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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


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dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
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Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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15 novembre 2009

I terroristi islamici sono sempre “integrati”: cellula di algerini regolari smantellata a Milano


Milano sembra essere la base logistica preferita dai terroristi islamici, infatti è stata proprio questa città ad essere teatro del primo attacco kamikaze, già erroneamente accantonato dai media. Mohamed Game, infatti, lungi dall’essere un disperato fuori di testa, non ha provocato una strage, solo per il mancato funzionamento del detonatore. Nel suo computer, aveva messo a punto un vero e proprio dossier su una quindicina di obiettivi da colpire: Silvio Berlusconi, Roberto Maroni, Ignazio La Russa e la Santanché. Aveva complici, che sono stati arrestati.
Sempre a Milano è stata smantellata, come ha dichiarato il ministro Maroni, un’altra cellula terroristica che aveva ramificazioni all’estero.  Sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza milanese, 17 algerini, tutti regolari, dediti a furti, rapine, borseggi con la finalità di procurarsi denaro da inviare in mezza Europa. E, in particolare, in Algeria. Oltre un milione gli euro spediti nell’arco di due anni e “spariti” nel nulla. Una cellula che aveva la sua base logistica proprio tra Milano e Bergamo, una zona dove "questi fenomeni stanno assumendo una dimensione piuttosto rilevante" ha aggiunto Maroni. Della maggior parte del denaro rubato in Lombardia e spedito in Nord Africa si sarebbe persa ogni traccia. E, sospettano gli inquirenti, potrebbe essere finito nelle mani di terroristi e kamikaze, pronti a farsi saltare per aria e compiere stragi.
Come nel caso di Mohamed Game, anche questi erano immigrati regolari.
Cade quindi la bufala che solo i “clandestini” sono pericolosi.  Sempre, gli autori di stragi e attentati erano a posto con i documenti, spesso avevano la cittadinanza o erano cittadini di seconda generazione, far finta di nulla, davanti a questa realtà, non la cancella, ma mette solo tutti in pericolo. E’ una tecnica dei terroristi islamici, di “integrarsi” o meglio infiltrarsi per colpire al cuore il nemico.  Bisognerebbe tenere conto di questo, nel concedere il permesso di soggiorno a immigrati provenienti da paesi musulmani. Ancor prima di parlare di cittadinanza breve o lunga che sia. Inoltre le moschee andrebbero chiuse (possibilmente) o per lo meno severamente monitorate. Altro che permetterne la proliferazione incontrollata, come è stato fatto fino ad ora. In Italia ci sono 700 fra moschee e centri culturali, quante di queste sono fucine di terroristi?
Orpheus


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8 novembre 2009

Abu Omar vuole la testa di Pollari ...e in futuro anche la nostra


"Con le loro leggi li invaderemo e con le nostre leggi li sottometteremo"
, immagino sia questo lo spirito che anima Abu Omar,  ex-iman indagato per essere un predicatore d’odio e un reclutatore di jihadisti, che pianificò un attacco all'ambasciata americana a Roma, nel quale sarebbero stati uccisi italiani e americani.
Non pago della clamorosa sentenza che ha condannato i 22 agenti Cia e di essere incomprensibilmente LIBERO, invece di marcire in galera, Abu Omar PRETENDE la testa di Pollari.  Del  “segreto di stato” decretato da ben due Governi italiani, se ne fa un baffo.  Per lui, “il vero numero uno l’ha fatta franca: la magistratura italiana è riuscita a individuare i veri colpevoli senza, però, fare giustizia”.
Un " presunto" terrorista che chiede giustizia, solo nei nostri Paesi può accadere!
Omar si scaglia anche contro il Governo Berlusconi che: “ha negato ripetutamente di avere a che fare con il mio rapimento. E mi ha colpito anche il governo Prodi che ha seguito le orme del governo Berlusconi. Adesso mi auguro che il mio avvocato e la Procura di Milano presentino appello. Inoltre, ho sollevato il mio caso davanti al Tribunale europeo per i diritti dell’uomo. E mi aspetto una sentenza migliore di quella di Milano”.  Magari si aspetta anche una medaglia al valore civile, le scuse scritte del Popolo Italiano e un bacia mano del Presidente Napolitano.

Tanta sfacciata arroganza è frutto della miopia che affligge l’Occidente sul reale volto dell’islam e del buonismo insulso che mette in pericolo cittadini inermi ed innocenti, perché i terroristi non si fanno tutti questi scrupoli, per loro i nemici sono ovunque per strada, nei metro, sono donne, bambini e anziani.
Armando Spataro, inspiegabilmente, visto che conosce bene la portata del terrorismo islamico e i trascorsi di Abu Omar, ha sostenuto che la sentenza  è “un chiaro messaggio a tutti i governi: anche in tempi di lotta al terrorismo, non si possono abbandonare i diritti di base delle democrazie”.
Se per quello è anche un chiaro messaggio ai terroristi, che noi occidentali siamo una manica di c****i che vogliono combattere una guerra sporca senza regole e senza fronte, con la “pistole ad acqua” di una democrazia, che è la miglior alleata dei nostri nemici.
Tutti a chiedersi quante siano state le vittime delle ’extraordinary renditions’ organizzate dalla Cia”, nessuno che si chieda quante migliaia di vite umani innocenti sono state salvate, costringendo bestiali terroristi a confessare.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 8/11/2009 alle 20:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

25 settembre 2009

Quei bravi ragazzi…


Vengono da nazioni martoriate da guerre, carestie e regimi.  Si insediano nei nostri Paesi e nelle nostre città. Trovano un lavoro, abitano in appartementi accanto al nostro. Fanno spesa nei nostri supermercati,  prendono i mezzi pubblici, vanno al cinema, in pizzeria, al luna park.
Ci salutano per strada, scambiano due chiacchiere con il portiere, con la vicina di casa, con la commessa. Sono “integrati” perfettamente “integrati” soprattutto se sono immigrati di seconda generazione. Poi una mattina riempiono gli zaini di esplosivi e si fanno saltare il aria insieme a decine e decine di “infedeli”, gli stessi che il giorno prima avevano diviso con loro la carrozza del treno o della metropolitana.
Loro sanno che ci ammazzeranno, anche mentre ci sorridono e ci dicono “Buon giorno”…

Se siamo fortunati i servizi segreti li beccano, prima che portino a compimento la carneficina.
Se no, muoiono innocenti come a Londra come a Madrid. 
Anche questa volta  la strage è stata evitata. Il “bravo ragazzo” l’afgano Najbullah Zazi (24 anni) è stato arrestato. Era un autista di bus, residente a Denver ed era pronto ad usare “una o più armi di distruzione di massa”. Insieme a lui sono stati arrestato per terrorismo il padre Mohammed Zazi e l’imam Ahmad Wais Afzali (già uscito di galera, dopo aver pagato un milione e mezzo di dollari per la cauzione).
Zazi ha ammesso di aver frequentato un “campo di addestramento di Al Qaeda in Pakistan” dove avrebbe imparato a preparare ordigni esplosivi,  ma potrebbe anche essere un terrorista fai-da-te, alla testa delle cosiddette “cellule spontanee”…
Comumque sia questa vicenda mette i brividi,  un po’ovunque Londra, Milano,  Parigi questa gente che accogliamo nei nostri Paesi in nome della carità cristiana (dandogli rifugio politico), ci ricambia dedicandosi al bricolage del terrorismo nei migliori dei casi (cioè quando non sono“professionisti”di alqaida).
Si potrà obiettare che sono pochi rispetto al grande numero dei rifugiati, forse, ma ne bastano due o tre per ammazzare centinaia di persone.
E se un giorno mettessero le mani su armi chimiche o nucleari?
L’Occidente deve PROTEGGERSI e rivedere la politica dell'asilo politico agli immigrati che provegono da paesi in mano gli estremisti, nonché terroristi islamici.
Prima poi, il meccanismo del’intelligence potrebbe incepparsi e a pagare sarebbero centinaia, se non migliaia di cittadini innocenti. Ma chi ce la fa fare?
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 25/9/2009 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa

2 settembre 2009

Il burqa del crimine


Burqa e niqab non sono solo strumenti di sottomissione e annullamento della donna islamica, ma costituiscono anche, per la comunità,  dei veri e propri pericoli legati alla criminalità e al terrorismo.
Lo spiega molto bene Daniel Pipes nel suo articolo. In Giordania negli ultimi due anni 50 persone hanno commesso 170 crimini indossando indumenti islamici, all'incirca un episodio ogni quattro giorni, un'ondata di crimini che ha indotto qualche giordano a chiedere delle limitazioni all'uso o perfino il divieto di far indossare questi copricapo islamici.
Anche i Paesi occidentali denunciano innumerevoli crimini legati alla pratica di indossare questi indumenti. Rapine, omicidi, rapimenti tutto e più facile e sicuro con il corpo intabarrato in quegli informi pastrani. L'uomo che ha rapito la quattordicenne Elizabeth Smart l'ha costretta a indossare un indumento simile al niqab che l'ha celata alla vista altrui per nove mesi.
Dal versante del terrorismo la situazione è ancora peggiore, i talebani lo usano per nascondere armi e bombe ed è spesso adoperato negli attentati suicidi che causano vere e proprie stragi fra i civili. Anche in Iraq e Pakistan la tecnica è apprezzata dai terroristi jiadisti. Persino fra gli attentatori di Mumbai (circa 200 morti) c'era una misteriosa donna in burqa. Altrove, altri episodi riguardano un attacco sferrato contro turisti francesi in Mauritania ed uno con cocktail Molotov in Bahrein.
Tutto ciò dimostra quanto sciocco e pericoloso sia permettere l’uso di simili indumenti nei nostri Paesi. Purtroppo anche in questo caso i soliti “progressisti” e multiculturalisti, quelli che pontificano di chissà quali vantaggi nella società multiculturale (anche se proprio non capisco come si possa definire cultura questo triste corollario della società islamica), si scagliano contro chi vieta l’uso di burqa, niqab e infine burkini, tacciandolo d’ignoranza, stupidità, razzismo e blablablabla…

