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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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18 ottobre 2009

“FareIslam” propone l’ora di religione islamica nelle scuole italiane


Immagine del Berretto a Sonagli
Voto in cinque anni e ora di religione islamica, questa l’ultima folgorante idea dei finiani a braccetto dei dalemiani, “per evitare di lasciare i piccoli musulmani “nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”.
Oh, Sorbole non sapevo di abitare in Pakistan!
Certo con queste geniali pensate, non è un’eventualità poi così lontana…

E perché non la proposta di affiancare i nostri tribunali con corti shariatiche, per non lasciare che i maschi musulmani si facciano giustizia da soli, sgozzando figlie e mogli ribelli?  Per quelli di loro che non, sentendosi adeguatamente rappresentati dalle nostre leggi lassiste d’infedeli (che inibiscono ai mariti il diritto di vita e di morte sulla moglie), si armano di coltello e ci pensano in prima persona…

Ma “Finallah e D’Alemmah”  non sono nemmeno sfiorati dal dubbio che “madrasse e scuole islamiche integraliste”  SEMPLICEMENTE non dovrebbero nemmeno esserci nel nostro Paese? 
Perché molto prima del rischio corso dai piccoli musulmani, c’è il rischio corso dagli italiani PICCOLI e GRANDI d’incappare in un kamikaze sfornato dai suddetti centri d’indottrinamento all’odio?
E poi perché non un’ora di buddismo, di scintoismo, di induismo, di religione ebraica?
Forse in virtù del fatto che i cristiani sono trattati così bene nei paesi islamici: i seguaci di Maometto infatti onorano a tal punto il cristianesimo, che fanno fare ai cristiani la fine di Gesù Cristo: li crocefiggono agli alberi.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 18/10/2009 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa

11 ottobre 2007

Combattere il terrorismo islamista

  

