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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


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Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
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Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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27 aprile 2009

La Resistenza cancellata: Antifascisti uccisi più dai comunisti che da Mussolini

 
S’è appena consumata la fiera dell’ipocrisia del 25 Aprile festa della Liberazione, festa dell’antifascismo. Ma se davvero vogliamo onorare le morti degli antifascisti in 'toto', dobbiamo ricordare sia quelle deliberate dal Tribunale Speciale di Mussolini, sia quelle, ben superiori di numero, comminate nel corso dei processi di Mosca.
Non è più accettabile un'ideologia ufficiale che così semplicisticamente oppone solo fascisti e antifascisti, quando si apprende che il comunismo ha massacrato più antifascisti del fascismo. Perché non entra mai nel "discorso pubblico" e tanto meno nei libri degli storici "ufficiali" il "fattore K"?
Vogliamo davvero celebrare l'antifascismo? Bene perchè non riflettere sulla macelleria comunista di antifascisti e operai comunisti.
I fatti, terribili, ebbero due scenari: Mosca e la Spagna.
E si svolsero soprattutto a partire dal 1936. Ma già negli anni precedenti gli antifascisti italiani riparati a Mosca erano entrati nel tritacarne.
Cito solo un caso fra quelli ricordati da Ugo Finetti, autore del libro “La resistenza cancellata”: l'anarchico Francesco Ghezzi. Viene arrestato nel 1929 in Urss, dov'era esule, perché, secondo il regime, egli avrebbe organizzato attentati. Gli anarchici europei non credono alle accuse e chiedono al Cremlino le prove. A ribattere beffardamente è Togliatti che - come sempre - si schiera con Stalin: “per noi comunisti, la questione delle ‘prove' è una questione che non si pone: è, anzi, una questione sciocca (...). Chiedere le prove della condanna del Ghezzi vuol dire sostenere che ogni singolo atto del governo dei soviet deve essere sottoposto a un controllo pubblico. E' evidente che a una richiesta di questo genere non possono essere favorevoli che i nemici del regime dei soviet e della dittatura proletaria".
In seguito alle proteste internazionali il Ghezzi viene rilasciato nel 1931, ma tre anni dopo è di nuovo arrestato e sparisce nelle tenebre del Gulag siberiano dove muore nel 1941, a Vorkuta. Ù
E' solo uno dei tanti casi.
Sarà soprattutto con l'inizio del grande Terrore, verso il 1935, che l'antifascismo esule in Urss viene schiacciato da Stalin. Finetti, nel volume citato sopra , ricostruisce il ruolo terribile di Togliatti in questa tragedia, il suo scontro con Gaetano Salvemini e la drammatica lettera aperta che Victor Serge (anch'egli era stato in Urss, poi arrestato dal regime comunista e rilasciato solo grazie alla protesta internazionale) gli scrisse nel 1945, quando Togliatti era diventato ministro della Giustizia italiano: “Signor Ministro, che ne è degli antifascisti rifugiati in Urss?”.
Secondo Finetti "ancora oggi si tenta di occultare soprattutto la responsabilità diretta di Togliatti in quei procedimenti giudiziari". Un esempio è il caso di Edmondo Peluso. "Nel 1964" scrive Finetti "Guelfo Zaccaria pubblica la prima documentazione su 200 antifascisti giustiziati. Il Pci nega e ci vorranno circa trent'anni perché la cifra sia riconosciuta veritiera anche da Alessandro Natta".
C'è poi lo scenario spagnolo. Una delle grandi rimozioni della storiografia è il terrore che i comunisti scatenarono, su ordine di Stalin, fra gli antifascisti anarchici, socialisti, liberali, repubblicani, trotzkisti. Nel maggio 1937, scrive Paolo Pillitteri, "i comunisti, tramite la Nkvd, procedettero alla eliminazione, nella sola città di Barcellona, di 350 persone ‘nemiche', cioè trotzkiste, ferendone 2.600". Fra gli uomini di Stalin in Spagna vi furono in primo piano Orlov, protagonista delle "purghe", e - di nuovo - Togliatti, "che dirigeva il partito comunista spagnolo e le forze militari comuniste per conto di Mosca".
