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Orpheus

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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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10 gennaio 2008

Ultime dai giudici: bloccare i treni è morale

 

Febbraio 2003. Il leader no global Luca Casarini, in compagnia di alcuni colleghi "disobbedienti", blocca un treno di mezzi corazzati destinati alla base Usa di Livorno e poi all'Iraq. Le tute bianche, come al solito, ce l'hanno con gli Stati Uniti imperialisti e assassini. Gennaio 2008. Arriva il verdetto della magistratura in merito alla vicenda. Casarini è condannato per interruzione di pubblico servizio col riconoscimento delle attenuanti speciali. Secondo il Gup di Padova, Casarini e soci hanno infatti agito «per motivi di particolare valore morale e sociale». Multa di 760 euro (condonata) e tanti saluti. Facile intuire quali siano i «motivi» invocati dal giudice: pacifismo in salsa anti-americana. Il giudice tira in ballo l'articolo 11 della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra». Ripudia la guerra, d'accordo. Ma approva il vandalismo? Così si è creato un precedente da sventolare in casi analoghi, che certo non mancheranno. Casarini, secondo la sentenza, è un eroe. Eppure non sembrava avere le caratteristiche giuste. Chi non ricorda le sue mediaticissime campagne contro le multinazionali? L'uomo che stringeva il megafono vomitando insulti contro la globalizzazione ostentava un'imbarazzante (per lui) giacca a vento griffata Helly Hansen. Molto chic, molto global. Tutti abbiamo negli occhi le immagini del G8 a Genova nel luglio 2001. Per settimane Casarini apparve in tutti i notiziari per soffiare sul fuoco: violeremo la zona proibita e roba del genere. Sullo sfondo, esercitazioni paramilitari di giovanotti vestiti di bianco. In piazza Alimonda ci scapparono il fattaccio dell'estintore e il morto. Nel 2004, l'eroe proclamava: «Dal sabotaggio della guerra globale alle grandi manifestazioni planetarie. Dal rifiuto delle gabbie ideologiche ed assolute come violenza / nonviolenza, alla sperimentazione di pratiche di conflitto efficaci, che mettano in difficoltà e isolino la polizia e i carabinieri». Che ne pensa il Gup di Padova di queste parole?
Hanno anch'esse, come il blocco del treno, un «particolare valore morale e sociale»?
Giorni lontani. Berlusconi, un tempo nemico giurato, oggi è il datore di lavoro di Casarini, che ha appena esordito come romanziere per Mondadori, casa editrice leggermente riconducibile al Cavaliere. Il libro, di cui questo quotidiano si è occupato con grande attenzione, si intitola "Gabbie". Si tratta, per bocca dello stesso autore, di un «social noir». A questo punto, Luca è pronto al grande salto. Da capetto dei centri sociali a scrittore impegnato e conseguente, inevitabile eroe civile. Il mondo dell'avanspettacolo televisivo lo attende a braccia aperte.
Alessandro Gnocchi-Libero
E poi ci si stupisce se a Napoli bruciano autobus e attaccano i vigili del fuoco ecc, se le manifestazioni finiscono sempre con vandalismi, se il mondo del calcio é preda dei violenti, con questa magistratura....
Orpheus


