.
Annunci online

 
Orpheus 
CHI HA IL CORAGGIO DI RIDERE E' PADRONE DEL MONDO
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Dallapartedeltorto
Alessandro/Orcinus
Miralanza-Roberto
Angelo D'Amore
Alman's page
Maralai
Press
Blog.it
300705
Il Berretto a sonagli
Il Fazioso Liberale
Fort
Gabbiano urlante
Invisigoth-Bounty Hunter
Mara Carfagna
A DESTRA-L'italia agli italiani
Luigi Turci
Il lupo di Gubbio
MILLEEUNA DONNA
Simpaticissima Clio-Endor
Caffé nero-Cap e Pike
Alef
L'angolo di Bolina-un punto di vista di sinistra
il blog di Barbara
Il cielo sopra Kabul
CONTROCORRENTE
Countrygirl
Cavmi-La grande forza delle idee
C'é Walter
Deborah Fait
Esperimento
Fanny
Germanynews
Il Giulivo
Hoka Hey
imitidicthulhu-satira intelligente
Italian blog4Darfour
Informazione corretta
L'importanza delle parole
Lisistrata
Liberali per Israele
Legno storto
Luca-Liberodipensare
Lontana
Max-Altrimenti
Magdi Allam Forum
Manu
Maedhros
Max-Altrimenti
PA
Pseudosauro
La pulce
Periclitor
PARBLEU! di Jeanne ed Emile de la Penne
Il Reazionario
Sauraplesio
Sarcastycon
Tocqueville
Una voce che urla nel deserto
Zanzara
  cerca

Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















Questo BLOG non rappresenta

una testata giornalistica in quanto

viene aggiornato senza alcuna
periodicità.
Non può pertanto considerarsi
un prodotto ed
itoriale ai sensi della legge
n. 62
del 7.03.2001.Questo blog è un sito
no-profit.
Le mie fonti sono sempre indicate da un
link,
quando il materiale pubblicato non è
stato
creato da me, e non vi è alcuna
intenzione
di infrangere copyrights
esistenti.
Se il titolare di testi o immagini da me
postate
desiderasse la rimozione
del materiale
di sua proprietà,
basta contattarmi.

directory blog italia



Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

Diario | l'Asinistra | Diritti Umani | Islam | PDL | Vittime del terrorismo | Sprechi rossi e tasse | Etica e religione | EVIDENZA: immigrazione | cronaca | Nessuno tocchi i bambini | crimini e censura rossa | Amici a quattro zampe | Appelli e petizioni | Giustizia indecente | Sinistra indegna | Eurabia | Israele nel cuore | Elezioni | America | Satira | EVIDENZA: emergenza stupri | INFORMAZIONE SCORRETTA | Lotta alla mafia e all'evasione | PILLOLE di buon senso | Berlusconi persecuzioni sinistre | Zingaropoli |
 
crimini e censura rossa
1visite.

31 ottobre 2010

Comunisti dentro


Hanno cambiato logo e immagine, dalla falce e martello, al simbolo tricolore con tanto di rassicurante ramoscello d'ulivo, ma sono comunisti dentro, e di democratico hanno solo il nome, per il resto sono comunisti, della peggior specie, perchè anche IPOCRITI. 
Vogliono eliminare qualsiasi voce contraria che non si unisca alla sinfonia delle loro gazzette e dei loro programmi antiberlusconiani. Tacitare e censurare chi, nel pieno diritto concessogli dall'art. 21 della Costituzione Italiana (quella con cui si riempiono la bocca ma si puliscono le natiche) esprime le proprie opinioni, anche se uniche, in un panorama di giornali dediti alla denigrazione sistematica di Berlusconi, è un metodo praticato a Cuba e in Cina.
Leggere qui per credere, a che livello illiberale e antidemocratico sono arrivati i "democratici" piddini.
In sintesi
il Pd ha scoperto, dopo una seria e approfondita indagine, che il Gior­nale simpatizza per Silvio Berlusconi e sostiene la sua azione di governo. La pro­va? A volte, nei titoli, "lo cita in modo confidenziale col nome di battesimo".
La cosa è grave al punto che i verti­ci del partito hanno deciso di inoltrare un esposto al Garante delle comunica­zioni, chiedendo di aprire un'indagine e adottare le sanzioni conseguenti, non esclusa la chiusura della testata.

Il docu­mento, quattro cartelle su carta intesta­ta del Pd, è firmato da un vero democrati­co, l'ex ministro e attuale responsabile dell'informazione, Paolo Gentiloni Sil­veri, già cofondatore negli anni Settanta del Partito di unità proletaria, na­to da una scissione del Pci ritenuto all' epoca poco comunista. Gentiloni non è certo l'unico a essere passato dalle barricate di piazza contro il potere borghese ai lauti stipendi dei governi borghesi.

La sua rivoluzione l'ha baratta­ta con ­quindicimila euro net­ti al mese dello stipendio di de­putato, il doppio cognome l'ha tenuto come vezzo, così come ha diretto una rivista ecologica di sinistra ( La nuo­va ecologia ) ovviamente paga­ta con i contributi pubblici. In sostanza, da buon comunista, non ha quasi mai guadagnato un soldo che venisse dal mer­cato ma si è fatto sempre man­tenere dai contribuenti. Per Gentiloni il fatto che un giornale scriva bene di Berlu­sconi e male della sinistra è inammissibile: "A giudizio del­lo scrivente- si legge nell'espo­sto - la condotta ascrivibile al­la direzione del quotidiano Il Giornale configura in tutta evi­d­enza una fattispecie di soste­gno privilegiato al presidente del Consiglio... il quotidiano ha giocato un ruolo di soste­gno sistematico alle posizioni del premier ma di attacco con­tinuato alle posizioni dei sog­getti politici considerati quali suoi avversari... per tutto que­sto si chiede a codesta autorità di aprire una istruttoria...".
Inammissibile appunto una voce fuori dal coro, subito un bel BAVAGLIO.
Inammissibile  che dei giornalisti la pensino cone Berlusconi e che lavorino nell'unico giornale dove possono esercitare la propria libertà d'espressione.
Inammissibile che ci sia chi voti Berlusconi e VOGLIA leggere un giornale o al massimo due che non gettino fango sul Premier e discredito sull'azione di Governo. E pazienza se sono la MAGGIORANZA  degli italiani. Perchè per i comunisti è la DEMOCRAZIA stessa ad essere inammissibile!!!
Di questo passo, prossimamente il PD
chiederà l'interdizione dal voto per i tredici milioni di ita­liani che alle ultime elezioni hanno messo la croce sul sim­bolo del Pdl. Per i tre milioni di disgraziati corrotti e prezzola­ti che alle recenti europee han­no osato addirittura scrivere sulla scheda il nome di Silvio Berlusconi come candidato preferito, Bersani farà un espo­sto in tribunale (i pm amici non gli mancano) per chieder­ne l'arresto.
 E' vero che Silvio Berlusconi ha un enor­me conflitto di interessi, ma nel senso che ha gli stessi inte­ressi del 35 per cento degli ita­liani. Si chiama democrazia e lei, caro Gentiloni Silveri, non può farci nulla. Si rassegni e cerchi almeno di essere un po' meno ridicolo.

Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. censura rossa

permalink | inviato da Orpheus il 31/10/2010 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

6 luglio 2010

La vera censura della sinistra, quella che tappa la bocca alle voci libere


In questo paese  dove la parola "bavaglio" è seconda solo alla parola "mamma", è veramente singolare che quando un vero bavaglio sta per tacitare una delle già scarse voci libere del centro destra, nessuno dei paladini anti-bavaglio mostri il benchè minimo interesse.

Parlo di ciò che sta accadento a Legnostorto, che rischia di dover chiudere a causa delle querele provenienti dalla magistratura e naturalmente dalla sinistra, così "democratica" quando le critiche NON la toccano da vicino.
Negli ultimi tempi, infatti, ben due magistrati,  il dr. Luigi Palamara e il dr. Pier Camillo Davigo, hanno querelato Legnostorto.
Per l'esattezza la Procura di Roma ha comunicato (attraverso il quotidiano la Repubblica, divenuto ormai il "postino" e il "megafono" delle procure) che ha aperto un fascicolo per le ipotetiche
minacce formulate in questo articolo. Sono in corso indagini con tanto di "interrogatorio"  della Digos di Milano che, al momento, non si sa  come e quando finiranno: ma è facile immaginare il peggio...
Giorni fa Legnostorto ha anche  ricevuto una citazione dal dr. Davigo che chiede 100.000 € per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa per
quest'altro articolo , pubblicato il 21 giugno 2009. Ciliegina sulla torta a compimento della manovra per far fuori Legnostorto due mesi fa c'è stata un'altra querela da parte del sindaco di Montalto di Castro – Salvatore Carai del Partito Democratico – che si è sentito diffamato da questo articolo che abbiamo pubblicato su il 27 ottobre 2009.
I primi due articoli rientrano tranquillamente nel diritto di critica ( e nemmeno aspra), il terzo poi, mette in luce un caso di malagiustizia che ha "punito" la vittima, una ragazzina di 15 anni e lasciati liberi i suoi stupratori.
Va da sè che se
Legnostorto fosse di sinistra, a questo punto, davanti ad un episodio analogo, sarebbe già partita una crociata in sua difesa, a sostegno della libertà di stampa e di opinione. L'Ordine dei Giornalisti farebbe fuoco e fiamme, il Sindacato minaccerebbe sfracelli. I paladini antibavaglio si strapperebbero le vesti fino alle mutande.
Evidentemente per loro la libertà d'informazione equivale solo allo sputtanamento pubblico di gente che spesso non è nemmeno indagata. Equivale alla diffusione di dettagli degni di un postribolo e alla glorificazione di prostitute, che ne sono in possesso. Equivale solo a rimestare nel fango puzzolente del più triviale gossip.
Solo per questo si muovono i paladini della libertà d'informazione, forse perchè la loro moralità ed onestà è a quello stesso livello.
Orpheus



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. legnostorto censura

permalink | inviato da Orpheus il 6/7/2010 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

19 febbraio 2010

Il processo desaparecido di Antonio Bassolino e la censura della sinistra


Ci sono intercettazione che non provano nulla di penalmente rilevante, nemmeno dal punto di vista morale, che però fanno strappare le mutande di dosso (mi si perdoni la metafora) ai soliti ipocriti sepolcri imbiancati della sinistra, Bersani in primis. Il quale proprio oggi, con grande sprezzo del ridicolo ci ha fatto sapere che a 15 anni era a spalare fango a Firenze, peccato che poi la vanga negli anni a venire, l'abbia  ben riposta e mai più adoperata.
Bene questo "signore" che chiede le dimissioni di Bertolaso se ne guarda bene, dal chiederle ad Antonio Bassolino. Forse perchè Bassolino é del Pd? Forse perchè del processo in atto, NESSUNO e sottolineo NESSUNO parla?
Per forza alzano il ditino e danno lezioni, le loro schifezze, le tengono ben nascoste, grazie alla censura che la sinistra attua sui media nazionali. E già che ci siamo, le regioni più corrotte sono proprio quelle rosse: Toscana, Campania, Emilia Romagna, Liguria. Questo ha detto la Corte dei Conti, ma naturalmente gran risalto solo al fatto che nella black list, c'è anche la Lombardia.

