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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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17 settembre 2009

La Sharia? No Grazie


"È mio marito, è il padre dei miei bambini. Sanaa è vestita bene, mangia bene, dorme bene solo che lui non voleva che andasse la sera con i ragazzi brutti o con gli amici, mio marito voleva bene a Sanaa. Forse lei ha sbagliato  lui sempre le mandava i messaggi vieni a casa, voleva vedere mia figlia davanti a lui. Ora lui non dorme fino alle 4 di mattina, non mangia, fuma sempre, sempre sbatte al muro, è sempre arrabbiato e vuole vedere mia figlia".
Questa è la dichiarazione della madre di Sanaa a Studio Aperto. Se la si può "scusare" per il perdono ultra-rapido, non si può fare a meno di inorridire davanti a frasi come “mio marito voleva bene a Sanaa” "Forse lei ha sbagliato".
Il marito di questa donna considerava sua figlia una proprietà o al massimo “una cagnolina” da curare, rifocillare e tenere legata ad un “palo” a suo uso piacimento, in attesa di passare la “catena” in mano ad un altro islamico.

Quello che a me preme sottolineare, è che questa signora, in Italia da otto anni, non solo parla a stento l’italiano (immagino sia vissuta segregata), ma  è evidentemente ottenebrata dall’estremismo religioso.
Questa donna è meritevole di diventare cittadina italiana? No, mille volte no.
E non solo in virtù di una diversa idea d'integrazione, ma perché questa gente, andando a votare cambierà gli assetti politici del nostro paese e un domani, nemmeno troppo lontano, la nostra Civiltà potrebbe esserne stravolta.
Basta darev un’occhiata agli studi realizzati nei Paesi europei di più antica immigrazione, per capire quanto questo pericolo sia REALE. Un sondaggio nel Regno Unito dall’emittente Channel 4 ha dimostarto che il 30% degli islamici diventati britannici preferirebbe vivere sotto la sharia che sotto l’ordinamento inglese, mentre il 28% di loro è convinto che un giorno la Gran Bretagna diventerà uno Stato islamico e il 68% ritiene giusto condannare i loro concittadini inglesi che insultano l’Islam (dove per insulto intendono qualsiasi legittima critica all'islam). In un altro sondaggio, dinanzi alla domanda: "Cosa ti consideri innanzitutto, un musulmano o un cittadino del tuo Paese?" l’81% degli islamici inglesi ha risposto di considerarsi islamico. Migliori, ma di poco, i risultati dei sondaggi condotti tra i musulmani francesi.
Sanaa è stata uccisa perché la sharia vieta alle donne musulmane di “mischiarsi” con i cattolici, Allah non voglia che si convertano al cattolicesimo (sarebbero apostate quindi punite con la morte),  ed è la dimostrazione lampante che già la sharia miete vittime nei nostri paesi civilizzati, fra la barbarie e noi c’è solo la forza delle nostre leggi, ma se a legiferare un giorno fossero maggioranze musulmane di nascita?
Fantapolitica, direte voi, bene fatevi due calcoli e relative considerazioni
una rilevazione dell'Organizzazione per le Migrazioni ha previsto un afflusso per i prossimi anni di 50 milioni di abitanti dell'Africa subsahariana e  il differenziale demografico tra Africa ed Europa è di oltre 5 punti percentuali, un gap storicamente tra i più grandi.
In termini numerici questo significa che tra il 2000 ed il 2020 sono stati ipotizzati 50 milioni di persone in piú (in etá tra i 20 ed i 40 anni) nell’Africa del Nord e ben 120 milioni in piú nell’Africa Subsahariana. Fantapolitica quindi?
Orpheus


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7 settembre 2009

Cultura islamica: la giornalista sudanese rea di portare i pantaloni non sarà frustata


