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Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
.

   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















Questo BLOG non rappresenta

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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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26 aprile 2010

Un bambino sopravvive all'aborto e poi muore.


Lo chiamano genericamente "feto" ma a 22 settimane è già un bambino, pesa 310 grammi e lungo 23 cm. ed è come nelle foto qui sopra. Si sviluppano i sensi ed é in grado di percepire il suo tocco.
Un "feto" di 22 settimane é stato abortito a Rossano, per una malformazione, che nessun giornale cita, ma è sopravvissuto all'aborto "terapeutico" per due giorni. Abbandonato in un fagotto, senza ricevere cure e assistenza, miracolosamente per un bambino strappato dall'utero materno a 5 mesi, ha continuato a vivere.
È stato il cappellano ad accorgersi che respirava ancora, quando si è avvicinato per pregare.
Perchè due preghiere non le si negano nemmeno ad un "feto", gli si nega il diritto alla vita, e a quel punto solo un prete ha pietà, di questo esserino innocente, colpevole solo, di vivere in una società, per la quale la perfezione fisica, è una condizione "sine qua non" alla vita.
Se, sei un feto con una malformazione o se sei una persona in stato "vegetativo", decidono per te, e ti negano la vita, perchè secondo loro, non è "degna di essere vissuta"...e si sentono anche tanto buoni ed altruisti.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 26/4/2010 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

2 maggio 2008

Avvelenatori di pozzi

 









Hanno fatto come i ragazzini che l’ultimo giorno di scuola, prima di uscire dall’aula, si girano e tirano sul pavimento una fialetta piena di liquido puzzolente. Solo che Vincenzo Visco e Lidia Turco scolaretti non lo sono più da un pezzo: ora fanno (anzi, per fortuna degli italiani, ormai hanno fatto) i ministri e le loro «fialette» rischiano di avere conseguenze ben più serie del disgusto o della nausea.
Il primo ha buttato in rete, ossia in piazza, le dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti gli italiani. Par di vederlo stropicciarsi le mani al pensiero di quel che sarebbe successo: gelosie, ricatti, delazioni, amicizie che si rompono, rapporti di buon vicinato che vanno a quel paese, vecchi rancori che sfociano in nuove rappresaglie. (E giustificato la sua bestiata con una sonora frottola, dev'essere convinto che gli italiani sono tutti come i suoi elettori, pronti a bersi qualsiasi panzana denza controllare  n.dO).

Già, perché un conto è divulgare i guadagni di personaggi pubblici, un altro è compiere la stessa operazione su chi ha fatto scelte diverse e conduce un’esistenza «privata», che non prevede di dare in pasto a tutti gli affari propri, anche se in quegli affari non c’è nulla di illecito. La differenza è ovvia per tutti, tranne che per Visco, il quale ama ribaltare gli schemi comuni: meno di due anni fa perseguiva chi andava a curiosare tra i proventi di Prodi, oggi sollecita l’istinto voyeuristico che c’è in ognuno di noi, incurante delle conseguenze, con la perfidia di chi ritiene che in Italia non ci siano contribuenti onesti ma solo evasori ancora da scoprire e quindi si possa tranquillamente buttare fango nel ventilatore. Tanto, a pulire non dovrà certo pensarci lui.
Vecchia scuola Botteghe Oscure.
Lezione perfettamente appresa anche dalla compagna Livia Turco.
La quale, per la verità, ha fatto quasi di peggio.
Prima di sgomberare l’ufficio del ministero della Salute ha firmato una cosuccia che, semplicemente, capovolge lo spirito di una legge varata dal governo Berlusconi nel 2004 e confermata da un referendum popolare un anno dopo (ah, quella democrazia che dà tanto fastidio alla sinistra quando non collima con i suoi desideri). Era stato detto e ribadito che non si potevano fare diagnosi sull’embrione prima dell’impianto? Chi se ne frega. La ministra con la lacrima in tasca la pensa diversamente, quindi: oplà, un bel provvedimento in articulo mortis e il gioco è fatto. Con buona pace degli elettori. Del resto, quelli che non votano come dicono loro sul manifesto li definiscono «subumani» e può darsi che con un po’ di sana eugenetica in un prossimo futuro li si possa portare a un livello tale da non sbagliare, almeno, a mettere la crocetta sulla scheda elettorale.
In più c’è il sapore della vendetta, il gusto monello del bastone messo tra le ruote del governo venturo, dell’imbarazzo creato al nuovo Parlamento che dovrà sbrogliare la matassa e in particolare al neo eletto presidente della Camera, che sulla materia non era propriamente in sintonia con il suo partito. Queste sono soddisfazioni: dell’Italia, degli italiani a loro che volete che importi?
Riassunto dal Giornale
Quello che ha fatto la Turco é indecente. Si può essere d'accordo o meno sulla diagnosi prenatale, ma annullare con un atto di prevaricazione UNILATERALE, ciò che é stato CONFERMATO CON UN REFERENDUM, é veramente da comunisti, che se ne fottono delle basilari regole della democrazia. Oltretutto la sig.ra Turco é appena stata SFIDUCIATA dagli italiani ed ha già le valigie pronte.
Come ci si può fidare di gente simile?
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 2/5/2008 alle 10:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

