes, che “...i partecipanti alla manifestazione hanno espresso il loro appoggio alla sua famiglia poiché credono nella coesistenza e lavorano per migliorare i rapporti tra le due comunità“. Il fatto che siano venuti a centinaia, gli arabi, da tutta Israele a testimoniare la loro solidarietà ai tre soldati rapiti dai terroristi è circostanza che metterà senz’altro in crisi i luoghi comuni con cui in Europa si vuole rappresentare il conflitto israelo-arabo-palestinese. Difficile infatti pensare a una più esplicita dimostrazione di come questo odio tra arabi e israeliani non sia scritto nelle tavole della legge. La manifestazione poi è stata aperta all’insegna della solidarietà, con l’abbraccio tra una famiglia del villaggio e un bambino ebreo di 4 anni residente a Kiriat Arba, salvato da quella stessa famiglia che ha acconsentito a donargli gli organi di un parente morto prematuramente.
Malek Faraj, uno degli organizzatori, ha anche affermato che, insieme ad altri, ha in programma di andare con Noam Shalit a Gaza per incontrare Ismail Haniyeh, il capo di Hamas. Il parlamentare Sarsur, invece, si recherà in Turchia per incontrare un altro esponente del movimento islamista. Il tutto per tentare l’ennesima mediazione. Che se riuscissero questi uomini di buona volontà là dove hanno fallito i vari Solana, D’Alema e Moratinos per l’Europa sarebbe l’ennesimo schiaffo morale e la ulteriore riprova di stare diventando un ente inutile se non dannoso. Almeno alla pace in Medio Oriente. Per la completezza dell’informazione, la Lattes ci ricorda che non è la prima volta che vengono tentate strade di mediazione che coinvolgono deputati israeliani dei partiti arabi. Il padre del caporale Shalit “aveva già chiesto aiuto ad un altro parlamentare del Partito Arabo Democratico Abdulwahab Darawshe andando a trovarlo direttamente nel suo quartier generale a Nazareth nel settembre del 2006, ma senza ottenere nessun risultato.” Fa comunque abbastanza riflettere il fatto che gli arabi di Israele considerino questi soldati come loro fratelli e facciano di tutto perché vengano liberati e non dimenticati nelle mani degli assassini in cui attualmente si trovano. Qui da noi purtroppo l’oblio e l’indifferenza sono calati da un pezzo.
Dimitri Buffa-Opinione.it
C'è di peggio che l'oblio e l'indifferenza.
C'é la malafede. Un episodio come questo, mette sul piatto della bilancia, un elemento estremamente importante: quello che non tutti gli arabi odiano Israele, ma solo gli estremisti fondamentalisti. Ergo, il problema non é Israele, ma sono i fondamentalisti che vogliono la distruzione di Israele a priori. Distruzione da cui Israele, giustamente vuole e deve difendersi.
La bilancia penderebbe quindi dalla parte degli israeliani e questo impedirebbe ai soloni dell'antisemitismo (e antiamericanismo) di continuare a buttare benzina sull'odio contro Israele e l'America (sempre strettamente collegati)...
 

22 novembre 2007

A pensar male si fa peccato….

 

Ma molto spesso ci si azzecca.
Sono passati solo pochi giorni dallo ‘tsumani’ di domenica 19 novembre in Piazza San Babila, che puntualmente è arrivata la contromossa prodiana, servita su un piatto di fiele da Repubblica, con cronometrica tempestività.
Ci si poteva scommettere che il professore non avrebbe lasciato il campo libero facilmente al duo Berlusconi-Veltroni, su un possibile accordo per la legge elettorale e ad un’eventuale cooperazione futura che vede Berlusconi legittimato a interlocutore del Pd. Prodi vuole mantenere immutato questo scenario politico, che lo vede da più di dieci anni a questa parte, ‘aggregatore” di tutte le anime del centro-sinistra contro il “cavaliere nero” di Arcore.
Prima ha ricompattato il centrosinistra al grido:”il Cavaliere e' "un pericolo per la democrazia" (da che pulpito…), e grazie all’assist di Repubblica sulle intercettazioni Rai ha potuto rilanciare la necessità e l'urgenza, alla pari con le riforme elettorali e istituzionali, di arrivare a un "riassetto complessivo del sistema televisivo", come spiegavano ieri sera da Palazzo Chigi. Sguainando, così l’arma, tutt’altro che inoffensiva del ddl Gentiloni, un “atto di banditismo”, come lo ha definito Berlusconi, tenuto in caldo nel cassetto, da rispolverare all’occasione.
Una “manna” tanto sospetta quella fornitagli dallo “scoop” di Repubblica quanto tempestiva, perche' costringe tutto il centrosinistra, incluso Veltroni, riaggregarsi per gridare allo scandalo contro il "monopolio mediatico" berlusconiano, evocato dal premier (una panzana a cui ormai credono solo pochi ‘coglioni’).
E cosi' Veltroni e' stato obbligato a frenare. A smentire recisamente che ieri ci sia stato davvero un primo vis a vis col leader di Forza Italia (mentre invece e' certo che i due si siano parlati) e a fissare un calendario ufficiale di incontri vistato da Palazzo Chigi, che vede al primo posto Fini, e Berlusconi solo in seconda battuta. Il leader del Pd pero' resta della sua idea: la soluzione ideale per la legge elettorale resta quella del cosiddetto Veltronellum, il sistema spagnoleggiante che puo' piacere solo al Partito democratico e - lui ne e' convinto - al futuro Pdl berlusconiano, perche' fa piazza pulita dei cespugli a destra e a sinistra e impedisce la rinascita di un centro ago della bilancia che invece il sistema tedesco agevolerebbe. Un sistema che dunque solo un accordo di ferro con il Cavaliere potrebbe permettere di varare. Ma che Prodi vede come il fumo negli occhi perche' mette in fibrillazione la sua coalizione, e a rischio il suo governo. Dopo l'uno-due televisivo di questi giorni, pero', il premier ha ottenuto il risultato di moltiplicare gli ostacoli sulla strada di Veltroni.
Tutta questa faccenda puzza di marcio, lontano un miglio e la dice lunga su chi è attualmente un pericolo per la democrazia, la libertà e la pluralità dell’informazione. Stampatello da Legnostorto
Orpheus

