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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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18 ottobre 2008

Travaglio? Un pupazzo che recita verbali a pappagallo

 

Più volte mi sono occupata del “virtuoso” Traraglio, quello che punta il ditino sulle amicizie mafiose altrui e poi va in vacanza con un mafioso e chiacchiera con lo stesso a bordo piscina, non potevo quindi esimermi dal riportare l’articolo di Facci, dove l’amico dei verbali, viene fatto a fettine e fa la solita figura d’asino.
Il tristo individuo, come lo definisce Facci ha lamentato che il Giornale, “Ha sbattuto la mia sentenza in prima pagina, dopo aver nascosto le sue”, di sentenze, cioè quelle di Facci, le quali corrisponderebbero a “una caterva di processi persi, con abbondanti risarcimenti ai danni dei pm di Mani pulite per le balle diffamatorie che lui rovescia loro addosso da una vita”.
Ribatte Filippo Facci: “Allora, il mio casellario giudiziale, semplicemente, non riporta nessuna condanna penale per querela dei pm di Mani pulite. E neppure per querela di altri magistrati amici suoi. Denunce del pool di Mani pulite ne ho avute diverse, di Antonio Di Pietro addirittura decine: tutte chiuse, vinte, archiviate, prescritte, in rari casi transate (decisione non mia) e comunque senza resipiscenza: non mi sono mai prostrato ai piedi di un querelante come invece fece Travaglio coll’amico Antonio Socci (febbraio 2008) affinché ritirasse la denuncia: “Riconosco di aver ecceduto usando toni e affermazioni ingiuste rispetto alla sua serietà e competenza professionale, e di ciò mi scuso anche pubblicamente con lui” scrisse sull’Unità.
Il sottoscritto ebbe, semmai, una denuncia per calunnia da parte del solito Di Pietro (pena sino a sei anni) il quale sosteneva che una serie di miei scritti, a metà degli anni Novanta, avevano originato alcune delle inchieste bresciane che nel 1996 l’avevano costretto a dimettersi dal ministero dei Lavori pubblici. Finì così: il tribunale decise infine il non luogo a procedere (presenti per nove ore Di Pietro e il sottoscritto) dopo aver stabilito che in effetti Di Pietro aveva ragione, gli scritti avevano ispirato parte delle inchieste: ma anziché chiamarlo reato lo chiamarono giornalismo. Può addirittura succedere che siano dei magistrati a sbirciare quello che scrivi tu: e non solo viceversa.

C’è poi una chicca che certifica la superiorità morale del “tristo individuo”, sempre in cattedra a bacchettare i soliti noti: l’ente turistico di Cortina, nel 2004, cercò di organizzare un dibattito con ospiti Travaglio, Giancarlo Caselli, Piercamillo Davigo e Filippo Facci: ma Davigo disse che con Facci non voleva dibattere, perché in passato lo aveva querelato. E l’ebbe vinta con il sostegno di Travaglio che sentenziò: “Se fossi un giudice, e un giornalista mi accusasse di crimini inesistenti, forse farei lo stesso”.
Ecco la storia della querela. Davigo, nel 1982, arrestò un avvocato per traffico d’armi e lo tenne dentro per sei mesi. Le conseguenze furono orribili: il fratello dell’avvocato, pure arrestato, uscì di senno e fisicamente fu devastato, perse i capelli e addirittura le ciglia degli occhi: la compagna di questo avvocato, dopo l’arresto, si dileguò; il figlio di questo avvocato, l’unico figlio, si suicidò.
Dieci anni dopo, l’avvocato fu assolto in primo grado e denunciò Davigo, il quale lo controquerelò per calunnia: la notizia, data dal Giornale, fu approfondita dal sottoscritto che fu querelato a sua volta. L’avvocato, intanto, fu assolto anche in Appello: e una sua intervista televisiva, trasmessa da Mediaset e curata ancora dal sottoscritto, fu ancora querelata. La faccenda, per farla breve, si concluse con una piena assoluzione dei querelati: e resta, nell’insieme, una delle storie più schifose cui ho mai assistito in vita mia.
Ma averla raccontata, per Travaglio, corrispondeva invece a raccontare “crimini inesistenti”, ciò che meritava la mia esclusione da un pubblico dibattito. È fatto così, Pupazzo Travaglio: sembra uno di quei maialetti dell’autogrill che tu passi e loro ballano, lui invece ti legge un verbale. A pappagallo. A Travaglio.

