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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


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In questo blog i commenti ai post
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ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

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Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
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VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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27 ottobre 2007

Hina, cronaca annunciata di un processo senza giustizia, perché anche in Italia vige l’integralismo islamico


Vi chiederete perché non abbia mai dimenticato Hina Saleem, perché appena posso ne scrivo, perché metto sempre fotografie in cui appare lei, bella, dolce e piena di vita.
Lo faccio perché mi sento in colpa. Come dovrebbe sentirsi ogni italiano.
Hina venendo nel nostro paese ha creduto di potersi liberare dal giogo dell’integralismo religioso, che per una giovane musulmana è una condanna a vita e spesso, come nel suo caso, a morte.
Ha creduto che la nostra democrazia, la nostra tanto pretesa laicità (quando si tratta della Chiesa), le nostre leggi l’avrebbero difesa dalla legge del suo paese, la sharia.
Una legge, che a quanto pare, vige anche da noi, in quelle chiuse comunità di musulmani, presenti nelle nostre città e paesi, dove le donne, sono fantasmi, confinate entro le mura domestiche.
Quante musulmane conoscete, nella vostra vita di ogni giorno, vestite come noi, che lavorano, che girano, anche semplicemente per le strade, da sole? Quante ne avete mai viste in un bar, in un cinema, in un ristorante per una cena fra amiche? Nessuna.
Perché credete succeda questo? Perché loro amano vivere da recluse entro le mura domestiche? Perché amano mortificare il loro corpo in camicioni informi? Perché sono entusiaste di dipendere anche per un solo euro dal marito-padrone? Perché non desiderano, come noi, andare da un parrucchiere, in una profumeria, ridere, scherzare, chiacchierare, mettersi i tacchi, un maglione aderente, un filo di rossetto? Sono donne, benedetto Iddio, non manichini senza vita!
Guardate i loro visi. Le bocche tirate, lo sguardo basso, gli occhi spenti, mai e poi mai un sorriso, un barlume di allegria. E di che cosa potrebbero mai gioire quando loro vita è un ergastolo? Vivono meglio i nostri detenuti nelle carceri, che non quelle donne a casa loro.
Ciò nonostante, e malgrado la nostra pretesa laicità, ci siamo piegati all’integralismo religioso, lasciamo che i musulmani, continuino nel nostro paese, a sottomettere le loro donne, perché questi sono i “loro usi e costumi”, e quando una ragazza ingenua, forte e coraggiosa come Hina si ribella, agli “usi e costumi” PAGA con la vita.
Un esempio per le altre: colpisci una, per educarne cento. Adesso state pur certi che nelle comunità pakistane, arabe, marocchine ecct. le ragazze si dichiareranno ben felici di portare il velo e vivere da schiave. Come biasimarle?
Il processo di Hina potrebbe a questo punto, essere una grande opportunità, per mettere sotto accusa le violazione dei diritti umani che si consumano nel nostro paese (sapete che c’è chi fa infibulare le loro figlie? Abbiamo anche questo triste primato, tra le 20 e le 30 mila donne immigrate hanno subito una mutilazione genitale in Italia) e invece si è già trasformato nella solita “brodaglia” multi-culti correct. Il movente è diventato l’onore, la giustificazione è bella e pronta su un piatto “anche in Sicilia, succedevano queste cose”, (d’altronde il ministro Amato, ha inventato una tradizione nuova di zecca, per non demonizzare troppo gli integralisti musulmani, quella “siculo-pakistana”).
Il processo si svolgerà a porte chiuse, non sia mai che un po’ di pubblicità sui media, getti discredito sugli “usi e costumi” pakistani, l’Acmid, l’Associazione Comunità Marocchina delle Donne in Italia, non ha potuto costituirsi parte civile e uno dei carneficiè già stato liberato, perchè "solamente" colpevole di aver occultato il corpo di Hina, dopo il massacro. 
Hina prima di morire è stata brutalizzata dalla sua famiglia PER MESI, con l’intento di trasformarla in una buona musulmana, la sua “macellazione halal” non è stato un fulmine a ciel sereno, le nostre istituzioni non sono state capaci di proteggerla e adesso gli negheranno giustizia.
E ‘ morta invano, il suo sacrificio non servirà a salvare altre giovani schiave nel nostro paese, così laico, così’ democratico.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 27/10/2007 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

26 ottobre 2007

Scarcerato uno dei carnefici che ha processato e condannato a morte Hina, come la sharia comanda