1 maggio 2008

Se 1300 euro sono pochi per un figlio

 
Edicole italiane, ieri mattina. Il quotidiano è Repubblica, il titolo è di quelli che attirano subito l'occhio: «Solo 1.300 euro al mese. Ho deciso di abortire».
Un caso umano, lo specchio di un'emergenza sociale?
Ma no. È solo un esempio di moderno egoismo, elevato in modo paraculo a metafora di una generazione. Che, per fortuna, non è tutta così. Anche se è solo di questi casi che si parla: gli altri, quelli che i figli se li tengono anche a costo di rinunciare a qualcosa - il ristorante con gli amici il sabato sera, le vacanze estive, il telefonino non sono abbastanza trendy. La ragazza in questione, che ha 29 anni ed è ribattezzata "Sandra", la sua storia l'ha messa nero su bianco in una lettera inviata a Giorgio Napolitano e pubblicata sui giornali, come va di moda di questi tempi.
«Egregio Presidente», scrive, «tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l'aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un'emozione bruciante, una felicità incontenibile. L'idea di aver concepito un figlio con l'uomo che amo è qualcosa di così forte ed intimo che è impossibile da spiegare. Ad ogni modo la mia gioia non ha visto la luce del giorno dopo. Ben presto la ragione ha preso il posto del cuore e mi ha schiaffeggiata forte. La verità, mio caro Presidente, è che nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro che ci impegna sei giorni alla settimana, le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese. Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza, sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza; oppure andare su quel lettino d'ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante». Ovviamente lei la scelta l'ha già presa. E, va da sé, ne dà la colpa a «questo paese, che detesta i giovani», e la costringe a rinunciare a quello che lei chiama il suo «diritto ad essere madre». Eppure "Sandra" non è affatto costretta ad abortire. La «mera sopravvivenza» del bambino potrebbe assicurarla senza rimetterci un euro. Esiste una legge per l'adozio ne. Lei può portare a termine la gravidanza, mettere al mondo il bambino che sostiene di amare tanto e affidarlo, in modo anonimo, a una famiglia che avrà la disponibilità economica e l'amore necessari per trattarlo nel modo migliore. La giornalista che la intervista, timidamente, accenna alla possibilità: «Non ha pensato alla possibilità di farlo nascere e poi darlo in adozione?». La risposta è raggelante: «Non lo farei mai. Mai, per nessun motivo. Sapere che esiste da qualche parte nel mondo un mio bambino e io non mi occupo di lui sarebbe lo strazio peggiore». L'egoismo vero è qui: saperlo vivo e in salute, magari mentre gioca con i genitori adottivi, le fa molto più male che ucciderlo in grembo. Non contano la vita del figlio, la sua felicità. Conta solo il possesso: se non posso averlo io, non deve averlo nessun altro. L'amore materno è tutt'altra cosa. Se ne trovano tracce anche sul sito di Repubblica, nei commenti lasciati dai lettori: «Alla mia prima gravidanza avevo 29 anni... Dal momento che ho deciso di tenere il mio fagottino ho lottato contro chi mi ha tolto il lavoro, contro la precarietà più totale e il disagio di affrontare tutto da sola, visto che sono andata a vivere con il mio attuale compagno solo da quando nostro figlio aveva 6 mesi... Ora sono in attesa per la seconda volta e sul lavoro affronterò gli stessi problemi se non peggio, perché ora sono due e non uno... Ma chi mi ha dato tutta la forza a risolvere i miei problemi è stato proprio mio figlio». Anche gli uomini hanno qualcosa da dire: «Ho 33 anni. La mia compagna è disoccupata e fa qualche lavoretto qua e là quando capita, io prendo uno stipendio di 1.600 euro al mese, viviamo in affitto (400 euro al mese) e abbiamo una bellissima bambina che compirà un anno tra pochi giorni. Non vado in palestra perché non me lo posso permettere, non ho Sky, ma riesco ad avere un pediatra migliore di quello della Asl. Spesso sono a cena dai miei suoceri. Per noi non faccio la spesa tutti i giorni, ma per mia figlia sì. Per lei tutto, per lei lavorerei anche di notte». Eroi normali che si fanno un mazzo così senza lamentarsi né dare la colpa al «sistema», che sorridono felici quando danno al figlio il bacio della buonanotte e a scrivere al presidente della Repubblica non ci pensano proprio. E per finire, visto che tutto gira attorno ai soldi e la difesa della vita sembra roba da fondamentalisti cristiani, parliamo anche della cifra. "Sandra" e il suo compagno, che piangono miseria, non devono affrontare spese per la casa. «Ci ospita una mia vecchia zia», fa sapere la ragazza. Ma davvero 1.300 euro al mese, senza affitto da pagare, non bastano a sfamare due adulti e un bambino? Ogni giorno, milioni di famiglie italiane dimostrano il contrario. Diciamolo: dipende solo da quanto si ha voglia di rimboccarsi le maniche e accettare qualche rinuncia. Toglietemi tutto, ma non il mio cellulare. E lo chiamano progresso.
Fausto Carioti
Non ho letto la lettera, ma questo é un caso in cui l'aborto é un omicidio senza scusanti di sorta.
Ho amici e parenti che con 1300 euro campano, tirando la cinghia, é vero, ma non avrebbero, mai nemmeno pensato di abortire la loro bimba, o il loro bimbo.
Oltretutto in questi casi le famiglie si mobilitano, e saltano fuori il lettino della cuginetta, il passeggino del nipote ecc.
La sig.ra é in cerca di visibilità, ed é di un egoismo mostruoso.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 1/5/2008 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