Il bello è che Traraglio ci campa sui “crimini inesistenti”, sulle accuse formulate dimenticando o cancellando parti sostanziali della frase. Un esempio la campagna diffamatoria contro Previti, che gli è costata una condanna (‘scapolata’ grazie all’indulto).
Travaglio cita un verbale reso da Riccio, sempre nel 2001: “In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti”. E praticamente finisce l’articolo: l’ombra di Previti si allunga dunque su traffici giudiziari, patti con Cosa Nostra, regie superiori e occulte.
Il dettaglio, l’infamia, è che Travaglio non mette il seguito della frase. Eccola per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri”
Incredibile come un simile mistificatore abbia anche un seguito.
Orpheus


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21 maggio 2008

Anna Maria Franzoni una tragedia senza fine



La Cassazione ha deciso di confermare la sentenza d'appello dell'aprile dello scorso anno, che condanna Anna Maria Franzoni a sedici anni per l'omicidio del figlio, Samuele. La Franzoni, dunque, per la legge è colpevole. Ora dovrà affrontare il carcere. La condanna è per omicidio volontario. Questa vicenda é una tragedia senza fine.
Per il piccolo Samuele a cui é stato strappato il diritto alla vita nel modo più orrendo.
Per Annamaria Franzoni, che da sei anni vive in un limbo dell'incertezza. La cui vita é stata saccheggiata, dalla voracità dei media.
Messa in piazza, giudicata e condannata prima ancora che lo facesse la giustizia. Per anni il crimine orrendo che ha sconvolto la sua esistenza é stato mandato in onda, vivisezionato, con modellini, immagini degli schizzi di sangue, della camera da letto, della casa, dei giocattoli abbandonati, del suo pigiama, delle sue pantofole. Il tutto "condito" dal parere di "dotti esperti" colpevolisti o innocentisti, che blateravano, di una sciagura come se stessero partecipando ad una puntata di CSI.
Nessun rispetto per la morte. Per il dolore. Per il fratellino di Samuele, costretto ad assistere a questo circo. Per la famiglia Franzoni.
Non so se Anna Maria Franzoni é colpevole, ma se per qualche oscuro scherzo del destino non lo é, non oso immagginare cosa ha passato.
E adesso dopo sei anni, una giustizia lenta, troppo lenta, le consegna un conto molto alto da pagare.
Perchè Annamaria ha altri due bambini, che rimarranno orfani. Sedici anni sono lunghi, un bimbo diventa uomo.
Eppure non é stata né la prima, né l'unica madre che in questi anni ha ucciso il proprio figlio. Ma per nessuna delle altre, la mano della giustizia é stata così pesante.
Forse perchè lei ha sempre rifiutato la scappatoia dell'infermità mentale.
E se fosse innocente? Me lo sono chiesta spesso.
Orpheus


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20 aprile 2008

Rutelli e la sua ex Giunta condannati a pagare 10 miliardi e mezzo di lire all'Erario

 
"IL CASO S.T.A"

Cosa ne è stato della condanna della Corte dei Conti a risarcire l'Erario di ben 10 miliardi e mezzo di lire?
Chi ha pagato per Rutelli e la sua Giunta?

