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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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8 ottobre 2010

Il "re delle cause perse" e il bavaglio delle "chiese" rosse


Ciò che è successo al Giornale la dice lunga dice lunga, sull'informazione di quale parte politica, pendono bavagli e intimidazioni. Se fosse successo a Repubblica un simile atto di protervia e censura avremmo il popolo viola, quello arcobaleno e quello rosso, imbufalito a gridare al "bavaglio".
Ma è successo al Giornale, quindi i paladini della libera informazione non vedono, non sentono, non parlano come da copione sinistro.
Ma questo non è il solo lato indecente della vicenda, il pm in questione, quello che ha ravvisato il reato di "violenza privata" (roba da far sganasciare anche i polli dalle risate), é Henry John Woodcock, uno che se svolgesse una qualsiasi professione, avrebbe smesso da quel dì di esercitarla.
Ma appartiene alla Casta della magistratura, quindi può permettersi di tutto. Questo signore ha raggiunto la quota di 210 innocenti accusati senza fondamento. Poiché è entrato in magistratura alla fine del 1996, la sua media è stata di 15 infelici cui ha tirato il collo ogni anno, a spese dei contribuenti:
Se un medico avesse un simile primato, avrebbe concluso la sua carriera dopo il primo anno.
Ma é un magistrato. Un intoccabile. Perchè la magistratura, in molti casi è serva della sinistra.
Inoltre, la sua "brillante" carriera è stato oggetto di un articolo di Giovanni Perna sul Giornale il 23 settembre, e guarda la coincidenza, il "dossier (introvabile) Mercegaglia è balzato agli onori della cronaca qualche giorno dopo.
A pensar male si fa peccato, ma difficilmente ci si sbaglia. E quanto costa tutto questo al contribuente?
Quanta ci costa questa giustizia autoreferenziale, politicizzata e scadente? Si perchè la nostra giustizia è ANCHE una delle ultime al mondo.
Questa vicenda è lo specchio di come siamo messi male in Italia a stampa, magistratura e politica.
Perché ora il giornalismo si chiama: dossieraggio, archivi ecartelline che molti gironalisti aggiornano e conservano, diventano “dossier” sulla base del semplice uso che ne fanno e "squadrismo" dell'informazione, ovviamente solo nel caso del centro destra.
Chi invece pubblica solo carte giudiziarie, tipo quei servi di procura che sputtanano a destra e a manca dopo che la magistratura magari ha pure assolto o archiviato, ecco, loro invece sarebbero dei giornalisti investigativi. Questo è il metodo travaglio, il favoloso marconiglio, su cui nessuno fiata.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 8/10/2010 alle 19:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa

6 luglio 2010

La vera censura della sinistra, quella che tappa la bocca alle voci libere


In questo paese  dove la parola "bavaglio" è seconda solo alla parola "mamma", è veramente singolare che quando un vero bavaglio sta per tacitare una delle già scarse voci libere del centro destra, nessuno dei paladini anti-bavaglio mostri il benchè minimo interesse.

Parlo di ciò che sta accadento a Legnostorto, che rischia di dover chiudere a causa delle querele provenienti dalla magistratura e naturalmente dalla sinistra, così "democratica" quando le critiche NON la toccano da vicino.
Negli ultimi tempi, infatti, ben due magistrati,  il dr. Luigi Palamara e il dr. Pier Camillo Davigo, hanno querelato Legnostorto.
Per l'esattezza la Procura di Roma ha comunicato (attraverso il quotidiano la Repubblica, divenuto ormai il "postino" e il "megafono" delle procure) che ha aperto un fascicolo per le ipotetiche
minacce formulate in questo articolo. Sono in corso indagini con tanto di "interrogatorio"  della Digos di Milano che, al momento, non si sa  come e quando finiranno: ma è facile immaginare il peggio...
Giorni fa Legnostorto ha anche  ricevuto una citazione dal dr. Davigo che chiede 100.000 € per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa per
quest'altro articolo , pubblicato il 21 giugno 2009. Ciliegina sulla torta a compimento della manovra per far fuori Legnostorto due mesi fa c'è stata un'altra querela da parte del sindaco di Montalto di Castro – Salvatore Carai del Partito Democratico – che si è sentito diffamato da questo articolo che abbiamo pubblicato su il 27 ottobre 2009.
I primi due articoli rientrano tranquillamente nel diritto di critica ( e nemmeno aspra), il terzo poi, mette in luce un caso di malagiustizia che ha "punito" la vittima, una ragazzina di 15 anni e lasciati liberi i suoi stupratori.
Va da sè che se
Legnostorto fosse di sinistra, a questo punto, davanti ad un episodio analogo, sarebbe già partita una crociata in sua difesa, a sostegno della libertà di stampa e di opinione. L'Ordine dei Giornalisti farebbe fuoco e fiamme, il Sindacato minaccerebbe sfracelli. I paladini antibavaglio si strapperebbero le vesti fino alle mutande.
Evidentemente per loro la libertà d'informazione equivale solo allo sputtanamento pubblico di gente che spesso non è nemmeno indagata. Equivale alla diffusione di dettagli degni di un postribolo e alla glorificazione di prostitute, che ne sono in possesso. Equivale solo a rimestare nel fango puzzolente del più triviale gossip.
Solo per questo si muovono i paladini della libertà d'informazione, forse perchè la loro moralità ed onestà è a quello stesso livello.
Orpheus



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permalink | inviato da Orpheus il 6/7/2010 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

19 febbraio 2010

Il processo desaparecido di Antonio Bassolino e la censura della sinistra


Ci sono intercettazione che non provano nulla di penalmente rilevante, nemmeno dal punto di vista morale, che però fanno strappare le mutande di dosso (mi si perdoni la metafora) ai soliti ipocriti sepolcri imbiancati della sinistra, Bersani in primis. Il quale proprio oggi, con grande sprezzo del ridicolo ci ha fatto sapere che a 15 anni era a spalare fango a Firenze, peccato che poi la vanga negli anni a venire, l'abbia  ben riposta e mai più adoperata.
Bene questo "signore" che chiede le dimissioni di Bertolaso se ne guarda bene, dal chiederle ad Antonio Bassolino. Forse perchè Bassolino é del Pd? Forse perchè del processo in atto, NESSUNO e sottolineo NESSUNO parla?
Per forza alzano il ditino e danno lezioni, le loro schifezze, le tengono ben nascoste, grazie alla censura che la sinistra attua sui media nazionali. E già che ci siamo, le regioni più corrotte sono proprio quelle rosse: Toscana, Campania, Emilia Romagna, Liguria. Questo ha detto la Corte dei Conti, ma naturalmente gran risalto solo al fatto che nella black list, c'è anche la Lombardia.

Vergogna, Vergogna, Vergognatevi!!!


