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Orpheus

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


Avviso

 

In questo blog i commenti ai post
non saranno immediatamente visibili
ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
lasciare i commenti liberi a tutti.
 
 

bimbi
                    SCUDI UMANI

Avviso:
Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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9 novembre 2008

Distruggere il Tibet e chiamarlo progresso

 

Vi ricordate le espressioni di Massimo Troisi e Roberto Benigni in una delle ultime scene di Non ci resta che piangere, quando Leonardo da Vinci compare alla guida di una locomotiva?
Chi pensa che siano state le stesse del popolo tibetano alla vista della ferrovia e dei primi vagoni cinesi sulla traiettoria Pechino-Lhasa alzi la mano.

Perché ciò che accadde nel 2006 purtroppo non è stata una commedia surreale, ma il culmine della tragedia che il Tibet vive dai tempi dell’occupazione comunista cinese. Anno 1950.
Un viaggio nel tempo, che in poco più di mezzo secolo ha visto pianificare scientificamente la “liberazione” di un territorio e di un popolo. Condotta estirpando la millenaria cultura monastica tibetana, distruggendo tradizioni artistiche e spirituali, violentando e massacrando individui e comunità, spazzando via i delicati meccanismi su cui si reggeva il sistema economico preesistente. In nome delle uniche religioni ammesse agli altari votivi dalla satrapia cinese: il comunismo e Mammona.

Nel suo ultimo libro Il grande treno, edito per i tipi di Longanesi, Abrahm Lustagrten, attraverso le vicende che hanno riguardato la costruzione della ferrovia Pechino-Lhasa, inaugurata nel 2006 ma progettata fin dai tempi del “Grande balzo in avanti” maoista, racconta lo scorcio di storia asiatica che ha coinvolto Cina e Tibet in una delle pagine più drammatiche delle relazioni tra due popoli. Giornalista e reporter americano, Lustagrten ha viaggiato dalla Cina al Tibet per scoprire attraverso racconti e testimonianze le sensazioni, i progetti, le miserie di chi ha vissuto e sta vivendo la cancellazione identitaria e il soffocamento culturale del proprio popolo. E della propria anima.

L’abilità di Lustgarten sta nell’aver dato vita a un romanzo-reportage con le lenti distaccate dell’osservatore informato dei fatti, ciò che gli ha consentito di indagare anche le ragioni di chi in quei progetti aveva creduto fermamente e sinceramente (come molti funzionari di partito), con la convinzione che questa fosse la soluzione per lo sviluppo del popolo tibetano e la sua uscita definitiva dallo stato di povertà nel quale versava. Senza che nessuno si fosse chiesto – d’altronde come aspettarselo da una dittatura sanguinaria, che già aveva macellato la cultura e la filosofia cinesi e ricoperto di malversazioni e cemento la vecchia Cina urbana e rurale – cosa ne pensassero a Lhasa.
Dove oggi, anche grazie alla ferrovia, che in due giorni trasporta da Pechino migliaia di colonizzatori, uomini d’affari e faccendieri, è stato sfigurato il quartiere storico di Barkhor, con l’avvento di alberghi luccicanti e bar americanizzanti, di negozi di cineserie al posto delle botteghe tradizionali, di case di prostituzione in cui esercitano donne cinesi e tibetane, non avendo più, queste ultime, altre forme di sostentamento. Dove oggi le campagne sono state spopolate e sostituite da cantieri in cui trovano lavoro solo i cinesi Han, l’inquinamento ha raggiunto livelli notevoli e le malattie alimentari hanno iniziato a diffondersi con insolita rapidità tra gli allevamenti.

Sviluppo, progresso. Membrane ideologiche sapientemente utilizzate dalla propaganda del Partito comunista cinese per coprire interessi geopolitici e geoeconomici. Perché il Tibet è ricco di risorse minerarie, tra cui gas, rame, oro e petrolio. Perché il Tibet costituisce un bacino di approvvigionamento di acqua potenzialmente infinito per un paese immenso, che cresce a ritmi ineguagliabili e succhia risorse da ogni parte del pianeta per sostenere la propria industrializzazione. Perché il Tibet è la periferia dell’impero, al crocevia con India e Pakistan, che non poteva certo essere lasciata scoperta in un mondo globalizzato, ma dove i vicini di frontiera diventano presto scomodi.

