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Orpheus

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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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30 agosto 2007

"Il mio idolo è Oriana Fallaci: capì il pericolo musulmano"

 Aja - Geert Wilders, l’uomo politico più discusso in Olanda, ci riceve in Parlamento, nel suo studio, fuori dal quale ci sono ben quattro guardie del corpo. È affabile, deciso, ma per niente arrogante, come generalmente viene descritto dai media del suo Paese. Ha seguito le orme del regista Theo van Gogh, ucciso dai fondamentalisti islamici, ha lo stesso coraggio e gli stessi ideali per cui hanno ammazzato Pim Fortuyn. È sotto scorta da mattina a sera.

Signor Wilders, 177 nazionalità presenti in una sola città come Amsterdam non preoccupano?
«Certo, mi batto da anni perché il mio Paese possa tornare alla normalità».

Il suo partito si chiama Partito della Libertà. Libertà di.....
«Libertà di fare con i propri soldi quello che si vuole. Gli olandesi pagano troppe tasse, addirittura il 50%. Mentre si dovrebbe avere il diritto di disporre del proprio denaro, guadagnato con tanta fatica. E poi libertà di gioire di una bella giornata di sole e della vita, di girare per strada senza essere assaliti, derubati, picchiati. Soprattutto libertà di vivere nella propria nazione conservandone la cultura. Infine libertà di esprimere le proprie idee senza per questo essere costretti a girare sotto scorta perché vogliono metterti a tacere per sempre.

La stampa olandese parla ampiamente della decisione del vostro governo di stanziare 28 milioni di euro per far fronte al problema del radicalismo islamico e degli estremisti di destra. Questa somma dovrebbe servire a costituire centri di sostegno per i comuni più colpiti da questa piaga e per instaurare con integralisti e ultrà un proficuo “dialogo interculturale”. Che ne pensa?
«Un pessimo piano (del partito socialista, al governo con i cristiano-democratici del premier Pit Balkenende, ndr). Con loro il dialogo non serve più. Ci abbiamo provato per anni e non abbiamo ottenuto nulla. Anzi, la situazione è peggiorata. Con questo costoso progetto, assolutamente privo di concretezza, trattiamo i colpevoli come vittime. Basta con le parole, con la tolleranza. Si passi ai fatti».
In che modo?
«Prima di tutto se non rispettano le nostre norme, le nostre regole e la nostra cultura devono tornare da dove sono venuti. Se commettono crimini, vanno puniti severamente. Se dopo essere usciti di prigione ricominciamo a delinquere devono essere espulsi. Dobbiamo chiudere le frontiere, riappropriarci della nostra terra e usare invece questi fondi per i nostri vecchi, la sanità, per accudire gli handicappati».
La sua dichiarazione sul fatto che il Corano andrebbe proibito come il Mein Kampf di Hitler ha suscitato molte polemiche, accuse contro di lei, anche da parte degli altri partiti al governo. Non ha forse esagerato con questa che è parsa una provocazione inaccettabile nei confronti di una religione?«Il Corano è un libro fascista, aggressivo, che semina odio. Non voglio discriminare o provocare, dico solo che la violenza che trasuda dai testi islamici non la si trova in nessun’altra religione: né cattolica, né ebraica, né buddhista. Diciamo piuttosto che il Corano è più un’ideologia che una religione. Non ce l’ho con l’islam, con i musulmani come persone, ma appunto con un’ideologia che vuole privare l’uomo della libertà, che non rispetta le donne, che vuole eliminare gli omosessuali. Il mio idolo è Oriana Fallaci: lei aveva capito la pericolosità dell’invasione islamica! Come lei odio il relativismo, cioè il voler credere che ogni cultura sia la stessa, perché non è vero. da ilgiornale
Interessante intervista:l'intolleranza sta montando ma sul Corano Geert Wilders non ha tutti i torti e neanche sul fatto che chi viene da noi deve adeguarsi ai nostri usi e costumi.Se non lo fa, nessuno lo trattiene ecco.
Verbena

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28 agosto 2007

E Walter Veltroni si espresse...ma non tutto fa brodo

 L'intervista a Walter Veltroni: «A Palazzo Chigi solo se eletto.  Io troppo buono? Chi lavora con me sa che sono tosto»

Sindaco Veltroni, pure i suoi vecchi amici dicono che lei sia troppo buono. Che voglia piacere a tutti e non scontentare mai nessuno.
«Chi lavora con me sa che sono abbastanza tosto, molto più di quanto dicano. Non odio nessuno, ho rispetto e curiosità per gli altri, preferisco unire anziché dividere. Ma non ho mai avuto timore di esprimere idee controcorrente; a cominciare, dieci anni fa, dall’idea del Partito Democratico. E non ho timore di decidere. Altrimenti non avremmo chiuso 28 campi rom spostando 15 mila persone. Né avremmo concesso, unici in Italia, 1500 nuove licenze per i taxi. Si ascolta, si consulta, si tratta; ma, alla fine, si decide».
È per questo che dopo le ferie ha impresso un’accelerazione sul Partito Democratico, dicendo: o così, o senza di me?

«L’ho fatto perché sono consapevole della posta in gioco. Il Partito Democratico è la più grande possibilità, se non l’ultima, che si presenti all’Italia per costruire una moderna forza riformista emaggioritaria, che possa produrre la grande innovazione di cui il paese ha bisogno. Si deve sentire che si sta aprendo un ciclo, come quando sono andati al governo Reagan, Clinton, Sarkozy. L’Italia rischia di morire di vecchiaia. Di parole. Di occasioni perdute. Di veti. Di conservatorismi. Come ho detto al Lingotto, in un passaggio che non è stato colto ma per me era decisivo: non parlo da uomo di parte, parlo da italiano. Altrimenti non mi sarei impegnato in prima persona. Stiamo assistendo a qualcosa di straordinario, di inedito per la cultura politica italiana, di originale per la storia del nostro paese e non solo». Il resto dell'intervista è QUI
Come dice Fausto Carioti sul suo blog: "Walter Veltroni si presenta ufficialmente come l'anti-Prodi. Il suo programma come si può capire dalla sua intervista al Corriere di oggi " è fatto apposta per essere confrontato con quello dell'attuale governo. Del quale, sotto molti aspetti, rappresenta l'antitesi."
A me sembra tutta una cerchiobbottista ed opportunista enunciazione di ovie ovvietà ed ovvie banalità.Consiglio di leggere quest'
articolo per pesare meglio il personaggio.Intanto Parisi non ci sta e lo attacca.Nulla di nuovo sotto il sole dell'avvenire( che guarda indietro) dei socialdemocratici.E' tutta AMMUINA per acchiappare i gonzi.Scommettiamo?No perchè certe affermazooni sono incompatibili con i migliori alleati sinistri dell'attuale governo e allora?
Verbena





