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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















Questo BLOG non rappresenta

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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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Vittime del terrorismo
1visite.

17 maggio 2010

Onore ai ragazzi caduti



Non ci sono parole.
L'Italia piange altri suoi due figli, il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari,  caduti in Afghanistan.
Per lottare contro il terrorismo, per portare la pace, la democrazia e la civiltà in un Paese martoriato da uno dei regimi più bestiali e oscurantisti della storia dell'umanità, ancora non è stato del tutto neutralizzato.
E che continua a mietere vittime innocenti.
Onore e Gloria a Massimiliano e Luigi e un pensiero affettuoso ai loro parenti, che abbiamo come estrema consolazione, sapere che noi italiani siamo profondamente orgogliosi dei nostri ragazzi.
Orpheus


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12 novembre 2009

Io non scordo


Io non scordo i nostri ragazzi caduti a Nassirya:
Per il loro sacrificio e quello dei loro cari
Per quello che rappresenta la loro morte
Per quello che rappresenta la loro presenza in quei paesi dimenticati da Dio
Ma soprattutto li voglio ricordare con queste poche parole, per cancellare altre orribili parole che sempre ricompaiono, come un osceno ritornello.
Ancora c'è chi sfregia il loro ricordo.  Si accanisce sulla loro memoria.
Io non voglio fare parte di quel "paese senza memoria e verità"
Onore a voi ragazzi, eroi di Libertà
Orpheus

 


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17 settembre 2009

ONORE E GLORIA


Non si può fare a meno di onorare i figli della nostra Patria caduti nell'adempimento del loro dovere, ma sono parole che costano e  che suonano vuote.

Cosa si può scrivere di sei giovani morti?
Uccisi in modo vigliacco, da chi ama la morte e odia talmente tanto il "nemico" da uccidersi pur di fare più vittime possibili.

I nostri ragazzi amavano la VITA e LIBERTA' talmente tanto da aver sacrificato la loro vita per portare la democrazia ad un popolo martoriato.
Sei giovani che mancheranno in modo straziante alle loro famiglie.

Non ci sono parole. Eppure tacere non si può.
Bisogna ricordarli e onorarli, per il loro Coraggio.
 
Onore e Gloria ragazzi tutta l'Italia vi piange.

Una preghiera di Alessandro per Voi e per  tutti i caduti in nome della Libertà.
Caporal Maggiore Davide Ricchiuto 26 anni
Caporal Maggiore Gian Domenico Pistonami 26 anni
Caporal Maggiore Matteo Mureddu 26 anni
Tenente Antonio Fortunato 35 anni
Sergente Maggiore Roberto Valente 37 anni
Caporal Maggiore scelto Massimiliano Randino 32 anni

Eterno, Immenso Dio che creasti gli infiniti spazi e ne misurasti le misteriose profondità, guarda benigno a noi, Paracadutisti d'Italia, che nell' adempimento del dovere balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nelle vastità dei cieli.

Manda l' Arcangelo S.Michele a nostro custode; guida e proteggi l'ardimentoso volo. Come nebbia al Sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici. Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.

La nostra giovane vita è tua o Signore! Se è scritto che cadiamo, sia! Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.

Benedici, o Signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell'alba e nel tramonto, sempre la nostra vita! E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.

Così sia.

Orpheus



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25 aprile 2009

Gli antifascisti dai metodi "fascisti" e il PD tace

Un bell'esempio di come la sinistra "estrema" celebra la festa della Liberazione:
http://img15.imageshack.us/img15/8153/borghezio0001.jpg
http://img15.imageshack.us/img15/2841/borghezio0002.jpg
http://img407.imageshack.us/img407/6606/borghezio0004.jpg
Franceschini scenda dal pero, e invece di preoccuparsi dei repubblichini morti e sepolti, si preoccupi di questi delinquenti in "carne ed ossa" e forche che sono una costola della sinistra ed un concreto pericolo per la democrazia e la stabilità del paese.
Se il rigurgito "fascista" é un po' come l'uomo nero della favole, il terrorismo rosso é una triste e attuale realtà che ha sconvolto il paese pochi decenni or sono, che ancora recentemente ha ucciso innocenti e che non é affatto estinto ma gode di ottima salute.
A questa gente è permesso allestire forche, fare cortei folli inneggiando alla lotta di classe e armata, devastare tutto al loro passaggio, profanare bandiere ed inneggiare a massacri.

La solita spiccia, flebile nonchè opportunistica “dissociazione” della sinistra non basta, occorrono parole inconfutabili di condanna, senza se e senza ma, e occorre che la sinistra cosiddetta “moderata” non strizzi l’occhio a questa tepppaglia con la demonizzazione dell'avversario, per avere una vaga possibilità di vincere Berlusconi alle elezioni.
Fino a quando ciò non succederà si prendano l’intero pacco: i voti e la responsabilità di simili atti di odiosa intolleranza e teppismo.

Se Forza Nuova avesse fatto un manichino con la faccia di Franceschini, a quest’ora non ci sarebbe un solo media che non griderebbe al pericolo fascista incolpando di ciò il Governo. Non si capisce perché a parti invertite la sinistra debba passarla SEMPRE liscia, considerato che ha legittimato questa marmaglia portando un suo rappresentante in parlamento, ed eleggendo come presidente della Camera, il segretario del partito a cui fa riferimento.
Orpheus

19 gennaio 2009

Una colletta per Curcio: l'Inps gli nega la pensione

 
Propongo una colletta per il povero Renato Curcio (fondatore delle BR) che dopo un'onorata carriera di terrorista, a causa della quale ha duramente  "lavorato nelle carceri" si é visto negare dalla perfida Inps il diritto alla pensione.
Dal carcere é uscito grazie ai benefici di legge, e al contrario delle sue vittime (per la quali non si é mai pentito né ha chiesto perdono) é libero di girare per l'Italia a fare conferenze.
Non bastasse questa vergogna, ci mancherebbe solo che lo Stato versasse la pensione a coloro che l'hanno combattuto, armi in pugno, lasciando per terra morti innocenti. E che adesso vecchi e acciaccati, aspirano al valore della "borghesissima" pensione.
Arrestato nel 1976, Curcio ha cominciato a godere del regime di semilibertà nel 1993 ed é stato scarcerato definitivamente nel 1998.
Non ha scontato nemmeno 20 anni pieni per i suoi crimini.

Per giunta non si é mai pentito né dissociato, in tribunale ha commentato così, la strage di Via Fani, il giorno dopo l'omicidio di Aldo Moro:"... Ecco perché noi sosteniamo che l'atto di giustizia rivoluzionaria esercitato dalle Brigate Rosse nei confronti del criminale politico Aldo Moro, (...), è il più alto atto di umanità possibile per i proletari comunisti e rivoluzionari, in questa società divisa in classi".

Già divisa in classi ma che assicura anche ai più efferati criminali, un processo equo e la possibilità di riabilitarsi, nonchè la libertà d'espressione anche a quelli come lui.
Mentre invece loro i paladini del popolo operaio, erano capaci solo di sparare alle spalle o in testa agli innocenti.
Orpheus



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14 gennaio 2009

In Brasile il sole fa brutti scherzi...

 
Il Brasile ha concesso lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti, l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo che ha ammazzato quattro persone e ha condannato a vita un ragazzo di 20 anni sulla sedia a rotelle.
Battisti si trova agli arresti in un carcere della capitale brasiliana dal marzo dell'anno scorso. "È tradizione del Brasile considerare di concedere lo status di rifugiato politico ogni volta che riteniamo che esiste un fondato timore di persecuzione politica contro un cittadino", ha spiegato Pedro Abromovay, segretario agli affari legislativi del ministero della Giustizia.
Per Pedrito assicurare un efferato assassino di innocenti alla giustizia é "una persecuzione politica". Il sole fa brutti scherzi da quelle parti...
Nella nota con cui c'è stata data "lieta" novella,  viene addirittura definito "lo scrittore italiano Cesare Battisti" , peccato che le sue mani non sono macchiate solo d'inchiostro, ma anche di sangue innocente, un particolare secondario, evidentemente, per i brasiliani.
Battisti, però se l'è giocata bene la partita,  qualche giorno fa in un'intervista al settimanale brasiliano Epoca, ha dichiarato di essere sicuro di "finire morto" nel caso di un rientro in Italia, dichiarandosi "certo che se tornassi, finirei vittima di una vendetta". Di chi e perchè dopo tanti anni ovviamente è un paritcolare "insignificante", basta la parola... di un criminale assassino, che l'ha fatta franca fin'ora e spera di continuare a non pagare il suo debito alla società civile.
Nel 2004 ho sofferto in Brasile - ha continuato - un tentativo di sequestro da parte dei servizi segreti paralleli italiani".
 Wow...questi poi sono un "must" per i sinistri: buoni per tutte le stagioni.
Ricordiamo le vittime di questo infimo assassino:
Andrea Santoro fu il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni viveva una vita tranquilla con la moglie e i tre figli, a Udine, dove comandava con il grado di maresciallo il carcere di via Spalato. Il 6 giugno del '78 lo attesero sotto il carcere e quando arrivò lo freddarono con una pistola militare. A sparare, secondo gli inquirenti furono proprio Battisti e una complice, con la quale si scambiò false carezze fino al momento di colpire.
Il 16 febbraio 1979 la prima, duplice azione: a Milano fu ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani; a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Nella rivendicazione fu scritto che "era stata posta fine" alla loro "squallida esistenza".
Il gioielliere e il macellaio avevano in comune una cosa: spararono e uccisero un rapinatore. E per questo furono puniti; una vendetta insomma.
Torregiani fu ammazzato poco prima delle 16, davanti alla sua gioielleria nel rione Bovisa. Gli spararono mentre usciva dal negozio assieme al figlio poco più che adolescente, che si salvò. Ma fu ferito alla spina dorsale e rimase paralizzato. Due ore dopo, alle 18 fu la volta di Lino Sabbadin. Due giovani entrarono nella sua macelleria a Santa Maria di Sala e gli spararono con una calibro 6,35. 
Il '79 dei Pac non era ancora finito: il 19 aprile fu la volta di Andrea Campagna, agente della Digos milanese, uno «sbirro». Uno sconosciuto si avvicinò al poliziotto appena 25enne in via Modica, nel quartiere della Barona, e sparò. Cinque colpi di pistola calibro 375 magnum lo colpirono nella zona sinistra del torace, in corrispondenza del cuore. Per lui non ci fu nulla da fare.
E il loro assassino é stato definito un "rifugiato politico". Che schifo.
Orpheus


