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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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30 novembre 2007

Chi ha paura del Dalai Lama

 
Si vergognino e basta. Lo facciano quei conduttori di talkshow che pensano che parlare del Dalai Lama e della Cina non faccia ascolti, e che un delitto molto vicino sia più interessante di carneficine molto lontane. Lo facciano quei miei colleghi, intrisi di realpolitik da cortile, che passano la vita a sezionare le cose bianche e naturalmente la milionesima ipotesi di proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento alla norvegese e scorporo alla molisana: convinti che determinate questioni siano solo velleità da idealisti e da radicaloidi anziché sostanza politica pura, allo stato brado.
Si vergogni il presidente della Camera Fausto Bertinotti, capace di intrattenersi 50 volte al giorno coi cronisti e però incapace di dare una risposta ufficiale ai 285 parlamentari che per iniziativa di Benedetto Della Vedova gli hanno chiesto di ricevere il Dalai Lama con tutti i crismi, e se possibile di farlo parlare nell’emiciclo parlamentare.
Si vergogni Romano Prodi, l’uomo che vorrebbe sospendere l'embargo delle armi alla Cina, il presidente del Consiglio che non incontrerà il Dalai Lama questo dicembre come non volle incontrarlo nell’ottobre 2006: nel 1994, diversamente, il Dalai Lama fu ricevuto ufficialmente da Oscar Luigi Scalfaro e dal premier Silvio Berlusconi, eppure l’import-export con la Cina rimase in piedi.
Si vergognino pure, dal primo all’ultimo, i comunisti italiani: è l’unico gruppo dove non compare neppure un firmatario tra i 285 che hanno chiesto a Bertinotti d’incontrare il leader tibetano. Rifondazione comunista? Solo Pietro Folena e Maurizio Acerbo: solo loro due riescono a scacciare il sospetto che la sinistra italiana sia multilaterale solo in chiave antiamericana.
Poi c’è il Vaticano, che ha certo responsabilità più complicate giacché milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno: ma va detto che neppure Benedetto XVI, che a sua volta non incontrerà il Dalai Lama, ne esce infine splendidamente. Ma è tutto il nostro Paese a uscirne come il solito paesaggio di mezze stature e piccoli interessi: nei mesi scorsi gli Usa e George Bush hanno ricevuto il Dalai Lama inteso come rifugiato politico dalla Cina, e gli hanno pure appigliato la medaglia d’oro del Congresso: se ne sono fregati degli strepiti altezzosi e delle minacce di ritorsioni di Pechino. Lo stesso hanno fatto Canada e Austria e Germania: e basti che lo Stato guidato da Angela Merkel è il primo Paese europeo per interscambio ed export e investimenti verso la Cina.
È difficile dar torto al riformatore liberale Benedetto Della Vedova: quello del Dalai Lama è un problema politico, non diplomatico o protocollare, e ciò nonostante il governo sta ostentando un silenzio perfettamente allineato ai desiderata di Pechino. Ma non occorre essere degli economisti per comprendere che è Pechino, in primo luogo, a non potersi permettere di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Certo, Cina non olet, e l’economia più di tanto non può certo farsi condizionare dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai cattolici ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo. I maestri della realpolitik possono raccontarsi che la libertà economica porterà anche alla libertà democratica dei cinesi, e pazienza se di questo processo per ora non v’è traccia, anzi. Pazienza se nessuno condannerà la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, e se nessuno boicotterà le Olimpiadi come proposto anche da don Piero Gheddo su questo giornale.
Sono sogni, velleità da idealisti. Se tuttavia riuscissimo perlomeno a non farci dettare l’agenda istituzionale dai cinesi, non rifiutandoci vergognosamente d’incontrare un leader spirituale e nonviolento che ha la valenza civile e democratica di mille monaci birmani, sarebbe qualcosa.
Filippo Facci-Il Giornale
Non é un problema solo economico, quello che impedisce a Prodi e soci di ricevere il Dalai Lama, é un problema anche politico-ideologico: la Cina é comunista, e "comunista non mangia comunista". Come prova la mancanza di comunisti fra i firmatari dell'appello di Benedetto Della Vedova.
Potrei anche arrivare a capire le motivazioni che spingono i comunisti a non volersi schierare apertamente contro il comunismo cinese, se gli stessi, non si avvolgessero nelle bandiere arcobaleno, recitando la parte dei "pacifisti" e dei paladini dei diritti umani.
 E' come se a Josef Mengele dessero il Nobel per la Medicina o a Hitler quello per la Pace.
Questo é più che vergognoso, é IMMORALE.
Orpheus  




permalink | inviato da Orpheus il 30/11/2007 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

30 novembre 2007

Ucoii rinviata a giudizio per istigazione all'odio razziale

 
Istigazione all’odio razziale. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. Il presidente dell’Ucoii Mohamed Nour Dachan, Roberto Piccardo, Marco Morelli (portavoce associazione Imam Mahdi) e Damiano Di Palma (editore casa editrice Al Hikma), devono rispondere a diverso titolo di aver incitato, via internet e stampa, a commettere violenze per motivi e religiosi. In particolare Piccardo deve rispondere di alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it.
Le contestazioni a carico di Nour Dachan sono dovute alla diffusione di "idee fondate sull’odio razziale e religioso", facendo pubblicare sul "Quotidiano Nazionale", l’inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006. In particolare si accusa sul web un messaggio nel quale si affermava che "quello che sta succedendo a Gaza è il tentativo di distruggere l’umanità positiva che si estrinseca per moltitudini di uomini e donne nella menzione nel nome di Dio". Piccardo, inoltre, scriveva nel messaggio sul sito Internet di "blasfemità della guerra che trova la sua massima espressione nei bombardamenti terroristici". E poi facendo riferimento a Israele scriveva: "Sappiamo che Dio odia l'aggressione e che la sola reazione da Lui accettata è quella proporzionata all’offesa subita. Nonostante la paranoia israeliana non riusciamo a vedere alcuna proporzione. Ed è questo il segno di una escalation criminale di uno stato nato nella pulizia etnica, cresciuto e consolidato nella violenza e nell’ingiustizia".
La procura contesta a Piccardo anche un altro messaggio pubblicato nel luglio 2006 nel quale il portavoce dell’Ucoii parlando di Israele dice che "questo Stato sta disseminando di stragi e rovine il vicino Oriente, anzi il mondo intero". L’inchiesta era scaturita da una denuncia dei parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L’iscrizione di Piccardo e Dachan era stata decisa dopo la consultazione delle fonti e in particolare le sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all’odio razziale. La procura aveva identificato, tramite la Digos, come uno degli ispiratori del messaggio Dachan.
Da Il Giornale
Finalmente qualcuno si é accorto di quanto fondamentalista sia l'Ucoii, e di come siano pericolose le affermazioni dei suoi vertici.
Speriamo che tutto non finisca nel solito nulla di fatto a causa dei soliti giudici pro-"resistenti".
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 30/11/2007 alle 22:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

30 novembre 2007

Come non pagare il canone Rai ed essere in regola

 
Oggi su Libero c'era un'interessante "dritta" su come NON PAGARE IL CANONE RAI, che riporto qui sotto.
Infatti questa obbligatorietà di pagamento del canone, proprio non l'ho mai capita, personalmente non guardo quasi mai la Rai, perchè ogni volta che lo faccio mi incavolo. La Rai non é un servizio pubblico, ed é ben lontana dal pluralismo dell'informazione.
Solo per quella "marchetta" di Celentano varrebbe la pena smettere di pagare.