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25 agosto 2007

C'è un altro tesoretto. Sono già pronti a mangiarselo

C’è un nuovo “tesoretto” nelle casse dello Stato. Ammonta a 4 miliardi di euro. Proveranno a vendervela come una buona notizia, ma non è così. Perché quei soldi in più rispetto al previsto vengono dalle tasche dei contribuenti. Perché il loro arrivo nelle mani di Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco era in gran parte prevedibile, e quindi la coppia da incubo avrebbe potuto evitare di infierire. E perché non un euro tornerà indietro a chi ha pagato più di quanto il governo osasse sperare. Al contrario: le tasse aumenteranno ancora, e il centrosinistra riuscirà a mangiarsi per intero il surplus fiscale attuale e quello che si accumulerà nei prossimi mesi. Il nuovo tesoretto farà così la fine di quello vecchio, volatilizzato tra mance e marchette elargite per ammansire i partitini dell’Unione e le categorie vicine ai sindacati amici.
Il meccanismo ormai è collaudato. Lo adottarono una prima volta quando dissero che il governo Berlusconi aveva lasciato i conti pubblici disastrati e l’economia al collasso. Salvo poi ritrovarsi in mano, dopo pochi mesi, 10 miliardi in più di quelli che avevano messo a bilancio. Ora ci stanno riprovando. Dapprima il governo piange miseria, così per far quadrare i conti si trova “costretto” ad alzare le imposte. Al momento di tirare le somme, però, vuoi perché la situazione era assai migliore di quella che ci avevano raccontato, vuoi perché intanto hanno aumentato i balzelli, in cassa ci sono molti più soldi del previsto. A questo punto Prodi e i suoi fingono sorpresa, ma è pura ipocrisia. Il gettito fiscale è in crescita impetuosa non da ieri, ma dal primo trimestre del 2006, cioè da prima delle elezioni: a maggio dello scorso anno il gettito tributario segnava già un aumento del 16,3%. Niente di cui stupirsi, quindi. Resta il fatto che i miliardi in più incassati dal fisco non vengono restituiti ai contribuenti, o usati per introdurre meccanismi, come il quoziente familiare, che renderebbero il fisco un po’ più equo per le famiglie numerose. Quei soldi servono infatti a garantire la sopravvivenza del governo.
Rifondazione, Comunisti e Verdi minacciano di non votare la riforma delle pensioni? Chiedono di stravolgere la legge Biagi? Bene. A settembre, quando si troveranno tutti attorno a un tavolo, Prodi avrà 4 miliardi di buoni argomenti in più
. Magari quei soldi non basteranno per accogliere tutte le richieste che gli faranno, ma potrà comunque accontentarli in parte e usare poi una quota del maltolto per qualcuna delle bischerate alle quali tengono i suoi interlocutori. Tipo - per dirne una - il cosiddetto reddito sociale, che consiste nel dare soldi del contribuente a chi non lavora, in cambio di nulla. Ottomila euro l’anno esentasse, per l’esattezza. Proposta che uno dei vice di Padoa Schioppa, il verde Paolo Cento, ha depositato alla Camera. Insomma, con 4 miliardi da usare “brevi manu” una qualche intesa si trova.
In questo scenario bucolico, al contribuente è riservato il ruolo della vacca. Le macchine create per mungerlo meglio sono già pronte: come ricorda la sinistra dell’Unione, il rialzo al 20% delle aliquote sulle rendite dei Bot e di altri strumenti finanziari è scritto nel programma di governo, e lo stesso Prodi ha ammesso che, se non si fa oggi, si farà domani. Poi è in arrivo la revisione del catasto, con conseguente inasprimento delle imposte sugli immobili. Solo Confedilizia sembra essersene accorta, e infatti denuncia che «il sottosegretario Grandi non vuole solo la tassazione delle rendite finanziarie, ma porta avanti da mesi la sua idea di un catasto patrimoniale. Una rivoluzione epocale del sistema di tassazione degli immobili». Più qualche altro balzello che si presenterà, immancabile, con la Finanziaria 2008.
Alla fine del giro chi ci rimette sono i contribuenti, spremuti ben più del dovuto. Ci guadagna il presidente del consiglio, che con quei soldi extra-budget può pagarsi la sua permanenza in sella, e ci guadagnano quelli che da sinistra minacciano di farlo cadere, che potranno farsi belli agli occhi dei loro elettori attingendo al gruzzolo versato da chi paga le tasse.
Insomma, ci vuole una faccia come quella di Prodi per andare in giro a dire che gli italiani hanno pagato il 21% di imposte in più perché hanno «fiducia» nel suo governo. Buona parte di quei miliardi arriva infatti dall’innalzamento delle imposte. Come ricordava a maggio il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, «il recente miglioramento dei conti pubblici è dovuto al forte aumento delle entrate», e «le stime del governo indicano per quest’anno un ulteriore incremento della pressione fiscale». Il resto lo spiega il boom degli utili delle grandi imprese, che ha spinto all’insù i pagamenti dell’Ires e dell’Irap. Se davvero vuole avere una misura di quanto gli elettori si fidano del suo governo, il premier deve guardare altrove. Ad esempio al sondaggio commissionato a Ipr Marketing da Repubblica. Secondo l’ultima rilevazione, fatta a metà luglio, ormai solo il 35% degli italiani ha fiducia nel suo esecutivo.di Fausto Carioti da aconservativemind
Ecco siamo alle solite:questo governo racconta un sacco di balle strumentali e taccio della chicca del "reddito sociale".Lo sciopero del fisco non è cosa praticabile e offre il fianco a troppe strumentalizzazioni da parte dei soliti, ma a settembre una protesta vera , forte ed incisiva bisogna organizzarla.
Verbena