21 novembre 2007

Ultime dall'inferno iraniano
















Morire a 20 anni per essersi comportato come un qualsiasi ventenne di un paese occidentale, per un filarino, per essersi appartato, per aver fumato uno spinello...si, in Iran si muore
per questo, ma al mondo non importa.
Nuove esecuzioni (almeno 50) sono state annunciate dal responsabile della polizia iraniana per i reati contro la morale .
"Per 50 dei 3400 persone che nelle ultime settimane sono state arrestate per l'immoralità è stata emessa la condanna a morte", ha annunciato il generale Ahmad Roozbahani.
Nell'annunciare che la prosecuzione dell'ondata repressiva promossa dal governo di Ahmadinejad l'ufficiale iraniano ha anche aggiunto che il 53 per cento degli arrestati durante la campagna di moralizzazione partita nel marzo scorso appartengono ad una fascia di età tra 17 e 25 anni, mentre il 5 per cento e' addirittura rappresentato da minori di 17 anni.
Good Morning Teheran
Orpheus




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21 novembre 2007

Toghe rosse made in Usa

 

Da oggi possiamo “consolarci con l’aglietto” anche qui in Italia. Per merito di Daniel Pipes infatti siamo venuti a sapere che anche a Washington e in mezza America esistono i giudici “zecche” che interpretano la legge favore degli estremisti islamici. Vanificando non solo gli impegni di Bush junior e tutto quello che è successo dall’11 settembre 2001 in poi, Guantanamo compresa, ma anche ridicolizzando la giurisdizione statunitense. Pipes racconta le vicende di una causa civile “in seguito a un attentato suicida, perpetrato a Gerusalemme nel settembre 1997”. E scrive: “Hamas rivendicava il merito di aver ucciso 5 persone e di averne ferite 192, inclusi alcuni americani. Poiché Hamas era stata finanziata dalla Repubblica Islamica dell’Iran, 5 studenti americani rimasti feriti chiesero ad essa i danni. Le prove peritali stabilirono la colpevolezza del regime, in un processo di quattro giorni, inducendo il giudice Ricardo M. Urbina, ai sensi del Flatow Amendment del Foreign Sovereign Immunities Act, a multare di 251 milioni di dollari, come risarcimento esemplare, il governo iraniano e la sua Guardia Rivoluzionaria”.
Purtroppo però la cosa non finisce lì. Infatti i familiari erano alla disperata ricerca dei soldi dell’Iran per farli sequestrare ma senza ottenere grande aiuto dalle banche americane. Fra l’altro pare che in America in molti se ne infischino dell’articolo 210a del Terrorism Risk Insurance Act del 2002 che letteralmente recita: “Malgrado ogni altra disposizione di legge (…) in ogni caso in cui una persona abbia ottenuto un giudizio contro una parte terrorista in una causa per un atto di terrorismo (…) il blocco dei beni di quella parte terrorista (…) sarà soggetto ad esecuzione“. Gli altri beni iraniani peraltro erano tutti già stati bloccati o fatti sparire da Teheran da oltre 30 anni, da quando Carter non seppe gestire la vicenda degli ostaggi americani presi dalle guardie rivoluzionarie di Khomeini dentro l’ambasciata statunitense. Ecco allora cosa fece l’avvocato delle parti civili secondo il racconto che ne ha fatto Pipes al Jerusalem Post: “...il legale delle vittime, David Strachman di Providence, Rhode Island, escogitò alcuni approcci creativi come impedire l’imminente restituzione di antiche tavolette di argilla iraniane in prestito da 70 anni alla University of Chicago.”