3 marzo 2008

Lo sterminio rosa in India

 Foto di una bimba indiana tratta dal sito Internet www.semionlus.com

I demografi hanno analizzato gli aborti in uno dei più grandi distretti indiani, Salem. Il risultato è questo: “Il sessanta per cento delle bambine viene abortito o ucciso entro il terzo giorno dalla nascita”. Ne ha parlato il quotidiano americano Christian Science Monitor, fra i più quotati nel racconto delle “missing girls” del Nobel Amartya Sen, denunciate pochi giorni fa dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. “La violenza contro le donne è una questione che non può attendere” ha detto Ban Ki-moon alla Commissione sullo status della donna. “Attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale, un numero imprecisato non ha neppure diritto alla vita”.
La tecnologia neonatale in India è talmente finalizzata all’identificazione sessuale e all’aborto che la dottoressa Puneet Bedi, ginecologa dell’Apollo Hospitals di Nuova Delhi, ha spiegato che “nessuna donna incinta ne soffrirebbe se il test degli ultrasuoni venisse bandito. Oggi è usato per salvare un bambino su 20 mila e per ucciderne 20 su 100 se sono del sesso sbagliato”. “Paga 500 rupie oggi per risparmiarne 50 mila in futuro” è uno degli slogan più diffusi nello stato di Salem, dove il 60 per cento delle bambine è sistematicamente eliminato.
Cinquecento rupie, nove euro, è il costo di un’ecografia oggi in India. The Hindu, grande quotidiano in lingua inglese, ha spiegato che si può acquistare on line un kit (formalmente illegale) che consente di determinare il sesso a casa propria dopo sei settimane con la semplice analisi di poche gocce di sangue.
Il governo ha avviato il programma “Girl Protection”, con il quale alla nascita di una bambina si apre un conto a suo nome dove vengono immediatamente depositati 20 mila rupie. “Ogni tipo di carestia, epidemia e guerra è niente in confronto a questo” ha detto la dottoressa Bedi. “In alcune parti dell’India, una bambina su cinque viene eliminata nella fase fetale. E’ una situazione da genocidio”. Quando nel Punjab venne introdotta la prima macchina per il test, nel 1979, c’erano 925 femmine ogni 1.000 maschi. Nel 1991 erano scese a 875 e nel 2001 a 793. La situazione va ogni giorno peggiorando. Times of India ha scritto più volte che “la Cina elimina ogni anno un milione di bambine, ma il trend attuale vede l’India in testa”. Renuka Chowdhury, ministro per lo Sviluppo delle donne e del bambino, si batte da anni contro l’aborto selettivo. “E’ una questione internazionale di vergogna, la maggior parte delle bambine viene uccisa prima della nascita, non dopo” dice il professor Sabu George, che studia il fenomeno da vent’anni al Center for Women’s Development Studies di New Delhi.
Da Il Foglio
E' semplicemente mostruoso.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 3/3/2008 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