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11 novembre 2008

Voi ragazzi di Nassiriya siete ancora nei nostri cuori

 

Voi ragazzi di Nassiriya siete ancora nei nostri cuori

Siete ancora i nostri mariti,

i nostri compagni,

i nostri figli, i nostri padri.

Cinque anni non hanno cancellato il vostro ricordo.

Quel lampo di luce che in un attimo ha rubato le vostre vite

é un faro che ci illumina nelle tenebre,

la speranza in un mondo migliore

senza tiranni,

senza innocenti torturati

senza morti inique

perché una vita ha sempre lo stesso di identico valore.

Ovunque.

Voi ragazzi di Nassiriya

siete un esempio per chi ha smarrito se stesso

siete un monito per chi sottovaluta chi vuole annientarci.

Siete noi

Siete in noi.

Dimenticarvi è impossibile.

Perché la nostra gratitudine nasce dal cuore,

Quel cuore che vi accolto il 12 Novembre 2003.

E mai vi rinnegherà.


In memoria di
         Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di  Benemerito della cultura e dell'arte 
        Giovanni Cavallaro, sottotenente 
        Giuseppe Coletta, brigadiere
        Andrea Filippa, appuntato 
         Enzo Fregosi, sottotenente 
         Daniele Ghione, maresciallo capo 
         Horatio Majorana, appuntato 
         Ivan Ghitti, brigadiere
         Domenico Intravaia, vice brigadiere
         Filippo Merlino, sottotenente
         Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte 
        Alfonso Trincone, sottotenente 
        Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
        Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
        Massimo Ficuciello, capitano
        Silvio Olla, maresciallo capo 
        Pietro Petrucci, caporal maggiore

Ricordiamo anche i civili : Marco Beci, cooperatore internazionale e   Stefano Rolla, regista
 Orpheus


 


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13 ottobre 2008

Caro Sarkozy, se la tenga pure la Petrella. In Italia ci sono già troppi 'cattivi maestri'

 

E così il presidente francese Sarkozy non rimanda in Italia Marina Petrella per ragioni umanitarie.
Marina Petrella, brigatista condannata all’ergastolo per omicidio, riparata in Francia nel 1993 e lì  protetta dalla “dottrina Mitterrand” se l’era passata abbastanza bene in tutti questi anni. Sei anni fa l’Italia aveva richiesto l’estradizione e l’anno scorso la Petrella era stata arrestata dalla polizia francese.
Da un po’ di tempo la Petrella non sta bene: è stata scarcerata e posta in stato di libertà vigilata in un ospedale dove viene alimentata con un sondino. Ora Sarkozy (dopo che in un primo tempo aveva aderito alle richieste italiane) ha dichiarato che non rimanderà la Petrella in Italia per “ragioni umanitarie”.
Una motivazione questa che davvero dovrebbe offendere tutti gli italiani di buona volontà. Neanche l’Italia fosse la Cambogia dei Khmer Rossi o l’Afganistan dei Talebani.
Evidentemente il presidente Sarkozy si è un po’ distratto per non sapere che l’Italia è uno dei paesi più “umanitari” che esista al mondo. Ed è strano che la moglie Carla Bruni, italiana di Torino, non gliel’abbia detto. L’Italia non teme davvero confronti sul piano umanitario almeno per quanto riguarda terrorismo e terroristi.
Evidentemente Sarkozy che accampa quelle scuse per non rimandarci la Petrella, non solo non è stato infornato da Carlà, ma forse non legge neppure i giornali italiani. Perché sennò si sarebbe accorto che proprio in questi giorni in Italia si dibatte proprio di terrorismo e terroristi. Neri in questo caso, non rossi come nel caso della Petrella.
Protagonista del più recente dibattito Francesca Mambro, terrorista dei Nar che ha appena ottenuto la libertà condizionale fino al 2013 dal tribunale di sorveglianza di Roma. Fra cinque anni, in assenza di altri reati, la pena che ancora deve scontare sarà estinta.
Ora per Sarkozy e altri nelle sue condizioni di “non conoscenza”, si deve ricordare che la Mambro per tutto quello che ha fatto è stata condannata per omicidi vari (riconosciuta colpevole anche della strage di Bologna) a ben sei ergastoli e 84 anni di galera. Per sedici anni è rimasta chiusa in carcere, dieci li ha trascorsi in regime di semilibertà, ora è pure arrivata la libertà condizionale.
Questo per quanto riguarda il terrorismo nero. Per quanto riguarda il terrorismo rosso, quello delle Brigate che hanno seminato la morte per tutti i famigerati anni di piombo, non se ne parla nemmeno.Tutti (o quasi, forse in galera ce ne saranno un paio) liberi e vegeti, orgogliosi forse di aver partecipato ad una delle pagine più buie della storia d’Italia ed essersela cavata a buon mercato (se non sbaglio un terrorista è riuscito ad arrivare anche in Parlamento).
Le famiglie delle vittime degli atti di terrorismo per tutti questi anni hanno continuato a protestare (e giustamente); le leggi e la magistratura hanno continuato a rimettere in libertà mandanti ed esecutori.
Allora, egregio presidente Sarkozy, dica lei sarà o non sarà “umanitario” un paese come l’Italia?
Potrebbe o non potrebbe rimandarci senza troppi patemi d’animo o rimorsi di coscienza la “compagna che ha sbagliato” Marina Petrella?
In definitiva l’ex br ha un solo ergastolo da scontare...
Dunque Presidente, per favore non ci offenda con le sue giustificazioni. Se la tenga la Petrella e la tratti come vuole.
Gli italiani per bene, gli italiani onesti, gli italiani che hanno vissuto giorni orribili sono già stati troppo offesi da anni e anni di cieca, insensata crudeltà. In giro per l’Italia, a fare conferenze, a spiegarci la bontà della lotta armata, a scrivere libri, a raccontarci perché Moro doveva essere ucciso, a spiegarci perché la vita di un agente di polizia o di un sindacalista non aveva nessun valore rispetto alla Storia, ci sono già troppi cattivi maestri. Cattivi? Di più, perfidi. La Petrella può restare dov’è, non ne sentiremo la mancanza.
Riassunto da Quotidiano.net

Anzi se vuole gliene mandiamo VOLENTIERI qualcun'altro: magari qualche scrittore in erba, prossimo al lancio cinematografico del suo  discutibile parto letterario, che esalta esclusivamente le gesta dei protagonisti di un’ideologia criminale che ha provocato immani sofferenze a tante famiglie, senza che dalle loro testimonianze emerga un solo segno di pentimento o almeno di consapevolezza critica delle proprie responsabilità.
Di  cattivi mestri che si autogiustificano e si autoassolvono ne abbiamo a iosa, si tenga pure Madame Petrellà...
Orpheus 

13 settembre 2008

Chi sono i malvagi?