E i soldi veri e propri? “Strachman rinvenne solamente un importante nascondiglio del denaro appartenente al governo iraniano: approssimativamente 150.000 dollari statunitensi erano stati depositati presso la Banca di New York (BoNY), in un conto intestato alla Banca Melli, il maggior istituto bancario iraniano e controllato dal regime. Ma quando le parti civili chiesero di ottenere quei fondi, la BoNY intentò una causa federale per sapere come comportarsi in merito ai beni finanziari della Banca Melli.” E come andò a finire la causa federale? Sembrava una causa facile ma non fu vinta “poiché il Dipartimento di Giustizia americano ha registrato questo caso come amicus curiae a favore della Banca Melli. Lo fece, spiegò un portavoce del Dipartimento del Tesoro, nel nome di una ‘corretta interpretazione’ del regolamento statunitense. Il suo amicus curiae brief sembra aver decisamente influenzato il giudice del processo, Denise Cote, che accettò in toto la posizione congiunta Banca Melli-Dipartimento di Giustizia e nel marzo 2006 si pronunciò a sfavore dei fondi che erano stati assegnati alle vittime. Queste ultime si appellarono alla seconda corte distrettuale ma anch’essa si schierò a favore del Dipartimento di Giustizia, archiviando la causa nell’aprile 2007”.
In pratica il dipartimento di stato favorì l’Iran e i giudici pure. In seguito questa banca Melli trasferì quei soldi all’estero. E di essi le vittime di Hamas non seppero più nulla. Ma, a dimostrazione che anche in America la mano destra non sa quel che fa la sinistra, pochi giorni fa proprio la stessa banca ha subito pesanti sanzioni dal governo federale perché sospettata di avere avuto un ruolo economico e bancario nel programma nucleare iraniano e nel fornire fondi per il terrorismo. Pipes nel proprio articolo pubblicato sul Jerusalem Post si chiede retoricamente come può la giustizia americana essere così schizofrenica: da una parte sanziona la banca Melli per aiuti economici al terrorismo sponsorizzato da Teheran e dall’altra la difende contro le vittime del terrorismo di Hamas finanziato dall’Iran. Saranno mica magistrati che hanno fatto qualche stage in Italia?
Dimitri Buffa-L'Opinione.it
Non v'è alcun dubbio...magari dalla Forleo.
Orpheus


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21 novembre 2007

Finanziaria 2008: nessun provvedimento a favore dei meno abbienti

Bonus incapienti 








La manovra approvata al Senato accentua gli squilibri redistributivi. L'intervento sull'Ici è diventato ancora più corposo, perché di fatto rivolto alla grande maggioranza dei proprietari, senza vincoli di ampiezza della abitazione né di reddito. Che invece rimangono per gli affittuari, tra i quali si concentrano persone e famiglie a reddito modesto e povere. Il bonus incapienti, l'unica misura fortemente redistributiva a favore dei più poveri, è non solo meno generoso, ma concepito come una tantum. E del reddito minimo non si parla neanche più. La manovra così come emerge dalla Legge finanziaria approvata al Senato accentua gli squilibri redistributivi già segnalati. Continua qui
In barba a tutte le promesse fatte e alle prese in giro al governo precedente che "faceva sempre troppo poco", questo governo taglia la testa al toro, e fa ancora meno: nessuna valida manovra di sostegno al reddito dei più poveri.
Insomma la tanto strombazzata "Finanaziaria dei poveri" é la solita "bufala" di questo governo: tanto, tantissimo fumo, e poco pochissimo arrosto.
notizia da
camelot
Orpheus


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21 novembre 2007

Nei ricchi paese arabi gli immigrati sono schiavi

 