15 febbraio 2008

Un caso di malasanità, la telefonata che ha fatto scattare il blitz

 Clicca per l'immagine full size

Ecco il perché di quei poliziotti in corsia. La telefonata anonima è molto chiara in proposito: “…Il problema è questo: io sono un parente di una signora, S.S. Al Policlinico di Napoli, al quinto piano, ci sta il centro aborti e fanno partorire. Questa persona ha partorito nel cesso, detto proprio bello napoletano, e la signora che sta a fianco, la 208, si è sentita male. Ma come si potrebbe fare per fare un rimedio, guardate” e ancora “Vi dico la verità, rimane tra di noi, io sono del personale, io lavoro, però non ce la faccio più a vedere queste cose. Guardate, è assurdo. Al centro aborti del quinto piano, per risparmiare sugli straordinari, mettono le donne nei piani. La signora sta male, non fa in tempo ad arrivare sopra e partorisce nella stanza. La signora che sta vicino sta male perché scorre sangue, 'o criatur' 'mmiez' 'e cosce..”. Il tizio aveva persino chiamato “striscia la notizia” prima dei carabinieri. L’aborto NON c’entra nulla.
Adesso c’è da chiedersi, chi ha veramente brutalizzato quella donna.
I poliziotti? Gli anti-abortisti?
O coloro che hanno trasformato la sua tragedia in un fenomeno da baraccone mediatico, coloro che hanno strumentalizzato il suo dolore per INVENTARE una caccia alle streghe, che non c’è, e non c’è mai stata. In 30 anni non è MAI stato fatto un disegno di legge per cambiare anche solo una virgola della 194, eppure le solite “prugne secche” ormai sterili nell’anima e nel corpo, sono scese in campo a urlare e strepitare per un’inesistente attacco all’ “autodeterminazione” della donna sul tema dell’aborto.
E tante troppe donne sono scese in piazza al grido “Il corpo è mio e me lo gestisco io”, ma sarebbe ORA che oltre a gestirsi il corpo, cominciassero a “gestirsi” anche la mente, invece di seguire come i topi del pifferaio magico, i soliti mistificatori di professione della realtà.
Gente senza peso politico e senza scrupoli pronti a vendere l’anima al diavolo per un po’ voti e di ribalta mediatica.
Donne, ma non lo capite che sono proprio questi, quelli che vi sfruttano?
Vi portano in piazza per una “caccia alle streghe” inesistente, ma se ne guardano bene di impegnarsi,con tanto sacro furore, in quella che è LA VERA EMERGENZA, non chè la prima causa di morte per il genere femminile: la violenza degli uomini siano essi compagni o estranei.
Mai un fiato di protesta per condanne ridicole agli autori di stupri. Mai una debole vocina che si alzi a denunciare la vergogna delle attenuanti concesse ai suddetti: i jeans stretti, l’essere non più vergine ecc.
Ancora nel 2008, noi donne andiamo a “cercarcelo” lo stupro. Ci manca solo che chiedano alla vittima se ha provato piacere.
Eppure davanti a questo abominio le femministe tacciono eccome se tacciono. Tacciono anche contro le terribili violazioni dei diritti umani che l’islam pratica contro le donne. Hanno taciuto per Hina e la Reggiani e per tutte coloro che hanno pagato con la vita, il loro falso impegno a favore delle donne.
E poi blaterano di "diritto alla vita" della donna. dimenticando che tale diritto non é solo prerogativa della madre, ma anche del figlio e che essere contro l'aborto, non vuol dire essere contro una legge che purtroppo DEVE regolamentarlo, ma essere contro la MENTALITA' CHE ESISTE UN UNICO DIRITTO ALLA VITA QUELLO DELLA MADRE.
Non bisogna eliminare la legge, ma agire sulla mentalità imperante, perchè l'aborto diventi una tragedia inevitabile e non una comoda scappatoia, come in tanti, troppi casi.
Ma questi "paladini" dei diritti delle donne, intorbidano le acque, creano il caso e poi "ci marciano su".
Che schifo, manco il rispetto per il dramma di coloro che dicono di voler difendere.
Orpheus



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14 febbraio 2008

Aborto: quel blitz in corsia é un "atto voluto"

 

Mi domando cosa hanno in testa i magistrati napoletani.
In tutto mostrano una tempestiva applicazione della “legge”, tranne che nel colpire i responsabili del disastro ambientale che sconvolge Napoli e la Campania da tre lustri.
Mi riferisco al blitz della polizia nel reparto d’ostetricia del Policlinico Federico II di Napoli, per raccogliere le “prove” d’un possibile reato, e cioè le cartelle cliniche attestanti l’aborto di una donna di 39 anni, appena eseguito,il feto(morto già da due giorni), le deposizioni della paziente, di una sua vicina di letto e del corpo medico.
Nove agenti, dicasi nove hanno messo in subbuglio l'intero reparto, manco fosse stato un "blitz anticamorra" ha commentato  Francesco Leone, responsabile del servizio Ivg della clinica ostetrica.
Non mi risulta che il Federico di Napoli, sia l’antro di una mammana, e francamente trovo strumentale il motivo di tanta spropositata solerzia nell’accertare che siano stata osservata la 194.
Sono 30 anni che è stata approvata, e non ho memoria di blitz simili.
Perché adesso, proprio adesso ne salta fuori uno, oltretutto a seguito di una telefonata anonima?
"Atto dovuto" ha spiegato il pm Vittorio Russo, bersagliato di critiche per un’iniziativa a dir poco discutibile.
Più che “atto dovuto” ha molto l’aria di essere un “atto voluto” orchestrato in modo da turbare e offendere una povera donna, già provata da un’esperienza dolorosa, quale è l’aborto terapeutico.
La puzza di bruciato la si sente lontano un miglio, grazie a questo blitz, il fronte abortista è potuto insorgere in pompa magna, contro la “presunta” rozzezza degli anti-abortisti, la Turco ha potuto parlare di “caccia alle streghe” e oggi in piazza ci saranno sit in e proteste.
La famosa ciliegina sulla torta, assicurata lo ripeto da una telefonata anonima.
Trovo veramente indegno strumentalizzare politicamente un tema che attiene la coscienza di ognuno di noi come quello dell’aborto e che deve essere affrontato con grande delicatezza etica.
Esiste, sull’aborto una legge dello Stato che la magistratura ha il dovere di fare rispettare, ma non in modo talmente rozzo e irrispettoso del dramma personale di una donna. Non mi si dica che non si poteva, vista la denuncia ANONIMA, procedere agli accertamenti con più tatto, senza far invadere la corsia dalle forze dell’ordine. Purtroppo siamo in vista di elezioni e c’è chi pensa di trarne vantaggio dallo squalificare gli antiaboristi e dall’accostare il ritorno al potere della destra, con il ritorno delle mammane. Non è così, nemmeno la Chiesa chiede l’abolizione della 194, ma intorbidare le acque, fa buon gioco.
Da notare anche che tutto questo “fervore moralista” arriva sempre dalla magistratura napoletana, in prima fila nel combattere presunte raccomandazioni di attricette e presunti aborti illegali (in un ospedale sic!), ma parecchio latitante nel combattere il cancro che sta distruggendo Napoli: la collusione fra camorra e politica.