25 agosto 2007

La legge di Hamas a Gaza

Per le strade della città di Gaza i membri delle Forze esecutive di Hamas, in uniforme della polizia o camicia nera, fermano le automobili: controllano revisione e licenze dei tassisti. A chi non è a posto con i documenti ritirano la patente. Dopo sei mesi di guerra civile strisciante e cinque giorni di violenza bellica, dopo la presa del potere del movimento islamista a Gaza, la Striscia e la Cisgiordania sono due entità separate non soltanto fisicamente. A Ramallah c’è il governo guidato da Salam Fayyad, appoggiato dalla Comunità internazionale. Nella Striscia, le regole le detta Hamas, ma la confusione è molta. Abu Mazen ha ordinato ai cittadini di Gaza di non pagare le bollette di gas, acqua ed elettricità, per evitare che i soldi finiscano nelle tasche dei rivali di Hamas, ma le Forze esecutive passano di porta in porta e qualcuno si è trovato a corto di corrente dopo aver rifiutato di saldare il conto: scatenando l’ira della Commissione europea, che paga il conto delle centrali elettriche e che questa settimana ha imposto un temporaneo blackout. A Ramallah, il weekend inizia sabato; a Gaza, Hamas ha stabilito come giorno feriale il venerdì islamico. I funzionari pubblici sono perplessi e c’è chi segue l’una o l’altra fazione. Le Forze esecutive, milizia nata circa un anno fa dalla volontà del ministero dell’Interno del primo governo di Hamas, hanno funzioni di polizia. Controllano il traffico, inaspettatamente ordinato; arrestano i ladri e gli spacciatori. Le prime reazioni dei cittadini della Striscia dopo l’instaurazione di Hamas, riprese con enfasi dalla stampa internazionale, sono state ottimistiche: le persone, dopo mesi di violenze, scontri tra fazioni e insicurezza hanno ripreso a uscire persino di sera. La scorsa settimana, le Forze esecutive hanno raccolto, in parte, le armi del potente clan dei Doghmush, legato al sequestro del corrispondente della Bbc, Alan Johnston. Ma la luna di miele sembra volgere al termine e crescono i timori per alcune mosse del movimento che vanno molto oltre il mantenimento dell’ordine. La stampa ha parlato di una maggior sicurezza a Gaza dopo l’avvento del Movimento per la resistenza islamica. “Ma è possibile utilizzare quest’argomento soltanto se si guarda alla sicurezza da un punto di vista superficiale – dice al Foglio Mahmoud Abu Rahma, di al Mezan Center for Human Rights, a Gaza – Gli scontri tra le fazioni sono terminati; certi crimini convenzionali sono diminuiti, come i furti. Ma c’è ancora violenza, violenza domestica, e non posso parlare di sicurezza in assenza di rule of law”. Pensa al vuoto istituzionale. Non c’è, infatti, un pubblico ministero al lavoro, non c’è polizia legittima, non ci sono tribunali. Se qualcuno è arrestato dalle Forze esecutive è interrogato e trattenuto, ma non è possibile processarlo, perché i giudici e i magistrati che rispondevano all’Autorità nazionale palestinese non sono pronti a mettersi al lavoro in assenza del potere centrale. Si è parlato, nelle settimane passate, di una volontà di Hamas d’istituire a breve nuove corti. Secondo il giovane Abu Rahma, esiste, dopo appena due mesi dagli scontri di giugno, un embrionale movimento di dissidenza emergente contro Hamas. “Ci sono arresti politici, succede ogni giorno – continua – a volte tengono la gente soltanto per poche ore per interrogarla. Si tratta, per la maggior parte, di membri di Fatah”. La sua organizzazione, come anche il Palestinian Center for Human Rights, sempre a Gaza, ha rilevato casi di violazione dei diritti umani da parte del nuovo potere di Hamas, e li ha descritti online, in comunicati disponibili in inglese e in arabo. Pochi giorni fa Ahmed Mughani, ex procuratore generale, vicino a Fatah, è stato arrestato per alcune ore e interrogato dalle Forze esecutive con l’accusa di aver trattenuto materiale sensibile e documenti definiti pericolosi. Il 13 agosto una manifestazione dei partiti membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina in protesta contro la limitazione delle libertà è stata dispersa, in maniera violenta, sempre dalle Forze esecutive. La sera prima, il ministero dell’Interno di Hamas ha reso pubblica la decisione di bandire ogni manifestazione senza permesso. Prima, era necessario soltanto “notificare” la polizia con 48 ore d’anticipo per permettere alle forze armate di garantire la sicurezza dei manifestanti e il flusso del traffico. Walid al Awad è uno degli organizzatori della protesta. E’ un membro di Hizb al Shaab. Siede sulla terrazza di un bel hotel davanti al mare di Gaza, a pochi passi da una spiaggia insozzata da quattro giorni di sciopero dei netturbini a causa del mancato pagamento dei salari. Racconta al Foglio che quando “le persone hanno iniziato a raggrupparsi, membri delle Forze esecutive hanno impedito alla gente di raggiungere la piazza del Milite ignoto”, dove si teneva la manifestazione. “C’erano circa mille dimostranti (300 per l’Associated Press, ndr). Le forze di sicurezza hanno iniziato a usare bastoni di legno. Un amico ha cercato di proteggermi con il suo corpo, suo figlio è rimasto ferito. Hanno sequestrato il mio telefonino e lo hanno tenuto due ore. Come al solito, un portavoce del ministro della Giustizia (di Hamas) ha fatto sapere che si è trattato di scontri per motivi personali”. Alla manifestazione, il cameraman dell’emittente satellitare di Abu Dhabi, Mohammed al Sawalhi, è stato assalito, assieme alla squadra di Ramattan, l’agenzia di stampa palestinese. Il 10 agosto, a Beit Hanoun, nel nord della Striscia, 18 persone (diverse fonti riportano dati leggermente differenti) legate a Fatah sono state arrestate. In seguito, un gruppo di donne ha marciato verso la stazione della polizia gestita dalle Forze esecutive, per chiedere notizie dei propri figli e mariti. Gli uomini di Hamas, secondo i testimoni, hanno iniziato a sparare in aria per disperdere la folla, poi hanno usato bastoni in legno provocando la dura reazione degli abitanti del quartiere, che hanno iniziato a lanciare sassi. Sono seguiti scontri, pestaggi, arresti. Più tardi, sempre nella stessa cittadina, una festa di nozze, celebrata tradizionalmente per strada, è stata presa d’assalto dalle forze di sicurezza. Un cameraman ha ripreso la scena, mandata in onda dalla televisione palestinese e reperibile su YouTube. Le Forze esecutive irrompono alla festa, i Suv un tempo guidati dagli agenti della sicurezza dell’Anp travolgono le sedie in plastica, gli uomini armati picchiano con bastoni di legno. Al matrimonio erano esposte bandiere di Fatah, fotografie dell’ex uomo forte della Striscia, Mohammed Dahlan, e si cantavano inni di Fatah. “Fatah la madre dei cittadini”, è il titolo di uno. “Le tue onde sono molto forti Yasser (Arafat) il tuo sangue non è mai stato dimenticato, dietro di te c’è un terremoto chiamato Sami Madhoun”, celebre comandante di Fatah ucciso nelle ultime ore del conflitto di giugno. Quanto basta per far infuriare Hamas, anche se le giustificazioni ufficiali sono diverse: motivazioni personali di alcuni agenti; presenza al matrimonio di elementi che complottavano contro Hamas; intervento contro i tradizionali spari celebrativi in aria, vietati qualche settimana fa dal movimento. Abu Jaafar, membro a Beit Hanoun del Fplp, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, era presente durante gli scontri. A piedi nudi, con un paio di bermuda, sembra arrivato dalla spiaggia. “C’è una sorta di riorganizzazione non militare ma popolare di Fatah – spiega – i matrimoni diventano manifestazioni con bandiere di partito”. Dice che non si tratta soltanto di una faida tra Hamas e quel che resta di Fatah a Gaza. Altri gruppi iniziano a manifestare dissapori. Perfino il Jihad islamico, vicino a Hamas, ha firmato un comunicato, assieme al Fplp di condanna delle Forze esecutive dopo gli eventi del matrimonio. Lo tira fuori dalla tasca e lo legge ad alta voce. “Non possono permettersi di perdere la strada e la strada era arrabbiata”, spiega. Mohammed Kafarna, 22 anni, anche lui del Fplp, mostra il piccolo pezzo di carta, ancora con i simboli dell’Anp, con la richiesta di presentarsi alla stazione di polizia (delle Forze esecutive) alle 7 di sera dello stesso giorno, perché “necessario”. Lui è convinto di sapere il motivo: “Durante il matrimonio, mentre picchiavano bambini e donne, ho detto che non era giusto”. Magd Houe, sulla ventina, mostra ridacchiando un livido dietro la spalla. Si è preso una bastonata nella mischia mentre tornava dalla stazione di polizia dove suo fratello, di Fatah, era stato portato poche ore prima, sempre il giorno della festa di nozze. A poca distanza, è appena terminato un altro matrimonio. Tra i festoni, alcune bandiere rosse del Fplp. Migdal Abu Oda, 21 anni, sta impilando le sedie di plastica colorate. Ha un cappellino da baseball in testa. Sotto, una benda spessa. La fasciatura copre l’intera testa. Anche lui era alla festa dei pestaggi e i dottori gli hanno dovuto dare, in seguito a una bastonata, 15 punti. I suoi due fratelli, nelle ore precedenti, erano stati arrestati e trattenuti due giorni. Camminano a malapena. Migdal, prima del golpe di Hamas, era membro della Forza presidenziale; ora fa qualche lavoretto ai matrimoni. Le Forze esecutive hanno anche fermato alcuni distributori di giornali in arrivo dalla Cisgiordania e da Gerusalemme (al Hayat al Jadida, al Quds, al Ayyam), perché, a detta degli stessi membri della milizia, i quotidiani contenevano articoli contro Hamas. L’organizzazione, qualche settimana fa, ha richiesto l’interruzione dell’emissione “The red line”, programma settimanale, talk show di Hassan al Kashef, giornalista laico, critico nei confronti del movimento islamista: “Sono stato chiaro che sono per una legge, un’autorità e un governo legittimo e che sono contro il coup”. Pochi giorni dopo queste esternazioni, una lettera non firmata è arrivata all’agenzia Ramattan, che ospita il programma, dal ministero dell’Informazione di Hamas: ordinava alla televisione di non mandare più in onda lo show, che è infatti terminato. Il caso più grave, su cui indagano le agenzie per i diritti umani, è quello di Walid Abu Dalfa, arrestato con il fratello con l’accusa di collaborazionismo con Israele e morto sotto custodia delle Forze esecutive. Secondo un comunicato del Palestinian Center for Human Rights, i dottori dell’ospedale Shifa dove gli stessi membri della milizia avrebbero condotto l’uomo, gli hanno trovato addosso “lividi” ed “ematomi”. L’ex ministro degli Esteri di Hamas, Mahmoud Zahar, parla invece di una nuova sicurezza. “Controlliamo le violazioni, in accordo con la legge”, dice al Foglio. Indossa una specie di sahariana. “Stiamo riformando il sistema di giustizia. Per quanto riguarda i soldi stiamo soffrendo, ma oggi abbiamo pagato i salari dei funzionari governativi”. Tuttavia, dalla presa di potere di Hamas la chiusura dei valichi, imposta da Israele, blocca completamente le esportazioni delle società della Striscia e secondo la Bbc le compagnie hanno perso in due mesi 23 milioni di dollari. Zahar siede nel suo ufficio al ministero degli Esteri, un palazzo di due anni, nuovo ma già fatiscente, mai rifinito. Gli ascensori non funzionano e davanti alla porta d’ingresso della sala del ministro un’enorme parte di muro ristrutturata alla buona e non imbiancata ricorda dove i bombardamenti israeliani hanno colpito, durante l’operazione dell’anno scorso, in seguito al rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit. Con una guardia in camicia nera delle Forze esecutive, si parla di barzellette. Apparentemente da quando Hamas è al potere, a Gaza ne circolano molte. Prima si rideva con le storielle inventate dai vicini egiziani. Il giovane di Hamas, poco sorridente, dice di averne una buona: “Da quando il movimento è al potere le macchinette dei bancomat non distribuiscono più soldi, ma datteri”, importante simbolo religioso islamico. Con uno o tre datteri si rompe quotidianamente il digiuno nel mese sacro di Ramadan. “Non credete alle storie fabbricate – dice Zahar riguardo agli episodi degli ultimi giorni, manifestazione e matrimonio – Ieri hanno detto che ero stato colpito da un missile. Al matrimonio a Beit Hanoun hanno messo un cameraman, hanno rubato le armi ai poliziotti e le Forze di sicurezza hanno inseguito persone per riprendere le pistole. Non metto in dubbio che ci siano violazioni, ma si tratta di episodi personali. Ci sono 5.000 uomini della sicurezza; prima erano 80 mila e non facevano nulla. Sono sotto pressione. Non tutti sono di Hamas. Alcuni di loro sono stati licenziati. Detenzioni politiche? Le associazioni per i diritti umani facciano nomi”. Alcune delle recenti mosse di Hamas, spiega ancora Mahmoud Abu Rahma di al Mezan, “possono essere in reazione al comportamento di Fatah contro i membri del movimento in Cisgiordania”. Soprattutto nei primi giorni di gestione separata del potere, in seguito al coup militare di Gaza, le detenzioni di membri di Hamas in Cisgiordania sono state centinaia, la maggior parte arbitrarie e le accuse di trattamenti fisici brutali sono frequenti. Le istituzioni e gli uffici delle associazioni legate a Hamas sono stati assaliti da uomini armati legati a Fatah, e spesso distrutti o dati alle fiamme soprattutto in centri come Nablus, dove il movimento islamista è politicamente forte. Lo stesso governo di Ramallah continua a sopravvivere grazie a decreti presidenziali, ma dopo i primi 30 giorni di “emergenza” la sua legalità non è stata ratificata dal Parlamento, perché l’Assemblea è a maggioranza Hamas. Gli aneddoti politici vogliono che l’organizzazione islamista sia spaccata: un’ala pro dialogo con Ramallah, una contro. Per Zahar non c’è alcuna frattura: “Ahlan wa sahlan (benvenuto) al dialogo con Fatah, ma senza precondizioni”, dice. Il 18 agosto, Abu Mazen ha tagliato gli ultimi legami con Hamas, organizzazione messa fuorilegge in Cisgiordania subito dopo il golpe di Gaza: il rais, con decreto presidenziale, ha dichiarato illegali tutte le cariche dei membri del Movimento islamista all’interno del governo.
da IlFoglio del 24/08/07
Mah il solito casino disorganizzato dai soliti intolleranti ottusi.Ma queste cose Prodi le sa?E possono esistere diritti dell'uomo a comando e cioè a seconda se i compagnucci sono della stessa parrocchietta o no?
Verbena