Proprio a causa di quest’ultimo è nata una diatriba fra un sindaco leghista che ne ha vietato l’uso in piscina (per ovvie norme igieniche), ma anche nei luoghi pubblici (fiumi ecc.), e le solite anime belle, che hanno lanciato la prevedibile provocazione beota: tutti in burkini a Varallo.
Ha risposto bene il sindaco a questi cervelloni che si prostrano davanti alle usanze più anacronistiche, misogine e discriminatorie, spacciandole per kultura: “Se proprio hanno coraggio, vadano a fare il bagno in due pezzi, in un paese islamico”…fossero scemi, la nostra cultura in quei paesi è considerata oscena e diabolica, e chi osa mostrare un pezzo di pelle in più, rischia non una multa, ma un linciaggio.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 2/9/2009 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

3 dicembre 2008

"Bombe al Duomo"

 
 Tra gli obiettivi c’erano l'Esselunga di Seregno e i parcheggi di un locale notturno, la caserma dei carabinieri di Giussano e l’ufficio immigrazione della questura di Milano. In carcere sono stati portati Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale "Pace" di Macherio e Gafir Abdelkader, 42 anni. Sono accusati di terrorismo internazionale (articolo 270 bis del codice penale). Dalle intercettazioni gli investigatori hanno scoperto che gli indagati, complessivamente una decina e che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Capite le difficoltà, avrebbero ripiegato su alcune bombole a ossigeno il cui uso era stato tratto da internet.
Anche il centro culturale "Pace" di Macherio è stato perquisito. Nell’edificio, dopo i sermoni ufficiali, dal tenore moderato, si svolgevano delle riunioni serali a cui partecipavano cinque o sei persone in cui i toni erano decisamente fondamentalisti. Le conversazioni sono proseguite fino a pochi giorni fa.
I due nordafricani, uno di 42 anni e l’altro di 31 anni, avevano scaricato da internet documenti che contenevano indicazioni utili per costruire ordigni da utilizzare ai loro scopi. Il predicatore avrebbe indottrinato persino il figlioletto di 2 anni, costringendolo al culto di Osama Bin Laden, che il piccolo doveva chiamare "zio Osama". Sempre lo stesso predicatore aveva dato il nome al suo secondo figlio di Osama. 
I due marocchini stavano progettando di fuggire, dopo aver capito di essere nel mirino delle forze dell’ordine. I due avrebbero voluto svolgere attività terroristiche anche in Iraq e Afghanistan. Nell’indagine, ordinata dal pm Nicola Piacente, sono coinvolte un’altra decina di persone. Attraverso delle cimici posizionate nelle loro automobili, gli investigatori hanno colto conversazioni durante le quali i due marocchini parlavano di possibili attentati anche nel nostro Paese.
Avevano già effettuato i sopralluoghi sui possibili obiettivi. Proprio a causa dell’avanzamento dei loro progetti, gli agenti della Digos di Milano si sono decisi ad intervenire. Il capo della Digos di Milano, Bruno Megale, ha spiegato durante la conferenza stampa che l’organizzazione di attentati si era articolata in più fasi, dall'indottrinamento alla costruzione di ordigni, fino all'individuazioen degli obiettivi. Da Il Giornale
Non ci sono molti commenti da fare, tranne il fatto che questi due emuli di Osama Bin Laden, si riunivano in un centro culturale chiamato "PACE" e progettavano di fare a pezzi tanti poveri innocenti milanesi.
Mi domando quanti altri centri di "Pace" abbiamo in Italia?
Orpheus

Aggiornamento: La Lega: "Stop alle nuove moschee. Una moratoria per bloccare i centri". E speriamo che facciano sul serio.
Per Rifondazione ""è soltanto l’ennesimo, disgustoso e vergognoso atto di una campagna becera e folle come quella che i più ciechi e feroci integralisti nostrani, i leghisti, stanno portando avanti da molto tempo"
Per Pdci (amiconi dell'Ucoii): "L'ennesimo tentativo della Lega di criminalizzare i cittadini islamici che vivono in Italia è intollerabile"
Peccato che i cittadinin islamici che vivono in Italia e frequentano una delle 700 moschee e qualche miglaio di centri "culturali" siano solo l'8%. Chissà come mai? Vorrà pur dir qualcosa. Magari che sono luoghi d'indottrinamento e di odio.


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permalink | inviato da Orpheus il 3/12/2008 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

30 novembre 2008

60 ore di terrore


Adesso che è tutto finito mi sembra giusto fare il punto di questa ennesima tragedia causata dal terrorismo islamico.
E sottolineo terrorismo islamico, perché quello che mi ha colpito è stata la “discrezione” con cui i media hanno affrontato all'inizio questo aspetto, rilevante, di quanto accaduto in India.
I terroristi erano tutti di età compresa tra i 18 e i 28 anni, lo riferisce l'emittente tv indiana Ndtv aggiungendo che gli attentatori erano in possesso di tessere di riconoscimento di istituti universitari. Quindi nessuno di loro si è trasformato in terrorista per fame, per disperazione, per povertà, almeno due dei 25 autori delle stragi di Mumbai sono inglesi. Di origine pachistana, ma con passaporto e residenza britannici.
Uno schema già visto tante volte, a New York, a Madrid, a Londra. Questi assassini vengono istruiti a fare carneficine, nei nostri tolleranti paesi e poi, vanno in giro per il mondo a seminare morte, in nome di Allah. Il terrorista catturato vivo ha ammesso di essere un militante del Lashkar-e-Taiba, gruppo fondamentalista islamico pachistano, volevano uccidere 5000 persone, con 25 kg di espolsivo gli è andata “male” ne hanno ammazzate solo 195. Però in “compenso” alcuni degli ostaggi del Taj Mahal hotel sarebbero stati torturati dai terroristi prima di essere uccisi. Lo afferma una televisione indiana privata locale. In una foto mostrata dalla Today TV si vede il corpo di un uomo nudo e insanguinato che giace bocconi, con le caviglie legate.

Infine come si è potuto leggere oggi, il principale obiettivo erano gli ebrei, “incidentalmente” ci sono andati di mezzo anche occidentali e indiani. Come sempre d’altronde quando c’è di mezzo il terrorismo islamico. E’ comunque sbagliato pensare che sia solo un problema degli ebrei, perché come si è già visto, per ammazzare un ebreo, i terroristi spediscono all’altro mondo, anche occidentali, musulmani stessi e chiunque si ritrovi nelle immediate vicinanze. Senza contare che trovo questa caccia all’ebreo, che lascia il mondo indifferente, disgustosa.
Come trovo disgustoso lo spirito 'giustificazionista' che pervade tutte le anime belle, che da sempre si cantano e si suonano il ritornello del povero “resistente” costretto dalla fame e dalle ingiustizie ad ammazzare i kattivoni occidentali ed ebrei: non è così queste belve assetate di sangue innocente, ormai le sfamiamo e istruiamo noi nelle nostre accoglienti città. Non sarebbe il caso di essere un po' meno tolleranti?
Orpheus


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27 ottobre 2008

La cultura sinistra di chi vuole uccidere Silvio Berlusconi

 
Mi piacerebbe chiedere al leader del Pd, appena reduce dalla manifestazione dei "migliori"  (i culturalmente e moralmente superiori elettori di sinistra), chi ha creato la sub-cultura di coloro che vogliono ammazzare l'avversario politico, di coloro che lo insultano su veri o presunti difetti fisici, di coloro che non costruiscono nulla perchè sono "contro" a prescindere: dei tonini, dei travaglio dei grilli che il leader del Pd si é messo a scimmiottare in tv, in piazza e sui giornali, per mero calcolo politico.
E non mi si venga a dire che loro le anime belle del Pd sono aliene a queste forme di estremismo politico, perchè sono mesi che Veltroni e Di Pietro schiacciano l'occhio all'elettorato della sinistra radicale spingendo sull'accelleratore dell'antiberlusconismo più becero, facendo a gara a chi é più aggressivo, più insultante, più bugiardo. Rinfocolando un odio che si credeva esaurito con la nascita del PD e la possibilità per il nostro paese di godere di un sano bipolarismo.

Qualche chicca dei “moralmente superiori”

NEL FRATTEMPO CHE CI VIENE IN MENTE UNA BELLA IDEA PER FARLO FUORI, COMINCIAMO CON L'INSULTARLO... QUA POTETE/DOVETE URLARE LA VOSTRA RABBIA E I VOSTRI INSULTI VERSO STO GRANDISSIMO FIGLIO DI TROIA...
QUESTO GRUPPO E' UN RACCOGLITORE DI IDEE CONCRETE, E SOTTOLINEO CONCRETE, PER COMBATTERE E DANNEGGIARE IL CAVALIERE DI ARCORE...


FINE ULTIMO DEL GRUPPO (NELLA SPERANZA CHE POSSA SOLO ESSERE UN INIZIO) E' LA CREAZIONE DI UN EVENTO (O MANIFESTAZIONE CHE DIR SI VOGLIA) IN CUI IL NOSTRO SOGNO (BEN RAPPRESENTATO DALLA FACCIA MACIULLATA DELLO STRONZO) POSSA MANIFESTARSI IN UN TRIPUDIO DI GENTE FESTOSA CHE URLA IL PROPRIO DISPREZZO E IL PROPRIO RACCAPRICCIO NEI CONFRONTI DEL GRANDE TUMORE CHE STA ROSICCHIANDO IL SENSO DEMOCRATICO ITALIANO...

