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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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11 giugno 2009

Gli inchini di Obama producono risultati stupefacenti in Arabia Saudita


L’inchino reverenziale del Presidente degli Stati Uniti Barak Hussein Obama davanti ad un monarca assolutista e razzista, che considera inferiori tutti i non musulmani (per non parlare di donne e gay), ha portato i suoi bei risultati.
Nella capitale medievale del regno saudita, sotto l’occhio accigliato dei censori wahhabiti, ha aperto un cinema, un vero cinema con un vero film e 300 privilegiati hanno potuto varcare giubilanti l’ingresso stringendo il prezioso biglietto fra le mani. Il film s’intitola “Menahi” ed è una commedia in cui un agricoltore di provincia scopre gli inganni della tentacolare città senza radici.
Sembrerebbe davvero che nel Paese arabo alleato degli Usa le cose stiano cambiando e che dobbiamo tutto questo a Obama, il presidente del dialogo e della tolleranza. “America e Islam non sono realtà antitetiche (Povera America!), -aveva detto al Cairo Barak Hussein- "Ogni nazione realizza il principio della democrazia a suo modo e secondo le tradizioni della propria gente" (e pazienza se grazie a certe “tradizioni” si frustano, lapidano donne innocenti e si impicano gay e apostati).
O se, come in questo caso, sempre in onore delle suddette tradizioni, in Arabia Saudita nel cinema di Ryad c’era un pubblico esclusivamente maschile. Neppure l’ombra di una donna. In fondo, secondo Obama, dobbiamo rifiutare “l’idea di qualche occidentale, per cui una donna che sceglie di coprirsi i capelli è in qualche modo meno uguale delle altre”. Peccato che se decide di andare a cinema non la fanno entrare.

Anche Bush faceva affari con re Abdullah, ma era criticato universalmente da tutte le anime belle e a qualsiasi latitudine, ed é stato  letteralmente massacrato dai media liberal per avergli stretto la mano. Gli stessi media che ora si sperticano in elogi sul "messia nero" che s'inchina davanti allo stesso monarca assolutista e razzista .
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 11/6/2009 alle 22:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

22 ottobre 2008

Associazione saudita per i diritti umani: la pena di morte è a “norma di legge”

 
Questa é "bella" in Arabia Saudita esiste un' associazione per i diritti umani,  la Saudi Human Rights Association, ovviamente essendo un'associazione di un paese dove nel 2007 sono state giustiziate 158 persone non poteva che difendere la pena di morte perchè a norma di legge. Ove per legge s'intende la Sharia.
L'attivista saudita dei diritti umani (si fa per dire) ha risposto così alle accuse lanciate da Amnesty International, nel cui rapporto denuncia una procedura processuale in cui la pena di morte è comminata in modo “segreto, severo e spesso ingiusto”. Inoltre  Amnesty riferisce che “le autorità saudite mettono a morte, in media, più di due persone a settimana” e “la metà delle esecuzioni” riguarda “cittadini stranieri provenienti da Paesi poveri e in via di sviluppo”(il tutto, e non mi sembra poco, nel più assoluto silenzio mediatico mondiale).
L'attivista saudita si stupisce perchè "le organizzazioni internazionali non capiscono che “ogni nazione ha il suo codice penale e va rispettato”. L’Arabia Saudita si basa sulla Sharia, la legge islamica, che commina la “pena di morte” nei casi di “omicidio, violenza sessuale, traffico di droga e stregoneria”.
Soprattutto il reato di stregoneria, é un reato che merita la pena di morte e proprio non si comprende come le organizzazioni internazionali, la condannino. "Rob de matt"
Orpheus

11 marzo 2008

Su YouTube la sfida femminista saudita: una donna guida l’automobile

 
Guidare la macchina, ormai per noi donne occidentali é la normalità.
In Arabia Saudita può costare un arresto e una condanna, perchè
legge saudita, ed anche una fatwa, affermano che solo gli uomini possono condurre una vettura.
Portare la macchina, quindi, è divenuta una battaglia per l’affermazione della parità. Una "coraggiosa" sfida alla legge nel nome della parità uomo-donna. Viene descritta così, sui media arabi la decisione di Wajiha Huwaidar, una attivista saudita dei diritti femminili, di inserire su YouTube, in coincidenza con l’8 marzo, un video che la mostra mentre guida l’automobile, cosa vietata alle donne.