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22 agosto 2007

Francia, manette alla br latitante Marina Petrella

Parigi - Secondo fonti del ministero francese della Giustizia, Marina Petrella, che è oggetto di una richiesta di estradizione da parte delle autorità italiane, è stata femata ieri nella Val d’Oise. La donna è una brigatista latitante. La cattura della Petrella è stata annunciata dal ministero della Giustizia francese e subito riportata dalla testata on line de "Le Figarò". Già sposata al brigatista Luigi Novelli e successivamente legatasi ad un algerino dal quale ha avuto una figlia, all’epoca della condanna inflittale dalla corte d’Appello di Roma, per il processo Moro, era contumace in quanto scarcerata per decorrenza dei termini e aveva trovato da anni rifugio a Parigi. Prima di confluire nel 1976 nella colonna romana delle Brigate Rosse, la Petrella, sorella del brigatista Stefano Petrella, era impiegata come segretaria presso l’istituto scolastico "Bruno Buozzi".
La brigatista è stata tradita ieri da un controllo stradale ad Argenteuil, alla periferia nord di Parigi. Era in compagnia di sua figlia, una bambina di nove anni. Oggi stesso la 53enne latitante comparirà davanti al tribunale di Pontoise che potrebbe notificarle lo stato di fermo secondo quanto previsto dalla procedura d’estradizione, su richiesta delle autorità italiane.
da ilgiornale.it
Si vede che ora in Francia spira un vento nuovo.Finalmente gli assassini sono considerati tali e non perseguitati politici.ERA ORA .W Sarkozy!
Verbena




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22 agosto 2007

Se la Cina fa male

Domanda: la Cina fa male? Ed i giochi Mattel? Pare che stiano mettendo il piombo nelle ali alla vertiginosa crescita dell’economia cinese. È notizia di questo Ferragosto, infatti, che la Mattel ha deciso di ritirare qualcosa come 19 milioni di giocattoli, distribuiti in tutto il mondo, di cui non si sa bene che cosa ne dovrà fare, in quanto pericolosi per i giochi dei bambini. Dai controlli effettuati, infatti, si è scoperto che i prodotti fabbricati in Cina utilizzano vernici con un tenore di piombo ben superiore alla soglia di tolleranza, mentre altri ancora hanno incorporati, per il loro funzionamento, dei piccoli magneti che possono incidentalmente essere ingoiati dai più piccoli, data la fascia d’età ai quali i giochi stessi sono diretti. Tra l’altro, i genitori ed il consumatore americano, in genere, sono abbastanza preoccupati, per via della mancanza di chiarezza sulle modalità di smaltimento dei giocattoli pericolosi, che potrebbero essere mandati direttamente in discarica, con il rischio di conseguente inquinamento dei terreni circostanti e dell’aria. L’allarme, ovviamente, è del tutto giustificato, in quanto livelli di vernici di piombo sopra-soglia possono procurare gravi danni biologici al sistema nervoso centrale della prima infanzia.
Ma anche rimandare indietro ai sub-contraenti cinesi decine di milioni di pezzi pone problemi di difficile soluzione. Anche perché si corre il rischio concreto che possano essere rivenduti a Paesi più “tolleranti”, per quanto riguarda l’elevazione delle soglie di rischio e l’attenuazione dei sistemi di controllo sulla salute dei consumatori. Per fortuna, la legge americana prevede una espressa autorizzazione amministrativa per la ri-esportazione, in base alla quale il Paese destinatario deve essere avvertito dei possibili rischi, in modo che, eventualmente, possa interdire l’ingresso nel proprio territorio delle merci incriminate. Ovviamente, dato che l’accertamento della presenza di sostanze pericolose nel materiale di vinile utilizzato per fabbricare i giocattoli è assolutamente “oggettivo” (vi sono protocolli standard riconosciuti in tutto il mondo, per la conduzione degli esami di laboratorio), è chiaro che la Cina ha poco da gridare al “complotto”. Il problema vero, semmai, consiste nell’impossibilità di tenere a freno il suo neo-capitalismo selvaggio (forse, obiettivamente, il solo possibile in questa fase di crescita tumultuosa, che deve consentire a centinaia di milioni di persone di uscire dalla soglia di povertà).
L’imprenditoria rampante della Cina può permettersi di ignorare le norme severe –che pure formalmente esistono- per la protezione della salute dei consumatori, grazie alla corruzione dilagante dei funzionari pubblici, che consente ai “sub-contractors” (cioè, alle aziende cinesi che ricevono i sub-appalti –come “terzisti”- dei vari componenti) di aggirare facilmente gli ostacoli di ordine burocratico
. Ma, l’allarme che viene dai mercati statunitensi non è certo una novità per la Cina, se risultasse vero che, secondo quanto affermato da ricercatori locali, almeno un quinto dei bimbi cinesi sottoposti a screening di massa mostrerebbe livelli di concentrazione di piombo nel sangue significativamente superiori alla norma. Tra l’altro, è notizia recente che la Nuova Zelanda, a seguito di controlli a tappeto sui tessuti di importazione cinese, utilizzati per confezionare abiti da bambini, ha accertato che le fibre impiegate presentavano una concentrazione di formaldeide 900 volte superiore alla soglia di rischio! Ovviamente, Pechino parla di casi isolati, ed invita a non generalizzare. Ma l’allarme, ovviamente, resta alto un po’ ovunque. Il Governo cinese, temendo che il nuovo scandalo sui giocattoli al piombo, oltre a procurare al Paese una gravissima perdita di immagine, possa deprimere la sua crescita industriale annuale a due cifre ed innescare -di riflesso- un’ondata di protezionismo, da parte dei Paesi consumatori, ha deciso di dare un severo giro di vite ai controlli sulle industrie manifatturiere cinesi, coinvolte nelle esportazioni dei prodotti incriminati.
Nel frattempo, Pechino ha avviato contatti con gli organismi statunitensi di controllo della qualità, al fine di evitare per il futuro il ripetersi di circostanze simili. Del resto, negli ultimi tempi la Cina sta sudando parecchio, nel tentativo di convincere i consumatori di tutto il mondo affinché continuino ad acquistare i suoi prodotti, a seguito dei recenti scandali e della conseguente messa al bando, da parte di numerosi Paesi occidentali, di svariati beni di fabbricazione cinese, come dentifrici, prodotti alimentari per animali domestici, pesce in scatola e pneumatici, in cui sono state utilizzate sostanze proibite, particolarmente dannose per la salute. A scanso di ulteriori guai, la Camera di Commercio cinese per l’import e l’esport di prodotti industriali leggeri ed artigianali ha richiamato le industrie manifatturiere interessate a non accettare ordini in portafoglio che siano troppo “grandi, urgenti ed a basso costo”, al fine di garantire adeguatamente la salvaguardia della qualità dei prodotti. Bene: visto che in un mondo globalizzato i “loro” ed i “nostri” interessi non possono che tenersi assieme entrambi, è chiaro che, chiedendo alla Cina di prestare maggiore attenzione alla qualità dei prodotti esportati dalle sue industrie, dovremo anche accettare di “pagarglieli” di più, visto che li dobbiamo aiutare a crescere, senza per questo “morire” noi! di Maurizio Bonanni da L'Opinione.it
Queste notizie di prodotti cinesi tossici o adulterati , non mi ha affatto meravigliato.Il capitalismo dei komunisti cinesi  è come le cose che loro producono:una copia che ricalca in peggio solo gli aspetti peggiori del capitalismo da squali.Ci vogliono più controlli dopo questi allarmi sulle merci cinesi, ma figurarsi.Chi salvaguarderà la salute nostra e dei nostri bambini?
Verbena 