  
C’è veramente qualcosa di marcio in Italia, un cancro che divora le basi della nostra civiltà, e che per un’errata ideologia, la sta riportando indietro nel tempo, un tempo in cui si accettava qualsiasi barbarie, ci si difendeva e ci si faceva giustizia da soli.
La fine atroce di Hina Saleem avrebbe dovuto indurre qualsiasi giudice ad applicare la legge nel modo più severo, perché oltre alle modalità efferate, sussistono anche le aggravanti del vincolo parentale e della premeditazione (per non parlare poi degli aberranti motivi che hanno indotto i quattro ad ammazzare).
Al contrario uno dei suoi carnefici, lo zio Tariq Muhammed è già stato scarcerato perché ‘solamente’ colpevole di aver occultato il corpo della povera Hina. Come se il personaggio in questione, fosse passato da casa Saleem dopo la mattanza per caso, e solo a quel punto fosse intervenuto per aiutare ad ‘occultarne’ il corpo (tre uomini non bastavano per sollevare e sotterrare una ragazza di 20 anni, vero?)

Ma come ragionano questi giudici? Possibile che non vedano la realtà di quello che è successo a Sarezzo?

E cioè un ‘tribunale islamico’ composto dai quattro ha eseguito una sentenza, che nei paesi come il Pakistan o l’Iran, è ordinaria amministrazione perchè prescritta dalle legge, dalla Sharia.
I Saleem stavano lasciando l'Italia definitivamente, prima però dovevano far "giustizia" di quella ragazza che non voleva saperne di portare il velo, frequentare la moschea e sposare un cugino con un tradizionale matrimonio combinato, addirittura era andata a vivere con un italiano cattolico e sposato.

E parlano pure di delitto d’onore?

Come se nascondendo la realtà dei fatti e tirando in ballo la Sicilia di cinquant’anni fa, si possa cancellare una verità incontrovertibile: a quei tempi in Sicilia si sono verificati simili terribili episodi, ma si andava contro la legge, nel 2007 in Pakistan, in Arabia Saudita, in Iran una LEGGE dello stato condanna a morte per lapidazione le donne che si macchiano di delitti inerenti alla morale. C'é persino un corpo di polizia, incaricato di girare per le strade e arrestare le malcapitate che non sono ligie ai dettami della sharia. 
Come si possono, quindi fare paragoni, e addirittura portare a ‘giustificazione’ quello che accadeva 50 anni fa in Sicilia?
Far finta di niente, non giova certo, a cambiare la mentalità di chi si trasferisce da quei paesi nel nostro. Trovargli la scusante del ‘anche noi eravamo così’ (cosa per altro falsa), in nome del 'multiculturally correct', non aiuta di sicuro l’integrazione perché non combatte una mentalità che ISOLA queste persone dal resto della società italiana ritenuta (immorale e corrotta) e provoca tragedie come quelle di Hina.
Quindi ben venga una condanna esemplare, ai suoi carnefici, ma altrettanta severità e chiarezza deve esserci nel condannare il vero movente che ha causato la morte di questa ragazza di venti anni.
Una ragazza che sperava in Italia di essere al riparo dalla sharia, dall’oscurantismo del suo paese.
 Che si era integrata e per questo ha pagato un prezzo altissimo.
Non permettiamo che altri ‘tribunali islamici’ si sostituiscano ai nostri e poi, grazie a un garantismo assurdo, la facciano, anche franca.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 26/10/2007 alle 19:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

24 ottobre 2007

Hina da morta é diventata una buona musulmana

 Hina Saleem
Il PM ha chiesto 30 anni per il carnefice di Hina Saalem, ho scritto carnefice perché chiamarlo padre è offensivo nei confronti dei veri padri, quelli che aiutano e proteggono i propri figli, e non li sgozzano perché ottenebrati da una religione, che è nemica acerrima delle donne.
Hina aveva 20 anni, era bella, bruna e piena di vita. Aveva due enormi occhi neri, dolci e intelligenti, due occhi che osavano sfidare Muhammad Saleem perché voleva vivere la sua vita, come una qualsiasi ragazza della sua età.
Hina, però era pachistana, arrivata in Italia otto anni fa per raggiungere, insieme al resto della famiglia, il padre che aveva trovato lavoro nel bresciano, in Italia si era subito integrata. E alla sua famiglia questo non andava proprio giù.
L'abbigliamento non adeguato ai canoni della religione musulmana, il vizio del fumo, l’amore per un ragazzo italiano erano motivo di scontri con i suoi familiari e allora piovevano schiaffi, bastonate, colpi di taglierino: l'incubo di Hina durava da tempo.
Ma lei resisteva non si piegava ai diktat di una religione oscurantista, il caro ‘paparino’ gli rimproverava di comportarsi come una “cristiana e non come una musulmana”, e il suo insistere a comportarsi come “una cristiana”, un giorno d’agosto, le è costato la vita, sgozzata, il povero corpo dilaniato da 20 coltellate, è stata ricomposta e sotterrata in giardino, con il volto rivolto la Mecca. Così da morta è diventata una buona musulmana.
Il PM ha chiesto 30 anni, ma già sappiamo tutti che Muhammad Saleem non li farà.
L’unica cosa che si può fare per rendere giustizia  alla memoria di Hina, è non permettere che altre ragazze musulmane facciano la sua fine, almeno qui nel nostro paese.
E per far ciò non bisogna nascondere il vero motivo che ha ucciso Hina Saleem, l’integralismo religioso della sua famiglia.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 24/10/2007 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

