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Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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28 novembre 2009

La lezione polacca: comunismo=nazismo


Dalla Polonia una lezione di civiltà: la messa al bando dei simboli della sanguinaria dittatura comunista: tutti dalle bandiere rosse al faccione del Che stampigliato, sulle t-shirt. “Quello comunista era un sistema terribile e omicida che ha causato la morte di milioni di vite” ha dichiarato lo storico Wojciech Roszkowski. “Non è sbagliata la comparazione con il nazismo e per questo i due sistemi e i loro simboli devono essere trattati allo stesso modo”.
Sebbene in Polonia i comunisti non abbiano più alcuna influenza politica, è rimasto vivo il ricordo delle sofferenze causate al popolo polacco, dal regime comunista, a un punto tale che lo scopo dei politici polacchi è “rendere invisibile il comunismo”. Il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha dichiarato che il Palazzo della Cultura e della Scienza, il più alto grattacielo in Polonia, deve essere abbattuto solo perché è un regalo fatto da Stalin ai cittadini di Varsavia.
Ed è stata la Polonia che più si è battuta contro la candidatura di Massimo D'Alema a Ministro degli Esteri dell'Ue, per i suoi trascorsi di comunista. Perché il passato ha un peso e solo in Italia, basta cambiare “giubba” per continuare come se nulla fosse, senza l’onere di rispondere dei propri errori.
In Italia i partiti che si ispirano alla falce e il martello sono nove e nella migliore tradizione comunista allevano schiere di militanti imbevuti d’odio sociale e fino all’ultimo governo Prodi sono entrati a far parte dell'esecutivo. Una vergogna.
In Italia il comunismo non è mai morto, in compenso la lista degli italiani morti per mano dei compagni è lunga e dolorosa, dai “valorosi” partigiani ai brigatisti, é un fiume di sangue innocente.
C’è solo da sperare che prima o poi, un Governo avveduto faccia una legge come quella polacca, in modo da cancellare lo scempio di manifestazioni traboccanti bandiere rosse. Un insulto per tutte le vittime del comunismo e del terrorismo di matrice rossa.
Orpheus


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27 aprile 2009

La Resistenza cancellata: Antifascisti uccisi più dai comunisti che da Mussolini

 
S’è appena consumata la fiera dell’ipocrisia del 25 Aprile festa della Liberazione, festa dell’antifascismo. Ma se davvero vogliamo onorare le morti degli antifascisti in 'toto', dobbiamo ricordare sia quelle deliberate dal Tribunale Speciale di Mussolini, sia quelle, ben superiori di numero, comminate nel corso dei processi di Mosca.
Non è più accettabile un'ideologia ufficiale che così semplicisticamente oppone solo fascisti e antifascisti, quando si apprende che il comunismo ha massacrato più antifascisti del fascismo. Perché non entra mai nel "discorso pubblico" e tanto meno nei libri degli storici "ufficiali" il "fattore K"?
Vogliamo davvero celebrare l'antifascismo? Bene perchè non riflettere sulla macelleria comunista di antifascisti e operai comunisti.
I fatti, terribili, ebbero due scenari: Mosca e la Spagna.
E si svolsero soprattutto a partire dal 1936. Ma già negli anni precedenti gli antifascisti italiani riparati a Mosca erano entrati nel tritacarne.
Cito solo un caso fra quelli ricordati da Ugo Finetti, autore del libro “La resistenza cancellata”: l'anarchico Francesco Ghezzi. Viene arrestato nel 1929 in Urss, dov'era esule, perché, secondo il regime, egli avrebbe organizzato attentati. Gli anarchici europei non credono alle accuse e chiedono al Cremlino le prove. A ribattere beffardamente è Togliatti che - come sempre - si schiera con Stalin: “per noi comunisti, la questione delle ‘prove' è una questione che non si pone: è, anzi, una questione sciocca (...). Chiedere le prove della condanna del Ghezzi vuol dire sostenere che ogni singolo atto del governo dei soviet deve essere sottoposto a un controllo pubblico. E' evidente che a una richiesta di questo genere non possono essere favorevoli che i nemici del regime dei soviet e della dittatura proletaria".
In seguito alle proteste internazionali il Ghezzi viene rilasciato nel 1931, ma tre anni dopo è di nuovo arrestato e sparisce nelle tenebre del Gulag siberiano dove muore nel 1941, a Vorkuta. Ù
E' solo uno dei tanti casi.
Sarà soprattutto con l'inizio del grande Terrore, verso il 1935, che l'antifascismo esule in Urss viene schiacciato da Stalin. Finetti, nel volume citato sopra , ricostruisce il ruolo terribile di Togliatti in questa tragedia, il suo scontro con Gaetano Salvemini e la drammatica lettera aperta che Victor Serge (anch'egli era stato in Urss, poi arrestato dal regime comunista e rilasciato solo grazie alla protesta internazionale) gli scrisse nel 1945, quando Togliatti era diventato ministro della Giustizia italiano: “Signor Ministro, che ne è degli antifascisti rifugiati in Urss?”.
Secondo Finetti "ancora oggi si tenta di occultare soprattutto la responsabilità diretta di Togliatti in quei procedimenti giudiziari". Un esempio è il caso di Edmondo Peluso. "Nel 1964" scrive Finetti "Guelfo Zaccaria pubblica la prima documentazione su 200 antifascisti giustiziati. Il Pci nega e ci vorranno circa trent'anni perché la cifra sia riconosciuta veritiera anche da Alessandro Natta".
C'è poi lo scenario spagnolo. Una delle grandi rimozioni della storiografia è il terrore che i comunisti scatenarono, su ordine di Stalin, fra gli antifascisti anarchici, socialisti, liberali, repubblicani, trotzkisti. Nel maggio 1937, scrive Paolo Pillitteri, "i comunisti, tramite la Nkvd, procedettero alla eliminazione, nella sola città di Barcellona, di 350 persone ‘nemiche', cioè trotzkiste, ferendone 2.600". Fra gli uomini di Stalin in Spagna vi furono in primo piano Orlov, protagonista delle "purghe", e - di nuovo - Togliatti, "che dirigeva il partito comunista spagnolo e le forze militari comuniste per conto di Mosca".
Particolarmente clamorose (e crudeli) le eliminazioni - da parte dei sovietici - di antifascisti importanti come Nin, Berneri e Barbieri. Tutti amici di Rosselli anch'egli eliminato in quei giorni col fratello a Parigi da una fantomatica organizzazione, oggi sospettata da ricercatori scrupolosi di aver agito per conto dei sovietici (con cui i Rosselli erano allo scontro). D'altronde, dopo la vittoria franchista in Spagna, “Stalin volle l'eliminazione di non meno di 5 mila combattenti spagnoli (antifascisti, ndr) rifugiati in Urss”.
Perché? Qual è lo scopo di una tale carneficina? 
A spiegare la guerra dei comunisti contro tutti gli altri antifascisti, secondo Pillitteri, fu proprio Togliatti su "L'Internazionale comunista" dove scriveva delle purghe staliniane. Secondo Togliatti occorreva “liberare definitivamente il movimento operaio internazionale dal lerciume trotzkista”, per questo le organizzazioni operaie dovevano essere "epurate, radicalmente e per sempre, dai banditi che sono penetrati nei loro ranghi per trascinarvi direttive e parole d'ordine fasciste".
Era veramente così? Erano davvero sospettabili di "fascismo" gli epurati?
E' vero il contrario. Si resta di sasso quando si scopre che proprio in quello stesso periodo del 1936 Togliatti e il suo Pci lanciano l'incredibile "Appello ai fratelli in camicia nera", che comincia con queste parole: "I Comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori. Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma. Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi... Noi non vogliamo prestarci al gioco dell'imperialismo inglese...".
Questo sconcertante documento non è un imbarazzante incidente, ma esprime esattamente la strategia staliniana. A Stalin in Spagna non interessava affatto la lotta al fascismo e al nazismo. Egli perseguiva ossessivamente un altro obiettivo: l'eliminazione di tutte le possibili fonti di contagio delle idee democratiche o socialdemocratiche. E puntava a un accordo strategico con Hitler e Mussolini contro le democrazie europee.
Lo constatò pure Leo Valiani in un'intervista alla "Repubblica" del 1998: "Fin dal 1937 - lo ha denunciato Trotzky - Stalin mirava a un accordo con Hitler. Avrebbe raggiunto l'intento due anni dopo con il patto Molotov-Ribbentrop". E questo infame "patto" è l'altro enorme capitolo censurato e rimosso.
Sono ben pochi gli studenti italiani i quali imparano a scuola che la seconda guerra mondiale è stata scatenata da Hitler grazie al patto di alleanza stretto nell'agosto 1939 con l'Urss la quale si spartì con la Germania il bottino: la Polonia e i paesi baltici.
Per ben due anni, metà della guerra, fu Stalin il grande alleato di Hitler. E i Pc europei si allinearono. Finetti ricorda il caso di uno dei fondatori del Pci, Umberto Terracini, un galantuomo, a cui ripugnava quell'alleanza col nazismo antisemita: "l'ebreo Terracini, al confino in Italia, viene espulso dal partito per aver criticato la scelta di Stalin".
Fosse stato in Urss che fine avrebbe fatto? A metter fine alla sconcia alleanza nazicomunista che aveva scatenato la guerra non sarà Stalin, che avrebbe voluto intensificare il sodalizio, ma Hitler. Cosicché Tzvetan Todorov, nel suo libro sui lager, "Di fronte all'estremo", osserverà: "Che a Norimberga i rappresentanti di Stalin condannino a morte quelli di Hitler sfiora l'oscenità".
A queste conclusioni ci inducono i documenti storici. Ripeto: i documenti storici. A coltivare sistematicamente la loro ignoranza e la loro "rimozione" non è l'opinione pubblica moderata, ma quella sedicente colta, quella "engagé", quella che scrive libri e articoli di storia con gli occhiali dell'ideologia. E quella che scende in piazza accanto ai “tubi digerenti” a commemorare le morti degli antifascisti, uccisi da Mussolini, sventolando bandiere rosse con falce e martello.
Orpheus (riassunto da Storia Libera)