Vergogna, Vergogna, Vergognatevi!!!


L'articolo che segue é Dimitri Buffa, purtroppo per la vergognosa sinistra esiste Facebook

Volete conoscere cosa succede al processo contro Antonio Bassolino e i vertici della Impregilo a Napoli?
Niente paura, basta avere un computer, dilettarsi di social network come “facebook” e imbattersi nel blog di tale Antonio Troìa e sarete soddisfatti. Se invece aspettate la tv, i programmi di approfondimenti e i grandi quotidiani nazionali potrebbe esserci qualche problema in più a trovare tracce di questo “processo desaparecido”.
Si discute tanto di “mani pulite due”, si esaltano i magistrati che indagano sulle tangenti, si fanno fare passerelle televisive tutti gli anni alle denunce di repertorio della Corte dei Conti.
Poi inspiegabilmente ci sono storie, scoppiate con gran fragore anche giudiziario, come la “munnezza” di Napoli e il processo in corso al governatore in carica del Partito democratico Antonio Bassolino e ad altri 27 imputati, tra cui i vertici della Impregilo, per reati che vanno da dalla frode in pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al falso e all’abuso d’ ufficio, che finiscono di fatto nel dimenticatoio.
Manco a farlo apposta non riguardano il premier in carica.
Finiscono nel dimenticatoio o c’è per caso qualcuno che le vuole confinare in un angolo oscuro della coscienza collettiva?
La storia ha dell’incredibile e i politici ancora straparlano di “trasparenza” dovrebbero leggersela: dopo che al termine dell’ultima udienza preliminare sull’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania, il gup Marcello Piscopo, era il 28 febbraio del 2008, anno bisestile, aveva rinviato tutti a giudizio , la cosa sui giornali è praticamente finita lì.
Il processo aperto il 24 maggio 2008 davanti alla quinta sezione del Tribunale di Napoli, presidente Clara Donzelli, si svolge in pratica a porte chiuse.
Nel senso che sebbene teoricamente il pubblico, e ovviamente i giornalisti, i fotografi, gli anchor man televisivi e quant’altri, siano legittimati ad assistervi, non sono invece ammesse in aula le macchine fotografiche, i microfoni, i registratori e le telecamere . E questo non per volere degli illustri imputati, che non poterebbero opporsi neanche se volessero perché il codice di procedura penale non glielo consente.
Ma per decisione straordinaria, nel senso che non era mai successo prima, della procura generale di Napoli. Decisione apparentemente legata a tematiche di sicurezza attinenti l’aula bunker di Poggioreale. Problematiche mai venute fuori prima , si badi bene, neanche nei processi alla camorra.
Cosa più unica che rara, neanche Radio radicale può trasmettere le udienze.
E la cosa non ha precedenti da 30 anni a questa parte. Il rinvio a giudizio riguarda anche le “persone giuridiche” ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli. Le società sono andate a giudizio per illecito amministrativo.
Il 28 febbraio di quasi due anni orsono si sparse anche la notizia che qualora si fosse andati al processo il legale della Regione, costituitasi parte civile, avrebbe richiesto il sequestro dei beni degli imputati. Così non è stato. Anzi questi imputati stanno cercando di fare sì che si plachi la tempesta, piegandosi come gli “iunchi” dei proverbi di mafia che Leonardo Sciascia citava nelle proprie indimenticate opere letterarie. Aiutati in ciò dalla inspiegabile decisione della procura generale di Napoli il cui responsabile attuale è Vincenzo Galgano.
Conseguenza di ciò?
In quasi due anni di udienze, a parte alcune cronache delle pagine locali di “Repubblica”, o di giornali regionali come il “Roma”, quasi niente di questo processo è finito sulle pagine dei quotidiani nazionali. Ed è singolare che questa nuova forma di “censura processuale” continui anche in queste settimane in cui non si fa che parlare di corruzione.
Per la cronaca, chi volesse essere aggiornato su quanto accade in aula ha un’ultma risorsa: iscriversi al social network “facebook” e poi divenatare membro del gruppo che si chiama “Non censurate il processo Bassolino! http://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658aehttp://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658ae> , che è in realtà una delle “causes” di un tale Antonio Troìa aperte appunto circa due anni fa. Da lì possiamo apprendere che la prossima udienza ci sarà il 10 marzo e che l’ultima si è svolta il 10 febbraio scorso.
E che in questa occasione è stata sentita la teste Paola Muraro che ha continuato la dramamtica deposizione iniziata il 21 gennaio scorso quando raccontò ai giudici come certe imprese avessero avvelenato i terreni in Campania spacciando i rifiuti pericolosi come frazione organica stabilizzata, il famoso “compost” o Fas che dir si voglia. Insomma la storia delle eco balle, dove a quanto pare ci sono più “balle” che ecologia. “Nel 2004 – si legge nel resoconto dell’udienza contenuto nel blog di Trìa su facebook - i sopralluoghi su Caivano, voluti dalla Muraro, erano fatti sempre con estrema diffocoltà. Pompili non permetteva di visionare l'impianto, doveva intervenire sempre Cattaneo come intermediario. Probabilmente secondo la Muraro c'erano queste difficoltà perchè lei riferiva direttamente a Cattaneo l'operato nell'impianto e che mancava il controllo finale della FISIA.”
Domanda: l’Italia può permettersi di appaltare l’informazione su questo processo a qualche volenteroso turista giudiziario che poi si diletta a scrivere su facebook?
 
Incredibile ma vero dover ricorrere a Facebook, per sapere del processo di Bassolino.
Ho l'impressione che questo paese sia sempre più somigliante alla Cina comunista e alla  vecchia "cara" Unione Sovietica.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Processo Bassolino censura

permalink | inviato da Orpheus il 19/2/2010 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

28 novembre 2009

Holodomor: "Infliggere la morte attraverso la fame"


In Ucraina, il quarto sabato di Novembre é il giorno ufficiale di commemorazione dell'Holodomor, lo sterminio del popolo Ucraino attraverso una carestia programmata e prodotta artificialmente da Stalin.
L’Holodomor causò dai sette ai dieci milioni di vittime, deportati e casi di terrificante cannibalismo.
Nel 1932-33  Milioni di contadini vennero fatti morire di fame sequestrando loro le scorte di cibo, gli attrezzi, gli animali. Chi cercava il cibo era colpevole e condannato.
È stata una carestia terroristica pianificata scientificamente per imporre nel “granaio d’Europa” la collettivizzazione forzata e distruggere la nazione ucraina nella sua consistenza politica, sociale e culturale.
Lo Stato comunista sottraeva i beni alimentari come arma di distruzione di massa del proprio popolo.  Gioie  e splendori del comunismo.
Nel nostro paese l'Holodomor é stato censurato, come tutti gli altri genocidi comunisti. Ricordarlo é un dovere morale.
QUI E QUI due video per avere una pallida idea di cosa significhi l'Holodomor per gli ucraini. Alcune immagini sono per stomaci forti.





Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. genocidi comunisti holomodor

permalink | inviato da Orpheus il 28/11/2009 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

7 ottobre 2009

I “difensori” della libertà di stampa vogliono le dimissioni di Minzolini


Vale la pena di mantenere il riflettore puntato sulla libertà d’informazione, gravemente e costantemente minacciata dalla sinistra. Si, perché la sinistra “pecoreccia e pecorona” che è scesa in piazza per la libertà di stampa, “chiagne e fotte” come si suol dire, manifesta e intanto intimidisce e minaccia le sparute voci fuori dal coro, che non praticano l’antiberlusconismo, come una religione fondamentalista.
Non sono ancora finiti i guai per il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, adesso la sinistra “pecoreccia e pecorona” e cosa ancor più grave illiberale e antidemocratica, chiede addirittura le dimissioni di Minzolini.
E minaccia, naturalmente, nel miglior stile stalinista che la contraddistingue.
Nino Rizzo Nervo (e fanno tre, i pezzi da novanta che vogliono censurare il giornalista Minzolini), democristiano di lungo corso, benedetto da Sergio Mattarella (uomo del Pd), s’è fatto intervistare su Repubblica chiedendo addirittura le dimissioni del direttore del Tg1. Perché avrebbe “violato gli impegni presi”. E condizione ancor più delegittimante, “la sua redazione non condivide il modo in cui sta dirigendo il Tg1”(bufala d proporzioni mega-galattiche). Dunque, se Augusto Minzolini “non si pone il problema” di andarsene, nel prossimo cda di viale Mazzini “sarà affrontato il caso”. Ossia lo licenziano?
Chissà perché puzza tanto di “editto Rizzo Nervo” ma non vedo NESSUNO dei piazzaioli dell’altro giorno, schierarsi per la libertà di espressione di Minzolini.
La colpa gravissima del direttore del Tg1 sono due editoriali, nel quale ha espresso il suo pensiero come ha fatto Gianni Riotta (ex-direttore) in 27 editoriali, il cui pensiero è decisamente di centro-sinistra.  Qualcuno si è mai lamentato? Non mi risulta.
Non solo, Riotta ha mandato in onda un editoriale di Luisa Busi, che ha bacchettato con enfasi la ministra Carfagna senza darle nemmeno la possibilità di difendersi. Qualcuno ha mai detto che è “irrituale”? Nemmeno per sogno.
Infine i rapporti con la redazione funzionano benissimo al punto che quelli che non hanno votato CONTRO Minzolini sono stati minacciati tramite l’Unità.
Al Tg1 lavorano circa 170 giornalisti, una quarantina sono del Pdl, una decina in quota Udc e idv. La stragrande maggioranza, 120 almeno, sono del Pd: quando la redazione ha votato il gradimento, han detto sì al direttore in 104, con 12 astenuti e 50 contrari. Dunque quello di Rizzo Nervo sembra più un avvertimento sibillino in stile “cosa rossa” (a meno che non sappia cosa succede in redazione), anticipato giorni fa da una lettera non firmata sull’Unità che avvertiva i “disertori” di non sperare, “finita la tempesta, di potersi ripresentare un giorno in video e leggere le notizie. La loro vita professionale, la loro dignità di giornalisti, si esauriscono qui. Con questo loro silenzio”.