Nessuno nel PdL o della Lega si sognerebbe di fare una cosa del genere con Veltroni o con chiunque nell'opposizione.

Forse la nostra sarà la cultura del "vuoto", come ha detto il leader del Pd nel suo discorso sabato, ma é sempre meglio della cultura dell'odio di una sinistra incapace di proporre valide alternative al gioco al massacro di Silvio Berlusconi. Una cultura che ha già insaguinato la nostra storia recente e che nulla ha imparato dai propri errori.
Orpheus 

23 ottobre 2008

Terrorista di "profesisone" pedofilo, l'ultima mostruosità in internet

 
Tutto è iniziato con un’indagine condotta da Scotland Yard nel 2006, quando fu arrestato Abdul Makim Khalisadar, un giovane predicatore musulmano dell’East End di Londra. C’era il sospetto che fosse legato a un trafficante d’armi implicato nel jihad terrorista. Dalle analisi del DNA emerse che Khalisadar era anche colpevole di uno stupro. Aveva violentato una donna l’anno prima. In casa del “predicatore” gli investigatori trovano del materiale pedopornografico.
I giornalisti del Times decidono, allora, di continuare le loro ricerche e vengono così a conoscenza della moschea di via Quaranta a Milano divenuta centro di reclutamento di Al Qaeda. La polizia italiana durante l’irruzione nel luogo di culto aveva sequestrato i PC, dentro c’erano centinaia di immagini che ritraevano abusi su minori.
Anche durante un’operazione della polizia gli agenti scoprono che l’algerin Abdelkadir Ayachine, accusato di incitare alla lotta armata islamista, scaricava e trasferiva regolarmente via Internet grandi quantità di immagini di minori coinvolti in giochi sessuali con adulti (Abdelkader è anche legato alla rete salafita che uccise 45 persone in un attentato suicida a Casablanca nel 2003).

Secondo il Times, ci sono stati anche due terroristi non legati al mondo islamico che facevano uso di materiale pedopornografico. In questo caso c’entrava l’ossessione per il controllo e la dominazione, come pure il continuo uso di Internet.
Nel caso invece dei musulmani dice il magistrato Stefano Dambruoso che ha seguito il caso della moschea di Via Quaranta le immagini pornografiche potrebbero essere state usate per camuffare il vero contenuto dei messaggi, quindi Dambruoso escluderebbe l’ipotesi che tali terroristi abbiano reali tendenze pedofile.
Si tratterebbe quindi di “steganografia”: i terroristi usano immagini pedopornografiche per criptare messaggi a carattere eversivo. Una volta scaricato il file, attraverso un’applicazione che richiede password e codici di accesso, gli utenti sono in grado di rendere accessibili le informazioni segrete. In questo modo i terroristi riescono a scambiarsi informazioni liberamente, senza passare attraverso siti jihadisti sospetti o messi sotto sorveglianza delle autorità. Le indagini, le ricerche e gli studi sono ancora in corso. Probabilmente nei prossimi mesi verranno alla luce nuovi casi e nuove inquietanti coincidenze. Che il nesso tra pedofilia e terrorismo sia di natura psicologica o strumentale poco importa. Se la ragion d’essere della Guerra Santa è opporsi al degrado morale e culturale dell’Occidente, esaltando “le virtù” del proprio mondo, i terroristi cadono nella stessa degradazione contro cui dicono di voler combattere. Riassunto dall’Occidentale

C’è anche un’ altra ipotesi è che loro non ritengano sconveniente la pedofilia, non dimentichiamo che nei paesi musulmani bambine di otto, nove anni vengano date in moglie a uomini maturi, quando non vecchi. Ergo vedere foto di bambine stuprate da uomini adulti non li sconvolge, certo più di tanto.
Infine chi riesce ad imbottire un bambino di esplosivo per mandarlo a farsi saltare in aria e uccidere civili, non si ferma certo davanti all'uso di materiale pedopornografico, se ciò giova alla causa.

Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 23/10/2008 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

25 maggio 2008

L’estremista pensionato: l'incredibile caso di Abu Qatada

 
Mentre l’Unione Europea apre alla possibilità di inasprire la legislazione in materia di espulsioni dei clandestini, la Gran Bretagna ha deciso di chiudere la disputa dando vita a uno di quei paradossi che soltanto l’imperante politically correctness può spiegare.
In una terra in cui lo Human Rights Act consente alla polizia di uccidere un sospetto terrorista in caso di presunto pericolo per la sicurezza pubblica,  è però impossibile deportare verso il paese d’origine un pericoloso estremista i-slamico perché una volta rimpatriato potrebbe subire torture. Pistolettate in casa sì, eventuali torture all’estero no.
Non si tratta di un racconto di fantasia, ma della vicenda che sta facendo imbestialire l’opinione pubblica inglese e sta aprendo un nuovo conflitto tra il primo ministro Gordon Brown (intenzionato a chiedere nuovamente il prolungamento a 42 giorni del termine di fermo senza accusa per i sospetti terroristi) e diversi membri del suo stesso partito oltre che attivisti dei diritti civili.
A giorni, infatti, lascerà il carcere di massima sicurezza di Long Lartin Abu Qatada, esponente di primo piano di al Qaeda in Gran Bretagna e ispiratore delle gesta di Mohamed Atta, uno dei capi degli attentatori dell’11 settembre, nel cui appartamento di Amburgo, in Germania, furono trovate decine di audiocassette contenenti infuocati sermoni del clerico integralista.
Ma Abu Qatada non sarà estradato in Giordania, suo paese d’origine: resterà a Londra in regime di semilibertà (avrà il coprifuoco alle 22), dove per il mantenimento potrà contare su un assegno mensile di 1.500 sterline gentilmente offerto dai contribuenti britannici. I quali, in aggiunta, dovranno sborsare altre migliaia di sterline per il controllo dell’imam da parte delle forze di polizia. Esigenza, quest’ultima, resa necessaria dal profilo personale dell’uomo.
Continua qui
Non può essere estradato in Giordania perchè Abu Qatada è stato già giudicato in contumacia per gli attentati contro due hotel di Amman nel 1998, e l'articolo 5 della legislazione sui diritti umani vieta di estradare chiunque in paesi dovesi si praticano  trattamenti degradanti e inumani
Inoltre, Qatada non può essere processato perché contro di lui le prove più schiaccianti sono basate su intercettazioni telefoniche, attualmente non sufficienti per istruire una causa. Jacqui Smith, il ministro dell’Interno, si è detta contraria alla decisione della Corte d’appello di vietare l’estradizione, e ha promesso che farà di tutto per assicurare un controllo strettissimo nei confronti di Abu Qatada.
 Lui, intanto, si godrà le 1.500 sterline di benefit garantite dal welfare di quel paese che tanto disprezza e che concorre personalmente a far sentire sotto minaccia.
In Inghilterra ormai sono alla follia pura. Immagino che sia anche per questi "fatti" che alle ultime elezioni i laburisti hanno preso una batosta.
Ovunque in Europa, sembra che la priorità della sinistra sia consegnare il paese ai nemici dello stesso.
Orpheus


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14 marzo 2008

Ucciso il vescovo di Mosul- Ditelo a D'Alema


 L'arcivescovo cattolico caldeo di Mosul, monsignor Faraj Rahho è stato fatto ritrovare morto dagli assassini islamici.
Tutto come previsto, perché nessuno ha mosso un dito per lui.
Era stato rapito il 29 febbraio scorso. Aveva appena celebrato nella chiesa del Santo Spirito la Via Crucis di Gesù Cristo, ed è subito cominciata la sua, di Via Crucis.
I terroristi, criminali della galassia di Al Qaeda, quel venerdì avevano eliminato subito i tre accompagnatori, poveri guardiani scalcinati. Lo proteggevano come si fa con un padre, erano inutilmente armati, sapevano bene che i cristiani in Iraq sono un bersaglio ghiotto, e i vescovi di più. Monsignor Rahno, 67 anni, aveva una grande barba bianca e un bel sorriso. L'hanno tirato fuori ieri sera dalla terra. Dicono sia stato lasciato morire, senza medicine, lui che aveva il cuore malato.
Oggi, lavato e benedetto il suo corpo, i suoi fedeli lo porranno accanto a un suo prete: morto ammazzato anche lui. Era il segretario, padre Ragheed: lo aveva eliminato un commando di terroristi il 7 giugno scorso, all'uscita da messa.
Questa la cronaca. Vorremmo sottolineare un fatto: la comunità internazionale è stata ferma, silenziosa, acquiescente. In fondo, si pensa che i vescovi sono fatti apposta per accettare il sacrificio della vita. Non sono stati mobilitati i servizi segreti, come si fa quando prendono un giornalista o un politico. Nessun digiuno pubblico. Nelle chiese si è pregato. Fuori, niente, non una gigantografia, una petizione. Solo il Papa aveva lanciato un appello. Ieri, ancora e sempre soltanto Benedetto XVI ha alzato il suo lamento: «Un atto di violenza disumana che offende la dignità dell'essere umano». Dall'Iraq un altro vescovo, Rabban al Qas, da Arbil, commentando la notizia ad Asia News, non ha trovato parole di odio, ma quasi di resurrezione: «Una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua». Perché questa solitudine del Papa e dei vescovi? Invano Ratzinger ha chiesto a Bush e all'Onu una maggiore sicurezza per le comunità cattoliche in Medio Oriente. Niente da fare. Gli attentati contro la minoranza cattolica in Iraq si susseguono. I cristiani sono stati ricacciati in una sacca al Nord. A Bagdad c'erano 50 parrocchie, scuole, seminari. Ora è quasi un deserto. C'erano stati segnali di speranza. Uccisi subito. I cattolici erano un milione in Iraq prima del 2003: ora sono forse dimezzati. Costretti all'esilio. Intanto che cosa fa il nostro governo? Cerca di stringere rapporti di collaborazione con Hamas. Gente che è della stessa pasta di quanti hanno ammazzato il vescovo. (e infatti l'Iran addestra i terroristi di Hamas N.diO.)
Qualcuno - lo leggerete su altri giornali - scriverà: i rapitori sono delinquenti comuni. Non credeteci. Al Qaeda è in ritirata. I suoi uomini sono diventati una mafia religiosa che chiede il pizzo ai cristiani dovunque siano: se non pagano, li si rapisce e poi ammazza.
Ormai dovunque in Medio Oriente, su chiara indicazione strategica dell'Iran, i cristiani sono carne da macello. I capi di stato musulmani non condannano, lasciano fare. Gli imam guardano senza decretare fatwe. L'Europa condanna Guantanamo, e ci sono buone ragioni per questo, ma non alza la voce, non pone condizioni perché sia tutelata non diciamo la libera presenza della Chiesa ma almeno la sua sopravvivenza fisica. In Italia Procure della Repubblica e governo si accusano reciprocamente di slealtà e di menzogna. Il risultato è che l'intelligence italiana smantellata con una specie di gioia mistica dai magistrati non ha fatto nulla di nulla per quel vescovo. Importante è non fare niente, così non si sbaglia mai, non è vero? Il 26 e il 27 marzo a Damasco si raduneranno i Paesi musulmani. È troppo chiedere a D'Alema e alla Commissione europea, all'Onu e all'Ocse che chiedano a Iran e Libia, Siria e compagnia coranica, di condannare gli assassini sistematici dei preti cristiani nelle aree della loro influenza? O il prezzo della nostra tranquillità passa dall'omertà dinanzi a queste potenze islamiche mafiose? Beh, noi non ci stiamo.
Renato Farina-Libero
Oltre a questo sempre l'indecente realtà degli ostaggi degni di mobilitazione se di sinistra, lasciati crepare nel più assoluto silenzio, se di destra, cristiani o altro.
Davanti a questo i parrucconi che si stracciano le vesti sulle battute del Cav, non fanno una piega.
Stolti, inutili, ipocriti, tromboni penosamente ridicoli.
Orpheus
                       