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permalink | inviato da Orpheus il 27/4/2009 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

11 febbraio 2009

Ieri era la Giornata del ricordo, o l'ennesima giornata antifascista?

 

Quando si tratta di temi etici e ideologici, Napolitanno non si conferma un presidente super-partes, un presidente per tutti gli italiani.
Divide invece che unire, in nome del suo passato comunista. Perché solo un comunista può (ri)tirare fuori la stucchevole retorica antifascista nella Giornata del ricordo delle vittime delle foibe.

Dice Napolitano: “La memoria che coltiviamo innanzitutto è quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra». Per questo motivo occorre ricordare «le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo; ma non possiamo nemmeno dimenticare le sofferenze, fino a un'orribile morte, inflitte a italiani assolutamente immuni da ogni colpa”.

Insomma l’omaggio al ricordo delle vittime delle foibe, arriva alla fine, dopo aver ricordato le colpe fasciste e le sofferenze della minoranza slovena, quasi a minimizzare le feroci persecuzioni dei titini”.
Beh io lo trovo un discorso ipocrita che offende più che omaggiare.
Per decenni lui e i suoi accoliti di partito HANNO NEGATO, NASCOSTO, MINIMIZZATO le sofferenze e la morte atroce di migliaia di italiani, adesso che finalmente sono stati costretti a celebrare quel genocidio, lo fanno allungando il “brodo” con i soliti, ciacolamenti antifascisti.
Hanno trasformato questa giornata di risarcimento morale, alle vittime delle foibe e alle loro famiglie, nell’ennesima celebrazione dell’antifascismo. Come se non ce ne fosse già abbastanza di retorica antifascista, nel nostro paese!
Ricordo a Napolitano che in Italia il fascismo è fuori legge da 60 anni.
Ricordo a Napolitano che tranne quattro scalmanati (assimilabili ai molti leninisti e stalinisti di sinistra) il fascismo è stato rinnegato e definito il “male assoluto” dalle forze politiche di destra.
Ricordo a Napolitano che il comunismo ha provocato un numero infinitamente superiore di morti, sia nel nostro paese (vogliamo parlare della rappresaglie a fine guerra dei partigiani rossi, delle vittime delle Brigate rosse?) che nel mondo.
Ricordo a Napolitano che a sinistra ci sono ancora molti illustri politici che agognano la mummia di Lenin e si prosternano davanti a Castro, Mao e Stalin e solo due anni fa erano ancora in parlamento.
Ricordo a Napolitano che il comunismo in Italia non è ANCORA STATO MESSO FUORI LEGGE, e che nessuno dei politici di sinistra ha mai definito il comunismo come il male assoluto.
Se è questo è il modo di celebrare tale Giornata, ne facciamo volentieri a meno, perché vedere tirare in ballo le colpe di Mussolini, è strumentalizzare tale celebrazione.