È dicembre, e si avvicina il pagamento del canone Rai. Io non lo pago da 15 anni. E sono in regola. Forse è necessaria una spiegazione. Quindici anni fa, dopo svariati anni senza televisione, io e mia moglie decidemmo di comprare un piccolo apparecchio da usare con molta moderazione. Quando fu l'ora di pagare il canone, scrissi una lettera: «Cara Rai, dato che tengo la televisione in cantina e la uso 2 o 3 volte l'anno, non credo di dover pagare». La simpatica risposta non si fece attendere: «Egregio Signore, Lei è tenuto per legge a pagare il canone. Se non vuole usufruire dei servizi radiotelevisivi, deve versare 10.000 lire sul conto corrente della Rai, rinunciare all'abbonamento e chiedere il suggellamento degli apparecchi. Dato che Lei non ha seguito tale procedura abbiamo passato la pratica al Tribunale di Torino che ha emesso un decreto ingiuntivo nei Suoi confronti". Il decreto ingiuntivo seguì a breve, e io pagai. L'anno successivo seguii alla lettera quanto mi aveva suggerito la stessa Rai. A dicembre versai le mie 10.000 lire con un vaglia postale e rinunciai all'abbonamento. Da allora, e sono passati 15 anni, attendo i tecnici Rai per il suggellamento del televisore. Nel frattempo il piccolo apparecchio si è rotto, ne abbiamo comprati due più grandi, la tv ha preso posto in sala, ad essa è stato attaccato un videoregistratore, poi si sono aggiunti un lettore dvd e una Playstation dai fili perennemente tra i piedi. Nel corso degli anni ho cambiato casa più volte e ad ogni trasloco ho ricevuto una lettera della Rai: «Egregio Signore, il Suo nominativo non risulta presente negli elenchi degli abbonati alla televisione. Le ricordiamo che l'ac quisto o la detenzione di uno o più apparecchi comporta per legge l'obbligo di corrispondere il canone d'abbo namento. Le ricordiamo altresì che l'Amministrazione finanziaria potrà procedere a verifiche ecc. ecc.». Ad ogni lettera, io rispondevo: «Cara Rai, vai a vedere il mio vaglia del giorno tal dei tali». E tutto finiva lì. Un anno infine si presentò uno dei temutissimi "incaricati dell'Amministrazione finanziaria". Io gli presentai la ricevuta del vaglia. Lui fece la faccia interrogativa, telefonò a un funzionario Rai e mi restituì il vaglia: «Lei è in regola». Perfetto. Una volta, del tutto casualmente, sentii a una radio tipo Radio Padania un suggerimento leghista contro il canone di "Roma ladrona". Diceva: andate da uno sfasciacarrozze, compratevi una tv da rottamare e mettetela in cantina; quindi pagate le 10mila lire, rinunciate all'ab bonamento e chiedete il suggellamento del televisore. Se si presenta qualcuno con l'in carico di controllare, non fatelo entrare in casa (non ne ha il diritto!), tenetelo sul pianerottolo e portategli la tivurottame. Una volta che lui ha suggellato quella, voi siete formalmente a posto e potete andare in sala a guardarvi la vostra tv al plasma con schermo panoramico. Come dire: quello che io avevo fatto con coscienza pulita veniva suggerito come mezzo di boicottaggio nei confronti dello Stato. Io invece, dato che sono persona di coscienza, una volta che la tv aveva preso ad abitare costantemente in sala, ho cercato di mettermi in regola: «Cara Rai, da diversi anni, avendo cessato l'abbona mento, non pago il canone. Vi prego di restituirmi la cifra allora versata, così da consentirmi di riprendere l'ab bonamento». Sono passati anni e la Rai non si è fatta sentire. Evidentemente ha rinunciato al mio contributo. La spiegazione di questa rinuncia risiede forse nel burocratismo degli enti di Stato. Più interessante potrebbe invece essere il motivo per cui nessuno si è mai presentato a casa mia a suggellare l'appa recchio. La legge a cui fa riferimento la Rai per il pagamento del canone è un Regio Decreto del 1938, quando, in tempi di assoluto monopolio, l'equivalenza "Rai = televisore" era perfettamente ragionevole. Era pertanto logico suggellare la tv a chi intendeva rinunciare ai programmi della televisione di Stato. Già 15 anni fa suggellare l'appa recchio a chi non intendeva vedere i tre canali Rai era difficile da sostenere. Oggi, anche se il sito web della Rai afferma che «trattandosi di un'imposta sul possesso dell'apparecchio il canone deve essere pagato indipendentemente dall'uso o dalla scelta delle emittenti», la cosa è ancor più dubbia: davvero i miei figli non possono vedere un dvd o giocare alla Playstation sul televisore di casa se io non pago il canone? E invece anche oggi, se uno vuole cessare l'abbonamen to, deve versare entro dicembre 5,16 euro allo Sportello abbonamenti Tv di Torino e richiedere il suggellamento degli apparecchi. Logica vorrebbe, invece, che la Rai criptasse i suoi programmi e consegnasse a chi paga il canone un decoder. Esattamente come fa Sky. Mentre i funzionari pensano a una soluzione meno monopolistica, io aspetto che mi vengano restituiti i miei 5,16 euro o, in subordine, che compaia alla porta di casa il famoso "suggellatore". La mia vecchia tv, rottame quasi commovente, è sempre in cantina che lo aspetta.
Gino Savorani-Libero
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 30/11/2007 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

29 novembre 2007

Per la sinistra, Clementina non é più "darling"

 
Non sono un tifoso di Clementina Forleo. Non mi piace la giustizia usata per far politica e mi ripugna lo sputtanamento mediatico degli indagati. La sinistra pratica questi vizi da molti anni. Poi, quand'è sotto accusa, riscopre le virtù del garantismo. Diciamola tutta. La Forleo non doveva scrivere che Fassino e D'Alema erano ben consapevoli di favorire Consorte nella scalata bancaria? È prova del suo squilibrio la lite con poliziotti che avrebbero maltrattato un extracomunitario? Può darsi che quei due preferiscano passare per scemi manipolati, ma i conti non tornano. Quando il pm Di Pietro e il gip Ghitti si scambiavano pizzini per suggerirsi chi, come e quando accusare, in violazione di quasi tutte le nostre leggi, ci fu azione disciplinare? No. Elessero Ghitti al Csm, così poteva giudicare gli altri magistrati. Quando dalla procura di Milano spedirono la Guardia di Finanza per sequestrare, alla Camera, i bilanci dei partiti, pubblicati su tutti i giornali, ci fu reazione proporzionata? No. L'allora presidente, Napolitano, chiuse presto l'"incidente". Quante cose ci tocca dimenticare, del nostro Presidente. E poi, fateci caso: se un magistrato femmina s'occupa di malaffari riconducibili alla piovra berlusconiana, trattasi di donna coraggiosa, ma se capita rivolga lo sguardo a sinistra, diventa un' esibizionista isterica. È ingiusto, oggi, anche solo immaginare che certuni siano stati consapevoli. Ma era giusto, ieri, condurre processi sulla base del bestiale "non poteva non sapere". Tutto questo è da condannarsi con ogni forza. È la barbarie arrogante di un Paese che ha ammazzato la giustizia.
Davide Giacalone-Libero
Contrordine compagni la Forleo non sarà fatta "santa subito", ma la prossima volta che attaccherà "la piovra Berlusconiana".
Nel frattempo fatevi due spaghi alla "carbonara"...
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 29/11/2007 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

29 novembre 2007

Per Benedetto il dialogo con l'Islam é subordinato alla reciprocità

 
Dopo più di un mese, con voluto ritardo, Benedetto XVI° ha risposto all’appello al dialogo inviato a lui, come a altri esponenti della cristianità, da 138 dignitari musulmani.
Una risposta che nella forma e nelle modalità con cui avviene, non solo nella inusuale lentezza, marca tutta la prudenza e la “guardia alta” che il pontefice intende mantenere nei confronti di iniziative come queste, a nostro avviso intrise di ambiguità e di un intollerabile esclusione degli ebrei dal dialogo, motivata solo da basse motivazioni politiche in campo musulmano.
Benedetto XVI°, innanzitutto, non risponde in prima persona, e sceglie di rispondere attraverso un canale puramente diplomatico, non ecclesiale e questo dà la misura del peso e della collocazione puramente di cortesia, non di intenso scambio spirituale ed ecclesiale che intende dare al documento dei 138. Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, dunque ha inviato una lettera al Principe Ghazi bin Muhammad bin Talal, zio del re Abdullah II°, il più alto in grado –dal punto di vista diplomatico- non spirituale, tra i firmatari (è potenziale erede al trono di Giordania) in cui esprime “il suo profondo apprezzamento per questo gesto, per lo spirito positivo che ha ispirato il testo e per l’appello a un impegno comune a promuovere la pace nel mondo”.
Dopo avere dichiarato di non intendere  “ignorare o sminuire le nostre differenze in quanto cristiani e musulmani” il papa si dice  -sempre tramite il cardinale Bertone- “particolarmente colpito dall’attenzione data nella lettera al duplice comandamento che invita ad amare Dio e il prossimo” . Subito dopo, però, vi è la risposta vera, il punto fondante tutta la dinamica del dialogo interreligioso secondo Benedetto XVI° e la sua netta pretesa che esso sia rispettato –e non è rispettato- come condizione per qualsiasi dialogo: la reciprocità assoluta nel rispetto della dignità umana e della libertà religiosa “Dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace”.
E qui arriva il gelo, qui la risposta diventa di pura, dovuta cortesia, qui il pontefice dimostra di non intendere più sottomettersi a inutili riti di un dialogo religioso in cui da parte cristiana si accetta che la parte musulmana non accetti la reciprocità (che molti dei firmatari sauditi del testo dei 138 non accettano).
Il pontefice infatti, fa dire al cardinale Bertone, senza possibile equivoco, che il dialogo potrà avvenire fruttuosamente, non oggi, ma solo quando la reciprocità sarà riconosciuta: “Il Papa confida nel fatto che, una volta raggiunto questo obiettivo, sarà possibile cooperare in modo produttivo nei campi della cultura e della società, e per la promozione della giustizia e della pace nella società e nel mondo”.
Segue un invito protocollare in Vaticano al principe Talal “e a un ristretto gruppo di firmatari della lettera aperta, scelto da Lei” e infine la delega alla continuità del dialogo con i 138 al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
Poco al di sopra della pura cortesia formale
Carlo Pannella-L'Occidentale
Non posso che applaudire alle parole di Benedetto XVI
Orpheus