Quanto poi, alla parte politica che strumentalizza il tema dell’aborto, per conquistare seggi in Parlamento, ricorrendo a simili “mezzucci” che calpestano il dolore e la dignità umana  …si commenta da sola.
Orpheus


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11 febbraio 2008

I feti sono bambini, chiamiamoli col loro nome

 donna_incinta2_1.JPG
Nell’attuale dibattito sulla prematurità, si discute se rianimare i piccoli neonati e si sente dire che chi si applica in questo invece vuole rianimare i feti. Intanto chiariamo che al momento della nascita si deve usare il termine neonato, e che nessuno pensa certo di rianimare un neonato che non è maturo per sopravvivere; ma dobbiamo chiarire qualcosa a proposito dell’innata paura verso il termine “feto”. Purtroppo chiamando feto il neonato sembra che si intervenga su un “essere” estraneo, perché associamo la parola feto con qualcosa di confuso e “altro”.
“Feto” è una parola fragile. La usiamo per convenzione, ma proviamo a riflettere su tre punti e molte cose si chiariranno:
1) Lo chiamiamo feto un minuto prima del parto e bambino un minuto dopo. Cosa è cambiato? Sul piano fisico quasi nulla.
E’ arrivata la luce agli occhi ed è entrata l’aria nei polmoni. Si è chiuso (e non sempre) un canale tra aorta e arteria polmonare e poco più. Non sono cambiamenti sostanziali: anche prima di nascere il bambino si succhiava il pollice, poteva sentire il
dolore, aveva memoria, sentiva le voci, gli/le batteva il cuore. Su questo si può trovare ampia documentazione scientifica. Certo: ora l’ossigeno arriva dall’aria e non dal cordone ombelicale… ma sono differenze strutturali, non di sostanza.
2) Ma da dove viene la parola “feto”? In realtà la distinzione tra “feto” (prima di nascere) e “bambino” (dopo il parto) è recente.
Il termine “feto” deriva da una radice indoeuropea che significa “succhiare”, e la parola “fetus”  in epoca romana significava “frutto”  oppure “progenie” (Catullo indicava come “dulces musarum fetus” i figli delle muse, cioè le poesie).  Insomma, i romani non avevano un termine per indicare il bambino nascituro… perché sapevano bene che era un “puer”: già in epoca romana il bambino non ancora nato poteva ereditare e la lex Cesarea istituì il diritto del figlio di nascere anche per via operatoria (da qui il termine “parto cesareo”) se la madre stava per morire. Questa coscienza della continuità della vita  proseguì nel tempo e appare chiara anche dai famosi disegni di Leonardo da Vinci che mostrano il bambino prenatale, e ne illustrano l’inequivocabile umanità, associandovi la parola “putto”, cioè “bimbo”.
Eppure ad un certo punto della storia, si è verificata questa cesura, che ha un peso che va ben oltre lo scopo “descrittivo”: qualcuno ha usato un termine che fino ad allora era un sinonimo di “figlio” (“feto”, appunto) per indicare qualcosa che, nella sua idea, figlio non è ancora.
 I termini “bambino”, “adolescente”, “anziano”, “adulto” descrivono gli stadi di sviluppo di qualcuno che tutti riconosciamo come “persona”; invece il termine “feto” serve a denotare un minor livello di diritti. Sottolinea questa spersonalizzazione del termine il fatto che il termine “feto” non abbia un corrispettivo femminile: è una forma “neutra”, che come tale non ha la caratterizzazione sessuale che è la principale caratteristica della persona.
3) D’altronde anche il termine “embrione” dovrebbe veder riparata la stessa ingiustizia, dato che più che una parola è una specie di aggettivo che vuol dire “che fiorisce dentro” (en- br?ein), il cui soggetto, evidentemente è “il bambino”, ed ha la stessa origine della parola “brio”, che esprime, come tutti sanno “vita ed esuberanza”: altro che “umano in progetto” o “diritto dei genitori”.
Ma perché dobbiamo usare per il bambino prenatale un termine dirottato dal suo significato originario? Forse perché tutti noi usiamo termini stigmatizzanti per indicare qualcuno che “non è dei nostri”. E’ un fenomeno dell’antilinguaggio –spesso inconscio-, come lo definiva Orwell: un bambino è un bambino, ma se lo chiamiamo feto…
Lasciamo il termine feto ai ricordi del secolo scorso! Può forse servire in qualche discussione nostalgica, ma deve ritornare la nostra lingua ad usare i termini giusti. Lasciamo la nostra vista e il nostro cervello concordino sull’evidenza e iniziamo a chiamare i bambini per quello che sono… semplicemente bambini, anche se sono piccolissimi, nascosti nell’utero, talora malati: la scienza non serve a questo?
E impariamo a discutere su come curarli – prima e dopo la nascita -, su come soccorrerli e far progredire la ricerca scientifica nel loro esclusivo interesse, invece di passare il tempo a discutere se far venir meno il nostro obbligo di assistere chiunque.
I bambini e le loro famiglie ce ne saranno grati.
Carlo Bellieni-L'Occidentale
Il primo passo per portare avanti un "genocidio" é spersonalizzare le vittime, la storia ce lo insegna bene.
Il "diritto all'aborto" ha fatto questo, ha spersonalizzato il bambino, così é più facile liberarsene in nome del proprio egoismo: il "diritto" a non stravolgere la propria vita davanti ad una gravidanza indesiderata, il "diritto" ad un figlio sano, altri non sono che il "diritto" del più forte a scapito del più debole.
E se non é egoismo questo, cos'altro lo é?
Almeno il coraggio di non nascondersi dietro i termini.
Le donne che abortiscono soffrono, ma ai bambini, che quell'aborto lo subiscono, viene rubato il diritto alla vita.
Orpheus