A sinistra vige il pensiero unico imposto con la prepotenza, discostarsene vuol dire perdere il lavoro. Sono dei veri “democratici” che vogliono incatenare il paese, renderlo schiavo e soffocare la LIBERTA’ con ogni mezzo. Su  questo non si può passare oltre, bisogna alzare la voce, fintanto che possiamo ancora esprimere liberamente la nostra opinione.
Orpheus
Ps. Ah, dimenticavo il Tg di Minzolini, va a benissimo,  ha superato il TG5  con 7 milioni e rotti di spettatori (share del 29,01), 700mila più del Tg5 di Mimun (share del 26,02).



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. censura rossa minzolini

permalink | inviato da Orpheus il 7/10/2009 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

21 maggio 2009

Un po’ di Storia non fa mai male: I Fratelli Govoni

 












                                       













Ogni tanto, quando ho un po’ più di tempo a disposizione mi diletto a tirare fuori dall’armadio ben custodito di una memoria cancellata, gli scheletri dei compagnucci rossi, quelli che stanno sempre con il ditino puntato contro il vituperato fascismo e la sua incombente minaccia, che aleggia sulle nostre capocce, ogni qual volta il centro destra vince alle elezioni.
Un pericolo inconsistente come sanno bene gli italiani (e lo dimostrano alle urne) al contrario del pericolo dell’estremismo rosso, che ha prodotto vittime innocenti fino a pochi anni or sono (i poveri Biagi e D’Antona).
Questa si che è una minaccia reale, che si può toccare con mano ad ogni adunata del fior fiore della gioventù comunista “dura e pura”, sempre pronta ad usare violenza, sopraffazione e devastazione per esprimere il proprio personale concetto di democrazia.
Ma torniamo ai Fratelli Govoni, erano sette come i più noti e compianti Fratelli Cervi, ma la loro terribile fine non ha mai avuto nessun riconoscimento storico, forse perché sono stati massacrati dai gloriosi partigiani rossi.

Dino, Emo, Augusto, Marino, Giuseppe, Primo e Ida Govoni sono stati assassinati dopo il 25 aprile 1945, quando già le autorità legittime avevano impartito l’ordine di rispettare i nemici. La loro colpa è stata quella di aver avuto “rapporti di cordialità ed ospitalità” con alcuni militi del fascio (di cui però non esistono prove) e per un paio di loro di aver risposto alla chiamata doverosa della R.S.I.
Due, non tutti e sette.
Due, non la madre di un bimbo di due mesi, com’era Ida Govoni che stava allattando il suo bambino, quando venne portata via.
I Govoni erano originari di Pieve di Cento, a metà strada fra Bologna e Ferrara, nell’immediato periodo del dopo-liberazione in questa zona i “prelevati” furono 128, persone normali portate via e fatte sparire in fosse comuni.
Nella macabra fossa di Argelato, sono stati rinvenuti diciassette cadaveri buttati alla rinfusa con un metro di terra addosso. Di questi sette erano i fratelli Govoni.
Di diciassette solo uno porta segni di pallottole. Gli altri hanno tutti ossa spezzate e il cranio fracassato a colpi d’ascia, ossia prima torturati e poi ammazzati (non riesco nemmeno ad immaginare le sevizie che subì Ida Govoni).

Il primogenito si chiamava Dino, un artigiano falegname che si era iscritto al Partito fascista repubblichino, comportandosi sempre correttamente, tanto che nessuno, a guerra finita, aveva levato contro di lui la minima accusa. Dopo Dino veniva Marino era coniugato e aveva una figlia. Combattente d’Africa, aveva aderito dopo l’8 settembre alla R.S.I. Contro di lui non pendevano accuse di sorta. Veniva poi Emo, artigiano falegname che non aveva aderito alla R.S.I. e che non si era mai mosso dal paese. Viveva in casa con i genitori. Giuseppe, coniugato da poco tempo, faceva il contadino ed abitava nella casa paterna. Nemmeno lui era iscritto al P.F.R. Quando lo uccisero, era diventato padre da tre mesi. I sesto e il settimo dei fratelli Govoni erano Augusto e Primo, ambedue ancora celibi, contadini, e vivevano con i genitori. Non si erano mai interessati di politica. L’ultima nata si chiamava Ida,e aveva 20 anni. Si era sposata da un anno ed era diventata mamma solo da due mesi. Né lei né suo marito avevano aderito alla R.S.I.
Si salvò solo la terzogenita Maria solo perché i partigiani non riuscirono a rintracciarla.

Per quest’orrendo crimine ci fu un processo che si concluse con quattro condanne all’ergastolo, la giustizia non poté fare il suo corso perché gli assassini “rossi”, così come in altri casi ( e come hanno continuato a fare), fuggirono oltre cortina e di loro si perse ogni traccia; successivamente, il crimine fu coperto da amnistia (ecco il vero motivo dell’amnistia!) e i carnefici ritornarono con tutti gli onori, a casa.
Ancora adesso dopo 60 anni quegli assassini non hanno pagato per le loro colpe, né legalmente, né moralmente, né storicamente. E la vicenda dei fratelli Govoni che gettava una gran brutta luce sula “resistenza” fu censurata, una vicenda che va raccontata e divulgata, e non solo per dare alla loro morte iniqua, il sacrosanto risalto, ma per smascherare le menzogne che da 60 anni avvelenano il clima politico del nostro Paese.
Orpheus



4 aprile 2009

La ‘democrazia’ secondo Santoro: odio di classe, sospetti brigatisti e nessun rappresentante della maggioranza.

 
‘Chi ha paura di Michele Santoro?’ Si perché Santoro è un intoccabile, tutto gli è permesso, come invitare  a pontificare sul ‘bieco’ capitalismo con toni feroci, Massimiliano Murgo, ex-sindacalista della Fiom, a suo tempo finito nell’inchiesta sulle ultime Brigate Rosse, e ancora oggi in attesa che la sua posizione sia chiarita.
Ovviamente questo particolare del ‘curriculum’ di Murgo è stato censurato: non avrebbe fatto una gran bella impressione un ex-sindacalista in odore di terrorismo brigatista, (con tutto il male che le BR hanno causato a questo Paese) lanciare anatemi sui capitalisti in veste di rappresentante dell’Italia che lavora, la quale nulla ha a che spartire con simili personaggi e avrebbe potuto risentirsene.
Ma Santoro può nascondere simili particolare e spacciare simili soggetti per 'onesti' lavoratori.
Anche il messaggio della puntata a dire il vero è discutibile, la ‘canonizzazione’ dei no-global (so’ ragaziiii…) che hanno devastato Londra in questi giorni e l’incitamento (ovviamente sublimale) a quelli nostrani a svegliarsi e fare altrettanto.
Del resto è la stessa linea di quel Paolo Ferrero, che in un momento funesto per la nostra Democrazia, è diventato ministro della solidarietà sociale e, che dopo aver sfilato a Londra a fianco dei delinquenti, chiamati no-global, è tornato con questa bellissima sensazione: “La rivolta arriverà presto anche in Italia”.
Una manna per chi può solo sperare nel caos, nelle povertà e nell’odio sociale per prendersi il potere. Se sono fortunati ci scappa un bel morto come Giuliani, da santificare e sfruttare per aizzare contro i 'turpi borghesi' qualche migliaio di sbandati e drogati che non fanno nulla nella vita, tranne sollazzarsi con spinelli e un’ideologia sanguinaria e anacronistica.
Ma come ho detto Santoro può, per lui non esiste l’istigazione all’odio, la diffamazione, la calunnia sono reati che esistono solo per il ‘becero’ Borghezio.
A ‘San Michele’ è permesso anche fare una puntata su G20 e occupazione e NON invitare nessun rappresentante della maggioranza, giovedì sera, infatti, erano presenti in studio solo esponenti di centro e di sinistra, non c’è stato nessun contraddittorio, ma soltanto il soliloquio di Pier Ferdinando Casini, di Diego Della Valle, diVittorio Zucconi e del giudice Piercamillo Davigo.

E malgrado tutto questo, c’è ancora chi vaneggia e sproloquia di ‘occupazione della Rai’ da parte del tiranno Berlusconi.
Le cose sono due: o Berlusconi è un tiranno da cartone animato o chi lo afferma mente spudoratamente e chi gli crede è un perfetto beota.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. anno zero santoro

permalink | inviato da Orpheus il 4/4/2009 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

10 febbraio 2008

Foibe: ricordare é un dovere, negare un crimine

 

Filo di ferro per legare le mani delle vittime


Una foiba dove tanti civili venivano scaraventati ancora vivi e lasciati a morire per le ferite o di fame



Il numero delle vittime non è sicuro, da testimonianze dirette si parla di circa 9.800 di soli infoibati, di cui oltre 4000 civili, donne e bambini . A cui vanno aggiunti, 5.000 scomparsi e 3200 morti nei campi di concetramento jugoslavi.  
350.000 le persone costrette a lasciare la propria casa.