La “cultura islamica” questa volta ci è andata con la mano leggera, solo una pena pecuniaria per Lubna Ahmed al Hussein, giovane reporter sudanese giudicata colpevole dal tribunale di Khartoum di aver indossato abiti indecenti: ossia dei calzoni larghi, sotto una tunica lunga fino alle ginocchia, con tanto di testa velata.
Era stata arrestata insieme ad altre dodici donne imputate tutte dello stesso reato, violazione dell’articolo 152. Dieci si sono dichiarate subito colpevoli e hanno rimediato “solo” dieci frustate, Lubna ha affrontato il processo, con il rischio di vedere la pena aumentata fino a 40 frustate, ovviamente per attirare l’attenzione dei paesi Occidentali, ed è proprio grazie al clamore suscitato sulla stampa internazionale,  che la pena è stata commutata dalle frustate in una multa.
Nei paesi islamici le frustate sono una pena che viene applicata sovente,  nei reati contro la morale. Le frustate sono dolorosissime e possono portare alla morte, dipende dal numero e dal metodo usato dal boia.
Le sostenitrici di Lubna, radunatesi davanti al Tribunale (indossavano calzoni sotto le tuniche) sono state insultate con l'epiteto di prostitute dagli uomini presenti e manganellate dalla polizia, molte di loro sono state anche arrestate.
L'obiettivo di Lubna e delle sue eroiche compagne di battaglia é la cancellazione dell'articolo 152.

Un bel po’ di questa “cultura” è arrivata anche in Occidente, e regolarmente si legge sui giornali cosa capita alle ragazze musulmane che rifiutano di essere trattate come animali, botte, segregazione e abusi fisici e psicologici, fino all’estremo dello sgozzamento in nome di Allah con relativa sepoltura verso La Mecca. E le vittime di questa barbarie sono molte più di quando la stampa politicamente corretta, non dica per non spaventare gli eurobabbei proni alla "cultura" islamica.
Orpheus


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23 marzo 2009

Occhio per occhio

[0634062p.jpg] 
Ameneh Bahrami una trentenne iraniana che vive a Barcellona, tornerà a Teheran per riscuotere il risarcimento che le spetta per la legge del taglione: la vista di Majid Movahedi, lo spasimante respinto, che le ha gettato in faccia dell’acido per aver rifiutato la sua proposta di matrimonio. “Io volevo sposarla. Avevo fatto tutto il possibile perché accettasse la mia proposta. La supplicavo, ma lei non mi ascoltava. Non mi lasciò altra scelta. Pensavo che, se le avessi bruciato il volto, nessun altro uomo l'avrebbe sposata e lei avrebbe finito per accettare me”. Adesso è lei che sembra non avere altra scelta, se non quella di vendicarsi di colui che l’ha condannata all’inferno in terra, a nulla sono valse le suppliche di Majid e l’offerta di prendersi cura di lei: Ameneh vuole la sua vendetta. Come non comprenderla?
Ma é giusto o è sbagliato?
La ‘pancia’ mi dice che fa bene a volerlo sfigurare e accecare, forse lo farei anch’io nei suoi panni. Non si può perdonare chi ci distrugge la vita, in un modo tanto disumano.
Ma la testa mi dice di no, la legge del taglione fa parte di una legge barbara che ha nelle donne le sue principali vittime. Una legge basata sugli Ahadith, con i quali si perpetra ogni nefandezza sul corpo e sull’anima femminile.
Usare la Sharia per avere giustizia, vuol dire legittimare un’arma a doppio taglio, la cui parte più affilata è quella che colpisce le donne. Majid dovrebbe pagare una pena severa, ma basata sulla legge dei giusti e non quella delle belve.
Purtroppo, in Iran vige solo la Sharia, quindi non rimarrebbe ad Ameneh, che perdonarlo e poi, magari aspettarlo in un vicolo buio…
Fonte Milleeunadonna
Orpheus