Sono arrivati all’una di notte, armati di asce, coltelli e mitra. Hanno corso oltre la periferia di Algeri, verso Rais, un villaggio di appena mille abitanti, e a sud, verso Sidi Moussa. Hanno buttato giù le porte, trucidando nel sonno vecchi, donne e bambini. Gente sgozzata, uccisa a mitragliate, fatta a pezzi con le asce. Donne violentate. Bambini squartati sotto gli occhi delle madri. Hanno fatto esplodere alcune case, gli abitanti richiusi dentro sono arsi vivi. Prima di andarsene, i terroristi del Gia algerino hanno piantato le teste decapitate delle vittime davanti all’entrata delle abitazioni. Se ne sono andati trascinandosi dietro venti ragazze giovanissime.
E’ una delle tante anonime stragi algerine raccontate dallo scrittore musulmano Mohamed Sifaoui, l’autore del nuovo pamphlet “Combattre le terrorisme islamiste” (Grasset edizioni) e il più celebre dissidente algerino riparato in Francia.
Una bomba ad Algeri, da cui Sifaoui è scampato per miracolo, nel 1996 gli ha portato via numerosi amici, uccidendo una trentina di passanti.
Sifaoui, che figura in cima alla blacklist del Gia algerino, ha vissuto da infiltrato per oltre tre mesi in una cellula francese di al Qaida, ne ha tratto un libro sconvolgente, “Mes ‘frères’ assassins”. Ha denunciato in un clamoroso documentario televisivo la propaganda occulta dell’islamista svizzero Tariq Ramadan.
Sifaoui ha visto la sua foto e il suo nome accanto alla scritta “le mourtad”, l’apostata, su molti siti Internet islamisti. “Non potrai ritardare la tua ora”, diceva la sentenza di morte. Ne ha ricevute tante e le condanne non hanno nulla di virtuale.
La protezione intorno a Sifaoui è diventata infatti totale a partire dal 2003 e si è intensificata dopo che ha scritto per la rivista sartriana “Les temps modernes”, diretta dal regista Claude Lanzmann, un editoriale in difesa di Robert Redeker, il professore di filosofia costretto a vivere nell’oscurità per un articolo apparso sul Figaro.
In quest’intervista al Foglio, Sifaoui racconta la sua vicenda e spiega perché, lui che ci tiene a definirsi “musulmano democratico”, ha deciso di difendere Redeker, che un anno fa esatto entrava in clandestinità. Sifaoui è l’unico scrittore musulmano a figurare nella nuova raccolta che Patrick Gaubert ha pubblicato sotto il titolo “Combattre l’obscurantisme”, la prima antologia di articoli in difesa del filosofo, assieme a Lanzmann, Pascal Bruckner, Bernard Henri- Levi e Alain Finkielkraut.
“Gli islamisti mi minacciano da una ventina di anni” ci spiega Sifaoui. “Mi hanno perseguitato in Algeria, hanno tentato di assassinarmi. Hanno ucciso di modo selvaggio e barbaro un centinaio di giornalisti e di intellettuali algerini durante questi ultimi quindici anni, molti erano anche miei amici. In Francia ricevo regolarmente minacce di morte e vivo dal 2003 sotto la protezione della gendarmeria. E’ una situazione che faccio mia e non voglio presentarmi come una vittima.
Sono musulmano, democratico e laico che pensa che la resistenza all’islamismo sia un atteggiamento civico e che il rifiuto del terrorismo sia un dovere. Il mio ‘peccato’ è il peccato delle donne e degli uomini liberi che consiste nel rifiutare l’oscurantismo e preferirgli la luce”.
Sifaoui ha trascorso una vita a guardarsi le spalle.
“Quando si difendono principi o convinzioni ci si rifiuta di metterli su una bilancia. Come ho già detto, rifiuto di presentarmi come una vittima. Oggi siamo tutti in pericolo. Anche coloro che rifiutano di opporsi al terrorismo islamista non sono al riparo da un’azione terroristica.
Lo abbiamo visto tanto in occasione degli attentati dell’11 settembre che in quelli di Madrid e Londra, il terrorismo islamista ci riguarda tutti indipendentemente dalle nostre convinzioni, le nostre origini, la nostra religione, il terrorismo islamista è il nuovo fascismo che si abbevera del sangue degli innocenti e tenta di imporsi con il terrore che vuole instaurare sugli spiriti. La migliore risposta da opporre a questo fenomeno consiste nel rifiutare di cedere al terrore”.
Robert Redeker è ormai un simbolo di questa resistenza.
“L’affare Redeker mi ispira due reazioni. La prima è che l’islamismo è una minaccia reale per la libertà d’espressione. La seconda è che le società e i dirigenti occidentali danno prova molto spesso di una codardia straordinaria. Dobbiamo tutti ribadire in modo chiaro e limpido che non possiamo mercanteggiare i valori legati alla democrazia, ai diritti dell’uomo e alla libertà cedendo sui valori universali. Penso che non abbiamo troppo spesso il coraggio di inviare messaggi chiari ai fondamentalisti”.
Redeker ha vissuto per settimane al buio in casa, è stata come una notte della libertà.
“Ho immediatamente comunicato a Redeker che lo sostenevo senza riserve. Ero tenuto a testimoniargli la mia totale solidarietà. Ciò mi ha del resto valso minacce di morte. Il sostegno degli intellettuali francesi non è stato franco, come per le autorità. E’ passato del tempo perchè tutti comprendessero la sfida di una situazione simile.