Particolarmente clamorose (e crudeli) le eliminazioni - da parte dei sovietici - di antifascisti importanti come Nin, Berneri e Barbieri. Tutti amici di Rosselli anch'egli eliminato in quei giorni col fratello a Parigi da una fantomatica organizzazione, oggi sospettata da ricercatori scrupolosi di aver agito per conto dei sovietici (con cui i Rosselli erano allo scontro). D'altronde, dopo la vittoria franchista in Spagna, “Stalin volle l'eliminazione di non meno di 5 mila combattenti spagnoli (antifascisti, ndr) rifugiati in Urss”.
Perché? Qual è lo scopo di una tale carneficina? 
A spiegare la guerra dei comunisti contro tutti gli altri antifascisti, secondo Pillitteri, fu proprio Togliatti su "L'Internazionale comunista" dove scriveva delle purghe staliniane. Secondo Togliatti occorreva “liberare definitivamente il movimento operaio internazionale dal lerciume trotzkista”, per questo le organizzazioni operaie dovevano essere "epurate, radicalmente e per sempre, dai banditi che sono penetrati nei loro ranghi per trascinarvi direttive e parole d'ordine fasciste".
Era veramente così? Erano davvero sospettabili di "fascismo" gli epurati?
E' vero il contrario. Si resta di sasso quando si scopre che proprio in quello stesso periodo del 1936 Togliatti e il suo Pci lanciano l'incredibile "Appello ai fratelli in camicia nera", che comincia con queste parole: "I Comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori. Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma. Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi... Noi non vogliamo prestarci al gioco dell'imperialismo inglese...".
Questo sconcertante documento non è un imbarazzante incidente, ma esprime esattamente la strategia staliniana. A Stalin in Spagna non interessava affatto la lotta al fascismo e al nazismo. Egli perseguiva ossessivamente un altro obiettivo: l'eliminazione di tutte le possibili fonti di contagio delle idee democratiche o socialdemocratiche. E puntava a un accordo strategico con Hitler e Mussolini contro le democrazie europee.
Lo constatò pure Leo Valiani in un'intervista alla "Repubblica" del 1998: "Fin dal 1937 - lo ha denunciato Trotzky - Stalin mirava a un accordo con Hitler. Avrebbe raggiunto l'intento due anni dopo con il patto Molotov-Ribbentrop". E questo infame "patto" è l'altro enorme capitolo censurato e rimosso.
Sono ben pochi gli studenti italiani i quali imparano a scuola che la seconda guerra mondiale è stata scatenata da Hitler grazie al patto di alleanza stretto nell'agosto 1939 con l'Urss la quale si spartì con la Germania il bottino: la Polonia e i paesi baltici.
Per ben due anni, metà della guerra, fu Stalin il grande alleato di Hitler. E i Pc europei si allinearono. Finetti ricorda il caso di uno dei fondatori del Pci, Umberto Terracini, un galantuomo, a cui ripugnava quell'alleanza col nazismo antisemita: "l'ebreo Terracini, al confino in Italia, viene espulso dal partito per aver criticato la scelta di Stalin".
Fosse stato in Urss che fine avrebbe fatto? A metter fine alla sconcia alleanza nazicomunista che aveva scatenato la guerra non sarà Stalin, che avrebbe voluto intensificare il sodalizio, ma Hitler. Cosicché Tzvetan Todorov, nel suo libro sui lager, "Di fronte all'estremo", osserverà: "Che a Norimberga i rappresentanti di Stalin condannino a morte quelli di Hitler sfiora l'oscenità".
A queste conclusioni ci inducono i documenti storici. Ripeto: i documenti storici. A coltivare sistematicamente la loro ignoranza e la loro "rimozione" non è l'opinione pubblica moderata, ma quella sedicente colta, quella "engagé", quella che scrive libri e articoli di storia con gli occhiali dell'ideologia. E quella che scende in piazza accanto ai “tubi digerenti” a commemorare le morti degli antifascisti, uccisi da Mussolini, sventolando bandiere rosse con falce e martello.
Orpheus (riassunto da Storia Libera)