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29 novembre 2007

Per Lewis, accettare lo stato ebraico è la condizione per la pace

 
Ci sono da fare alcune considerazioni sulla conferenza di pace di Annapolis e, soprattutto, sull’approccio da tenere nei confronti del conflitto arabo israeliano. Prima domanda: qual è la ragione del conflitto? Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una domanda ovvia, in realtà non è così. Due, fondamentalmente, sono le possibilità: nel primo caso, la ragione è da cercare nelle dimensioni di Israele; nel secondo, riguarda l’esistenza stessa dello stato ebraico. In un caso abbiamo a che fare con un problema strettamente legato ai confini, come in Alsazia– Lorena e in Texas: so che non è facile da dire, ma si potrebbe convivere con il problema nell’attesa di una soluzione a lungo termine. Se, invece, il motivo del conflitto fosse l’esistenza stessa di Israele, allora la soluzione non potrà certo arrivare con i negoziati. Non c’è un compromesso possibile tra l’esistenza e la non esistenza dello stato ebraico, e nessun governo israeliano accetterà di negoziare sul fatto che Israele debba o non debba esistere. Di tanto in tanto, nei loro discorsi diplomatici pronunciati in inglese, l’Olp e altri rappresentanti palestinesi forniscono indicazioni ufficiali sul riconoscimento dello stato di Israele. Ma quel messaggio non è lo stesso che arriva nelle case arabe o sui libri di testo delle scuole elementari, nei dibattiti politici o nei sermoni religiosi. Perché i termini utilizzati in lingua araba non rimandano certamente alla fine delle ostilità, bensì a un armistizio o a una tregua destinata a terminare quando la prospettiva di una guerra contro Israele avrà maggiori possibilità di successo. Non ci sarà un negoziato di pace senza una genuina accettazione del diritto di Israele a esistere in quanto stato ebraico nello stesso modo in cui i paesi membri della Lega araba sono riconosciuti come stati arabi o quelli della Conferenza islamica come paesi islamici. Un buon esempio di quanto questo problema influenzi i negoziati è la questione dei profughi. Durante la guerra del 1947-48, 750mila arabi volarono o furono trasportati fuori da Israele trovando rifugio nei paesi confinanti. Nello stesso periodo, un numero crescente di ebrei subì la stessa sorte: furono costretti a lasciare prima la parte della Palestina controllata dagli arabi (a nessuno di loro fu permesso di rimanere), poi i paesi confinanti dove i loro antenati avevano vissuto per generazioni. La maggior parte di questi profughi trovò riparo in Israele. Quel che accadde fu, in effetti, uno scambio di popolazione non diverso da quello che aveva preso corpo un anno prima nel subcontinente indiano, dove l’India britannica fu divisa in due parti, India e Pakistan. Milioni di profughi lasciarono le terre di origine, gli hindu furono trasportati in India, gli islamici in Pakistan. E’ possibile rintracciare un altro buon esempio in quel che accadde nell’Europa orientale alla fine della Seconda guerra mondiale, quando l’Unione sovietica decise di annettere una larga parte di Polonia orientale e compensò Varsavia con una fetta di Germania. Questo portò ad un grande movimento di profughi. I polacchi furono trasferiti dall’Unione sovietica alla Polonia, i tedeschi dalla Polonia alla Germania. I polacchi e i tedeschi, gli hindu e i musulmani, gli ebrei costretti a fuggire dagli stati arabi: tutti trovarono una sistemazione nei nuovi paesi senza l’aiuto della comunità internazionale. L’unica eccezione riguarda gli arabi palestinesi e i paesi confinanti. Il governo giordano ha garantito una forma di cittadinanza agli arabi palestinesi, ma di fatto li ha lasciati nei campi profughi. In altri paesi arabi, i palestinesi sono rimasti senza uno status giuridico, senza diritti e opportunità, mantenuti soltanto grazie ai fondi delle Nazioni Unite. Paradossalmente, se un palestinese fosse andato in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, avrebbe potuto ottenere la nazionalità nel giro di cinque anni, mentre i figli venuti al mondo in quei paesi sarebbero stati cittadini per diritto di nascita. Se, invece, la stessa persona avesse trovato rifugio in Siria, Libano o Iraq, sarebbe rimasta senza uno status per generazioni. La ragione di questo fenomeno è stata analizzata da diversi politici arabi: è il bisogno di preservare questo popolo come un’entità separata sino al momento in cui sarà possibile rivendicare l’intera Palestina, dalla Striscia di Gaza sino allo stesso Israele. La richiesta di un ritorno dei profughi significa, in altre parole, la distruzione dello stato ebraico. Ed è altamente improbabile che il governo israeliano prenda in considerazione una richiesta del genere. Ci sono segnali di cambiamento nei circoli arabi. C’è la possibilità che Israele venga accettato e che lo stato ebraico fornisca un contributo positivo alla vita pubblica della regione. Ma opinioni come queste sono espresse solo furtivamente. Qualche volta, chi le esprime viene quantomeno incarcerato. Sono opinioni che incidono ancora poco o niente sulla leadership. Il che ci porta indietro al summit di Annapolis. Se la questione non riguarda le dimensioni di Israele bensì la sua esistenza, i negoziati saranno inutili. Alla luce di quanto avvenuto in passato, è chiaro che questa rimarrà la questione cardine sino a quando i paesi arabi raggiungeranno o rinunceranno al loro obiettivo: la distruzione di Israele. Ma nessuna delle due ipotesi, al momento, sembra potersi verificare.
Da Il Foglio
La ragione del conflitto ormai é da cercare nell'esistenza stessa di Israele.
Hamas ha già
commentato negativamente la dichiarazione congiunta israelo-palestinese di Annapolis definendola "solo parole, e una perdita di tempo". E Ahamadinejad ha giudicato, la stessa "un fallimento" che a suo parere è stata soltanto un esercizio di "propaganda politica". "Non è possibile che il regime sionista duri", ha ribadito Ahmadinejad, citato dall'agenzia Isna. "E' nella sua stessa natura l'impossibilità di continuare a esistere - ha aggiunto il presidente iraniano - perché basato sul male, l'aggressione, la menzogna, la tirannia e il crimine, e tutto questo finirà". 
Queste parole seppelliscono ogni accordo, a mio parere, perchè il terrorismo ai danni d'Israele continuerà, provocando la sua reazione, che innescherà la solita rappresaglia...
Orpheus

 


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29 novembre 2007

Durante la giornata internazionale contro la violenza Ahmadinejad "cancella" le donne dalla società iraniana

 

Ahmadinejad odia Israele, questo è risaputo, ogni volta che esterna il desiderio di “cancellare” Israele dalle cartine geografiche, i media rilanciano in tutto il mondo le parole del satrapo di Teheran, giustamente condannandole.
Al contrario della sua intenzione di “cancellare” la figura femminile in Iran, si parla pochissimo. La condizione delle donne, da aprile ad oggi è precipitata in modo preoccupante , il severissimo codice morale ha reso la loro vita un inferno, migliaia di donne hanno ricevuto avvertimenti a causa di abiti stretti, cappotti corti e sciarpe sgargianti e per aver violato il codice di abbigliamento islamico, che prevede che ogni donna adulta copra i capelli e il contorno del corpo, "indossare stivali con pantaloni corti, cappelli o sciarpe, che non coprano completamente i capelli e il collo, in testa anziché il velo appropriato e truccarsi in modo evidente, contraddicono la castità pubblica e quindi sono vietati (la
lista completa è molto più lunga).
La polizia ferma e arresta ogni donna che viola questo codice "barbarico", e l’arresto é sempre una tremenda incognita, può capitare che gli sgherri di Ahmadinejad ci vadano giù pesante, e la malcapitata si "suicidi", almeno ufficialmente, come é accaduto alla povera Zahra Bani-Ameri, medico ventiseinne. La verità é che queste donne sono ammazzate di botte , torturate e forse anche stuprate, prima di morire.
Non contento di averne cancellato l'aspetto esteriore, Ahmadinejad, adesso cancella anche il suono delle parola "donna" in Iran, infatti è stato proibito, pronunciare la parola "donna" in tv.  Al posto di questa parola sulla televisione di Stato sarà obbligatorio utilizzare il termine "famiglia".
Con un feroce sarcasmo, degno di un demonio il cambio di rotta è avvenuto durante la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si è celebrata lo scorso 25 novembre. In quell'occasione in tutti i reportage trasmessi dalla tv iraniana è stata utilizzata la parola "famiglia" al posto di "donna".
Immagino che se potesse risolvere il problema della procreazione, limitandola solo al sesso maschile, Ahmadinejad attiverebbe i forni crematori per tutte le donne iraniane.
Staremmo ugualmente a guardare?
Si perchè, migliaia di donne in Iran vivono nel terrore, sono perseguitate, rischiano l'impiccagione e la lapidazione e dall'Occidente non si leva un sussurro di protesta.
Orpheus