In Italia tutto è sempre colpa di Mussolini e di Berlusconi, loro, i discendenti di una dittatura sanguinaria e mostruosa, sono puri come gigli bianchi, si sono riciclati come ex-comunisti, post-comunisti, mai-stati-comunisti alla Veltroni, ma NESSUNO di loro ha mai condannato senza mezzi termini il comunismo.

Ipocriti come sempre.

Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 11/2/2009 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

31 maggio 2008

Mao, Lenin e Stalin fascisti per caso

 
Mao era un fascista. Lenin era un fascista e anche Stalin. Pazienza se il fascismo era ancora da venire…Tutti fascisti loro non lo sapevano e noi nemmeno.
A illuminarci con questa grande rivelazione e “niente-po-po-di- meno” che l’illustre, esimio prof. Luciano Canfora, detentore di scienza infusa direttamente conferitagli dall’Onnipotente, bisogna credergli sulla parola come si fa con la Trinità.
E il verbo canforiano dice: “chi usa spranghe per farsi giustizia è politicamente un violento e il suo cuore batte sicuramente a destra, nonostante dichiari il contrario”.
Quindi compagni antifascisti dalle mani leste mettetevi davanti allo specchio e schiaffeggiatevi, nel vostro intimo siete fascisti.
Al di là della facile ironia a cui si prestano le sortite intellettual-razzistiche che puzzano di “canfora” per quanto sono stantie, rimane il fatto che è inquietante come le “menti” di sinistra neghino la violenza che da sempre pervade l’ideologia comunista. Così è stato per gli assassini brigatisti, inizialmente spacciati per “fascisti travestiti”che uccidevano per gettare fango sui “bravi compagni”, e davanti all’evidenza dei fatti, derubricati a “compagni che sbagliano”.
Negli anni di piombo ci sono stati circa, 455 caduti e 4529 feriti, che la società "civile" ha negato, ignorato e minimizzato fino all’altro ieri. Compagni che sbagliano, appunto.
Qui andiamo anche oltre, non sono “compagni che sbagliano” sono compagni che nonostante si considerino di sinistra e abbiano il faccione del Che, stampigliato sull’avambraccio, sono di destra.
Perché la sinistra è democratica, é superiore, è tollerante nei confronti di chi la pensa diversamente. Infatti l’episodio della Sapienza è la prova provata di questa tolleranza.
Tutto ciò è preoccupante, la sinistra democratica e i suoi organi di stampa negano l'evidenza, quella estremista è incazzata nera perché fuori dal parlamento.
Ci aspetta una nuova stagione di compagni che "sbagliano" perchè non sanno di essere compagni?
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 31/5/2008 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

26 aprile 2008

Il compagno Veltroni strizza l'occhio ai rifondaroli

 

E’ inutile i comunisti rimangono tali sempre, l’aggettivo democratico che aggiungono in coda al nome del partito con cui si presentano agli elettori, è solo la fatidica “carota” legata ad un bastone.
Loro sono incapaci di democrazia, perché il comunismo è l’antitesi della democrazia.
E Veltroni sotto quell’aria bonaria, è rimasto un comunista. Non si potrebbe spiegare altrimenti l’attacco rivolto a Silvio Berlusconi: “ Il gesto di Silvio Berlusconi è uno sfregio nei confronti dei democratici, un insulto a una gloriosa pagina di storia”. Il leader del Pd ci va giù duro: “Questa è una grande festa della libertà e il Cavaliere ha voluto celebrarla ricevendo coloro che stavano dalla parte di chi la libertà la toglieva. È un segnale politico che marca una distanza molto profonda con lo stato d’animo degli italiani”.
Sono passati 63 anni, e ho qualche serio dubbio che “lo stato d’animo degli italiani” possa essere turbato dalla presenza di Ciarrapico.
Quando hanno fatto vincere (con 9 punti di distacco dal Pd), il Popolo della Libertà, sapevano benissimo chi fosse Ciarrapico, e quale fosse stata la sua ideologia, CdS, Repubblica e TG l’hanno sbandierato a destra e manca.
E se l’hanno votato ugualmente vuol dire che dell’antifascismo militonto “nu-ie-ne’-po’-frega-de-meno”.
Ma Veltroni e tutta la sinistra “democratica” vivono su Marte E’ per questo che hanno straperso l’elezioni e che continueranno a straperderle.
Inoltre, alla grande “Festa della libertà” come la chiama lui, sventolano quasi unicamente bandiere ROSSE, che tutto sono, tranne che la testimonianza di libertà e democrazia, per parafrasare un altro comunista “democratico”, grondano sangue. Comincino i compagni a rendere il 25 aprile una festa italiana di libertà, facendo SPARIRE il simbolo dell’oppressione “falce e martello” che ha provocato dittature, genocidi, terrore, fame ovunque sia stato issato.
Qusta é la loro festa perchè un vero democratico ha repulsione a marciare accanto ad una bandiera rossa.
Il Cavaliere si è limitato a ricevere “coloro che stavano dalla parte di chi toglieva la libertà 60 anni fa” , il compagno Veltroni è stato culo e camicia rossa con chi la libertà l’ha tolta fino a 20 anni fa, e ha militato in un partito che fino a 20 anni fa prendeva soldi da un REGIME, che li TOGLIEVA al popolo, affamandolo e vessandolo.
Che questa gente salga sul pulpito per dare lezioni di democrazia è veramente improponibile, e il compagno Veltroni, dismesso l’abito elettorale, ha indossato quello di antiquata  fattura della mistificazione comunista.
Meno male che gli italiani hanno saputo guardare al di là delle apparenze e stì' reperti paleolitici li hanno spediti in soffitta.
Orpheus


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14 marzo 2008

Mai stato comunista...