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Il cuore della nota di Sofri sta dove dice che gli assassini del commissario Calabresi non erano necessariamente «persone malvagie». Fu l’azione di qualcuno che «disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca». E mi pare che Sofri alluda alle vittime tutte di piazza Fontana e non solo all’ultima di loro, il povero Pinelli. E come se quelle vittime, tutte e diciassette (Pinelli a parte), ricadessero sulle spalle e sulla responsabilità di un commissario di polizia di 33 anni, che aveva due figli e un terzo in arrivo, e che andava in giro disarmato perché sapeva che se gli avessero sparato gli avrebbero sparato alle spalle. E a non dire che la giustizia pubblica non era stata sorda e muta quanto reputa Sofri. Alla fine del 1971, un procuratore della repubblica di Milano, quel Gerardo D’Ambrosio che sarà poi uno degli eroi di Tangentopoli e di recente un senatore dell’ex Pci, aveva avviato un’inchiesta sulla morte di Pinelli: un’inchiesta in cui Calabresi poteva essere imputato di “omicidio volontario”.
Le persone che non erano «malvagie» non volevano aspettare.
A fin di bene, beninteso. A fin di bene loro organizzarono l’agguato del 17 maggio. A fin di bene un uomo alto e magro che impugnava una pistola a canna lunga e che aveva aspettato che Calabresi uscisse di casa gli andò dietro, gli sparò un primo colpo alla nuca e un secondo alle spalle. Quell’uomo tanto non era “malvagio” che nella versione di Leonardo Marino, il “pentito” che faceva da autista del commando, quando si sedette in auto mormorò un «Che schifo». Parlo di Ovidio Bompressi. Era assolutamente a fin di bene che Lotta continua all’indomani scrisse che questa volta la «violenza s’era rivolta contro i nemici del proletariato, contro gli uomini che della violenza più spregiudicata hanno fatto la loro pratica quotidiana di vita al servizio del potere». Calabresi un nemico del proletariato che aveva fatto della sua vita una pratica costante all’insegna della violenza più spregiudicata? Le successive corti di un processo durato dal 1988 al 2003 hanno reputato che quelle parole fossero “la rivendicazione criptica” che Lotta continua faceva dell’attentato. Non ne sono sicuro. Quelle parole a me paiono innanzitutto una porcata inaudita.
Gli assassini, pur talmente spietati, non erano malvagi. E dunque di certo non erano “malvagi” gli estremisti di sinistra che nel pomeriggio si misero a schernire e a ululare contro Gemma Calabresi che stava uscendo dall’aver visto il cadavere del marito steso sul tavolo dell’obitorio. Non erano “malvagi” i redattori di Lotta continua che avevano plaudito all’assassinio di un ingegnere della Fiat sequestrato da guerriglieri sudamericani. Non era malvagio un militante di Lotta continua, Mauro Pedrazzini, che beccarono mentre si aggirava dalle parti della casa di un missino milanese con una rivoltella in pugno. E perché mai avrebbero dovuto essere malvagi? Non lo facevano mica per un interesse personale, mica randellavano e violavano una donna com’è successo nella Roma di qualche giorno fa. Ma quando mai i criminali politici erano innanzitutto “malvagi”? Erano semplicemente accecati dalle bestialità ideologiche che erano le loro.
Di certo non erano “malvagi” i brigatisti rossi che per 53 giorni tennero Aldo Moro rinchiuso in uno sgabuzzino dove entrava soltanto un letto e un water chimico. Lo facevano a fin di bene. Non erano di certo “malvagi” Renato Curcio e la sua compagna Mara Cagol, che tutti ricordano a Trento quali studenti assidui e appassionati. Solo che quando Curcio lesse in un libro di Lenin la frase secondo cui «in una società divisa in classi uccidere un nemico di classe è l’atto più umano che si possa compiere», quella frase la ripeté in tribunale a proposito dell’omicidio di Moro. Ma se l’uccidere per motivi politici non è indice di malvagità, caro Sofri, allora questo vale anche per gli assassini della parte opposta. A ragionare così non era innanzitutto “malvagio” Pier Luigi Concutelli, che una mattina del 1976 aspettò che l’auto del pubblico ministero Vittorio Occorsio arrivasse sotto la casa dove abitava il magistrato romano e gli andò incontro a tirargli una prima e poi una seconda sventagliata di mitra. Anche lui lo fece a fin di bene, anche lui aveva i suoi parametri e i suoi criteri e i suoi valori che lo spingevano a premere il grilletto. E perché mai pensare che fossero innanzitutto malvagi i sicari nazisti di cui parla Hans Magnus Enzensberger in questo suo ultimo e bellissimo libro pubbllicato da Einaudi (“Hammerstein o dell’ostinazione”) che entrarono in casa di un ex cancelliere tedesco che sapevano ostile a Hitler e ammazzarono prima lui e poi sua moglie. Lo fecero a fin di bene, perché la Germania risorgesse dalle umiliazioni del dopoguerra, perché fosse unita e risoluta, perché il popolo tedesco avesse il suo spazio vitale.

Quanto alla morte di Pinelli, l’istruttoria del giudice D’Ambrosio, durata tre anni, si concluse con un’assoluzione piena e motivata in ogni dettaglio del commissario Calabresi.

Quelli che scrivevano sui muri di Milano “Calabresi assassino” non avevano nulla contro di lui. Non c’è alcun rapporto necessitante tra la morte di Pinelli e l’agguato a Calabresi, c’è solo il delirio dell’ideologia. È abietto fare una scala gerarchica tra le due morti, tra quelle due vittime innocenti alle quali ho dedicato un mio libro di dieci anni fa. È pazzesco fare delle comparazioni un po’ oblique tra il lutto di Gemma Calabresi e il lutto di Licia Pinelli. Tutto qui, ma non è poco.
Riassunto da Libero Giampiero Mughini
Orpheus




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13 settembre 2008

PARLA SOFRI TUTTI ZITTI


Ho seguito quest'
ultima polemica sull'articolo di Sofri, lì per lì avrei voluto scrivere qualcosa, ma poi mi sono arenata...possibile che in questo paese siamo messi così male?
Possibile che ancora certi "cattivi maestri" possano avvelenare le menti dei giovani con tanta spudoratezza?
Sofri é stato CONDANNATO definitivamente a 22 anni per l'omicidio di Calabresi, é uscito dal carcere per ragioni di salute e pontifica in ogni dove, con una visibilità, francamente imbarazzante, per un condannato che DOVREBBE essere in carcere.
Va bene l' Humana Pietas, ma questo mi sembra, veramente troppo.
E poi, dov'é l'Humana Pietas per Bruno Contrada, anziano e gravemente malato,
lo stanno facendo morire in carcere.
Riporto quindi un bell'articolo Mario Cervi, sul Giornale, che é riuscito a trovare ancora, la forza d'indignarsi...beato lui.

La spocchia aggressiva con cui Adriano Sofri ha voluto togliere al commissario Calabresi l’aureola del martire, e ai suoi assassini la qualifica di terroristi, è sconvolgente. Sofri è fatto così, e Michele Brambilla ne ha descritto ieri, con straordinaria penetrazione, i cupi contorsionismi logici. Ma certi silenzi seguiti al proclama con cui l’ex leader di Lotta Continua ha rivendicato, in nome dell’idea, la nobiltà e l’ineluttabilità del sacrificio d’un innocente, sono peggio che sconvolgenti. Sono ripugnanti.
Sono silenzi che attestano il doppiopesismo, l’ipocrisia, il conformismo pavido d’un ceto politico capace solo d’indignazioni a comando.
Non un vero scatto di reazione morale di fronte alla provocazione di Sofri. Nel palazzo si sono sentite alte e forti - ma prevedibili nel tono e nella sostanza - le voci di esponenti del centrodestra, Maurizio Gasparri e Paolo Romani. Gli altri zitti, o capaci soltanto di borbottii vaghi. Zitti gli strenui difensori della magistratura, che danno istericamente addosso al centrodestra se critica un giudice, ma sono di una calma marmorea se viene tacciata d’iniquità una sentenza definitiva.

Dov’è finita la sensibilità esasperata di quanti, apostoli della Costituzione, dell’antifascismo e di chissà quant’altro, sono saltati addosso a Gianni Alemanno e a Ignazio La Russa per le loro frasi sul ventennio e su Salò?
 
Fossero o no opportune, esse riguardavano una problematica storica e avvenimenti del passato remoto. Sofri s’è occupato invece di se stesso, dei suoi compagni d’un tempo, e della loro (e sua) vittima: polemizzando oltretutto con il figlio di quella vittima diventato giornalista.
Ma per Alemanno e La Russa s’è scatenato il finimondo, il Capo dello Stato ha avvertito l’esigenza di un suo intervento. Confesso che avrei gradito una parola dal Quirinale anche per riaffermare che gli uccisori del commissario Calabresi erano terroristi, che il commissario non era un repressore crudele, che non è lecito invocare la tragedia di piazza Fontana e la morte dell’anarchico galantuomo Pinelli per attribuire un alibi etico, se non giudiziario, ai fanatici “rossi”.
Osservo per inciso che Sofri, addebitando a Calabresi d’essere stato un attore di primo piano nella “ostinata premeditazione” contro gli anarchici, ripropone una vecchia tesi secondo cui la Questura di Milano, subito dopo la strage di piazza Fontana, volle dolosamente deviare le indagini. Non intendo sollevare dubbi sulle conclusioni raggiunte successivamente. Osservo peraltro - essendo stato anche cronista di quell’evento spaventoso - che Valpreda aveva fondato un circolo il cui motto era “bombe sangue ed anarchia”, e che l’interessarsi a quel circolo e al suo creatore dopo che una bomba era scoppiata non aveva nulla di stravagante.
Tra i silenzi che mi hanno assordato - secondo un detto ormai in voga - debbo registrare anche quello del quotidiano Repubblica, dove è uscito l’articolo di Mario Calabresi contestato da Sofri, e dove scrive lo stesso Sofri. Non una riga di notizia o di commento.
Eppure per Repubblica, il cui fondatore Eugenio Scalfari fu tra i firmatari d’un manifesto che definiva Calabresi “commissario torturatore” questa vicenda dovrebbe essere interessante. Invece niente. Non ha taciuto invece un ex di Lotta Continua, Gad Lerner. Il quale, dopo aver ritualmente espresso profondo rispetto per Mario Calabresi e la sua famiglia, ha aggiunto: «Questo non può togliere ad un uomo già privato della sua libertà (non da un regime poliziesco ma da giudici indipendenti ndr) il diritto alle sue opinioni». Si può anche convenire. Diritto alle opinioni per Sofri come per Alemanno. Ma la differenza sta nelle reazioni.
L’assunto è che i ragazzi ventenni arruolati dalla Repubblica di Salò fossero malvagi, e non lo fossero invece i giustizieri della P 38, Sofri dixit. A sinistra espressioni imbarazzate («uscita fuori luogo») o, lo ripeto, un silenzio di tomba. Come quella che ormai da 36 anni custodisce i resti di Luigi Calabresi.