Una persona minacciata non deve sentirsi sola e isolata, deve contare su un sostegno senza eccezioni da parte di tutti quelli che si riconoscono nei valori democratici. Ho uno solo rimprovero a Redeker: non doveva nascondersi. Sono i criminali e i terroristi che devono vivere nella clandestinità. Ai terroristi occorre rispondere chiaramente, come ho già precisato, noi rifiutiamo di sottoporci ai loro diktat e di cedere dinanzi alle loro minacce”.
Sifaoui spiega che l’11 settembre ha decretato l’inizio di una “guerra dei cent’anni” di musulmani contro musulmani.
“Occorre sapere prima di qualsiasi cosa che i musulmani sono storicamente e statisticamente, le prime vittime del terrorismo islamista. E’ stato il caso in Algeria o in Egitto ma anche in Giordania e in Marocco e in Iraq, da Grozny a Madrid. E’ il motivo per cui occorre che l’occidente conduca la guerra contro il terrorismo islamista al fianco dei musulmani democratici.
Lo dico e lo ripeto già da molti anni, il terrorismo utilizzato dal Hamas, quello utilizzato dagli algerini salafiti, di al Qaida o degli iracheni islamisti o della ‘legione araba’ che imperversa in Cecenia è identico, si nutre della stessa ideologia: il salafismo, una dottrina oscurantista propagata dalla confraternita dei Fratelli musulmani e dai wahabiti sauditi. E’ quest’ideologia estremista, retrograda e fascista che occorre combattere”.
Dalle vignette danesi a Redeker, la libertà di parola è duramente minacciata in Europa.
“Queste vicende hanno mostrato in particolare l’incapacità degli europei di difendere i loro principi. Non è l’islam che rappresenta un pericolo, ma i fondamentalisti. Bisogna essere allo stesso tempo chiari e giusti. Chiaramente ricordando a tutti che la libertà d’espressione non sarà mai al centro di un mercantaggio. Non è possibile trovare un compromesso di sorta con i fanatici.
Un cineasta assassinato, vignettisti danesi fisicamente minacciati, un professore di filosofia costretto a vivere nella clandestinità: non sono più minacce che si moltiplicano e si aggiungono le une alle altre, ma molti atti di terrore che l’islamismo fa incombere sul mondo libero.
Il terrore fa già parte del quotidiano del mondo musulmano in Iran, in Afghanistan, in Nigeria, in Sudan, nella Somalia dei tribunali islamici. Senza dimenticare l’orrore dell’Arabia Saudita e di molte altre regioni sotto leggi religiose di un altro tempo.Senza dimenticare, soprattutto, l’Algeria dove il ‘Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento’, che ha giurato fedeltà a Al Qaida, prosegue i suoi omicidi terroristici.
Vero laboratorio di sperimentazione nella strategia di riconquista dell’islamismo politico, l’Algeria ha pagato un omaggio pesante di sangue per la sua resistenza al fascismo islamista. L’islamismo è una cancrena del mondo musulmano. Usa omicidi politici come Sadat, il terrore collettivo come i massacri di interi villaggi in Algeria e gesti isolati come Theo van Gogh”.
In Europa personaggi come Tariq Ramadan, prosegue Sifaoui, fanno il gioco dei negazionisti della vita.
“Non vorrei evocare qui il nome di quel personaggio. Questa persona alla quale i mass media attribuiscono un’importanza è completamente trascurabile. Non sono persone come lui che ci permetteranno di avanzare nella lotta al fanatismo.
L’islamismo, come progetto di società, ha numerose maschere, di cui quella del neocomunitarismo, che nella misura in cui essenzializza le differenze, fa il paio con il razzismo, il settarismo, l’intolleranza, e sostituiscono la lotta necessaria contro le ingiustizie sociali con una lotta etnoreligiosa e razzista.
Le caste comunitariste segregano l’individuo nel giogo dell’odio degli altri. Ravvivano i vecchi demoni. Così, il comunitarismo islamista ha ridato vita all’antisemitismo nei sobborghi francesi invocando il pretesto penoso della situazione in medio oriente. Per i fanatici il conflitto israeliano-palestinese è soltanto un naso falso che giustifica tutte le violenze e copre il razzismo con la maschera religiosa.
Numerosi sono oggi coloro che rifiutano di piegarsi al totalitarismo. I teologi musulmani che invece rifiutano di esprimersi di fronte all’estremismo sono stolti e complici. Nei due casi, dobbiamo metterli di fronte alla loro responsabilità.
Osservate tuttavia che esistono barlumi di speranza. Molti imam spagnoli si sono riuniti a Madrid e hanno decretato un parere religioso che ha precisato che Osama bin Laden non era un musulmano. E’ questo tipo di atti forti e simbolici che attendiamo oggi da parte degli ulema. Gli altri, coloro che preferiscono il silenzio, devono ricevere soltanto la nostra sfiducia e il nostro disprezzo”.
Sifaoui non nasconde il suo pessimismo.
“Resto convinto che non vinceremo il terrorismo islamista se non sconfiggeremo anche il salafismo. La constatazione che faccio oggi è che le democrazie combattono il terrorismo – con i mezzi polizieschi, militari e giudiziari – ma non fanno nulla contro l’ideologia che lo nutre. Occorre battersi ideologicamente e politicamente contro questa dottrina altrimenti non si arriverà mai a un risultato.