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29 novembre 2007

Banlieu in fiamme: basta una scintilla ed é un inferno

 

Il movente è lo stesso dell'autunno 2005 (e simile a quello di due settimane fa ad Amsterdam): due giovani africani della banlieue rimasti accidentalmente uccisi. Idem l'epilogo (in Francia come in Olanda): la ben nota racaille afro-magrebina (quella che dovrebbe "arricchirci culturalmente" eh!) incendia auto e bidoni della spazzatura, si scontra violentemente con la polizia (è di 82 poliziotti feriti il bilancio), aggredisce pompieri, giornalisti e passanti, saccheggia negozi, mette a ferro e fuoco i commissariati.
Tutto ha inizio a Villiers-le-Bel, una ventina di chilometri a nord di Parigi, dove nel pomeriggio di domenica 25 novembre una moto non omologata con a bordo due adolescenti, senza casco, di 15 e 16 anni (un marocchino e un senegalese), si scontra con un'auto della polizia. I due giovani sono morti nell'impatto.
Tre testimoni hanno confermato la versione dei poliziotti riguardo alle circostanze dell'incidente: la volante circolava normalmente a lampeggianti spenti, mentre i due africani sopraggiungevano frontalmente a gran velocità, noncuranti della precedenza che doveva essere accordata al veicolo in fase di svolta ad un incrocio.
I disordini scoppiati in seguito all'accaduto hanno interessato altri agglomerati urbani attorno all'area parigina e il quartiere della Reynerie a Tolosa, in cui si è cercato di appiccare il fuoco anche ad una biblioteca.
D'altronde questi rientrano tra i famosi "vantaggi economici" derivanti dall'immigrazione... o no?!
Da Fatti D'Europa
Un intifada in piena regola, e qualsiasi scusa é buona.
Di fatto é l'odio che muove questi giovani musulmani, la mancata, quanto sbandierata integrazione, con la quale si riempiono la bocca tutti gli ottusi politici fautori del "multiculti" a tutti i costi.
I musulmani non si integrano, tranne qualche rara eccezione,  é una realtà che non si può nascondere, i loro figli che non appartengono nè al paese di origine dei genitori, né al paese di adozione, crescono odiando la società che li ospita, e appena possono bruciano e dsitruggono tutto quello che la rappresenta.
Orpheus


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28 novembre 2007

La penultima ''ultima volta'' di Rifondazione

 

Se “l’ultima volta” di Rifondazione non sarà invece e ancora la “penultima”, i temi che il partito di Bertinotti e Giordano si appresta a mettere sul tappeto della verifica di gennaio non potrebbero che far suonare la definitiva campana a morte per il governo Prodi.
E’ stato il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore, a mettere in fila gli argomenti sui quali intendono confrontarsi con il premier e la maggioranza. C’è un “se” grosso come una casa, ma non vi sono dubbi che una coalizione che va da Mastella ai comunisti non pare in grado di trovare un accordo né sulla cancellazione della legge 30 (nel programma si era utilizzata l’ambigua parolina “superamento”) né, tanto meno, sui Pacs.
Tutto è possibile, ma il Prc è ormai una polveriera: un quarto della rappresentanza parlamentare ha dovuto essere ricondotta alla disciplina di partito sul welfare e trova sempre più spazio la preoccupazione di deludere il proprio elettorato, sul quale preme il partito di Diliberto (bastava sentirlo ieri a Ballarò).
Così Migliore ha ribadito: “ingoieremo il rospo fino a fine anno e poi non ci faremo più frenare”. Alla lista della spesa ha aggiunto un maggiore impegno su ricerca e innovazione (su questo non mancheranno le solite rassicurazioni a parole), l’approvazione del ddl Amato-Ferrero sull’immigrazione e un taglio delle spese militari (non importa se “di pace”), con l’uscita “dal progetto di costruzione del nuovo cacciabombardiere”.
Sugli impegni militari il Prc ha lanciato un primo segnale astenendosi in commissione Difesa sulle risorse destinate al settore. Appuntamento a gennaio, dunque. A meno che Rifondazione, come ha detto qualcuno, “non si cali nuovamente i pantaloni”.
Da Potere Sinistro
Tutte chiacchere, sono due anni che strepitano, urlano, minacciano e poi si mettono quieti, quieti in fila e votano come Prodi comanda.
Ormai se ne sono accorti anche i più "orbi"...
La troppa paura di perdere la poltrona e ritornare all'opposizione per i prossimi 10 anni, fa si, che vadano contro tutte le promesse fatte in campagna elettorale e portate avanti nei cinque anni del governo Berlusconi, con decine e decine di manifestazioni in piazza.
Si stanno suicidando, perchè tanto opportunismo e mancanza di onestà gli costerà un bel po' di voti.  
Orpheus


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28 novembre 2007

Sul rom killer che fa spot deve intervenire Mastella

 
"Faremo un sit-in di protesta davanti al ministero della Giustizia", annuncia la  Carlucci di Forza Italia. "Non si lucra sulla morte di quattro ragazzi", s'indigna Calderoli "Chiedo l'intervento del ministro Mastella", si scalda Maurizio Fistarol del Partito democratico. È trasversale e senza colore politico la protesta contro l'iniziativa del manager dello spettacolo Alessio Sundas, l'agente che sta trasformando in una star Marco Ahmetovic, il rom che, ubriaco al volante, ha travolto e ucciso quattro ragazzi in provincia di Ascoli Piceno. Sundas ha già creato una linea di abbigliamento e accessori ispirata al nomade: jeans, occhiali, profumo, cintura. Il testimonial sarà proprio lui, l'assassino. Condannato a sei anni e mezzo per omicidio colposo plurimo, Ahmetovic sta scontando la pena ai domiciliari, in un residence sul mare. Ha già scritto la sua biografia e, tra diritti d'autori e pubblicità, ha guadagnato trecentomila euro. E' sconcertante  che ad un assassino sia permesso di lucrare e a guadagnare sulla morte di quattro ragazzi colpevoli solo di averlo incontrato sulla loro strada: sconcertante che un'azienda possa utilizzare un simile testimonial al negativo, sconcertante una giustizia che concede i domiciliari ad un pluriomicida, nonché rapinatore. Si spera che nessuno compri mai più un oggetto prodotto da imprenditori del genere. Per Silvana Mura, dell'Italia dei valori, è «una vergogna che Marco Ahmetovic sia testimonial di abbigliamento, profumi e accessori. Sarebbe doveroso che questo signore tornasse quanto prima in carcere». L'onorevole Gabriella Carlucci è già passata all'azione: «Invito tutti i deputati, ma soprattutto i familiari delle vittime di Appignano e l'associazione vittime della strada, a piantonare con me dinanzi al Ministero della Giustizia, finché non saremo ricevuti dal ministro Mastella». Maurizio Fistarol ha chiesto a Mastella di avviare un'indagine per appurare se una persona agli arresti domiciliari può sfruttare la sua condizione di condannato come veicolo pubblicitario.
Riassunto da Libero
Marco Ahmetovic ha trovato l'America, spegnendo quattro vite umane.
E per questo é da biasimare.
Ma non lo si può fare per ciò che ne seguito dopo.
In questo caso da segnare all'indice sono un magistrato politicizzato che non ha applicato la legge per fare GIUSTIZIA, ma per dare seguito alla sua balorda ideologia e un imprenditore con il pelo sullo stomaco, al quale auguro di provare il punto di vista, in prima persona, dei parenti dei ragazzi uccisi, per vedere se gli passa la voglia di lucrare su disgrazie e dolori così grandi.
Ahmetovich é una pedina, mossa da ben altri interessi. Scontato che lui ne approfitti. Il punto é che una società che si presta a simili giochi sulla pelle di quattro ragazzi ammazzati, impone una seria riflessione e soprattutto impone di non rimanere indifferenti.
La notizia del povero Natividad fatto morire di fame per "arte" ha scosso talmente l'opinione pubblica da provocare un vistoso retromarcia e pentimento "dell'artista". Questo impedirà che ciò si ripeta. E' un monito che la società si ribella davanti a questi osceni comportamenti.
Non sarebbe il caso di farlo anche per "l'affaire" Ahmetovic? 
Io dico di si, anche perchè l'amore e il rispetto che ho per gli animali, lo provo anche verso gli esseri umani e non oso immaginare cosa debbano provare quei genitori davanti allo spettacolo indegno, dell'assassino dei propri figli, alloggiato in un recidence, arricchitosi grazie a questa e in procinto di diventare una star. Con la sua effige sui muri d'Italia, a ricordar loro, che a causa sua, non potranno più stringere fra le braccia i loro ragazzi.
NO, NON LO POSSIAMO PERMETTERE.
 Orpheus 


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27 novembre 2007

'Cornuti e mazziati'