Quando si parla degli immigrati del Terzo Mondo, l’Europa è sempre in prima fila a battersi il petto e a etichettare come xenofobia le richieste, il più delle volte legittime, degli autoctoni.
Ma come vengono trattati quegli stessi immigrati del Terzo Mondo che hanno scelto i ricchi paesi arabi, non lo dicono MAI. Sulla schiavitù praticata dal Qatar all’Arabia Saudita c’è un silenzio assordante, un velo calato dal politically correct per non demonizzare la ‘cultura islamica’ e i loro facoltosi rappresentanti. E a definirla schiavitù NON si esagera. Discriminazioni sessuali, persecuzioni religiose, salari bassissimi (10/30 centesimi di euro), confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso (16/21 ore al giorno), restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici, provocano ogni anno un elevato numero di suicidi.
Nel Qatar, il Paese di quella Al Jazeera abituata a fare la morale all'Occidente, addirittura solo un abitante su cinque è cittadino. Gli altri sono immigrati: su dieci, all'incirca 2 sono oriundi di altri paesi arabi, due pakistani, due indiani, un iraniano e uno di altra provenienza.
Identica è la proporzione degli Emirati Arabi Uniti, solo il 19% ha la cittadinanza. Nello stesso Kuwait ci sono 2 milioni di stranieri su 3-3,5 milioni di abitanti, nel Bahrain gli immigrati sono un terzo della popolazione, in Arabia Saudita un quarto, nell'Oman un sesto. Almeno un quarto gli stranieri anche in Libano, con 150.000 colf straniere su 4 milioni di abitanti. Infine nella Libia di Gheddafi sono il 3%.
In Italia ci sono state polemiche per 150 clandestini romeni espulsi dopo un omicidio. In Arabia Saudita tra 1990 e 1991 buttarono fuori 800.000 yemeniti dalla mattina alla sera per timore che diventassero una quinta colonna di Saddam Hussein, e d'altra parte anche Saddam aveva con altrettanta rapidità buttato fuori un milione di egiziani quando alla fine della guerra con l'Iran si era trovato a dover trovare posti di lavoro per i soldati smobilitati. Mentre in Libia nel 2000 una vicenda simile a quella della donna uccisa a Roma portò al linciaggio di 150 africani e all'espulsione di varie migliaia. Ma il peggio spesso è per chi resta.
In Arabia Saudita, ad esempio, possono entrare solo o pellegrini della Mecca, o stranieri con invito di un cittadino saudita. I datori di lavoro ne approfittano per sequestrare il passaporto a domestiche filippine, indiane o srilankesi, trasformandolo in arma di ricatto che in alcuni casi è servita addirittura a non pagare il salario dovuto. E correnti sono pure le punizioni fisiche. In Libano dall'inizio dell'anno ci sono stati almeno cinque casi di suicidi di colf maltrattate: l'ultima una srilankese 21enne che il primo novembre si è buttata giù da un balcone.
Questo caso ha portato la tv francese a trasmettere un reportage dal titolo esplicito "Libano Paese di schiavi", da cui proteste inenarrabili dell'opinione pubblica libanese contro l'ex-colonizzatrice. Ma l'Organizzazione Mondiale del Lavoro, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Diritti Umani e Human Rights Watch hanno confermato le accuse, anzi rincarando: mancati pagamenti dei salari, confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso, restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici. Non solo per il Libano, ma anche per Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Human Rights Watch, in particolare, per le colf contrattate in Sri Lanka ha denunciato orari di 16-21 ore di lavoro al giorno, al compenso di 10-30 centesimi di Euro all'ora, e senza possibilità di entrare in contatto con connazionali. Mentre tra gli edili indiani, denuncia il consolato indiano a Dubai, ci sono stati 84 suicidi nel solo 2005. Lavoro nero? No, perché le leggi di questi Paesi non contemplano diritti base come il riposo quotidiano o settimanale o un salario minimo. In compenso in Arabia Saudita la legge vieta pure il culto pubblico di fedi diverse da quella sunnita, ragione per cui di frequente gli immigrati cristiani finiscono in galera. E altra tragedia sono le norme coraniche per cui la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, con il che la colf che denunci un padrone per molestie sessuali rischia lei di finire frustata per "fornicazione". Figuriamoci allora per i diritti sindacali! Eppure, negli Emirati Arabi Uniti varie decine di migliaia tra indiani, pakistani, bangladeshi e srilankani si sono messi in sciopero per venti giorni nei cantieri di Dubai, e i 40.000 dipendenti del colosso delle costruzioni Arabtec hanno ottenuto pure un aumento salariale: 40 euro al mese in più, rispetto ai 102-139 euro al mese che ricevevano. Ma al contempo almeno 200 sindacalisti sono stati espulsi. Stampatello da Libero
Orpheus


21 novembre 2007

Fini&Casini è giunta l’ora di serrare le fila

 