E c'è ancora chi ha il coraggio di negare una simile sciagura.
C'é chi ancora impone una schifosa censura a coloro che finalmente dopo 60 anni ricordano quei morti. Una vergogna dei comunisti allora, come ora. La storia dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi sbagli, ma fino a quando la si nega, non c'è progresso, non c'è libertà, non c'è democrazia.








permalink | inviato da Orpheus il 10/2/2008 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

30 dicembre 2007

Lucia Annunziata ha censurato Roberto Speciale


D
omenica scorsa, l’ospite della trasmissione in Mezz’ora condotta da Lucia Annunziata,
doveva essere Roberto Speciale. L’ex comandante generale della Guardia di Finanza, epurato da Visco per essersi rifiutato di rimuovere quattro uomini delle fiamme gialle. “Rei” di voler indagare su Unipol. Fatti noti.
Senonchè è accaduta una cosa che definire strana, è voler essere gentili.
La racconta lo stesso Speciale:
“La conferma gliel’avevo data mercoledì. Eravamo d’accordo”.
“Mi sarebbe piaciuto spiegare in tv che il supplemento d’indagine deciso dal giudice rafforzava la mia versione dei fatti.
Dimostrava che nel contrasto con il viceministro Visco la verità sta dalla mia parte.
“Invece sabato la signora Annunziata mi chiama e dice: sa, generale, forse è meglio rinviare perché lei in questo momento è un pò troppo esposto, ha già parlato in altre trasmissioni, magari verrà ospite in futuro.Ecco com’è andata. Io non voglio fare polemiche, non voglio sapere per quale ragione c’è stato un cambio di programma, ma i fatti sono questi”.
Ovviamente l’Annunziata smentisce che la causa della mancata partecipazione di Speciale, sia attribuibile a qualche forma di censura.
Ovviamente.
Il problema è che nessuno le crede.
Da Camelot la destra ideale
Ma che strano...la Tivì non é in mano al perfido Berlusca?
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Annunziata Generale Speciale censura

permalink | inviato da Orpheus il 30/12/2007 alle 22:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

10 novembre 2007

«Io, ospite mancato così avrei smontato le bugie di Annozero»

forattini21.jpg
 Non si tratta solo dell’odioso uso della querela per escludere chicchessia dalla tv, non è solo un pasticcio da ufficio legale: è lo stivale dell’Unione appoggiato sull’inesistente autonomia dei vertici Rai, è la querela che si fa braccio armato di una mente partitica: parliamo dei 21 senatori che hanno scritto una pubblica lettera, mercoledì sera, proprio per suggerire alla Rai di querelare un singolo giornalista. E il cda Rai, come un sol uomo, ha obbedito immediatamente. È stata l’Unità ad aver raccontato che la lettera dei 21 senatori, mercoledì pomeriggio, è giunta al consiglio di amministrazione Rai appena riunito: dopodiché i consiglieri si sono adeguati.
È stata l’Unione, e non la Rai, a impedire la presenza di un giornalista che Michele Santoro aveva invece reputato utile alla sua trasmissione: presenza che non sarebbe comunque bastata, perché la trasmissione forse l’avrete vista, avrete ascoltato il coro gregoriano e monofonico, avrete assistito a quella chiacchierata tra amici in quel un clima surreale che ha stordito persino l’annichilito Enrico Mentana.
Dal primo all’ultimo fotogramma il sottinteso era uno solo: ed è corrisposto a un uso criminoso della televisione pubblica, sissignori, uno strumento per dire che è stato Silvio Berlusconi ad aver fatto morire Biagi, che è stato il famoso editto a uccidere Biagi dentro, lui che non chiedeva modestamente che di lavorare. L’editto ha colpito Biagi mentre peraltro gli morivano la moglie e la figlia, non si uccidono così anche i decani?
Questo l’assunto, neanche troppo dissimulato: ma non un cane, giovedì sera, si è ribellato a quell’infamia, nessuno ha voluto semplicemente ricordare le tappe autentiche della dipartita di Biagi dalla Rai:
1) sin dal 2001 i vertici Rai gli chiedevano legittimamente di cambiare orario al suo Fatto, che non reggeva la concorrenza;
2) ci fu l’editto, nell’aprile 2002, ma Biagi continuò Il Fatto sino a normale scadenza;
3) in luglio proposero a Biagi di non fare più Il Fatto e di sostituirlo con alcune prime serate più una ventina di seconde serate, e questo retribuendolo con un miliardo in più rispetto ai precedenti due: e Biagi accettò, lo disse anche in una conferenza stampa, la faccenda pareva chiusa;
4) Biagi ricevette il contratto nel settembre successivo, ma non lo controfirmò perché frattanto aveva cambiato idea: d’un tratto ridecise che voleva ancora e solo rifare Il fatto Loris Mazzetti, il dirigente ad personam di Biagi, durante Annozero l’ha messa così: «Lo costrinsero a ridecidere di rifare Il fatto». Chi lo costrinse? E come, soprattutto? Il contratto era lì, bastava controfirmarlo: ma Biagi lo rispedì al mittente due mesi dopo averlo ricevuto, e nonostante gli inviti dei vertici Rai affinché lo firmasse;
5) Biagi pretendeva l’orario e la rete di prima, respinse ogni alternativa: la proposta di fare il Fatto alle 18.50 su Raitre, in particolare, lo mandò su tutte le furie tanto da fargli dare del cretino al direttore generale;
6) il vecchio contratto per Il fatto, rifiutato il contratto nuovo, andava intanto in scadenza, sicché la Rai gli mandò la disdetta con ricevuta di ritorno: altrimenti poteva intendersi tacitamente rinnovato;
7) deluso ma non troppo, Biagi accettò una buonuscita di 1,5 milioni di euro «effettuata con il pieno consenso dell’interessato e con di lui piena soddisfazione». Biagi disse testualmente che «Non sono stato buttato fuori, al contrario ho raggiunto di mia iniziativa un accordo pienamente soddisfacente che gratifica sotto tutti i profili, morali e materiali, i miei 41 anni dedicati alla Rai»;
8) Biagi accettò il ruolo di martire dell’editto berlusconiano, ma la Rai dell’Unione, ciononostante, non gli fece rifare Il fatto: lo tenne a bagnomaria per un anno e poi lo relegò alle 23 e 30 in un programma settimanale sui Raitre, Rotocalco televisivo.
Per desumerne lo scorno di Biagi, ossiala sua chiara sensazione d’esser stato usato e strumentalizzato come zimbello elettorale, si leggano le testuali parole del giornalista nel suo libro Quello che non si doveva dire (Rizzoli) peraltro riportate nell’articolo del vicedirettore Michele Brambilla.
Ma giovedì sera, ad Annozero, non abbiamo ascoltato queste obiezioni, questi dati: non abbiamo neppure ascoltato delle critiche legittime e magari sacrosante circa la stagione certo non brillante della Rai di centrodestra: confusa nel dolore vero e inconsolabile per la morte di Enzo Biagi, abbiamo assistito all’istruttoria del suo assassinio.
«Criminoso»: su questo stesso giornale, qualche volta, il famoso editto bulgaro è stato dipinto come un’uscita che Berlusconi poteva evitarsi. Non ne siamo più tanto sicuri.
Filippo Facci-Da Il Giornale
Che cosa manca al centro-destra per creare i propri martiri alla "Biagi, Santoro e Luttazzi", di cui ha una lista sicuramente più lunga di quella della sinistra?
Manca il tam-tam mediatico, l'enorme cassa di risonanza di televisioni e giornali, e mancano i politici che con una faccia di bronzo da Academy Awards, spacciano per verità assolute, delle MENZOGNE inventate di sana pianta.
Si, a sinistra sanno mentire molto meglio che a destra, hanno un'arte che farebbe invidia al De Niro di Taxi driver, ma soprattutto hanno una pletora di elettori che credono a TUTTO, ma proprio a tutto, alle bugie, alle promesse da marinaio, alle contraddizioni, alle insinuazioni, alle scuse più demenziali, alle castronerie più assurde, senza MAI che nella loro testa nasca un minuscolo dubbio, un desiderio infinitesimale di appurare se l'ennesima verità in odore di menzogna, sia anche lontanamente attendibile...
Credono e basta. Anche davanti a mille prove e all'evidenza dei fatti.
Sono più credenti loro dei cattolici.
Altro che atei, la loro fede politica é come quella islamica, cieca e sorda a ogni prova tangibile che smaschera le menzogne dei loro idoli, la loro cattiva coscienza.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. anno zero biagi rai facci censura rossa

permalink | inviato da Orpheus il 10/11/2007 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

10 novembre 2007

C'é satira e satira. Chi tocca la sinistra paga...condannato Forattini

 

La satira non può trasformarsi in un «insulto gratuito», in quanto, «al pari di ogni altra manifestazione del pensiero, non può infrangere il rispetto dei valori fondamentali della persona». Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione confermando una sentenza della Corte d'appello di Milano che, nel 2002, aveva condannato il vignettista Giorgio Forattini, Roberto Briglia (direttore di Panaroma nel 2002) e la Mondatori al risarcimento danni pari a circa 30mila euro, nei confronti di Gian Carlo Caselli, all'epoca procuratore capo a Palermo.
Corpo del reato una vignetta, firmata da Forattini, in cui era raffigurato uno scheletro, con un ciuffo di capelli bianchi a forma di falce e una sciarpa rossa, avente in una mano una pistola e nell'altra una bilancia a simboleggiare la giustizia. Un'allusione evidente, per Caselli e per i giudici di primo e secondo grado, proprio al magistrato piemontese e alla sua responsabilità nel suicidio del collega Luigi Bombardini. E quindi, per la Suprema Corte un messaggio «strettamente connesso con l'attribuzione di un fatto determinato (l'avere in qualche modo condotto a morte il collega)» e tale da avere «una gravissima efficacia lesiva del patrimonio morale del Caselli». Insomma, un insulto gratuito e ridicolizzante il ruolo della magistratura, cioè un'istituzione, «attraverso l'allusione a condotte lesive del dovere funzionale di imparzialità». Cosa che non si deve assolutamente fare, perché la satira pur «incompatibile con il parametro della verità, è però soggetta al limite della continenza e della funzionalità delle espressioni adoperate rispetto alla scopo di denuncia sociale perseguito». Epperò un limite che viene stabilito dai magistrati, di solito assai sensibili alle punzecchiature e non sempre politicamente neutri...
Riassunto da Libero 
Non è la prima volta che la satira di Forattini viene condannata. Massimo D’Alema aveva chiesto e ottenuto tre miliardi di risarcimento, in una causa, che incredibilmente, era SOLO a carico di Giorgio Forattini, "dimenticando" sia il direttore che l'editore di Repubblica,  per la celebre vignetta dello "sbianchettamento" della lista Mitrokhin, poi ritirata dopo le dimissioni di Forattini,
Questo “EDITTO D’ALEMIANO” non solo é passato in silenzio, ma nessuno mai, ci fatto su una bella trasmissione di santificazione di Giorgio Forattini...D'altronde, immagino che Forattini, non sarebbe felice di essere soprannominato "Il partigiano Giorgio".
Detto questo la satira di Vauro, "può infrangere, tranquillamente il rispetto dei valori fondamentali della persona" anche quando questa é appena morta per mano di un terrorista islamico (ops...resistente).

Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. d'alema satira vauro forattini

permalink | inviato da Orpheus il 10/11/2007 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 settembre 2007

Nel Venezuela di Chavez è in corso l'islamizzazione del paese

 
Leggete bene questo articolo perché è ciò che capiterà all’Italia se la sinistra radicale vincerà la sua battaglia contro la sinistra moderata (nel caso in cui questo governo iniquonon cadrà)  e se riuscirà a ricostituirsi una base elettorale grazie ai voti dei migranti e alla stupidità degli italiani. Comunismo e integralismo islamico sono complementari, hanno molto in comune: obiettivi e nemici, un assoluto disprezzo per il prossimo, per la vita umana e per la democrazia.
Nel Venezuela di Chavez è in corso una progressiva islamizzazione del paese, nella a foresta amazzonica si possono vedere indigene indossare il burqa mentre a Caracas sono stati messi dei cartelli in cui si invitano le venezuelane a non indossare il tanga o il bikini se non vogliono essere violentate, infine una nuova la legge toglie a chiunque la doppia cittadinanza e presto, 2,5 mln di oriundi italiani dovranno scegliere se restare in Venezuela o tornare in Italia con pesanti conseguenze anche per io nostro paese.
Tutto questo è illustrato nell’intervista a Pedro Paul Betancourt, responsabile esteri di Fuerza Solidaria, maggiore movimento di opposizione liberale al caudillo di Caracas. Recentemente è stato ospite alla festa dei giovani di An a Colle Oppio e ha potuto raccontare cosa sta facendo Chavez in Venezuela, della sua tirannia, della sua alleanza con Iran, Hamas e il fondamentalismo, del suo progetto d’islamizzare il Venezuela, dei suoi intrecci con i narcotrafficanti e i sequestratori della Farc(il 90% dei rapiti sono suoi oppositori).
Bertinotti, l'attuale presidente della Camera, chiama quest "piccolo Stalin" in versione sud-americana: "FRATELLO" , non ci vuole molto per immaginare cosa ci accadrebbe se la sinistra radicale prendesse il sopravvento.
E’ vero che Chavez sta facendo islamizzare il Venezuela?
Si ci stiamo scristianizzando. Lui ormai è diventato un monarca assoluto, cambiando la costituzione a suo comodo. Chavez sta creando un nuovo ordine mondiale con l’Iran, gli hezbollah e la Corea del Nord. Ahmadinejad lo chiama “mio fratello“, da noi si vedono sempre più consiglieri arabi di Hamas e iraniani, e Ahmadinejad è già venuto due volte in bicicletta e poi c’è questa storia di questa strana fabbrica di biciclette in Amazzonia in una zona molto ricca di uranio. Come se non bastasse questa inquietante joint venture, gli islamici da noi cominciano a farla da padrone e già si vedono campagne di propaganda che cercano di far girare la donna venezuelana più coperta, mentre in certe zone amazzoniche dove l’ignoranza e l’analfabetismo sono più alti a qualche india i consiglieri iraniani chiamati da Chavez in Venezuela sono riusciti pure a farle mettere in burqa....
Fare cambiare stile di vita alle donne venezuelane sarà difficile?
Certo, come in Brasile non vanno in giro molto vestite. Noi abbiamo 30 gradi tutto l’anno.
Ma adesso circolano campagne politiche e propagandistiche pazzesche che chiedono alle donne di coprirsi e di non usare il tampax ma i pannoloni della nonna, hanno messo il divieto di consumare alcoolici nella patria del rum nei giorni di festa. Nelle zone indigene la penetrazione islamica è diventata più forte e infatti le donne non vanno più alla spiaggia da sole e tanto meno in bikini. Quindi l’Iran sta penetrando anche culturalmente oltre che economicamente. Chavez vuole sovvertire l’attuale ordine mondiale che si basa sulla cultura giudaico cristiana e infatti tiene bordone agli anti semiti e sta scristianizzando tutto il Venezuela.
E che dire del suo ruolo ambiguo con le Farc e i trafficanti di droga?
Lui è amico di questi guerriglieri narco trafficanti e da quando c’è lui il traffico di droga si è incrementato del 100%. Tra l’altro ha anche levato la polizia dal confine con la Colombia per dare loro più spazio. Poi Chavez si fa bello facendo il mediatore sul caso Betancourt perchè lui conosce benissimo chi la tiene e chi l’ha rapita e devo dire che la Francia in questa vicenda si sta comportando maldestramente, perchè fa il gioco di uno che vuole farsi bello con questo rapimento e fa finta di non sapere di tutti gli altri rapiti venezuelani da anni nelle mani dei trafficanti.
Tra questi rapiti ci sono anche gli italiani?
Sì la comunità italiana, essendo una di quelle più benestanti è anche tra le più a rischio. Mentre il vostro presidente della Camera chiama Chavez “fratello“ gli italiani in Venezuela conosceranno la persecuzione e la povertà e fra poco anche l’esilio.
Perchè l’esilio?
Perchè lui ha fatto approvare una legge per la quale agli italiani non sarà più consentito di avere la doppia nazionalità e dovranno scegliere se rimanere a Caracas o tornare in patria. Questo significa che presto potreste avere un paio di milioni di nuovi immigrati di origine italiana da sistemare, gente che sarà costretta a lasciare tutto in Venezuela e a tornare in Italia in mutande.
Potrebbero sempre decidersi a rinunciare alla nazionalità italiana...
Difficile, molto difficile. Lui considera la comunità italiana sua nemica. E sa che ha votato contro di lui alle elezioni e nel referendum e lo sa perchè riesce a controllare capillarmente tutti grazie ai marchingegni del voto elettronico... e quindi incoraggerà l’esodo che sarà come quello dalla Libia dopo il golpe di Gheddafi nel 1969. E dico un’altra cosa, noi abbiamo scoperto che il 90% dei rapiti dalle Farc in Venezuela sono nemici e oppositori di Chavez, strana coincidenza no? E molti sono italiani.
Insomma con Chavez il Venezuela sta tornando indietro?
Putroppo è così. Basta vedere i cartelloni stradali in cui si dice alle donne di non vestirsi sexy con il tanga o il bikini se non vogliono venire stuprate. E da quando gli Stati Uniti non interferiscono più, si è creato questo fronte di Porto Alegre che comprende Chavez, Lula e altri presidenti terzo mondisti ma anche i movimenti guerriglieri come le Farc che stanno creando un mondo alla rovescia qui in Sud America e sarebbe ora che il mondo si svegliasse prima di trovarsi di fronte a un altro problema grande anche più di quello mediorientale.
Addirittura?
In Venezuela la criminalità organizzata fa 13 mila morti l’anno, peggio dell’Iraq dove almeno c’è una guerra. Lui fa il paladino della giustizia internazionale però intanto fa affari sotto banco con le Farc e manda soldi a tutti i suoi sostenitori. Regala soldi a Bolivia e Colombia, si è comprato il debito dell’Argentina, manda il petrolio gratis al suo amico europeo Ken Livingstone a Londra e al suo referente americano Ted Kennedy negli Stati Uniti. Ha creato una rete pericolossissima dove ci sono nemici dell’America e di Israele, terroristi islamici e narco trafficanti ma anche le solite quinte colonne europee e americane del terzo mondismo e della rivoluzione permanente. E gli ultimi arrestati in America sospettati di essere complici di Bin Laden erano passati per la Guyana con passaporto venezuelano con il quale non occorre visto in nessun aereoporto e paese del mondo.
Orpheus