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17 dicembre 2007

Malagiustizia in mondovisione

Image
A Parma s’annuncia la catastrofe giudiziaria, questa volta in mondovisione. La cosa non è di pubblico interesse (solo) per la sorte che toccherà ai numerosi imputati per la bancarotta di Parmalat, ma perché l’Italia si confermerà un sistema inaffidabile, un Paese buono se si tratta di portar via ricchezza, ma infido se si devono investire quattrini. Da dove non c’è giustizia e non si rispettano le regole i capitali internazionali scappano, verso lidi più redditizi e sicuri.
La triste impressione che tutto finirà nel peggiore dei modi è presto documentata. Il crack risale alla fine del 2003, sono passati quattro anni ed il processo non è neanche iniziato. Siamo già al limite del tempo considerato ragionevole in sede europea e il tribunale neanche si vede. Intanto la procura ha depositato documentazione processuale per sei milioni di pagine.
Il che garantisce la certezza che non saranno mai lette, e se si dovesse scorrerle in aula occorrerebbero anni di udienze. I risparmiatori che hanno subito danni, avendo sottoscritto obbligazioni taroccate, sono, nel mondo, più di centomila. Trentacinquemila si sono costituiti parte civile. Sommate sessantasei imputati, più sei milioni di pagine, più trentacinquemila parti civili, ed il risultato sarà un circo degno del colosseo.
Il problema, comunque, non si pone perché già è trascorso il tempo entro il quale si sarebbe dovuto costituire il collegio giudicante e non se ne scorge neanche l’ombra: a Parma mancano i giudici, i procedimenti sono divisi e chi si è già pronunciato è incompatibile, gli altri sono occupati o al civile. E siamo il Paese europeo con più magistrati e che spende di più per la giustizia.
Il tempo perso e quello infinito che ci attende non addolora gli imputati, ma rende sempre più remota la possibilità che il dibattimento chiarisca dove sono spariti i soldi e chi ancora li gestisce, e dica qualche cosa sull’intreccio con i casi Cirio e Telecom Italia. Insomma, ciascuno potrà continuare a pensare o dire quel che crede senza che la giustizia sia in grado di porre un punto fermo. E questa rassegna d’orrori la faremo vedere al mondo, perché i truffati sono ovunque e gli occhi dei loro giornalisti sono puntati su Parma. Mostreremo che non merita rispetto un sistema che non ha rispetto delle proprie leggi.
Davide Giacalone-Legnostorto
La giustizia italiana é lo specchio della sua politica, essendo legata a doppio filo con essa.
Privilegi in cambio di una giustizia a orologeria hanno fatto si, che l'intero sistema "scoppiasse": magistarti che inseguono "farfalle", politicizzati e scansa-fatiche, non tutti forse, ma la maggioranza si.
E il governo Berlusconi non è stato abbastanza coraggioso da imporre un cambiamento radicale, per paura delle ritorsione della casta togata.
Orpheus