Cosa interessa veramente gli elettori della ex-CDL e in generale gli italiani?
Questo dovrebbero chiedersi i politici impegnati in duelli a colpi di talk-show e titoloni in prima pagina , dopo l’annuncio di Berlusconi in piazza San Babila.
Davvero crede Gianfranco Fini che nelle priorità della gente normale, quella dei grandi numeri, ci sia la difesa dell’ identità del partito in questione? Il passato e la storia di An, con cui Berlusconi a sentire lui (ieri sera a PaP) dovrà fare i conti?  I conti li farà fra non molto Fini con la realtà di questo paese “sull’orlo di una crisi di nervi” indotta da politici affetti da manie di protagonismo in ogni dove, destra, sinistra e centro.
Pensa il buon Gianfri e, mettiamoci pure Pierferdi, che un cittadino si senta più sicuro, risolva i suoi problemi economici, e guardi al futuro con un briciolo di ottimismo in più, se AN rimane AN, e l’Udc idem?
Se pensano questo, ha ragione Berlusconi a chiamarli parrucconi della politica.
Bene miei cari è ora che usciate dalle stanze del potere e andiate per le strade, degradate e pericolose come non mai. E’ ora che parliate con i pensionati quelli da 500 euro al mese, con i giovani delle periferie, con i capifamiglia che hanno visto restringersi, il già esiguo stipendio dall'esosità delle tasse prodiane. Quelli che nell’Italia dell’euro vivono con 1200 euro al mese. Potrete così appurare personalmente quanto gli interessano le vostre chiacchiere “sull’identità”. Ho sempre pensato che la destra sapesse guardare avanti abbracciando però, i valori fondamentali del passato, ho ammirato Fini quando ha avuto il coraggio di condannare il fascismo ‘senza se e senza ma’, perché la politica deve essere al servizio del popolo e non dell’ideologie, men che meno di quelle fallimentari e sanguinarie come fascismo e comunismo, che vanno ad accarezzare il pelo ai violenti della società.
E adesso mi/ci tocca vedere lo spettacolo improponibile dei rappresentanti dell’ex-CDL che strepitano come comari al mercato, con tanto di botta e risposta sui maggiori quotidiani, con annessi pettegolezzi di bassa lega sulla vita privata di uno di loro. E qui apro una parentesi, quello che fanno Fini o Casini o Berlusconi in camera da letto sono fatti loro, però, c’è un piccolo però, se si prende una strada bisogna avere il coraggio di portarla avanti a viso aperto. Per rispetto verso gli elettori, verso se’ stessi e verso la nuova compagna. Fini ha sbagliato a scegliersi una compagna che lo mette in imbarazzo, ha sbagliato a lasciare in mano a lei sola la rivelazione del loro legame e della prossima nascita di una figlia. E lui a fare il “pesce nel barile”, muto è proprio il caso di dire come un pesce, sperando che tutto ciò, sia presto dimenticato e non abbia ricadute d’immagine. Penso che a 54 anni un uomo debba prendersi le proprie responsabilità a maggior ragione se ci si chiama Gianfranco Fini, anche perché così facendo si é esposto al ridicolo e a battute poco apprezzabili come quella di Feltri sulla ‘gnocca’. Pessima figura, veramente, e purtroppo non unica.
Detto questo spero vivamente che il centro-destra si unisca, non contro Prodi (farebbe lo sbaglio che ha fatto l’attuale maggioranza) ma a vantaggio del paese, siamo tutti stanchi di liti, protagonismi, egoismi, ripicche e ricatti e il centro-destra non deve comportarsi come il centro-sinistra. Pensi al bene dell’Italia e non a quello del proprio partito, questa trovata di Berlusconi può essere un’ottima chance  per tutti, se tutti faranno un piccolo passo indietro.
Francamente in ballo ci sono problemi più importanti e urgenti che la storia e il passato di An e dell'Udc.
Orpheus


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20 novembre 2007

L'infanzia senza diritti

 
Nel mondo ogni anno muoiono 9,7 milioni di bambini fra 0 e 5 anni, 26.575 ogni giorno. Il 53% dei decessi e' collegato alla malnutrizione che ne e' concausa, ma i bambini muoiono anche per malaria, morbillo, polmonite, aids, altre malattie e ferite. Con questi agghiaccianti numeri compie oggi 18 anni la Convenzione sui diritti dell'infanzia. Il 20 novembre 1989, infatti, il documento veniva approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, esattamente 30 anni dopo l'approvazione della Dichiarazione sui diritti del fanciullo (20 novembre 1959).

Se non sono fame e malattie ad ucciderli ci pensano i genitori



Se qualcuno di loro si salva dalla fame e dalla follia dei genitori
vive e muore per strada



O viene venduto ai predatori di carne umana


O viene usato come carne di cannone



O viene sfruttato come un animale

Bambini che trasportano pietre per costruzioni.