 
Da Il Giulivo

Il libretto, dal titolo "Il compagno Veltroni", è stato pubblicato da “Stampa alternativa” nel 2000.
"Lenin diceva che la via della rivoluzione non è dritta e selciata come la prospettiva di Newski ed i giovani hanno cominciato a percorrerla con grande partecipazione e fiducia negli ideali di libertà e di pace"
 Ed ancora: "Fare politica significa edificare mattone su mattone una società nuova e partecipare al progetto ambizioso di una grande vittoria della rivoluzione proletaria in Occidente, di quella rivoluzione che noi portiamo avanti e che tutti i giovani devono vivere. Il socialismo ed il comunismo debbono essere il progetto di più alta realizzazione della libertà, di più grande valorizzazione del lavoro come forza motrice della storia".
Sono “chicche” preziose del Veltroni-pensiero, un campionario assai eloquente dei toni solenni e stucchevoli usati allora, dai compagni per inneggiare al "paradiso in terra" che l'Unione sovietica aveva creato in patria, e che avrebbero voluto anche per il nostro Paese, per l'Italia, che il giovane Veltroni riteneva fosse stata "venduta da De Gasperi agli Stati Uniti, simbolo mondiale dell’imperialismo".
Nessun accenno del Walter dirigente comunista ai "gulag" sovietici (lo scrittore Aleksandr Solgenitsin, scampato ai “gulag degli orrori”, era per lui un “visionario”, nemico della classe proletaria, oltre che un pazzo pericoloso per la società, da tenere in manicomio); nessun accenno alle deportazioni ed agli eccidi di massa (80 milioni di morti ammazzati), alle feroci repressioni dei carri armati sovietici in Ungheria e Cecoslovacchia, alla miseria in cui il popolo sovietico (in uno dei Paesi più ricchi di materie prime al mondo) era costretto a vivere con i 75 rubli (uguali per tutti) che costituivano il salario del netturbino e del medico, dell'operaio e del dirigente d'azienda, del bidello e del professore. Era quello "il paradiso in terra" che Walter Veltroni ed i suoi compagni, giovani, meno giovani o non più giovani, sognavano, allora, per la nostra Italia.
Domanda dell'uomo della strada: erano balle quelle che scriveva allora, il comunista Walter Veltroni, quando esaltava il “paradiso in terra”,quando accusava gli Stati Uniti di imperialismo e il democristiano Alcide De Gasperi di avere venduto l'Italia agli americani, o sono balle quelle che racconta oggi come segretario del Partito democratico e candidato alla presidenza del Consiglio dell'Italia libera e democratica?
Lui dice di rappresentare il "nuovo", contro il "vecchio" rappresentato da Berlusconi, Fini e Bossi e di voler salvare l'Italia, ma si può credere ad un comunista (ex, post o comunque etichettato) che ha cominciato a far politica 35 anni fa esaltando il "paradiso in terra" dell'Unione sovietica?
Di cacciaballe e fanfaroni, si sa, è piena la politica di casa nostra. Perché dovremmo credere al Walter Veltroni comunista (oggi pentito, suppongo) che, diplomato al Centro italiano di cinematografia, altro non ha fatto in vita sua che il “professionista della politica” (scrivendo le cavolate che ha scritto sul comunismo), e non al liberale Silvio Berlusconi, un imprenditore (con laurea in legge) che in politica è soltanto da 14 anni, avendo lavorato per una vita per creare una azienda dopo l'altra e decine di migliaia di posti di lavoro, in Italia e all’estero, fino a diventare l'uomo più ricco d'Italia ed uno dei più ricchi al mondo? Penso che agli italiani, alla stragrande maggioranza degli italiani, interessino i fatti, non le chiacchiere. E di fatti dovrebbe parlare agli elettori, il leader del Partito democratico Walter Veltroni, non di chiacchiere.
Riassunto da Gaetano Saglimbeni
A chiacchiere Veltroni é bravissimo, ha persino proposto un salario minimo garantito di 1000-1100 euro per i precari, peccato che nemmeno un comunista doc come Paolo Ferrero gli abbia creduto...“Credo che Veltroni - ha detto - dovrebbe spiegare con che soldi si possono garantire mille euro al mese a tutti i precari e ai lavoratori intermittenti: in Italia ricadono in questa categoria almeno sei milioni di persone. Il che significa che questa manovra costerebbe almeno 50 miliardi di euro. Delle due l'una: o si azzerano tutti i servizi sociali per procedere a questa operazione oppure siamo di fronte a una panzana elettorale spacciata da Veltroni per cercare di attirare voti da sinistra”.
Fosse l'unica che ha raccontato
Orpheus


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9 febbraio 2008

Foibe, il mio 10 febbraio ricordando il nonno morto

 

La storia è piena di crimini ma spesso i crimini non fanno storia, nel senso che strategie o ideologie dei vincitori di turno (ma spesso anche degli sconfitti) possono mandare rapidamente in archivio le peggiori atrocità dell’uomo. La tragedia istriana, con gli orrori di tanti italiani gettati nelle voragini carsiche dai comunisti jugoslavi e di tanti altri costretti a fuggire per salvarsi, è il classico esempio di una ragion di stato che ha voltato rapidamente pagina. In occasione del «Giorno del ricordo» di domani pubblichiamo un articolo di che nella tragedia istriana ha avuto coinvolti due nonni. (nella foto: esuli italiani abbandonano Pola)

Mio nonno materno, Ezechiele, pur non avendo mai fatto del male a nessuno fu prelevato dalle truppe di Tito che occuparono Trieste nei famigerati «40 giorni» del 1945 e sparì nel nulla dopo essere stato deportato verso Lubiana. Mio nonno paterno, Giacomo, scampò per miracolo ad una sommaria fucilazione dei partigiani, mentre cercava di raggiungere Trieste alla fine della seconda guerra mondiale. Pure lui non aveva mai imbracciato un fucile, ma possedeva un po’ di terre ed una casa colonica. La vera «colpa » dei miei nonni, agli occhi dei «liberatori», era la loro italianità e la scarsa convinzione che il comunismo potesse risolvere i mali del mondo. I nonni non ci sono più, ma ogni anno tornano a vivere il 10 febbraio, Giorno del ricordo della tragedia dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati dopo il 1945. Questo strano articolo, in prima persona, è tratto dagli atti del seminario sull’Esodo dell’Associazione delle comunità istriane di Trieste presentato giovedì in occasione del Giorno del ricordo 2008. Domani si celebrerà in tutta Italia la tragedia dell’esodo e delle foibe. 