29 giugno 2007

Femministe rosse perennemente in sciopero per i diritti delle donne islamiche

 
Il nemico del mio nemico è mio amico. Se «Hina è vittima dell'islam», come recitava ieri uno striscione leghista davanti al tribunale di Brescia, meglio non agitarsi troppo. Quando la violenza si fa pericolosamente vicina, quando a essere vittima è una ragazza di ventidue anni sgozzata dal padre perché voleva vivere da occidentale con un fidanzato non scelto dalla famiglia è preferibile sorvolare. Ad accusare di maltrattamenti uomini di culture diverse, ovviamente immigrati, si rischia di passare per razzisti. Se poi l'omicida è un musulmano, si scivola nel politicamente scorrettissimo.
Allora che si fa? Giriamo alla larga. Anzi meglio, rigiriamo la frittata. Se pure non hanno molta dimestichezza con padelle e fornelli, ci sono riuscite benissimo ieri le donne di Rifondazione comunista, che nel «Forum Donne Prc» scrivono: «Non di delitto islamico si tratta, come strumentalmente ancora una volta si tende a ridurre e semplificare la vicenda, liquidandola con argomentazioni razziste, ma di delitto patriarcale». Ecco, delitto patriarcale. Quindi fruttò della violenza maschile contro le donne, nella misura in cui «si verifica al nord e al sud, in Oriente e in Occidente», nella misura in cui «attraversa indifferentemente classi sociali e quartieri, nativi e migranti, bianchi e neri, cattolici e musulmani». Nella misura in cui Hina è stata massacrata dal padre padrone, manifestiamo solidarietà e ricordiamo che sono «oltre un milione le donne che hanno subito violenza nel proprio nucleo familiare». Hina una fra un milione, quindi perché fare tanto baccano.
Perfino la responsabile dei diritti civili dei Ds, Ivana Bartoletti, parla genericamente di «libertà femminile come leva di una nuova cultura del rispetto, della convivenza, della tolleranza» e avverte che «non ha senso invocare scontri di civiltà, perché la morte di Hina è frutto di chi confonde la nostalgia di casa con il fanatismo».
La scorsa estate c'erano già state polemiche per la latitanza delle donne di sinistra e delle femministe sul caso Hina («era agosto, eravamo in vacanza» era stato lo stralunato commento di una femminista in ferie). Ora siamo a fine giugno, il periodo vacanziero non dovrebbe essere ancora iniziato, ma davanti al tribunale di Brescia le duecento manifestanti erano per lo più musulmane. Arrivate in pullman, col treno, in auto. Poche le italiane, Daniela Santanchè (An) e Selma Dall'Olio in testa. Le agenzie di stampa hanno battuto dichiarazioni di solidarietà solo da una parte politica, che non è certo la sinistra.
Come definire tutto ciò? Ipocrisia è l'unica parola che calza a pennello. Un buonismo ipocrita che non aiuta nessuno, una melassa etnicamente corretta che danneggia per primi gli immigrati. Se anche quello di Hina fosse un delitto patriarcale, cosa che non è, sarebbe inutile nascondere che questa forma di patriarcato non appartiene più alla nostra cultura da almeno cinquant'anni. Hina è stata seppellita dal padre in giardino con la testa rivolta verso la Mecca, ma questo evidentemente è un aspetto secondario. Anche i delitti di mafia hanno dei rituali simbolici, come il fico d'india in bocca.
Se una certa sinistra pietista si svegliasse capirebbe che questo atteggiamento danneggia per primi proprio gli immigrati. Se in Italia esiste una legge che permette a una ragazza di fidanzarsi con chi le pare, questa legge va rispettata. In Olanda, in Inghilterra, in Francia e in Germania, hanno finalmente capito che l'integrazione non può passare per il multiculturalismo. Ma per noi l'estero è un modello solo per quel che piace alla gente che piace.
da TGCOM
Orpheus




permalink | inviato da Orpheus il 29/6/2007 alle 21:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