O viene mutilato in una delle decine di guerre che insanguinano il pianeta



O viene umiliato, imprigionato, violato in modi che nemmeno riusciamo ad immaginare...
SamiaSamia

Basta guardargli negli occhi questi bambini per capire quanto immondi possano essere gli adulti.
Orpheus




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20 novembre 2007

Il primo Hezbollah non si scorda mai

 

Il Libano è di nuovo sull’orlo di una guerra civile e in più la conferenza di pace israelo-palestinese che si dovrebbe svolgere ad Annapolis dal prossimo lunedì sembra già nascere morta. E in tutto questo il nostro ministro degli esteri Massimo D’Alema che fa?
Si reca a Beirut e incontra per la seconda volta in due anni ministri ed esponenti politici del movimento terrorista armato Hezbollah. Il messaggio è chiaro: se il primo Hezbollah, quello preso a braccetto, non si scorda mai, il secondo può essere anche meglio. Come un amore maturo rispetto a una cotta a prima vista. Così mentre tutto il mondo pende dalle labbra del Quartetto e dell’America e di questa benedetta Annapolis, ma già ieri sera Condoleeza Rice aveva rilanciato la palla lontano promettendo un nuovo meeting per la primavera inoltrata del 2008, il nostro rappresentante diplomatico per eccellenza all’estero si è preoccupato di cementare l’amicizia italiana con il movimento islamofascista di Hassan Nasrallah.
E d’altronde non si tratta di imprudenza o di idiozia, ma di mosse calcolate. Altrimenti sarebbe veramente difficile capire con quale faccia lo stesso D’Alema nel settembre 2006, poco dopo la fine dell’ultima guerra tra Israele ed Hezbollah nel sud del Libano, avesse dichiarato al quotidiano israeliano Yedioth Aronoth che gli Hezbollah erano un partito politico e non solo un movimento armato. Per giunta facendo paragoni blasfemi con i movimenti armati della resistenza ebraica a ridosso della fondazione dello stato di Israele. Tanto che l’intervistatore all’epoca, gentilmente ma fermamente, gli fece notare che “se lei paragona veramente Hezbollah a Lechi e Etzel” (organizzazioni clandestine di resistenza al Mandato britannico che operarono prima della fondazione dello Stato di Israele, ndr) deve avere l’onestà intellettuale di ricordare “che le due organizzazioni non professavano la distruzione della Gran Bretagna e neppure colpivano civili...”.
Ma tant’è: Annapolis nasce morta e D’Alema si candida a diventare uno dei solerti becchini di questa inutile conferenza. Anche se Olmert, ormai al minimo storico della popolarità che un politico può avere in Israele, continua a fare sforzi per tenere in vita un dialogo appeso a un filo. Ieri altri 441 terroristi palestinesi liberati dalle carceri dello stato ebraico, per fare bella figura con la Rice. Mentre uno dei leader della destra nazionalista, Baruch Marzel del National Jewish Front, ammonisce: “Si tratta di nuove bombe ad orologeria umane, inutile poi lamentarsi quando esploderanno”. In genere Israele sembra disposto a concedere tutto e subito, compreso il congelamento di nuovi insediamenti nella Cisgiordania e il progressivo smantellamento di gran parte di quelli esistenti, mentre i mediatori palestinesi come il famigerato Saeb Erekat, non sono disposti a riconoscere neanche la natura ebraica dello stato che dovrebbe essere il loro vicino.
Per non parlare di Hamas che già fa sapere, per bocca del capo in testa esule in Siria, Khaled Meshaal, di avere intenzione di ripetere nella Cisgiordania ciò che ha compiuto a Gaza, ossia un golpe e un bagno di sangue, non appena l’odiato nemico sionista gli lascerà il campo libero anche in Cisgiordania. Invece che “terra in cambio di pace” a molti la situazione sembra degenerata nello slogan “terra in cambio di terrorismo”. La Siria, per bocca di Bashir Al Asad, da parte sua vuole, anzi pretende, che ad Annapolis si parli all’apertura e alla chiusura dei lavori delle alture del Golan, ma intanto manda i propri emissari a Teheran a chiedere ordini e consegne ad Ahmadinejad. In questo quadro in cui la malafede, l’incompetenza e l’ambiguità poltica sono le tre principali protagoniste, ci mancava solo la ciliegina sulla torta e ce l’ha messa D’Alema ri-prendendosi metaforicamente a braccetto per la seconda volta un bel ministro di Hezbollah. E trasformando la storia che si ripete in vera e propria farsa.
Dimistri Buffa-L'Opinione.it
Ormai D'Alema non riesce più a stupirmi, tutte le "follie" che compie come ministro degli esteri sono diventate una deprimente abitudine...d'altronde che si può dire  di uno che sostiene che Hamas e Hezbollah sono "decisivi contro Al Qaeda" ...che é "cotto", che é cieco...o semplicemente che è in malafede.
Orpheus


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20 novembre 2007

Silvio Bonaparte

 