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12 marzo 2008

IRAN: PER FINANZIARE IL TERRORISMO E' STATO AVVIATO IL SITO "GHESAS", LA LEGGE DEL TAGLIONE

 Il regime di Ahmadinejad, dopo la violenta morte del noto terrorista libano-iraniano Imad Fayez Mughniyeh, ucciso nell'esplosione della sua auto nelle vicinanze dell'ambasciata iraniana e in una zona super controllata dai servizi di sicurezza siriani, ha avuto delle forti convulsioni: il colpo è stato assai duro e ha colpito il cuore del terrorismo iraniano. Secondo alcuni analisti della politica iraniana, il terrorismo iraniano, con l'uccisione di Mughniyeh è stato decapitato. Proprio ieri, il regime dei mullah ha stampato in onore di  Mughniyeh un francobollo che da ora in poi manderà in tutto il mondo. Ma dal momento che le azioni di Hezbollah costano e non sono gratuite, il regime di Ahmadinejad demagogicamente si è rivolto alla popolazione costituendo un sito ufficiale, chiamato Ghesas, la legge del taglione, con cui ha chiesto la raccolta di fondi per premiare colui che ucciderà i leader politici israeliani: il minimo premio è pari ad un milione di dollari.
A tal proposito il sito dell'agenzia di stampa governativa Fars del 10 marzo, ha diffuso questa notizia: " Alla fine della cerimonia del" Ghesas Jalut" e in direzione della Ghesas(vendetta), contro i capi del regime sionista è stato fondato il sito Ghesas.
Nella notizia dell'agenzia Fars oltre ad alcuni slogan per l'eliminazione dell'Israele si afferma: "gli interessati con l'atto di iscrizione al sito, dichiarano la loro disponibilità per regalare un loro rene per garantire il finanziamento del minimo premio di un milione di dollari a favore di colui che eseguirà la fucilazione rivoluzionaria dei capi sionisti".
Da Agenzia Iran Democratico
Chissà se il nostro illuminato ministro degli esteri é al corrente di questa "edificante" iniziativa del regime iraniano?
Magari può coinvolgere anche Teheran nel dialogo per la pace, infatti anche questo regime finanzia i terroristi che ammazzano gli israeliani, addirittura chiedendo di vendere un rene a chi sta a cuore la causa antisionista.
Un po' difficile da accettare, per Israele...ma forse D'Alema con la sua grande abilità di statista può coinvincere il popolo israeliano a farmi macellare dai terroristi, in nome della pace. Che sicuramente ci sarà quando gli estremisti avranno ottenuto ciò che vogliono: cancellare Israele dalle mappe geografiche.
Orpheus


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11 febbraio 2008

Il barbaro assassino di Daniel Pearl condannato a morte dal Pentagono

 
Il Pentagono ha chiesto la pena di morte per Khalid Sheikh Mohammed e altri 5 terroristi, ritenuti responsabili  dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001, che costò la vita a 2.973 persone.
Ma Khalid, é anche un killer spietato che ha ucciso personalmente uomini, donne e bambini.

Il caso più clamoroso é stato la decapitazione del giornalista Daniel Pearl. Trucidato a Karachi, il primo febbraio 2002. 
Un delitto orrendo. "Ho decapitato con la mia mano destra benedetta l’ebreo americano. A coloro che desiderano avere delle conferme è sufficiente andare su Internet dove compaio in alcune foto tenendo in mano la sua testa", afferma Khalid Sheikh Mohammed  con un tono di sfida...
Adesso sei anni  e 10 giorno dopo, per il suo carnefice é stata chiesta la pena di morte, ma almeno lui avrà un processo, potrà difendersi, e non sarà sgozzato dopo essere stato costretto a dire: "Mio padre è ebreo, mia madre é ebrea, io sono ebreo". Sua moglie era incinta di cinque mesi, Daniel é morto senza poter veder nascere suo figlio.

Immagino che la richiesta del Pentagono, farà molto scalpore sui media, che riprenderanno a propinarci la solita manfrina su come "siano- Kattivi-gli-americani" e su "quanto-sia-crudele-Guantanamo"...la solita aria fritta che spacciano per rispetto dei diritti umani, diritti che quando sono violati in Iran o in Cina o a Cuba non interessano nessuno.
A nessuno interessano le torture delle carceri iraniane, subite non da terroristi sanguinari, ma da studenti, donne, dissidenti.
A nessuno interessano le impiccagioni, anche se a penzolare da una forca é una giovane donna incinta.
A nessuno interessano le lapidazioni, le frustate, le amputazioni, gli accecamenti, le percosse più feroci.
La buona coscienza dei sepolcri imbiancati si risveglia solo quando l'America fa giustizia.
Orphues

4 febbraio 2008

Bruno Berardi si candida alle elezioni

 Finalmente anche i parenti delle vittime del terrorismo rosso avranno voce in Parlamento. Coloro che più vergognosamente sono stati ignorati dallo Stato, avranno chi li rappresenta, grazie a Bruno Berardi (figlio del maresciallo Rosario, ucciso dalle Brigate rosse a Torino).
E’ in corso, infatti una trattativa fra Berardi, presidente dell’ Associazioni Vittime del terrorismo, con An, perché siano riservati alcuni posti in Parlamento, nelle fila del centro destra ai familiari delle vittime degli anni di piombo. Gente per lo più dimenticata dallo stato italiano. Uno stato in cui invece esistono numerosi partiti che hanno sentito il bisogno di riciclare gli ex carnefici di quegli anni.
Ed è proprio per questo motivo,come afferma lo stesso Berardi, si è sentito in dovere di scendere in campo. Ci sono voluti 30 anni per approvare la legge 206 che finalmente indennizzava le vittime dei terroristi, ma ancora oggi molti congiunti di tali vittime (che includono anche quelle di Nassyria e della mafia) non hanno visto riconosciuto alcun beneficio a distanza di anni dalle tragedie”.
Berardi ha scelto An perché è un partito “che si è distinto con i fatti e non con le promesse, cosa che in questo paese non è da poco , e li ha aiutati concretamente”.
Teme purtroppo che, alcuni partiti insignificanti pur di arraffare voti alle prossime elezioni continuino lo scandalo delle candidature a ex-terroristi. Per questa ragione ha lanciato un appello che “dovrebbe essere fatto proprio da tutti i partiti che si proclamano ‘puliti’ ed a favore di una società sempre più protesa a richiedere sicurezza , onestà, e lavoro per tutti e non solo per i soliti raccomandati.”
Fin’ora in Italia le vittime del terrorismo sono sempre state ignorate mentre i carnefici hanno fatto carriera, il problema, come sottolinea sempre Bruno Berardi, è storico: “Quando sono nate le Br il loro scopo era di conquistare il potere con le armi. Tutto ciò è fallito miseramente. Pertanto oggi gli ex terroristi sono riusciti a piazzare sé e i propri compagni di merenda presso le istituzioni. Inoltre ricattano la politica e i politici e chiedono a gran voce un riconoscimento pubblico in cambio del silenzio sugli anni di piombo. E sulle coperture di cui hanno goduto.
A chi gli dice che tutti hanno il diritto di rifarsi una vita e di andare in Parlamento, Berardi risponde che “i diritti veri dovrebbero essere solo per le persone per bene che si sono sacrificate per il bene comune senza essersi sporcate le mani di sangue. Per gli altri dovrebbe valere il motto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Questa posizione di sfida contro le ipocrisie istituzionali ha portato a Berardi un sacco di guai e per ben due volte ha perso il lavoro, per 30 anni, lui come gli altri parenti delle vittime del terrorismo rosso, sono stati abbandonati dalle istituzioni, che “hanno voluto di proposito cancellarli dall’immaginario di questo paese negando alle nuove generazioni la conoscenza vera di quella che è stata la storia italiana negli anni di piombo”. Ma l’inferno da cui sono passati gli è servito “per diventare dei giganti indistruttibili, perchè hanno avuto dalla loro parte la solidarietà di moltissimi cittadini” . Ma ovviamente c’è ancora molto da fare…
Orpheus