Sviluppismo e progressismo. Due ideologie senza valori e senza idee, che hanno contaminato l’Occidente ben prima delle remote periferie d’Asia, e che rischiano ora di tramutarsi da ideologie in barbarie. Anzi, per molti aspetti lo sono già.
Da l'Occidentale
Finite le olimpiadi, è calata una cortina di silenzio sulla tragedia tibetana, ma il genocidio di quel popolo continua, indisturbato sotto gli occhi del mondo "civilizzato" che con la Cina fa "business"...questo libro lo ricorda.
Orpheus 


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22 giugno 2008

La Cina non solo e vicina, ma ci alita sul collo: Il “Lingotto” chiede scusa per lo spot con Richard Gere

 L'attore Richard Gere nello spot della nuova Lancia Delta

Ieri la Fiat ha diffuso un comunicato di scuse per la pubblicità della Lancia Delta, che ha come testimonial Richard Gere e che ha provocato l’irritazione di Pechino.
Il perché è presto detto:lo spot è una sorta di “poesia” politica che parla di valori umani condivisi. Diretto da Harald Zwart, lo spot mostra Richard Gere che guida da Hollywood… (ahi noi) fino al Tibet per lasciare l'impronta delle mani, come ha fatto nella celebre “Walk of Fame”, anche nelle immacolate nevi tibetane.
Gere percorre una strada che lascia alle spalle le luci di Los Angeles e che lo porta, attraverso un viaggio spirituale, a Lhasa, la capitale del Tibet. Arriva alla guida della sua Delta in un villaggio dove un gruppo di piccoli monaci tibetani lo accoglie. Insieme ad uno di questi piccoli monaci, posa le mani sulla neve, lasciando le impronte vicine, a mostrare una comunione di sentimenti, preannunciata dallo scambio di un sorriso complice.
Tanto è bastato per provocare le critiche cinesi e il conseguente comunicato con il quale, il Lingotto si è affrettato a sottolineare, che le scelte di Gere e del tema “non hanno mai avuto nulla che fare con ragioni politiche o con l’intenzione della Fiat d’interferire con il sistema politico interno di nessun paese, tanto meno nei confronti della Repubblica popolare cinese”.Nel caso in cui la pubblicità della Lancia Delta possa aver dato origine a fraintendimenti circa una consolidata posizione di neutralità dell'azienda, si legge ancora nella nota, il Gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al Governo della Repubblica Popolare Cinese e al popolo cinese.
Siamo arrivati a questo punto, a scusarci per una pubblicità.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 22/6/2008 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

19 giugno 2008

Mille tibetani in carcere senza prove

 
Oltre mille attivisti tibetani, arrestati dalla polizia cinese durante le proteste dello scorso marzo, sono scomparsi nel nulla. Lo denuncia Amnesty International, che chiede a Pechino di “fare luce sull’accaduto” durante il passaggio della torcia olimpica a Lhasa, previsto per il prossimo 21 giugno.

 In un rapporto pubblicato ieri, il gruppo parla di testimonianze di torture e privazioni nelle carceri tibetane per i manifestanti di marzo. Nel corso degli scontri, iniziati il 10, sono morte decine di persone, ma tuttora è impossibile conoscere la cifra esatta: la Cina parla di 19 civili cinesi uccisi dai dimostranti, mentre il governo tibetano in esilio sostiene di avere le prove di almeno 100 omicidi compiuti dalla polizia.
 Sam Zarifi, presidente della sezione Asia di Amnesty, denuncia: “Dal Tibet arrivano notizie di detenzioni arbitrarie ed abusi contro i detenuti. Con l’ingresso della torcia nella regione, è auspicabile che venga fatta luce su tutta questa storia. Questa è una richiesta al governo cinese: dia informazioni sui detenuti, e spieghi perché sono in carcere”.
 Nel rapporto si legge infatti che “molte centinaia, forse migliaia di persone languono in carcere senza che il governo ammetta pubblicamente il loro arresto, le accuse che gli vengono rivolte ed il loro stato di salute”. In conclusione, Amnesty chiede a Pechino di “mettere formalmente i manifestanti in stato di accusa, se vi sono le motivazioni. Altrimenti, devono essere rilasciati immediatamente”.
DaAsiaNews
Purtroppo la vicenda tibetana é stata messa nel dimenticatoio, perchè infondo fa comodo un po' a tutti, meno se ne parla e più si allontana il pericolo del boicottaggio, questo é vantaggioso per la Cina, ma non solo.
Eppure i soprusi e le violazioni dei diritti umani, sono ancora all'ordine del giorno e la comunità internazionale, dovrebbe fare qualcosa di più che  promuovere "marcette" in maglietta rossa, con su scritto siamo tutti tibetani.
Rimango dell'idea, che le Olimpiadi andrebbero boicottate, capisco che per gli atleti sarebbe un grave danno, ma migliaia di tibetani perdono molto di più, che non quattro anni di allenamenti.
Perdono la vita, la libertà e la speranza di un futuro per la loro nazione.
Orpheus 