 Per cinquant’anni si è volutamente steso il velo dell’oblio sulla tragedia dell’esodo e sui crimini perpetrati contro gli italiani alla fine della seconda guerra mondiale. Si è trattato di una vera e propria «verità negata» e rimossa, che dal crollo del muro di Berlino e dalla disgregazione della Jugoslavia in poi, è venuta pian piano a galla. Come giornalista mi sono occupato dei cosiddetti «boia» titini. Una lunga lista, da Ivan Motika a Ciro Raner, fino a Mario Toffanin. L’unico ufficiale di Tito processato recentemente in Italia, per alcune uccisioni a Fiume, è stato Oskar Piskulic, che alla fine l’ha scampata per carenza di giurisdizione. Anche le notizie più scabrose venivano trattate con cautela, per usare un eufemismo, oppure completamente snobbate dalla grande stampa. Il fatto che Toffanin, massacratore dei partigiani non comunisti a Porzus, avesse una regolare pensione Inps, grazie al servizio militare in Italia, mantenuta per tutta la vita nel suo buon ritiro oltre confine, fece scandalo, ma solo sul Giornale. Lo stesso per Raner, famigerato comandante del campo di Borovnica. Le foto dei soldati italiani sopravvissuti ai Lager titini come quello di Borovnica e ridotti a scheletri ambulanti, non a caso sono rimaste nascoste per anni. Nonostante le difficoltà, penso che i tempi siano maturi per un grande e necessario geso di riconciliazione. I presidenti italiano, sloveno, croato e pure quello serbo devono inginocchiarsi assieme sui luoghi della memoria del Nord Est dalla Risiera di San Sabba alla foiba di Basovizza e se i nostri vicini lo desiderano anche nelcampo di concentramento fascista, per gli slavi, di Gonars. Non si tratta di mettere una pietra sopra il passato e dimenticare, ma di voltare pagina e guardare avanti per il bene delle future generazioni
Purtroppo sono state affrontate in maniera assolutamente insoddisfacente le ferite del passato, con gli eredi della Jugoslavia. Nessuna iniziativa veramente incisiva per ristabilire la verità negata e rimossa è stata messa in piedi. E soprattutto non si è fatta giustizia sui beni non soltanto abbandonati, ma seq u e s t r a t i agli esuli. Forse si è persa per sempre un’occasione, ma la domanda ora è: «che fare?». Il treno della storia non si ferma ed il binario dell’Europa va giustamente percorso, proprio in nome di quella libertà strappata agli esuli. Il famoso striscione «Volemo tornar», innalzato durante una manifestazione sull’esodo in piazza Unità d’Italia a Trieste non deve rimanere uno slogan vuoto. Realizziamolo, torniamo, ora che si può comprare un rudere italiano da ristrutturare o un fazzoletto di terra in prima persona. Non si tratta di una riconquista ma di una presenza, di cultura, di tradizione, di storia nel nome di una terra che fu italiana e ora è europea.
Riassunto dal Giornale
Il 10 febbraio da quando ho aperto il blog metto un intervento di  Franco Giordano (Prc) a Montecitorio sulle foibe.
E' talmente vergognoso e disgraziatamente SEMPRE attuale, che lo ripropongo come "siero" anti-comunismo, ogni anno.
Lo farò anche domani, perchè il comunismo non è ancora stato estirpato e purtroppo ha ancora presa in certi ambienti, come quello universitario.
Con tutta l'anima spero che verrà un giorno, anche in Italia, che il comunismo di Lenin. Stalin, Mao e Tito sarà demonizzato come il nazismo, visto che già dall'Europa gli é stato equiparato il 26 Gennaio 2006. E che i crimini di quei grandi macellai della storia verranno finalmente riconosciuti senza ipocriti distinguo.
Sarà veramente un grande giorno, quello per la nostra democrazia.
Orpheus 


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28 gennaio 2008

Un consiglio al "Veltrozemolo" riformate la sinistra...

 Clicca per ingrandire
In questi giorni convulsi da sinistra non arriva altro che una litania monotematica, invocante un governo tecnico, pacificatore, di scopo, di transazione ecc. per modificare la legge elettorale e fare quelle riforme di cui si parla da decenni, è che all’improvviso sono diventate vitali per il paese.
Oggi è sceso in campo il duo Veltrozemolo con la solita lagna, il primo vuole “Otto mesi, per fare quello che non è riuscito a fare fin’ora”. L’altro lancia uno struggente appello: “Quella di una nuova legge elettorale è una richiesta disperata che noi facciamo”…
Quanto fumo…
Una cortina che ricorda la nebbia della pianura padana, quando si tagliava con il coltello.
Non è la legge elettorale che ha fatto cadere il governo e che ha massacrato in questi 20 mesi di passione. il paese. No, è la sinistra. Questa sinistra. Tutto è nato e muore con lei.
Questa sinistra è implosa, lo dimenticano TUTTI, non per l’esiguità dei voti, ma per disomogeneità della coalizione che andava da una Binetti ad un Russo Spena, attraverso partiti e partitucoli che nulla hanno in comune.
Nulla. Una sinistra litigiosa e attaccata al particolare fin dal primo giorno, che una specie di “polpettone giallo”, pomposamente chiamato programma, in cui ci si poteva leggere tutto e il contrario di tutto, ha legittimato, e che un’abile campagna antiberlusconiana ha avvantaggiato.
Ma né il primo, né la seconda potevamo MAI garantire la governabilità.
Detto questo il vero, grosso problema del paese è che la sinistra italiana non è una forza di governo credibile, ma un accozzaglia di anime fortunosamente tenute insieme dal prodi di turno.
E destinate al fallimento se non si coalizzano contro Berlusconi, alla disillusione del proprio elettorato, all' incapacità, una volta eletti di governare.
E’ una "riforma" della sinistra quella che urge. Un vero ammodernamento e non quella specie di “lifting arcobaleno” che non ha portato altro che un trasformismo indecente, quello dei cortei “pacifisti” a senso unico con l’effige del “Che” in prima fila, dei roghi di bandiere, delle ingiurie sempre e solo agli Usa e ad Israele.
La sinistra deve diventare sinistra e gettare dalla finestra tutti i comunisti con il loro “credo” antiquato e antidemocratico, con il loro linguaggio arcaico e la loro visione economica da età della pietra. Ogni volta che sento parlare Giordano o Diliberto, guardo il calendario per vedere in che anno siamo. Per non parlare poi dell’antifascismo militante, contro un fascismo che non esiste più e che se la prende persino con chi denuncia gli orrori dei laogai cinesi.
Tutta robaccia ammuffita, che resiste strenuamente solo qui nel nostro paese. Non basta fare il mea-culpa e andare a mettere qualche corona di fiori sulla tomba di Imre Nagy se poi, non si condanna anche la storia del comunismo italiano legato a doppio filo a quello sovietico (da cui riceveva anche lauti finanziamenti). Già che ci siamo sarebbe anche ora di riscrivere la storia partigiana, e di inchiodare alle loro responsabilità storiche coloro che versarono il sangue di tanti innocenti (in primis i sacerdoti) rincorrendo l’ideale nefasto del comunismo russo, che vedeva nella religione un nemico da abbattere.
E' giunta ora che la sinistra italiana, faccia le "pulizie di primavera" e si presenti al popolo italiano senza più scheletri nell'armadio.
Orpheus