21 novembre 2007

Toghe rosse made in Usa

 

Da oggi possiamo “consolarci con l’aglietto” anche qui in Italia. Per merito di Daniel Pipes infatti siamo venuti a sapere che anche a Washington e in mezza America esistono i giudici “zecche” che interpretano la legge favore degli estremisti islamici. Vanificando non solo gli impegni di Bush junior e tutto quello che è successo dall’11 settembre 2001 in poi, Guantanamo compresa, ma anche ridicolizzando la giurisdizione statunitense. Pipes racconta le vicende di una causa civile “in seguito a un attentato suicida, perpetrato a Gerusalemme nel settembre 1997”. E scrive: “Hamas rivendicava il merito di aver ucciso 5 persone e di averne ferite 192, inclusi alcuni americani. Poiché Hamas era stata finanziata dalla Repubblica Islamica dell’Iran, 5 studenti americani rimasti feriti chiesero ad essa i danni. Le prove peritali stabilirono la colpevolezza del regime, in un processo di quattro giorni, inducendo il giudice Ricardo M. Urbina, ai sensi del Flatow Amendment del Foreign Sovereign Immunities Act, a multare di 251 milioni di dollari, come risarcimento esemplare, il governo iraniano e la sua Guardia Rivoluzionaria”.
Purtroppo però la cosa non finisce lì. Infatti i familiari erano alla disperata ricerca dei soldi dell’Iran per farli sequestrare ma senza ottenere grande aiuto dalle banche americane. Fra l’altro pare che in America in molti se ne infischino dell’articolo 210a del Terrorism Risk Insurance Act del 2002 che letteralmente recita: “Malgrado ogni altra disposizione di legge (…) in ogni caso in cui una persona abbia ottenuto un giudizio contro una parte terrorista in una causa per un atto di terrorismo (…) il blocco dei beni di quella parte terrorista (…) sarà soggetto ad esecuzione“. Gli altri beni iraniani peraltro erano tutti già stati bloccati o fatti sparire da Teheran da oltre 30 anni, da quando Carter non seppe gestire la vicenda degli ostaggi americani presi dalle guardie rivoluzionarie di Khomeini dentro l’ambasciata statunitense. Ecco allora cosa fece l’avvocato delle parti civili secondo il racconto che ne ha fatto Pipes al Jerusalem Post: “...il legale delle vittime, David Strachman di Providence, Rhode Island, escogitò alcuni approcci creativi come impedire l’imminente restituzione di antiche tavolette di argilla iraniane in prestito da 70 anni alla University of Chicago.”
E i soldi veri e propri? “Strachman rinvenne solamente un importante nascondiglio del denaro appartenente al governo iraniano: approssimativamente 150.000 dollari statunitensi erano stati depositati presso la Banca di New York (BoNY), in un conto intestato alla Banca Melli, il maggior istituto bancario iraniano e controllato dal regime. Ma quando le parti civili chiesero di ottenere quei fondi, la BoNY intentò una causa federale per sapere come comportarsi in merito ai beni finanziari della Banca Melli.” E come andò a finire la causa federale? Sembrava una causa facile ma non fu vinta “poiché il Dipartimento di Giustizia americano ha registrato questo caso come amicus curiae a favore della Banca Melli. Lo fece, spiegò un portavoce del Dipartimento del Tesoro, nel nome di una ‘corretta interpretazione’ del regolamento statunitense. Il suo amicus curiae brief sembra aver decisamente influenzato il giudice del processo, Denise Cote, che accettò in toto la posizione congiunta Banca Melli-Dipartimento di Giustizia e nel marzo 2006 si pronunciò a sfavore dei fondi che erano stati assegnati alle vittime. Queste ultime si appellarono alla seconda corte distrettuale ma anch’essa si schierò a favore del Dipartimento di Giustizia, archiviando la causa nell’aprile 2007”.
In pratica il dipartimento di stato favorì l’Iran e i giudici pure. In seguito questa banca Melli trasferì quei soldi all’estero. E di essi le vittime di Hamas non seppero più nulla. Ma, a dimostrazione che anche in America la mano destra non sa quel che fa la sinistra, pochi giorni fa proprio la stessa banca ha subito pesanti sanzioni dal governo federale perché sospettata di avere avuto un ruolo economico e bancario nel programma nucleare iraniano e nel fornire fondi per il terrorismo. Pipes nel proprio articolo pubblicato sul Jerusalem Post si chiede retoricamente come può la giustizia americana essere così schizofrenica: da una parte sanziona la banca Melli per aiuti economici al terrorismo sponsorizzato da Teheran e dall’altra la difende contro le vittime del terrorismo di Hamas finanziato dall’Iran. Saranno mica magistrati che hanno fatto qualche stage in Italia?
Dimitri Buffa-L'Opinione.it
Non v'è alcun dubbio...magari dalla Forleo.
Orpheus


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31 ottobre 2007

Eurabia: vietato mettere insieme le parole islam e terrorismo

 
C'è un documento segreto che raccomanda ai ministri, ai capi di Stato e di governo europei e ai loro portavoce di «evitare il collegamento tra Islam e terrorismo», almeno quando parlano con i giornalisti. Del testo si conosce meno del 10 per cento, perché i restanti nove decimi sono nascosti dalla dizione «non declassificato» e invisibili perfino ai parlamentari europei. Ma è quanto basta per imporre una neolingua in cui «il messaggio dei terroristi che invocano l'Islam per giustificare le loro azioni non dovrebbe essere evidenziato»
IL BAVAGLIO
Nessuno potrà lamentarsi del bavaglio comunitario perché la cosiddetta "Strategia di comunicazione ai media riveduta" è stata approvata dal Consiglio dei ministri della Giustizia e Affari interni dell'Unione Europea nel 2006 e poi modificata nel marzo scorso. Ma le "racco mandazioni" sono pienamente operative, tanto che il nuovo coordinatore Gilles De Kherkhove si appresta a rendere noto, nel prossimo dicembre, un rapporto sulla loro attuazione. Non dovrebbero protestare nemmeno i musulmani, a cui Eurabia si inchina con il cosiddetto «Messaggio chiave 2: Integrazione e non discriminazione», in cui si afferma che «nel corso dei secoli l'Islam ha esercitato un'influenza importante sulla cultura europea. Attualmente esso continua a contribuire alla diversità di cui l'Europa è orgogliosa».
Tanto fiera da non riuscire ad ammettere le proprie radici cristiane, ma abbastanza da esaltare il presunto contributo della sharia all'identità del Continente. Dopo l'omaggio, che equivale a un ringraziamento per l'impo sizione del velo alle donne, per l'apertura delle moschee dove si assoldano terroristi da inviare come kamikaze in Iraq e in Afghanistan o per gli attentati di Al Qaeda a Madrid, Londra e Glasgow, c'è ancora spazio per i distinguo. Al punto 6 si spiega che «la radicalizzazione e il reclutamento non sono confinati ad un unico sistema di credenze o un'unica convinzione politica». Come se si fosse mai scovato un arsenale nelle sacrestie delle chiese cattoliche. O come se la presenza di cellule terroristiche nelle moschee rappresentasse una pura coincidenza.
Il fatto è che «l'Ue respinge senza riserve ogni tentativo di identificare una religione o una civiltà con il terrorismo», chiarisce il «Messaggio chiave 1: politica antiterrorismo dell'Ue». Soltanto che per evitarlo, come spiegano a Libero all'ufficio stampa del Consiglio, anche Osama bin Laden non va definito un terrorista islamico, quanto piuttosto una persona che abusa del termine "islamico" per propri scopi criminali. Rimane soltanto il dubbio su come non equivocare se, per caso, fosse il gruppo Jihad islamica a commettere una strage. Via di questo passo, la questione si fa sempre più di lana caprina. A pagina 26 una nuova regoletta del «lessico non emotivo» indica che «sarebbe meglio, quindi, non impiegare "reclutamento" in collegamento con "radicalizzazione"». Se no, chissà che succede.
JIHAD PROIBITA
Anche sul concetto di atto terroristico regna sovrana la confusione terminologica. Rientrano nella definizione gli attentati, i sequestri, le distruzioni se commessi allo scopo di intimidire la popolazione, di destabilizzare le autorità o di costringerle a compiere o a evitare un qualsiasi atto. Ma non si dice nulla - almeno nel brandello pubblico del documento - riguardo a predicazione, addestramento, fornitura di armi, esplosivo, documenti e basi logistiche. Così tutte le attività preparatorie e necessarie alla "guerra santa" finiscono per essere declassate a reati comuni. E, alla fine, magari si scoprirà che i veri terroristi in realtà sono le vittime e viceversa. Allora la neolingua politicamente corretta avrà trionfato, ma senza aver impedito ai terroristi di colpirci.
Andrea Morigi-Libero
Gli islamici fondamentalisti ringraziano sentitamente, la Ue che contribuisce attivamente e con grande solerzia, alla jiad islamica che porterà alla conquista di queste terre d'infedeli.
Orpheus