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permalink | inviato da Orpheus il 27/4/2009 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

9 settembre 2008

Anche il comunismo fu il male assoluto: un secolo di persecuzioni antisemite in Russia


"Io sono comunista. Non ho nessuna

abiura da fare rispetto al portato
storico di cui anche io sono espressione"   
Walter Veltroni -
Ag. Ansa del 19 aprile 1989

Caro Uoltèr visto il tuo sensibilissimo animo che ti ha portato a dare le dimissioni dal comitato del museo della Shoah, per mostrare solidarietà agli ebrei italiani, offesi da una frase del sindaco Alemanno, mi aspetto le tue dimisioni anche da segretario del PD, per coerenza ovviamente.
Visto che i genocidi, per di più dello stesso popolo, dovrebbero avere lo stesso peso, anche se hanno un altro colore politico, e un animo garbato come il tuo, non può dividere le vittime in morti di serie A o serie Z, a secondo della fede politica dei loro assassini.

Il 13 gennaio 1953, il governo sovietico annunciò al mondo che nove medici del Cremlino, sei dei quali avevano nomi ebraici, avevano ucciso tra il 1945 e il 1948 alcuni stretti collaboratori di Stalin e, per ordine degli imperialisti occidentali e dei sionisti, stavano preparandosi a colpire i vertici del partito e dell'esercito dell'Unione Sovietica. Era il tristemente celebre "complotto dei medici", il segnale che, dopo le purghe degli anni Trenta, Stalin stava per lanciare un nuovo Terrore. Infatti, nelle sei settimane seguenti i giornali non fecero che riferire di ebrei che erano stati arrestati, licenziati o giustiziati per "crimini economici" o "spionaggio". L'epilogo era segnato: la deportazione dei due milioni di ebrei russi nei gulag della Siberia e del Kazakhstan. Puntuale, la "Pravda" pubblicò un appello in cui decine dei più illustri scrittori, musicisti, scienziati ebrei sovietici supplicavano il Padre di Tutti i Popoli affinché deportasse gli ebrei nei più estremi territori orientali, per sottrarli alla giusta collera dei Popoli. Se Stalin non poté realizzare l'ultimo dei suoi crimini fu solo perché, come scrisse Solzenicyn, "Dio gli disse di separarsi dalla sua gabbia toracica". Subito dopo la morte del dittatore, per la prima volta il governo sovietico ammise che il complotto imperialista era stato inventato di sana pianta. La storia che racconta questo libro - uscito per la prima volta nel 1991 - è una tragedia di persecuzioni e complicità, pregiudizio e delirio d'onnipotenza.

Per scriverla, Louis Rapoport si è servito dei documenti d'archivio resi disponibili solo dalle riforme di Gorbaciov alla fine degli anni Ottanta, e ha intervistato i discendenti delle vittime e i superstiti della purga antiebraica. 
L'antisemitismo sovietico - paradossalmente accresciuto dal fatto che gli ebrei erano una componente decisiva della rivoluzione bolscevica - discende direttamente da quello zarista che all'inizio del Novecento scatenò pogrom sanguinosi e produsse i falsi Protocolli degli anziani di Sion. E non si è esaurito con Stalin o con la fine del comunismo, anzi: il saggio di Rapoport è la premessa indispensabile per capire gli attuali e preoccupanti rigurgiti dell'antisemitismo nell'Europa orientale.