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permalink | inviato da Orpheus il 19/6/2008 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

29 aprile 2008

Iniziano le purghe cinesi contro la “cricca” del Dalai Lama

 
Diciassette persone della “cricca” del “pericoloso terrorista e separatista” Dalai Lama, come viene raffigurato dai media cinesi, sono state condannate da tre anni all’ergastolo, per le proteste di marzo nella capitale Lhasa.
Tra i condannati all’ergastolo anche il monaco Basang, accusato di avere guidato una decina di persone, tra cui 5 altri monaci (per loro condanne tra 15 e 20 anni) nella devastazione di uffici pubblici e negozi e nell’aggressione di un poliziotto.
La Cina non ha indicato quanti altri “pericolosi monaci terroristi” armati di rosario e del loro incredibile coraggio, siano in attesa di processo, gli esuli del Paese parlano di centinaia di detenuti.
Il tutto in un Tibet ancora blindato ai giornalisti e ai visitatori esteri, e dove è in corso una “campagna educativa”, che chiede ai monaci una formale abiura contro il Dalai Lama e l’accettazione del Panchen Lama “scelto” dal regime cinese (quello indicato secondo la tradizione dal Dalai Lama è “scomparso” dal 1995).
Pechino non ancora soddisfatta dal pugno di ferro usato in piazza, contro centinaia di monaci indifesi, inizia la persecuzione nei “tribunali” a porte chiuse, con prove inesistenti e con confessioni (se ci sono) estorte con la tortura.
Se la comunità internazionale non si sveglierà prima che la situazione degeneri, le vittime della “giustizia” cinese saranno centinaia di migliaia e poche sopravvivranno ai trattamenti disumani dei “campi di rieducazione” comunisti.
Come è già successo in Cambogia, dove i khmer rossi hanno trucidato 1.700.000 persone (circa, la cifra esatta non è conosciuta) accusate di “sabotaggio”, fra cui vietnamiti, cristiani cambogiani, musulmani e monaci buddisti. Ma nessun cinese, visto che la Cina aveva rapporti diplomatici con i Khmer.
L’opinione pubblica, dal canto suo deve tenere i riflettori accesi sulla vicenda tibetana, altrimenti la Cina calerà la sua mannaia sul Tibet e sarà un terribile bagno di sangue, che macchierà anche le nostre linde coscienze.
Orpheus


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12 aprile 2008

Ma dove sono i pacifisti?