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21 agosto 2007

Sarkozy: sì alla castrazione chimica per i pedofili

Nicolas Sarkozy parte in guerra contro la delinquenza sessuale, soprattutto da parte dei pedofili. «Le persone condannate per reati del genere - ha detto ieri il presidente francese - potranno tornare in libertà solo dopo aver scontato la loro pena e dopo essere state riconosciute in condizioni di non minacciare la collettività. Altrimenti dovranno rimanere in istituti appositi, come ospedali “chiusi” o altri centri educativi». Metodi opportuni dovranno essere trovati per neutralizzare le pulsioni pericolose di chi potrà tornare in libertà. Ecco Sarkozy affermare: «Tra quei metodi può esserci anche la castrazione chimica. Le parole non mi fanno paura».
L’atteggiamento dell’Eliseo è durissimo dopo il dramma della scorsa settimana a Roubaix, nella Francia settentrionale, dove il 61enne Francis Evrard - pluricondannato per pedofilia - ha sequestrato e violentato il piccolo Enis, di appena 5 anni. Grazie ai messaggi d’allarme trasmessi in tv il bimbo è stato ritrovato vivo, ma sul suo corpo i medici hanno verificato i segni della violenza. L’opinione pubblica è indignata e Sarkozy ha rilanciato la campagna contro gli sconti di pena in caso di recidiva. Evrard era stato scarcerato il 2 luglio dopo aver trascorso metà della propria vita dietro le sbarre. Ogni volta che usciva, commetteva un nuovo reato sessuale. La cosa incredibile è che il medico della prigione gli avesse prescritto il Viagra dopo la scarcerazione. Ieri Sarkozy ha presieduto una riunione coi ministri impegnati nella lotta alla violenza sessuale: il capo del governo François Fillon e le titolari di Giustizia, Interni e Sanità. Sarkozy ha annunciato che un primo ospedale-prigione per recidivi sarà inaugurato a Lione nel 2009 da ilGiornale
Si potrà essere d'accordo o non con Sarkozy, può Sarkozy piacere o no, ma resta un dato di fatto:sta mantenendo quanto ha promesso.Non è nè un bugiardo, nè un opportunista, nè un re travicello tremebondo ed in balia di chi lo ricatta.Ogni riferimento a cosiddetti uomini politici italiani  sinistri NON E' puramente casuale.E poi lui almeno si indigna davvero per certe efferatezza.Tanto di cappello
Verbena




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20 agosto 2007

Cristiano in Egitto, il convertito «deve morire»

Mohamed Hegazi, egiziano, si è convertito al cristianesimo. Vuole ufficializzare la sua fede ma una fatwa islamica lo condanna a morte. Autorità e Chiesa tacciono. Adottiamo Mohamed Hegazi come simbolo della libertà religiosa in Medio Oriente. Venticinque anni, nato musulmano, convertito al cristianesimo nove anni fa e sposato con una convertita, ha chiesto alle autorità egiziane di vedere registrata la loro nuova religione sulla carta d'identità per assicurare che il loro figliolo, che sta per nascere, veda la luce come cristiano. Ma si è scatenata l'ira degli estremisti islamici che l'hanno tacciato di apostasia e ingiunto allo Stato di attuare la condanna a morte avallata da una fatwa, un responso giuridico, dell'Università islamica di Al Azhar. Ciò avviene in un Paese sostenuto massicciamente dall'Occidente perché considerato moderato e in cui i cristiani sono circa 10 milioni. E non si tratta di ripetere l'operazione che nella primavera del 2006 portò al rilascio e all'espatrio del convertito afghano Abdul Rahman, che ha ottenuto asilo in Italia. I cristiani in Medio Oriente sono la popolazione autoctona e deve essere garantito loro e a tutti, compresi i convertiti, il diritto alla piena libertà religiosa a casa loro.
Il caso è esploso dopo che Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici e arabi dell'Università islamica di Al Azhar, ha legittimato con una fatwa la condanna a morte di Hegazi perché non si è limitato a convertirsi ma «ha detto pubblicamente di essersi convertito al cristianesimo e si è perfino fatto fotografare insieme alla moglie con in mano il Vangelo ». La logica è la seguente: se ti converti e ti nascondi nelle catacombe potresti avere salva la vita, ma se hai la «sfrontatezza» di annunciarlo pubblicamente e magari con il sorriso in bocca, a testimonianza della profondità della tua fede e della gioia con cui la vivi, allora devi essere ucciso. Il quotidiano governativo Al Messa riferisce di un sondaggio secondo cui tutti gli ulema, i giureconsulti islamici, d'Egitto sono unanimi nella «necessità di condannare a morte l'apostata». Il caso è stato proposto anche al Grande Mufti Ali Gomaa che, in un'intervista al Washington Post, ha risposto in modo assai ambiguo: «La scelta significa la libertà e la libertà include la libertà di commettere dei gravi peccati fintantoché non arrechino un danno agli altri». A suo avviso chi si converte dall'islam a un'altra religione non commette un «grave peccato», tranne nel caso in cui la conversione costituisce una minaccia per la società. E sembra proprio che per gli estremisti islamici manifestare pubblicamente la gioia della fede in Cristo sia un pericolo da sanzionare con la morte.
«Ricevo delle minacce di morte sul mio cellulare. Ogni volta che cambio il numero dei fanatici riescono a ottenerlo, mi chiamano e mi preannunciano che mi faranno fuori», ha raccontato Hegazi a Le Figaro. «Il pericolo non viene solo dagli estremisti, un qualsiasi cittadino potrebbe uccidermi agendo di sua testa, nella convinzione di servire l'islam». Hegazi, che è stato il rappresentante del movimento di opposizione «Kifaya » (Basta!) a Port Said, vive ora in clandestinità insieme alla famiglia. Il suocero ha auspicato che la giustizia obblighi la moglie a divorziare e che «mi venga restituita anche morta». Contemporaneamente due esponenti dell'Organizzazione dei cristiani del Medio Oriente, Adel Fawzi e Peter Ezzat, considerati gli ispiratori della conversione di Hegazi, sono stati arrestati per «attentato all'islam» e «sedizione religiosa». Il tutto avviene in un contesto dove regna la paura. Il Centro Al Kadima per i diritti dell'uomo, ha ritirato la denuncia che era stata depositata la scorsa settimana per sostenere la causa di Hegazi, motivandola con «l'assenza del certificato di conversione della Chiesa». E la Chiesa locale? Tace. Un silenzio assordante per il timore di inasprire il conflitto con un regime che ha di fatto abdicato al clero islamico radicale rimettendo nelle sue mani il controllo degli affari sociali che s'intrecciano con una religione sempre più invasiva.
Proprio perché l'Egitto è il nostro dirimpettaio che ostenta fama di tolleranza e di moderazione, mi auguro che l'Italia non resti a guardare. Auspico che il capo dello Stato Napolitano lanci un vibrante appello al presidente egiziano Mubarak affinché assuma un gesto significativo, ricevendo Hegazi e riconoscendogli pubblicamente pari dignità come cittadino e testimoniando il rispetto della libertà religiosa. Auspico che il presidente del Consiglio Prodi chieda garanzie al governo egiziano sulla tutela della vita di Hegazi, chiarendo che per l'Italia il rispetto della libertà religiosa è un parametro fondamentale per definire la realtà e lo sviluppo dei rapporti bilaterali e multilaterali. Auspico che le università italiane (La Sapienza di Roma, il Pontificio Istituto Orientale di Roma, l'Orientale di Napoli, la Bocconi di Milano, l'Iuav di Venezia) che il 15 giugno 2005 hanno sottoscritto un accordo di cooperazione con l'Università islamica di Al Azhar, con la benedizione del nostro ministero degli Esteri, recedano dall'iniziativa dopo aver avuto l'ennesima conferma che i suoi più alti vertici hanno legittimato il terrorismo suicida palestinese e il massacro anche delle donne e dei bambini israeliani, nonché l'uccisione dei musulmani convertiti al cristianesimo. Auspico tutto ciò per i cristiani d'Egitto ma anche per noi. Perché se volteremo le spalle a chi, alle porte di casa nostra, viola la sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta, significa che abbiamo abdicato ai valori che corrispondono al fulcro della comune civiltà dell'uomo. di Magdi Allam da
www.corriere.it/allam
Voglio proprio vedere se Napolitano, Prodi etc etc etc risponderanno all'appello di Magdi o se, come sempre faranno come le tre scimmiette
Verbena