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27 novembre 2007

Khmer Rossi alla sbarra

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Ieng Sary, Noun Chea, Kaing Guek Eav detto «Duch», Ta Mok, oltre al defunto Saloth Sar detto «Pol Pot», morto nel 1998: sono nomi impronunciabili che riaffiorano dal passato per il processo che è iniziato la scorsa settimana per i crimini del regime dei Khmer Rossi in Cambogia. Questi uomini sono responsabili di quello che lo storico francese Stephane Courtois chiama «il crimine sconcertante»: l'uccisione di 2 milioni di persone, un terzo dell'intera popolazione cambogiana, in soli tre anni. Si è trattato del più rapido e letale omicidio di massa nella storia del XX secolo, più intenso ancora del ritmo di sterminio tenuto dai nazisti ai tempi della seconda guerra mondiale, dai sovietici sotto Stalin e dai comunisti cinesi sotto Mao. Dalle dichiarazioni rilasciate dai comandanti Khmer Rossi negli anni '70 si apprende che lo sterminio avrebbe potuto essere ancora peggiore: «Nella nuova Cambogia ci basta un milione di persone per continuare la rivoluzione» - aveva dichiarato un funzionario di regime al termine di una seduta al vertice del Partito. «Non abbiamo bisogno degli altri. Preferiamo uccidere dieci amici piuttosto che lasciare in vita un solo nemico». E' lecito chiedersi da che cosa derivi questa violenza lucida e fredda.
Duch, attualmente sotto processo, ha ucciso personalmente o ha ordinato l'uccisione di 15.000 persone nel carcere di Tuol Sleng, o S-21, dove erano rinchiusi prevalentemente i deviazionisti, i membri del partito sospetti di deviazionismo, oppure i comunisti cambogiani che erano rientrati in patria per appoggiare la rivoluzione e proprio per questo erano sospettati di spionaggio. Il carcere S-21 fu un efficiente strumento di eliminazione fisica del nemico: di tutti i prigionieri che vi furono incarcerati ne sopravvissero solo quattro. Lo scopo del carcere, prima ancora che la soppressione fisica del nemico politico, era l'estorsione della sua confessione, la sua autocritica. Come ricordava Orwell, in 1984, un regime totalitario non ammette di fare martiri: la vittima deve riconoscersi colpevole e fare autocritica prima di essere uccisa. Nella struttura di S-21, non per caso, furono uccisi anche quei torturatori che facevano morire la vittima prima di estorcerne un'ammissione di colpevolezza. Venti anni dopo la fine del regime dei Khmer Rossi, Kaing Guek Eav, detto «il compagno Duch», è stato scoperto per caso nel 1999 da un reporter irlandese in un villaggio cambogiano, mentre lavorava da volontario per una Ong americana. Una volta arrestato, le sue prime dichiarazioni sono state: «Se siete qui vuol dire che questa è la volontà di Dio. Ho fatto cose molto brutte nella mia vita. Ora è venuta l'ora delle rappresaglie. Il mio unico errore è di non aver servito Dio. Ho servito gli uomini e il comunismo».
Ta Mok, morto l'anno scorso, detto «il macellaio», divenne segretario del Partito Comunista cambogiano per la regione sud-occidentale nel 1968, in piena guerra del Vietnam e quando al potere c'era ancora la monarchia di Sihanouk. Già allora, nella sua guerriglia contro la monarchia, si fece notare per molti massacri indiscriminati di civili. Divenuto capo di stato maggiore dell'esercito, sotto Pol Pot, soppresse varie insurrezioni con metodi brutali, fino all'annientamento fisico totale delle popolazioni di interi villaggi o alla fucilazione di massa di intere unità dell'esercito colpevoli di ammutinamento. Ta Mok, una volta finito il regime, proseguì la sua attività di guerriglia ai confini con la Thailandia. Nel 1998, temendo di essere tradito, consegnò Pol Pot alle autorità cambogiane, poi fu catturato egli stesso. Non si trattava di un bruto: da giovane voleva fare il monaco buddista.
Ieng Sary, uno dei fondatori del movimento dei Khmer Rossi, fu ministro degli Esteri del regime. E fu anche al comando di due campi di concentramento/sterminio nella provincia di Kompong Cham. Fu anche l'ideatore delle strategie di epurazione all'interno del partito: fece rientrare centinaia di comunisti dal loro esilio volontario, per poi tradirli e farli uccidere. Fuggì alla cattura rifugiandosi in Thailandia nel 1979. Grazie ai suoi contatti diplomatici riuscì sempre a cavarsela fino ad ottenere il perdono ufficiale da parte di Sihanouk nel 1996. Condusse una vita molto agiata fino al suo arresto, avvenuto solo il 12 novembre scorso. La sua è la vita di un intellettuale, non quella di un serial killer: negli anni '50, come ricorda il dissidente cambogiano Ong Thong Hoeung, contribuì alla formazione del movimento studentesco (Aek) all'università di Parigi, che avrebbe dato vita ai Khmer Rossi. «Lo scopo dell'Aek - ricorda Ong Thong Hoeung - è di incoraggiare il desiderio di conoscenza e l'aiuto reciproco. Uno dei suoi ex membri fondatori afferma: "Eravamo pieni di ardore e di entusiasmo. E volevamo dimostrare alle autorità francesi di essere persone capaci"».
Tutti questi uomini, dunque, mostrano una sorta di doppia vita: intellettuali e persone sensibili da un lato, brutali assassini di massa dall'altro. Si avvicinano allo stereotipo del gerarca nazista che cura il suo giardino mentre ordina lo sterminio di migliaia di persone in un solo giorno. Ma si tratta veramente di una vita «doppia»? Se guardiamo alla filosofia politica che ha motivato l'azione violenta di questi individui, vediamo che erano semplicemente molto coerenti con quello che pensavano e questo spiega la lucidità e la serenità d'animo con cui ordinarono e commisero personalmente i loro crimini. Essi non furono il frutto della brutalità della guerra. Non erano persone che volevano vendicarsi dei bombardamenti americani del 1970-1973 (effettuati nell'ultima fase della guerra del Vietnam), come certa sociologia storica e certi film come Le urla nel silenzio vogliono far credere.
Fin dalla fine degli anni '60, i Khmer Rossi misero sempre in pratica le stesse tecniche, ovunque prendessero il controllo di un'area: svuotamento delle città, trasferimento nelle campagne dell'intera popolazione, divisione delle famiglie, abolizione del denaro, soppressione di qualsiasi forma di educazione, istituzione di un orario di lavoro di 12-13 ore al giorno e imposizione di un rigido codice di comportamento morale in cui era proibito qualsiasi sentimento al di fuori dell'amore per il partito. Si trattava di un piano lucido che, negli anni della guerra civile cambogiana, dal 1968 al 1975 trasformò il Paese in un enorme lager a cielo aperto. Radio Phnom Penh, l'emittente del regime, nel 1976 vantava questi risultati: «I giovani stanno imparando dai lavoratori e dai contadini che sono le fonti di tutto il nostro sapere. Inoltre nessuna scienza è più alta, più degna o più utile di quella che ha a che fare con produzione, agricoltura, industria ed esperimenti e tecniche di produzione. E questo sapere è posseduto soltanto da contadini e lavoratori». Insegnanti, intellettuali, professionisti, avvocati... tutto ciò che non riguardava la produzione diretta era considerato frutto della decadenza borghese e condannato. In alcuni distretti, retti da dirigenti particolarmente zelanti, bastava avere gli occhiali o avere mani non sufficientemente callose per essere uccisi.
Il tutto era rigorosamente il frutto di una profonda riflessione filosofica sul marxismo, che doveva essere applicato alla lettera.
Continua Qui
Sembra incredibile alla luce di questi approfondimenti storici, che in Italia abbiamo ancora partiti che s'ispirano alla dottrina marxista e un presidente della camera amante del dibattito teorico sul marxismo, la cui applicazione alla lettera da parte di Pol Pot e della sua cerchia d'intellettuali ha trasformato la Cambogia in un enorme lager a cielo aperto. Nemmeno il nazismo é riuscito a battere in orrore, l'orgia di sadismo dei Khmer Rossi. Il nazismo é stato messo, giustamente al bando, il comunismo imperversa ancora. Quando ce ne libereremo definitivamente sarà un grande giorno per l'umanità.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 27/11/2007 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