L'articolo che segue é Dimitri Buffa, purtroppo per la vergognosa sinistra esiste Facebook

Volete conoscere cosa succede al processo contro Antonio Bassolino e i vertici della Impregilo a Napoli?
Niente paura, basta avere un computer, dilettarsi di social network come “facebook” e imbattersi nel blog di tale Antonio Troìa e sarete soddisfatti. Se invece aspettate la tv, i programmi di approfondimenti e i grandi quotidiani nazionali potrebbe esserci qualche problema in più a trovare tracce di questo “processo desaparecido”.
Si discute tanto di “mani pulite due”, si esaltano i magistrati che indagano sulle tangenti, si fanno fare passerelle televisive tutti gli anni alle denunce di repertorio della Corte dei Conti.
Poi inspiegabilmente ci sono storie, scoppiate con gran fragore anche giudiziario, come la “munnezza” di Napoli e il processo in corso al governatore in carica del Partito democratico Antonio Bassolino e ad altri 27 imputati, tra cui i vertici della Impregilo, per reati che vanno da dalla frode in pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al falso e all’abuso d’ ufficio, che finiscono di fatto nel dimenticatoio.
Manco a farlo apposta non riguardano il premier in carica.
Finiscono nel dimenticatoio o c’è per caso qualcuno che le vuole confinare in un angolo oscuro della coscienza collettiva?
La storia ha dell’incredibile e i politici ancora straparlano di “trasparenza” dovrebbero leggersela: dopo che al termine dell’ultima udienza preliminare sull’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania, il gup Marcello Piscopo, era il 28 febbraio del 2008, anno bisestile, aveva rinviato tutti a giudizio , la cosa sui giornali è praticamente finita lì.
Il processo aperto il 24 maggio 2008 davanti alla quinta sezione del Tribunale di Napoli, presidente Clara Donzelli, si svolge in pratica a porte chiuse.
Nel senso che sebbene teoricamente il pubblico, e ovviamente i giornalisti, i fotografi, gli anchor man televisivi e quant’altri, siano legittimati ad assistervi, non sono invece ammesse in aula le macchine fotografiche, i microfoni, i registratori e le telecamere . E questo non per volere degli illustri imputati, che non poterebbero opporsi neanche se volessero perché il codice di procedura penale non glielo consente.
Ma per decisione straordinaria, nel senso che non era mai successo prima, della procura generale di Napoli. Decisione apparentemente legata a tematiche di sicurezza attinenti l’aula bunker di Poggioreale. Problematiche mai venute fuori prima , si badi bene, neanche nei processi alla camorra.
Cosa più unica che rara, neanche Radio radicale può trasmettere le udienze.
E la cosa non ha precedenti da 30 anni a questa parte. Il rinvio a giudizio riguarda anche le “persone giuridiche” ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli. Le società sono andate a giudizio per illecito amministrativo.
Il 28 febbraio di quasi due anni orsono si sparse anche la notizia che qualora si fosse andati al processo il legale della Regione, costituitasi parte civile, avrebbe richiesto il sequestro dei beni degli imputati. Così non è stato. Anzi questi imputati stanno cercando di fare sì che si plachi la tempesta, piegandosi come gli “iunchi” dei proverbi di mafia che Leonardo Sciascia citava nelle proprie indimenticate opere letterarie. Aiutati in ciò dalla inspiegabile decisione della procura generale di Napoli il cui responsabile attuale è Vincenzo Galgano.
Conseguenza di ciò?
In quasi due anni di udienze, a parte alcune cronache delle pagine locali di “Repubblica”, o di giornali regionali come il “Roma”, quasi niente di questo processo è finito sulle pagine dei quotidiani nazionali. Ed è singolare che questa nuova forma di “censura processuale” continui anche in queste settimane in cui non si fa che parlare di corruzione.
Per la cronaca, chi volesse essere aggiornato su quanto accade in aula ha un’ultma risorsa: iscriversi al social network “facebook” e poi divenatare membro del gruppo che si chiama “Non censurate il processo Bassolino! http://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658aehttp://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658ae> , che è in realtà una delle “causes” di un tale Antonio Troìa aperte appunto circa due anni fa. Da lì possiamo apprendere che la prossima udienza ci sarà il 10 marzo e che l’ultima si è svolta il 10 febbraio scorso.
E che in questa occasione è stata sentita la teste Paola Muraro che ha continuato la dramamtica deposizione iniziata il 21 gennaio scorso quando raccontò ai giudici come certe imprese avessero avvelenato i terreni in Campania spacciando i rifiuti pericolosi come frazione organica stabilizzata, il famoso “compost” o Fas che dir si voglia. Insomma la storia delle eco balle, dove a quanto pare ci sono più “balle” che ecologia. “Nel 2004 – si legge nel resoconto dell’udienza contenuto nel blog di Trìa su facebook - i sopralluoghi su Caivano, voluti dalla Muraro, erano fatti sempre con estrema diffocoltà. Pompili non permetteva di visionare l'impianto, doveva intervenire sempre Cattaneo come intermediario. Probabilmente secondo la Muraro c'erano queste difficoltà perchè lei riferiva direttamente a Cattaneo l'operato nell'impianto e che mancava il controllo finale della FISIA.”
Domanda: l’Italia può permettersi di appaltare l’informazione su questo processo a qualche volenteroso turista giudiziario che poi si diletta a scrivere su facebook?
 
Incredibile ma vero dover ricorrere a Facebook, per sapere del processo di Bassolino.
Ho l'impressione che questo paese sia sempre più somigliante alla Cina comunista e alla  vecchia "cara" Unione Sovietica.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 19/2/2010 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

25 novembre 2009

FareFascismo


Dice Filippo Rossi, fidato e ascoltato consigliere di Gianfranco Fini, che non sta bene indicare la nazionalità dell’autore di un reato.
Che non sta bene scrivere sui giornali che a violentare ripetutamente una donna sono stati, mettiamo, tre albanesi. Che lo spacciatore di droga è un marocchino.  Che a derubare della sua pensione una anziana signora è stato un romeno.
Dice Filippo Rossi che quell’
«
albanese», quel «romeno», quel «marocchino», sono particolari «assolutamente irrilevanti». Così che, conclude Filippo Rossi, si impone con urgenza un «Codice etico specifico», una «Carta dell’Ordine» inteso come Ordine dei giornalisti, che precluda al cronista l’uso di connotazioni etniche nel riportare i fatti di cronaca nera.
Passi l'esternazione fine a se stessa (siamo in democrazia), ma é il METODO, con il quale si vuol raggiungere l'obiettivo che é degno di una dittatura.
Una legge che CENSURI, che taciti la libera informazione,  che metta il bavaglio alla stampa, per nascondere agli italiani l'entità dell'impatto della criminalità straniera sulla loro vita quotidiana. Ci vogliono condurre al macello bendati e con le orecchie turate, sperando e credendo che il popolo-bue si rassegnerà ad essere immolato sull'altare dei loro putridi interessi.
In linea naturalmente con l'altro grande cavallo di "Troia"(da intendersi non in senso storico e geografico, ma sociale), la sinistra, di cui la Bindi esimia rappresentante, da sempre sostiene tale necessità.
Garantire l'anonimato etnico é la prova tangibile, che sono gli immigrati i maggiori colpevoli di reati contro la persona e il patrimonio (come da anni ripete Manganelli) non ci sarebbe bisogno di tale escamotage, se fossero gli italiani a delinquere in misura maggiore. Ma dati alla mano sono gli immigrati.
Fino all'invasione del nostro Paese, nessuno si è preso l'onere di "sterilizzare" i fatti: i meridionali, ne hanno fatto le spese, a causa della mafia, camorra e n'drangheta, finendo per essere tutti marchiati, da tale criminalità. Eppure nessun fine oratore ha mai proposto la censura "etnica" ad ogni arresto di mafioso per non criminalizzare i napoletani onesti o i siciliani per bene.
Imporla poi, con una legge, é semplicemente da REGIME, da dittatura.

Non si può più stare a guardare, s'impone una reazione: scriviamo un'appello, uguale per tutti e inviamolo in più sedi: giornali, blog di politici, siti di partiti on line e ovviamente al Governo e alla Presidenza della Repubblica ecc.
Rompiamo le scatole e facciamolo in tanti, se ci limitiamo a inveire fra noi, i nostri figli ci malediranno...
Orpheus


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21 maggio 2009

Un po’ di Storia non fa mai male: I Fratelli Govoni

 












                                       













Ogni tanto, quando ho un po’ più di tempo a disposizione mi diletto a tirare fuori dall’armadio ben custodito di una memoria cancellata, gli scheletri dei compagnucci rossi, quelli che stanno sempre con il ditino puntato contro il vituperato fascismo e la sua incombente minaccia, che aleggia sulle nostre capocce, ogni qual volta il centro destra vince alle elezioni.
Un pericolo inconsistente come sanno bene gli italiani (e lo dimostrano alle urne) al contrario del pericolo dell’estremismo rosso, che ha prodotto vittime innocenti fino a pochi anni or sono (i poveri Biagi e D’Antona).
Questa si che è una minaccia reale, che si può toccare con mano ad ogni adunata del fior fiore della gioventù comunista “dura e pura”, sempre pronta ad usare violenza, sopraffazione e devastazione per esprimere il proprio personale concetto di democrazia.
Ma torniamo ai Fratelli Govoni, erano sette come i più noti e compianti Fratelli Cervi, ma la loro terribile fine non ha mai avuto nessun riconoscimento storico, forse perché sono stati massacrati dai gloriosi partigiani rossi.