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20 agosto 2007

La favola del povero mujaheddin

Quella del povero mujaheddin che abbraccia la jihad in Occidente perché disoccupato, frustrato e tenuto ai margini da una società egoista che non vuole integrarlo è una favoletta dalle gambine corte corte, ma continua ad avere il suo seguito. A dispetto di ogni evidenza empirica.
Intanto perché, a partire dall'11 settembre, la lista dei leader del terrorismo islamico e degli attentatori è composta da gente facoltosa, che anche grazie alle università occidentali ha avuto la possibilità di farsi un'istruzione e crearsi una posizione professionale di tutto rispetto. Con una inquetante predilezione -
come ricordato sul Daily News - per l'attività medica. L'egiziano Ayman al-Zawahiri , braccio destro di Bin Laden, è un chirurgo di talento, nonché figlio di un docente di farmacologia alla scuola medica del Cairo e membro della Fratellanza Musulmana. Il leader di Hamas Abdel Aziz al-Rantissi , ucciso dagli aerei israeliani, era un pediatra. Mahmoud al-Zahar , uno dei fondatori di Hamas e leader dei falchi dell'organizzazione palestinese, è un chirurgo. Fathi Abd al-Aziz Shiqaqi , fondatore della jihad islamica in Palestina e "mente" dei primi attentati esplosivi perpetrati dai kamikaze, aveva studiato come medico in Egitto. Ultimi della lista (per ora), i sospettati degli attentati a Londra e Glasgow, anch'essi medici perfettamente integrati.
Adesso, a ulteriore conferma, arriva un rapporto dell'intelligence della polizia di New York (
Radicalization in the West: The Homegrown Threat ) sui profili dei nuovi jihadisti che agiscono in America, Europa e Australia e sul brodo di coltura in cui crescono. Non sono né poveri né emarginati. Al contrario, «vengono da famiglie moderatamente religiose, premurose, del ceto medio. Sono abili nell'uso dei computer. Parlano tre, quattro, cinque o sei lingue, inclusa quella del Paese in cui vivono: il tedesco, il francese e l'inglese». Sono «diplomati in una high school, quando non studenti universitari», e tendono ad essere indistinguibili dal resto della popolazione, svolgendo vite e mestieri del tutto «ordinari».
Resta la domandina politicamente scorretta: ma se non è la povertà, se non è la mancata integrazione nella nostra società, cos'è che spinge questi individui a odiarci al punto da volerci vedere morti?
Letture consigliate sul rapporto della polizia di New York:
The Making of a Homegrown Terrorist, su Newsweek
The NYPD looks at what turns young Westerners into jihadis , di Peggy Noonan, sul Wall Street Journal
Post scriptum. Intanto a Breda, in Olanda, un vescovo (fortunatamente uscente) di Santa Romana Chiesa propone a tutti i cattolici di
cambiare nome a Dio, e chiamarlo Allah . Così saremo tutti fratelli, spiega. Eurabia avanza.
di Fausto Carioti da http://aconservativemind.blogspot.com/
Beh certa gente è una vita che crede alle favole e scambia il lupo cattivo per cappuccetto rosso.E' gente tanto ma tanto intelligente e  moralmente superiore..forse percchè crede pure che i ciucci volino
Verbena


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20 agosto 2007

La diplomazia e i giochi che si fanno ma non si dicono

 Prima di un'imprudenza politica, Romano Prodi e Massimo D'Alema, dicendo di voler «dialogare» con Hamas, hanno — secondo me — commesso un errore di grammatica e di sintassi internazionali. Errore che molti nostri diplomatici denunciano a bassa voce nei corridoi della Farnesina con ironica indulgenza. Errore che, del resto, è stato lo stesso Prodi a rivelare, precisando che un conto è dialogare, un altro negoziare. Questa è, infatti, tutta la differenza che corre fra la cosiddetta «diplomazia coperta» — affidata spesso a soggetti politicamente non responsabili, come i servizi segreti o intermediari internazionali non qualificati, per sondare il terreno, senza impegnarsi, in vista di possibili sbocchi negoziali — e «diplomazia pubblica », che non è mai gratuita, perché, per impegnare formalmente l'interlocutore, occorre che, in una certa misura, ci si impegni a propria volta. Insomma, Prodi e D'Alema hanno detto ad alta voce ciò che, in politica, qualche volta «si fa ma non si dice».
Nessun negoziato formale può, infatti, incominciare se le parti non hanno già individuato una base comune sotto il triplice profilo del fine che esse si propongono di raggiungere, delle prospettive che il negoziato apre, delle procedure da seguire.
Nel caso di un negoziato con Hamas, il fine dovrebbe essere la pace in Medio Oriente, la costituzione dello Stato palestinese, la sicurezza per Israele; le prospettive dovrebbero sostanziarsi nella volontà di chi negozia di arrivare quanto meno a un compromesso accettabile; le procedure dovrebbero concretarsi nel preliminare riconoscimento di Israele da parte di Hamas. La forma, in diplomazia, precede la sostanza. È essa stessa sostanza.
Ma che fine, quali prospettive e, in ultimo, che procedure negoziali sarebbe possibile individuare con un movimento terrorista che persegue dichiaratamente la fine di Israele, non vuole pervenire ad altro risultato e non riconosce la propria controparte?
Nello stesso errore di grammatica e di sintassi mi pare siano incorsi anche coloro i quali si sono chiesti, sui giornali, perché gli Stati Uniti possano legittimamente parlare con gli Stati «canaglia», Siria e Iran, e non sia altrettanto legittimo, da parte dell'Italia, parlare con Hamas. La risposta è: perché Siria e Iran sono, appunto, degli Stati, cioè dei soggetti legali, organizzati in, e governati da, istituzioni politiche centralizzate, che controllano un territorio e la sua popolazione. Poiché, inoltre, la somma dei tre elementi — territorialità, popolazione, istituzioni — non prefigura ancora una «definizione giuridica» di Stato, tutto si concreta nel suo legale «riconoscimento» da parte degli altri Stati e delle organizzazioni internazionali. Affinché anche certi nostri politici possano capire: per riconoscimento non si intende qui un'espressione del tipo «quello deve essere l'Iran; quella la Siria», bensì l'atto formale con il quale lo Stato diventa soggetto di diritto internazionale ed entra a far parte a pieno titolo della comunità mondiale.
Il controllo del territorio e della popolazione, la presenza di istituzioni politiche centralizzate, il riconoscimento da parte degli altri Stati e delle organizzazioni internazionali si concretano nel concetto di sovranità. Che ne garantisce la «continuità» indipendentemente dai governi e dai regimi («canaglia» o non) che si potranno succedere nel tempo alla sua testa. Fine della lezioncina.di Piero Ostellino da corriere.it
Qui davvero stanno crollando nel ridicolo e nella confusione più totale.A parte un fatto da sottolineare:Berlusconi è un amico "della canaglia" Bush  che ha le mani sporche di sangue , ma chi è amico dei terroristi  in modo più che lampante cosa è?Un terrorista sanguinario giusto?Con la differenza che Bush è una persona seria e il duo de Rege no
Verbena