27 ottobre 2007

Hina, cronaca annunciata di un processo senza giustizia, perché anche in Italia vige l’integralismo islamico


Vi chiederete perché non abbia mai dimenticato Hina Saleem, perché appena posso ne scrivo, perché metto sempre fotografie in cui appare lei, bella, dolce e piena di vita.
Lo faccio perché mi sento in colpa. Come dovrebbe sentirsi ogni italiano.
Hina venendo nel nostro paese ha creduto di potersi liberare dal giogo dell’integralismo religioso, che per una giovane musulmana è una condanna a vita e spesso, come nel suo caso, a morte.
Ha creduto che la nostra democrazia, la nostra tanto pretesa laicità (quando si tratta della Chiesa), le nostre leggi l’avrebbero difesa dalla legge del suo paese, la sharia.
Una legge, che a quanto pare, vige anche da noi, in quelle chiuse comunità di musulmani, presenti nelle nostre città e paesi, dove le donne, sono fantasmi, confinate entro le mura domestiche.
Quante musulmane conoscete, nella vostra vita di ogni giorno, vestite come noi, che lavorano, che girano, anche semplicemente per le strade, da sole? Quante ne avete mai viste in un bar, in un cinema, in un ristorante per una cena fra amiche? Nessuna.
Perché credete succeda questo? Perché loro amano vivere da recluse entro le mura domestiche? Perché amano mortificare il loro corpo in camicioni informi? Perché sono entusiaste di dipendere anche per un solo euro dal marito-padrone? Perché non desiderano, come noi, andare da un parrucchiere, in una profumeria, ridere, scherzare, chiacchierare, mettersi i tacchi, un maglione aderente, un filo di rossetto? Sono donne, benedetto Iddio, non manichini senza vita!
Guardate i loro visi. Le bocche tirate, lo sguardo basso, gli occhi spenti, mai e poi mai un sorriso, un barlume di allegria. E di che cosa potrebbero mai gioire quando loro vita è un ergastolo? Vivono meglio i nostri detenuti nelle carceri, che non quelle donne a casa loro.
Ciò nonostante, e malgrado la nostra pretesa laicità, ci siamo piegati all’integralismo religioso, lasciamo che i musulmani, continuino nel nostro paese, a sottomettere le loro donne, perché questi sono i “loro usi e costumi”, e quando una ragazza ingenua, forte e coraggiosa come Hina si ribella, agli “usi e costumi” PAGA con la vita.
Un esempio per le altre: colpisci una, per educarne cento. Adesso state pur certi che nelle comunità pakistane, arabe, marocchine ecct. le ragazze si dichiareranno ben felici di portare il velo e vivere da schiave. Come biasimarle?
Il processo di Hina potrebbe a questo punto, essere una grande opportunità, per mettere sotto accusa le violazione dei diritti umani che si consumano nel nostro paese (sapete che c’è chi fa infibulare le loro figlie? Abbiamo anche questo triste primato, tra le 20 e le 30 mila donne immigrate hanno subito una mutilazione genitale in Italia) e invece si è già trasformato nella solita “brodaglia” multi-culti correct. Il movente è diventato l’onore, la giustificazione è bella e pronta su un piatto “anche in Sicilia, succedevano queste cose”, (d’altronde il ministro Amato, ha inventato una tradizione nuova di zecca, per non demonizzare troppo gli integralisti musulmani, quella “siculo-pakistana”).
Il processo si svolgerà a porte chiuse, non sia mai che un po’ di pubblicità sui media, getti discredito sugli “usi e costumi” pakistani, l’Acmid, l’Associazione Comunità Marocchina delle Donne in Italia, non ha potuto costituirsi parte civile e uno dei carneficiè già stato liberato, perchè "solamente" colpevole di aver occultato il corpo di Hina, dopo il massacro. 
Hina prima di morire è stata brutalizzata dalla sua famiglia PER MESI, con l’intento di trasformarla in una buona musulmana, la sua “macellazione halal” non è stato un fulmine a ciel sereno, le nostre istituzioni non sono state capaci di proteggerla e adesso gli negheranno giustizia.
E ‘ morta invano, il suo sacrificio non servirà a salvare altre giovani schiave nel nostro paese, così laico, così’ democratico.
Orpheus