Caro Uoltèr forse la richiesta di dimisioni é eccessiva, mi aspetto però, ALMENO che tu DICHIARI ai quattro venti che il "COMUNISMO FU IL MALE ASSOLUTO".
Un piccolo test per tastare il tuo senso democratico.
Orpheus

3 luglio 2007

La responsabilità di Togliatti fu commissiva

 

La cronaca della visita del Segretario Ds Piero Fassino dello scorso sabato 30 giugno 2007 al monumento di Levashovo (cittadina meno di 10 Km a nord di San Pietroburgo), in ricordo degli italiani comunisti vittime dello stalinismo, si snoda tra i «colonnati» dei principali quotidiani nazionali, anche di quelli più o meno vicini alla sinistra. Che il fatto sia storico è indubbio, poiché uno dei massimi esponenti del comunismo italiano - quale è stato Piero Fassino - non solo è andato a rendere omaggio ai suoi ex compagni di partito vittime dello stalinismo, ma ha cercato l'occasione per fare i conti con il passato, e di omaggiare in quella circostanza tutte le vittime del comunismo. E per quanto comunque il comportamento del Segretario Ds sia risultato decisamente goffo, quasi impacciato, alle prese con le vittime, la devastazione e gli orrori del comunismo, il riconoscimento dei quali è ancora troppo arretrato in Italia soprattutto da parte della sinistra un tempo fieramente comunista, sono subito balzati agli occhi, suscitando un crescendo di stupore e sdegno, le interpretazioni forzose e faziose dei fatti e il tentativo di sdoganare in un modo o nell'altro la figura e il ruolo di Palmiro Togliatti, il tentativo insomma di salvare capra e cavoli.
Molti dei più importanti quotidiani nazionali - fra cui ovviamente l'Unità -, per mano dei loro commentatori, hanno in sostanza ritenuto che Togliatti in merito ai prigionieri italiani comunisti in Unione Sovietica non abbia potuto agire, poiché trovandosi alla corte di Stalin non avrebbe potuto ottenere nulla dal dittatore georgiano. I quotidiani nostrani hanno prospettato la condotta di Togliatti come una semplice omissione dovuta ad una sorta di forza maggiore, nel tentativo di esimerlo dunque dalle responsabilità gravi ed imperdonabili che in merito ha obiettivamente avuto, insomma, come si fosse trattato di una omissione di soccorso dovuta a cause indipendenti ed incontrollabili dall'omittente, le responsabilità del quale risulterebbe dunque ridimensionata. Tuttavia non è proprio così.
La condotta di Togliatti è stata, infatti, ben lontana sia dal semplice carattere della omissività, sia a maggior ragione da ogni causa di forza maggiore. Togliatti ha mantenuto volutamente, coscientemente, liberamente, non senza evidenti riflessi di machiavellico cinismo, una condotta assolutamente commissiva; Togliatti, insomma, pur potendo adoperarsi per la liberazione dei suoi stessi compagni comunisti caduti nelle mani della polizia politica sovietica, non ha voluto agire, non ha voluto spendersi con Stalin, non ha cercato né una via d'uscita, né un compromesso. La domanda più semplice che viene in mente è, perché? La risposta al comportamento di Togliatti si può trovare nell'intenso, spesso dai toni aspri e polemici, scambio epistolare che il Migliore ha avuto con il compagno di partito Antonio Gramsci nell'ottobre del 1926, mentre quest'ultimo era in carcere. Gramsci, infatti, in una lettera del 14 ottobre indirizzata proprio a Togliatti aveva espresso la crescente preoccupazione dei compagni italiani per le scissioni interne al partito sovietico in Urss, riferendosi cioè alla eliminazione sistematica che Stalin aveva cominciato contro i suoi oppositori interni al partito di Mosca ( Trockij, Zinov'ev, Kamenev ). Scrive Gramsci: «La situazione interna del nostro partito fratello dell'Urss ci sembra diversa e molto più grave che nelle precedenti discussioni, perché oggi vediamo verificarsi e approfondirsi una scissione del gruppo centrale leninista che è sempre stato il nucleo dirigente del Partito e dell'Internazionale. [...] I compagni Zinoviev, Trockij, Kamenev, hanno contribuito potentemente ad educarci per la rivoluzione, ci hanno qualche volta corretto molto energicamente e severamente, sono stati fra i nostri maestri. A loro specialmente ci rivolgiamo come ai maggiori responsabili della attuale situazione, perché vogliamo essere sicuri che la maggioranza del CC dell'Urss non intenda stravincere nella lotta e sia disposta ad evitare le misure eccessive».