A chiusura aggiungo solo una cosa, non m'interessa sapere se Sofri si ritiene innoncente o lo é, e capirei se si limitasse a rivendicare la sua innocenza, ma oltre ad assolvere se' stesso, assolve anche lo stragismo rosso, e francamente questo é ripugnante, e terribilmente ingiusto per i parenti delle vittime di tale stragismo, che non hanno avuto e mai avranno la visibilità e i privilegi dei carnefici dei loro cari.
Orpheus

8 luglio 2008

Bologna e la storia da riscrivere

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La sicura ed accertata verità processuale è che gli allora fascisti Fioravanti e Mambro sono colpevoli della strage di Bologna. Questa è la verità “passata in giudicato”. Per quelli che ritengono non si possano discutere le sentenze, la cosa finisce lì. Solo che finisce fuori strada, perché quei due non misero la bomba. I tribunali hanno giudicato così, ma hanno giudicato male.
A me sono sempre parse evidenti due cose:
a. il neofascismo stragista era esattamente il nemico che quei due, da fascisti, si erano scelto;
b. si sono assunti la responsabilità di numerosi reati gravi e di omicidi, hanno sempre rifiutato con sdegno l’accusa relativa a Bologna. Quest’ultima non appartiene loro. Sul fatto torna Francesco Cossiga, rilanciando una tesi già nota da tempo, ma che fa bene a ricordare: furono i palestinesi, che in Italia trafficavano in e di armi grazie al “lodo” di Aldo Moro, secondo il quale potevano servirsi del nostro territorio, ma a condizione di non farne il terreno di battaglia.
Quel lodo ebbe più di un’eccezione, ma anche moltissime conferme. Basta, però, non accontentarsi della verità giudiziaria per accorgersi che molte pagine della nostra storia devono ancora essere scritte. E scrivendole si dovrà scandagliare la realtà di un Paese dove si è combattuta una lunga guerra civile, all’ombra della guerra fredda. Sarà cominciando a capire quel che è realmente stato che si potrà capire quel che siamo, compresa l’infinita crisi d’identità di una sinistra che fu in larga parte comunista, quindi interna a quello scontro di soldi, servizi ed armi dell’est. Sarà rifiutando la pappa predigerita che si potrà cogliere la natura della nostra crisi istituzionale e politica, trovando anche la forza di uscirne.
Nel biennio 1992-1994 è stata violentemente distrutta l’Italia migliore e più pulita, che aveva le sue colpe, ma interne al sistema democratico. E’ vero, come Cossiga ricorda, che Craxi, anche per il tramite del conto All Iberian, finanziava l’Olp, ma fu anche il capo del governo che consentì, con Spadolini, lo schieramento degli euromissili. Fu un amico degli Stati Uniti e certo non un nemico d’Israele. Alla sua sinistra c’era la moltiplicazione dei suoi difetti, mentre mancavano tutti i suoi pregi. Attenti, dunque, a non avventurarsi con semplicismo su un terreno tanto difficile. La stessa cosa vale per Moro: lui, amico dei palestinesi, finì ammazzato da Brigate Rosse largamente penetrate da servizi dell’est. Se la si prende alla leggera si può credere che agli americani convenisse, ma se si guarda dentro si scorgono i segnali di uno scontro interno al mondo influenzato dall’Unione Sovietica, i cui riverberi non risparmiarono certo il Vaticano.
Mi convince, invece, l’idea cossighiana che mani pulite sia nata con la complicità di una parte del mondo americano, così come è con quelle complicità che si poté consentire la manipolazione di Buscetta. Ma, in questo caso, la ragione è rovesciata: non fu un’operazione politica, bensì la presa d’atto che con la fine dell’impero sovietico terminava anche il ruolo delicato dell’Italia, dove pure c’erano molte ricchezze che potevano essere assaltate. Così è stato, anche se è ancora rischioso mettersene a raccontare la cronaca più dettagliata.
Davide Giacalone-Legnostorto
Articolo interessante che dà una possibile interpretazione ad una strage, su cui pendono molte ombre.
Su Fioravanti e Mambro non so cosa pensare, che neghino é logico, la strage di Bologna é stato un crimine di un'efferratezza assoluta. Come ragione portata a loro discolpa mi sembra un po' deboluccia.
Sulla "
complicità di una parte del mondo americano" su "mani pulite", invece non sono d'accordo, é stata una resa dei conti interna, affidata ad un magistrato senza scrupoli, e guarda caso da tale bufera solo il PCI ne uscì indenne. E il suddetto magistrato é entrato in politica da quella parte.
Quando si dicono le coincidenze.
Oltre ai condannati, il parlamento dovrebbe essere vietato agli ex-magistrati, il perchè é ovvio, potrebbe far nascere un conflitto d'interessi di non poco conto, che mina in modo pericoloso la democrazia.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 8/7/2008 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

23 maggio 2008

Eroi per sempre

 
"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana."

La citazione é di J.F Kennedy ma Giovanni Falcone amava ripeterla.
L'unico modo per onorarlo é continuare la lotta alla criminalità organizzata.
Mi ha fatto, quindi molto piacere leggere che nel pacchetto sicurezza ben otto articoli su trenta  riguardano la lotta alla Mafia.
E oggi nell'anniversario della strage di Capaci, é stato arrestato il boss della 'ndrangheta  Giuseppe Nirta, che stava per essere inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi ed era già nella lista dei 100.
Un grazie di cuore alle forze dell'ordine, per l'impegno e il coraggio che  trasfondono nelle lotta alla mafia.
Orpheus