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7 gennaio 2009

Stuprata e sventrata dalla madre per farla abortire

 
L’orrore giornaliero che devono sopportare le donne musulmane non finisce mai di angosciarmi.
A volte mi chiedo se i loro uomini, padri, mariti e fratelli abbiano qualcosa di umano, una scintilla che li renda degni di essere ritenuti tali. E mi chiedo come possano certe donne musulmane che hanno già provato sulla propria pelle le torture di una società barbara, misogina e crudele, imporle alle proprie figlie.
Mi chiedo come possa un padre strozzare la figlia quattordicenne perché crede sia incinta o come possano una madre ed un fratelloaprire il ventre con un coltellaccio ad una ragazzina, rimasta incinta dopo essere stata stuprata, per farla “abortire” in modo da non macchiare l’onore della famiglia.
La povera ragazza aveva tenuto nascosta la gravidanza per ragioni lampanti ma “due giorni fa in famiglia si è venuti a conoscenza dello scandalo, la madre e il fratello hanno legato la ragazza per le mani e per i piedi, l'hanno trascinata nella stalla, le hanno aperto il ventre con una lama e hanno tirato via il feto di cinque mesi. La ferita è stata quindi ricucita con un ago utilizzato per chiudere i sacchi della farina.
Una “cosa” legata e sventrata come un animale e ricucita come un sacco di farina, incuranti del terribile dolore che le si infligge. E’ agghiacciante.
Non pagheranno questa brava madre e questo solerte fratello come non pagherà il padre che ha strozzato la figlia perché una sera ha avuto un po’ di nausea, in un paese dove bere una birra o mostrare qualche centimetro di pelle può costare molto caro.
La sharia ammette qualsiasi obbrobrio se è perpetrato per “salvare l’onore” e considera il padre proprietario della vita dei figli e la sharia è legge, come il nostro codice penale, nella maggioranza degli stati musulmani...
 Orpheus


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4 novembre 2008

Aisha "aldutera" lapidata aveva solo 13 anni

 <b>In rete la lapidazione della giovane irachena<br>A diciassette anni massacrata davanti alla folla </b>
Asha Ibrahim Dhuhulow non aveva 23 anni ma SOLO 13 anni.

Non era una giovane donna, ma una bambina, uccisa a pietrate da una folla di esseri indegni dell'appellativo di umani.
Non era nemmeno "un'adultera" ma una povera bambina stuprata, che ha deciso di denuciare i suoi aguzzini e facendolo ha firmato la sua condanna a morte. Una morte iniqua, una morte atroce, una morte che grida vendetta, ma le cui grida raggiungono ben poche orecchie disposte ad ascoltarle.
In questo caso le parole contano davvero poco.
Che altro si può aggiungere a tanta brutale, mostruosa realtà...
Orpheus

 


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17 settembre 2008

Le Corti islamiche contro lo Stato di diritto

 
Un gigante dai piedi d’argilla: questo il vero volto del sistema giuridico anglosassone che sta permettendo alle Sharia di irrompere nei sistemi giuridici occidentali. Non tutti hanno compreso che le sentenze emesse in Inghilterra dalle “Sharia courts” rappresentano un precedente molto grave. Il nostro compito è quello di salvaguardare lo stato di diritto che fin dal Settecento si è affermato in Europa e che ha sulle sue spalle una tradizione millenaria. 
Ben cinque corti manovrate dallo sceicco Sheikh Faiz-ul-Aqtab Siddiqi, in funzione a Londra e in altre città del Regno Unito, hanno cominciato a deliberare a partire dall’estate 2007, sulla base di una riforma del 1996, l’Arbitration Act. L’unico a reagire con risolutezza è stato Dominic Grieve, ministro ombra conservatore della giustizia inglese, che chiede di sapere quali tribunali britannici stiano avallando decisioni di questo genere, visto che agiscono al di fuori della legge.

Questi tribunali anomali per l’Occidente non condividono il principio di inviolabilità dei diritti umani, né i valori di libertà e di uguaglianza alla base delle democrazie europee. Per fare un esempio, tra i casi dibattuti di fronte alle “Sharia courts” c’è stata una disputa ereditaria. In nome della sharia, i giudici hanno assegnato ai figli maschi il doppio dell’eredità attribuita alle figlie femmine.
Nei casi di violenza domestica, poi, non si è provveduto a punire i mariti violenti, ma gli imputati sono stati invitati semplicemente a seguire dei corsi di autocontrollo. In questo modo è venuto a mancare il principio secondo cui la giustizia è uguale per tutti e la legge inglese ha preferito che i panni sporchi venissero lavati “in casa propria”, cioè nella propria comunità di appartenenza.
Avvallando questo status quo, Londra ha venduto l’anima agli sceicchi. L’Europa deve imparare da questa esperienza per rafforzare un sistema comune di diritti e di leggi che possa tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dall’origine etnica o dalla religione.
Anche il Canada alcuni anni fa stava per cadere in questo tranello, ma alle prime avvisaglie fondamentaliste è riuscito a fermarsi in tempo. Inoltre, la strada del relativismo giuridico è ulteriormente pericolosa, perché non tutti i paesi arabi si fondano sullo stesso il diritto di famiglia.
A questo punto resta da chiedersi quale diritto sharitico stiano seguendo queste corti inglesi?