27 novembre 2007

Khmer Rossi alla sbarra

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Ieng Sary, Noun Chea, Kaing Guek Eav detto «Duch», Ta Mok, oltre al defunto Saloth Sar detto «Pol Pot», morto nel 1998: sono nomi impronunciabili che riaffiorano dal passato per il processo che è iniziato la scorsa settimana per i crimini del regime dei Khmer Rossi in Cambogia. Questi uomini sono responsabili di quello che lo storico francese Stephane Courtois chiama «il crimine sconcertante»: l'uccisione di 2 milioni di persone, un terzo dell'intera popolazione cambogiana, in soli tre anni. Si è trattato del più rapido e letale omicidio di massa nella storia del XX secolo, più intenso ancora del ritmo di sterminio tenuto dai nazisti ai tempi della seconda guerra mondiale, dai sovietici sotto Stalin e dai comunisti cinesi sotto Mao. Dalle dichiarazioni rilasciate dai comandanti Khmer Rossi negli anni '70 si apprende che lo sterminio avrebbe potuto essere ancora peggiore: «Nella nuova Cambogia ci basta un milione di persone per continuare la rivoluzione» - aveva dichiarato un funzionario di regime al termine di una seduta al vertice del Partito. «Non abbiamo bisogno degli altri. Preferiamo uccidere dieci amici piuttosto che lasciare in vita un solo nemico». E' lecito chiedersi da che cosa derivi questa violenza lucida e fredda.
Duch, attualmente sotto processo, ha ucciso personalmente o ha ordinato l'uccisione di 15.000 persone nel carcere di Tuol Sleng, o S-21, dove erano rinchiusi prevalentemente i deviazionisti, i membri del partito sospetti di deviazionismo, oppure i comunisti cambogiani che erano rientrati in patria per appoggiare la rivoluzione e proprio per questo erano sospettati di spionaggio. Il carcere S-21 fu un efficiente strumento di eliminazione fisica del nemico: di tutti i prigionieri che vi furono incarcerati ne sopravvissero solo quattro. Lo scopo del carcere, prima ancora che la soppressione fisica del nemico politico, era l'estorsione della sua confessione, la sua autocritica. Come ricordava Orwell, in 1984, un regime totalitario non ammette di fare martiri: la vittima deve riconoscersi colpevole e fare autocritica prima di essere uccisa. Nella struttura di S-21, non per caso, furono uccisi anche quei torturatori che facevano morire la vittima prima di estorcerne un'ammissione di colpevolezza. Venti anni dopo la fine del regime dei Khmer Rossi, Kaing Guek Eav, detto «il compagno Duch», è stato scoperto per caso nel 1999 da un reporter irlandese in un villaggio cambogiano, mentre lavorava da volontario per una Ong americana. Una volta arrestato, le sue prime dichiarazioni sono state: «Se siete qui vuol dire che questa è la volontà di Dio. Ho fatto cose molto brutte nella mia vita. Ora è venuta l'ora delle rappresaglie. Il mio unico errore è di non aver servito Dio. Ho servito gli uomini e il comunismo».
Ta Mok, morto l'anno scorso, detto «il macellaio», divenne segretario del Partito Comunista cambogiano per la regione sud-occidentale nel 1968, in piena guerra del Vietnam e quando al potere c'era ancora la monarchia di Sihanouk. Già allora, nella sua guerriglia contro la monarchia, si fece notare per molti massacri indiscriminati di civili. Divenuto capo di stato maggiore dell'esercito, sotto Pol Pot, soppresse varie insurrezioni con metodi brutali, fino all'annientamento fisico totale delle popolazioni di interi villaggi o alla fucilazione di massa di intere unità dell'esercito colpevoli di ammutinamento. Ta Mok, una volta finito il regime, proseguì la sua attività di guerriglia ai confini con la Thailandia. Nel 1998, temendo di essere tradito, consegnò Pol Pot alle autorità cambogiane, poi fu catturato egli stesso. Non si trattava di un bruto: da giovane voleva fare il monaco buddista.
Ieng Sary, uno dei fondatori del movimento dei Khmer Rossi, fu ministro degli Esteri del regime. E fu anche al comando di due campi di concentramento/sterminio nella provincia di Kompong Cham. Fu anche l'ideatore delle strategie di epurazione all'interno del partito: fece rientrare centinaia di comunisti dal loro esilio volontario, per poi tradirli e farli uccidere. Fuggì alla cattura rifugiandosi in Thailandia nel 1979. Grazie ai suoi contatti diplomatici riuscì sempre a cavarsela fino ad ottenere il perdono ufficiale da parte di Sihanouk nel 1996. Condusse una vita molto agiata fino al suo arresto, avvenuto solo il 12 novembre scorso. La sua è la vita di un intellettuale, non quella di un serial killer: negli anni '50, come ricorda il dissidente cambogiano Ong Thong Hoeung, contribuì alla formazione del movimento studentesco (Aek) all'università di Parigi, che avrebbe dato vita ai Khmer Rossi. «Lo scopo dell'Aek - ricorda Ong Thong Hoeung - è di incoraggiare il desiderio di conoscenza e l'aiuto reciproco. Uno dei suoi ex membri fondatori afferma: "Eravamo pieni di ardore e di entusiasmo. E volevamo dimostrare alle autorità francesi di essere persone capaci"».
Tutti questi uomini, dunque, mostrano una sorta di doppia vita: intellettuali e persone sensibili da un lato, brutali assassini di massa dall'altro. Si avvicinano allo stereotipo del gerarca nazista che cura il suo giardino mentre ordina lo sterminio di migliaia di persone in un solo giorno. Ma si tratta veramente di una vita «doppia»? Se guardiamo alla filosofia politica che ha motivato l'azione violenta di questi individui, vediamo che erano semplicemente molto coerenti con quello che pensavano e questo spiega la lucidità e la serenità d'animo con cui ordinarono e commisero personalmente i loro crimini. Essi non furono il frutto della brutalità della guerra. Non erano persone che volevano vendicarsi dei bombardamenti americani del 1970-1973 (effettuati nell'ultima fase della guerra del Vietnam), come certa sociologia storica e certi film come Le urla nel silenzio vogliono far credere.
Fin dalla fine degli anni '60, i Khmer Rossi misero sempre in pratica le stesse tecniche, ovunque prendessero il controllo di un'area: svuotamento delle città, trasferimento nelle campagne dell'intera popolazione, divisione delle famiglie, abolizione del denaro, soppressione di qualsiasi forma di educazione, istituzione di un orario di lavoro di 12-13 ore al giorno e imposizione di un rigido codice di comportamento morale in cui era proibito qualsiasi sentimento al di fuori dell'amore per il partito. Si trattava di un piano lucido che, negli anni della guerra civile cambogiana, dal 1968 al 1975 trasformò il Paese in un enorme lager a cielo aperto. Radio Phnom Penh, l'emittente del regime, nel 1976 vantava questi risultati: «I giovani stanno imparando dai lavoratori e dai contadini che sono le fonti di tutto il nostro sapere. Inoltre nessuna scienza è più alta, più degna o più utile di quella che ha a che fare con produzione, agricoltura, industria ed esperimenti e tecniche di produzione. E questo sapere è posseduto soltanto da contadini e lavoratori». Insegnanti, intellettuali, professionisti, avvocati... tutto ciò che non riguardava la produzione diretta era considerato frutto della decadenza borghese e condannato. In alcuni distretti, retti da dirigenti particolarmente zelanti, bastava avere gli occhiali o avere mani non sufficientemente callose per essere uccisi.
Il tutto era rigorosamente il frutto di una profonda riflessione filosofica sul marxismo, che doveva essere applicato alla lettera.
Continua Qui
Sembra incredibile alla luce di questi approfondimenti storici, che in Italia abbiamo ancora partiti che s'ispirano alla dottrina marxista e un presidente della camera amante del dibattito teorico sul marxismo, la cui applicazione alla lettera da parte di Pol Pot e della sua cerchia d'intellettuali ha trasformato la Cambogia in un enorme lager a cielo aperto. Nemmeno il nazismo é riuscito a battere in orrore, l'orgia di sadismo dei Khmer Rossi. Il nazismo é stato messo, giustamente al bando, il comunismo imperversa ancora. Quando ce ne libereremo definitivamente sarà un grande giorno per l'umanità.
Orpheus