L’abolizione del divieto di condurre una vettura è divenuto, per le donne saudite, quasi una bandiera della battaglia femminista: sfide alla legge e petizioni si sono susseguite nel tempo. Nel 1990 un gruppo di 47 donne lanciò la provocazione, guidando l’automobile nella capitale: furono arrestate e condannate.
In Arabia Saudita la condizione delle donne é veramente deprecabile, anche se ben poche notizie arrivano sui media nostrani.
Oltre al divieto di guidare le donne saudite non possono cambiare colore della veste e nemmeno stringere la mano ad un uomo perchè commetteno “adulterio della mano”.  
Non possono fare viaggi senza permesso (del marito o del padre o di chi ha potestà su loro), stare sole in un albergo senza permesso, scegliere il nome del figlio senza il consenso di un uomo… lasciare casa o accettare un lavoro senza permesso… proibito andare a scuola o all’università senza permesso”.
 In alcune città saudite una donna non può nemmeno “mostrare la faccia”, senza permesso non può sposarsi e non può “restare sposata se uno dei suoi parenti maschi decide che la genealogia del marito è inferiore alla sua… né chiedere il divorzio senza chiedere scusa e pagare una multa”. Senza permesso “non può tenere con sé i figli dopo il divorzio… assumere un posto di direzione privato o pubblico”, “non deve far irritare il marito e, infine, la voce di una donna è considerata una forma di profanazione e le è proibito parlare in pubblico”.
Inoltre in televisione gli esperti incitano gli uomini a picchiare le donne fin dall'infanzia altrimenti da adulte saranno ribelli.
Per la cultura saudita “la donna deve vivere nella costante paura” e deve "sentirsi mentalmente e psicologicamente inferiori, come una bambina discola che deve essere sempre controllata, intimidita e punita perché faccia quanto deve”.  
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 11/3/2008 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

21 novembre 2007

Nei ricchi paese arabi gli immigrati sono schiavi

 