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24 ottobre 2007

Hina da morta é diventata una buona musulmana

 Hina Saleem
Il PM ha chiesto 30 anni per il carnefice di Hina Saalem, ho scritto carnefice perché chiamarlo padre è offensivo nei confronti dei veri padri, quelli che aiutano e proteggono i propri figli, e non li sgozzano perché ottenebrati da una religione, che è nemica acerrima delle donne.
Hina aveva 20 anni, era bella, bruna e piena di vita. Aveva due enormi occhi neri, dolci e intelligenti, due occhi che osavano sfidare Muhammad Saleem perché voleva vivere la sua vita, come una qualsiasi ragazza della sua età.
Hina, però era pachistana, arrivata in Italia otto anni fa per raggiungere, insieme al resto della famiglia, il padre che aveva trovato lavoro nel bresciano, in Italia si era subito integrata. E alla sua famiglia questo non andava proprio giù.
L'abbigliamento non adeguato ai canoni della religione musulmana, il vizio del fumo, l’amore per un ragazzo italiano erano motivo di scontri con i suoi familiari e allora piovevano schiaffi, bastonate, colpi di taglierino: l'incubo di Hina durava da tempo.
Ma lei resisteva non si piegava ai diktat di una religione oscurantista, il caro ‘paparino’ gli rimproverava di comportarsi come una “cristiana e non come una musulmana”, e il suo insistere a comportarsi come “una cristiana”, un giorno d’agosto, le è costato la vita, sgozzata, il povero corpo dilaniato da 20 coltellate, è stata ricomposta e sotterrata in giardino, con il volto rivolto la Mecca. Così da morta è diventata una buona musulmana.
Il PM ha chiesto 30 anni, ma già sappiamo tutti che Muhammad Saleem non li farà.
L’unica cosa che si può fare per rendere giustizia  alla memoria di Hina, è non permettere che altre ragazze musulmane facciano la sua fine, almeno qui nel nostro paese.
E per far ciò non bisogna nascondere il vero motivo che ha ucciso Hina Saleem, l’integralismo religioso della sua famiglia.
Orpheus