D’altra parte, l’islam non ha bisogno di essere riformato ma di essere finalmente interpretato. Perciò, occorre una nuova generazione di teologi capace di interpretare l’islam.
Ovviamente, la resistenza in un solo paese non basta più. Tanto più l’islamismo ha definito l’occidente ‘terra di prova’, terra di conquista. In un mondo interdipendente, è ormai impossibile separare la libertà di coscienza in paesi musulmani della nozione universale di laicità, e di quella d’uguaglianza tra gli uomini e le donne. Una mobilizzazione mondiale è dunque indispensabile.
E’ il desiderio espresso, in tutto il mondo, da donne e uomini di qualsiasi origine, a cominciare dai musulmani”.
Redeker poneva una domanda fondamentale: “Di fronte alle intimidazioni islamiste, che deve fare il mondo libero?” .
“Fondamentale la domanda lo è perché la società, musulmana o occidentale, che respinge l’islamismo, e i dirigenti dei paesi musulmani o quelli dei paesi democratici non sanno sempre quale atteggiamento adottare di fronte a questo nuovo fascismo. I dirigenti europei in particolare, ma anche gli intellettuali di sinistra, si adattano facilmente al fondamentalismo musulmano. Se viene giudicato, da loro, come ‘moderato’, non c’è più nessun problema.
Quando un islamista ‘moderato’ esige da un sindaco la creazione di spiagge orarie per le donne nelle piscine, tenta di scalzare le basi della repubblica. E quando il sindaco garantisce udienza a questa richiesta si rende inevitabilmente complice di un atto ignobile contro la laicità: far passare la ‘legge di Allah’ prima di quella degli uomini.
Quando un responsabile politico sostiene un attacco in giudizio contro la libertà d’espressione, come si è verificato con la vicenda delle caricature, si rende complice contro un principio fondamentale di una democrazia: la libertà di stampa e il diritto, sì il diritto, di criticare le religioni e i dogmi, tutti le religioni e tutti i dogmi.
Perchè disegnare Gesù con un preservativo è espressione della libertà e tratteggiare Maometto con una bomba è invece ‘islamofobia’? Così, da questo punto di vista, Redeker aveva ragione di porre la sua domanda all’opinione pubblica. Ma ci diranno che non doveva ‘insultare’ il Profeta.
Dobbiamo chiedere ai musulmani in particolare i religiosi, che siano della Moschea di Parigi o dell’Uoif, di darci una spiegazione chiara, coerente e logica che ci permetta di dormire in pace e di comprendere il loro silenzio nel periodo successivo agli attentati di Londra, Madrid, New York, Sharm el Sheikh, Istanbul, Algeri, Casablanca, Bali e Djerba.
Perché sono così calmi e ‘illuminati’ quando minacciano Redeker e così rapidi a perseguire in giudizio la rivista Charlie Hebdo per un semplice colpo di matita? Perchè organizzano, o lasciano organizzarsi, delle manifestazioni per il velo e diventano improvvisamente claudicanti quando si tratta di manifestare contro la barbarie terroristica che si applica in nome dell’islam?
I ‘musulmani moderati’ o piuttosto i musulmani laici esistono. Ma esisteranno realmente soltanto quando esprimeranno la loro condanna chiara e limpida in relazione al fondamentalismo che uccide, minaccia, lapida, incalza, intimidisce, viola, saccheggia, violenta preferendo l’oscurantismo alla luce, l’arcaismo alla modernità e la morte alla vita. La resistenza all’oscurantismo non deve cessare. Non cesserà”.
In tre siti Internet francofoni Sifaoui è designato come “apostata”.
Equivale a una condanna a morte nell’ideologia islamista. Chiaramente è scritto: ‘Sifaoui non potrai ritardare la tua ora’. In un altro sito francofono: ‘Non c’è persona che non voglia darle un colpo in testa’. Questo messaggio è stato inviato il giorno dopo la mia partecipazione alla riunione organizzata a Toulouse per il sostegno al professor Redeker.
L’indagine poliziesca continua e riguarda altri messaggi nei quali i loro autori mi promettono la decapitazione per le settimane o i mesi a venire. Fanno male a credere che una minaccia possa farmi rinunciare ai miei valori o indurmi ad arretrare. L’intolleranza e l’oscurantismo, che non cessano di propagarsi, devono ricevere una risposta chiara e ferma da parte di tutti i repubblicani.
La sola arma che utilizzerò sarà quella che utilizza la giustizia: la legge. D’altra parte, se ricevo molte minacce e insulti, molti lettori, tra cui molti musulmani, mi esprimono il loro sostegno. Tengo sempre a ringraziarli vivamente.
E’ importante non occultare questa realtà triste. Terrorizzare, intimidire, minacciare, e passare all’azione quando è possibile, per far tacere le voci divergenti che contraddicono l’islamismo. Tutti i dirigenti politici che hanno cercato di addomesticare l’islamismo hanno finito per farsi addomesticare dall’islamismo. Questa verità assiomatica dovrebbe far riflettere tutti coloro che continuano a flirtare con i difensori di questo ‘fascismo verde’.
Alle vostre intimidazioni, opporremo il codice penale. Ci promettete una morte ingiusta, vi promettiamo un giudizio equo. Ci promettete l’inferno, vi promettiamo la prigione. Sarei tentato di concludere: a buon intenditore, ciao”.
Da il Foglio