9 maggio 2008

Ricordando Aldo Moro e le vittime del terrorismo


Da Associazione vittime del terrorismo

Oggi è il giorno della memoria delle vittime del terrorismo. La data non è stata scelta a caso. Il 9 maggio di trent'anni fa, infatti, si compieva l’ultimo tragico atto del dramma di Aldo Moro, grazie ad una telefonata avvenuta intorno alle 13, la polizia trovò il cadavere dello statista nel portabagagli di una Renault 4 rossa.
Ogni anno in questo giorno, si piangono le vittime della violenza più assurda, perchè in qualche modo giustificata da una ideologia.
Ma nessuna ideologia da il placet di spegnere vite umane. Né rossa, né nera. Né comunismo, né fascismo.
Eppure, fino ad oggi, non c'è mai stata una condanna NETTA del terrorismo brigatista, che ha sempre goduto dell'attenuante "dell'ideale".
I rossi uccidevano, ma la loro violenza era finalizzata alla lotta contro le ingiustizie e non si rendevano conto, o facevano finta, che l'ingiuistizia più grande é togliere la vita ad un innocente.
Oggi Napolitano ha finalmente squarciato il velo dell'ipocrisia "sui compagni che sbagliano" e che vergognosamente cercano e hanno ribalta per "esibirsi e dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni"...detto da un ex-comunista.
Di seguito l'intero discorso del Presidente Napolitano, che  in questa occasione, ha dimostrato di essere il presidente di tutti.
Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l'Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo.
E' il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l'Italia sempre deve alle loro famiglie.
Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere.
Parlo del terrorismo serpeggiante in Italia a partire dalla fine degli anni '60, e infine esploso come estrema degenerazione della violenza politica ; parlo delle stragi di quella matrice e della lunga trama degli attentati, degli assassinii, dei ferimenti che insanguinarono le nostre città. L'obbiettivo che i gruppi terroristici così perseguivano era quello della destabilizzazione e del rovesciamento dell'ordine costituzionale. Dedichiamo l'incontro di oggi in Quirinale alle vittime di quell'attacco armato alla Repubblica, che seminò ferocemente lutto e dolore.
Sappiamo che nell'istituire, un anno fa, questo "Giorno della memoria" il Parlamento ha raccolto diverse proposte, comprese quelle rivolte a onorare gli italiani, militari e civili, caduti in anni recenti nel contesto delle missioni in cui il nostro paese è impegnato a sostegno della pace e contro il terrorismo internazionale, nemico insidioso capace di colpire anche a casa nostra. Alla loro memoria rinnovo l'omaggio riconoscente delle istituzioni repubblicane e della nazione. Sono certo che anche al loro sacrificio si rivolgerà pubblico omaggio nelle manifestazioni e negli incontri cui darà luogo ovunque la celebrazione del "Giorno della memoria".
E colgo l'occasione per ricordare anche le vittime causate da fatti di diversa natura, dal disastro di Ustica all'intrigo delittuoso della Uno Bianca, ai caduti nell'adempimento del loro dovere e ai semplici cittadini, uomini e donne, che hanno perso la vita in torbide circostanze, su cui non sempre si è riusciti a fare pienamente chiarezza e giustizia. Più in generale, mi inchino a tutti i caduti per la Patria, per la libertà e per la legalità democratica, e dunque - come dimenticarle ! - alle tante vittime della mafia e della criminalità organizzata.
Ma sottolineo nuovamente la specificità delle vicende del terrorismo italiano, e l'esigenza di colmare vuoti e carenze nell'iniziativa dello Stato democratico, nell'impegno della comunità nazionale, che esigeva ed esige il ricordo di quelle vicende e delle loro vittime.
I momenti di solenne riconoscimento non sono mancati : come con il conferimento di medaglie d'oro, da parte del Presidente Ciampi, alla memoria di alcune figure rappresentative del sacrificio di molti negli "anni di piombo". Ma era a lungo mancato un riconoscimento collettivo e proiettato nel futuro come quello deciso dal Parlamento con la legge istitutiva del "Giorno della memoria".
E con la pubblicazione che oggi vede la luce abbiamo cercato di abbracciare in un comune ricordo ed omaggio - salvo possibili, involontarie omissioni o imprecisioni, di cui ci scusiamo - tutte le vittime della violenza politica armata, del terrorismo organizzato e rivolto a fini eversivi. Non si possono sfogliare quelle pagine senza provare profonda commozione e profondo sgomento. Abbiamo cercato di restituire, di consegnare alla memoria degli italiani, l'immagine - i volti, i percorsi di vita e di morte - di tutte le vittime.
I percorsi di vita, innanzitutto : perché non è accettabile che quegli uomini siano ricordati solo come vittime, e non come persone, che hanno vissuto, hanno avuto i loro affetti, il loro lavoro, il loro posto nella società, prima di cadere per mano criminale. Le ricordiamo tutte, come vittime e come persone, dalle più note ed illustri alle più modeste, facilmente rimaste più in ombra. Tutte, qualunque fosse la loro collocazione politica e qualunque fosse l'ispirazione politica di chi aggrediva e colpiva.
Vorrei che voi, mogli, figli, genitori, famigliari dei caduti, sentiste anche questa nostra particolare iniziativa come gesto di riparazione e di partecipe vicinanza per quello che avete sofferto, per il dolore di perdite irreparabili e poi per il dolore di una solitudine, di una disattenzione, che vi ha fatto temere di essere come dimenticati insieme con i vostri cari. Non può essere, non deve essere così. E' l'impegno che oggi prendiamo.
La scelta della data per il "Giorno della memoria" è caduta per validi motivi sull'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro. Perché se nel periodo da noi complessivamente considerato, si sono incrociate per qualche tempo diverse trame eversive, da un lato di destra neofascista e di impronta reazionaria, con connivenze anche in seno ad apparati dello Stato, dall'altro lato di sinistra estremista e rivoluzionaria, non c'è dubbio che dominanti siano ben presto diventate queste ultime, col dilagare del terrorismo delle Brigate Rosse. E il bersaglio più alto e significativo che esso abbia raggiunto è stato il Presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato, tenuto prigioniero per quasi due mesi e infine con decisione spietata ucciso.
Fu, in quel 16 marzo 1978, centrato dalle Brigate Rosse un obbiettivo forse impensabile, per il grado di organizzazione e il livello di audacia che comportava, ma non imprevedibile, dato il ruolo evidente e incontestabile di Moro nella vita politica nazionale, nella fase critica e cruciale che essa stava attraversando. Non si scelse un obbiettivo simbolico ; si decise di colpire il perno principale del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia repubblicana.
Imprevedibili erano stati, e sarebbero stati ancora dopo, molti altri bersagli colpiti dalle Brigate Rosse con cieco furore ideologico : studiosi, magistrati, avvocati, giornalisti, amministratori locali, dirigenti d'azienda, commercianti, rappresentanti dei lavoratori, militari, uomini delle forze dell'ordine, e altri ancora, in una successione casuale e non facilmente immaginabile. Una successione perciò incalzante e angosciosa, che mirava a dare il senso dell'impotenza dello Stato, del vacillare delle istituzioni e della convivenza civile.
In Moro i terroristi individuarono il nemico più consapevole, che aveva più di chiunque colto - nel '68 - quel che si muoveva e premeva nella società, la crisi dei vecchi equilibri politici, il travaglio e la domanda di rinnovamento delle nuove generazioni, e quindi - nel maggio '77 - aveva lanciato l'estremo allarme. Ci si trovava, così disse, dinanzi a "manifestazioni di violenza" che avevano "uno sfondo ideologico" e si collocavano "tra la lotta politica e la lotta armata" ; di qui l'"apprensione per il logoramento" cui erano "sottoposte le istituzioni e le stesse grandi correnti ideali che credono nella democrazia". Egli non dubitava dell'"esito finale" del confronto tra le istituzioni democratiche, tra le forze democratiche e le forze che conducevano "un così grave attacco portato nel cuore dello Stato", ma era cosciente della durezza della prova, dell'"alto costo" e delle "distorsioni" che poteva comportare.
Per quel che egli rappresentava storicamente - nella lunga vicenda della costruzione democratica e della lotta politica in Italia - e per quel che contava in quel momento come punto di riferimento ai fini di una risposta concorde all'offensiva terroristica e di una sapiente tessitura volta a rinnovare e consolidare la democrazia nel nostro paese, il Presidente della Democrazia Cristiana divenne la vittima designata, da catturare anche a costo dell'efferato sterminio della sua scorta -, dei suoi "compagni di viaggio",- nell'agguato di via Fani, e fu quindi a lungo ristretto in una condizione fisica disumana, e sottoposto a una tremenda violenza psicologica.
Si sono di recente pubblicate attente ricostruzioni di quei fatti e analisi penetranti degli svolgimenti di una così inaudita e sconvolgente vicenda, dei comportamenti di tutti coloro che ne furono i diversi attori. Ma non è in questa sede e non è da parte mia che si possono esprimere giudizi conclusivi. Si può solo invitare - trent'anni dopo - alla riflessione profonda e dolorosa, alla ricerca non ancora conclusa, che anche questi nuovi contributi di osservatori e studiosi sollecitano ; possiamo solo inchinarci con rispetto e commozione dinanzi alla tragedia vissuta trent'anni orsono da un grande protagonista della storia democratica dell'Italia repubblicana, dinanzi allo sforzo intellettuale e politico da lui dispiegato in uno stato di cattività esposto a continue pressioni e manipolazioni. Possiamo solo inchinarci dinanzi al suo tormento umanissimo, consegnato a lettere di straordinaria intensità per carica affettiva e morale.
Fu tragedia non solo di un uomo, ma di un paese, di questa Italia che un grande maestro, Norberto Bobbio, volle ricordarci, dinanzi a simili eventi, essere, appunto, "un paese tragico".
Ci sarà ugualmente da riflettere ancora e a fondo -anche se molto si è lavorato, anche di recente, su questi temi - sulla genesi e sulla fisionomia dei fenomeni di stragismo e terrorismo politico di cui è stata teatro l'Italia : su come siano nati e via via cresciuti, su quali ne siano state le radici, i punti di forza, le ideologie e strategie di supporto. E c'è da augurarsi che si riesca ancora a indagare, anche in sede giudiziaria, su singoli fatti di devastante portata : che si riesca ad accertare pienamente la verità, come chiedono le Associazioni delle famiglie delle vittime.
Quel che più conta, tuttavia, è scongiurare ogni rischio di rimozione di una così sconvolgente esperienza vissuta dal paese, per poter prevenire ogni pericolo di riproduzione di quei fenomeni che sono tanto costati alla democrazia e agli italiani. In effetti abbiamo visto negli ultimi anni il riaffiorare del terrorismo, attraverso la stessa sigla delle Brigate Rosse, nella stessa aberrante logica, su scala, è vero, ben più ridotta ma pur sempre a prezzo di nuovi lutti e di nuove tensioni. Si hanno ancora segni di reviviscenza del più datato e rozzo ideologismo comunista, per quanto negli scorsi decenni quel disegno rivoluzionario sia naufragato insieme con la sconfitta del terrorismo, mostrando tutto il suo delirante velleitarismo, la sua incapacità di esprimere un'alternativa allo Stato democratico. E se vediamo nel contempo - come li stiamo vedendo - segni di reviviscenza addirittura di un ideologismo e simbolismo neo-nazista, dobbiamo saper cogliere il dato che accomuna fenomeni pur diversi ed opposti : il dato della intolleranza e della violenza politica, dell'esercizio arbitrario della forza, del ricorso all'azione criminale per colpire il nemico e non meno brutalmente il diverso, per sfidare lo Stato democratico. Occorre opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa, delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana. E occorre ribadire e rafforzare, senza ambiguità, un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare : il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile che anche muovendo da iniziative di libero dissenso e contestazione si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo.
Lo Stato repubblicano non può abbassare la guardia, dopo aver fatto fronte allo stragismo e aver sconfitto il terrorismo dilagante degli scorsi decenni. Lo ha sconfitto dopo aver subíto colpi molto duri - più di qualsiasi altro il sequestro di Aldo Moro, lo sterminio della sua scorta e infine la sua feroce soppressione ; lo ha sconfitto restando sul terreno della democrazia e dello Stato di diritto, e senza concedere alle Brigate Rosse il riconoscimento politico di controparte in guerra che esse pretendevano.
Bisogna rendere omaggio a quanti si sono battuti con tenacia fino a cogliere successi decisivi : a quanti vi hanno contribuito nel campo delle forze politiche - in seno al governo e in Parlamento - nel mondo sociale e culturale, e con coraggio, in prima linea, anche a rischio della vita, nella magistratura e nelle forze dell'ordine.
La prova è stata ardua, terribilmente dolorosa, e non può considerarsi del tutto conclusa, o conclusa una volta per tutte. Di qui l'appello alla vigilanza e alla severità.
Per nessuno la prova è stata così dura come per i famigliari delle vittime. E la prova più alta - lo ha detto con parole bellissime nel suo libro Mario Calabresi - è stata quella di far crescere i figli liberi dal rancore e dall'odio, di "scommettere tutto sull'amore per la vita", di guardare avanti "nel rispetto della memoria". Purtroppo questo rispetto è spesso mancato, e proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche.
D'altronde, non pochi tra loro sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria, e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente la ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori. Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi generoso : ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni. Mi ha colpito e indignato leggere giorni fa l'intervista di un ex brigatista, lo stesso che un anno fa raccontò con agghiacciante freddezza come aveva ammazzato Carlo Casalegno e che ora ha detto di provare "rammarico per i famigliari delle vittime delle BR", ma aggiungendo di aver dato per scontato che "quando si fanno azioni di un certo tipo" accade di "dare dei dispiaceri ad altri". No, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri.
Chi abbia regolato i propri conti con la giustizia, ha il diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura e mai dimenticando le sue responsabilità morali anche se non più penali.
Così come non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti abbiano contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne di odio e di violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o abbiano offerto al terrorismo motivazioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali.
Queste sono le ragioni per cui si doveva e si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica, ma a chi l'ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata, ai famigliari delle vittime e anche a quanti sono stati colpiti, feriti, sopravvivendo ma restando per sempre invalidati. Si deve dar voce a racconti di verità sugli "anni di piombo", ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico, dalla parte di un'umanità dolorante. E a questa parte, ai famigliari delle vittime, a tutti i colpiti dallo stragismo e dal terrorismo lo Stato deve restare vicino, anche garantendo l'attuazione di leggi come quella del 2004. Solo così, con questo rispetto per la memoria e con questa vicinanza alle persone che hanno sofferto, si potrà rendere davvero omaggio al sacrificio di tanti. E' qui il significato del 9 maggio "Giorno della memoria" che oggi insieme celebriamo.
Giorgio Napolitano