È populista. Plebiscitario. Sono queste, le sferzanti accuse che i critici e i dissenzienti - nel centrodestra e nel centrosinistra - riservano a Silvio Bonaparte. Contraddice la logica politica, stride con la forma che essa richiede, dicono. Gli contestano di essere un cortocircuito temibile, minaccia costante a chi è convinto che la politica passi solo per assise e congressi, trattative estenuanti e sfibranti mediazioni. Quella di Silvio non è politica, è demagogia, concludono i censori. Hanno ragione? No. La maniera più immediata per dimostrarlo sarebbe di prenderla a ridere. Perché quel che la politica italiana non ha mai perdonato a Silvio è esattamente il fatto di aver risposto meglio di chiunque altro a quella svolta - quella sì - autenticamente populista e a senso unico rappresentata da Mani Pulite, Tangentopoli, e dalla tonitruanti esternazioni della Procura di Milano. Quello sì era populismo: mandò a casa un'intera classe dirigente repubblicana e fece sparire partiti e simboli storici in nome dell'enfasi del "nuovo", e della presunta estraneità a tangenti e malversazioni. Estraneità a senso unico, visto che il Pci e la sua prosecuzione testamentaria vennero salvati. Il maggioritario non si sarebbe affermato, senza Mani Pulite. Non sarebbe bastata la Lega da sola. E il problema è che Silvio ha incarnato meglio di tutti, da 14 anni a questa parte, la forte carica di leaderismo carismatico che l'abbozzo incompiuto di maggioritario italiano affermò sulla scena italiana. Da allora, nessun altro leader del centrosinistra e del centrodestra, si è mai sognato di poter vantare la presa elettorale e di consenso di Berlusconi. Ma è stato lui a imprimere la svolta carismatica e personalistica alla politica italiana? Neanche per idea. Era questo anzi a non piacergli, nell'estate del 1993 quando esaminava il da farsi. Ricercò politici moderatamente innovatori ma tradizionali, come Mario Segni, ai quali affidare il proprio sostegno. Tutto era, tranne un colonnello intemperante del potere come Peròn o un capitano come Chavez, il Berlusconi di allora. Dicono i critici che Silvio è cambiato cammin politico facendo. Che il suo essere gigione, la sua natura protesa a farsi amare da tutti a qualunque costo, il gusto per le battute e per i colpi di scena, il decisionismo aziendalista, tutto ciò lo renda una sorta di populista forse persino suo malgrado, in servizio permanente effettivo sotto i panni dell'ex statista che in Consiglio dei ministri ha mediato dando sempre retta all'equilibrista Gianni Letta, più che al Mangiafuoco dei colpi di testa Giuliano Ferrara. Una specie di somma tra un Nerone autocratico che ai Seneca non dà retta e alla fine li suicida, un Papa che si crede Re, un profeta che si scambia per Dio. Più, naturalmente, un impresario televisivo che scambia la scatola a colori per la Boulé dell'Atene classica. Eppure, fateci caso. Silvio ieri ha confermato che dal maggioritario carismatico e bipolare lui fa un passo indietro. Se malgrado 13 anni di maggioritario le coalizioni restano eterogenee fino all'impossibilità di governare - come si è visto sotto la destra come sotto la sinistra - tanto vale abbracciare un proporzionale corretto da soglie ma con ciascuno che corra per il proprio programma e con alleati più coesi. È l'esatto contrario del principio carismatico e plebiscitario. Quanto all'appello direttamente ai cittadini per iscriversi al nuovo Partito della Libertà, anche qui cerchiamo di intenderci. Rispetto alla regola costituzionale per la quale i partiti sono libere associazioni attraverso le quali i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale, il meccanismo scelto da Silvio è meno rispettoso di quello che ha presieduto alla nascita del Pd, con la designazione a tavolino di un leader da parte di un'oligarchia, e la spartizione matematica tra le due nomenklature dei Ds e della Margherita delle leadership e delle composizioni dei nuovi organi costituenti? No. È la nascita del Pd a peccare di oligarchismo, visto che non sono stati certo i votanti delle primarie a determinare l'indicazione di Veltroni e i candidati alle segreterie regionali. Quanto a populismo, se un difetto storico noi sparuti liberisti imputiamo a Silvio, è proprio di non essersi mai fatto davvero un Pierre Poujade, il cartolaio di Saint-Cére che nel 1953 scosse la Francia dalle fondamenta contro le tasse. Eh no, cari dissenzienti, il populismo vero è di chi promette a destra e manca pur di tenersi avvinghiato al potere, e da questo punto di vista esso abita a palazzo Chigi, con Prodi. I 2,3 miliardi di spesa pubblica aggiuntiva che si sono sommati alla Finanziaria in Senato, pur di far contenti tutti da Lamberto Dini a Franco Giordano, ne sono la più plateale conferma. A dar fastidio, di Silvio, è il consenso di cui gode nel popolo, necessario lievito per fare del partito delle Libertà l'equivalente dell'Ump francese. A risultare insopportabile è la sua capacità di parlare direttamente agli italiani. Come Bonaparte ai suoi grognards, aggirando la mediazione di maggiori e colonnelli. Troppa letteratura? Ma senza miti letterari la democrazia non vive. Né Pericle né Alcibiade erano uomini privi di ambizioni. La loro forza era saper parlare al cuore e al portafoglio dei concittadini. E li accusavano per questo di populismo, appunto. Esattamente come gli oligarchi senatori di Roma facevano coi Gracchi. Dare all'avversario del populista, di solito, è un'ammissione della propria minor capacità di aver consenso.
Libero-Oscar Giannino
Orpheus