5 settembre 2007

Islamopoli a Bologna, il sogno di Cofferati l'incubo dei bolognesi

 

IL CASO
La giunta Cofferati ha deciso di regalare 7 milioni e 620mila euro alla comunità islamica per costruire una moschea con annessa cittadella islamica, dotata di tutti gli optional per i praticanti della sharia. Il bello è che i musulmani dispongono già di un'area edificabile di 6.000 metri quadrati in viale Felsina. Potrebbero farci quel che vogliono, minareti, scuola coranica etc. ma il Comune, contro la volontà della maggioranza dei bolognesi, ha deciso di permutare un proprio terreno di 52.000 metri quadrati (pari a otto campi da calcio), valutato 8.320.000 euro da una stima indipendente, con l'appezzamento degli islamici, di quasi dieci volte inferiore (6.857 mq) per estensione e, soprattutto, del valore di 700.000 euro.
La prevista “Islamopoli” sorgerebbe in un quartiere già degradato (quello della Uno Bianca, tanto per intenderci) che avrebbe bisogno di essere ripristinato e non di fare la fine di Via Anelli a Padova, dove il Sindaco ha dovuto erigere un muro e mettere posti di blocco per garantire un minimo di sicurezza ai quartieri adiacenti. La battaglia infuria, ovviamente nell'accurato silenzio dei media, e persino Sergio Ferrari, presidente della Confesercenti locale, un'associazione nata all'ombra del Pci, ha avviato una serie di consultazioni con i propri iscritti per adottare una linea comune contro il Comune. Il monumentale complesso islamico finirebbe, infatti per confinare proprio con la sede attuale della Confesercenti e la cosa disturba i compagni, il troppo è troppo, anche per la disciplina di partito.
E hanno di che preoccuparsi, visto che la cittadella islamica, è concepita per essere luogo di pellegrinaggio da tutta Italia, se non anche dall’Europa, in un quartiere degradato e senza infrastrutture adatte a fronteggiare il flusso dei pellegrini. Nessuno capisce la necessità di un tale enorme complesso considerato che , il Comune dichiara 7.000 musulmani "sociologici", seguendo calcoli probabilistici sulla provenienza degli immigrati. Se i numero dei fruitori è aleatorio,sicuro è che sarà il luogo di culto più grande d'Europa, a vantaggio di pochi e a danno di molti.
Oltre a questa volontà suicida di islamizzare l’Italia, favorendo la diffusione di una religione integralista a scapito di quella più tollerante cristiana, la ciliegina sulla torta è che su quel terreno passa il gasdotto che porta carburante alle forze della Nato. Che si voglia affidarne la custodia proprio ai fondamentalisti islamici è quanto meno stravagante. Una scelta politico-strategica le cui ripercussioni a livello nazionale meriterebbero la consultazione del governo. Ma quale governo? Quello che per raccattare voti, stà svendendo il nostro paese agli islamici?
Notizia tratta da Libero di oggi
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 5/9/2007 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