7 luglio 2007

Centri sociali laboratori del nuovo brigatismo rosso

 Ogni volta che accade, la frase di rito è sempre quella: “Il cerchio si sta per chiudere”, ma il cerchio non si chiude mai perché ogni volta c’è qualcuno che riaffiora dal passato in compagnia di nuove leve, staffette pronte a raccogliere il testimone del logo brigatista. Soprattutto a Padova, da sempre laboratorio dell’estremismo politico, dove tutto è cominciato e dove, come ci ha detto il capo della Digos Lucio Pifferi, c’è un problema di “eredità storica” delle Brigate rosse. Ieri a Padova sono stati arrestati due nuovi militanti del Partito comunista politico militare smantellato, o almeno così si credeva, nel febbraio scorso. Entrambi accusati di concorso esterno per il reato di banda armata e associazione sovversiva. Andrea Tonello, 52 anni, impiegato pubblico, fondatore del centro sociale padovano Gramigna – l’acquario dell’antagonismo con il mito della classe operaia e della resistenza partigiana tradita da cui provengono anche gli altri membri del gruppo che dal carcere dialogano tranquillamente con l’ala più antagonista del movimento attraverso Internet – ha un curriculum piuttosto lungo: attivista nell’Autonomia operaia padovana negli annni 70, e una fedina penale zeppa di reati legati all’eversione. Vincolato, pare, alla colonna milanese delle Br a cavallo fra la fine degli anni 80 e l’inizio degi anni 90, è sospettato di avere custodito parte dell’arsenale delle vecchie Br finito nelle mani del gruppo padovano. Secondo gli investigatori avrebbe dato ospitalità ad alcuni militanti del gruppo terrorista quando nel 2006 avevano tentato di svaligiare un bancomat senza riuscirci. Ancora più inquietante, per il suo valore politico, la figura del secondo militante arrestato: Giampietro Simonetto ha solo 19 anni ed è stato dirigente del Partito della rinfondazione comunista,(che novità, Rifondazione é un vivaio di brigatisti NdO) uno dei cinque militanti padovani che sono usciti dal partito quando Bertinotti si è schierato con Prodi. “Un ragazzo politicamente preparato e intelligente” ci ha detto il capo della Digos. Così preparato che durante una conversazione intercettata dalla polizia alcuni dirigenti del gruppo si erano chiesti se Simonetto potesse essere un infiltrato. Organizzatore del centro sociale Colletivo giovanile Fuser, dal nome di battaglia di Che Guevara, Simonetto si era offerto di fare parte del Partito comunista politico militare e di procurare munizioni e polvere da sparo grazie alla sua licenza di porto d’armi per il tiro a volo.
“Il desiderio di lotta armata è in crescita”
“Il nostro obiettivo è approfondire il legame con i vecchi brigatisti, e soprattutto il passaggio della custodia di alcune armi custodite”, dicono gli investigatori. Ma è ovvio che ciò che più colpisce, dopo che a febbraio era emerso il vincolo di molti dei brigatisti arrestati con il mondo sindacale della Fiom e della Cgil, è la presenza di una generazione di ventenni, che hanno sostituito i videogame con l’eredità storica delle Br. “La rivoluzione tradita che deve essere ripresa – ci dice l’economista Giulio Cazzola – e ogni volta ricomincia sempre. Mi sembra chiaro, vista l’enorme solidarietà da parte di alcuni movimenti antagonisti, che il desiderio di lotta armata è un fenomeno in crescita. Non solo fra disadattati, ma fra giovani preparati, sindacalisti, appartenenti ai centri sociali, capaci di reclutare simpatizzanti in diversi ambiti”.
Riassunto Da il Foglio
Chissà se sbattere in galera questi sedicenti combattenti del Partito comunista politico militare per 20 anni (senza sconti, licenze premio, arresti domiciliari, indulti) raffredderrebbe un po' gli ardori di coloro così ansiosi di raccogliere il testimone brigatista?
Certo che permettere manifestazione di solidarietà ai terroristi rossi assassini, assistere ogni giorno alla loro glorificazione, vedere come molti di loro sono arrivati a cariche istituzionali, non é certo la via migliore per combattere, al contrario il brigatismo rosso.
Al terrorismo nero infatti sono state tagliate le gambe, e la principale azione in tal senso é stata quella di CONDANNARLO.
Galera senza se e senza ma e poi vediamo quanti giovani intraprendono la strada della lotta armata.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. brigate rosse centri sociali

permalink | inviato da Orpheus il 7/7/2007 alle 19:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

5 luglio 2007

La testa di Mimum per i DS

 "I Ds hanno chiesto la mia testa per anni, afferma Clemente Mimun, un Massimo D'Alema ironico, un Fabrizio Morri insultante, un Vannino Chiti minaccioso. Rognoni ha gioito per la mia uscita dalla Rai. Perché essere ipocriti?".
Già perché?
Forse perché non è carino da parte dei “moralmente superiori” epurare chi non applica il loro standard di giornalismo in stile Pravda. Forse perché hanno abbaiato tanto contro Berlusconi, tacciandolo di fare come Mussolini e adesso gli stessi signori fanno peggio.
Comunque il bravo Clemente Mimun passa a Mediaset e il suo obiettivo "è realizzare un ottimo Tg5 con senso di responsabilita' e tanta adrenalina". "Io mi sento il custode della linea originaria: lontananza dal Palazzo, notizie che riguardano la gente, un giornale italiano e non romano". E riguardo la sua linea politica, Mimun la spiega così: "L'Italia è un Paese diviso in due con una forte domanda di chiarezza. Per ragioni oggettive, sarà più facile avere risposte dal Tg5: in Rai la politica si fa sentire troppo". E sulla possibilità di una militarizzazione del Tg5 in senso berlusconiano, afferma ancora: "Sciocchezze. Parliamo del tg ammiraglio di un grande gruppo privato quotato in borsa con una vocazione sempre più internazionale dopo l'acquisizione di Endemol.
Ci rivolgiamo a tutti gli italiani. Quindi anche ai moderati. Berlusconi? L'ho già avuto come editore e non ricordo un suo solo tentativo di influenza. In Mediaset la carta vincente è la liberta'".
E per constatarlo basta guardarsi qualche puntata di Matrix di Mentana.
Una bella differenza con il TG prodiano di Riotta.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. mediaset rai tg clemente mimum

permalink | inviato da Orpheus il 5/7/2007 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

4 luglio 2007

Elezioni, risultato come il quarto segreto di Fatima?

 
 La riconta dei voti in corso alla Camera con ritmi esasperatamente lenti sta producendo esiti parziali che confermano la mancanza di certezze su chi abbia davvero vinto le elezioni politiche dello scorso anno. Il Tempo oggi ha reso noti i contenuti di un dossier riservato elaborato dal deputato di Forza Italia Gregorio Fontana che segnala come, sulla base del campione sinora analizzato dai membri della Giunta per le elezioni di Montecitorio, la differenza tra le due coalizioni si sia già ridotta a una soglia di tremila voti. Lo stesso Silvio Berlusconi ha commentato gli sviluppi della situazione con una lapidaria battuta, riferita alle resistenze dell'Unione verso il riconteggio: “Hanno paura dei dati veri”. Il margine di vantaggio del centrosinistra tende ad assottigliarsi, perché il recupero di voti a favore del centrodestra tende ad accentuarsi. Confermando, del resto, un trend che si era già manifestato in occasione di precedenti verifiche, come ha documentato in un saggio recentissimo il sociologo Luca Ricolfi, giunto alla conclusione che “al momento, nessuno è ancora in grado di stabilire con ragionevole certezza chi ha vinto le elezioni del 2006”. Nelle consultazioni in cui si è discusso di presunte irregolarità (Referendum 1946, Politiche 1953, Regionali del Lazio 1995, Politiche 1996, comunali Torino 1997, Politiche 2001) il margine di vittoria di una coalizione è sempre stato infatti nettamente superiore a quello con cui l’Unione avrebbe prevalso l’anno scorso: solo lo 0,06 per cento dei voti. Voti che sarebbe stato possibile aggiungere senza fare i salti mortali.
Continua QUI
Solo per questo bisognerebbe tornare alle urne. Quando a notte inoltrata l'Unione annunciò la "vittoria", dalle facce dei presenti (Fassino, Prodi ecc) si è capito benissimo che qualcosa non aveva funzionato nella "gioiosa macchina da guerra" e che avevano rischiato una dèbacle vergognosa. 
Queste elezioni non le hanno vinte e il riconteggio delle schede ne darà conferma se e quando si sapranno i risultati definitivi.
Orpheus

3 luglio 2007

La responsabilità di Togliatti fu commissiva

 