11 Marzo 2004 I parcheggi d'oro di Roma
La STA è la società interamente controllata dal Comune di Roma che gestisce i parchimetri e gli ausiliari del traffico. Le inchieste della Corte dei Conti hanno già visto la condanna della Giunta Rutelli alla restituzione degli emolumenti versati ai suoi consulenti e l'apertura d'un procedimento nei confronti della STA a ragione di quello che sembra essere uno sperpero del denaro incassato dai parchimetri. Dal suo canto la moglie di Rutelli, la giornalista Barbara Palombelli, stando a quanto si è letto sui giornali, dovrebbe saperne sulla vicenda. La Corte dei Conti aveva citato la Sta e la Compagnia romana parcheggi, unitamente all'ex assessore alla mobilità Walter Tocci, per danni all'erario quantificati in circa 10 miliardi e mezzo di lire. Le varie inchieste della Corte dei Conti sulla gestione Rutelli hanno già visto la incolpazione della Giunta Rutelli e la richiesta della restituzione degli emolumenti versati ai suoi consulenti nonché l'apertura d'un procedimento nei confronti della STA a ragione di quello che sembra essere uno sperpero del denaro incassato dai parchimetri.
La Cassazione a sezioni unite ha stabilito che chi maneggia soldi pubblici, anche se si traveste da società, deve renderne conto al pubblico; ha deciso che i soldi dei parchimetri servono per migliorare il funzionamento dei parcheggi. Sembrano elementari verità, la scoperta dell'acqua calda, eppure ci son voluti i troppo spesso bistrattati parrucconi della Suprema Corte.
La Corte dei conti può e deve verificare la gestione del denaro pubblico riscosso dalla Sta, la società trasporti automobilistici a cui il Comune ha affidato la gestione dei proventi della sosta a pagamento. E gli utili sono vincolati alla costruzione di nuovi parcheggi, alla "realizzazione di opere pubbliche" hanno puntualizzato i supremi giudici. Tutti i soggetti che abbiano "di fatto maneggio di pubblico denaro" sono sottoposti alla lente d'ingrandimento della magistratura contabile, anche se si tratta di società private come la Sta. Non ci sono dubbi - dicono i giudici - circa la natura privatistica di questa società, ma il regime privatistico del soggetto non significa che esso non possa venire considerato agente contabile e quindi soggetto al giudizio per resa di conto. Questo vincolo di destinazione - è scritto nella sentenza 12367 - non può venir meno "per il fatto che il servizio sia esercitato attraverso una società". Dovrà, dunque, superare l'esame dei giudici contabili anche l'utilizzazione che è stata fatta delle somme ricavate dalle auto in sosta e che - in base al nuovo Codice della strada - devono essere impiegate per l'"installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento". Mentre le somme "eventualmente eccedenti" devono servire ad "interventi per migliorare la mobilità urbana". Insomma, la Corte di Cassazione respinge la questione e dà pieno titolo all'indagine della magistratura riguardo la gestione degli introiti della Compagnia romana parcheggi che, fino al '98 ha riscosso per conto della Sta, i soldi delle soste a pagamento. L'inchiesta seguita dall'allora vice procuratore generale Angelo Canale, mirava ad accertare quali sono i costi reali per la gestione dei parcheggi e soprattutto dove finiscono le duemila lire l'ora che il cittadino sborsa per sostare nelle strisce blu. Secondo la Corte dei Conti i soldi non sono finiti dove avrebbero dovuto e ora su questa vicenda sta indagando anche la procura penale sotto la supervisione del procuratore aggiunto Maria Cordova.
Qui le sentenze in dettaglio, le multe ecc.
Da Controcorrente
Alle due domandine che ho messo sotto la foto di cicciobello, se ne possono aggiungere altre due: 1- con che faccia ripresenta ai romani la sua candidatura a sindaco?
2- i romani se lo riprenderanno? Se, si nel loro futuro prossimo venturo, vedo un "modello Napoli"...
Ce ne sarebbe anche una terza il paladino del parlamento pulito, Di Pietro che fa? Tace? Chi tace acconsente, e chi acconsente a queste porcate, farebbe meglio a stare zitto.
Orpheus