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10 gennaio 2008

Israele e l'amore per la vita

 
Sarà perchè gli israeliani si alzano tutte le mattine, senza sapere se vedranno il sole tramontare, se riabbracceranno i loro cari, se la loro casa, la loro scuola, il loro negozio non finirà in pezzi e calcinacci, sarà perchè hanno visto sangue e brandelli di corpo umano, per la strada, fra i rottami di un bus, fra le macerie di una discoteca, di un mercato, di un ristorante...sarà perchè conoscono molto da vicino la morte e ci convivono ogni istante della loro vita, con coraggio, speranza e fede. Sarà per tutto questo che amano e rispettano profondamente la vita. 
Da Gerusalemme arriva quindi il si alla moratoria per l'aborto dall'associazione pro-life "Efrat" del medico chirurgo Eli Schussheim, un eroe in Israele. Sedicilima bambini sono nati grazie a lui, e nessuna delle madri si é MAI pentita di aver fatto nascere il proprio bambino.
Il pentimento, il rimpianto e i rimorsi sono appannaggio solo di quelle donne che hanno deciso di spegnere il "soffio della vita" che portavano in grembo.
Il dottor Schussheim dirige da vent’anni la più grande organizzazione antiabortista. 
Quando il faraone ordinò l’uccisione di tutti i nuovi nati ebrei, disse alle levatrici: "se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere”. Le levatrici disubbidirono e lasciarono vivere i bambini. Una di loro, Miriam, sorella di Mosè, acquisì così il nome di Efrat, che risale all’espressione ebraica “pru u’revu”, il precetto “siate fecondi e moltiplicatevi”.
“Efrat svolge lo stesso ruolo in Israele che ebbe Miriam in Egitto” dice Schussheim, arrivato in Israele nel 1964, anno in cui iniziò la sua battaglia contro l'aborto tramite un' organizzazione che aiutasse le donne a tenere i loro figli.
"Molte madri sono state convinte dalla nostra organizzazione a non abortire -afferma il dottor Schussheim-  nessuna di loro oggi si pente di averli salvati da un aborto che sembrava inevitabile. Abbiamo aiutato a far nascere 16 mila bambini”.
Sedicimila bambini che sono stati un "grumo di cellule"...
Orpheus