Grazie Presidente Napolitano per queste bellissime parole e per la sua commozione...
Orpheus

20 novembre 2007

La giustizia italiana ha offeso le vittime del terrorismo per aiutare Diliberto e Rizzo

 
La giustizia italiana ha offeso in una sola volta le vittime del terrorismo e i morti di Nassirya, il tutto per aiutare gli onorevoli Oliviero Diliberto e Marco Rizzo”. Bruno Berardi, il figlio del maresciallo ucciso dalle Br, racconta che il 18 febbraio del 2006, aveva denunciato Diliberto e Rizzo per la loro presenza in una manifestazione pro Palestina dove erano state bruciate bandiere americane e israeliane e dove i due parlamentari marciavano sorridendo fianco a fianco con chi urlava “dieci, cento, mille Nassyria”. E oggi lo stesso Berardi si ritrova a dovere fronteggiare esose richieste milionarie dei due interessati.
Ecco la cronistoria. “Dalla stazione dei Carabinieri di San Lorenzo in Lucina in Roma – racconta Berardi in una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia e a quello dell’Interno - la mia denuncia contro gli onorevoli Diliberto e Rizzo, per i reati di vilipendio alle Forze Armate, alla Nazione Italiana nonché di oltraggio verso i defunti, venne trasmessa solamente il 25 aprile 2006 alla Procura della Repubblica della stessa città”.
In compenso non arriverà mai la dovuta iscrizione al registro indagati dei due parlamentari. Come sia stata aggirata la legge lo spiega lo stesso Berardi nell’indignata missiva: “Ora Lei sa meglio di me, signor ministro della Giustizia che per legge il Pm deve iscrivere “immediatamente nell'apposito registro ogni notizia di reato, nonché contestualmente il nome delle persone alle quali il reato stesso è attribuito”. Nulla di strano dunque che i principali giornali Italiani, abbiano parlato di questa mia denuncia e della teoricamente conseguente iscrizione degli onorevoIi Rizzo e Dilìberto nel registro degli indagati”. Invece qualcosa di strano succede. E la teoria non si trasforma in pratica. Dilibero e Rizzo smentiscono di essere indagati e querelano sia Berardi sia i giornali che danno notizia della cosa. E la procura di Roma si affretta a venire in soccorso dei due parlamentari comunisti. Come? “…con un comunicato stampa del 29.04.2006, il Procuratore Capo della Repubblica di Roma, nello smentire la notizia apparsa sui giornali attestante l'avvenuta iscrizione degli onorevoli Diliberto e Rizzo nel registro degli indagati, affermava che la denuncia da me presentata nei confronti degli stessi era stata unita ad altro procedimento contro ignoti senza alcuna iscrizione”.
Inutile dire che fine abbia fatto quell’inchiesta: “il pubblico ministero, in detto procedimento, pur avendo la Digos corredato il fascicolo di una serie di foto dalle quali sono stati identificati numerosi partecipanti alla manifestazione di piazza, ha chiesto al Gip, con una contraddizione che sfiora il paradosso, l’archiviazione del procedimento: quanto alle persone ignote perché rimaste ignote, quanto ai due uomini politici perché non raggiunti da sufficienti indizi circa il loro comportamento di avallo agli illeciti che si andavano compiendo”.
Conseguenze di questi aiutini giudiziari? Rizzo e Diliberto hanno denunciato Berardi e la sua associazione nonché alcuni giornali che avevano dato la logica notizia dell’iscrizione a registro indagati dei due parlamentari. Così adesso, dice Berardi laconicamente nella lettera aperta, “a distanza di più di un anno da quell’episodio i due onorevoli del PdCi cercano di lucrare milioni dì euro dai giornali e dal legale dell'Associazione che presiedo per il ristoro dei danni derivati alla loro onorabilità uscita per la verità alquanto malconcia dalla manifestazione di piazza”.
Da Opinione.it
Ma guarda i due comunisti così sensibili davati alla mummia di Lenin, così garantisti quando si tratta di criminali, terroristi e teppisti si accaniscono contro il figlio di una vittima dei loro "amici di parrocchia"...
e io che pensavo fossero diventati gandhiani...
Orpheus

12 novembre 2007

Ricordando Nassiriya...


 Ci sono tanti modi di ricordare i nostri ragazzi caduti a Nassiriya in questo giorno, quattro anni fa, io l'ho faccio con le parole di Fabio Merlino, figlio del Maresciallo Filippo Merlino.
E' il modo più giusto perché dà voce a chi non ne ha ha mai: i parenti delle vittime dei terroristi di qualsiasi razza e religione.
Ha ragione Fabio, la gente comune non ha dimenticato.
I politici al governo, si, hanno ben altri interessi da soddisfare, per esempio non inquietare la sinistra radicale...