Dino, Emo, Augusto, Marino, Giuseppe, Primo e Ida Govoni sono stati assassinati dopo il 25 aprile 1945, quando già le autorità legittime avevano impartito l’ordine di rispettare i nemici. La loro colpa è stata quella di aver avuto “rapporti di cordialità ed ospitalità” con alcuni militi del fascio (di cui però non esistono prove) e per un paio di loro di aver risposto alla chiamata doverosa della R.S.I.
Due, non tutti e sette.
Due, non la madre di un bimbo di due mesi, com’era Ida Govoni che stava allattando il suo bambino, quando venne portata via.
I Govoni erano originari di Pieve di Cento, a metà strada fra Bologna e Ferrara, nell’immediato periodo del dopo-liberazione in questa zona i “prelevati” furono 128, persone normali portate via e fatte sparire in fosse comuni.
Nella macabra fossa di Argelato, sono stati rinvenuti diciassette cadaveri buttati alla rinfusa con un metro di terra addosso. Di questi sette erano i fratelli Govoni.
Di diciassette solo uno porta segni di pallottole. Gli altri hanno tutti ossa spezzate e il cranio fracassato a colpi d’ascia, ossia prima torturati e poi ammazzati (non riesco nemmeno ad immaginare le sevizie che subì Ida Govoni).

Il primogenito si chiamava Dino, un artigiano falegname che si era iscritto al Partito fascista repubblichino, comportandosi sempre correttamente, tanto che nessuno, a guerra finita, aveva levato contro di lui la minima accusa. Dopo Dino veniva Marino era coniugato e aveva una figlia. Combattente d’Africa, aveva aderito dopo l’8 settembre alla R.S.I. Contro di lui non pendevano accuse di sorta. Veniva poi Emo, artigiano falegname che non aveva aderito alla R.S.I. e che non si era mai mosso dal paese. Viveva in casa con i genitori. Giuseppe, coniugato da poco tempo, faceva il contadino ed abitava nella casa paterna. Nemmeno lui era iscritto al P.F.R. Quando lo uccisero, era diventato padre da tre mesi. I sesto e il settimo dei fratelli Govoni erano Augusto e Primo, ambedue ancora celibi, contadini, e vivevano con i genitori. Non si erano mai interessati di politica. L’ultima nata si chiamava Ida,e aveva 20 anni. Si era sposata da un anno ed era diventata mamma solo da due mesi. Né lei né suo marito avevano aderito alla R.S.I.
Si salvò solo la terzogenita Maria solo perché i partigiani non riuscirono a rintracciarla.

Per quest’orrendo crimine ci fu un processo che si concluse con quattro condanne all’ergastolo, la giustizia non poté fare il suo corso perché gli assassini “rossi”, così come in altri casi ( e come hanno continuato a fare), fuggirono oltre cortina e di loro si perse ogni traccia; successivamente, il crimine fu coperto da amnistia (ecco il vero motivo dell’amnistia!) e i carnefici ritornarono con tutti gli onori, a casa.
Ancora adesso dopo 60 anni quegli assassini non hanno pagato per le loro colpe, né legalmente, né moralmente, né storicamente. E la vicenda dei fratelli Govoni che gettava una gran brutta luce sula “resistenza” fu censurata, una vicenda che va raccontata e divulgata, e non solo per dare alla loro morte iniqua, il sacrosanto risalto, ma per smascherare le menzogne che da 60 anni avvelenano il clima politico del nostro Paese.
Orpheus



23 giugno 2008

Blog sotto tiro: dalla Ue e da una sentenza di condanna per "stampa clandestina"


 Il mondo dei blog dà fastidio a molti, editoria tradizionale in primis, quindi attira "attenzioni" non propriamente gradite.
In primis una mozione della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, che che impegna la Commissione Europea e gli stati membri a regolamentare i contenuti generati dagli utenti utilizzati dai media tradizionali e i media personali, in particolare i blog.
La mozione ritiene l'uso commerciale delle produzioni non professionali una violazione della concorrenza a danno dei professionisti dei media. Per risolvere questo problema propone una soluzione:introdurre una tariffa  (una tassa?) da associare al contenuto non professionale con valore commerciale, insieme ad un codice etico e a condizioni d'uso per l'utilizzo in prodotti editoriali tradizionali.
Un bavaglio in piena regola, che il blogger dovrebbe avere la gentilezza di indossare con le proprie mani, tramite una sorta di registro volontario al quale iscriversi dichiarando pubblicamente gli interessi professionali e finanziari che lo riguardano.
Per saperne di più di questa mozione leggere QUI e per valutarne appieno le possibili conseguenze leggere QUI e QUI
Ancor più inquietante la seguente notizia, perchè riguarda tutti e da subito, in Italia, un blog é stato condannato per stampa clandestina. 
Un fatto inedito.
Per la prima volta un blog subisce una sentenza di questo genere perché la sua pubblicazione, il blog appunto, non segue i canoni e i ritmi della stampa tradizionale. Una sentenza che fa discutere perché con un colpo solo associa legge sulla stampa e blog. La decisione dei magistrati, che non sembra proprio avere precedenti neppure in Europa, allarma gli osservatori.
QUI si può firmare una petizione per protestare contro una simile sentenza OSCURANTISTA degna di paesi come Cuba e la CINA.
Firmate e diffondete, ne va della nostra libertà.
Notizia del sito Lisistrata
Orpheus


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3 giugno 2008

La Fao censura un giornalista scomodo per non “dispiacere” Ahmadinejad

Nella foto Adnkronos Ahmad Rafat
All'inizio del vertice della Fao che si tiene a Roma, è stato impedito ad Ahmad Rafat , vicedirettore di AKI- ADNKRONOS INTERNATIONAL, di entrare nel palazzo della Fao per seguire i lavori.
Ad Ahmad Rafat, che nei giorni scorsi aveva lanciato l'appello affinché anche in questi giorni sia ricordato ovunque che in Iran è in atto una feroce repressione dei diritti umani e civili e tra questi uno dei più massacrati è proprio il diritto all'informazione e alla libera circolazione delle opinioni, è stato ritirato il pass. Alla domanda del giornalista sulle ragioni per le quali gli veniva impedito di seguire i lavori del vertice, gli è stato risposto che la Fao ha deciso di dichiaralo ''persona non grata''.
''Considero molto grave che la censura di Ahmadinejad arrivi fino a Roma e che impedisca a un giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti italiani e che dirige un'agenzia italiana, di esercitare la propria professione perché ha opinioni negative, come moltissimi italiani, su un governo che ha chiuso oltre cento giornali in due anni e ha lasciato senza lavoro oltre mille giornalisti'', ha detto Rafat. ''E' molto grave un organismo internazionale ospitato dall'Italia, si renda complice di un personaggio e di un regime che le associazioni giornalistiche internazionali come Reporter Sans Frontieres hanno definito come il peggior nemico della stampa''.