Per salvaguardare un sistema di valori millenario, Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello di cui il presidente Sarkozy ha saputo fare tesoro. I rischi collegati al relativismo e all’estremismo e l’importanza della laicità positiva della politica e dello Stato sono stati al centro del discorso di Benedetto XVI in Francia. Proprio in Francia, negli ultimi mesi, la polemica si è accesa attorno alle sentenze emesse da alcuni tribunali che purtroppo stanno facendo scuola anche in Italia. Talune delibere hanno attenuato la pena in base all’appartenenza religiosa ed etnica dell’imputato, altre invocavano tradizioni lesive per la donna. Il risultato è una situazione di schizofrenia culturale, in cui le donne sono le prime a rimetterci, di fronte all’ideologia fondamentalista che le vorrebbe sottomesse. Anche in Italia è emerso nei giorni scorsi il caso eclatante di una sentenza della corte d’appello di Cagliari, secondo la quale il ripudio non sarebbe contrario all’ordine pubblico, in quanto, a detta dei giudici, garantirebbe i diritti patrimoniali e di difesa della moglie.
Riassunto da Souad Sbai-L'Occidentale
Al perché Gordon Brown permetta che in Inghilterra ci siano tribunali sharitici, si può facilmente rispondere, é di sinistra e la sinistra ha stretto un patto scellerato con l'islam più oscurantista.
Ci riflettano un poco su, i vari Grillini che tacciano la chiesa di oscurantismo perchè contraria al matrimonio fra gay, fra una ventina d'anni potrebbero dover tornare in clandestinità.
Orpheus

24 maggio 2008

VIOLENZA ISLAMICA IN INGHILTERRA:vittime 17.000 donne l'anno


Rapite e costrette a sposarsi con un estraneo.
Oppure stuprate, torturate, se non addirittura brutalmente uccise dai loro stessi familiari.
Secondo gli ultimi dati forniti ieri dall’Association of Chief Police Officers, sono più di 17mila le donne che in Gran Bretagna subiscono violenze di ogni tipo per una questione «d’onore».
Un esercito di vittime senza più volto né nome che molto spesso non sono neppure donne adulte, ma adolescenti e bambine, trattate come merce di scambio, figlie di un dio minore.
Le loro madri vengono dal Bangladesh, dall’India o dal Pakistan, ma molte di loro sono nate e cresciute in Gran Bretagna, alcune sono inglesi sposate a un musulmano. I casi più gravi riguardano bimbe di solo undici anni spedite all’estero per matrimoni combinati.
E una percentuale del 15% coinvolge anche uomini e ragazzini. Le cifre ufficiali relative ai matrimoni forzati sono molto più basse, ma secondo la stessa polizia quei numeri sono soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno assai più drammatico e sfuggente. E la crisi è ormai così devastante da aver indotto il ministero degli Esteri e del Commonwealth a chiedere un intervento diretto dello staff consolare britannico in Pakistan, India e Bangladesh per individuare e offrire concreto supporto a tutte quelle donne con cittadinanza inglese che denunceranno di essere state costrette a sposarsi.
Un’azione senza precedenti che prende corpo proprio mentre nel Regno Unito infuriano le polemiche sulle scomode dichiarazioni dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams sulla «inevitabilità» della sharia in Gran Bretagna. Williams, accusato dai media di codardia e anche di tacito supporto al terrorismo islamico, ha ricevuto il sostegno di alcuni vescovi e ha detto di non avere alcuna intenzione di dimettersi.
Allo stesso tempo il ministero degli Interni sta mettendo a punto un piano che si prefigge di migliorare la risposta delle forze di polizia e alle richieste di soccorso e che, soprattutto, incoraggi le vittime a farsi avanti offrendo loro la garanzia che verranno aiutate e protette. Perché fino a ora denunciare è stato difficile e moltissime volte chi lo ha fatto non è stata presa sul serio oppure è scomparsa ancor prima di poter rendere una testimonianza. Molte di loro hanno preferito togliersi la vita piuttosto che affrontare un futuro di abusi. «Noi lavoriamo su un dato certo di 500 casi denunciati all’anno – ha spiegato il comandante Steve Allen, capo dell’unità per le violenze d’onore – ma sappiamo che generalmente ogni vittima subisce violenza domestica per almeno 35 volte prima di venire da noi».
Un’affermazione inquietante che trova però conferma anche nelle parole di Marilyn Mornington, giudice distrettuale e a capo del Domestic violence working group secondo la quale la maggioranza delle donne maltrattate sono troppo terrorizzate per chiedere aiuto. "Attualmente riportiamo indietro ogni settimana da Islamabad almeno tre ragazzine – ha detto all’Independent".
Da Controcorrente
L'Inghilterra ci deve servire da MONITO, se vogliamo evitare di finire come gli inglesi, dobbiamo imporre le nostre REGOLE democratiche e rispettose dei diritti umani, punendo con severità gli abusi sulle donne immigrate e non facendo passase certi orribili soprusi come "cultura".
La cultura é tale quando non schiaccia gli esseri umani, altrimenti é violenza, é fanatismo, é barbarie.
Orpheus