Ci hanno inondato di rom, rumeni e zingari.
Le nostre città ormai contano decine e decine di campi nomadi (cosa che in Romania non esiste) fonti di degrado, delinquenza e
sperpero di pubbliche finanze, come nel caso di questo campo abusivo, trasferito a carico dei contribuenti, per la modica somma di 12milioni di euro.
I reati commessi vanno dal semplice borseggio, alla rapina, allo stupro, all'omicidio, alla prostituzione, truffe e traffici di ogni ordine e tipo.
E
Basescu a Madrid  se ne esce con un: "Grazie a Dio voi non siete diventati come l'Italia".  Aggiungendo che Bucarest non può avere "alcuna sintonia" con il decreto sicurezza varato dal governo italiano (ci credo, manco mai che gli ritorni indietro un po' della feccia arrivata qui, senza il minimo CONTROLLO).
E critcando la decisione di espellere i cittadini romeni per "motivi di sicurezza".
A parte che il Decreto é una mezza bufala, che pretendeva Basescu che ci rassegnavamo a fare da tiro a segno a tutti i delinquenti, scappati dalla Romania, immobili come birilli?
Questo é il ringraziamento al governucolo Prodi, per non avere applicato alcuna moratoria e per aver permesso un'invasione UNICA in Europa, considerato che tutti gli altri Stati si sono tutelati.
E insiste Mr. Basescu " la Romania, accettera' di imporre restrizioni ai propri cittadini solo in presenza di una sentenza della magistratura perche' il suo Paese ''non puo' trasformarsi in un carcere''.
Perchè il nostro può trasformarsi nel Bengodi dei delinquenti rumeni?
Ma come ragiona questo signore?
Il problema é che  abbiamo un esecutivo campione del mondo nel calarsi le brache, sempre e in presenza  di chiunque.
Non pensano Prodi e D'Alema che sarebbe il caso di rispondere per le rime, una volta tanto?
Orpheus






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27 novembre 2007

Khmer Rossi alla sbarra

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Ieng Sary, Noun Chea, Kaing Guek Eav detto «Duch», Ta Mok, oltre al defunto Saloth Sar detto «Pol Pot», morto nel 1998: sono nomi impronunciabili che riaffiorano dal passato per il processo che è iniziato la scorsa settimana per i crimini del regime dei Khmer Rossi in Cambogia. Questi uomini sono responsabili di quello che lo storico francese Stephane Courtois chiama «il crimine sconcertante»: l'uccisione di 2 milioni di persone, un terzo dell'intera popolazione cambogiana, in soli tre anni. Si è trattato del più rapido e letale omicidio di massa nella storia del XX secolo, più intenso ancora del ritmo di sterminio tenuto dai nazisti ai tempi della seconda guerra mondiale, dai sovietici sotto Stalin e dai comunisti cinesi sotto Mao. Dalle dichiarazioni rilasciate dai comandanti Khmer Rossi negli anni '70 si apprende che lo sterminio avrebbe potuto essere ancora peggiore: «Nella nuova Cambogia ci basta un milione di persone per continuare la rivoluzione» - aveva dichiarato un funzionario di regime al termine di una seduta al vertice del Partito. «Non abbiamo bisogno degli altri. Preferiamo uccidere dieci amici piuttosto che lasciare in vita un solo nemico». E' lecito chiedersi da che cosa derivi questa violenza lucida e fredda.
Duch, attualmente sotto processo, ha ucciso personalmente o ha ordinato l'uccisione di 15.000 persone nel carcere di Tuol Sleng, o S-21, dove erano rinchiusi prevalentemente i deviazionisti, i membri del partito sospetti di deviazionismo, oppure i comunisti cambogiani che erano rientrati in patria per appoggiare la rivoluzione e proprio per questo erano sospettati di spionaggio. Il carcere S-21 fu un efficiente strumento di eliminazione fisica del nemico: di tutti i prigionieri che vi furono incarcerati ne sopravvissero solo quattro. Lo scopo del carcere, prima ancora che la soppressione fisica del nemico politico, era l'estorsione della sua confessione, la sua autocritica. Come ricordava Orwell, in 1984, un regime totalitario non ammette di fare martiri: la vittima deve riconoscersi colpevole e fare autocritica prima di essere uccisa. Nella struttura di S-21, non per caso, furono uccisi anche quei torturatori che facevano morire la vittima prima di estorcerne un'ammissione di colpevolezza. Venti anni dopo la fine del regime dei Khmer Rossi, Kaing Guek Eav, detto «il compagno Duch», è stato scoperto per caso nel 1999 da un reporter irlandese in un villaggio cambogiano, mentre lavorava da volontario per una Ong americana. Una volta arrestato, le sue prime dichiarazioni sono state: «Se siete qui vuol dire che questa è la volontà di Dio. Ho fatto cose molto brutte nella mia vita. Ora è venuta l'ora delle rappresaglie. Il mio unico errore è di non aver servito Dio. Ho servito gli uomini e il comunismo».
Ta Mok, morto l'anno scorso, detto «il macellaio», divenne segretario del Partito Comunista cambogiano per la regione sud-occidentale nel 1968, in piena guerra del Vietnam e quando al potere c'era ancora la monarchia di Sihanouk. Già allora, nella sua guerriglia contro la monarchia, si fece notare per molti massacri indiscriminati di civili. Divenuto capo di stato maggiore dell'esercito, sotto Pol Pot, soppresse varie insurrezioni con metodi brutali, fino all'annientamento fisico totale delle popolazioni di interi villaggi o alla fucilazione di massa di intere unità dell'esercito colpevoli di ammutinamento. Ta Mok, una volta finito il regime, proseguì la sua attività di guerriglia ai confini con la Thailandia. Nel 1998, temendo di essere tradito, consegnò Pol Pot alle autorità cambogiane, poi fu catturato egli stesso. Non si trattava di un bruto: da giovane voleva fare il monaco buddista.
Ieng Sary, uno dei fondatori del movimento dei Khmer Rossi, fu ministro degli Esteri del regime. E fu anche al comando di due campi di concentramento/sterminio nella provincia di Kompong Cham. Fu anche l'ideatore delle strategie di epurazione all'interno del partito: fece rientrare centinaia di comunisti dal loro esilio volontario, per poi tradirli e farli uccidere. Fuggì alla cattura rifugiandosi in Thailandia nel 1979. Grazie ai suoi contatti diplomatici riuscì sempre a cavarsela fino ad ottenere il perdono ufficiale da parte di Sihanouk nel 1996. Condusse una vita molto agiata fino al suo arresto, avvenuto solo il 12 novembre scorso. La sua è la vita di un intellettuale, non quella di un serial killer: negli anni '50, come ricorda il dissidente cambogiano Ong Thong Hoeung, contribuì alla formazione del movimento studentesco (Aek) all'università di Parigi, che avrebbe dato vita ai Khmer Rossi. «Lo scopo dell'Aek - ricorda Ong Thong Hoeung - è di incoraggiare il desiderio di conoscenza e l'aiuto reciproco. Uno dei suoi ex membri fondatori afferma: "Eravamo pieni di ardore e di entusiasmo. E volevamo dimostrare alle autorità francesi di essere persone capaci"».
Tutti questi uomini, dunque, mostrano una sorta di doppia vita: intellettuali e persone sensibili da un lato, brutali assassini di massa dall'altro. Si avvicinano allo stereotipo del gerarca nazista che cura il suo giardino mentre ordina lo sterminio di migliaia di persone in un solo giorno. Ma si tratta veramente di una vita «doppia»? Se guardiamo alla filosofia politica che ha motivato l'azione violenta di questi individui, vediamo che erano semplicemente molto coerenti con quello che pensavano e questo spiega la lucidità e la serenità d'animo con cui ordinarono e commisero personalmente i loro crimini. Essi non furono il frutto della brutalità della guerra. Non erano persone che volevano vendicarsi dei bombardamenti americani del 1970-1973 (effettuati nell'ultima fase della guerra del Vietnam), come certa sociologia storica e certi film come Le urla nel silenzio vogliono far credere.
Fin dalla fine degli anni '60, i Khmer Rossi misero sempre in pratica le stesse tecniche, ovunque prendessero il controllo di un'area: svuotamento delle città, trasferimento nelle campagne dell'intera popolazione, divisione delle famiglie, abolizione del denaro, soppressione di qualsiasi forma di educazione, istituzione di un orario di lavoro di 12-13 ore al giorno e imposizione di un rigido codice di comportamento morale in cui era proibito qualsiasi sentimento al di fuori dell'amore per il partito. Si trattava di un piano lucido che, negli anni della guerra civile cambogiana, dal 1968 al 1975 trasformò il Paese in un enorme lager a cielo aperto. Radio Phnom Penh, l'emittente del regime, nel 1976 vantava questi risultati: «I giovani stanno imparando dai lavoratori e dai contadini che sono le fonti di tutto il nostro sapere. Inoltre nessuna scienza è più alta, più degna o più utile di quella che ha a che fare con produzione, agricoltura, industria ed esperimenti e tecniche di produzione. E questo sapere è posseduto soltanto da contadini e lavoratori». Insegnanti, intellettuali, professionisti, avvocati... tutto ciò che non riguardava la produzione diretta era considerato frutto della decadenza borghese e condannato. In alcuni distretti, retti da dirigenti particolarmente zelanti, bastava avere gli occhiali o avere mani non sufficientemente callose per essere uccisi.
Il tutto era rigorosamente il frutto di una profonda riflessione filosofica sul marxismo, che doveva essere applicato alla lettera.
Continua Qui
Sembra incredibile alla luce di questi approfondimenti storici, che in Italia abbiamo ancora partiti che s'ispirano alla dottrina marxista e un presidente della camera amante del dibattito teorico sul marxismo, la cui applicazione alla lettera da parte di Pol Pot e della sua cerchia d'intellettuali ha trasformato la Cambogia in un enorme lager a cielo aperto. Nemmeno il nazismo é riuscito a battere in orrore, l'orgia di sadismo dei Khmer Rossi. Il nazismo é stato messo, giustamente al bando, il comunismo imperversa ancora. Quando ce ne libereremo definitivamente sarà un grande giorno per l'umanità.
Orpheus