Quando si parla degli immigrati del Terzo Mondo, l’Europa è sempre in prima fila a battersi il petto e a etichettare come xenofobia le richieste, il più delle volte legittime, degli autoctoni.
Ma come vengono trattati quegli stessi immigrati del Terzo Mondo che hanno scelto i ricchi paesi arabi, non lo dicono MAI. Sulla schiavitù praticata dal Qatar all’Arabia Saudita c’è un silenzio assordante, un velo calato dal politically correct per non demonizzare la ‘cultura islamica’ e i loro facoltosi rappresentanti. E a definirla schiavitù NON si esagera. Discriminazioni sessuali, persecuzioni religiose, salari bassissimi (10/30 centesimi di euro), confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso (16/21 ore al giorno), restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici, provocano ogni anno un elevato numero di suicidi.
Nel Qatar, il Paese di quella Al Jazeera abituata a fare la morale all'Occidente, addirittura solo un abitante su cinque è cittadino. Gli altri sono immigrati: su dieci, all'incirca 2 sono oriundi di altri paesi arabi, due pakistani, due indiani, un iraniano e uno di altra provenienza.
Identica è la proporzione degli Emirati Arabi Uniti, solo il 19% ha la cittadinanza. Nello stesso Kuwait ci sono 2 milioni di stranieri su 3-3,5 milioni di abitanti, nel Bahrain gli immigrati sono un terzo della popolazione, in Arabia Saudita un quarto, nell'Oman un sesto. Almeno un quarto gli stranieri anche in Libano, con 150.000 colf straniere su 4 milioni di abitanti. Infine nella Libia di Gheddafi sono il 3%.
In Italia ci sono state polemiche per 150 clandestini romeni espulsi dopo un omicidio. In Arabia Saudita tra 1990 e 1991 buttarono fuori 800.000 yemeniti dalla mattina alla sera per timore che diventassero una quinta colonna di Saddam Hussein, e d'altra parte anche Saddam aveva con altrettanta rapidità buttato fuori un milione di egiziani quando alla fine della guerra con l'Iran si era trovato a dover trovare posti di lavoro per i soldati smobilitati. Mentre in Libia nel 2000 una vicenda simile a quella della donna uccisa a Roma portò al linciaggio di 150 africani e all'espulsione di varie migliaia. Ma il peggio spesso è per chi resta.
In Arabia Saudita, ad esempio, possono entrare solo o pellegrini della Mecca, o stranieri con invito di un cittadino saudita. I datori di lavoro ne approfittano per sequestrare il passaporto a domestiche filippine, indiane o srilankesi, trasformandolo in arma di ricatto che in alcuni casi è servita addirittura a non pagare il salario dovuto. E correnti sono pure le punizioni fisiche. In Libano dall'inizio dell'anno ci sono stati almeno cinque casi di suicidi di colf maltrattate: l'ultima una srilankese 21enne che il primo novembre si è buttata giù da un balcone.
Questo caso ha portato la tv francese a trasmettere un reportage dal titolo esplicito "Libano Paese di schiavi", da cui proteste inenarrabili dell'opinione pubblica libanese contro l'ex-colonizzatrice. Ma l'Organizzazione Mondiale del Lavoro, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Diritti Umani e Human Rights Watch hanno confermato le accuse, anzi rincarando: mancati pagamenti dei salari, confische di passaporti, ore di lavoro in eccesso, restrizione dei movimenti, assenza di privacy, scarsa alimentazione, molestie sessuali, abusi verbali e fisici. Non solo per il Libano, ma anche per Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Human Rights Watch, in particolare, per le colf contrattate in Sri Lanka ha denunciato orari di 16-21 ore di lavoro al giorno, al compenso di 10-30 centesimi di Euro all'ora, e senza possibilità di entrare in contatto con connazionali. Mentre tra gli edili indiani, denuncia il consolato indiano a Dubai, ci sono stati 84 suicidi nel solo 2005. Lavoro nero? No, perché le leggi di questi Paesi non contemplano diritti base come il riposo quotidiano o settimanale o un salario minimo. In compenso in Arabia Saudita la legge vieta pure il culto pubblico di fedi diverse da quella sunnita, ragione per cui di frequente gli immigrati cristiani finiscono in galera. E altra tragedia sono le norme coraniche per cui la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, con il che la colf che denunci un padrone per molestie sessuali rischia lei di finire frustata per "fornicazione". Figuriamoci allora per i diritti sindacali! Eppure, negli Emirati Arabi Uniti varie decine di migliaia tra indiani, pakistani, bangladeshi e srilankani si sono messi in sciopero per venti giorni nei cantieri di Dubai, e i 40.000 dipendenti del colosso delle costruzioni Arabtec hanno ottenuto pure un aumento salariale: 40 euro al mese in più, rispetto ai 102-139 euro al mese che ricevevano. Ma al contempo almeno 200 sindacalisti sono stati espulsi. Stampatello da Libero
Orpheus