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22 settembre 2007

Italianistan, paese di moschee e sharia


In lacrime, con addosso soltanto il pigiama, le braccia protese a chiedere aiuto. E la disperazione sul volto olivastro, all’apparenza giovane, ma già segnato dalla sofferenza: l’hanno vista così, le prime persone che si sono strette intorno a lei, in pieno giorno, sulla strada che sale verso le alture di Prà, nel ponente genovese. 
La ragazza si agita, poi riprende a singhiozzare, mostra segni evidenti di percosse. Ma aiutarla, una parola! Anche perché lei parla un linguaggio incomprensibile. Arrivano i carabinieri, poi un interprete che sa di arabo. E viene fuori la storia che è un incubo, che non vorresti mai ascoltare: la storia di E.H., origine marocchina, ventenne appena, ma già sposata da cinque con un manovale di 23 anni che lavora a Genova e abita con la madre in una casa del quartiere. In quella casa c’è anche lei, la moglie. Solo che «da tre anni - racconta adesso a fatica - vivo chiusa a chiave in una stanza, loro due non mi lasciano mai uscire se non per andare al gabinetto. Ma fuori casa, mai. Dicono che non devo essere inquinata dall’Occidente...».
Continua qui
Adesso salterà fuori la solita "anima pelosa" a ricordare che anche il meridione di 50 anni fa era così, che anche un italiano, un francese o uno spagnolo menano la moglie. Può essere, ma questo non DEVE servire da giustificazione ad un progressivo imbarbarimento della nostra società. Perchè se é vero che un occidentale picchia la moglie lo fa al di fuori della nostra LEGGE e non perchè la sua legge glielo permette (sharia) o in nome di un razzismo religioso o perchè l'imam della moschea costruita nel nostro paese (magari con contributi sostanziosi dei nostri soldi) glielo impone per mantenerla 'pura', perchè non si mischi con noi italiane che siamo 'impure', donnacce davanti agli occhi di quei fanatici.
La differenza é questa, solo questa e non é da poco. Noi abbiamo leggi che proteggono le donne dai violenti, loro hanno una legge che consegna ai violenti le loro donne, ne fa agnelli sacrificali come la povera Hina. ne permette (anzi auspica) la tortura (si, tortura) e la segregazione.
In questi anni sono aumentati gli stupri e le violenze contro le donne, ci siamo mai chiesti il perchè? Chi sono la maggioranza dei violentatori e dei bruti?
E ora di dirlo ben chiaro la nostra società si sta imbarbarendo perchè permettiamo a dei barbari di proliferare sul nostro territorio e ne benediciamo le usanze troglodite.
Orpheus