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27 novembre 2007

Il ragazzo della via "Ciucc" al festival di Sanscemo

 
La situazione non è buona.
Grazie, Adriano. E soprattutto grazie, mamma Rai, per lo spottone alle boiate del Molleggiato. Il quale in dieci minuti è riuscito
1) a raccontare che Prodi è il miglior premier del mondo ed è colpa degli italiani che non lo capiscono;
2) che il nucleare è il male assoluto;
3) che gli ultrà sono ragazzi che sbagliano;
4) che Berlusconi deve silurare la Moratti per essere nuovo. Il solito spettacolo. Il solito Celentano. I soliti monologhi. Uno spettacolo tanto lento che dopo dieci minuti sembra già mezzanotte. Il ritorno di Celentano in tv tra divanetti, mixer e chitarrine sembra tanto la mitica trasmissione di Arbore, "Quelli della Notte", solo che qui manca la scanzonata allegria di quella compagnia. Cioè manca tutto. Monologhi, ospiti, canzoni e scenette si mescolano senza fantasia. Celentano sembra la caricatura di Catalano, il filosofo dell'ovvio, ricordate? Quello che diceva: meglio da vivi che da morti o è meglio sposare una donna bella ricca e intelligente, piuttosto che una brutta vecchia povera e stupida. Ecco, i monologhi di Celentano ricalcano quella roba lì. Il guaio è che lui ci crede. Adriano Nostro crede davvero che le centrali nucleari possano fare come a Chernobyl per via di un terremoto. In Francia come le costruiscono? Il pericolo del nucleare, aggiunge il Genio, sono le scorie da smaltire. Gli altri se le mangiano? Massì, buttiamo nel cesso di Celentano il dibattito sul nucleare per colpa di una trasmissione tv. In fin dei conti ce ne sbarazzammo allo stesso modo con un referendum alle vongole, no? Così oggi dobbiamo comprare l'energia dagli altri e pagarla a peso d'oro. Paghiamo il canone per ascoltare un disco e le lezioncine da quattro soldi. Ancora con la solfa degli architetti pirla, della Bocconi che fa schifo mentre l'Università di Oxford è bella. Meno male però che c'è Prodi che sa far bene le cose in questo mondo dove si muore, dove ci sono le guerre, i rubinetti sono intasati (e non c'è un idraulico in giro per colpa del precariato) e anche i cani non stanno così bene. Evviva, oggi avremo di che dibattere grazie alle rivelazioni del rocker. Già le sento le voci della sinistra che ringraziano il Molleggiato per avere restituito dignità alla tv pubblica, dopo le spiate degli uomini messi lì da Berlusconi. Evviva il Clan, i cantanti amici, Milena Gabanelli alla quale la sua trasmissione evidentemente non basta. Così come non basta a Fabio Fazio che qui sembra Pazzaglia. La situazione del mio lavandino non è buona... Porca miseria, neanche il Festival di sanscemo ci riusciva così bene. Meno male che è durata una sola puntata, non avrei retto oltre. Gianluigi Paragone-Libero
Due piccole considerazioni, la prima é che un paese che ha come Profeta, uno come Celentano é alla frutta.
Poi vorrei sapere l'ammontare del cachet elargito al "ragazzo" della via Gluck, ormai completamente "ciucc", dalla Rai per dare un po' di lucido a questo esecutivo alla canna del gas. Si perchè essendo la Rai una televisione pubblica non si capisce perchè debba sempre fare spottoni a favore di una parte politica, e contro-spottoni verso l'altra, sia che questa é al potere o all'opposizione.
Forse che i soldi del canone pagati dagli elettori del cdx valgono meno di quelli della sinistra?
Orpheus 


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26 novembre 2007

Il dramma dei piccoli profughi birmani in India

 
In un momento in cui le sofferenze del popolo birmano sono tornate sotto i riflettori dei media internazionali, non dimentichiamoci anche delle enormi difficoltà che affrontano i profughi dal Myanmar in India. A ricordarlo ad AsiaNews è Montu Ahanthem attivista del gruppo per i diritti dell’infanzia, Manipur Alliance for Child Rights (MACR).

 A Moreh, una piccola città al confine tra India ed ex Birmania, vicino Manipur, vivono centinaia di bambini che necessitano di tutto. Questa zona, da cui entra in India ogni genere di consumo, compresa l’eroina, ha visto negli ultimi anni anche un grande flusso di rifugiati da tutto il Myanmar.
 In tutto – racconta Ahnthem – sono circa 200 i piccoli birmani che vivono a Moreh e nei villaggi più interni di Zoldam, Zangoulen, Changtung e T. Nampao. La zona è popolata da tribù Kukis Chin. Questi minori necessitano di cure particolari e non dispongono di nessun sostegno economico: i genitori come unico mezzo di sostentamento entrano nel giro della prostituzione. Il risultato è che molti di loro finiscono su una strada, costretti a lavorare come “schiavi del sesso per mantenere la loro stessa famiglia”. Le bambine diventano prostitute e molti altri vengono abusati o sfruttati. L’attivista continua raccontando di “denutrizione, malaria, dissenteria e scabbia”. Senza contare traumi psicologici e “l’alto rischio di contagio da Hiv/Aids a cui sono esposti”.
 La necessità di procurarsi ogni giorno da vivere, inoltre, rende impossibile per i bambini andare a scuola. Le comunità cristiane presenti nella zona stanno aiutando i rifugiati birmani, offrendo un minimo di cure mediche. Ma anche la stessa MACR “non può fare molto”.
 L’attivista lancia infine un appello al governo indiano, perché metta in agenda, tra le “sue priorità”, l’assistenza ai giovani rifugiati birmani. La situazione politica locale, però, è molto tesa e non incoraggia alcun intervento di sostegno. L’area di Moreh è sotto il controllo dell’esercito indiano, che vigila sui confini per bloccare il narcotraffico, il contrabbando e le infiltrazioni di gruppi ribelli.
Da Asianews
Orpheus 


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26 novembre 2007

E meno male che dovevano "risanare": 26mld di spese in più

GLI UNICI TAGLI ALLA SICUREZZA

Nel 2008 la spesa pubblica crescerà di 26 miliardi
. Il valore si ricava dalle tabelle della legge finanziaria confrontate con i dati del bilancio “a legislazione vigente”; cioè, il bilancio che sarebbe in vigore senza la finanziaria. Il confronto è stato fatto dal Servizio Studi della Camera.
Per avere un ordine di grandezza di 26 miliardi, basta dire che si tratta di 1,4 punti di pil. Insomma, senza la finanziaria il deficit del 2008 sarebbe stato dello 0,8%.
Alla faccia del risanamento e del rigore.

Ad assorbire metà della maggiore spesa sono stati i trasferimenti agli enti locali (Regioni, Province, Comuni) aumentati di quasi 13 miliardi.
Un po' di "regalini" per incentivare gli elettori nel malaugurato caso si vada ad elezioni anticipate.

Ma in crescita sono anche le risorse destinate al ministero degli Esteri (da cui dipendono gli Italiani all’estero: da qui i voti al Senato), salite di oltre 3 miliardi; e quelle previdenziali, lievitate di 1,6 miliardi.
Pallaro e soci ringraziano e promettono fedeltà.