La cronaca della visita del Segretario Ds Piero Fassino dello scorso sabato 30 giugno 2007 al monumento di Levashovo (cittadina meno di 10 Km a nord di San Pietroburgo), in ricordo degli italiani comunisti vittime dello stalinismo, si snoda tra i «colonnati» dei principali quotidiani nazionali, anche di quelli più o meno vicini alla sinistra. Che il fatto sia storico è indubbio, poiché uno dei massimi esponenti del comunismo italiano - quale è stato Piero Fassino - non solo è andato a rendere omaggio ai suoi ex compagni di partito vittime dello stalinismo, ma ha cercato l'occasione per fare i conti con il passato, e di omaggiare in quella circostanza tutte le vittime del comunismo. E per quanto comunque il comportamento del Segretario Ds sia risultato decisamente goffo, quasi impacciato, alle prese con le vittime, la devastazione e gli orrori del comunismo, il riconoscimento dei quali è ancora troppo arretrato in Italia soprattutto da parte della sinistra un tempo fieramente comunista, sono subito balzati agli occhi, suscitando un crescendo di stupore e sdegno, le interpretazioni forzose e faziose dei fatti e il tentativo di sdoganare in un modo o nell'altro la figura e il ruolo di Palmiro Togliatti, il tentativo insomma di salvare capra e cavoli.
Molti dei più importanti quotidiani nazionali - fra cui ovviamente l'Unità -, per mano dei loro commentatori, hanno in sostanza ritenuto che Togliatti in merito ai prigionieri italiani comunisti in Unione Sovietica non abbia potuto agire, poiché trovandosi alla corte di Stalin non avrebbe potuto ottenere nulla dal dittatore georgiano. I quotidiani nostrani hanno prospettato la condotta di Togliatti come una semplice omissione dovuta ad una sorta di forza maggiore, nel tentativo di esimerlo dunque dalle responsabilità gravi ed imperdonabili che in merito ha obiettivamente avuto, insomma, come si fosse trattato di una omissione di soccorso dovuta a cause indipendenti ed incontrollabili dall'omittente, le responsabilità del quale risulterebbe dunque ridimensionata. Tuttavia non è proprio così.
La condotta di Togliatti è stata, infatti, ben lontana sia dal semplice carattere della omissività, sia a maggior ragione da ogni causa di forza maggiore. Togliatti ha mantenuto volutamente, coscientemente, liberamente, non senza evidenti riflessi di machiavellico cinismo, una condotta assolutamente commissiva; Togliatti, insomma, pur potendo adoperarsi per la liberazione dei suoi stessi compagni comunisti caduti nelle mani della polizia politica sovietica, non ha voluto agire, non ha voluto spendersi con Stalin, non ha cercato né una via d'uscita, né un compromesso. La domanda più semplice che viene in mente è, perché? La risposta al comportamento di Togliatti si può trovare nell'intenso, spesso dai toni aspri e polemici, scambio epistolare che il Migliore ha avuto con il compagno di partito Antonio Gramsci nell'ottobre del 1926, mentre quest'ultimo era in carcere. Gramsci, infatti, in una lettera del 14 ottobre indirizzata proprio a Togliatti aveva espresso la crescente preoccupazione dei compagni italiani per le scissioni interne al partito sovietico in Urss, riferendosi cioè alla eliminazione sistematica che Stalin aveva cominciato contro i suoi oppositori interni al partito di Mosca ( Trockij, Zinov'ev, Kamenev ). Scrive Gramsci: «La situazione interna del nostro partito fratello dell'Urss ci sembra diversa e molto più grave che nelle precedenti discussioni, perché oggi vediamo verificarsi e approfondirsi una scissione del gruppo centrale leninista che è sempre stato il nucleo dirigente del Partito e dell'Internazionale. [...] I compagni Zinoviev, Trockij, Kamenev, hanno contribuito potentemente ad educarci per la rivoluzione, ci hanno qualche volta corretto molto energicamente e severamente, sono stati fra i nostri maestri. A loro specialmente ci rivolgiamo come ai maggiori responsabili della attuale situazione, perché vogliamo essere sicuri che la maggioranza del CC dell'Urss non intenda stravincere nella lotta e sia disposta ad evitare le misure eccessive».
Togliatti in una missiva di risposta, del 18 ottobre, celebra invece la sua libera e convinta adesione al modello staliniano, palesa insomma di non trovarsi costretto ad accettare le mosse di Stalin, ma di condividerle pienamente poiché, in quel momento, esprimenti le direttive migliori per il proletariato sovietico ed internazionale, ed anzi redarguisce polemicamente il comunista italiano sardo per la sua scarsa fiducia nel «padre dei popoli». Togliatti, infatti, non solo avverte Gramsci di mantenere la tranquillità fra i compagni, ma sostiene addirittura che quando c'è una crisi, in sostanza, la cosa migliore è restare fedeli alla linea del Comitato Centrale, cioè della maggioranza, cioè - nel caso della questione del partito russo - con il più forte, cioè con Stalin.
Così scrive Togliatti: «Noi dobbiamo abituarci a tenere i nervi a posto e a farli tenere a posto ai compagni della base. [...] E' giusto che i partiti esteri vedano con preoccupazione un acuirsi della crisi del partito comunista russo, ed è giusto che cerchino per quanto sta in loro di renderla meno acuta. E' certo però che, quando si è d'accordo con la linea del Comitato Centrale, il miglior modo di contribuire a superare la crisi è di esprimere la propria adesione a questa linea senza porre nessuna limitazione». Quindi il Migliore si mette definitivamente «in carreggiata» e si abbandona a pesanti critiche agli oppositori di Stalin: «Se l'opposizione russa non avesse contato sull'appoggio di alcuni gruppi di opposizione, o di interi partiti della Internazionale, essa non avrebbe tenuto l'atteggiamento che ha tenuto dopo il XIV congresso. L'esperienza dimostra che l'opposizione utilizza le minime oscillazioni che si rendono evidenti anche nel giudizio di gruppi e di partiti che si sa essere concordi con il Comitato Centrale».
Si sa inoltre che Togliatti si mette al riparo le spalle da ogni eventuale accusa di deviazionismo gramsciano poiché non solo mostra la lettera di Gramsci a Nikolaj Bucharin (all'epoca Presidente del Komintern), ma addirittura non la porta a conoscenza dell'IKKI ( Comitato Esecutivo del Komintern) come Gramsci aveva richiesto. La posizione di Togliatti fu dunque chiara fin dal principio, e fu una posizione apertamente, consapevolmente e liberamente staliniana, poiché quella di Stalin non era una linea da seguire per convenienza o timore reverenziale, ma veniva interpretata come l'unica e la giusta linea da seguire.
Togliatti sancisce dunque la sua più assoluta fedeltà a Stalin, ed anzi avvisa Gramsci non poco velatamente - quasi con un tono paterno dopo l'asprezza del resto della lettera - di essere prudente e di allinearsi con le direttive del partito comunista russo per evitare di essere interpretato come un sostenitore dell'opposizione a Stalin. Espressamente, infatti, scrive Togliatti: «Non è tanto la unità del gruppo dirigente che ha fatto del partito russo l'organizzatore ed il propulsore del movimento rivoluzionario mondiale del dopoguerra, quanto piuttosto il fatto che il partito russo ha portato la classe operaia a conquistare il potere e a mantenersi al potere. La linea attuale del partito lo condanna si o no a venir meno a questo suo compito storico? In questo modo deve essere posta la questione della posizione del partito russo nel movimento operaio internazionale, se non si vuole cadere diritto nei ragionamenti della opposizione».
Questa è insomma la posizione mantenuta da Togliatti, cioè il più diligente e zelante allievo di Stalin, e che per ciò non mancherà occasione per dare prova delle sue doti di cinismo e perfidia comunista, come accadrà nel dopoguerra in merito alla sorte dei prigionieri italiani in Urss, a cui verrà negato l'aiuto, nel più genuino stile togliattiano, cioè nel «migliore» stile staliniano.
Aldo Vitale-Ragion Politica

3 luglio 2007

Pannel el Salam lancia una Fatwa contro l'infedele Capezzone

 
Sotto l’abito gandhiano Marco Pannella è un Crono, pronto a divorare i suoi ‘figli’ per non perdere il potere, è successo in passato con Olivier Dupuis e soprattutto con Benedetto Della Vedova. E sta succedendo ora, con il povero Daniele Capezzone, che non ho mai stimato particolarmente, ma al quale non posso fare a meno di riconoscere, di essere stato l’unico, in questi mesi, coerente con se stesso e con chi ha votato per lui.
Onore a Daniele, quindi e vergogna al ‘grande’ vecchio Pannella, che insieme alla Bonino ha dato un ben miserevole spettacolo, abbarbicato al potere come una cozza ad uno scoglio.
“È una fatwa, quella di Pannella contro Capezzone? Certo che lo è: sua la colpa d'aver criticato il governo Prodi, sua la colpa d'aver messo in ombra un'Emma Bonino già opaca di suo, soprattutto dopo la vergognosa missione in Cina, sua la colpa d'aver dato ai radicali una visibilità più moderna, qualcosa che la grigia ortodossia radicale ha trasformato in problema anziché in risorsa.
Fate capire, chi è che parla di personalismo, Pannella? E davvero sostiene, Pannella, che ci sia in giro tutta questa lobby giornalistica disposta a sostenere il 34enne Capezzone? Davvero Pannella & Bonino parlano dell'assenteismo altrui senza paura che qualcuno vada a controllare il loro al Parlamento europeo? Preparatevi, ci sarà da divertirsi: Pannella vuole che Capezzone ne esca pazzo e lasci i radicali, ma sta uscendo pazzo lui. Il prossimo passo, per il gandhiano Pannella, sarà la violenza fisica”.
Ho riportatoqueste parole di Filippo Facci sul Giornale, perché condensano in poche righe, l’astrusità della situazione, i paladini delle libertà civili, Pannella&Bonino , hanno imbastito un processo politico  contro Capezzone, usando gli stessi metodi ‘democratici’ della cara vecchia Urss.
Pannella ha presentato una mozione, ovviamente approvata dal comitato nazionale dei Radicali senza batter ciglio (chi comanda è lui), che mette sotto accusa l’eterodossia di Capezzone. Il documento propone “una mobilitazione perché venga immediatamente resa pubblica tutta la documentazione su deputati e senatori nell’esercizio della loro funzione”, la mozione potrebbe apparire l’ennesima denuncia sull’assenteismo dei parlamentari. Ma non è così, lo stesso Pannella precisa che si sta parlando del “radicale che ha avuto il massimo di esposizione mediatica”. “Ho un senso di saturazione”, ha spiegato l’anziano leader, verso “un assenteista nei confronti dei suoi doveri parlamentari”. Le accuse si fanno sempre più circostanziate.
“Lui fa l’extraparlamentare ogni giorno e ritiene di non avere miglior arma che insozzare la figura radicale”
Dopo di che è passato a mettere il bavaglio a Capezzone sospendendolo dalla rassegna stampa di radio radicale, (voce della libertà SE è in linea con il ‘Pannellapensiero') perché gli enunciati capezzoniani sono “attacchi al governo, alla maggioranza e alla Rosa nel Pugno”(evidentemente le critiche, non sono gradite). Ovvio Capezzone non si è piegato a 90° davanti a Prodi e al suo esecutivo comunista, facendo come le “tre scimmiette”: non vedo, non sento, non parlo.
Orpheus
PS. ha idea Pannella di quanto siamo saturi noi della sua megalomania?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pannella capezzone mozione

permalink | inviato da Orpheus il 3/7/2007 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

28 giugno 2007

Torture e linciaggi, sotto inchiesta il partigiano medico di Coppi

 
Ci sono fatti di cui è difficile parlare. Appena lo si fa, anche se esiste un'inchiesta aperta dal Tribunale militare di Padova, piovono accuse di revisionismo e di strumentalizzazione politica. I previsti faccia a faccia saltano e i partiti di sinistra, Pdci e Prc, gridano alla lesa maestà. Così a Imola diventa un'impresa ricordare gli eccidi dell'immediato dopoguerra, deporre una corona per le vittime o giungere a una ricostruzione condivisa del passato. Perché i crimini rossi, evidentemente, devono restare sepolti. Come quelli del 26 maggio 1945, quando una ventina di militari della GNR e delle Brigate Nere, tra cui alcuni minorenni, furono prelevati dal carcere di Cologna Veneta, torturati a Castel San Pietro, trasportati a Imola e infine, il giorno seguente, sottoposti a linciaggio in via Aldrovandi. Le testimonianze raccontano di donne che incitavano gli uomini a urinare sulle salme e sulle bocche dei morenti, di ultimi respiri soffocati con manciate di terra in gola... Solo in quattro, nella confusione delle violenze, si salvarono per essere poi processati per i fatti del "Pozzo della Becca" (dove nell'aprile 1945 vennero gettati i corpi di alcuni antifascisti) e assolti. Ma ancora peggiore, a Cologna Veneta, fu la sorte di sei loro incolpevoli familiari (Iride Baldini, di 36 anni; il figlio 16enne Alessandro; Giuliano Ferri, di 20 anni; la 16enne Luciana Minardi; Speranza Ravaioli, di 31 anni; Amleto Tarabusi, di 20 anni) condotti dall'asilo in cui erano stati raccolti non al comando partigiano, ma lungo l'argine di un canale, dove furono seviziati, denudati e uccisi. Così due bimbi di 4 e 7 anni, figli dei coniugi Ravaioli, rimasero orfani e abbandonati. Ignorati da tutti e allontanati come lebbrosi dagli abitanti di Cologna Veneta, vagarono per 10 giorni nelle campagne veronesi, dormendo tra i cespugli o nelle cascine deserte, finché non furono ritrovati dai soldati polacchi guidati dal maresciallo Krak. Peccato che anche dei beni di famiglia, prontamente saccheggiati a Imola, non rimase loro nulla. I responsabili di questi crimini, una ventina circa, tra carabinieri e partigiani, hanno da tempo un nome. E alcuni sono ancora vivi. Per esempio Dante Pelliconi, detto "Ragno", comandante di compagnia del SAP Montano; Luigi Lincei, detto "Sganaplino", commissario politico del distaccamento di Imola della 7^ Brigata GAP, negli anni '50 famoso come medico personale di Fausto Coppi, di recente candidato nelle liste di Rifondazione; o Antonio Ronchi, detto "Timè". Ma ricordarlo, come ha fatto nella cittadina romagnola Marco Pirina del Centro Studi e Ricerche Storiche "Silentes Loquimur" con l'aiuto dei gruppi consiliari di An e Forza Italia, non sta bene. Arriva la scomunica.
Da Libero
Alcuni come Priebke non finiscono mai di pagare per i loro crimini, altri per gli stessi crimini sono stati premiati. La differenza é solo nel colore dei crimini. D'altronde come si potrebbe ancora glorificare la resistenza se si presentasse il conto ai partigiani che hanno macellato migliaia di innocenti nel dopo-guerra?
C'è chi fa i conti con la propria storia e chi preferisce nascondere i cadaveri negli armadi per portare avanti una bugia che gli permette di sedersi in parlamento.
Orpheus