15 ottobre 2007

Dall'espulsione al ritorno in grande stile alla predicazione jiadista

 
È tornato a fare l'imam a tempo pieno e, ora, a Varese risuona di nuovo l'allarme terrorismo. Abdelmajid Zergout, arrestato e poi finito sotto processo con l'accusa di aver organizzato in Italia una cellula del Gruppo Islamico Combattente marocchino e poi assolto per mancanza di prove lo scorso 24 maggio, ha ripreso infatti a parlare ai fedeli musulmani della Città Giardino. Questo nonostante su di lui penda ancora una richiesta di espulsione, sulla base del decreto Pisanu, del ministro dell'Interno Giuliano Amato, solo bloccata dal "buonismo" della Corte europea dei diritti dell'uomo. Fatto uscire a giugno dal Centro di permanenza temporanea di via Corelli a Milano, Zergout è così rientrato nella sua abitazione di Malnate e venerdì ha guidato le preghiere, tornando ad essere un punto di riferimento per la comunità islamica varesina, nonostante per il Ministero dell'Interno rappresenti ancora una minaccia. Immediate le polemiche e i campanelli d'allarme legati al terrorismo alla presenza attiva in città di un islam radicale.
"È proprio il rientro in grande stile di Zergout - spiega il segretario varesino della Lega Fabio Binelli - a preoccuparmi. Mi allarma, aldilà degli esiti processuali, la sua contiguità con ambienti dell'islam radicale come con il Gruppo Islamico Combattente responsabile delle stragi di Madrid. E dai dossier provenienti dalla Spagna il suo nome è emerso a chiare lettere». Ma a preoccupare non é solo Zergout, nel mirino finisce anche tutto l'ambiente che gli ruota intorno. «La gente deve sapere - incalza Binelli - che l'imam non è una figura nominata dalla gerarchia. È la comunità che lo sceglie e avere la conferma di una simile indicazione non può certo far dormire sonni tranquilli a Varese». Parole che coincidono pienamente con quelle pronunciate da Roberto Maroni, dopo l'asso luzione di Zergout e dei suoi collaboratori Mohamed Raouiane e Adbellillah El Keflaoui. «Ora - aveva sottolineato - c'è solo da augurarsi che il governo intervenga con un provvedimento d'urgenza per prendere questi terroristi e rimandarli al loro paese». E invece, con il benestare della Corte europea dei diritti dell'uomo, Zergout è più attivo che mai. Il problema per Binelli sta proprio qui, "nell'Europa che impone a Roma, che poi impone a noi amministratori di guardare impotenti il ritorno all'attività di simili figure".
Riassunto Da Libero
Si straparla tanto dei diritti dei terroristi pari a quelli di un qualsiasi cittadino in un processo. Come se il terrorismo possa essere equiparato alla rapina, al furto, all'omicidio. Come se il terrorismo non sia quello che effettivamente é, una guerra dichiarata ad una nazione, che però uccide innocenti: uomini, donne e bambini che ignorano di essere in "guerra" e li  uccide nel modo più subdolo e crudele.
Questo signore é stato assolto con "formula piena" perchè la corte (di buon cuore) ha deciso l'annullamento di due rogatorie internazionali a seguito delle lungaggini burocratiche delle autorità spagnole e marocchine. Non contento il suo avvocato ha fatto annullare l'espulsione con l'aiuto della Corte europea dei  diritti dell'uomo (al suo paese i giudici non gliel'avrebbero certo fatta passare liscia). Non contento ancora l'ha fatto rilasciare dal Cpt di Via Corelli, e adesso questo "signore" é tornato allegramente a predicare la jiad contro gli idioti che hanno permesso tutto ciò. Saltassero loro in aria se lo sarebbero meritato, ma purtroppo ci andranno di mezzo cittadini innocenti il cui DIRITTO alla sicurezza non vale nulla di fronte ai diritti pretestuosi dei terroristi islamici.
Orpheus


11 ottobre 2007

Combattere il terrorismo islamista

  