Le uniche voci di spesa ridotte realmente sono state quelle destinate alla “difesa e sicurezza del territorio” (calate di 101 milioni); quelle destinate all’”ordine pubblico e sicurezza”, ridotte per 164 milioni; quelle dedicate allo sviluppo delle imprese, tagliate per 1,141 miliardi. Sotto le forbici di Padoa Schioppa anche le spese scolastiche, (-26 milioni) e per la Giustizia (-7 milioni).
Tutto questo mentre al Senato è di scena il decreto sicurezza. Dalla Relazione tecnica che accompagna il provvedimento, la Ragioneria fa una confessione involontaria: non aumenteranno i cittadini comunitari allontanati dal Paese. Le risorse a disposizione del bilancio del ministero degli Interni non vengono incrementate. Al contrario, viene confermato anche nel 2008 (come già nel 2007) il taglio del 16%.
Insomma, il governo Prodi allarga la spesa per 26 miliardi, ma le uniche voci che riduce sono quelle per la sicurezza dei cittadini.

Una finanziaria veramente strabiliante, in linea con l'attuale esecutivo, farsi gli affari propri e lasciare i cittadini nei guai più neri.
Dopo quasi due anni abbiamo ottenuto risultati "notevoli" con il -governodellaserietà- Prodi: più tasse, più delinquenza, più spesa pubblica, Zero o quasi crescita, zero sicurezza, democrazia in grave sofferenza. Chapeau!
Però qualcuno c'è che capisce il disegno prodiano concepito "per il bene degli italiani" ed é il supermolllaccione che illumina il popolo becero dall'alto della sua onnisce(me)nza: " E per questo nasce il sospetto che Prodi sia sulla strada giusta. Lui fa promesse che si possono realizzare, ma il Paese non gradisce. Preferisce vivere meno".
Di sicuro preferisce fare a meno di Prodi... e di certi palloni gonfiati come lui.
Orpheus


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26 novembre 2007

Maestra arrestata: i suoi alunni hanno chiamato Maometto un orso di pelouche

 

Quaranta frustate e sei mesi di carcere, tanto rischia l'insegnante Gillian Gibbons, 54 anni, maestra inglese di una scuola elementare di Khartum, in Sudan.
Il reato: aver
permesso ai suoi alunni di chiamare Maometto un orso di peluche, nell'ambito di una normale pratica scolastica.
Il programma didattico, infatti prevedeva l'insegnamento ai più piccoli del mondo animale e del loro habitat. Il tema di quest'anno era l'orso. Per rendere più realistico il progetto, l'insegnante ha chiesto a una bimbetta di portare il suo orso di peluche e poi ha invitato la classe a scegliere un nome. Tra i vari indicati, alla fine venti su 23 bambini hanno scelto il nome del profeta, fra l'altro molto diffuso.
Apriti cielo, é proprio il caso di dire: la donna é stata arrestata e interrogata dalla polizia, mentre all'esterno del commissariato imperversava la solita folla inbufalita e urlante. La scuola, la Unity High School (per stranieri e professionisti facoltosi) ha dovuto chiudere fino a gennaio, per timore delle rappresaglie, in voga nell'illuminato mondo islamico, del tipo distruggere e bruciare.
Il caso si è trasformato in un affaire diplomatico e ne sono state investite l'ambasciata britannica a Khartum e il ministero degli Esteri.
E il povero orsetto di pelouche rischia la decapitazione in una pubblica piazza?

Può sembrare una notizia bizzarra sulla quale sorridere ma (a parte le frustate e il carcere alla povera maestra) dà l'esatta misura di quando spaventoso sia il fanatismo religioso della maggioranza degli islamici e del pericolo che rappresentano per noi occidentali abituati a vivere la religione in modo estremamente superficiale.
Orpheus


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26 novembre 2007

L’uomo del Monte(citorio) ha detto no, al Dalai Lama


Ma che strani paladini dei diritti umani, che assoggettano la difesa degli stessi, al “protocollo” sull’uso dell’Aula di Montecitorio, perché come afferma il melenso pacifista a senso unico Fausto Bertinotti
: “Nell'emiciclo si svolgono solo lavori parlamentari, non celebrazioni”.
Insomma, mica possono scombussolare le “abitudini” di Montecitorio per un qualsiasi “Dalai lama” con la sua “richiestucola” sulla libertà del Tibet, oppresso da decenni dalla Cina comunista che piace tanto a Bertinotti.
D’altronde lo stesso Bertinotti, affetto da un’inguaribile cecità ideologica ha affermato che non vede “proprio persecuzioni religiose in Cina", ragion per cui, coerentemente non vedendole mica s’affanna a combatterle.
Quello che sconcerta è, che sempre Bertinotti, si proclama pacifista, ma quello che veramente lascia basiti è che abbia un nutrito seguito di “boccaloni” che crede a tutte le sue sparate. Senza rendersi conto dell’illogicità, nonché disonestà intellettuale di certe affermazioni. O forse se ne rendono conto e sono come il proprio leader.
Detto questo, poteva Prodi essere da meno e dare un grosso dispiacere a Bertinotti, Diliberto &soci , ricevendo il Dalai Lama?
Figurarsi, meglio non farli arrabbiare quelli e mettere a rischio la “stabilità” del governo, quindi il nostro mortadellone nazionale è orientato a non ricevere il Dalai Lama. Idem Massimo D'Alema in arte Ministro degli esteri, in tutt’altre faccende affaccendato.
Può bastare qualche ministro vah… e nella Sala Gialla, per salvare la faccia (hoibò!) e non scontentare i cinesi e gli amichetti dei cinesi al governo.
Insomma ci avviamo a fare la solita figura da nazione “canaglietta”, si perché per assurgere a pieno titolo allo status di canaglia ci vuole un esecutivo che nel bene o nel male, faccia scelte nette. Invece di passare la vita a salvare “capre e cavoli”. Riuscendo solo a fare delle grandi figure del cavolo a livello mondiale.
Orpheus


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26 novembre 2007

"10, 100, 1000... Bitonci e Najib"

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Il Nord lavoratore e produttore di ricchezza, si ribella ai ministri “italianofobi” e razzisti contro i loro stessi elettori e compatrioti e lo fa portando in piazza 100 sindaci, disposti a firmare la stessa ordinanza di Massimo Bitonci, e un marocchino,Najib Zakaria , 49 anni, residente da trent'anni a Cadoneghe.
Due storie. Due volti della stessa terra, il Veneto.
Bitonci è il sindaco leghista destinatario dell'avviso di garanzia per aver emesso un'ordinanza in materia di sicurezza, in base ad un decreto legislativo che riprende norme europee, con lo scopo di regolamentare la circolazione di immigrati senza controllo, né casa, né reddito minimo e quindi ad alto rischio di delinquenza.
Najib è invece l'immigrato che qui si è realizzato, che qui ha costruito una famiglia e che qui è stato eletto assessore, per la Lega, da quella stessa gente che troppi definiscono sbrigativamente xenofoba. Uno che ieri, dal palco, emozionato, ha letto una lettera aperta al presidente Napolitano per annunciargli l'intenzione di restituire uno dei suoi due passaporti: quello italiano, ha spiegato, “perché come tale sono discriminato e mi conviene tornare allo status di marocchino per godere ciò di cui godono i miei connazionali”.
Come italiano si sente discriminato ed è quello che proviamo tutti noi italiani, tutte le volte che i ministri “italianofobi” straparlano d’integrazione, ma che altro non è, che la svendita del nostro territorio a chicchessia, la resa incondizionata alle altre culture, ovviamente a discapito della nostra, il lassismo e il garantismo più becero nei confronti della delinquenza a carico degli immigrati, il degrado assoluto delle nostre città determinato da migliaia di persone che vivono al bordo della società, senza una casa e un lavoro onesto: spacciatori, prostitute, borseggiatori, mendicanti professionisti ecc.
Contro tutto questo i sindaci leghisti sono scesi in piazza, con le coccarde nere a lutto, appuntate polemicamente sulle fasce tricolori, e c’è sceso anche Najib Zaccaria, vero esempio d’integrazione, portata avanti con onestà e serietà, e che certo non si può accusare di xenofobia.
Sotto palco spiccava lo striscione. “10, 100, 1000... Bitonci” e Najib, aggiungo io, perché chiunque è un fratello se difende la nostra nazione.
Orpheus

25 novembre 2007

Alquaida e l'islam fondamentalista hanno trasformato i bambini in carne da cannone


 Spesso si usa il termine "bestia" per definire un comportamento abietto, talmente ignobile da essere considerato inumano, non degno del genere umano e quindi "bestiale".
Eppure anche le bestie hanno cura dei cuccioli del branco.
Come definire, quindi chi manda a morire i  propri bambini?
"Bestie" non é proprio il caso. E' un'offesa ma nei confronti delle bestie.
Come chiamarli se non mostri assetati di sangue, criminali feroci,talmente fanatici e intrisi d'odio da versare anche quello dei propri "figli" pur di veder scorrere quello dei nemici.
Questi mostri, senza dio, senza coscienza e senza onore (come si può considerare "uomo d'onore"  chi fa "combattere" la propria guerra ad un bambino inconsapevole e innocente?) appartengono alla schiera dei "combattentti" di Alqaida, ai "resistenti" che combattono il grande Satana.

Ma loro sono peggio di qualsiasi satana occidentale.

Hanno ucciso un bambino e minato il corpo in modo che esplodesse quando la famiglia fosse andata a recuperarlo.