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17 agosto 2007

La filosofia spocchiosa e la realtà

 "Il nome del nostro watan è ora Emirato Islamico dell’Afghanistan..Queste sono le leggi che noi applicheremo e alle quali siete tenuti ad ubbidire.
Tutti i cittadini devono pregare cinque volte al giorno.Se durante l’ora della preghiera sarete sorpresi in altre attività, sarete bastonati.
Tutti gli uomini dovranno portare la barba.La lunghezza perscritta è di almeno un palmo sotto il mento.Se non vi conformerete a questa disposizione, sarete bastonati.
Tutti i ragazzi devono portare il turbante.Gli scolari delle scuole elementari porteranno il turbante nero, quelli delle scuole superiori, bianco.Tutti gli studenti devono indossare abiti islamici.Le camicie devono essere abbottonate fino al collo.
E’ proibito cantare
E’ proibito danzare
E’ proibito giocare a carte, giocare d’azzardo e far volare gli aquiloni.
E’ proibito scrivere libri, guardare film e dipingere
Se tenete in casa dei parrocchetti, sarete bastonati ed i vostri uccelli saranno uccisi.
Se rubate vi sarà tagliata la mano al polso.Se torenate a rubare vi sarà tagliato il piede.
Se non siete musulmani, non dovete praticare la vostra religione in luoghi dove potrete essere visti da musulmani.Se disubbidite sarete bastonati ed imprigionati.Se verrete sorpresi a convertire un musulmano alla vostra fede sarete giustiziati
Donne attenzione:
Dovete stare dentro casa a qualsieasi ora del giorno.Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade.Se uscite , dovete essere accompagnate da un mahram,un parente di sesso maschile.La donna che verrà sorpresa sola per strada, sarà bastonata e rispedita a casa.
Non dovete mostrare il volto in nessuna circostanza.Quando uscite dovete indossare il burqa.Altrimenti verrete duramente percosse.
Sono proibiti i cosmetici.
Sono proibiti i gioielli.
Non dovete indossare abiti attraenti
Non dovete parlare se non per rispondere
Non dovete guardare negli occhi gli uomini
Non dovete ridere in pubblico.In caso contrario verrete bastonate.
Non dovete dipingere le unghie.In contrario vi sarà tagliato un dito.
Alle ragazze è proibito frequentare la scuola.Tutte le scuole femminili saranno immediatamente chiuse.Se aprirete una scuola femminile sarete bastonati e la vostra scuola verrà chiusa.
Alle donne è proibito lavorare.
Se vi renderete colpevoli di adulterio sarete lapidate.
Ascoltate, ascoltate con attenzione.Obbedite.Allah-u-akbar"
Tratto da Mille Splendidi soli di Khaled Hosseini che consiglio a tutti di leggere.Per capire in modo chiaro cosa è successo in Afghanistan
In queste grottesche tavole della legge redatte da chi è nemico del genere umano, della bellezza, dell’amore, del piacere di godere di cose belle, delle donne che non valgono nulla , si può cogliere tutto l’odio di certa gente che è stato covato per secoli e che non ha affatto bisogno di essere aizzato o rinverdito da comportamenti irrazionali addebbitati agli sceriffi americani.I quali, con tanto disprezzo, vengono condannati da snob tacchini che fanno la ruota in trasmissioni Tv di cosiddetto approfondimento , tacchini che strologano comodamente seduti in poltrona e dalle cui labbra pende il Severgnini di turno.Già , ieri sera ho ascoltato per poco uno spocchioso filosofo francese prendersela con gli ottusi conservatori americani che da perfetti idioti hanno deciso di invadere l’Iraq.Il sagacissimo filosofo affermava che le nazioni devono intervenire dove i diritti umani sono calpestati, sempre, ovunque e comunque ma che usare le armi come è stato fatto in Iraq è una scelta sbagliata, degna di ignoranti fanatici.Bene, almeno una cosa l’ha ammessa e cioè che non si può restare indifferenti alle sofferenze di altri popoli (inclusi i curdi gasati spero..) ma che l’intervento deve essere sul piano puramente diplomatico, della persuasione, del convincimento, altrimenti si istigano le popolazioni ,che si vuole "aiutare" ,all’odio.Se leggete le "tavole della legge dei talebani" (da aggiungere che negli ospedali per sole donne non c’era nulla, neanche un anestetico per interventi tipo taglio cesareo: forse si capisce meglio che angioletti sono sti fanatici rimbambiti da propaganda dell’odio eterno e della violenza) capirete che diplomazia serve con certa gente:NESSUNA e del resto basta vedere come si sta comportando la dirigenza iraniana ( pena di morte vista come affare interno e volontà di dotarsi di una bomba atomica che potrebbe essere regalata al Al Queda o usata contro Israele).
Il filosofo francese dovrebbe sapere che gli "ottusi cow Boy sceriffi" non ragionano né con il cuore né con la pancia.Essi ragionano con il portafoglio ma anche pensando alle sorti del proprio paese cui tengono molto.A tale proposito è da leggere
questo articolo di Barack Obama pubblicato sulla Stampa di eri.
Inoltre il filosofo francese dovrebbe ricordarsi che la storia è maestra di vita e che la stessa rivoluzione francese nacque, visse e fece frutti anche sul sangue versato a fiumi di innocenti.Le chiacchiere estenuanti di diplomatici anche solerti, non hanno mai indotto cambiamenti radicali, purtroppo.Con questo non voglio giustificare nulla e nessuno, espongo solo i fatti anche perché certa spocchia snob mi irrita oltre ogni dire.Spero che qualcuno dica a questo Simon lo stilita che "chiacchiere e tabacchere e lignamme o banco e Napule non le impegna" da riflessiditana
Ho riportato questo post  anche per consigliare a tutti e tutte di leggere il bellissimo libro di Khaled Hosseini  dal titolo Mille splendidi soli che racconta come nessuno ha fatto mai la storia dell'Afghanistan ,travagliatissima, in modo semplice e chiaro e racconta  con grande commozione e liricità la storia ed il calvario di due donne Mariam e Laila.Chissà se  qualcuno alla fine capirà che certi interventi militari sono necessari .Certo in Iraq c'erano altre condizioni e altri problemi, ma l'America non può essere lasciata sola.
Verbena