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29 giugno 2007

Femministe rosse perennemente in sciopero per i diritti delle donne islamiche

 
Il nemico del mio nemico è mio amico. Se «Hina è vittima dell'islam», come recitava ieri uno striscione leghista davanti al tribunale di Brescia, meglio non agitarsi troppo. Quando la violenza si fa pericolosamente vicina, quando a essere vittima è una ragazza di ventidue anni sgozzata dal padre perché voleva vivere da occidentale con un fidanzato non scelto dalla famiglia è preferibile sorvolare. Ad accusare di maltrattamenti uomini di culture diverse, ovviamente immigrati, si rischia di passare per razzisti. Se poi l'omicida è un musulmano, si scivola nel politicamente scorrettissimo.
Allora che si fa? Giriamo alla larga. Anzi meglio, rigiriamo la frittata. Se pure non hanno molta dimestichezza con padelle e fornelli, ci sono riuscite benissimo ieri le donne di Rifondazione comunista, che nel «Forum Donne Prc» scrivono: «Non di delitto islamico si tratta, come strumentalmente ancora una volta si tende a ridurre e semplificare la vicenda, liquidandola con argomentazioni razziste, ma di delitto patriarcale». Ecco, delitto patriarcale. Quindi fruttò della violenza maschile contro le donne, nella misura in cui «si verifica al nord e al sud, in Oriente e in Occidente», nella misura in cui «attraversa indifferentemente classi sociali e quartieri, nativi e migranti, bianchi e neri, cattolici e musulmani». Nella misura in cui Hina è stata massacrata dal padre padrone, manifestiamo solidarietà e ricordiamo che sono «oltre un milione le donne che hanno subito violenza nel proprio nucleo familiare». Hina una fra un milione, quindi perché fare tanto baccano.
Perfino la responsabile dei diritti civili dei Ds, Ivana Bartoletti, parla genericamente di «libertà femminile come leva di una nuova cultura del rispetto, della convivenza, della tolleranza» e avverte che «non ha senso invocare scontri di civiltà, perché la morte di Hina è frutto di chi confonde la nostalgia di casa con il fanatismo».
La scorsa estate c'erano già state polemiche per la latitanza delle donne di sinistra e delle femministe sul caso Hina («era agosto, eravamo in vacanza» era stato lo stralunato commento di una femminista in ferie). Ora siamo a fine giugno, il periodo vacanziero non dovrebbe essere ancora iniziato, ma davanti al tribunale di Brescia le duecento manifestanti erano per lo più musulmane. Arrivate in pullman, col treno, in auto. Poche le italiane, Daniela Santanchè (An) e Selma Dall'Olio in testa. Le agenzie di stampa hanno battuto dichiarazioni di solidarietà solo da una parte politica, che non è certo la sinistra.
Come definire tutto ciò? Ipocrisia è l'unica parola che calza a pennello. Un buonismo ipocrita che non aiuta nessuno, una melassa etnicamente corretta che danneggia per primi gli immigrati. Se anche quello di Hina fosse un delitto patriarcale, cosa che non è, sarebbe inutile nascondere che questa forma di patriarcato non appartiene più alla nostra cultura da almeno cinquant'anni. Hina è stata seppellita dal padre in giardino con la testa rivolta verso la Mecca, ma questo evidentemente è un aspetto secondario. Anche i delitti di mafia hanno dei rituali simbolici, come il fico d'india in bocca.
Se una certa sinistra pietista si svegliasse capirebbe che questo atteggiamento danneggia per primi proprio gli immigrati. Se in Italia esiste una legge che permette a una ragazza di fidanzarsi con chi le pare, questa legge va rispettata. In Olanda, in Inghilterra, in Francia e in Germania, hanno finalmente capito che l'integrazione non può passare per il multiculturalismo. Ma per noi l'estero è un modello solo per quel che piace alla gente che piace.
da TGCOM
Orpheus