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11 novembre 2007

Quanto si dice che il comunismo è stato un bubbone per l’umanità, non è solo una metafora…

 

"E se il comunismo derivasse da i brufoli di Marx?

La tesi è del professor Sam Shuster, docente di dermatologia alla University of East Anglia: esaminando la corrispondenza di Karl Marx, lo studioso si è convinto che l'autore del "Capitale" soffriva di idroadenite suppurativa, disturbo in cui le ghiandole di ascelle e inguine si infiammano, causando forte prurito, pustole e foruncoli sulla pelle. "Oltre a ridurre la sua capacità lavorativa, cosa che ha contribuito alla sua deprimente povertà, l'idradenite aveva grandemente ridotto la sua autostima", afferma Shuster sul British Journal of Dermatology, "e ciò spiegherebbe il senso di alienazione che si riflette nelle sue opere". Tra le lettere rinvenute dal medico, ce n'è una del 1967 in cui Marx così scriveva a Friedrich Engels: "La borghesia si ricorderà dei miei foruncoli fino al giorno della sua morte."

Parole profetiche, non c’è dubbio…

In realtà la cosa era già nota da tempo ed è più seria di quanto sembri. Ne aveva scritto Frank E. Manuel in "Requiem per Carlo Marx" (Il Mulino). Manuel, ricordando la scurrilità di Marx quando parla di ebrei, sostiene che si tratti di una malattia psicosomatica (l’idroadenite) dovuta al ripudio del legame materno e delle proprie radici ebraiche.
Chissà se il compagno Dilibertov impegnato a celebrare qualche giorno fa, con parole toccanti, l’anniversario della rivoluzione d’Ottobre che ancor oggi rappresenta, a suo dire “il grande momento liberatorio nel quale per la prima volta i lavoratori e le classi subalterne diventano protagoniste della storia” è a conoscenza del fatto che il comunismo è nato dalle pustole e dai foruncoli del suo illustre ideologo ...
Orpheus

6 novembre 2007

Il compagno Dilberto "balla" con Lenin sulla Piazza Rossa


" Onore" a Oliviero Diliberto se non altro é coerente e non si smentisce mai.
Così mentre i suoi compagni di parte politica e di governo fanno a gara a sconfessare le proprie radici comuniste, Diliberto imperterrito continua a onorare i peggiori assassini della storia (fra un corteo pacifista e l'altro). Poteva quindi, in occasione, del 90° anniversario della Rivoluzione d'ottobre, non recarsi a commemorare sulla Piazza Rossa, il mausoleo di Lenin insieme a una delegazione di un centinaio di militanti del suo partito ? (per inciso chi ha pagato il viaggio?)
No, non poteva e non l'ha fatto, lui é uomo di "alti" e imperscrutabili principi e "balla" con i fantasmi di Lenin e Stalin, Mao e Pol Pot, incurante della scia di atrocità inenarrabili e di fallimenti che il comunismo ha prodotto nel novecento.
Sordo e cieco, alla storia contemporanea che ha equiparato il comunismo al nazismo con la  Risoluzione del Parlamento Europeo n. 1481 del 25 gennaio 2006, che sancisce la "Necessità di condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti".
Risoluzione, approvata con 99 voti a favore, 42 contro e 12 astenuti.
In particolare  sono interessanti due punti in cui, senza tanti giri di parole si stabilisce l'equazione COMUNISMO=NAZISMO:
5. La caduta dei regimi totalitari comunisti nell'Europa centrale ed orientale non è stata seguita in nessun caso da investigazioni internazionali sui crimini da loro commessi. Per di più, gli autori di questi crimini non sono stati processati dalla comunità internazionale come lo furono nel caso dei crimini orribili compiuti dal Nazional Socialismo (Nazismo).
13. Inoltre (l'Assemblea) richiama tutti quei partiti comunisti o post-comunisti degli stati membri che ancora non lo avessero fatto a riconsiderare la storia del comunismo e il proprio passato, a prendere chiaramente le distanze dai crimini commessi dai regimi totalitari comunisti e a condannarli senza alcuna ambiguità.
Qui il testo in inglese, perchè non esiste traduzione in italiano, come non esiste per questo ulteriore documento che è servito ai parlamentari per discutere ed approvare la Risoluzione 1481. Chissà come mai nel nostro democratico paese certe "traduzioni" non s'hanno da fare"?
Detto questo, il compagno Diliberto sarebbe disposto a portarsi anche la mummia di Lenin a Roma, si perchè i russi vogliono fare un referendum per "liberare" la Piazza Rossa dall'ingombrante (in tutti i sensi) presenza del mausoleo...persino dov'è nato il comunismo é stato consegnato alla storia, solo qui da noi abbiamo ancora al governo, questi "mammut" nostalgici di una ideologia, morta e sepolta, come i milioni di vittime che ha mietuto nel mondo.
Orpheus 