Togliatti in una missiva di risposta, del 18 ottobre, celebra invece la sua libera e convinta adesione al modello staliniano, palesa insomma di non trovarsi costretto ad accettare le mosse di Stalin, ma di condividerle pienamente poiché, in quel momento, esprimenti le direttive migliori per il proletariato sovietico ed internazionale, ed anzi redarguisce polemicamente il comunista italiano sardo per la sua scarsa fiducia nel «padre dei popoli». Togliatti, infatti, non solo avverte Gramsci di mantenere la tranquillità fra i compagni, ma sostiene addirittura che quando c'è una crisi, in sostanza, la cosa migliore è restare fedeli alla linea del Comitato Centrale, cioè della maggioranza, cioè - nel caso della questione del partito russo - con il più forte, cioè con Stalin.
Così scrive Togliatti: «Noi dobbiamo abituarci a tenere i nervi a posto e a farli tenere a posto ai compagni della base. [...] E' giusto che i partiti esteri vedano con preoccupazione un acuirsi della crisi del partito comunista russo, ed è giusto che cerchino per quanto sta in loro di renderla meno acuta. E' certo però che, quando si è d'accordo con la linea del Comitato Centrale, il miglior modo di contribuire a superare la crisi è di esprimere la propria adesione a questa linea senza porre nessuna limitazione». Quindi il Migliore si mette definitivamente «in carreggiata» e si abbandona a pesanti critiche agli oppositori di Stalin: «Se l'opposizione russa non avesse contato sull'appoggio di alcuni gruppi di opposizione, o di interi partiti della Internazionale, essa non avrebbe tenuto l'atteggiamento che ha tenuto dopo il XIV congresso. L'esperienza dimostra che l'opposizione utilizza le minime oscillazioni che si rendono evidenti anche nel giudizio di gruppi e di partiti che si sa essere concordi con il Comitato Centrale».
Si sa inoltre che Togliatti si mette al riparo le spalle da ogni eventuale accusa di deviazionismo gramsciano poiché non solo mostra la lettera di Gramsci a Nikolaj Bucharin (all'epoca Presidente del Komintern), ma addirittura non la porta a conoscenza dell'IKKI ( Comitato Esecutivo del Komintern) come Gramsci aveva richiesto. La posizione di Togliatti fu dunque chiara fin dal principio, e fu una posizione apertamente, consapevolmente e liberamente staliniana, poiché quella di Stalin non era una linea da seguire per convenienza o timore reverenziale, ma veniva interpretata come l'unica e la giusta linea da seguire.
Togliatti sancisce dunque la sua più assoluta fedeltà a Stalin, ed anzi avvisa Gramsci non poco velatamente - quasi con un tono paterno dopo l'asprezza del resto della lettera - di essere prudente e di allinearsi con le direttive del partito comunista russo per evitare di essere interpretato come un sostenitore dell'opposizione a Stalin. Espressamente, infatti, scrive Togliatti: «Non è tanto la unità del gruppo dirigente che ha fatto del partito russo l'organizzatore ed il propulsore del movimento rivoluzionario mondiale del dopoguerra, quanto piuttosto il fatto che il partito russo ha portato la classe operaia a conquistare il potere e a mantenersi al potere. La linea attuale del partito lo condanna si o no a venir meno a questo suo compito storico? In questo modo deve essere posta la questione della posizione del partito russo nel movimento operaio internazionale, se non si vuole cadere diritto nei ragionamenti della opposizione».
Questa è insomma la posizione mantenuta da Togliatti, cioè il più diligente e zelante allievo di Stalin, e che per ciò non mancherà occasione per dare prova delle sue doti di cinismo e perfidia comunista, come accadrà nel dopoguerra in merito alla sorte dei prigionieri italiani in Urss, a cui verrà negato l'aiuto, nel più genuino stile togliattiano, cioè nel «migliore» stile staliniano.
Aldo Vitale-Ragion Politica

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