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18 dicembre 2007

Picchiare un fascista è reato

 
Incredibile ma vero: picchiare un fascista è reato.
Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza che, via blog, ha già suscitato il mugugno dei movimentisti. Poveri ragazzi, si sono visti contestare il loro argomento preferito, cioè la spranga. D'ora in poi, correranno qualche rischio continuando a comportarsi da maramaldi ma sentendosi eroi, com'è accaduto al G8 genovese nel 2001. Quello stesso anno quattro militanti della destra radicale si presentarono la mattina del 25 aprile in piazzale Loreto, a Milano, con l'intenzione di deporre, sul luogo della macelleria messicana, una corona di fiori in ricordo della Buonanima. La voce che preparavano un gesto dimostrativo girava da giorni. Così trovarono, ad attenderli, alcuni appartenenti ai centri sociali, che li hanno conciati per le feste. All'ospedale finirono in due, uno con fratture serie. Sei anni dopo il pestaggio, il Palazzaccio ha confermato la condanna inflitta dalla corte d'appello di Milano a uno degli aggressori, che aveva invocato, a sua difesa, «motivi di particolare valore morale e sociale», derivanti dalla provocazione ricevuta e dal «ripudio del fascismo che informa la Costituzione repubblicana». Ma i motivi politici, per loro natura, ha osservato la Cassazione, non sono unanimemente condivisi e quindi non si può attribuire loro il valore «morale e sociale» di cui parla la legge. Idem per la provocazione, in quanto non direttamente rivolta all'imputato, ma all'antifascismo, che si deve intendere quale «sentimento diffuso» legato all'attuale ordinamento; per questo nessuno, in suo nome, può sentirsi autorizzato a usare le maniere forti.
Che bastonare gli avversari politici sia un reato senza attenuanti dovrebbe costituire, in un Paese civile, un principio sul quale non si discute. Da noi, invece, desta scalpore che sia stato ribadito in un'aula di giustizia. Una parte dell'opinione pubblica continua infatti a propugnare spavaldamente il contrario, quando va bene proclamandosi custode di una democrazia che nega con il suo comportamento, quando va male atteggiandosi a vittima. Si tratta di una minoranza esigua, che in una parte della sinistra gode tuttavia di simpatie e connivenze, ben oltre i confini della Cosa rossa, nella quale sono confluiti anche i movimentisti d'ogni osservanza.  La destra, negli ultimi quarant'anni, ha pagato duramente il prezzo dell'antifascismo militante che, dal Sessantotto in poi, ha costituito uno tra i più pericolosi detonatori del terrorismo. Lo Stato, quando chi colpiva alzava il pugno chiuso, guardava da un'altra parte. Non è possibile, per esempio, dimenticare il processo farsa agli assassini di Sergio Ramelli, che se la cavarono a buon mercato. Oggi, quella turpe stagione è finita negli archivi della storia. Ma di strada da fare ne resta molta. Contro la fin troppo mite sentenza sui disordini al G8 si è levato un coro di lamenti. Su questa già non mancano i malumori. Speriamo che, nei giorni convulsi che precedono il Natale, ci venga almeno risparmiato il corteo di protesta con inevitabile contorno bombolettaro.
Riassunto da Libero
Inoltre va ricordato a questi "signori" che la Ue ha equiparato il comunismo al nazi-fascismo, con l'unica differenza che il comunismo ha provocato un numero di morti, nettamente superiore. Detto questo  é ora di inchiodare i violenti e facinorosi che con la scusa della'antifascismo danno sfogo ai loro istinti antisociali e bestiali. L'elenco delle loro devastazioni in nome del ripudio al fascismo é lungo un metro, a Milano in c.so Buenos Aires, questi "patrioti" hanno assaltato un McDonald's pieno di bambini.
Si vede che nei funi della cannabis, li hanno scambiati per "piccoli balilla".
Orpheus 


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13 dicembre 2007

La UE condanna le pressioni della Cina agli Stati "amici" del Dalai Lama


La Cina è tornata ad esprimere la sua contrarietà per la visita a Roma del Dalai Lama, a conclusione di un viaggio in Italia di dieci giorni.
Il governo cinese ha reso noto tramite il suo ministero degli Esteri di non apprezzare il sostegno o le manifestazioni di simpatia nei confronti del leader tibetano in esilio.
Il Dalai Lama, oggi a Roma per il Summit della Pace, ha parlato in  Campidoglio al fianco del sindaco della capitale Walter Veltroni. Incontrerà il presidente della Camera Fausto Bertinotti, ma non è stato invitato in Vaticano da papa Ratzinger. (se per questo nemmeno da Prodi, D'Alema o Rutelli NdO)
Intanto, con una risoluzione votata da tutti i gruppi politici, tranne gli euroscettici di Ind/Dem, il Parlamento europeo ha votato a Strasburgo una risoluzione che mette le autorità di Pechino sul banco degli imputati, ricordando tutte le violazioni dei diritti umani e condannando le pressioni della Cina agli "Stati amici" del Dalai Lama.
Il Parlamento europeo chiede al governo cinese di avviare degli autentici negoziati con il Tibet "tenendo in debita considerazione le richieste di autonomia per il Tibet da parte del Dalai Lama" e invita ad "astenersi dall'esercitare pressioni su Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai Lama".
Gli eurodeputati, inoltre, ribadiscono la loro preoccupazione per le notizie di continue violazioni di diritti umani che "riguardano torture, arresti arbitrari e detenzioni, repressione della libertà religiosa, limitazioni arbitrarie del libero movimento e riabilitazione attraverso i lavori forzati".
Deplorano l'intensificazione della campagna "di educazione patriottica" in atto dal 2005 nei monasteri e nei conventi tibetani, che obbliga "i tibetani a sottoscrivere dichiarazioni di denuncia del Dalai Lama come pericoloso separatista".
Per l'Assemblea di Strasburgo l'Ue non ha colto "l'opportunita' dell'imminenza dei giochi olimpici per affrontare i casi scottanti dei diritti umani in Cina".
Gli europarlamentari ritengono infatti che le Olimpiadi di Pechino del 2008 "dovrebbero costituire un'importante occasione per focalizzare l'attenzione del mondo sulla situazione dei diritti dell'uomo in Cina". Quanto alle violazioni della liberta' di espressione il Parlamento europeo si dice preoccupato per il controllo e la censura dell'informazione via internet e invita le autorita' cinesi "a porre fine al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d'informazione europei" e a rimettere in liberta' lo scrittore Yang Maodong e gli altri 50 cyber-dissidenti e utenti del web detenuti in Cina.
Le relazioni commerciali dell'Ue con la Cina, chiedono gli eurodeputati, "siano subordinate a riforme in materia di diritti dell'uomo
"Per quanto riguarda la visita del Dalai Lama in altri paesi, abbiamo spiegato nei dettagli la nostra posizione in diverse occasioni", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang.
Da L'Occidentale
Era ora....
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 13/12/2007 alle 22:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