Sto scrivendo un libro su mio padre. Ma l'ho sospeso, il libro è interrotto».
Fabio, i libri iniziati non si possono interrompere, lo sai.
«Certo, ma voglio chiuderlo con la medaglia. La chiedo da quattro anni, gliela devono dare, oppure...».
Oppure?
«I politici mi devono spiegare perché la negano».
Fabio Merlino aveva tredici anni quando gli hanno ucciso il papà alla base Maestrale di Nassirya. Le immagini di quei giorni lo ritraggono in carrozzina, vestito da carabiniere, forte nonostante le lacrime, mentre guardava la foto del padre nella camera ardente dell'Altare della Patria. Il maresciallo Filippo Merlino andava in missione anche per suo figlio. Per sostenere le spese delle cure. Ed è fortissimo Fabio, adesso che ha 17 anni, obbligato alla sedia a rotelle, ma con un sogno: «Voglio entrare nel Ris, è la mia passione».
Fabio, sarai carabiniere come tuo padre?
«Sì».
Lo volevi da sempre?
«Volevo farlo prima e quello che è successo mi ha dato la spinta».
Hai già parlato con qualcuno ufficialmente di questo tuo desiderio?
«No, veramente. Mi mancano ancora due anni di scuola. Poi devo fare domanda per entrare nei carabinieri, e ci saranno cinque anni di studio, a me non piace molto studiare».
Ma è quello che vuoi, giusto?
«E' quello che voglio, e studierò. Mi piacerebbe occuparmi di balistica nel Ris».
Perché?
«Perché voglio fare il carabiniere, ma il lavoro di ufficio non mi piace. Quello sarebbe un lavoro di ufficio, ma operativo».
Se ti chiedessero di andare in missione, come tuo padre, partiresti?
«Certo, partirei. Credo di avere uno spirito di sopravvivenza. Nel senso: mi piace trovare le soluzioni nelle situazioni estreme».
Che carabiniere sarai?
«Mio padre mi ha insegnato il rispetto degli altri. Lui aiutava tutti. E in questi anni tante persone che non conoscevo mi hanno scritto per dirmi delle volte in cui avevano bisogno di mio padre, e lui c'era».
E qual è l'obbiettivo che vorrai raggiungere con quel lavoro?
«Credo essere utile, contribuire alla verità».
La verità: vuoi dire la verità anche sulla missione in Irak a cui ha partecipato tuo padre, per come l'hai vissuta tu?
«Era una missione di pace. In un libro un iracheno racconta di aver riconosciuto il suo amico maresciallo Merlino, mio padre, in una foto».
Sei a Roma per il quarto anniversario dell'attentato. Ci ripensi a quei giorni, in questa stessa città?
«Sì, a volte vorrei tornare indietro proprio a quei giorni».
Non ti fa male?
«Il calore della gente mi ha sostenuto. Per questo a volte tornerei a quei momenti. C'era un'unità...».
Perché, secondo te, quell’unità?
«L'hanno sentito, hanno sentito qualcosa. Ed erano eroi per tutti. Sembrava una grande famiglia. Rivedo spesso quelle immagini, era magico».
Eri un ragazzino, ma l'immagine che non dimenticherai?
«Quando le ali della folla applaudivano per tutto il tragitto delle bare dall'Altare della Patria alla basilica di San Paolo».
Perché, secondo te, a volte sembra che sia stato dimenticato?
«La gente non ha dimenticato, e non vuole dimenticare. È stato il calore delle persone che mi ha sostenuto. Sicuramente la gente non ha dimenticato questi 19 eroi, e per questo non lo dovrebbero fare neanche gli uomini dello Stato».
Sarai carabiniere, e anche scrittore per tuo padre?
«Ho scannerizzato al computer gli attestati che papà ha ricevuto negli anni. Poi ho le foto che erano nel suo borsone che aveva in missione. Ho contattato alcuni suoi colleghi, che scriveranno delle testimonianze, e io scriverò la mia, su mio padre».
Hai già idea di cosa scrivere?
«Ogni tanto scrivo, poi cancello. Sto pensando. Il libro è interrotto, mi sono fermato apposta, finchè non c'è la medaglia d'oro...».
I libri non si interrompono.
«No, e infatti, anche se non mi piace tanto scrivere, credo che la medaglia d'oro mi farebbe andare avanti. Finirei il mio libro, lo prometto. Perché saprei come concluderlo».
Da il Giornale
Orpheus

9 novembre 2007

D'Elia, gli stupri e la rivoluzione


C'è una signora che ha deciso di raccontare una storia di trent'anni fa. Si chiama Giuliana Paladini, quando di anni ne aveva 13 viveva nella Firenze degli autonomi e di Prima Linea. Non aveva più i genitori, entrambi erano morti, e lei non ci aveva speso troppe lacrime visto che il padre l'aveva violentata per anni senza che la madre avesse il coraggio di impedirglielo. 
Di lei si occupava una tutrice nominata dal Giudice Tutelare e il fratello di 19 anni, dunque maggiorenne, che trascorreva il suo tempo a rubacchiare qui e là per raggranellare un po' di soldi per i suoi amici di Prima Linea. Giuliana andò a vivere a casa sua. Lì conobbe un amico del fratello. Aveva 27 anni, lei 13, una sera che era malata si infilò nel suo letto e la violentò. 'Si chiamava Giancarlo Menicalli. Alla fine disse che ero stata io a volerlo. La cosa continuò, senza che la tutrice dicesse nulla, anche se sapeva che ci vedevamo. Una sera entrò mio fratello, mi vide a letto con il suo amico. Ci guardò, poi disse: Giancarlo hai da prestarmi dei soldi per la cena?' E Giancarlo gli dette 5 mila lire.
Mio fratello mi ha venduta per 5 mila lire'. 
Dopo un anno e mezzo Giuliana fu chiusa in collegio.

Oggi Giuliana è una donna che è riuscita a trovare un lavoro che le piace, a creare una famiglia, ha un bel marito, due splendidi figli. Da qualche anno ha capito di dover affrontare il suo passato e ora si è decisa a raccontare tutto. Ha scritto due lettere. Una a Mario Calabresi, il figlio del commissario ammazzato da Lotta Continua, l'altra al Sap, il sindacato di Polizia.
"Perché voglio che sappiano chi erano quelli che ancora oggi raccontano di aver fatto degli sbagli perchè volevano fare la rivoluzione. Erano soltanto dei violenti, che si nascondevano dietro un'ideologia. E oggi noi vittime della loro violenza ancora una volta siamo gli unici a non avere alcun diritto se non il diritto alla Vergogna"
Ed ecco ora che cosa c'entra Sergio D'Elia che in quegli anni frequentava lo stesso ambiente del fratello di Giuliana e di Giancarlo, Prima Linea.
"Probabilmente l'ho anche incontrato qualche volta, anche se non lo ricordo - racconta Giuliana - Ora però lui che ha partecipato all'uccisione di un agente si è ricostruito una vita, è persino entrato nelle istituzioni come segretario d'aula alla Camera. E mio figlio, che è un ragazzino che non ha commesso nulla e sogna solo di diventare poliziotto, probabilmente non potrà farlo perché mio fratello è stato condannato per atti di terrorismo. E' giustizia questa?" 
Giuliana ha deciso di lottare per le donne vittime di violenza e fa parte dell'associazione
'Nessuno voti Caino' fondata dai familiari delle vittime del terrorismo.
Flavia Amabile-La Stampa
La discriminazione delle vittime del terrorismo rosso é una delle attività preferite dalla sinistra moralmente superiore e così "nobile e generosa". Al punto che nemmeno la morte violenta e ingiusta di un innocente ferma questi "profanatori di tombe". Dopo anni e anni tornano alla carica spargendo nefandezze e beffandosi di chi hanno contribuito ad ammazzare, Non é bastato togliere la vita a quegli innocenti, vittime di campagne d'odio scatenate dalla sinistra, anche dopo morti, seguitano ad ucciderne la memoria.
Dal 31 ottobre, a Milano va in scena  "Morte accidentale di un anarchico" di Dario Fo, 
datata 1970, dove si continua propagare, la menzogna che é costata la vita al Commissario Luigi Calabresi. Lo spettacolo ha procurato a Fo 40 processi, ma lu non demorde, vigliaccamente attacca chi NON può difendersi e lo deride: il commissario Definestra detto anche Cavalcioni, insomma Calabresi, ha spinto con le sue mani l'anarchico Pinelli, dopo averlo colpito con mosse da karate. Tutto lo spettacolo è una farsa giocata intorno a questa "certezza" nata dalla menzogna. 
Questi sono i moralmente superiori, non hanno rispetto nemmeno delle loro vittime.
Orpheus


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23 ottobre 2007

Com'è, come non é, anche la carceriera di Aldo Moro lavora per lo Stato

 Romano Prodi col colbacco foto
Alla corte di sua Mestizia Romanof Prodiensky (in onore all'abbigliamento) approdano tutte personcine dal cuore rosso tenebra, compagnucci di merende con il kalashnikov, nel cestino da pic- nic, che un dì sbagliarono, ma compagnucci restano...
Ed ecco quindi che Anna Laura Brighetti, 54enne romana ha trovato un porto sicuro e un buon lavoro al seno di mamma Stato,  ovviamente sotto questo governo sinistro e sinistrato, che se girasse tutti i posti di lavoro occupati da ex-terroristi a giovani onesti in cerca di lavoro, dimezzerebbe il problema del precariato, per cui tanto di strazia l'animo il buon Diliberto.
Per chi non lo ricordasse la Brighetti è stata condannata a due - dicasi due - ergastoli.
Il primo per aver preso parte, in qualità di carceriera, al sequestro e poi all’uccisione di Aldo Moro.
Il secondo perché ha pedinato e quindi ucciso, l’allora vice presidente del Csm (nonché docente universitario e leader democristiano) Vittorio Bachelet.
Si lo so, sono la solita forcaiola, ma proprio non capisco come una ex-terrorista assassina possa finire a lavorare per lo Stato che ha combattuto armi mano, ammazzando suoi rispettabili rappresentanti.
Come Maurizio Gasparri, mi chiedo se il governo "intende allontanare la terrorista da
Italia Lavoro" e "chi e perché ne ha raccomandato l'assunzione".  "Esiste la casta del terrorismo all'ombra della sinistra?" Si chiede Gasparri... perchè ci sono dubbi in proposito?
E infine rivolgendosi a Di Pietro lo invita invece ad indagare "nel suo governo, promotore di indulti e carriere per assassini" piuttosto che "abbaiare alla luna".
Mica é fesso Di Pietro, se lo facesse per coerenza con i suoi ideali, dovrebbe dimettersi. Meglio litigare con Mastella, su un terreno, che gli ha procurato fama, onori e una comoda poltrona di ministro.
Notizia tratta da Camelot la Destra ideale
Orpheus