29 giugno 2007

Femministe rosse perennemente in sciopero per i diritti delle donne islamiche

 
Il nemico del mio nemico è mio amico. Se «Hina è vittima dell'islam», come recitava ieri uno striscione leghista davanti al tribunale di Brescia, meglio non agitarsi troppo. Quando la violenza si fa pericolosamente vicina, quando a essere vittima è una ragazza di ventidue anni sgozzata dal padre perché voleva vivere da occidentale con un fidanzato non scelto dalla famiglia è preferibile sorvolare. Ad accusare di maltrattamenti uomini di culture diverse, ovviamente immigrati, si rischia di passare per razzisti. Se poi l'omicida è un musulmano, si scivola nel politicamente scorrettissimo.
Allora che si fa? Giriamo alla larga. Anzi meglio, rigiriamo la frittata. Se pure non hanno molta dimestichezza con padelle e fornelli, ci sono riuscite benissimo ieri le donne di Rifondazione comunista, che nel «Forum Donne Prc» scrivono: «Non di delitto islamico si tratta, come strumentalmente ancora una volta si tende a ridurre e semplificare la vicenda, liquidandola con argomentazioni razziste, ma di delitto patriarcale». Ecco, delitto patriarcale. Quindi fruttò della violenza maschile contro le donne, nella misura in cui «si verifica al nord e al sud, in Oriente e in Occidente», nella misura in cui «attraversa indifferentemente classi sociali e quartieri, nativi e migranti, bianchi e neri, cattolici e musulmani». Nella misura in cui Hina è stata massacrata dal padre padrone, manifestiamo solidarietà e ricordiamo che sono «oltre un milione le donne che hanno subito violenza nel proprio nucleo familiare». Hina una fra un milione, quindi perché fare tanto baccano.
Perfino la responsabile dei diritti civili dei Ds, Ivana Bartoletti, parla genericamente di «libertà femminile come leva di una nuova cultura del rispetto, della convivenza, della tolleranza» e avverte che «non ha senso invocare scontri di civiltà, perché la morte di Hina è frutto di chi confonde la nostalgia di casa con il fanatismo».
La scorsa estate c'erano già state polemiche per la latitanza delle donne di sinistra e delle femministe sul caso Hina («era agosto, eravamo in vacanza» era stato lo stralunato commento di una femminista in ferie). Ora siamo a fine giugno, il periodo vacanziero non dovrebbe essere ancora iniziato, ma davanti al tribunale di Brescia le duecento manifestanti erano per lo più musulmane. Arrivate in pullman, col treno, in auto. Poche le italiane, Daniela Santanchè (An) e Selma Dall'Olio in testa. Le agenzie di stampa hanno battuto dichiarazioni di solidarietà solo da una parte politica, che non è certo la sinistra.
Come definire tutto ciò? Ipocrisia è l'unica parola che calza a pennello. Un buonismo ipocrita che non aiuta nessuno, una melassa etnicamente corretta che danneggia per primi gli immigrati. Se anche quello di Hina fosse un delitto patriarcale, cosa che non è, sarebbe inutile nascondere che questa forma di patriarcato non appartiene più alla nostra cultura da almeno cinquant'anni. Hina è stata seppellita dal padre in giardino con la testa rivolta verso la Mecca, ma questo evidentemente è un aspetto secondario. Anche i delitti di mafia hanno dei rituali simbolici, come il fico d'india in bocca.
Se una certa sinistra pietista si svegliasse capirebbe che questo atteggiamento danneggia per primi proprio gli immigrati. Se in Italia esiste una legge che permette a una ragazza di fidanzarsi con chi le pare, questa legge va rispettata. In Olanda, in Inghilterra, in Francia e in Germania, hanno finalmente capito che l'integrazione non può passare per il multiculturalismo. Ma per noi l'estero è un modello solo per quel che piace alla gente che piace.
da TGCOM
Orpheus