27 giugno 2007

Dalla parte di Hina contro la sharia in Italia

 
A prima vista sembrerebbe un fatto privato il processo, che inizia domani, per l'omicidio di Hina Saleem, la ventiduenne pakistana decapitata il 12 agosto scorso dai suoi parenti maschi perché aveva abbandonato usi e costumi islamici. Ma per le almeno 400 donne che annunciano la propria presenza nell'aula del tribunale non si tratta soltanto di una tragedia familiare. Hanno deciso di costituirsi parte civile, riunite nell'associazione Acmid-Donna, per «trasformarlo in un processosimbolo, perché in Italia non può governare la sharia», spiega la loro capofila, la deputata di Alleanza Nazionale Daniela Santanchè. Non vogliono altro che un risarcimento simbolico di un euro, che però rappresenterebbe una vittoria politica dal valore molto superiore. È tardi, a quasi un anno dal fatto di sangue che ha aperto uno squarcio sul vissuto quotidiano delle comunità islamiche. Ma mobilitandosi il tempo si può ancora recuperare, secondo le promotrici del manifesto apparso ieri su "Libero", che oltre alla firma della parlamentare comprende quella della presidente dell'Associazione Donne Marocchine in Italia, Souad Sbai e della femminista storica Anselma Dell'Olio. Se «abbiamo abbandonato a se stessa Hina Saleem quando era in vita, la mattina del 28 giugno non lasciamola sola», scrivono nell'appello, che invoca: «Basta con la violenza sulle donne!». Come primo risultato, sono riuscite a risvegliare dallo stato di coma politico perfino l'Udi, l'Unione Donne Italiane, che si pensava ormai scomparsa sotto le macerie del Muro di Berlino e invece si è rifatta viva, ieri, con una lettera di sostegno all'iniziativa. Un po' di amarezza rimane, ammette la Santanchè: «Hina doveva diventare un simbolo dell'integrazione: amava un ragazzo italiano, si vestiva all'occidentale, lavorava in Italia ed era completamente inserita. Invece non lo è diventata, è stata assolutamente abbandonata e dimenticata. Alle esequie c'ero soltanto io, non il ministro Barbara Pollastrini che aveva promesso i funerali di Stato e la costituzione di parte civile. Sono scomparsi tutti, tranne il sindaco di Brescia. Era una grande occasione, che però è stata perduta». Ma «ora bisogna avere la capacità e la forza di farlo diventare come il processo del Circeo, che negli anni Settanta ebbe almeno una funzione culturale». Comunque si concluda il processo, il giorno successivo si sarà di fronte a un'altra opera, più lunga e faticosa, anche se già avviata, spiega Souad Sbai: «L'anno scorso almeno altre quattro donne musulmane sono state uccise in Italia: Rachida, Kautar, Kadija, Haina, sono i loro nomi. Inoltre alcune vengono riportate nei Paesi d'origine contro il loro volere. Altre ancora, come una tunisina buttata dal terzo piano perché non voleva abortire, oppure Fatiha bruciata in tutto il corpo dal marito perché non gli aveva scaldato la cena. Ora abita in una casa protetta. Ma molte ragazze scappano in Francia, dove si sentono più protette e c'è un'associazione molto attiva in loro difesa». L'elenco è spaventoso, per quanto ancora parziale, ma non si può soltanto rispondere alle emergenze: «Noi denunciamo i fatti e, se la vittima lo desidera davvero, le troviamo una nuova sistemazione». A fronte delle poche che reagiscono, rimane l'aspetto più preoccupante della sottomissione femminile sommersa. Il livello di istruzione di molte mogli e madri è pari a zero, la consapevolezza dei propri diritti ancora più bassa. Per la presidente delle donne marocchine, «si tratta di investire su queste donne, perché partecipino alla vita cul- turale e sociale del Paese. Vi sono 120mila donne marocchine in Italia, ma soltanto il 20% di loro lavora. E dire che in Marocco negli ultimi cinque anni c'è stata una campagna di alfabetizzazione di massa e una riforma del diritto di famiglia». E finora non ci sono stati interventi, se non quello recente del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che ha annunciato un'intesa per corsi di italiano rivolti alle donne, da tenersi in moschea. «Ma la moschea è un luogo dove si prega», commenta la Sbai, «la cultura si diffonde altrove».
Libero-Andrea Morigi
Ci sono ben due Ministeri che dovrebbero darsi da fare per evitare tragedie come quelle di Hina, per far si che le donne musulmane che vengono in Italia godano di quei diritti che la nostra costituzione garantisce.
Ma i suddetti ministri sono "troppo" impegnati sul fronte dei diritti dei gay, per poter muovere un dito e alleviare le sofferenze FISICHE e morali di migliaia di donne.
Le pari opportunità e la solidarietà sociale sono solo per i gay. Le donne che s'attacchino al tram. E pure, come mostrano i dati del  Viminale, la violenza sulle donne é in grave aumento, ma si vede che per i Kompagni Ferrero e Pollastrini é un male accettabile, l'importante é non mettersi contro gli imam fondamentalisti e i loro seguaci.


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permalink | inviato da Orpheus il 27/6/2007 alle 10:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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