Secondo Rafat "Ahmadinejad ha avuto paura delle mie domande scomode". Il vicedirettore di Aki oggi avrebbe voluto chiedere al presidente della Repubblica islamica "quanti iraniani sostengono la sua posizione contro Israele. Domande che potevano metterlo in crisi, dal momento che gli ebrei vivono in Iran da 5.000 anni e solo negli ultimi trenta hanno avuto problemi".
Continua qui
Se mai servisse un'ulteriore prova che l'Onu é in mano ai peggiori despoti del pianeta,  questa mi sembra più che valida.
Il bello é che poi cianciano di diritti umani e tacciano di razzismo il governo italiano.
Ridicoli e patetici.
Ahmadinejad é un mostro, già aver invitato lui e Mugabe al vertice Fao, é stato VERGOGNOSO, ma addirittura censurare un giornalista per non irritare questo carnefice di esseri umani é inconcepibile.
Orpheus


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19 maggio 2008

Islamsterdam: arrestato vignettista per aver "offeso" l'Islam

 
E' bufera politica in Olanda dopo l'arresto di un noto vignettista accusato  di aver prodotto disegni discriminatori nei confronti di musulmani e neri.    

L'arresto di Gregorius Nekschot, prelevato ieri dalla sua casa e rilasciato stamane, è stato denunciato da una delle testate con le quali l'uomo collabora.

"Procedere per vie legali contro un vignettista è troppo",
lamenta il deputato del Labour, Heerts.
L'arresto viene definito "vergognoso" da Geets Wilders, l'autore del recente film anti-islamico. 

Gregorius Nekschot è fautore della libertà totale su ogni argomento e per questo motivo usa uno pseudonimo, in quanto è molto contestato in Olanda, e quasi nessuno pubblica i suoi libri, nei quali  si é sempre scagliato contro  tutti i totalitarismi sia ideologici politici, da destra a sinistra nessuno escluso, e anche contro ogni religione.
In passato aveva già avuto qualche contestazione, visto la sua satira pungente, ma fin'ora nessuno era arrivato a denunciarlo e farlo arrestare, nella liberissima e democraticissima Olanda.
Nessuno fino a quando non ha toccato l'Islam
Ancora una volta ci troviamo di fronte a una prova manifesta di quanto l’islam adotti un comportamento politico, facendosi scudo della religione e con arroganza e prepotenza riesca a imporre sanzioni di ogni natura, contro il diritto alla libertà, di cui ha goduto e si è approfittato. L’arroganza arriva a spingersi fino al punto che riesce a cambiare le leggi ed i comportamenti che sono stati la base di una delle civiltà europee più evolute e permissive, e che sono rimaste tali solo finché il vignettista ha preso per i fondelli il papa e il padreterno, la madonna e tutti gli dei delle varie religioni al mondo, ma quando si è permesso di evidenziare con la sua satira i comportamenti dei discepoli di Allah e del suo portavoce Maometto, ecco che ci troviamo improvvisamente a scoprire che fare satira sull’islam è un ORRENDO CRIMINE, che merita la galera e domani forse scopriremo che potrebbe finire come sono finiti gli altri scrittori, giornalisti, registi o vignettisti liberi, assassinati o costretti a espatriare per poter sopravvivere alla furia omicida di un islam inaccettabile.
Riassunto da
Lisistrata
Orpheus


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6 marzo 2008

Nato e Ue preparativi di guerra per un film "anti-corano"

 
Nell’era del multicuturalismo un cortometraggio non ancora uscito e che nessuno ha potuto vedere sta già scatenando una mobilitazione internazionale degna di una guerra.
I vertici Nato sono preoccupati per la possibilità di una rapida escalation degli attacchi talebani in Afghanistan, con i militari olandesi bersaglio preferenziale dei terroristi islamici; il Pakistan ha convocato l’ambasciatore olandese per chiarimenti. Da Parigi, Sarkozy ha offerto il suo pieno sostegno al premier olandese Jan Peter Balkenende e sempre ieri, la Commissione Europea ha inviato una nota a tutte le sue delegazioni nel mondo che le istruisce su come affrontare l’eventuale scoppio di proteste violente delle popolazioni musulmane locali. All’origine di tanto tumulto c’è un documentario della durata di 15 minuti realizzato da un deputato olandese, Geert Wilders e che nessuno, come ho già detto, ha ancora avuto modo di vedere perché dovrebbe uscire su internet entro la fine di marzo. Ma quel poco di cui si è a conoscenza ha messo in fibrillazione mezzo mondo per la paura di ciò che potrebbe accadere, vista l’esperienza delle “vignette danesi”. Wilders ha infatti fatto sapere che il film intende dimostrare che il Corano è un libro “fascista” e che Maometto era che un “barbaro”. Per molto meno il regista olandese Theo Van Gogh è stato massacrato da un immigrato marocchino nel 2004 ad Amsterdam.
L’annunciato film di Wilders, che gira con la scorta per le minacce di morte ricevute, ha diviso il mondo politico e la stessa società olandese: Balkenende, sostenuto in questo solo da una parte della sua maggioranza, si è detto in totale disaccordo con le opinioni di Wilders, che ha più volte inutilmente pregato di rinunciare al suo progetto: teme l’esplodere in Olanda di gravi disordini provocati dagli immigrati musulmani, ma anche boicottaggi e attentati ai danni delle imprese olandesi nel mondo. D’altra parte, il premier deve tener conto che un’autocensura di Stato sarebbe un pessimo segnale: proprio ieri la Commissione Europea ha ricordato che “la libertà di espressione non può essere limitata”, oltre che allertare le delegazioni all’estero per possibili disordini.
Ma le più grosse preoccupazioni riguardano ciò che sta avvenendo nei paesi musulmani. Migliaia di afghani hanno protestato in piazza, mentre Iran ed Egitto minacciano un boicottaggio economico contro l’Olanda. Il ministro degli Esteri del Pakistan ha convocato l’ambasciatore olandese per dirgli che considera il film di Wilders blasfemo e che non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione. Insomma la storia si ripete: vignette danesi docet.
C
onsiderato come nei paesi musulmani RISPETTANO la libertà di religione, il minimo che possiamo fare e non rinunciare alla nostra LIBERTA’ D’ESPRESSIONE.
Si può chiedere il rispetto per il proprio credo solo QUANDO si rispetta quello altrui. 
E se un “libro sacro” esorta a diffidare degli infedeli (compresi ebrei e cristiani) e a ucciderli (Sure 5:54; 47:4; 9:29,123,216) dirlo apertamente non è blasfemia, ma la verità.
Orpheus


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9 febbraio 2008

Foibe, il mio 10 febbraio ricordando il nonno morto

 

La storia è piena di crimini ma spesso i crimini non fanno storia, nel senso che strategie o ideologie dei vincitori di turno (ma spesso anche degli sconfitti) possono mandare rapidamente in archivio le peggiori atrocità dell’uomo. La tragedia istriana, con gli orrori di tanti italiani gettati nelle voragini carsiche dai comunisti jugoslavi e di tanti altri costretti a fuggire per salvarsi, è il classico esempio di una ragion di stato che ha voltato rapidamente pagina. In occasione del «Giorno del ricordo» di domani pubblichiamo un articolo di che nella tragedia istriana ha avuto coinvolti due nonni. (nella foto: esuli italiani abbandonano Pola)

Mio nonno materno, Ezechiele, pur non avendo mai fatto del male a nessuno fu prelevato dalle truppe di Tito che occuparono Trieste nei famigerati «40 giorni» del 1945 e sparì nel nulla dopo essere stato deportato verso Lubiana. Mio nonno paterno, Giacomo, scampò per miracolo ad una sommaria fucilazione dei partigiani, mentre cercava di raggiungere Trieste alla fine della seconda guerra mondiale. Pure lui non aveva mai imbracciato un fucile, ma possedeva un po’ di terre ed una casa colonica. La vera «colpa » dei miei nonni, agli occhi dei «liberatori», era la loro italianità e la scarsa convinzione che il comunismo potesse risolvere i mali del mondo. I nonni non ci sono più, ma ogni anno tornano a vivere il 10 febbraio, Giorno del ricordo della tragedia dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati dopo il 1945. Questo strano articolo, in prima persona, è tratto dagli atti del seminario sull’Esodo dell’Associazione delle comunità istriane di Trieste presentato giovedì in occasione del Giorno del ricordo 2008. Domani si celebrerà in tutta Italia la tragedia dell’esodo e delle foibe. 