4 luglio 2007

George Bush senza scarpe

 
Quando Dwight D. Eisenhower inaugurò il Centro islamico di Washington, D.C., nel giugno 1957, il suo discorso di 500 parole fu un condensato di buona volontà ("La civiltà deve al mondo islamico alcuni dei suoi più importanti strumenti e successi") persino quando il presidente americano farfugliava in modo imbarazzante (egli asserì che i musulmani presenti negli Stati Uniti avessero diritto ad avere le "loro chiese"). Visibilmente, egli non spese una parola sulla politica.
Esattamente cinquant'anni dopo, la scorsa settimana George W. Bush, stando a piedi nudi, ha nuovamente inaugurato il centro. Il suo discorso di 1.600 parole ha altresì elogiato la cultura islamica medievale ("Esprimiamo il nostro apprezzamento per una fede religiosa che per secoli ha arricchito la civiltà"), ma egli ha saputo riconoscere una moschea da una chiesa ed ha avuto più parole forti sull'agenda che blandizie.
Di certo più interessante il brano del discorso dove Bush assevera "Ho investito il cuore della mia presidenza ad aiutare i musulmani a combattere il terrorismo, a rivendicare la loro libertà e a riuscire a raggiungere la pace e la prosperità". Questa asserzione accorata ha evidenziato come Bush intuisca in quale misura le azioni dei musulmani definiranno il suo retaggio.
Se essi dovessero tener conto del suo sogno e "riuscissero a raggiungere la pace e la prosperità", allora la sua presidenza, per quanto possa apparire al momento devastata, sarà giustificata. Come accadde con Harry S. Truman, gli storici ammetteranno che egli è stato più lungimirante dei suoi contemporanei. Ma se i musulmani dovessero essere "lasciati indietro nel movimento globale verso la prosperità e la libertà", gli storici probabilmente giudicheranno duramente i suoi due mandati presidenziali così come fanno oggi i suoi compatrioti americani.
Naturalmente, cosa accadrà alla vita dei musulmani dipenderà in larga misura dal futuro corso dell'Islam radicale, che a sua volta dipenderà in parte dalla comprensione che di esso avrà il presidente americano. Nel corso degli anni, Bush ha in genere mostrato un'accresciuta comprensione di questo argomento. Egli ha esordito con banali e contriti riferimenti all'Islam come "religione di pace", utilizzando questa frase fino al 2006. Dapprincipio, Bush indottrinò i musulmani sulla vera natura della loro religione, un'assurda ambizione che mi spinse nel 2001 a soprannominarlo "Imam Bush".
Man mano che la sua comprensione dell'Islam si accrebbe, Bush parò di "califfato", "estremismo islamico" e "islamofascismo". Ciò che in maniera eufemistica egli definì la "guerra al terrore", a partire dal 2006 egli chiamò in modo incisivo "guerra ai fascisti islamici". Le cose migliorarono. Probabilmente, Washington aveva compreso, dopotutto.
Simili analisi, però, suscitarono l'opposizione musulmana e nell'incamminarsi lungo la strada del crepuscolo politico, Bush si è ritirato su un terreno più sicuro, ritornando la scorsa settimana a fatiscenti tropi che camminano in punta di piedi intorno ad ogni riferimento dell'Islam. Piuttosto, egli ha parlato goffamente della "grande lotta [ingaggiata] contro l'estremismo da un capo all'altro del più ampio Medio Oriente" e di "un gruppo di estremisti che tenta di utilizzare la religione come una strada per raggiungere il potere e come uno strumento di dominio".
Cosa peggiore, il discorso annuncia la designazione di un inviato speciale statunitense presso l'Organizzazione della Conferenza Islamica (Oci) col compito di "ascoltare e apprendere" dalle controparti musulmane. Ma l'Oci è una organizzazione patrocinata dai sauditi che promuove l'agenda wahhabita sotto le insegne di una organizzazione di Nazioni Unite esclusivamente musulmane. Come rilevato da Steven Emerson, la misera iniziativa di Bush è "assolutamente ignara del rampante radicalismo, dei sentimenti filo-terroristici e di anti-americanismo che si ritrovano sistematicamente nei discorsi pronunciati dall'Oci e dai suoi leader".Per aggiungere un tono conciliante all'evento, alcune collaboratrici di spicco del presidente, incluse Frances Townsend e Karen Hughes, indossavano improvvisati hijab, sedute tra il pubblico presente in occasione del discorso di Bush.
In poche parole, sembrava "un vero e proprio déjà vu". Come ha asserito Diana West: "A circa sei anni di distanza dall'11 settembre – quasi sei anni dopo la sua prima visita al Centro islamico e del suo proclama "Islam è pace" – Bush non ha imparato nulla". Ma adesso noi nutriamo delle speranze più esili rispetto al 2001 che egli possa ancora imparare, assorbire e rispecchiare una comprensione della natura islamista del nemico.
Arguendo che egli non sia sostanzialmente riuscito a comprendere questo problema rilevante, dobbiamo piuttosto guardare ai suoi successori e aspettarci che essi ritornino all'efficacia occasionale di Bush, riprendendo ancora quei complessi concetti di califfato e di estremismo islamico. Diversi repubblicani – Rudy Giuliani, Mitt Romney e (soprattutto) Fred Thompson – lo stanno per l'appunto facendo. I candidati democratici, sfortunatamente, preferiscono rimanere pressoché in silenzio su questo argomento.
A circa trent'anni di distanza da quando i primi islamisti attaccarono gli americani, e alla vigilia dei tre grossi attentati terroristici sventati in Gran Bretagna, il discorso del presidente denota come Washington continua ad essere confusa.
Daniel Pipes-New York Sun
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 4/7/2007 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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