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11 maggio 2006
Istat: cresce la produzione. Ma non eravamo in declino?
Dopo l'enfasi su dati negativi legati alla recessione europea, e dopo l'esagerazione pessimistica anche per polemica politica, i numeri rimettono le cose al posto giusto: c'è la ripresa, ormai da mesi, il made in Italy tira e sa stare sul mercato globalizzato
La produzione dell'industria italiana nel mese di marzo è aumentata del 6,8% rispetto a marzo 2005. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che la variazione annuale è la più alta da gennaio 2001. Nel primo trimestre l'aumento è stato del 4,8% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Ma di chi sono i meriti?
I numeri sono significativi, anzi impressionanti ricordando il pessimismo sparso a piene mani negli ultimi mesi, i toni allarmati perfino di dirigenti delle organizzazioni imprenditoriali. Sul finire della legislatura governata dalla Cdl, grandi quotidiani, sindacalisti e politici di sinistra usavano toni da emergenza nazionale, sostenendo che le esportazioni erano in fase quasi morente, che la capacità di innovazione del sistema industriale era pari alla crescita, cioè zero su zero. Lo stesso nunero uno della Confindustria e della Fiat, Luca di Montezemolo, parlava di declino, di crisi depressiva da dopoguerra. Ma intanto proprio la Fiat ha mostrato, come molte altre imprese, che una volta esaurito il ciclo di stagnazione, fenomeno ricorrente in Occidente dopo una fase espansiva, è perfettamente in grado di stare sul nercato, innovando prodotti e accumulando risorse per progettare quelli futuri. Va aggiunto che a tante opinioni e considerazioni superficiali sulle prime pagine dei quotidiani su aggiungevano informazioni ben diverse nelle pagine interne, quelle di economia e finanza che pochi leggono, dove si moltiplicano da almeno un anno notizie di robusti utili, bilanci floridi, quotazioni di borsa in ascesa. Ora tutto questo pessimismo sembra svanito. Ed è prevedibile che qualcuno nella nuova maggioranza attribuirà il miracolo al risultato elettorale, semplicemente ignorando che il ciclo economico ha tempi propri e che la ripresa è iniziata da mesi. Le agenzie di stampa snocciolano, in particolare, gli ultimi dati sulla produzione di autovetture ha registrato a marzo una impennata del 44% rispetto a marzo 2005. Nel primo trimestre 2006 l'aumento è stato altrettanto significativo e pari al 39,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Molto buone anche le vendite: in marzo il mercato in Italia è cresciuto dell'8,6 per cento, mentre la casa torinese ha fatto un balzo del 18,2 per cento. Il gruppo di Torino si attesta così su una quota di mercato del 30,6 per cento. La produzione industriale, corretta per i giorni lavorativi, precisa l'Istat, ha registrato, nel confronto con marzo 2005, variazioni positive per tutti i raggruppamenti principali di industrie. In particolare, hanno presentato aumenti dell'8,4% i beni strumentali, del 5,2% l'energia, del 2,4% i beni intermedi e dell'1,4% i beni di consumo (+4,5% i beni durevoli, +0,8% i beni non durevoli). Nel confronto tra il trimestre gennaio-marzo 2006 e lo stesso periodo dell'anno precedente, sono stati registrati incrementi del 6,2% per l'energia, del 5,9% per i beni strumentali, dell'1,1% per i beni di consumo (+2,8% i beni durevoli, +0,7% i beni non durevoli) e dello 0,6% per i beni intermedi. Gli indici destagionalizzati dei raggruppamenti principali di industrie, rispetto a febbraio 2006, sono aumentati dell'1,3% per l'energia, dello 0,8% per i beni strumentali e dello 0,3% per quelli intermedi. Un'unica variazione negativa del 2,3% è stata registrata per i beni di consumo (+1,2% i durevoli, -2,8% i non durevoli). Quanto ai diversi settori di attività economica nel mese di marzo l'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha segnato gli incrementi tendenziali più ampi nei settori dei mezzi di trasporto (+11,8%), delle raffinerie di petrolio (+8,9%), della chimica e fibre sintetiche (+8,3%) e degli apparecchi elettrici e di precisione (+6,3%). Le variazioni negative più marcate sono state registrate nei settori del tessile e abbigliamento (-4,5%), delle pelli e calzature (-2,1%), delle altre industrie manifatturiere compresi i mobili (-1,5%) e dell'estrazione di minerali (-1,3%). Quindi? I numeri affermano che nei distretti industriali del Nord il sistema, come hanno più volte sottolineato, poco ascoltati nella polemica preelettorale, Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti, si sta lentamente riprendendo e la crisi sembra ormai alle spalle. Ma non dal 9 aprile: la tendenza riguarda almeno i primi mesi del 2006. Globalizzazione o no, gli imprenditori una soluzione competitiva l'hanno evidentemente trovata, a parte nel settore tessile aggredito dalla concorrenza impossibile della Cina e degli altri asiatici. di Matteo Durante da www.panorama.it EUROSTAT STIMA PIL ITALIANO: TRIMESTRE +0,6%, +2% ANNUO Dai dati resi noti oggi da Eurostat emerge che il pil dell'Italia (+0,6%, +1,5% il tendenziale) è cresciuto con un tasso in linea con quello di Eurolandia. Meglio dell'Italia hanno fatto Grecia (+2,7%), Belgio e Spagna (entrambi +0,8%). Inferiore, invece, la performance economica di Austria (+0,5%), Germania (+0,4%) e Olanda (+0,2%). A livello internazionale, sottolinea ancora Eurostat, nel primo trimestre 2006 il pil statunitense è cresciuto dell'1,2% (+3,5% il rialzo annuo), dopo avere segnato un rialzo dello 0,4% negli ultimi tre mesi dell'anno scorso.
(ANSA) Certo che leggere questo articolo e i dati riportati dall'Ansa fa impressione: ci avevano detto che Tremonti e Berlusconi avevano portato l'Italia sull'orlo del baratro, ci avevano detto che l'Italia era alla miseria più nera, che la gente normale non arriva a fine mese e che quasi moriva di fame, ci avevano detto che solo il Prooooodi sol dell'Avvenire poteva portare la felicità a tanta gente "bassa", ci avevano rivolto un grido di dolore dalle Alpi a Lampedusa , dal Ticino al Garigliano, passando per il Po e la Trebbia e pure per le valli di Comacchio con annessi capitoni e anguille. Che dire?E bravi gli uniti:non solo pagnottoni , ipocriti e opportunisti, ma pure catastrofisti bugiardi, già perchè questi riportati non sono dati ripresi dalla Voce del Padrone Il Giornale, ma dall'Istat.Chissà il Korriere, il Sole24ore, il Manifesto e Liberazione cosa diranno..Ah lo so già...c'è stato un ritorno di fiducia ed investimenti dovuti alla vittoria epocale dell'Unione e alle virtù taumaturgiche dei suoi uomini.Veni, vidi, vici..ops..ma quello era un detto di Giulio Cesare, uno che fu ammazzato da Bruto.....uomo d'onore Verbena
| inviato da il 11/5/2006 alle 22:28 | |
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