 Per cinquant’anni si è volutamente steso il velo dell’oblio sulla tragedia dell’esodo e sui crimini perpetrati contro gli italiani alla fine della seconda guerra mondiale. Si è trattato di una vera e propria «verità negata» e rimossa, che dal crollo del muro di Berlino e dalla disgregazione della Jugoslavia in poi, è venuta pian piano a galla. Come giornalista mi sono occupato dei cosiddetti «boia» titini. Una lunga lista, da Ivan Motika a Ciro Raner, fino a Mario Toffanin. L’unico ufficiale di Tito processato recentemente in Italia, per alcune uccisioni a Fiume, è stato Oskar Piskulic, che alla fine l’ha scampata per carenza di giurisdizione. Anche le notizie più scabrose venivano trattate con cautela, per usare un eufemismo, oppure completamente snobbate dalla grande stampa. Il fatto che Toffanin, massacratore dei partigiani non comunisti a Porzus, avesse una regolare pensione Inps, grazie al servizio militare in Italia, mantenuta per tutta la vita nel suo buon ritiro oltre confine, fece scandalo, ma solo sul Giornale. Lo stesso per Raner, famigerato comandante del campo di Borovnica. Le foto dei soldati italiani sopravvissuti ai Lager titini come quello di Borovnica e ridotti a scheletri ambulanti, non a caso sono rimaste nascoste per anni. Nonostante le difficoltà, penso che i tempi siano maturi per un grande e necessario geso di riconciliazione. I presidenti italiano, sloveno, croato e pure quello serbo devono inginocchiarsi assieme sui luoghi della memoria del Nord Est dalla Risiera di San Sabba alla foiba di Basovizza e se i nostri vicini lo desiderano anche nelcampo di concentramento fascista, per gli slavi, di Gonars. Non si tratta di mettere una pietra sopra il passato e dimenticare, ma di voltare pagina e guardare avanti per il bene delle future generazioni
Purtroppo sono state affrontate in maniera assolutamente insoddisfacente le ferite del passato, con gli eredi della Jugoslavia. Nessuna iniziativa veramente incisiva per ristabilire la verità negata e rimossa è stata messa in piedi. E soprattutto non si è fatta giustizia sui beni non soltanto abbandonati, ma seq u e s t r a t i agli esuli. Forse si è persa per sempre un’occasione, ma la domanda ora è: «che fare?». Il treno della storia non si ferma ed il binario dell’Europa va giustamente percorso, proprio in nome di quella libertà strappata agli esuli. Il famoso striscione «Volemo tornar», innalzato durante una manifestazione sull’esodo in piazza Unità d’Italia a Trieste non deve rimanere uno slogan vuoto. Realizziamolo, torniamo, ora che si può comprare un rudere italiano da ristrutturare o un fazzoletto di terra in prima persona. Non si tratta di una riconquista ma di una presenza, di cultura, di tradizione, di storia nel nome di una terra che fu italiana e ora è europea.
Riassunto dal Giornale
Il 10 febbraio da quando ho aperto il blog metto un intervento di  Franco Giordano (Prc) a Montecitorio sulle foibe.
E' talmente vergognoso e disgraziatamente SEMPRE attuale, che lo ripropongo come "siero" anti-comunismo, ogni anno.
Lo farò anche domani, perchè il comunismo non è ancora stato estirpato e purtroppo ha ancora presa in certi ambienti, come quello universitario.
Con tutta l'anima spero che verrà un giorno, anche in Italia, che il comunismo di Lenin. Stalin, Mao e Tito sarà demonizzato come il nazismo, visto che già dall'Europa gli é stato equiparato il 26 Gennaio 2006. E che i crimini di quei grandi macellai della storia verranno finalmente riconosciuti senza ipocriti distinguo.
Sarà veramente un grande giorno, quello per la nostra democrazia.
Orpheus 


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8 febbraio 2008

Foibe ancora censurate, dai libri di storia al Teatro Brancaccio- vince la censura rossa

La vignetta di Forattini
Il dieci febbraio è la giornata nazionale per il ricordo delle Foibe. Un tributo doveroso al dramma avvenuto nel dopoguerra che ha visto migliaia di civili italiani uccisi e gettati nelle foibe (cavità carsiche) ad opera dei titini rossi. E’ dal 2005, grazie all'ex- Presidente Ciampi, che si celebra tale giornata, ma la sinistra comunista e “pacifista” non ci sta a riconoscere il passato di crimini contro l'umanità e di sangue del comunismo e quindi parla di “revisionismo sulle foibe” e di “propaganda neo-fascista”, continuando a negare la storia e ad offendere la memoria di chi ha subito una morte orribile, "infoibato" dai titini.
Già solo questo sarebbe grave, se la suddetta sinistra non mettesse in atto una vera e propria scandalosa censura.
E’ successo a Roma, ormai diventata “Caput Immundi” per le bravate di questi “nazisti rossi”, che sono arrivati a picchiare un dissidente cinese, alla presentazione del suo libro sui laogai, colpevole di essere un “neo-fascista” e di voler screditare il comunismo cinese, e che ogni anno in questa data non mancano mai di profanare il ricordo delle foibe.
Le polemiche, quindi come da copione, si sono riaccese in questi giorni e sono culminate nella decisione adottata dalla direzione del teatro Brancaccio di annullare il convegno dal titolo "Istria, Fiume, Dalmazia: anche le pietre parlano italiano", al quale avrebbero dovuto partecipare esponenti istituzionali come Silvio Di Francia, assessore alla Cultura del Comune di Roma, e il capogruppo di An in Campidoglio, Marco Marsilio.
Convegno annullato in seguito alle intimidazioni becere dei collettivi che nei giorni scorsi «sono arrivati a lanciare fumogeni tra il pubblico, annunciando contestazioni e manifestazioni violente per impedire che si tenesse la celebrazione. “A questi estremisti», ha dichiarato Marco Marsilio, “hanno dato fiato esponenti della sinistra radicale, ma anche il delegato alla Memoria del sindaco Veltroni, Alessandro Portelli”.
Ovviamente questi “nazisti rossi” si dicono soddisfatti “di una decisione che, oltre ad evitare tensioni, dimostra che la città di Roma non è disposta ad accogliere nel silenzio iniziative di propaganda neofascista”. Chi crede nella democrazia, lo è un po’ meno.
Questa è l’aria che si respira nel nostro Paese: un’aria fetida perché puzza di dittatura, un’aria che si sperava archiviata con la caduta del fascismo e che invece è tornata a soffiare forte, grazie a questi violenti, arroganti, intolleranti, ignoranti, ciechi prevaricatori che adottano gli stessi metodi dello squadrismo fascista, e  hanno la stessa disumanità dei nazisti.
Orpheus