Sono arrivati all’una di notte, armati di asce, coltelli e mitra. Hanno corso oltre la periferia di Algeri, verso Rais, un villaggio di appena mille abitanti, e a sud, verso Sidi Moussa. Hanno buttato giù le porte, trucidando nel sonno vecchi, donne e bambini. Gente sgozzata, uccisa a mitragliate, fatta a pezzi con le asce. Donne violentate. Bambini squartati sotto gli occhi delle madri. Hanno fatto esplodere alcune case, gli abitanti richiusi dentro sono arsi vivi. Prima di andarsene, i terroristi del Gia algerino hanno piantato le teste decapitate delle vittime davanti all’entrata delle abitazioni. Se ne sono andati trascinandosi dietro venti ragazze giovanissime.
E’ una delle tante anonime stragi algerine raccontate dallo scrittore musulmano Mohamed Sifaoui, l’autore del nuovo pamphlet “Combattre le terrorisme islamiste” (Grasset edizioni) e il più celebre dissidente algerino riparato in Francia.
Una bomba ad Algeri, da cui Sifaoui è scampato per miracolo, nel 1996 gli ha portato via numerosi amici, uccidendo una trentina di passanti.
Sifaoui, che figura in cima alla blacklist del Gia algerino, ha vissuto da infiltrato per oltre tre mesi in una cellula francese di al Qaida, ne ha tratto un libro sconvolgente, “Mes ‘frères’ assassins”. Ha denunciato in un clamoroso documentario televisivo la propaganda occulta dell’islamista svizzero Tariq Ramadan.
Sifaoui ha visto la sua foto e il suo nome accanto alla scritta “le mourtad”, l’apostata, su molti siti Internet islamisti. “Non potrai ritardare la tua ora”, diceva la sentenza di morte. Ne ha ricevute tante e le condanne non hanno nulla di virtuale.
La protezione intorno a Sifaoui è diventata infatti totale a partire dal 2003 e si è intensificata dopo che ha scritto per la rivista sartriana “Les temps modernes”, diretta dal regista Claude Lanzmann, un editoriale in difesa di Robert Redeker, il professore di filosofia costretto a vivere nell’oscurità per un articolo apparso sul Figaro.
In quest’intervista al Foglio, Sifaoui racconta la sua vicenda e spiega perché, lui che ci tiene a definirsi “musulmano democratico”, ha deciso di difendere Redeker, che un anno fa esatto entrava in clandestinità. Sifaoui è l’unico scrittore musulmano a figurare nella nuova raccolta che Patrick Gaubert ha pubblicato sotto il titolo “Combattre l’obscurantisme”, la prima antologia di articoli in difesa del filosofo, assieme a Lanzmann, Pascal Bruckner, Bernard Henri- Levi e Alain Finkielkraut.
“Gli islamisti mi minacciano da una ventina di anni” ci spiega Sifaoui. “Mi hanno perseguitato in Algeria, hanno tentato di assassinarmi. Hanno ucciso di modo selvaggio e barbaro un centinaio di giornalisti e di intellettuali algerini durante questi ultimi quindici anni, molti erano anche miei amici. In Francia ricevo regolarmente minacce di morte e vivo dal 2003 sotto la protezione della gendarmeria. E’ una situazione che faccio mia e non voglio presentarmi come una vittima.
Sono musulmano, democratico e laico che pensa che la resistenza all’islamismo sia un atteggiamento civico e che il rifiuto del terrorismo sia un dovere. Il mio ‘peccato’ è il peccato delle donne e degli uomini liberi che consiste nel rifiutare l’oscurantismo e preferirgli la luce”.
Sifaoui ha trascorso una vita a guardarsi le spalle.
“Quando si difendono principi o convinzioni ci si rifiuta di metterli su una bilancia. Come ho già detto, rifiuto di presentarmi come una vittima. Oggi siamo tutti in pericolo. Anche coloro che rifiutano di opporsi al terrorismo islamista non sono al riparo da un’azione terroristica.
Lo abbiamo visto tanto in occasione degli attentati dell’11 settembre che in quelli di Madrid e Londra, il terrorismo islamista ci riguarda tutti indipendentemente dalle nostre convinzioni, le nostre origini, la nostra religione, il terrorismo islamista è il nuovo fascismo che si abbevera del sangue degli innocenti e tenta di imporsi con il terrore che vuole instaurare sugli spiriti. La migliore risposta da opporre a questo fenomeno consiste nel rifiutare di cedere al terrore”.
Robert Redeker è ormai un simbolo di questa resistenza.
“L’affare Redeker mi ispira due reazioni. La prima è che l’islamismo è una minaccia reale per la libertà d’espressione. La seconda è che le società e i dirigenti occidentali danno prova molto spesso di una codardia straordinaria. Dobbiamo tutti ribadire in modo chiaro e limpido che non possiamo mercanteggiare i valori legati alla democrazia, ai diritti dell’uomo e alla libertà cedendo sui valori universali. Penso che non abbiamo troppo spesso il coraggio di inviare messaggi chiari ai fondamentalisti”.
Redeker ha vissuto per settimane al buio in casa, è stata come una notte della libertà.
“Ho immediatamente comunicato a Redeker che lo sostenevo senza riserve. Ero tenuto a testimoniargli la mia totale solidarietà. Ciò mi ha del resto valso minacce di morte. Il sostegno degli intellettuali francesi non è stato franco, come per le autorità. E’ passato del tempo perchè tutti comprendessero la sfida di una situazione simile.
Una persona minacciata non deve sentirsi sola e isolata, deve contare su un sostegno senza eccezioni da parte di tutti quelli che si riconoscono nei valori democratici. Ho uno solo rimprovero a Redeker: non doveva nascondersi. Sono i criminali e i terroristi che devono vivere nella clandestinità. Ai terroristi occorre rispondere chiaramente, come ho già precisato, noi rifiutiamo di sottoporci ai loro diktat e di cedere dinanzi alle loro minacce”.
Sifaoui spiega che l’11 settembre ha decretato l’inizio di una “guerra dei cent’anni” di musulmani contro musulmani.
“Occorre sapere prima di qualsiasi cosa che i musulmani sono storicamente e statisticamente, le prime vittime del terrorismo islamista. E’ stato il caso in Algeria o in Egitto ma anche in Giordania e in Marocco e in Iraq, da Grozny a Madrid. E’ il motivo per cui occorre che l’occidente conduca la guerra contro il terrorismo islamista al fianco dei musulmani democratici.
Lo dico e lo ripeto già da molti anni, il terrorismo utilizzato dal Hamas, quello utilizzato dagli algerini salafiti, di al Qaida o degli iracheni islamisti o della ‘legione araba’ che imperversa in Cecenia è identico, si nutre della stessa ideologia: il salafismo, una dottrina oscurantista propagata dalla confraternita dei Fratelli musulmani e dai wahabiti sauditi. E’ quest’ideologia estremista, retrograda e fascista che occorre combattere”.
Dalle vignette danesi a Redeker, la libertà di parola è duramente minacciata in Europa.
“Queste vicende hanno mostrato in particolare l’incapacità degli europei di difendere i loro principi. Non è l’islam che rappresenta un pericolo, ma i fondamentalisti. Bisogna essere allo stesso tempo chiari e giusti. Chiaramente ricordando a tutti che la libertà d’espressione non sarà mai al centro di un mercantaggio. Non è possibile trovare un compromesso di sorta con i fanatici.
Un cineasta assassinato, vignettisti danesi fisicamente minacciati, un professore di filosofia costretto a vivere nella clandestinità: non sono più minacce che si moltiplicano e si aggiungono le une alle altre, ma molti atti di terrore che l’islamismo fa incombere sul mondo libero.
Il terrore fa già parte del quotidiano del mondo musulmano in Iran, in Afghanistan, in Nigeria, in Sudan, nella Somalia dei tribunali islamici. Senza dimenticare l’orrore dell’Arabia Saudita e di molte altre regioni sotto leggi religiose di un altro tempo.Senza dimenticare, soprattutto, l’Algeria dove il ‘Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento’, che ha giurato fedeltà a Al Qaida, prosegue i suoi omicidi terroristici.
Vero laboratorio di sperimentazione nella strategia di riconquista dell’islamismo politico, l’Algeria ha pagato un omaggio pesante di sangue per la sua resistenza al fascismo islamista. L’islamismo è una cancrena del mondo musulmano. Usa omicidi politici come Sadat, il terrore collettivo come i massacri di interi villaggi in Algeria e gesti isolati come Theo van Gogh”.
In Europa personaggi come Tariq Ramadan, prosegue Sifaoui, fanno il gioco dei negazionisti della vita.
“Non vorrei evocare qui il nome di quel personaggio. Questa persona alla quale i mass media attribuiscono un’importanza è completamente trascurabile. Non sono persone come lui che ci permetteranno di avanzare nella lotta al fanatismo.
L’islamismo, come progetto di società, ha numerose maschere, di cui quella del neocomunitarismo, che nella misura in cui essenzializza le differenze, fa il paio con il razzismo, il settarismo, l’intolleranza, e sostituiscono la lotta necessaria contro le ingiustizie sociali con una lotta etnoreligiosa e razzista.
Le caste comunitariste segregano l’individuo nel giogo dell’odio degli altri. Ravvivano i vecchi demoni. Così, il comunitarismo islamista ha ridato vita all’antisemitismo nei sobborghi francesi invocando il pretesto penoso della situazione in medio oriente. Per i fanatici il conflitto israeliano-palestinese è soltanto un naso falso che giustifica tutte le violenze e copre il razzismo con la maschera religiosa.
Numerosi sono oggi coloro che rifiutano di piegarsi al totalitarismo. I teologi musulmani che invece rifiutano di esprimersi di fronte all’estremismo sono stolti e complici. Nei due casi, dobbiamo metterli di fronte alla loro responsabilità.
Osservate tuttavia che esistono barlumi di speranza. Molti imam spagnoli si sono riuniti a Madrid e hanno decretato un parere religioso che ha precisato che Osama bin Laden non era un musulmano. E’ questo tipo di atti forti e simbolici che attendiamo oggi da parte degli ulema. Gli altri, coloro che preferiscono il silenzio, devono ricevere soltanto la nostra sfiducia e il nostro disprezzo”.
Sifaoui non nasconde il suo pessimismo.
“Resto convinto che non vinceremo il terrorismo islamista se non sconfiggeremo anche il salafismo. La constatazione che faccio oggi è che le democrazie combattono il terrorismo – con i mezzi polizieschi, militari e giudiziari – ma non fanno nulla contro l’ideologia che lo nutre. Occorre battersi ideologicamente e politicamente contro questa dottrina altrimenti non si arriverà mai a un risultato.
D’altra parte, l’islam non ha bisogno di essere riformato ma di essere finalmente interpretato. Perciò, occorre una nuova generazione di teologi capace di interpretare l’islam.
Ovviamente, la resistenza in un solo paese non basta più. Tanto più l’islamismo ha definito l’occidente ‘terra di prova’, terra di conquista. In un mondo interdipendente, è ormai impossibile separare la libertà di coscienza in paesi musulmani della nozione universale di laicità, e di quella d’uguaglianza tra gli uomini e le donne. Una mobilizzazione mondiale è dunque indispensabile.
E’ il desiderio espresso, in tutto il mondo, da donne e uomini di qualsiasi origine, a cominciare dai musulmani”.
Redeker poneva una domanda fondamentale: “Di fronte alle intimidazioni islamiste, che deve fare il mondo libero?” .
“Fondamentale la domanda lo è perché la società, musulmana o occidentale, che respinge l’islamismo, e i dirigenti dei paesi musulmani o quelli dei paesi democratici non sanno sempre quale atteggiamento adottare di fronte a questo nuovo fascismo. I dirigenti europei in particolare, ma anche gli intellettuali di sinistra, si adattano facilmente al fondamentalismo musulmano. Se viene giudicato, da loro, come ‘moderato’, non c’è più nessun problema.
Quando un islamista ‘moderato’ esige da un sindaco la creazione di spiagge orarie per le donne nelle piscine, tenta di scalzare le basi della repubblica. E quando il sindaco garantisce udienza a questa richiesta si rende inevitabilmente complice di un atto ignobile contro la laicità: far passare la ‘legge di Allah’ prima di quella degli uomini.
Quando un responsabile politico sostiene un attacco in giudizio contro la libertà d’espressione, come si è verificato con la vicenda delle caricature, si rende complice contro un principio fondamentale di una democrazia: la libertà di stampa e il diritto, sì il diritto, di criticare le religioni e i dogmi, tutti le religioni e tutti i dogmi.
Perchè disegnare Gesù con un preservativo è espressione della libertà e tratteggiare Maometto con una bomba è invece ‘islamofobia’? Così, da questo punto di vista, Redeker aveva ragione di porre la sua domanda all’opinione pubblica. Ma ci diranno che non doveva ‘insultare’ il Profeta.
Dobbiamo chiedere ai musulmani in particolare i religiosi, che siano della Moschea di Parigi o dell’Uoif, di darci una spiegazione chiara, coerente e logica che ci permetta di dormire in pace e di comprendere il loro silenzio nel periodo successivo agli attentati di Londra, Madrid, New York, Sharm el Sheikh, Istanbul, Algeri, Casablanca, Bali e Djerba.
Perché sono così calmi e ‘illuminati’ quando minacciano Redeker e così rapidi a perseguire in giudizio la rivista Charlie Hebdo per un semplice colpo di matita? Perchè organizzano, o lasciano organizzarsi, delle manifestazioni per il velo e diventano improvvisamente claudicanti quando si tratta di manifestare contro la barbarie terroristica che si applica in nome dell’islam?
I ‘musulmani moderati’ o piuttosto i musulmani laici esistono. Ma esisteranno realmente soltanto quando esprimeranno la loro condanna chiara e limpida in relazione al fondamentalismo che uccide, minaccia, lapida, incalza, intimidisce, viola, saccheggia, violenta preferendo l’oscurantismo alla luce, l’arcaismo alla modernità e la morte alla vita. La resistenza all’oscurantismo non deve cessare. Non cesserà”.
In tre siti Internet francofoni Sifaoui è designato come “apostata”.
Equivale a una condanna a morte nell’ideologia islamista. Chiaramente è scritto: ‘Sifaoui non potrai ritardare la tua ora’. In un altro sito francofono: ‘Non c’è persona che non voglia darle un colpo in testa’. Questo messaggio è stato inviato il giorno dopo la mia partecipazione alla riunione organizzata a Toulouse per il sostegno al professor Redeker.
L’indagine poliziesca continua e riguarda altri messaggi nei quali i loro autori mi promettono la decapitazione per le settimane o i mesi a venire. Fanno male a credere che una minaccia possa farmi rinunciare ai miei valori o indurmi ad arretrare. L’intolleranza e l’oscurantismo, che non cessano di propagarsi, devono ricevere una risposta chiara e ferma da parte di tutti i repubblicani.
La sola arma che utilizzerò sarà quella che utilizza la giustizia: la legge. D’altra parte, se ricevo molte minacce e insulti, molti lettori, tra cui molti musulmani, mi esprimono il loro sostegno. Tengo sempre a ringraziarli vivamente.
E’ importante non occultare questa realtà triste. Terrorizzare, intimidire, minacciare, e passare all’azione quando è possibile, per far tacere le voci divergenti che contraddicono l’islamismo. Tutti i dirigenti politici che hanno cercato di addomesticare l’islamismo hanno finito per farsi addomesticare dall’islamismo. Questa verità assiomatica dovrebbe far riflettere tutti coloro che continuano a flirtare con i difensori di questo ‘fascismo verde’.
Alle vostre intimidazioni, opporremo il codice penale. Ci promettete una morte ingiusta, vi promettiamo un giudizio equo. Ci promettete l’inferno, vi promettiamo la prigione. Sarei tentato di concludere: a buon intenditore, ciao”.
Da il Foglio