13 ottobre 2007

SALUTO: ROSSO SÌ, NERO NO

 <b>Roma, Fini e il saluto romano<br>Giallo sul manifesto a braccio teso</b>
Fosse solo un problema di saluto più caro ci sarebbe da ridere. Invece ogni occasione è buona per litigare: destra contro sinistra. Hanno voglia i "laici" di insistere che certi schematismi ideologici sono vecchi e fanno parte di un mondo morto e sepolto. Sepolto un corno. Le ideologie in sé sono superate, ma chi le pratica è fra noi e non riesce a ragionare con la mente sgombra da pregiudizi. Risultato. La nostra democrazia non fa un passo avanti e se lo fa, subito ne compie due indietro annullando ogni sforzo collettivo di chiudere una partita finita da tempo. L'ultimo pretesto per rinfocolare la sempiterna polemica fra schieramenti opposti è un manifesto di cui è stata riempita Roma alla vigilia della manifestazione pro legalità e pro sicurezza organizzata da Alleanza nazionale. Il manifesto copiosamente affisso mostra in effigie Gianfranco Fini nell'atto di salutare romanamente secondo il costume fascista. Si tratta di una fotografia recuperata negli scaffali del defunto Msi, quando la destra considerava Benito Mussolini un rispettabile statista nonostante gli errori commessi, comunque non tali da ridurre la portata delle sue opere anche sociali. Chi ha tappezzato i muri della città con quell'immagine anacronistica? Non si sa. Nessuno ha firmato la provocazione e per questo i sospettati sono numerosi, come sempre accade in mancanza di un colpevole accertato. È stato qualcuno più a destra di Fini o è stato qualcuno di sinistra con l'intento di appiccicare l'etichetta "fascista" alla manifestazione di Alleanza nazionale? Per adesso è impossibile arrivare alla soluzione del giallo. Tutti tacciono, molti ghignano divertiti, qualcuno in privato butta lì dei nomi. Pettegolezzi. E la Polizia indaga. Ma al di là del fatto, interpretabile anche quale scherzo di cattivo gusto, resta la bega che ha scatenato, scoperchiando il pentolone in cui ribollono ancora risentimenti e rabbie di natura ideologica. Ciò significa: bipolarismo o non bipolarismo, proporzionale o non proporzionale, maggioritario o non maggioritario, la politica italiana è inchiodata al passato e a diatribe (eufemismo) mai completamente digerite. Forse la causa dell'immobilismo rimproverato al Palazzo è proprio l'incapacità di chi ci lavora, rappresentando il Paese, di guardare non dico al futuro ma almeno al presente. Tra l'altro, non si comprende che ci sia di strano o di inopportuno nel saluto romano, tanti anni fa, di Gianfranco Fini segretario missino. Dov'è la valenza negativa? Ciascuno saluta come gli garba e non è da un braccio teso (in altra epoca) che si giudica (oggi) l'affidabi lità democratica di un leader. Molto più eccentrico, semmai, è il pugno chiuso mai tramontato di parecchi compagni, i quali non soltanto non si vergognano del tradizionale gesto (simbolo di appartenenza al movimento operaio comunista), ma si rifiutano di prendere coscienza del tragico fallimento delle dittature proletarie cui si addebitano milioni di vittime. È incredibile. Circolano senza scandalo decine e decine di immagini che enfatizzano il pugno chiuso, e la fierezza di chi lo stringe, per esempio quella di Fausto Bertinotti, e quando appare un'istantanea di un giovane Fini tutti si stracciano le vesti quasi fossero dinanzi al documento ufficiale di un delitto contro l'Italia repubblicana. Al punto che il presidente di An, pur essendo uomo di mondo e avendone viste di ogni colore nella sua lunga militanza a destra, dicono essersi irritato oltre misura per lo sgarbo. Nel nostro piccolo lo invitiamo a calmarsi. L'episodio non merita la minima considerazione. Credo non vi sia un solo elettore del suo partito che abbia storto il naso per quel manifesto-sberleffo. Chissenefrega di un salutino romano nel quale non si rintraccia alcun riferimento al periodo ducesco, anche perché fatto da un uomo come Gianfranco che è stato sì segretario del Msi, mai però fascista, tanto è vero che nacque negli anni Cinquanta, a regime liquidato. Eventualmente qualche imbarazzo dovrebbero averlo i suoi avversari, quelli che lo criticano per simile sciocchezza eppure non si limitano a serrare le cinque dita per dire ciao ai compagni, ma intrattengono amichevoli rapporti con Fidel Castro e Chavez, e commemorano, a quarant'anni dalla morte, Che Guevara, titolato assassino rosso. Pugno sì, braccio teso no. Perché? In questa formuletta idiota è espressa la contraddizione più stridente dei nostri giorni: si condanna il fantasma del fascismo e si tollera il corpaccione vivo del comunismo.
Vittorio Feltri-Libero
Ha già detto tutto Vittorio Feltri, aggiungo solo che quando il comunismo subirà la stessa sorte del fascismo, sarà un giorno RADIOSO per l'umanità.
Fra saluto romano e pugno chiuso c'è una differenza abissale, il secondo ha provocato milioni di morti in tutto il mondo e ancora ne provoca.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 13/10/2007 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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