Krancic

14 gennaio 2008

Ayatollah all’amatriciana

 
Il titolo di questo post l’ho trovato in uno scritto di Peppino Calderola, e l’ho subito assegnato a pieni voti ai 67 firmatari della lettera anti-ratzinger, con la quale protestano contro l'intervento del Papa previsto giovedì 17 al termine della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Roma La Sapienza.
I 67 “professori” manco a dirlo tutti di sinistra, si sentono “offesi e umiliati” perché nel 1990 l’allor Cardinale Ratzinger, avrebbe affermato: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”.
Ho scritto avrebbe, perché la frase è stata tolta dal contesto e completamente stravolta, come hanno fatto i fondamentalisti islamici con il discorso di Ratisbona.
Ragion per cui i “professori” firmatari o, non sono in grado di ricercare il testo originale, di controllare l’esattezza e il senso delle citazioni, di LEGGERLE e CAPIRLE, o sono in MALAFEDE (in ambo i casi, poveri studenti, povera cultura, povera Italia).
Questi “cervelloni” antiratzingeriani, sbrodolanti cultura e odio laicista, si sentono ancora “offesi e umiliati” DOPO 17 ANNI per una frase letta, magari, su Wikipedia, che hanno ripetuto a pappagallo (come un qualsiasi “utile idiota”) credendo che quello fosse il pensiero espresso “dall’oscurantista” futuro Papa. Il quale, invece, aveva espresso un’altra posizione, prendendo proprio le distanze da quei ripensamenti e non facendoli assolutamente propri.
Come hanno fatto imam e ayatollah. E come questi ultimi hanno calpestato cultura e democrazia, invocando la mannaia della censura, invece di un democratico confronto, che una vera cultura laica auspicherebbe.
Da cotanta arrogante “ignoranza” non potevano che essere forgiati studenti che a loro volta contesteranno Benedetto XVI, organizzando una “frocessione” (processione inneggiante all’omosessualità) e da oggi fino a giovedì vogliono “preparare” l’ateneo con manifestazioni anticlericali per far avvertire quanto sia sgradita la presenza di Ratzinger (farebbero meglio a studiare, vah..che le nostre università sono le più mal ridotte d’Europa e i nostri studenti i più asini...).
Chissà cosa direbbe Galileo, davanti a tanto ignorante "oscurantismo laicista", a tanto cieco odio anticlericale, lui che fervente devoto, dedicò una sua opera a Urbano VIII, intellettuale ed estimatore di Galileo.
Orpheus

30 dicembre 2007

Lucia Annunziata ha censurato Roberto Speciale


D
omenica scorsa, l’ospite della trasmissione in Mezz’ora condotta da Lucia Annunziata,
doveva essere Roberto Speciale. L’ex comandante generale della Guardia di Finanza, epurato da Visco per essersi rifiutato di rimuovere quattro uomini delle fiamme gialle. “Rei” di voler indagare su Unipol. Fatti noti.
Senonchè è accaduta una cosa che definire strana, è voler essere gentili.
La racconta lo stesso Speciale:
“La conferma gliel’avevo data mercoledì. Eravamo d’accordo”.
“Mi sarebbe piaciuto spiegare in tv che il supplemento d’indagine deciso dal giudice rafforzava la mia versione dei fatti.
Dimostrava che nel contrasto con il viceministro Visco la verità sta dalla mia parte.
“Invece sabato la signora Annunziata mi chiama e dice: sa, generale, forse è meglio rinviare perché lei in questo momento è un pò troppo esposto, ha già parlato in altre trasmissioni, magari verrà ospite in futuro.Ecco com’è andata. Io non voglio fare polemiche, non voglio sapere per quale ragione c’è stato un cambio di programma, ma i fatti sono questi”.
Ovviamente l’Annunziata smentisce che la causa della mancata partecipazione di Speciale, sia attribuibile a qualche forma di censura.
Ovviamente.
Il problema è che nessuno le crede.
Da Camelot la destra ideale
Ma che strano...la Tivì non é in mano al perfido Berlusca?
Orpheus


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22 novembre 2007

L'islam fa paura, e gli artisti si autocensurano


 I loro nomi sono ignoti ai più: Arne Sørensen, Poul Erik Poulsen, Rasmus Sand Høyer, Erik Abild Sørensen, Franz Füchsel, Peder Bundgaard, Bob Katzenelson, Annette Carlsen, Lars Refn, Jens Julius Hansen, Claus Seidel e Kurt Westergaard. Nel settembre 2005, in qualità di responsabile della cultura del quotidiano danese Jyllands Posten, Flemming Rose contatta 25 vignettisti per una campagna a favore della libertà d’espressione. Tredici rifiutano di partecipare, gli altri accettano di firmare i lavori satirici su Maometto. Nessuno doveva comparire anonimo. Il 30 settembre i lavori furono pubblicati sul quotidiano più venduto di Danimarca. Da allora, oltre a Rose, tutti e dodici vignettisti vivono sotto scorta. La capitolazione è arrivata al punto che alle Nazioni Unite si è svolta una sessione, dal titolo “Cartooning for peace”, in cui i dodici vignettisti danesi e Rose sono stati “processati” per la loro “mancanza di responsabilità artistica”. Ha presenziato Kofi Annan e il vignettista del Monde, Jean Plantu, che vestiva i panni dell’accusatore dei colleghi “islamofobi”. Da allora i dodici vivono in uno stato di perenne tensione e paura. E il comico danese Frank Hvam poco dopo disse che nei suoi sketch può forse dileggiare la Bibbia, ma ha paura a prendersela con il Corano. L’artista inglese Grayson Perry non ha paura di ammettere di avere paura. In un’intervista concessa al Times di Londra, Perry, che ha fama di dissacratore iconoclasta, confessa di essersi autocensurato per paura di fare la fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato nell’autunno del 2004 dopo aver girato una pellicola sulla condizione della donna nell’islam. “La ragione per cui non ho mai attaccato l’islamismo nelle mie opere è che nutro una paura reale di finire con la gola tranciata” ha detto Perry, autore di quadri irriverenti sulla cristianità. “Sono sempre stato interessato alla religione, ma l’islamismo è amorfo e anche la più innocua immagine può innescare una reazione violenta”. Tim Marlow, direttore della White Cube, una delle più note gallerie di Londra, accoglie così l’incredibile ammissione di Perry. “Pochi altri lo avrebbero ammesso. Istituzioni, musei e gallerie sono protagoniste della censura”. In Olanda l’opera teatrale “Aisha” è stata annullata perché ritrae una delle mogli di Maometto. E’ stato ritirato anche un magazine con in copertina il Corano. Un anno fa a Berlino la Deutsche Oper cancellò dal programma della stagione lirica invernale la rappresentazione dell’“Idomeneo” di Mozart, per timore di reazioni incontrollabili da parte della comunità islamica. La messa in scena del capolavoro avrebbe comportato “un rischio incalcolabile per la sicurezza” della prestigiosa istituzione. Pochi giorni dopo in Francia il filosofo Robert Redeker veniva trasformato dal giorno alla notte in un clandestino dalla caccia all’uomo scatenata dall’islamismo. Il commediografo Omid Djalili ha scelto di correre dei rischi nello sbeffeggiare il fondamentalismo islamico. La Bbc ha iniziato a trasmettere il suo cabaret satirico sull’Iran e l’islamismo. L’iraniano Djalili si presenta così: “The man who puts the fat into fatwa, the fun into fundamentalism and the ham into Hamas”. L’artista spiega che “dopo l’11 settembre sentivo di dover rispondere ad alcune domande: perché accadde? Come possiamo fermarlo? Come comprendere la mentalità fondamentalista?”. L’impossibilità di fare dello humour sull’islam è al centro della polemica fra lo scrittore Martin Amis e la sinistra che lo accusa di razzismo. “L’islam radicale non è noto per l’ironia né per il gusto della beffa” ha scritto Amis. “Non sento più alcun freno”. La celebre Tate Gallery inglese ha ritirato dalle esposizioni l’opera “God is great” di John Latham. A causa del “clima sensibile dopo il 7 luglio”. L’opera di Latham mostrava la Bibbia, il Corano e il Talmud tranciati da una lastra di vetro. Il quotidiano di sinistra The Independent ha titolato: “La tirannia inizia con l’autocensura”. E il critico d’arte Richard Cork accusa l’establishment di aver svenduto la libertà d’espressione: “Quando si inizia a pensare così, il cielo è il solo limite”.
Da Il Foglio-Informazione Corretta
Testimonianze come questa dovrebbero far meditare i guru del multiculturalismo, che presto stanno spianando la strada  ad un "uniculturalismo" quello islamico.
Orpheus