Hanno preso dei bambini per passare ai checkpoint ingannando gli americani. Si sono fatti saltare in aria insieme a loro.

Un mese fa due bambini sono stati uccisi da una bomba nascosta fra i giocattoli e gli americani hanno trovato adolescenti decapitati alle porte di Baquba. Abu Mussab al Zarqawi bombardò un gruppo di bambini che accettava caramelle dai soldati.
L’ultima tecnica di questa fattoria della morte di al Qaida è lo stordimento dei bambini e il loro impiego in azioni suicide. “I terroristi islamici di al Qaida utilizzano bambini di dieci anni per eseguire attentati kamikaze”. Lo denuncia lo sceicco Saher Abdel Jabbar, esponente delle tribù della provincia irachena all’agenzia di stampa Milaf Press e al quotidiano arabo al Hayat. “L’attentatore suicida che si è fatto esplodere durante un summit dei capi tribù di Diyala venerdì scorso, in base alle indagini mediche e alle prove raccolte dagli inquirenti e dalle forze americane non ha più di dieci anni”. Sunniti e sciiti discutevano di iniziative da intraprendere a livello politico e tribale in appoggio agli americani nella lotta ad al Qaida. L’esercito americano commenta che se gli esponenti di al Qaida “hanno iniziato a usare i bambini vuol dire che è divenuta efficace l’azione di contrasto messa in atto a Diyala”. L’islamismo wahabita è una tigre che divora la preda, a Diyala come a Beslan. Lo hanno capito quelle migliaia di sunniti che si sono rivoltati contro il vero occupante della Mesopotamia. L’islamismo che secondo il filosofo Christian Godin è il peggiore dei totalitarismi: “Odia tutto il mondo”. In Iraq si salda la logica algerina del massacro di bambini e quella iraniana che li ha usati come teche di morte durante la guerra contro Saddam Hussein. Un tagliagole algerino, noto con il nome di “Momo le Nain”, Maometto il Nano, nel 1996, a Ben Talha, un sobborgo di Algeri, decapitò un dozzina di bambini.

L’Iran teocratico ha trasformato i bambini in carne da cannone.
Durante la guerra fra Iran e Iraq, l’ayatollah Khomeini importò cinquecentomila chiavette da Taiwan. Prima di ogni missione suicida, a ogni bambino era consegnata una chiavetta, sarebbe servita a spalancargli le porte del paradiso. I bambini venivano avvolti in coperte, per non disperdere le membra dopo la deflagrazione.
Come ha raccontato un veterano della guerra fra Iran e Iraq alla Frankfurter Allgemeine, “sembrava quasi una corsa, anche senza aver ricevuto ordini dal comandante, tutti volevano arrivare primi”.
Nel 1982 Khomeini emanò una legge che stabiliva che tutti i bambini sopra i dodici anni potevano arruolarsi senza il permesso del padre.
Jonathan Evans, il capo dell’M15, il servizio segreto britannico, una settimana fa ha profeticamente annunciato che al Qaida era pronta a usare i bambini nelle operazioni di “martirio”.
“Stanno radicalizzando e reclutando i bambini vulnerabili per portare a termine atti di terrorismo”. Alla fine di agosto il Los Angeles Times ha pubblicato un’inchiesta sui bambini di al Qaida in Iraq. “Bambini di undici e dodici anni riempiono i campi di detenzione americani in Iraq”.
Il maggiore Douglas Stone spiega che sono almeno cento i bambini utilizzati in operazioni terroristiche. Piazzano le bombe lungo le strade, le tariffe per questo servizio vanno dai duecento ai trecento dollari. Questa estate si è chiusa con i resistenti sunniti contro i qaidisti che, entrando in due villaggi della zona di al Kanan, a nord di Baghdad, hanno rapiti sette bambini. Peter Singer della Brookings Institution parla di una “generazione perduta” di bambini iracheni. Anche Saddam Hussein li usava, inquadrati nei “Leoni di Saddam” e diretti dal figlio Uday, gran regista del terrore di stato iracheno.
L’occidente che fa la conoscenza di questo martire di dieci anni ha chiuso gli occhi e giustificato la cultura del martirio di infanti musulmani cantata nei testi dell’Autorità palestinese. Per al Qaida e l’islam fondamentalista i bambini sono armenti da usare in olocausto. La buona notizia è che i sunniti hanno organizzato volontariamente ed eroicamente la sommossa per sbarazzarsi di “quei bastardi”. Una settimana fa hanno fatto marciare decine di bambini a Baghdad per commemorare lo sceicco Abu Risha, il “leone di Anbar” assassinato da al Qaida e che aveva promesso una guerra “fino all’ultimo figlio”. Con quella parata i veri resistenti hanno rivendicato il diritto alla vita dei bambini iracheni. Sono stati paragonati ai “minutemen”, i volontari dell’esercito americano durante la Rivoluzione.
Stampatello- Da Legnostorto
Orpheus

25 novembre 2007

Un anti-family day e nulla più...

 
Sono state spintonate e cacciate al grido di "fuori i fascisti da questo corteo", Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna.
Rifiutiamo le istanze della destra reazionaria, rilanciate in grande stile da questo governo. Questo è un corteo antirazzista, antifascista, antisessista”.
Putiferio sulle due povere onorevoli di FI, colpevoli di essere "fasciste e veline", sommerse dai “Fuori” e dai “Vergogna”, al grido di fascista e di “Sei una velina”(Da quando essere velina é diventato un reato?)

FASCISTA,poi é la solita ingiuria trita e ritrita, addotta per giustificare l'odio e l'intolleranza per chi la pensa in modo diverso, anche se la battaglia delle violenze sulle donne dovrebbe essere una battaglia di civiltà e NON di schieramenti politici.
Un gruppo ha urlato contro Stefania Prestigiacomo che si era appena unita alle manifestanti. Dal megafono del camion qualcun’altra ha gridato che al corteo non erano ammessi “quelli che hanno partecipato al Family Day”. La Prestigiacomo ha continuato a marciare (pensava che fossimo in un paese democratico) quindi l’hanno bloccata dicendole di andar via perché è “un uomo”. Altre le hanno chiesto che ci faceva a questa manifestazione lei che difende il patriarcato e la famiglia. Alla fine nel capannello minaccioso si sono inseriti anche dei fotografi, uomini, che sono stati prontamente allontanati perché “non c'entravano”. Uno di loro ha provato a dire che era lì per sostenere le ragioni delle manifestanti, “nessuno te l'ha chiesto”, gli hanno urlato contro. Risposta che denota un acume straordinario, veramente.
Il tutto condito con l'immancabile e ammuffito coro di "O Bella Ciao". Fine della Sceneggiata… e queste si dicono femministe.
Una marcia contro la violenza s’è trasformata in un anti-family day, quasi che il nucleo familiare sia il colpevole della violenza sulle donne, e non un singolo appartenente alla famiglia: marito, padre o fratello. Allora, se la violenza si consuma “fuori dalla famiglia” ad opera di un estraneo, dobbiamo prendercela con le strade, con le discoteche ecc. ovunque si trovi un uomo intenzionato a far male ad una donna?
Quando ho letto che questa manifestazione era sotto l’egida di gruppi di sinistra, non ho messo nessun post per sostenere l’iniziativa, perché sapevo già come sarebbe finita. Non per i diritti delle donne e contro la violenza, ma la solita baracconata sinistrorsa con slogan, odio e faziosità a gogò, conditi con dichiarazioni idiote, da parte delle solite note: “Vogliamo denunciare come il tragico episodio della Reggiani sia stato strumentalizzato dal governo per dare vita ad un pacchetto sicurezza xenofobo e razzista”.
No, dico... denunciano il "pacchetto xenofobo e razzista" e NON QUELLO CHE HA CAUSATO LA MORTE DELLA SIG.RA REGGIANI: L'ONDATA DI VIOLENZA  causata da un'immigrazione incontrollata e selvaggia.
Pe
rche ai "poveri migranti" é perdonato tutto, anche lo stupro, le botte, le sevizie più atroci. Potere dell'indottrinamento!
Quindi sfasciamo la famiglia e apriamo a tanti bei campi rom e magari a qualche "usanza" della superiore cultura musulmana.

Grazie a questo exploit i giornali hanno messo l’accento sulla violenza verbale (e non solo) di donne contro altre donne, l’intolleranza e il razzismo (che significato ha, scacciare a calci e spintoni, gli uomini che ci aiutano a combattere la violenza di altri uomini?) e non sui motivi che avrebbero dovuto essere il promotore di questa manifestazione: la violenza contro le donne, in casa è vero, ma anche per strada, violenza di mariti e di estranei, violenza di altre culture che trattano le donne come animali, anche qui nel nostro civilissimo paese, ma che chissà come mai, non vengono contestate, con il medesimo vigore che si usa nei confronti della famiglia.
Un'occasione sprecata, peccato...un anti-family day e nulla più.
Orpheus  



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