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17 agosto 2007

"Correnti" nel Pd, meglio la vecchia Dc

Il grande caravanferraglio delle primarie nel Partito Democratico si è messo in moto. E nel modo più fragoroso e scombinato che si potesse immaginare. Una guerra tra oligarchi, insomma, che porterà lo scompiglio nei partiti che intendono dare vita al nuovo soggetto. Tanto nei Democratici di sinistra quanto nella Margherita, le rispettive nomenklature stanno dando il meglio (o il peggio, a seconda dei punti di vista) in litigiosità per accaparrarsi spazi di manovra e consensi più o meno fittizi e pilotati. Le cronache di questi giorni mostrano classi dirigenti inadeguate al ruolo ed all’ambizioni che si sono date. Il Partito democratico è una grande iniziativa tesa a semplificarne il sistema ed a rafforzare il bipolarismo, ma indiscutibilmente nasce male: senza un progetto condiviso, con un programma contraddittorio ed abborracciato, gravato dall’ipoteca di egemonie improbabili quando si tratta di dare vita ad un movimento che deve necessariamente fondarsi su una nuova identità. Se, al contrario, come dice il ministro Gentiloni all’indirizzo della Quercia, i diessini “sono troppo impegnati a custodire la loro identità”, ciò vuol dire che le distanze sono incolmabili. Nasconderle significa operare in maniera politicista al fine di ottenere uno scopo meramente elettorale e non di vasto respiro come era nelle aspirazioni dei promotori del Partito democratico. La verità, dunque, sta venendo a galla: non si possono sommare le pere con le mele o immaginare la realizzazione di organismi politici geneticamente modificati. I Ds restano sostanzialmente quello che erano, mentre la Margherita è impegnata a conciliare al suo interno ciò che non è conciliabile: i popolari non hanno nessuna intenzione di abdicare al loro ruolo e condannarsi all’irrilevanza politica; i rutelliani intendono affermare una supremazia che i numeri non giustificano. Quanto a Prodi e agli ulivisti doc, per ora si limitano a fare i guastatori in attesa di far sapere su quali candidati alle primarie faranno convergere i loro voti. Il subbuglio evidente non ha mancato di riverberare i suoi effetti in periferia, dove le lotte per le investiture infuriano ed i proconsoli sono schierati l’un contro l’altro. Si avverte quasi la nostalgia per le “sane” correnti democristiane di un tempo. Può nascere un soggetto politico in queste condizioni? La risposta spaventa gli interessati i quali sanno che se il 14 ottobre (data delle primarie) non verrà fuori un’indicazione accettata anche dagli sconfitti, il Partito democratico sarà un aborto. Difficile, comunque, credere che tutto filerà liscio. Nei giorni scorsi il proconsole romano di Walter Veltroni, accreditato come il probabilissimo leader della nuova formazione, Goffredo Bettini, ha invitato i concorrenti del sindaco di Roma ad “usare toni più sobri e di non cercare di costruire il proprio profilo solo in contrapposizione con quello di Veltroni”. Non sono proprio parole di pace. Ma pace ci può essere in uno schieramento nel quale si ipotizzano maggioranze variabili imperniate sulla fantasiosa costruzione di un nuovo Centro che dovrebbe riunire insofferenti ex-democristiani dell’Unione e della Casa delle libertà? È il sogno di Mastella e, dunque, l’incubo di chi, da destra e da sinistra, intende costruire un sistema politico nel quale o ci si schiera da una parte o dall’altra. Stare in nessun luogo, ovvero al centro, è la teorizzazione del trasformismo, il vecchio male che ha reso l’Italia ingovernabile. Quando prendono a circolare ipotesi del genere vuol dire che quindici anni di transizione sono trascorsi invano. E non sarà certamente il Partito democratico, per come sta nascendo, ad invertire la rotta. di Massimo d'Efeso da ilroma.net
Io credo  che questo nascituro partito democratico sia un aborto già prima di nascere e per giunta sia stato concepito con fecondazione eterologa malfatta.In realtà di fronte ad una perdita di consensi  si cerca di ovviare promettendo novità,effetti speciali, uomini nuovi e cercando di far circolare aria fresca nelle stantie ed ammuffite stanze di un centrosinistra impalpabile .Ma se gli uomini nuovi sono Veltroni e la Bindi, allora c'è pochissimo da parlare di buona novella..Comunque vedremo come taroccheranno il tutto.Sarà uno spettacolo esilarante, scommettiamo?
Verbena




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13 agosto 2007

Mutilazioni rischiano troppe bimbe

 Il taglio dei genitali esterni femminili è una pratica ancora diffusa in molti Paesi islamici, specie africani. E c’è il rischio che venga “importata” anche in Italia

In Egitto le mutilazioni genitali femminili sono state vietate due mesi fa ma, nonostante i divieti, questa pratica trova ancora un largo consenso e nei giorni scorsi una tredicenne è morta. La vicenda ha trovato spazio sui mezzi d’informazione egiziani ed è poi rimbalzata sui giornali italiani, dov’è stata percepita, più che altro, come un fatto esotico, che non ci appartiene. In verità, complici le vacanze estive, le mutilazioni genitali femminili rischiano di diventare una realtà anche in Italia. A farmelo pensare sono due incontri casuali.
In un parco torinese, un’italiana sposata a un cuoco egiziano ha espresso preoccupazione pochi giorni prima di partire per l’Egitto: "È la prima volta che andiamo dalla sua famiglia da quando sono nate le bambine, sono piccole ma ho paura siano "tagliate": è la volontà di mio marito, visto che nella sua famiglia la mutilazione è praticata. Se succede, scateno un putiferio!", minaccia, consapevole però di poter far ben poco in uno sperduto villaggio nel delta del Nilo.
Qualche giorno dopo, durante un dibattito a Gallipoli, un italiano convertito all’Islam ha dichiarato, di fronte a una platea inorridita,
che tagliando i genitali esterni a una bambina "le si fa un favore". Nel Corano non vi sono versi a sostegno delle mutilazioni genitali femminili, che trovano consenso in tradizioni locali, condivise da musulmani, cristiani e animisti, principalmente in Egitto e nel Corno d’Africa. Fino a poco tempo fa, a peggiorare la situazione era l’approvazione di queste pratiche da parte dei giuristi dell’Università Al-Azhar che, per secoli, hanno difeso le mutilazioni recitando un dubbio "hadith" secondo il quale Maometto invitò a "tagliare senza distruggere".
Le mutilazioni genitali femminili sono oggetto di discussione in molti Paesi dell’Africa, il continente in cui sono maggiormente diffuse. Il padre del Kenya moderno, Yomo Keniatta, sostenne che l’infibulazione è una pratica culturale importante. Presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara la mise invece al bando con una legge del 1985. E dal 31 marzo di quest’anno l’infibulazione è reato anche in Eritrea, dove per i trasgressori sono previste multe e un periodo di reclusione.
L’Europa reagisce in modo diverso: la Svezia ha vietato le mutilazioni genitali femminili fin dal 1982 mentre in Italia, dopo un dibattito in cui si era ipotizzato di sottoporre le bambine immigrate a una forma lieve di escissione nelle strutture sanitarie nazionali, il Parlamento ha provveduto a promulgare un’apposita legge il 9 gennaio 2006. E ha aggiunto al Codice penale l’articolo 583 bis che punisce con la reclusione da 4 a 12 anni chi cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili
.
A rischiare la reclusione sono sia il cittadino italiano sia lo straniero residente in Italia. Promulgare le leggi non basta però a far cambiare mentalità. Come reagire quindi al pericolo che corrono molte bambine italiane, nate da matrimoni misti, senza dimenticare le tante straniere residenti nel nostro Paese? Non ci sono statistiche precise, ma secondo gli operatori sarebbero a rischio centinaia di bambine.
È necessario un lavoro in cui tutti dobbiamo essere coinvolti. Sarebbe quindi opportuno dare maggiori informazioni, distribuendo l’opuscolo stilato dal ministero delle Pari opportunità durante la scorsa legislatura. A farsi carico della campagna dovrebbero essere le scuole, i medici di base e gli stessi mezzi d’informazione. Spiegando ai genitori i rischi sanitari e psicologici ma anche le sanzioni finalmente introdotte nel nostro sistema legale, che si spera abbiano un effetto deterrente.
di
FARIAN SABAHI da lastampa.it
Storie ordinarie di straordinaria violenza sui bambini indifesi di cui nessuno parla in Italia, specie se si tratta di buonisti qualunquisti troppo politically correct per difendere i più deboli dall'ottusa violenza di gente contro cui non si vuole dire nulla per ignavia e codardia.Volete mettere come è più facile straparlare di preti pedofili?Tutti ?E vomitare offese sul Papa?
Verbena


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