5 dicembre 2007

La ragazza saudita stuprata e condannata a 200 frustate, rischia la pena di morte

 
Duecento frustate e sei mesi di prigione sono una pena troppo mite per essere stata stuprata, e ora la diciannovenne saudita di Qatif, rischia la pena di morte, per essersi "macchiata" del reato di adulterio.
Come una donna stuprata possa essere considerata un adultera, é fuori da ogni logica umanamente comprensibile. Ma L'Arabia Saudita é un paese dove regna il più brutale oscurantismo, il quale se ne fa un baffo della logica e dei diritti umani. 
Il suo caso aveva provocato
reazioni indignate in tutto il mondo, compresi alcuni Paesi islamici, così le autorità saudite hanno pensato di aggravare la posizione della giovane e la conseguente pena. Forse per sfida a quei paesi che avevano criticato la precedente condanna, tanto la vita di una donna, da quelle parti, ha meno valore di quella di una capra. 
Il Ministero saudita della giustizia, in una dichiarazione ufficiale ha sostenuto che la giovane è un adultera ed ha “provocato l’attacco” dei suoi violentatori perché, secondo la loro testimonianza, era “in una condizione indecente”. Da parte sua, il Ministro degli esteri ha annunciato che il caso verrà nuovamente esaminato, anche sotto il profilo dell’adulterio, per il quale, la giovane saudita rischia la pena di morte.

Infine il suo avvocato, che é anche un attivista dei diritti umani, é stato sottoposto ad un'azione disciplinare con l'accusa di
“aver distorto gli aspetti legali attraverso i media, per ingenerare confusione nel processo, danneggiando il Paese”.
Perché secondo loro condannare a 200 frustate e a sei mesi di carcere la vittima di uno stupro, non "danneggia " il paese, più di un avvocato che vuole salvare una povera ragazza da un'ingiustizia inumana.
Orpheus 

16 novembre 2007

Aggredito e stuprato, rischia la galera per 'omosessualità'