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28 giugno 2007

In 200 per Hina

(Ambra Craighero) 
Lo striscione esposto da alcuni leghisti davanti al tribunale (Ambra Craighero)
Troppo pochi, avremmo dovuto essere in 200.000, in 2.000.000, uomini e donne, di tutte le razze e categorie sociali, a manifestare a Brescia, in occasione dell’inizio del processo per l’omicidio di Hina Saleem, la 22enne pakistana sgozzata dal padre per aver lasciato i costumi islamici e accolto quelli occidentali. Per essersi cioè INTEGRATA con l’ambiente che la circondava. Si parla tanto d’integrazione, ma NON si protegge e aiuta chi fra gli immigrati vuole realmente vivere come noi.
La battaglia che combattono le donne musulmane in Italia é una battaglia che interessa TUTTI, perchè é una battaglia contro l'Islam radicale.
E' una battaglia che dovrebbero avere a cuore coloro che scendono in piazza ogni 'tre per due' contro l'integralismo religioso della Chiesa cattolica, ma che davanti al VERO integralismo religioso preferiscono voltare le spalle, lasciando prosperare la minaccia reale del fondamentalismo.
A pagare con la vita per ora sono ‘solo’ le donne musulmane che arrivate in Italia, a volte piombano nel ‘medio evo’, lo afferma Souad Sbai: “In Marocco le ragazze portano pantaloni e minigonna. In Italia, all’interno di alcune comunità, siamo indietro di 10 anni” . E dalla fine che ha fatto Hina, direi molto di più.
Orpheus

 


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27 giugno 2007

Dalla parte di Hina contro la sharia in Italia

 
A prima vista sembrerebbe un fatto privato il processo, che inizia domani, per l'omicidio di Hina Saleem, la ventiduenne pakistana decapitata il 12 agosto scorso dai suoi parenti maschi perché aveva abbandonato usi e costumi islamici. Ma per le almeno 400 donne che annunciano la propria presenza nell'aula del tribunale non si tratta soltanto di una tragedia familiare. Hanno deciso di costituirsi parte civile, riunite nell'associazione Acmid-Donna, per «trasformarlo in un processosimbolo, perché in Italia non può governare la sharia», spiega la loro capofila, la deputata di Alleanza Nazionale Daniela Santanchè. Non vogliono altro che un risarcimento simbolico di un euro, che però rappresenterebbe una vittoria politica dal valore molto superiore. È tardi, a quasi un anno dal fatto di sangue che ha aperto uno squarcio sul vissuto quotidiano delle comunità islamiche. Ma mobilitandosi il tempo si può ancora recuperare, secondo le promotrici del manifesto apparso ieri su "Libero", che oltre alla firma della parlamentare comprende quella della presidente dell'Associazione Donne Marocchine in Italia, Souad Sbai e della femminista storica Anselma Dell'Olio. Se «abbiamo abbandonato a se stessa Hina Saleem quando era in vita, la mattina del 28 giugno non lasciamola sola», scrivono nell'appello, che invoca: «Basta con la violenza sulle donne!». Come primo risultato, sono riuscite a risvegliare dallo stato di coma politico perfino l'Udi, l'Unione Donne Italiane, che si pensava ormai scomparsa sotto le macerie del Muro di Berlino e invece si è rifatta viva, ieri, con una lettera di sostegno all'iniziativa. Un po' di amarezza rimane, ammette la Santanchè: «Hina doveva diventare un simbolo dell'integrazione: amava un ragazzo italiano, si vestiva all'occidentale, lavorava in Italia ed era completamente inserita. Invece non lo è diventata, è stata assolutamente abbandonata e dimenticata. Alle esequie c'ero soltanto io, non il ministro Barbara Pollastrini che aveva promesso i funerali di Stato e la costituzione di parte civile. Sono scomparsi tutti, tranne il sindaco di Brescia. Era una grande occasione, che però è stata perduta». Ma «ora bisogna avere la capacità e la forza di farlo diventare come il processo del Circeo, che negli anni Settanta ebbe almeno una funzione culturale». Comunque si concluda il processo, il giorno successivo si sarà di fronte a un'altra opera, più lunga e faticosa, anche se già avviata, spiega Souad Sbai: «L'anno scorso almeno altre quattro donne musulmane sono state uccise in Italia: Rachida, Kautar, Kadija, Haina, sono i loro nomi. Inoltre alcune vengono riportate nei Paesi d'origine contro il loro volere. Altre ancora, come una tunisina buttata dal terzo piano perché non voleva abortire, oppure Fatiha bruciata in tutto il corpo dal marito perché non gli aveva scaldato la cena. Ora abita in una casa protetta. Ma molte ragazze scappano in Francia, dove si sentono più protette e c'è un'associazione molto attiva in loro difesa». L'elenco è spaventoso, per quanto ancora parziale, ma non si può soltanto rispondere alle emergenze: «Noi denunciamo i fatti e, se la vittima lo desidera davvero, le troviamo una nuova sistemazione». A fronte delle poche che reagiscono, rimane l'aspetto più preoccupante della sottomissione femminile sommersa. Il livello di istruzione di molte mogli e madri è pari a zero, la consapevolezza dei propri diritti ancora più bassa. Per la presidente delle donne marocchine, «si tratta di investire su queste donne, perché partecipino alla vita cul- turale e sociale del Paese. Vi sono 120mila donne marocchine in Italia, ma soltanto il 20% di loro lavora. E dire che in Marocco negli ultimi cinque anni c'è stata una campagna di alfabetizzazione di massa e una riforma del diritto di famiglia». E finora non ci sono stati interventi, se non quello recente del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che ha annunciato un'intesa per corsi di italiano rivolti alle donne, da tenersi in moschea. «Ma la moschea è un luogo dove si prega», commenta la Sbai, «la cultura si diffonde altrove».
Libero-Andrea Morigi
Ci sono ben due Ministeri che dovrebbero darsi da fare per evitare tragedie come quelle di Hina, per far si che le donne musulmane che vengono in Italia godano di quei diritti che la nostra costituzione garantisce.
Ma i suddetti ministri sono "troppo" impegnati sul fronte dei diritti dei gay, per poter muovere un dito e alleviare le sofferenze FISICHE e morali di migliaia di donne.
Le pari opportunità e la solidarietà sociale sono solo per i gay. Le donne che s'attacchino al tram. E pure, come mostrano i dati del  Viminale, la violenza sulle donne é in grave aumento, ma si vede che per i Kompagni Ferrero e Pollastrini é un male accettabile, l'importante é non mettersi contro gli imam fondamentalisti e i loro seguaci.