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27 giugno 2007

Dalla parte di Hina contro la sharia in Italia

 
A prima vista sembrerebbe un fatto privato il processo, che inizia domani, per l'omicidio di Hina Saleem, la ventiduenne pakistana decapitata il 12 agosto scorso dai suoi parenti maschi perché aveva abbandonato usi e costumi islamici. Ma per le almeno 400 donne che annunciano la propria presenza nell'aula del tribunale non si tratta soltanto di una tragedia familiare. Hanno deciso di costituirsi parte civile, riunite nell'associazione Acmid-Donna, per «trasformarlo in un processosimbolo, perché in Italia non può governare la sharia», spiega la loro capofila, la deputata di Alleanza Nazionale Daniela Santanchè. Non vogliono altro che un risarcimento simbolico di un euro, che però rappresenterebbe una vittoria politica dal valore molto superiore. È tardi, a quasi un anno dal fatto di sangue che ha aperto uno squarcio sul vissuto quotidiano delle comunità islamiche. Ma mobilitandosi il tempo si può ancora recuperare, secondo le promotrici del manifesto apparso ieri su "Libero", che oltre alla firma della parlamentare comprende quella della presidente dell'Associazione Donne Marocchine in Italia, Souad Sbai e della femminista storica Anselma Dell'Olio. Se «abbiamo abbandonato a se stessa Hina Saleem quando era in vita, la mattina del 28 giugno non lasciamola sola», scrivono nell'appello, che invoca: «Basta con la violenza sulle donne!». Come primo risultato, sono riuscite a risvegliare dallo stato di coma politico perfino l'Udi, l'Unione Donne Italiane, che si pensava ormai scomparsa sotto le macerie del Muro di Berlino e invece si è rifatta viva, ieri, con una lettera di sostegno all'iniziativa. Un po' di amarezza rimane, ammette la Santanchè: «Hina doveva diventare un simbolo dell'integrazione: amava un ragazzo italiano, si vestiva all'occidentale, lavorava in Italia ed era completamente inserita. Invece non lo è diventata, è stata assolutamente abbandonata e dimenticata. Alle esequie c'ero soltanto io, non il ministro Barbara Pollastrini che aveva promesso i funerali di Stato e la costituzione di parte civile. Sono scomparsi tutti, tranne il sindaco di Brescia. Era una grande occasione, che però è stata perduta». Ma «ora bisogna avere la capacità e la forza di farlo diventare come il processo del Circeo, che negli anni Settanta ebbe almeno una funzione culturale». Comunque si concluda il processo, il giorno successivo si sarà di fronte a un'altra opera, più lunga e faticosa, anche se già avviata, spiega Souad Sbai: «L'anno scorso almeno altre quattro donne musulmane sono state uccise in Italia: Rachida, Kautar, Kadija, Haina, sono i loro nomi. Inoltre alcune vengono riportate nei Paesi d'origine contro il loro volere. Altre ancora, come una tunisina buttata dal terzo piano perché non voleva abortire, oppure Fatiha bruciata in tutto il corpo dal marito perché non gli aveva scaldato la cena. Ora abita in una casa protetta. Ma molte ragazze scappano in Francia, dove si sentono più protette e c'è un'associazione molto attiva in loro difesa». L'elenco è spaventoso, per quanto ancora parziale, ma non si può soltanto rispondere alle emergenze: «Noi denunciamo i fatti e, se la vittima lo desidera davvero, le troviamo una nuova sistemazione». A fronte delle poche che reagiscono, rimane l'aspetto più preoccupante della sottomissione femminile sommersa. Il livello di istruzione di molte mogli e madri è pari a zero, la consapevolezza dei propri diritti ancora più bassa. Per la presidente delle donne marocchine, «si tratta di investire su queste donne, perché partecipino alla vita cul- turale e sociale del Paese. Vi sono 120mila donne marocchine in Italia, ma soltanto il 20% di loro lavora. E dire che in Marocco negli ultimi cinque anni c'è stata una campagna di alfabetizzazione di massa e una riforma del diritto di famiglia». E finora non ci sono stati interventi, se non quello recente del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che ha annunciato un'intesa per corsi di italiano rivolti alle donne, da tenersi in moschea. «Ma la moschea è un luogo dove si prega», commenta la Sbai, «la cultura si diffonde altrove».
Libero-Andrea Morigi
Ci sono ben due Ministeri che dovrebbero darsi da fare per evitare tragedie come quelle di Hina, per far si che le donne musulmane che vengono in Italia godano di quei diritti che la nostra costituzione garantisce.
Ma i suddetti ministri sono "troppo" impegnati sul fronte dei diritti dei gay, per poter muovere un dito e alleviare le sofferenze FISICHE e morali di migliaia di donne.
Le pari opportunità e la solidarietà sociale sono solo per i gay. Le donne che s'attacchino al tram. E pure, come mostrano i dati del  Viminale, la violenza sulle donne é in grave aumento, ma si vede che per i Kompagni Ferrero e Pollastrini é un male accettabile, l'importante é non mettersi contro gli imam fondamentalisti e i loro seguaci.