 Spesso parlo delle persecuzioni che donne e omosessuali subiscono nei paesi a maggioranza musulmana, la storia che riporto sotto (e che mi é stata lasciata con la preghiera di divulgarla) é l'ennesima testimonianza dell'oscurantismo in cui vivono all'alba del terzo millennio,  centinaia di milioni di musulmani.  Centinaia di milioni, lo sottolineo, non qualche balordo fanatico in qualche paesino sperduto nel nulla.
Sta facendo scalpore la storia di un adolescente franco svizzero che a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha portato in tribunale tre cittadini degli Emirati (uno è minorenne) per aggressione e stupro. Una battaglia difficile, condotta dalla madre del ragazzo quindicenne, la svizzera Veronique Tobert: i tre rischiano la pena di morte, ma il giovane denunciante, che oggi li ha affrontati in tribunale, rischia per parte sua di essere perseguito dalla giustizia. Negli Emirati Arabi l'omosessualità è un reato, dunque lo 'stupro contro un omosessuale' non esiste e chi ammette di aver avuto contatti omosessuali, anche obbligati, viene socialmente bollato.
Il caso sta avendo grande risonanza anche in Francia, grazie a Veronique Tobert, giornalista di origini svizzere, che il 23 ottobre ha lanciato il sito internet www.boycottdubai.com.
"Ringrazio tutte le persone che hanno lasciato i loro commenti sul sito", ha detto da Dubai, dove ha assistito all'udienza del processo che oggi è stato aggiornato all'11 novembre.
Il sito chiede il sostegno del pubblico e di personalità affinché gli Emirati riconoscano il reato di stupro di natura omosessuale e si dotino di strutture adeguate per curare i malati di Aids. Uno dei tre aggressori è infatti sieropositivo e Veronique Tobert accusa le autorità di averlo tenuto nascosto. Il figlio, dopo lo stupro, sarebbe anche stato insultato come 'omosessuale' da un medico legale.
"E' un vera battaglia quella che sto conducendo perché questo non capiti più", ha detto la madre che è una giornalista.
"Abbiamo fatto ricorso contro i governi di Abu Dhabi e di Dubai in Francia e in Svizzera per aver tentato di coprire la vicenda", ha aggiunto la signora Robert."Le autorità non ci hanno dato la possibilità di far curare nostro figlio con una terapia preventiva all'estero. Sapevano dal 2003 che uno degli aggressori era sieropositivo. Ma ci hanno mentito perché è una questione tabù", ha detto.
La vicenda risale al 14 luglio. Il giovane franco-svizzero in compagnia di un amico usciva da un centro commerciale di Dubai quando un giovane degli Emirati che conosceva ha proposto loro di riaccompagnarli in macchina con altri due sconosciuti. Ma il veicolo ha preso la strada del deserto dove si è consumata l'aggressione. La vicenda e la campagna condotta dalla signora Robert hanno provocato il crescente imbarazzo delle autorità degli Emirati, in particolare di quelle di Dubai, che vogliono fare del Paese un centro turistico e degli affari di importanza mondiale
La notizia si è diffusa grazie ad un articolo apparso oggi sul 'Financial Times'.  Il processo ai tre non è ancora terminato - l'accusa e' di sequestro di persona e di violenza sessuale -, ma i tre continuano a proclamarsi innocenti nell'indifferenza dell'opinione pubblica.
Veronique Robert ha anche accusato 'l'intero sistema politico' di aver tentato di dissuaderla dal procedere contro gli uomini affermando che suo figlio rischiava la galera per un accusa di omosessualità. Per il momento, il governo di Dubai non ha voluto commentare.
Da Gay.it
Sembra impossibile, ma queste cose sono all'ordine del giorno in quei paesi. Gli omosessuali non solo vengono perseguitati ferocemente dal popolo, ma la Sharia, che é la legge vigente nella maggioranza dei paesi islamici, LI CONDANNA, anche a morte. A morte per impiccagione... e  Ahmadinejad va in giro nelle università americane a "vantarsi" che non ci sono omosessuali in Iran...
Come non l'hanno tirato giù da quel palco, e non gli hanno fatto assaggiare un po' della "medicina" che lui distribuisce a piene mani, nel suo disgraziato paese, proprio non lo capirò MAI...
Orpheus


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16 novembre 2007

La Ue boccia Pecoraro Scanio

 

Alfonso Pecoraro Scanio è talmente impegnato a dire di “no” a tutto, che alla fine non riesce a fare nemmeno una cosa che gli dovrebbe – almeno in teoria – stare a cuore: il Codice Ambiente. E così il Governo, mentre è impegnato a sopravvivere alla sua stessa Finanziaria, si becca pure l'ennesimo “euroschiaffo”. La Corte di Giustizia europea, infatti, ha condannato l’Italia a causa dei ritardi nell’entrata in vigore del Codice Ambiente in corso di revisione da parte dei tecnici del ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Il supremo organo di giustizia europea infatti ha ritenuto il nostro Paese inadempiente nel recepire la direttiva Vas del 2001 relativa alla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. La Corte ha insomma rigettato il controricorso in cui non venivano contestati i fatti, ma veniva giustificato lo slittamento con la complessità della materia che si è intrecciata con le difficoltà e la tempistica della riforma in corso del cosiddetto Codice ambiente. La bocciatura è tanto più pesante dal momento che la commissione europea aveva rinunciato alla stessa causa contro l’Italia che era stata cancellata all’inizio del 2006 dopo l’emanazione del decreto legislativo 152, lo stesso che senza fortuna si sta tentando oggi di riformare.
“Successivamente - si legge nella sentenza – la Commissione europea venuta a conoscenza del fatto che era stata sospesa l’entrata in vigore della seconda parte del Codice ambiente (in cui era contenuta il recepimento della direttiva) a seguito dell’iniziativa di modifica voluta dal ministero dell’Ambiente, ha deciso di riprendere l’iniziativa giudiziaria, dopo due avvertimenti a gennaio e a luglio di quest’anno. Infine la condanna giunta l’8 novembre in cui la Corte sottolinea che uno stato membro non può invocare le giustificazioni addotte per sottrarsi agli obblighi prescritti talché non deve considerarsi un difficoltà anormale e imprevedibile la complessità della materia. I ritardi nella riforma del Codice Ambiente potrebbero a questo punto provocare ulteriori condanne per quel che riguarda le acque e i rifiuti”.
Da L'Opinione
Alemanno in confronto a mister "NO" era un vulcano di attività.
Questo non si capisce cosa bene cosa faccia, oltre a seminare il pecoraro-pensiero in ogni dove.
Orpheus