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24 giugno 2007

Appello a tutte le donne che vogliono giustizia per Hina Salem

 LO DOBBIAMO A HINA NON DIMENTICHIAMOLA

Associazione ACMI-Donna onlus

 
Appello a tutte le donne che vogliono giustizia per Hina Salem.
 
Il 28 Giugno avrà luogo a Brescia la prima udienza del processo ai responsabili dell’assassinio di Hina Salem. Come è noto, la nostra Associazione ACMI-Donna onlus (Associazione donne marocchine in Italia) si è costituita parte civile in questo processo: vogliamo giustizia per Hina e chiediamo che il suo sogno di libertà non venga dimenticato.
Il 28 giugno, dunque, l’Acmid sarà a Brescia.
Ci auguriamo che quel giorno siano presenti al nostro fianco anche molte di voi per sostenere tutte insieme compostamente e civilmente, donne immigrate e donne italiane, la memoria e il sacrificio di Hina.
A quante vorranno accompagnarci, l’Acmid mette a disposizione mezzi di trasporto gratuiti dai luoghi di residenza.
Per informazioni, contattate 
info@acmid-donna.it
 
28.06.2007 alle ore 8.30
Tribunale di Brescia -Via V. Vittorio Emanuele II,  n. 96 .
 
http://www.acmid-donna.it/home2.htm
Da Controcorrente
Orpheus


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21 giugno 2007

Appello a tutte le donne che vogliono giustizia per Hina Salem.


Associazione ACMI-Donna onlus

 
Appello a tutte le donne che vogliono giustizia per Hina Salem.
  Il 28 Giugno avrà luogo a Brescia la prima udienza del processo ai responsabili dell’assassinio di Hina Salem. Come è noto, la nostra Associazione ACMI-Donna onlus (Associazione donne marocchine in Italia) si è costituita parte civile in questo processo: vogliamo giustizia per Hina e chiediamo che il suo sogno di libertà non venga dimenticato.

Il 28 giugno, dunque, l’Acmid sarà a Brescia.
Ci auguriamo che quel giorno siano presenti al nostro fianco anche molte di voi per sostenere tutte insieme compostamente e civilmente, donne immigrate e donne italiane, la memoria e il sacrificio di Hina.
A quante vorranno accompagnarci, l’Acmid mette a disposizione mezzi di trasporto gratuiti dai luoghi di residenza.
Per informazioni, contattate 
info@acmid-donna.it
 
28.06.2007 alle ore 8.30
Tribunale di Brescia -Via V. Vittorio Emanuele II,  n. 96 .
 
http://www.acmid-donna.it/home2.htm
Da Controcorrente
Orpheus


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