3 gennaio 2008

Aborto un nodo gordiano

 
Ultimamente il tema dell’aborto è tornato in gran auge, prima Giuliano Ferrara ha lanciato la proposta di una moratoria Onu per l’aborto, poi  Sandro Bondi ha presentato una mozione parlamentare per rivedere le linee guida della legge 194.
I contesti che riguardano tali richieste sono profondamente diversi e meritano un serio approfondimento, ma come di consuetudine la sinistra ha risposto con la solita fuffa finto femminista-progressista fatta di slogan banali e anacronistici e con le immancabili invettive contro il Vaticano, reo nella persona del Cardinal Ruini di voler riportare il paese al tempo della mammane a sentir loro. Mentono ben sapendo di mentire.
Il Cardinal Ruini nelle sue dichiarazioni rilasciate prima dell'annuncio di Bondi chiede di “applicare integralmente la legge sull'aborto”, anche in quelle parti che davvero possono essere di difesa della vita”. Quindi propone di “aggiornarla al progresso scientifico che ad esempio ha fatto fare grandi passi avanti alla sopravvivenza dei bambini prematuri”. Un adeguamento dei termini della legge alle nuove tecnologie mediche e diagnostiche, insomma, non una revisione dei "diritti" in essa contenuti. Lo stesso titolo che l'Osservatore Romano del 2-3 gennaio ha dato all'articolo sulle parole di Ruini parla chiarissimo: "Per il cardinale Ruini occorre applicare la legge sull'aborto", APPLICARE la legge, non riscriverla o cancellarla. 
Ma nell’intorbidare le acque la sinistra è maestra soprattutto quando non vuol far scoprire certi altarini, ergo lo snaturamento intenzionale della 194 che ha portato all’aborto facile, veloce, gratuito e spesso, usato come “metodo anticoncezionale”, complice anche lo svilimento dell’embrione paragonato nella migliore delle ipotesi a un grumo di cellule.
A questo punto e con i progressi nel campo della pianificazione familiare, a mio parere, una legge sull’aborto dovrebbe essere rivista e resa molto più restrittiva. Non siamo più ai tempi di mia nonna, dove l’ignoranza causava gravidanze indesiderate, ora chi rimane incinta “per sbaglio” agisce con imperdonabile superficialità ed è giusto che affronti le conseguenze della sua balordaggine. Troppo comodo far pagare il conto dei propri sbagli ad un innocente.

Per ciò che concerne la moratoria Onu, il discorso è ancora più complesso e importante. In molti paesi l’aborto viene praticato sistematicamente a scopo selettivo con derive razziste e sessiste. Ergo la profonda ignoranza di quei popoli, fa si che le donne che hanno in grembo un feto femminile, decidano (o siano obbligate dal marito) ad abortirlo, per riprovare ad avere un maschio.
Una pratica orrenda e indegna, che ancor più gravemente della pena di morte, toglie il diritto alla vita a esseri umani indifesi e incolpevoli solo a causa del proprio sesso.
Risultato mancano all’appello demografico circa duecento milioni di bambine, nella sola Asia.
Oltre alla questione morale, presto sorgerà una pesante questione pratica: come faranno i milioni di uomini a trovare una compagna, una moglie, se le donne scarseggeranno? A chi e dove si rivolgeranno? Non finiranno per emigrare in massa verso paesi dove la popolazione femminile è più alta, con conseguenti possibili conflitti con gli autoctoni?
Quindi la richiesta di una moratoria non è poi così balzana come tanti dicono. L’aborto dev’essere l’ultima spiaggia e non un escamotage per mettere una toppa alla propria superficialità e men che meno, per avere un figlio che corrisponda ai diktat sociali.
Orpheus