11 settembre 2007

Undici settembre, Bin Laden sul web ma nel video solo una foto e la voce

 NEW YORK - Nel sesto anniversario degli attentati dell'11 settembre a New York e a Washington, Osama Bin Laden è apparso nuovamente su internet: lo ha reso noto il network Cnn, precisando che si tratta di un video con un fermo immagine, accompagnato dalla voce del super-latitante. Che appare con sembianze dl tutto simili a quelle visibili nel filmato diffuso in rete venerdì scorso (dopo circa tre anni di assenza).
Il video, racconta alla Cnn l'esperta di terrorismo Laura Mansfield, che ha visionato il materiale, dura in tutto poco più di 47 minuti. Ma il messaggio del leader dura circa 14-15 minuti su un fermo immagine che lo ritrae con la barba nera, con sullo sfondo un'elaborazione di una foto che ritrae uno dei due aerei che sta per impattare le Torri Gemelle, sei anni fa.
Il resto del messaggio è dedicato al terrorista saudita Walid al-Shehri, uno dei componenti della squadra di 19 terroristi dell'11 settembre, la cui immagine compare accanto a quella del leader. Shehri è stato uno dei dirottatori del volo numero 11 della compagnia American Airlines: l'aereo fu quello che per primo si abbattè sull'obiettivo, la Torre Nord del World Trade Center di Manhattan, alle 8,46 ora locale, quando in Italia erano le 14,46. "E' giunto il momento di fare il nostro dovere", afferma Bin Laden, lanciando un appello ai giovani affinchè seguano l'esempio delle "gesta eccezionali" di al Shehri, "fino alla vittoria di dio".
Secondo l'esperta Mansfield, il nuovo messaggio è indirizzato "tanto al mondo arabo che a quello anglosassone" anche se è presto per dire quali messaggi specifici contenga. Non ci sarebbe comunque alcuna indicazione temporale che permette la datazione del nuovo materiale; nel video di venerdì, invece, Bin Laden alludeva a eventi piuttosto vicini nel tempo, come l'intervista al soldato Joshua o l'elezione di Nicolas Sarkozy alla presidenza francese. La paternità del nuovo video parrebbe ancora una volta doversi attribuire a as-Shahab, il braccio mediatico di Al Qaeda, che trasmette immagini degli autori delle stragi del 2001, e i loro testamenti, negli anniversari delle stragi. L'anno scorso su internet fu pubblicata una ripresa in cui Bin Laden era immortalato nell'atto di incontrare i diciannove dirottatori.
E intanto, sempre oggi, il ministro degli Esteri afgano, Rangeen Dadfar, in un'intervista all'agenzia di stampa britannica Reuters ha negato decisamente che Bin Laden possa essere nascosto nel suo Paese. "So di sicuro che non è qui, anche se non ho alcuna informazione sul suo rifugio", ha dichiarato. da
repubblica.it 
Mi sbaglierò e forse sono troppo ottimista, ma a me questa delle immagini di Bin Laden con tanto di barbetta dipinta con fuliggine nera stile  commediacce da avanspettacolo, mi sembra tutta una messa in scena penosa anche perchè Osama sembra mummificato.Quello che si preannuncia è un messaggio per far sapere al mondo che Osama c'è ,è vivo e trama, ma a me sembra fasullo e mal riuscito.In ogni caso sta a dimostrare che l'America non ha affatto perso la guerra in Iraq e che Osama cerca nuova carne da macello nel momento in cui la popolazione iraquena, martoriata dai  suoi kamikaze becchini comincia a capire chi è il vero nemico.
Verbena

<b>Undici settembre, Bin Laden sul web<br>ma nel video solo una foto e la voce</b>

19 luglio 2007

Masochisti con Hamas

Cinismo: pensiamo che alla base delle recenti dichiarazioni di D’Alema e di Fassino su Hamas ci sia principalmente questo. Tuttavia, prima di cercare ancora di far ragionare il ministro degli Esteri e quella brava persona che è sempre stata in politica mediorientale Piero Fassino, segretario dei Ds, ci sono due novità che la cronista ha il dovere di raccontare.
La prima è che D’Alema, nello stesso discorso di San Miniato in cui lunedì ha ribadito l’idea che si debba parlare con Hamas in quanto «forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese», si è anche espresso in un modo che rende chi come me si occupa da tanti anni di Medio Oriente un povero reietto. Infatti il ministro ha bollato i giornalisti che hanno scritto della sua passeggiata a braccetto con gli Hezbollah, montando, a suo dire «una campagna», chiamandoli, né più né meno che «dei deficienti». Finalmente sappiamo ciò che siamo. Ma siamo contenti almeno che il titolo abbia valore mondiale, dato che sia la foto della passeggiata che lo stupore che ne è derivato hanno costellato parecchi giornali, in molte lingue, in tutto il mondo. Ma il disprezzo di D’Alema per chi non ammira la sua politica è una sua antica abitudine. «So let it be with Caesar».
La seconda storia, ed entriamo in argomento, è che un’indagine recentissima della Near East Consulting, compiuta a Gaza in questi giorni, dimostra che il consenso di Hamas è in discesa, mentre quello di Fatah cresce: gli schiaffi della messa in mora internazionale cominciano a fare effetto. Hamas ha ora il 23 per cento dei consensi a fronte del 29 del mese scorso, Fatah è salito dal 31 al 43. Il 66 per cento di quelli che hanno votato per Hamas oggi voterebbe per Fatah. Il margine di errore è valutato al 3 e mezzo per cento. Ismail Haniyeh con il 37 per cento è oggi nettamente sotto Abu Mazen che ha il 63 per cento. Questo significa che le stragi compiute da Hamas dopo le elezioni, la percezione (secondo Jamil Rabah, capo del Near East Consulting) del boicottaggio internazionale di Gaza, i disagi della popolazione, la disapprovazione per il comportamento criminale di Hamas hanno ottenuto quei risultati che D’Alema e anche Fassino, quando ripetono che Hamas è una forza «democraticamente eletta» e quindi indispensabile alla pace, ritengono evidentemente impossibili. La sviolinata su Hamas come forza maggioritaria eletta in libere elezioni, anche evitando ovvi paragoni, per esempio quello con Hitler, è del tutto irrilevante: elezioni e democrazia non sono sinonimi, soprattutto quando la forza eletta dichiara ripetutamente che disprezza il sistema democratico come espressione della cultura blasfema dell’Occidente, e che quindi usa le elezioni come puro veicolo di affermazione. La democrazia è un pacchetto complessivo, che prosegue anche il giorno dopo le elezioni: se una forza «democraticamente» eletta si avvale del consenso elettorale per imporre un regime teocratico e sanguinario, qualcuno mi deve spiegare dove è rintracciabile la sacralità del patto con le forze di minoranza. Inoltre, non è affatto vero, come sostiene D’Alema, che Hamas venga consegnata ad Al Qaida se non ci si parla. Hamas nasce nel ventre di Al Qaida e viceversa, i loro legami sono molteplici e intrinseci, come ha detto anche Abu Mazen, e nel passato ne abbiamo dato conto parecchie volte nei particolari, con le date e i nomi. Infatti, queste due organizzazioni non hanno nessun’altra ragione sociale se non quella religiosa messianica antioccidentale, ovvero la jihad. Non esisterebbero senza. Basta leggere la Carta di Hamas e, se poi non convince perché si pensa che siano tutte chiacchiere, basta dare un’occhiata alle gesta del Movimento, sia sul fronte del terrorismo sia su quello della guerra interna. La mostruosa (ripeto, mostruosa) crudeltà dell’organizzazione descrive pienamente le sue potenzialità politiche. Esiste già, con Hamas, un dialogo che riguarda le questioni indispensabili, quelle degli aiuti umanitari e quelle dello scambio dei prigionieri. Per il resto è semplicemente masochista e persino un po’ folle immaginare come strumento di pace la promozione degli estremisti nel momento in cui tutta l’idea della ricostruzione di un processo di pace mediorientale è basata sulla nuova costruzione della rilevanza dei moderati. Per questo Bush ha proposto la nuova conferenza di pace, per questo vuole conferire all’Autorità di Abu Mazen 190 milioni di dollari, per questo intende fare di questa conferenza un appuntamento che contesti e anzi spinga fuori l’egemonia iraniana, che (ma D’Alema non lo sa?) da Hamas è auspicata e utilizzata, uomini, danaro, armi. Tony Blair non accetterà, nel suo nuovo ruolo, la strategia italiana, George Bush riterrà un attacco diretto alla sua strategia la posizione del nostro ministro degli Esteri. Inoltre, non la accetteranno i nostri figli, cui insegniamo che non uccidere è il primo comandamento, e che poi invitiamo a sedersi con degli assassini patentati.
di Fiamma Nirenstein da
ilGiornale
Ecco. credo che questo articolo sia la risposta adeguata a chi ancora considera D'Alema un grande ministro degli esteri, grande e illuminato.Il lupo si è travestito di agnello , ma le simpatie sinistra per certi terroristi restano e sono difficili da scardinare.Pur con tutta la cautela che un vero diplomatico deve possedere nell'esprimere certi giudizi, resta il fatto che certa gente vuole solo violenza e morte e di questo non si può non tenere conto.e poi un diplomatico vero, opera con perizia, non fa certe passerelle...
Verbena




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permalink | inviato da Orpheus il 19/7/2007 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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