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18 novembre 2007

D’Alema, Belgrado, il grande fiasco e il silenzio dei media italiani

 
Abbiamo aspettato a lungo, ma nessun media italiano ha parlato del grande fiasco del viaggio di Massimo D'Alema a Belgrado. Alle parole "aprite le vostre menti" di D'Alema risponde in Sunday Time, che afferma che " adesso i serbi del kosovo si stanno riarmando". Durante il suo discorso al popolo serbo è stato deriso e fischiato, le sue parole sono state coperte dalle proteste dei presenti, che ancora ricordavano quando, nel 1998, il governo italiano, diretto proprio da Massimo D'Alema, diede il suo appoggio al bombardamento della Nato sulla Serbia. Com'è venuto, così è andato via il Signor d'Alema che ha intascato una tangente "da Cavallari" e l'ha scampata con la prescrizione .
« Aprite le vostre menti , ha dichiarato il Ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema a Belgrado, con un puro inglese con la cadenza del dialetto romano. "Dimenticate la Terra kosovara, cercate di collaborare e pensate alla vita", ha affermato il Ministro, ex giornalista, nell'anima sicuramente un filosofo, un dichiarato marxista e di ideologia filo-comunista sino agli anni '90. » Queste le parole dell'opinionista serbo Milan Grujic per commentare la deludente comparsa del Ministro D'Alema nella città di Belgrado. Era Premier del Governo italiano quando la Nato ha bombardato la Serbia, sostenendo la missione che avrebbe sganciato sulla ex Jugoslavia migliaia di bombe all'uranio impoverito, come un vero uomo di sinistra e un umanista. "Una personalità così contorta che ricorda un po' la canzone del compositore macedone Vlatko Stefanovski ' questo e quello, quello e questo, questo e questo e quello sei tu…' ." , afferma Milan Grujic , giornalista serbo.
Il Signor D'Alema, comunista e umanista, ha così detto al popolo serbo, in un periodo molto delicato ai fini della risoluzione della questione del Kosovo, di mettere da parte i propri sentimenti nazionalisti e di prendere una decisione che faccia il bene della Serbia. Parole inaccettabili per i Serbi e per tale motivo contestate dalla folla presente, con fischi e proteste che hanno così decretato l'umiliazione del Governo italiano in una terra da sempre amica. Rappresenta questa la dimostrazione che un intero popolo ha perso il rispetto della comunità internazionale, che dimentica così che il Kosovo e Metohija fanno parte della Serbia e nessuna condizione o compromesso può cambiare una cosa del genere. Il Governo serbo da sempre contesta legittimamente che venga rispettata la risoluzione dell'ONU con la quale si è conclusa la guerra del 1999, e il Trattato di Helsinki. " I cittadini della Serbia da sempre difendono la proprio sovranità dinanzi alle pretese dei cd. "uomini di pace" , non in nome di una supremazia territoriale sugli albanesi del kosovo, ma per evitare che per coprire gli interessi delle lobbies centinaia di bambini continuino a morire" - dichiara Milan Grujic . Ma c'è ancora altro che i serbi vorrebbero che venisse rispettato. " Possono per esempio accettare che i rispettabili rappresentanti della " open-your-mind generation" cercano di cancellare le frontiere tra gli Stati Europei, in modo che dopo Belgrado, Pristina, Parigi, Minsk saranno parte dello stesso Stato : in quest'ottica non vi è alcun problema che il Kosovo non sia più parte della Serbia. Quello Stato si potrebbe chiamare Unione Europea o "grande Albania", ma non cambierà nulla nei fatti." Infatti, fa notare Milan Grujic che almeno il 10 % della popolazione della Serbia sono profughi, per un totale di più di 500.000 persone ". Quindi, caro Signor D'Alema, solo i Serbi in Europa non possono far ritorno alle proprie case e alle proprie terre? Attraversa tutta la costa balcanica, da Pristina a Zagabria, prendi carta e penna, e chiedi a Seidiu, Checku, Mesic e Sanader quando precisamente lasceranno che tutti i Serbi cacciati brutalmente dalle loro proprietà possono ritornare nel proprio Paese e riprendere possesso di tutto ciò che apparteneva loro ed è stato strappato con la violenza. Dopodichè, sarà possibile sedersi ad una tavola rotonda e ridiscutere insieme la questione del Kosovo. Potremo così parlare liberamente, in italiano, o con il il tuo "tarzan inglese", con le mani, o con le gambe, come piace a te." - conclude Milan Grujic .
Dinanzi a tutta la comunità serba Massimo D'Alema è stato umiliato e fischiato, dando così uno spettacolo penoso e deludente che tuttavia non è trapelato nè in Italia, nè attraverso i Media Occidentali. E' chiaro, dunque, che questo è il fallimento della politica estera, della diplomazia, in quanto i nostri ambasciatori e i nostri politici sono dei fantocci che fanno la volontà degli Stati Uniti, delle lobbies. D'Alema ha venduto il buon nome della italianità, offendendo un popolo sovrano e subendo fischi e proteste, per proteggere gli interessi delle multinazionali : in pratica non è più un Ministro, ma un agente di commercio.  
Da Rinascita Balcanica
Evidentemente non gli bastano i fischi in patria....:-D
L'articolo é datato 26 ottobre 2007, dopo la 
recente visita del Ministro degli esteri Massimo D'Alema a Belgrado.
A parte la figuraccia di D'Alema e quindi dell'Italia che rappresenta, da rimarcare é il GRADO DI CENSURA di cui siamo vittime tutti i giorni.
Censura che questo governo mette in pratica sistematicamente TACENDO TUTTI I FATTI  che lo mettono in imbarazzo.
Solo in Italia si sono "dimenticati" di quello che ha fatto la sinistra nella precedente legislatura, tutti gli altri paesi no, soprattutto quelli che hanno ricevuto le bombe in testa, da questi novelli "pacifisti" dell'ultima ora.



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31 ottobre 2007

Eurabia: vietato mettere insieme le parole islam e terrorismo

 
C'è un documento segreto che raccomanda ai ministri, ai capi di Stato e di governo europei e ai loro portavoce di «evitare il collegamento tra Islam e terrorismo», almeno quando parlano con i giornalisti. Del testo si conosce meno del 10 per cento, perché i restanti nove decimi sono nascosti dalla dizione «non declassificato» e invisibili perfino ai parlamentari europei. Ma è quanto basta per imporre una neolingua in cui «il messaggio dei terroristi che invocano l'Islam per giustificare le loro azioni non dovrebbe essere evidenziato»
IL BAVAGLIO
Nessuno potrà lamentarsi del bavaglio comunitario perché la cosiddetta "Strategia di comunicazione ai media riveduta" è stata approvata dal Consiglio dei ministri della Giustizia e Affari interni dell'Unione Europea nel 2006 e poi modificata nel marzo scorso. Ma le "racco mandazioni" sono pienamente operative, tanto che il nuovo coordinatore Gilles De Kherkhove si appresta a rendere noto, nel prossimo dicembre, un rapporto sulla loro attuazione. Non dovrebbero protestare nemmeno i musulmani, a cui Eurabia si inchina con il cosiddetto «Messaggio chiave 2: Integrazione e non discriminazione», in cui si afferma che «nel corso dei secoli l'Islam ha esercitato un'influenza importante sulla cultura europea. Attualmente esso continua a contribuire alla diversità di cui l'Europa è orgogliosa».
Tanto fiera da non riuscire ad ammettere le proprie radici cristiane, ma abbastanza da esaltare il presunto contributo della sharia all'identità del Continente. Dopo l'omaggio, che equivale a un ringraziamento per l'impo sizione del velo alle donne, per l'apertura delle moschee dove si assoldano terroristi da inviare come kamikaze in Iraq e in Afghanistan o per gli attentati di Al Qaeda a Madrid, Londra e Glasgow, c'è ancora spazio per i distinguo. Al punto 6 si spiega che «la radicalizzazione e il reclutamento non sono confinati ad un unico sistema di credenze o un'unica convinzione politica». Come se si fosse mai scovato un arsenale nelle sacrestie delle chiese cattoliche. O come se la presenza di cellule terroristiche nelle moschee rappresentasse una pura coincidenza.
Il fatto è che «l'Ue respinge senza riserve ogni tentativo di identificare una religione o una civiltà con il terrorismo», chiarisce il «Messaggio chiave 1: politica antiterrorismo dell'Ue». Soltanto che per evitarlo, come spiegano a Libero all'ufficio stampa del Consiglio, anche Osama bin Laden non va definito un terrorista islamico, quanto piuttosto una persona che abusa del termine "islamico" per propri scopi criminali. Rimane soltanto il dubbio su come non equivocare se, per caso, fosse il gruppo Jihad islamica a commettere una strage. Via di questo passo, la questione si fa sempre più di lana caprina. A pagina 26 una nuova regoletta del «lessico non emotivo» indica che «sarebbe meglio, quindi, non impiegare "reclutamento" in collegamento con "radicalizzazione"». Se no, chissà che succede.
JIHAD PROIBITA
Anche sul concetto di atto terroristico regna sovrana la confusione terminologica. Rientrano nella definizione gli attentati, i sequestri, le distruzioni se commessi allo scopo di intimidire la popolazione, di destabilizzare le autorità o di costringerle a compiere o a evitare un qualsiasi atto. Ma non si dice nulla - almeno nel brandello pubblico del documento - riguardo a predicazione, addestramento, fornitura di armi, esplosivo, documenti e basi logistiche. Così tutte le attività preparatorie e necessarie alla "guerra santa" finiscono per essere declassate a reati comuni. E, alla fine, magari si scoprirà che i veri terroristi in realtà sono le vittime e viceversa. Allora la neolingua politicamente corretta avrà trionfato, ma senza aver impedito ai terroristi di colpirci.
Andrea Morigi-Libero
Gli islamici fondamentalisti ringraziano sentitamente, la Ue che contribuisce attivamente e con grande solerzia, alla jiad islamica che porterà alla conquista di queste terre d'infedeli.
Orpheus