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. censura rossa crimini partigiani

permalink | inviato da Orpheus il 28/6/2007 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

25 giugno 2007

Il cavallo del Viminale

 

Di tutta questa storia della cacciata di Gianni De Gennaro ciò che più colpisce non è la protervia di Romano Prodi, che liquida le persone come se fossero birilli. Neppure la disinvoltura con cui un governo che si regge in piedi per scommessa e per la tigna di due o tre senatori a vita ultraottantenni, ha fatto piazza pulita dei vertici degli apparati di sicurezza. Da Pollari a Speciale ed ora a De Gennaro. E non parliamo nemmeno del silenzio di Giorgio Napolitano. Come ti puoi stupire di uno che ha passato la vita ed ha costruito la propria carriera manifestando il proprio dissenso (da Stalin, da Berlinguer, da Occhetto e dagli stessi D'Alema e Veltroni) in maniera rigidamente silenziosa per evitare che qualcuno se ne potesse accorgere? No, qui ci si stupisce del fatto che una volta tanto il governo ha deciso di evitare la solita figura da dilettanti allo sbaraglio. Altro che “Corrida”! Il caso Speciale ha fatto scuola a Palazzo Chigi! I collaboratori del Presidente del Consiglio hanno subito escluso di proporre a Gianni De Gennaro il contentino del posto nel Consiglio di Stato. Per scongiurare un no del diretto interessato. Ma, soprattutto, la protesta dei consiglieri pronti a scendere in piazza come gli abitanti di Ariano Irpino per impedire di essere considerati come quelli della discarica delle istituzioni. Guarda, gira, esamina, controlla. E sempre tenendo presente che i rifondaroli continuano a ripensarci come i cornuti, gli esperti della Presidenza del Consiglio hanno trovato per De Gennaro un posto che meglio non si può. Importante, remunerativo ma, al tempo stesso, defilato e poco impegnativo da un punto di vista politico. Quello di commissario dell'Unire (Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine). Uno si chiede che c'azzecca un ex Capo della Polizia con l'incremento delle razze equine. Ma quei furboni di Palazzo Chigi hanno la risposta pronta. Non è forse vero che De Gennaro era considerato un “ cavallo di razza”, per di più di D'Alema?
Orso Di Pietra-L'Opinione


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sinistra De Gennaro Napolitano

permalink | inviato da Orpheus il 25/6/2007 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

21 giugno 2007

I giornali amici di Prodi cancellano il terrorista liberato

 

Repubblica tace. Bella deontologia. Giornalismo opaco, scriverebbe Giuseppe D'Avanzo se si trattasse della concorrenza, ma tutti teniamo famiglia. Non ha niente da dire Daniele Mastrogiacomo, eletto nel consiglio dell'Ordine dei giornalisti a tutela della moralità di categoria? Pare di no. Peccato. L'uomo che ha lanciato i 300 kamikaze bambini contro di noi ed è oggi il plenipotenziario di Osama Bin Laden in Afghanistan, si chiama Dadullah Mansoor. Colleghi, avete gestito le trattative in proprio, in stretto nesso con Emergency e con il governo Prodi. Possibile che quel nome non vi dica nulla? Ma certo: è uno dei cinque liberati per dare la vita a Mastrogiacomo e la morte ad Adjmal, l'autista il cui fratello oggi urla di indignazione inascoltato da Repubblica, che dà voce ai parenti dei morti solo se protestano contro l'America. Silenzio. Nessuno (Tg compresi) ha riferito il particolare elefantiaco. Tranne noi e il Giornale, grazie a Fausto Biloslavo, zitti tutti gli altri. C'è un righino sul Corriere della Sera che ammette la circostanza. Ma è spersa nelle colate di piombo, non vale un titoletto, grande giornalismo anglosassone, di inchiesta imparziale. Ma va' là. C'è di mezzo la casta dei fratelloni con cui si è pappa e ciccia, non un dubbio deve essere confidato al pubblico, se c'è di mezzo la pellaccia di uno della famiglia, costi quello che costi tirarlo fuori dai guai. Caso chiuso?
Ha scritto Ezio Mauro, direttore di Repubblica, dopo la liberazione del "mediatore" Rahamatullah Hanefi: «Siamo felici... Finalmente il caso Mastrogiacomo è chiuso». Chiuso per chi? Per loro. Cioè per la confraternita Prodi-Repubblica-Emergency che ha gestito con sapienza una vicenda torbida, sortendo questo capolavoro:
1) il giornalista italiano è tornato a casa esplodendo come uno champagne;
2) molta ottima pubblicità a Emergency;
3) due dipendenti precari di Repubblica, sia pure afgani, decapitati;
4) cinque terroristi liberati;
5) morale ritrovato tra i talebani;
6) finalmente un leader di Al Qaeda che ama l'Italia, a cui deve la libertà gratis. A noi questa roba pare non si debba chiudere. Occorre- una bella indagine. Lo prova l'incresciosa omertà di ieri. Analizziamo i quotidiani di questa organizzazione che dovrebbe chiamarsi Cazzi nostri, perché Cosa nostra è un tantino più seria. La Repubblica. In prima pagina si parla della liberazione di Hanefi. Nulla si dice dello scontento dei parenti delle due vittime, dell'impossibilità di far giungere le presunte prove come lamentato dall'accusa (non è la Procura di Milano). Il titolo è: «Scarcerato dopo tre mesi l'uomo di Emergency che salvò Mastrogiacomo». Salvò Mastrogiacomo? Anche Vittorio Roidi ha sostenuto di essere stato lui con l'Ordine dei giornalisti a salvarlo garantendo ai talebani che non era una spia. Notoriamente i talebani vagliano accuratamente quanto dice Roidi, che non si accorge così di elevare al rango di tribunale una ghenga di assassini e di giustificare così la decapitazione degli altri due. In realtà il merito è del prezzo pagato. Uno contro cinque capi, e tra essi il nuovo mullah Omar. Lo spiega bene a pagina 19 Guido Rampoldi. L'articolo è illuminante. Spiega come i talebani ormai siano una sola cosa con Al Qaeda, se mai sono stati diversi. Scrive acuto: «Non c'è la brigata di kamikaze italiana, circostanza che lascerà i più sollevati, ma alcuni tra noi anche un po' perplessi (chi sono i perplessi? Fuori i nomi, dateli a Ezio Mauro e al Cdr, che li sistemano, ndr), giacché non vorremmo mai più vedere all'opera quella politica bipartisan che nel lodevole proposito di risparmiare rischi ad italiani ancora ieri produceva sotterfugi, slealtà e commerci sotterranei, purtroppo notati dagli alleati». Continua: «I Dadullah sono figli di un'ideologia. E con questi ultimi "non c'è alcuna possibilità di negoziare. Bisogna solo sconfiggerli, ucciderli, catturarli" (Ahmed Rashid)». Catturarli e poi? E poi liberarli, ovvio. Perché ometti il finalino? La prossima volta, caro Rampoldi, scrivilo. Un po' di entusiasmo, per favore: siamo o non siamo felici? Quotidiano nazionale Giorno, Nazione, Resto del Carlino. Una pagina intera su Kabul. Entusiasmo per la liberazione di Hanefi. Un titoletto è: «Barba corta». Infatti Hanefi libero ha la barba corta. Bravo Danilo Farruggia, sei il migliore. Ma né in questo articolo né in quello sui trecento kamikaze si fa cenno al particolare sesquipedale. Perché?
La Stampa. L'informatissimo Maurizio Molinari racconta la vicenda dei ragazzini che giurano a Dadullah Mansour. Che questo accada grazie alla bravura italiana nel gestire i sequestri non si dice. Il Messaggero: nisba. Liberazione: nada. L'Unità. Virgilia Lori descrive «immagini agghiaccianti di ragazzini incitati ad attentati suicidi dal fratello del capo talebano Dadullah ucciso in maggio». Come mai il fratello era lì? Da che parte arriva? Non si dice. In compenso in un'altra pagina si descrive Magdi Allam, nemico dei fondamentalisti, come una «mina vagante», insomma un kamikaze, tale e quale aveva fatto Vauro ad Annozero. Auguri Magdi. Il Manifesto. Minimizza la storia dei 300 kamikaze, spiega che è colpa del tal fratello di Dadullah, non si dice nulla di chi sia e del fatto che prima stava in carcere. In compenso si fa capire chi siano i veri assassini: non Al Qaeda, non Dadullah, ma i servizi segreti in fondo di un governo democratico. Il capo si chiama Amrullah Saleh. È stato un eroe, combattente al fianco di Massoud, il leone del Pashir assassinata da Al Qaeda. Il Manifesto lo descrive così nel titolo: «Il torturatore con passaporto Usa». Non capitò la stessa cosa a Luigi Calabresi? Ma sì. «Il caso è chiuso», dice Mauro. Dipende.
Renato Farina-Libero
Quante vite ancora costerà la liberazione del prode Mastrogiacomo? E poi parlano di mani sporche di sangue, quando stringono quelle dei tagliagole talebani e dei terroristi legati ad Alqaeda.
Orpheus

sfoglia
luglio