15 novembre 2007

Arabia "Inaudita": vittima di stupro condannata a 200 frustate


A leggere queste notizie, sembra impossibile che certe nazioni facciano parte della stesso mondo,  a cui appartiene l'Occidente, e con poche ore di aereo possano essere facilmente raggiunte. Sembra di leggere "cose di un altro mondo", o meglio di un'altra epoca in cui la donna era schiava del maschio-padrone.
Altresì mi sembra impossibile che ci sia qualcuno che consideri civile un paese dove la legge condanna una vittima di stupro a sei mesi di carcere e 200 frustate.
Questa é la condanna inflitta in appello da un tribunale saudita a una ragazza stuprata da sei uomini che se la sono cavata con pene da 2 a 9 anni di reclusione. La colpa della ragazza? Farsi trovare dagli stupratori "appartata con un uomo". Reato gravissimo in Arabia saudita dove vige la legge islamica della Shariya. E che ha consentito ai sei di evitare la pena capitale prevista in questi casi.
La vicenda, accaduta nel Regno wahabita in una piccola città vicino ad al Qatif, ad una ragazza che all'epoca dei fatti aveva 19 anni, è riportata dal quotidiano palestinese al Quds al Arabi.
La ragazza si era "appartata" in compagnia di un ex-ammiratore, con l'unico intento di farsi ridare una sua fotografia, che ingenuamente gli aveva fatto avere, e che rivoleva dopo essersi fidanzata con l'uomo SCELTO dalla famiglia.
L'aggressione é avvenuta mentre è "appartata" con lui in automobile. Sette uomini armati di coltelli la sequestrano puntandole una lama alla gola. La portano in una fattoria fuori città. E a turno, la violentano "due volte ciascuno". Uno del branco scatta anche delle foto usando il cellulare della vittima. "Mi hanno detto di non dire niente dello stupro, che altrimenti avrebbero spedito quelle foto a tutti dal mio telefonino".
Quando torna a casa, tenta il suicidio e finisce in ospedale. A quel punto, rivela la verità e sorprendentemente il promesso sposo non la ripudia. Ma si mette alla ricerca dei colpevoli che riesce a trovare in un mercato di pesci.  Insieme, sporgono denuncia alla polizia. 
A  quel punto iniziano i loro guai con la giustizia e la società. Nell`aula del tribunale la giovane, da imputata, viene interrogata tre volte. Tre domande che non hanno nulla a che vedere con quello che ha subìto. Per i giudici anche lei è colpevole, e viene trattata da colpevole.
Ora si trova condannata. Addirittura, il suo avvocato e attivista per i diritti civili Abdul Rahamn al Laham, che ha reso noto il caso, è stato sospeso dalla professione. Il legale dovrà persino sottoporsi a "una commissione educativa", ordinata dal ministro della Giustizia.
La giovane non ha trovato neppure il conforto della famiglia: il fratello più giovane l`ha picchiata per aver gettato la famiglia nel disonore.  Solo il fidanzato é rimasto al suo fianco.
In Siria,  a Damasco invece gruppi di misteriosi aggressori attaccano ragazze vestite all'occidentale con siringhe, spruzzando acido corrosivo sui loro corpi. La tv satellitare al Arabiya ha lanciato ieri la notizia, si sospetta che dietro queste intimidazioni ci siano gruppi fondamentalisti che vogliano imporre il velo islamico alle giovani donne della laica capitale siriana. Alla netta condanna dei laici, s'oppone una presa di posizione di alcuni ulema religiosi, come lo Sheikh Ahmed Ramadan, che propone l'istituzione di ronde islamiche sul modello del corpo «Per la promozione del Bene e la repressione del Male», cioè la polizia religiosa esistente in Arabia saudita e in Iran.
Per le donne quei posti sono un inferno. Purtroppo, quando arrivano da noi, la situazione non migliora di molto, perchè abbiamo dei cervelloni, che chiamano queste barbarie "usi e costumi" e vorrebbero permetterle anche qui da noi. Noi donne italiane, dobbiamo fare tutto ciò che é in nostro potere per aiutate le nostre "sorelle" musulmane, lottando perchè non passi la boiata degli "usi e costumi". Democrazia e libertà, sono un diritto basilare, e quegli "usi e costumi" le negano totalmente.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 15/11/2007 alle 23:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

10 settembre 2007

La Saudi Arabian Airlines rivede il suo regolamento

 
La saudia é probabilmente l'unica linea aerea ad avere due spade nel logo della compagnia

Una settimana fa, nell'articolo "Coalizzarsi per escludere la Saudi Arabian Airlines" chiesi ai paesi occidentali di negare alla compagnia aerea di bandiera saudita l'accesso ai loro aeroporti a causa di un inammissibile brano contenuto nel sito web in lingua inglese della compagnia aerea (che ho salvato e postato sul mio sito web):
Per motivi di ordine religioso e a causa delle disposizioni locali, non è permesso di portare nel Regno Saudita un certo numero di oggetti. Tra essi: le bevande alcoliche, la carne di maiale e i prodotti da esso derivati, sostanze narcotiche e stupefacenti proibite, armi da fuoco, esplosivi, armi da taglio e materiale pornografico.
Oggetti e articoli appartenenti a religioni diverse dall'Islam sono altresì vietati. Tra essi: Bibbie, crocifissi, statuette, sculture, oggetti con impressi simboli religiosi come la Stella di David e altri.