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20 novembre 2007

La giustizia italiana ha offeso le vittime del terrorismo per aiutare Diliberto e Rizzo

 
La giustizia italiana ha offeso in una sola volta le vittime del terrorismo e i morti di Nassirya, il tutto per aiutare gli onorevoli Oliviero Diliberto e Marco Rizzo”. Bruno Berardi, il figlio del maresciallo ucciso dalle Br, racconta che il 18 febbraio del 2006, aveva denunciato Diliberto e Rizzo per la loro presenza in una manifestazione pro Palestina dove erano state bruciate bandiere americane e israeliane e dove i due parlamentari marciavano sorridendo fianco a fianco con chi urlava “dieci, cento, mille Nassyria”. E oggi lo stesso Berardi si ritrova a dovere fronteggiare esose richieste milionarie dei due interessati.
Ecco la cronistoria. “Dalla stazione dei Carabinieri di San Lorenzo in Lucina in Roma – racconta Berardi in una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia e a quello dell’Interno - la mia denuncia contro gli onorevoli Diliberto e Rizzo, per i reati di vilipendio alle Forze Armate, alla Nazione Italiana nonché di oltraggio verso i defunti, venne trasmessa solamente il 25 aprile 2006 alla Procura della Repubblica della stessa città”.
In compenso non arriverà mai la dovuta iscrizione al registro indagati dei due parlamentari. Come sia stata aggirata la legge lo spiega lo stesso Berardi nell’indignata missiva: “Ora Lei sa meglio di me, signor ministro della Giustizia che per legge il Pm deve iscrivere “immediatamente nell'apposito registro ogni notizia di reato, nonché contestualmente il nome delle persone alle quali il reato stesso è attribuito”. Nulla di strano dunque che i principali giornali Italiani, abbiano parlato di questa mia denuncia e della teoricamente conseguente iscrizione degli onorevoIi Rizzo e Dilìberto nel registro degli indagati”. Invece qualcosa di strano succede. E la teoria non si trasforma in pratica. Dilibero e Rizzo smentiscono di essere indagati e querelano sia Berardi sia i giornali che danno notizia della cosa. E la procura di Roma si affretta a venire in soccorso dei due parlamentari comunisti. Come? “…con un comunicato stampa del 29.04.2006, il Procuratore Capo della Repubblica di Roma, nello smentire la notizia apparsa sui giornali attestante l'avvenuta iscrizione degli onorevoli Diliberto e Rizzo nel registro degli indagati, affermava che la denuncia da me presentata nei confronti degli stessi era stata unita ad altro procedimento contro ignoti senza alcuna iscrizione”.
Inutile dire che fine abbia fatto quell’inchiesta: “il pubblico ministero, in detto procedimento, pur avendo la Digos corredato il fascicolo di una serie di foto dalle quali sono stati identificati numerosi partecipanti alla manifestazione di piazza, ha chiesto al Gip, con una contraddizione che sfiora il paradosso, l’archiviazione del procedimento: quanto alle persone ignote perché rimaste ignote, quanto ai due uomini politici perché non raggiunti da sufficienti indizi circa il loro comportamento di avallo agli illeciti che si andavano compiendo”.
Conseguenze di questi aiutini giudiziari? Rizzo e Diliberto hanno denunciato Berardi e la sua associazione nonché alcuni giornali che avevano dato la logica notizia dell’iscrizione a registro indagati dei due parlamentari. Così adesso, dice Berardi laconicamente nella lettera aperta, “a distanza di più di un anno da quell’episodio i due onorevoli del PdCi cercano di lucrare milioni dì euro dai giornali e dal legale dell'Associazione che presiedo per il ristoro dei danni derivati alla loro onorabilità uscita per la verità alquanto malconcia dalla manifestazione di piazza”.
Da Opinione.it
Ma guarda i due comunisti così sensibili davati alla mummia di Lenin, così garantisti quando si tratta di criminali, terroristi e teppisti si accaniscono contro il figlio di una vittima dei loro "amici di parrocchia"...
e io che pensavo fossero diventati gandhiani...
Orpheus

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