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14 novembre 2007

Col padre di Hina siamo condannati anche noi

 
La storia di Hina Salem non è arrivata alla conclusione naturale, non almeno fino a che non sarà chiara la certezza della pena inflitta a suo padre e ai cognati che l’hanno attirata in trappola e sgozzata. In carcere ci devono restare. Non fino a che non sarà possibile scrivere sulla sua tomba la parola che lei desiderava, una condizione che pregustava come un sogno: italiana. Per questo desiderio è morta. La condanna a trent’anni degli assassini continua a restare secondo me non abbastanza dura, lo ha ammesso anche il procuratore che «tecnicamente si poteva chiedere di più», e il giudice aveva aiutato gli imputati accettando il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena e che non dovrebbe essere applicato in casi infami come questo.
Addirittura lo zio di Hina, colpevole «solo» di averne gettato il corpo dalla finestra per poi aiutare gli altri a seppellirla nel giardino della villetta, è fuori, è in giro libero
, perché lo hanno condannato a due anni e otto mesi. Eppure, ieri gli amici e i difensori di Hina Salem, le donne che pattugliavano il tribunale di Brescia, erano contenti, o sollevati, perché non speravano tanto in un Paese che rimette in circolazione senza farsi scrupoli clandestini aspiranti killer o terroristi.
Hina diceva «non voglio essere né musulmana né cristiana, voglio essere italiana», e forse senza saperlo formulava la sua dichiarazione di indipendenza, l'affermazione dell'individuo che persegue il suo scopo, anche quello della felicità. Per suo padre la stessa frase significava che sua figlia aveva scelto di vivere da puttana italiana, lavorando la sera, vestendosi come le altre, amando un cristiano italiano. Tanto schifo gli faceva la figlia divenuta italiana che aveva ritenuto di poterla violentare senza problemi e senza peccato. Lei, l'italiana, era riuscita a resistere e poi l'aveva denunciato alle autorità italiane, senza essere ricompensata della fiducia. Forse in quell'occasione Hina ha capito come vengono trattate le donne vittime di violenza in Italia, musulmane e no.
Eppure Hina voleva essere italiana. Il suo insegnante di scienze sociali all'Istituto professionale per operatori sociali la ricorda così: «Hina arrivò a scuola in ritardo rispetto all'inizio dell'anno scolastico, ma tutti rimanemmo colpiti dalla facilità con cui fin dall'inizio si inserì nella classe e dalla sua straordinaria capacità di sviluppare relazioni di amicizia con le compagne e con i docenti. Hina era vivace e attenta, ma soprattutto si mostrava molto autonoma nell'esprimere giudizi rispetto a quanto accadeva intorno a noi. Conosceva bene sia l'italiano che l'inglese, oltre alla lingua hurdu. Soprattutto scriveva molto bene, mostrando capacità introspettive non comuni rispetto alla sua età e in relazione ai codici culturali profondamente diversi rispetto alla propria origine. Ricordo con quanta passione affrontava gli argomenti di sociologia e psicologia, e le lunghe discussioni che facevamo in classe rispetto ai diversi sistemi culturali che lei aveva attraversato». 
Hina voleva essere italiana e ce la stava mettendo tutta, compreso il coraggio di sfidare la famiglia, sapendo quel che rischiava. L'Italia che cosa ha fatto per lei? Il padre assassino era considerato un cittadino integrato, era proprietario di una casetta dignitosa a tre piani con giardino. Era in Italia da dieci anni e poco tempo fa aveva presentato domanda per ottenere la cittadinanza, non aveva precedenti penali, non creava problemi alla comunità, lavorava regolarmente in una fabbrica locale, pagava le tasse. Lo avremmo definito un moderato, invece era un pericoloso fanatico fondamentalista, un musulmano intriso della cultura di violenza, che governo, istituzioni, polizia, insomma le istituzioni, non sono state in grado di riconoscere né di fermare. Peggio, pochi mesi fa la Cassazione ha dato ragione a una famiglia di pakistani che tenevano la figlia incatenata perché «lo facevano per evitare che tentasse il suicidio», per il suo bene. E perché mai la ragazza, Fatima, avrebbe tentato il suicidio? Forse per sfuggire a una famiglia che la teneva prigioniera, impedendole di vivere come si vive in Occidente?
Hina voleva solo essere italiana, ma l'Italia anche oggi non è stata degna di lei. Ascoltate le parole del procuratore capo Tarquini, pure soddisfatto dopo la condanna, «una sentenza equa e giusta per questi uomini che in fondo sono loro stessi vittime, ma vittime da condannare. Alla base del delitto ci sono un misto di onore e cultura religiosa intrecciati. Il padre e i cognati hanno visto la loro moralità lesa. Ma c'è anche una violazione della propria impostazione religiosa e della propria visione del mondo». Capito? La nostra visione, quella che Hina voleva sposare, ce la possiamo ricacciare in gola.
Maria Giovanna Maglie
Ho scritto tante volte di Hina, non è giusto dimenticarla. Il suo corpo matoriato, rappresenta tutte le musulmane che soffrono in silenzio.
Rappresenta il fallimento del concetto stesso di multiculturalismo, a meno che non si consideri cultura la barbarie che ha portato Mohamed Salem a sgozzare la figlia.
Rappresenta anche il fallimento della tanto decantata integrazione, quest'uomo era in Italia da 10 anni, 10 anni non un giorno, eppure é stata proprio l'integrazione di sua figlia, a scatenare la sua collera bestiale e omicida.
Hina voleva essere italiana e ha pagato con la vita.
Orpheus