20 ottobre 2007

DDL Prodi-Levi: al via il secondo tentativo di SCHEDARE i blog italiani

 Censura
Se passerà il DDL Levi-Prodi
 approvato dal Cdm lo scorso 12 Ottobre 2007 costringerà chiunque abbia un blog a:
1-registrarsi presso il registro degli operatori di comunicazione (ROC)
2-
produrre certificati e pagare bolli (tasse)
3-
creare una redazione (registrare presso l'apposito albo un giornalista responsabile)
4-
assumersi la responsabilità penale (leggi galera) per diffamazioni effettuate sul proprio blog
Il testo del disegno di legge è visibile in maniera integrale QUI.
Da ciò ne risulta che: la legge costringerebbe i blog a registrarsi. Un eventuale mancato rispetto di tale legge renderebbe i blog in questione illegali.
Pertanto, la legge creata con la pretesa di tutelare l'articolo 21 introdurrebbe di fatto una autorizzazione del libero esercizio di parola contravvenendo a tale articolo, non tutelandolo.
Come dire: violiamo la costituzione per poterla difendere. Tutto ciò è incostituzionale.
Il DDL Levi-Prodi non si limita a quanto affermato sino ad ora ma va ben oltre: introduce il reato penale (omesso controllo, art 57 e 57 bis) a carico del responsabile del blog in caso di diffamazione operata per mezzo dello stessoSi commenta da solo per un motivo molto semplice: esiste già una regolamentazione in merito ai reati di diffamazione che viene applicata (anche in maniera discutibile a volte
).
Introdurre una legge che spedisca in galera possessori di blog per reati di omesso controllo è una operazione squallida che si commenta da sola e non merita alcuna riflessione
Ancora una volta si è giocato con il significato di Prodotto Editoriale.
La proposta di legge di Levi infatti estende il concetto di prodotto editoriale chiaramente anche ai blog. Ma il primo tentativo di controllare la rete italiana
risale al 2001 con la legge sull'editoria n. 62/7.03.2001 di Giuseppe Giulietti (il sottosegretario di allora era Vannino Chiti) che obbligava i blog a registrarsi presso i Tribunali come testate giornalistiche. Confrontiamo un tratto saliente delle due proposte di legge, in particolare la definizione che viene data di Prodotto Editoriale:DDL Giulietti-Chiti (2001)...realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico.
DDL Levi-Prodi (2007)...qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso. Nel primo caso (
leggi tutta la storia) i blog furono dichiarati esenti dall'obbligo di iscrizione come testate giornalistiche (con oneri e doveri che ne sarebbro conseguiti) perchè a seguito del putiferio scatenatosi, fu lo stesso Vannino Chiti a chiarire: "...(il ddl nda) non impone alcun vincolo aggiuntivo (e in particolare, alcun vincolo di iscrizione al registro dei comunicatori previsto dalla legge cosiddetta Maccanico del 1997) per i siti Internet; neppure per i siti Internet che fanno esclusivamente o professionalmente informazione". In quella occasione quindi non solo i blog, ma tutti i mezzi informativi che non godevano dei contributi statali, non potevano essere considerati prodotti editorialiSe leggi attentamente però la definizione di prodotto editoriale che viene data nel 2007, appare chiara la volontà di ovviare alla svista del 2001 definendo anche i blog (amatoriali e non) come prodotti editoriali: quella definizione dimostra la volontà di comprendere i blog nel DDL (ovviando alla svista del 2001), e quindi schedare la rete.
Riassunto da
Ikaro
Adesso davanti a una tale enormità, mi aspetto una condanna e una mobilitazione bipartisan, perchè la libertà di parola e' SACRA.
Io non posso credere che gli elettori e blogger di sinistra facciano finta di nulla o peggio approvino un ddl che di fatto é una censura a livello cubano o cinese.
Bene paladini in pectore della democrazia, che tanto avete urlato sotto il governo Berlusconi, e ora che vi facciate sentire, se siete "uomini e non caporali".
Orpheus



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10 giugno 2007

Bush a Roma: edizione pre-elettorale del Tg1

 Lo striscione che apre il corteo partito da piazza della Repubblica (Eidon)
Piccola ma istruttiva lezione su come funziona il servizio pubblico televisivo. Il Tg1 dell'ineffabile Gianni Riotta, nell'edizione più vista, quella delle 20 (roba da 6,4 milioni di telespettatori a botta), stasera ha mandato in onda il servizio sui riti tribali che si sono svolti a Roma nel pomeriggio. «In testa, con i Cobas, a tenere il primo striscione, "No war, no Bush", alcuni dei parlamentari della sinistra», dice - testuale - la voce della giornalista. Ma lo striscione in questione, pur essendo in cima al corteo, non viene mai inquadrato per intero. Strano. La chiamano televisione apposta perché abbina immagini alle parole. Come mai?
Perché, come sa chiunque abbia visto la manifestazione,
lo striscione che apriva il corteo era questo. E quella che ha raccontato la giornalista era solo una parte della verità. La notizia vera era che i manifestanti, e tra loro gli esponenti di partiti che fanno parte della maggioranza di governo, sono scesi in piazza per gridare «No war, no Bush, no alle politiche di guerra del governo Prodi». Ma questa seconda parte della frase, che poi era anche la più interessante, guarda caso la giornalista non l'ha letta, e le telecamere non l'hanno inquadrata. Insomma, si è trattato di una protesta di sinistra rivolta in primo luogo contro il governo di sinistra, ma il Tg1 questa notizia non l'ha data.
Comprensibile: tra poche ore si vota per il secondo turno delle amministrative, e il povero Prodi, sponsor di Riotta, ha già un piede e mezzo nella fossa. Ci manca solo che i telespettatori - magari a Genova e provincia - vengono a sapere che il suo governo fa schifo pure a quelli di sinistra.
Addendum.
Qui l'edizione del Tg1 in questione (da RaiClick, di solito disponibile solo per 24 ore dopo la messa in onda. Il servizio inizia a 16 minuti e 10 secondi dall'avvio del filmato).
Fausto Carioti-Legnostorto


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