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19 giugno 2007

Sharia business:Il rischio è pagare le armi e i kamikaze che ci uccideranno

 

Vada il fatto che per condividere la torta dei 250 miliardi di dollari della finanza islamica, le banche occidentali aprano sportelli "sciaraiticamente corretti" nei paesi musulmani. Vada il fatto, discutibile, che si accrediti e diffonda la legge di Allah per il tramite delle banche nell'Occidente. Ma non va bene che sia il governo di Sua Maestà a favorire l'islamizzazione finanziaria della Gran Bretagna con obbligazioni conformi alla legge islamica. Così come il capitalismo è stato il volano di liberalismo e democrazia, la finanza islamica è il cavallo di Troia della sharia e dell'autocrazia». Magdi Allam il 24 aprile sul Corriere della Sera denunciava solitario il preoccupante dilagare della finanza islamica in Occidente, ovvero la creazione di servizi finanziari e di credito conformi alla sharia, la legge islamica che vieta l'interesse. Una presa di posizione, quella del vicedirettore del Corriere della Sera, passata sotto silenzio in patria e ancor più all'estero, dove i principali gruppi bancari e le società finanziarie stanno facendo ponti d'oro alla comunità musulmana per accaparrarsi quello che appare sempre di più un vero tesoro.
Il 30 gennaio scorso il sottosegretario all'Economia britannico Ed Balls (uomo di fiducia del futuro premier Gordon Brown) dichiarava all'Associated Press che occorreva assicurarsi che «il sistema fiscale e i regolamenti incoraggino lo sviluppo di prodotti conformi alla sharia e di fare del Regno Unito un centro mondiale della finanza islamica». Una dichiarazione che non ha stupito più di tanto né il mondo politico né la comunità finanziaria londinese visto l'enorme sviluppo di questo settore e il volume d'affari raggiunto, tramutatosi da una nicchia a mainstream globale.
Detto fatto con la benedizione del governo di Sua Maestà i prossimi 25, 26 e 27 giugno presso il Royal Garden Hotel di Londra si terrà una conferenza dal titolo "Islamic finance and investment world" interamente dedicata al fenomeno della finanza islamica e al suo potenziale sviluppo. Tra i relatori il gotha della finanza britannica e mondiale che si alterneranno in interventi di mezz'ora l'uno sui più svariati temi in discussione, tutti però legati ad un'unica logica: come sfuggire all'interpretazione rigida del Corano e come attrarre investitori non islamici. Quest'ultimo punto sta molto a cuore all'assise, tanto che si arriva a parlare di «prodotti islamici come strumento per diversificare e proteggere il portfolio azionario», di «mitigazione del rischio attraverso gli investimenti islamici» e «investimenti islamici come alternativa etica».
Negli anni molte banche, tra cui appunto la britannica Hsbc ma anche l'americana Citigroup, la svizzera Ubs, la francese Bnp Paribas e da pochi giorni anche Mediobanca che ha debuttato con un murabaha - un contratto di compravendita con pagamento differito - sul mercato kuwaitiano, si sono attrezzate per lanciare l'assalto a una torta da almeno 200 miliardi di dollari attraverso l'immissione sul mercato
di fondi che rispettano i princìpi della sharia e quindi non investono in società che siano in qualche modo legate al business dell'alcool, delle armi, del gioco d'azzardo, dell'ingegneria genetica, del tabacco o attraverso società fortemente indebitate.
Da quando i magnati della finanza internazionale hanno fiutato l'affare si sono affrettati ad aprire sportelli islamici prima nei paesi musulmani, poi nei paesi occidentali dove il peso economico delle comunità musulmane è crescente. Con un tasso di crescita annuo del 15 per cento è un business che fa gola a molti. D'altronde i modi per aggirare le norme imposte dalla sharia rispetto ai tassi di interesse ci sono, basta applicarsi un po' alla materia.
Ora però sono in molti, anche all'interno della stessa City, a lanciare un grido di allarme verso la necessità di maggiore trasparenza e controlli sul settore. Ovvio, chiaramente, il riferimento al fatto che un mercato del genere possa essere utilizzato come veicolo di finanziamento del terrorismo, ma anche la preoccupazione per una possibile destabilizzazione del mercato, a causa di prodotti sui generis supportati da quantità di soldi imponenti garantite dal petrolio del Golfo e dalla sempre crescente presenza di musulmani nelle nostre società.
Il rischio è che la finanza islamica, una volta cresciuta tanto da non poter più essere ritenuta fenomeno di nicchia, vada a sostituire o integrare il finanziamento al terrorismo che oggi transita attraverso le moschee, le rimesse dei musulmani espatriati e la carità devozionale. Il rischio è pagare le armi e i kamikaze che ci uccideranno.
Riassunto da
Tempi
La nostra avidità é la loro forza.
Orpheus


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