 

2 ottobre 2007

"Tutelano gli ex terroristi e ignorano le loro vittime"

 

In questo paese dove le caste abbondano come le gramigne infestano gli orti, ce n’è una INTOCCABILE e RIVERITA (come si addice ad una vera casta) che però ha all’attivo la morte di centinaia d’innocenti.
E’ la casta degli ex-terroristi, (i compagni che hanno “sbagliato” e hanno mandato al creatore qualche povero cristo) tutelati da “magistratura, infiltrazioni del governo e giudici.
Amarilli Caprio è agli arresti domiciliari nel castello dello zio, Curcio può girare nelle università, come Franceschini, che in tv racconta della strage di Aldo Moro. Sono innumerevoli i casi di ex terroristi che stanno scrivendo libri, loro sono in auge, invece le vittime del terrorismo non sono inserite neanche nei finanziamenti della prossima Finanziaria”. A parlare con comprensibile indignazione, è Bruno Berardi, presidente dell’Associazione vittime del terrorismo Domus civitas e figlio del maresciallo Rosario Berardi (barbaramente trucidato dai compagni) a commento dell’ennesima VERGOGNOSA vicenda che ha per protagonista un ex-terrorista, Cristoforo Piancone condannato all' ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, dicasi 6 omicidi, che ha ottenuto la semilibertà dal carcere di Vercelli all'inizio del 2004. Il beneficio gli era stato concesso dal tribunale di sorveglianza di Torino.
Libero come un uccello, mentre le sue vittime sono sotto terra da anni, si è dotato di ben 4 pistole e ha partecipato ad una rapina in banca. Con una delle pistole ha anche sparato contro i carabinieri che hanno proceduto all’arresto, mancando il colpo, altrimenti un altro tutore dell’ordine sarebbe morto a causa della criminale leggerezza di chi scarcera pluri-omicidi.
Tutto questo perché in Italia abbiamo una sinistra paleolitica che non è stata capace di evolversi, fare ammenda degli errori del passato, e trasformarsi in una sinistra moderna. No, noi abbiamo ancora delle cariatidi che propagandano l’odio di classe, giustificano gli assassini brigatisti e strizzano lacrimucce ipocrite sui peggior dittatori comunisti del pianeta.
Come se ciò non bastasse la magistratura  INSABBIA le denunce contro quei parassiti rossi, che mungono lo stato, contro il quale hanno lottato.
Continua Marcello Berardi:” Siamo in un periodo in cui i ‘compagni di merende’ sono arrivati al governo, si sono dati da fare per arrivare nelle stanze del potere. La Baraldini è invitata nei migliori salotti nazionali, e invece noi siamo trattati come la servitù più emarginata”. «Questi sono dati di fatto - osserva Berardi - perchè io ho dovuto fare manifestazioni per far valere i diritti delle vittime del terrorismo. Loro viaggiano in prima classe mentre noi siamo fermi su un binario morto. La cosa che mi spiace di più è che ci prendono in giro: la solidarietà alle vittime è solo con le parole, parole che non costano niente. Loro hanno la strada da seguire per non andare contro l’opinione pubblica». «Abbiamo fatto più di una volta denunce contro Diliberto e Rizzo che cantavano "10, 100, 1000 Nassirya". Io li ho denunciati, ma la mia pratica è stata insabbiata, tanto che in questi giorni il mio avvocato è stato a sua volta denunciato, hanno chiesto 1 milione di euro di risarcimento. Non se la sono presi con me per non macchiarsi l’immagine». “Anche la denuncia che ho fatto contro la Baraldini è ancora bloccata - aggiunge - lei che ha avuto un posto di lavoro al Comune di Roma mentre io all’epoca ero disoccupato. Noi vittime del terrorismo siamo emarginati, veniamo dopo gli extracomunitari. Quando arrestano qualche scippatore o assassino intervengono subito i rappresentanti comunali, gli assistenti sociali, per salvare le famiglie dei detenuti con sussidi, gli psicologi. Sulle vittime del terrorismo non interviene nessuno”.
Orpheus

26 settembre 2007

Quanto rende fare i terroristi

  

In Italia c'è almeno una categoria di persone che non fatica a trovare lavoro nel comparto pubblico, para-pubblico e del volontariato assistito: quella degli ex terroristi di sinistra. Si tratta di terroristi “riciclati”, il cui riciclaggio è avvenuto – come scrive ironicamente Adriana Bolchini Gaigher, Presidentessa dell'Osservatorio sui diritti italiani e internazionali – "proprio come si fa con i rifiuti tossici: scavalcando leggi e norme di sicurezza, affidandosi a trasportatori privi di scrupoli e scaricandoli poi nottetempo là dove nessuno può accorgersene, liberi di spargere intorno a sé i loro miasmi portatori di semi mortali".
Oggi i “terroristi riciclati” ce li troviamo all’interno di strutture legate allo Stato, nei partiti e nei giornali (che ricevono finanziamenti dallo Stato), nelle Associazioni benefiche (finanziate dallo Stato), molte delle quali istituite su misura per loro, nonché nelle Coop che, come tutti sanno, sono organismi collaterali ai partiti comunisti. Il problema reale con il quale ci si deve confrontare è che queste persone occupano posizioni nelle quali esercitano un “potere ideologico e suggestivo” su coloro con i quali vengono in contatto, proprio in ragione del loro ruolo. Insomma il mondo del volontariato, del no profit e, perchè no, anche del pacifismo senza sè e senza ma, viene riletto in chiave di ideale proseguimento della lotta armata degli anni '70, con tutti i rischi che questo accostamento comporta.
Le domande legittime sarebbero molte e nascono tutte dal fatto che questi soggetti non si sono messi a lavorare a fianco delle masse, che loro avevano la pretesa di difendere. Non fanno mica gli operai, i meccanici, i benzinai o i negozianti! Occupano bensì posizioni grazie alle quali hanno a disposizione materiale umano da "forgiare" e indirizzare ideologicamente, proprio come "cattivi maestri di ritorno".
Per ora ci accontentiamo di formulare almeno tre domande precise:
1)Con quale criterio il loro giudizio può essere considerato accettabile, se sono loro stessi a dire che non hanno cambiato nulla, se non la rinuncia alla lotta armata?
2) E’ o non è forse un ideologo colui che arma la mano di chi di fatto si getta nella lotta armata?
3)Stanno o non stanno questi personaggi incidendo a livello ideologico sulla formazione delle persone con le quali vengono in contatto, dal momento che lavorano tutti in posti di potere?
Dimitri Buffa-L'Opinione.it
Purtroppo il riciclaggio dei terroristi, o meglio "dei compagni che sbagliano" é un'altra vergogna italiana, e nello specifico una vergona tutta della sinistra.
Le vittime dei terroristi rossi, nel migliore dei casi vengono gettate nel dimenticatoio, quando non insultate, come accade tutt'ora con il prof. Biagi.
Spesso i familiari, di chi è morto sotto i colpi d'arma da fuoco dei brigatisti, si sono dovuti arrangiare e non sono stati sistemati in comodi posti di lavoro statali, come se dedicarsi al terrorismo fosse una nobile attività.
Qual'è il messaggio che arriva ai giovani?
Ammazzate in nome del partito e vi sarà dato.
Orpheus


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11 settembre 2007

Non permettiamo che l'11 settembre cada nell'oblio

 
NON dimentichiamo MAI.
Non dimentichiamo le 2749 vittime innocenti del terrorismo islamico.
Non dimentichiamo tutti quegli uomini e quelle donne che un mattino di sei anni fa hanno fatto una morte orrenda senza nemmeno saperne il perchè.
Vittime del fanatismo e dell'odio.
Non dimentichiamo che ora c'è CHI insulta quel ricordo con spregevoli tesi negazioniste o con il preciso intento di cancellare quel giorno facendolo cadere nell'oblio.
Non permettiamoglielo.
Manteniamo via la memoria, perchè l'11 settembre 2001 serva da monito e non sia accaduto invano.
Siamo tutti vedove, orfani di quegli uomini e quelle donne.
Che Dio benedica l'America.
Orpheus
La verità é una sola qui un sito che smentisce tutte le menzogne dei fiancheggiatori del terrorismo islamico.


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