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16 ottobre 2007

Giustizia "bollita" come gli astici per gli spaghetti

 
Questa è la storia di una ragazzina diciassettenne, di un giudice del Tribunale dei minori la dottoressa Poli,e di quattro astici. Ecco come i tre si incrociano in una storia che si può definire assurda per come è andata a finire.
I quattro astici e la ragazzina si incontrano in un supermercato di via Olona a Milano:lei  è un'animalista militante e decide di salvare dalla pentola i crostacei, entra nel supermercato, si accerta che siano vivi e finge di comprarli. Poi tenta di scappare senza pagare il conto salato. Bloccata dai commessi e consegnata ai carabinieri, viene arrestata per rapina di astici vivi (il reato scatta quando il furto supera i 100 euro) e rinchiusa nel carcere minorile Beccaria. Nel verbale sta scritto che il reato è stato commesso «allo scopo di salvaguardare la vita degli astici e restituirli a una condizione di libertà».
La ragazzina resta in cella per 48 ore, in attesa che il gip decida che fare. Ed ecco entrare in scena la dottoressa Poli, che decide: la giovane non è pentita dell'azione, resta ferma nelle sue convinzioni animaliste estreme. E allora, in attesa del processo, viene messa agli arresti domiciliari. Non può lasciare l'abitazione nemmeno per scendere nel cortile dove far passeggiare i suoi due cani. E neppure ricevere visite di amici se non vuole tornare dentro. Il tutto in attesa del processo che probabilmente si farà non prima della primavera 2008. Detto così il provvedimento appare eccessivo e controproducente: si condanna la ragazzina a un isolamento completo, costringendo i genitori (lavorano entrambi), al ruolo impossibile di secondini. Perché tanto rigore? Perché dice il gip, non s'è affatto pentita del gesto e potrebbe reiterare il reato. Nello stesso giorno in cui la "rapitrice" di astici veniva condannata agli arresti domiciliari nel più assoluto isolamento, dal carcere del Beccaria usciva il giovane valtellinese reo confesso di aver travolto con la moto e ammazzato il piccolo Renzo, il bimbo di tre anni. Nel consegnarlo ai genitori, il giudice lo obbligava a frequentare la scuola e si raccomandava che non venisse lasciato solo. Il ragazzo è stato accolto dagli amici con una festa.
Riassunto da Libero
Morale se ti penti e spremi due lacrimucce, ti mandano a casa con una pacca sulle spalle, se non ti penti e perseveri sono "cavoli tuoi" e  non c'è comprensione, nemmeno per una "ragazzata" fatta a fin di bene.
In questo strano paese chi ammazza, pentito o meno, ha più diritti di chi ruba quattro astici.
Inter nos io sono dalla parte della ragazzina:-) non compro e non mangio mai astici e aragoste.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 16/10/2007 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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