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2 dicembre 2007

Il Papa contro l'Onu: impone valori che calpestano la vita


 Il copione è già scritto. Le cose dette ieri da Joseph Ratzinger appariranno sulla gran parte dei giornali di oggi come l'ennesima puntata della crociata del papa: "contro" le Nazioni unite, "contro" il relativismo, insomma "contro" tutto quello che sembra essere un giusto e inevitabile progredire della storia e delle relazioni tra gli uomini. Utile a mantenere viva l'immagine di un pontefice oscurantista, che i più furbi insistono a contrapporre a un Karol Wojtyla "illuminato" e quasi "progressista" (Fausto Bertinotti riuscì a definire Giovanni Paolo II «il primo papa no global della storia», mentre il quotidiano del suo partito, Liberazione, paragona l'attuale pontificato all'«islam estremo»).
Un Ratzinger che piace dipingere impegnato in una dura battaglia di retroguardia, destinata comunque ad essere persa. Peccato, perché quella proseguita ieri da Benedetto XVI non è una sfida "contro", ma una sfida "per" qualcosa. Per il rispetto della vita umana e per la difesa della libertà di religione, che in teoria dovrebbero stare a cuore anche al di fuori delle mura vaticane. Parlando davanti al forum delle organizzazioni non governative di ispirazione cattolica, Ratzinger ha denunciato che «spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica che pare ritenere, come unica garanzia di una convivenza pacifica tra i popoli, il negare cittadinanza alla verità sull'uomo e sulla sua dignità». Quindi ha invitato i partecipanti ad opporre a questo relativismo «la grande creatività della verità circa l'innata dignità dell'uomo e dei diritti che ne conseguono». Quello dei diritti «innati» non è un tema nuovo né per Ratzinger, né nei rapporti tra la Chiesa di Roma e le grandi organizzazioni internazionali. E, come sempre accade con questo pontefice, le sue parole "alte" hanno implicazioni molto concrete.
Il ruolo dell'Onu ha iniziato a sovrapporsi a quello della Chiesa cattolica nel 1948, quando l'assemblea generale delle Nazioni unite emanò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Un documento che la Chiesa dapprima ha appoggiato, anche perché basato su una definizione forte di questi diritti. All'articolo 18 della dichiarazione, ad esempio, è stabilito il diritto dell'individuo a «cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione».
L'enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII, nel 1963, e la costituzione pastorale Gaudium et Spes di Paolo VI, nel 1965, sanciscono che la difesa dei diritti dell'uomo è parte del ministero dei vescovi. Questa coincidenza di intenti, però, dura poco. Ben presto le organizzazioni internazionali cambiano la definizione di diritti dell'uomo. Da un lato questa si restringe, lasciando scoperti diritti che la Chiesa ritiene fondamentali, come quello a cambiare religione. Dall'altro si allarga, andando a coprire una serie di «diritti riproduttivi» che si traducono nel riconoscimento dell'aborto come diritto inviolabile della donna e, talvolta, nell'appoggio esplicito a politiche demografiche condotte a colpi di aborti forzati. Un primo segnale arriva nel 1966, quando l'assemblea dell'Onu, di fatto, sostituisce la dichiarazione dei diritti dell'uomo con due "patti internazionali", che entrano in vigore dieci anni dopo. Il diritto di «cambiare religione» è scomparso, sostituito da un assai più flebile diritto «di avere o di adottare una religione». La nuova formulazione serve ad essere accettata da tutti quei paesi islamici nei quali l'apostasia è punita con la morte. Allo stesso tempo, l'insegnamento della religione è consentito solo se esercitato in modo neutrale, cioè presentando tutte le religioni come equivalenti. Disposizione peraltro inapplicabile ai paesi musulmani, perché lì nulla impedisce che le leggi dello Stato si confondano con la sharia. Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia, nel loro libro "Contro il cristianesimo", sostengono che queste regole sembrano frutto di una «sorta di alleanza» tra i paesi islamici e i tanti paesi laici contrari a ogni forma di "missione" religiosa al loro interno.
L'Onu diventa così una sorta di tempio interreligioso, in cui tutte le fedi sono uguali. Anche le più strambe: al palazzo di vetro è facile trovare alti funzionari che non fanno mistero dei loro culti pagani e panteisti. E proprio il culto di Gea, la dea Terra minacciata dall'uomo, spiega parte delle smanie antinataliste e delle iniziative sul cosiddetto "effetto serra" adottate dall'Onu e dalle organizzazioni satellite. L'ossessione per il controllo delle nascite, da attuare a qualunque costo, è ormai quarantennale: l'Unfpa, l'agenzia creata nel 1969 dalle Nazioni unite per affrontare la questione demografica, per decenni ha finanziato le politiche con cui il governo cinese ha imposto l'aborto alle donne che avevano già avuto un figlio. La paura di Ratzinger dinanzi all'Onu, dunque, è quella che Fëdor Dostoevskij mette in bocca all'ateo Ivan Karamazov: «Se Dio non esiste, tutto è permesso». E la cosa strana non è che il papa sia sceso in polemica con le Nazioni unite. Ma è il fatto si senta solo lui difendere certi diritti. È il grande silenzio dei laici di oggi. È il fatto che in Occidente organismi e trattati internazionali garantiscano tutti i diritti imposti dall'agenda del politicamente corretto, ma non tutelino l'elementare diritto a cambiare la propria fede nei paesi in cui questo diritto non esiste. Quanto al tema dell'aborto e della difesa della vita, un santone laico come Norberto Bobbio aveva già spiegato che l'errore più grande sarebbe proprio quello di darlo in monopolio al Vaticano: «Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere».
Fausto Carioti-Libero
Questa dell'Onu sull'aborto é una delle tante politiche fallimentari quando non dannose portate avanti da questo "baraccone di parrucconi politically correct".
Un solo esempio basta per dimostrarlo, in India negli ultimi 20 anni sono state abortite
10 milioni di bambine. E oggi il problema é emerso in tutta la sua gravità. Idem per la Cina, dove la politica del figlio unico, fa prediligere il maschio, e anche qui le bambine vengono soppresse, dopo decenni di stermini si é presentato lo stesso problema, una società declinata al maschile. Troppi uomini per poche donne.
Uno squilibrio che potrebbe avere serie ripercussioni in futuro, ma intanto la cecità dell'Onu, ha di fatto promosso una drammatica discriminazione sessuale. La Chiesa considera “sacra ogni vita, maschile o femminile, dal suo inizio alla sua fine naturale” ed é quindi molto più rispettosa dei rispetto dei diritti umani, di quanto non lo sia l'Onu.
Quanto poi l'allineamento dell'Onu alle posizioni dell'islam più oscurantista, ogni commento é superfluo, ma é un buon indicatore di quanto inutile e a volte dannoso sia come organismo.
Orpheus 


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