E ancora, il secondo capoverso di queste "Norme Doganali" non c'è più, sparito in sordina. (A scopo di tutela da ulteriori cambiamenti ecco un link alla versione da me salvata):
Per motivi di ordine religioso e a causa delle disposizioni locali, non è permesso di portare nel Regno Saudita un certo numero di oggetti. Tra essi: le bevande alcoliche, la carne di maiale e i prodotti da esso derivati, sostanze narcotiche e stupefacenti proibite, armi da fuoco, esplosivi, armi da taglio e materiale pornografico.
Commenti:
1) Sono grato a primerprez per aver evidenziato questo cambiamento, postando il 29 agosto il pezzo "Our Saudi ‘Friends' Respond to Criticism" ("I Nostri ‘Amici' Sauditi Replicano alle Critiche") sul sito web "PRIMER-Connecticut" (dove PRIMER sta per Promoting Responsibility in Middle East Reporting).

2) Come osservato da primerprez, i leader sauditi "sembrano aver replicato prontamente per quanto incredibile alle critiche mosse da Daniel Pipes".

3) Omettere l'offensivo paragrafo sarebbe cosa ben gradita se ciò denotasse un cambiamento della linea politica da parte del Regno Saudita, che adesso permette "Bibbie, crocifissi, statuette, sculture, oggetti con impressi simboli religiosi come la Stella di David". Sarebbe cosa meno gradita se così facendo la Saudia si limitasse a rivedere il proprio regolamento agli occhi del mondo esterno, come primerprez suppone essere il caso: "Dubito che i sauditi abbiano realmente cambiato nessuna delle loro detestabili politiche, essi si limitano a non renderle note sul sito web della Saudi Arabian Airlines".

4) Concordo con questa analisi che nulla di sostanziale è mutato per tre ordini di motivi:

-Permettere l'introduzione nel Regno di oggetti non islamici è una questione di estrema importanza per essere accordata senza colpo ferire.

-Né un simile cambiamento avrebbe luogo in modo così repentino, nell'arco di una settimana.

-Il resto del paragrafo sulle "Norme Doganali" contiene una dichiarazione più generica e pertanto meno offensiva di questa stessa restrizione ("Per motivi di ordine religioso non è permesso di portare nel Regno Saudita un certo numero di oggetti"), il che denota che la vecchia linea politica resta chiaramente immutata e applicabile.

5) La decisione di omettere il secondo paragrafo sulle restrizioni doganali rivela il senso di vulnerabilità dei sauditi, che non è affatto sorprendente. A livello demografico, il Regno Saudita è uno piccolo stato circondato da predatori (l'Iran in particolare), che dipende dalle entrate prodotte da un'instabile derrata. Esso non ha affatto bisogno di aggiungere delle complicazioni ai rapporti con gli Stati Uniti e con altri governi occidentali.

6) Resta valido l'appello lanciato una settimana fa di "coalizzarsi per escludere la Saudi Arabian Airlines". Come asserii nell'articolo: "a meno che il governo saudita non permetta quantomeno di far entrare ‘quei manufatti [religiosi]', i governi occidentali dovrebbero esigere che vengano sospesi i voli della Saudia da e verso 18 aeroporti attualmente serviti in Europa, Nord-America e Giappone". L'accesso della Saudia a quegli aeroporti resta un punto debole che si pregia di essere utilizzato come un meccanismo che aiuti a compiere in Arabia Saudita un primo passo verso la tolleranza religiosa.
Da Daniel Pipes


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permalink | inviato da Orpheus il 10/9/2007 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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