 
È un bel po' di tempo che va avanti il dramma delle popolazioni tibetane, oppresse dal governo comunista cinese perché rivendicano a gran voce - e pacificamente - il loro diritto all'autonomia. Quello tibetano è un popolo fiero e nobile, che l'imperialismo comunista vuole tenere schiacciato sotto il peso del suo autoritarismo. E' curioso parlare di imperialismo applicando il termine ad un regime comunista, dato che il pensiero politicamente corretto impostoci da decenni di egemonia marxista sulla cultura italiana prevede che la categoria della violenza imperiale vada utilizzata solo per marchiare a fuoco l'odiata America. Ma la realtà è questa, con buona pace di chi manipola la storia per mestiere: l'arroganza imperialista è tipica dei regimi totalitari, e quello cinese è ancora un esempio di totalitarismo, anche se ormai «contaminato» dal germe capitalista giusto per scongiurare un inevitabile ed ignominioso crollo, come accadde all'Unione Sovietica. La facciata appare un po' diversa ma i metodi dell'intolleranza e del terrore sono sempre quelli, in piena sintonia con il clima della famigerata rivoluzione culturale.
Violenza, terrore, deportazioni e omicidi: tutte abitudini storiche del comunismo. In séguito a queste tristi vicende perfino molti leaders politici si sono espressi per un boicottaggio almeno parziale delle prossime Olimpiadi di Pechino (non presenziare alla cerimonia di apertura, per esempio); la gente, lungo le strade percorse dalla fiaccola olimpica che sta facendo il giro del mondo, manifesta contro la repressione cinese. È gente comune, è gente mossa dallo sdegno, dalla rabbia per intollerabili soprusi. Il Dalai Lama stesso non chiede l'indipendenza per il Tibet ma soltanto una forma di autonomia, che dovrebbe prevedere la libertà religiosa: diritti sacrosanti di ogni popolo sulla faccia della Terra. Ma il regime comunista cinese, come prevede il copione ideologico, reprime nel sangue e nella paura l'anelito alla libertà delle anime: non c'era da aspettarsi di meno, secondo questa terribile coerenza.
In tutta questa vicenda spicca un'assenza imbarazzante; e gli unici a non sembrare imbarazzati sono proprio gli assenti. Ma dove sono i pacifisti? Quelli che con le loro ipocrite bandiere arcobaleno fingevano di stare con i deboli, con gli oppressi, con gli invasi, con le vittime, quando si trattava della guerra in Iraq?
Sembrano spariti nel nulla: nessuna bandierina iridata, nessuna parolina buona, nessun atteggiamento sdegnato verso gli oppressori di adesso. La spiegazione è semplice: perché i carnefici di ora non sono gli Americani, da dipingere sempre come il diavolo in persona; i carnefici sono i compagni cinesi, e non si può sparare contro casa propria. I monaci morti non valgono forse quanto i bambini iracheni colpiti dalle bombe? Non valgono forse quanto i morti americani sotto le Twin Towers? O quanto quelli che morirono nei vagoni delle stazioni di Madrid o della metropolitana di Londra? No, per i pacifinti no. Per loro ci sono morti di serie A e di serie B; e quelli di serie B sono quelli politicamente scomodi, quelli che non si possono sfruttare in chiave antiamericana. Perciò chi se ne frega dei monaci uccisi o gettati in carcere? Meglio il silenzio, quando non si può gridare «Yankee go home!».
Ipocrisia? Sì, e della peggiore specie. In occasioni come queste esce fuori la vera sostanza bugiarda del pacifismo ideologico. Gli italiani saranno così grulli da prestargli ancora credito? Qualcuno forse sì: ma la verità parla con l'evidenza dei fatti storici, e questa colpevole assenza del movimento pacifondaio è un fatto storico. Quelli che dovrebbero dar voce ai diritti degli oppressi latitano colpevolmente: i fatti parlano da soli.
Da Ragion Politica
Settanta fra manifestazioni, girotondi e cavolate affini per protestare contro la guerra in Iraq. Con Gino Strada e compagnucci sempre in prima fila.
Dove sono adesso?
Bella domanda, nelle fogne dalle quali fuoriescono solo quando possono vomitare odio contro gli Usa.
E lo chiamano pacifismo...
Orpheus


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11 aprile 2008

L'appello della vergogna: contro i monaci tibetani che danno la caccia ai cinesi...

 
Gli intellettuali di sinistra italiani, quelli così radical e così chic, ma dalla mente ammuffita, hanno la “bella” abitudine di abbracciare le ragioni dei macellai, non di animali, perché si sa, loro sono sensibili animalisti, ma di esseri umani.
Terroristi, dittatori sanguinari, sgozza-ostaggi, sono tutti nelle loro grazie e puntualmente, spunta un appello ignominioso a favore di un “degno” rappresentante delle categorie, o di una causa altrettanto “degna” delle loro attenzioni.
La rivolta tibetana non poteva quindi non finire per essere presa di mira, ma naturalmente secondo l’ottica del pensiero debole e del pregiudizio di ferro di certe “menti” comuniste.
Il solito parruccone universitario, tal Domenico Losurdo, storico dell'Università di Urbino e fan di Rifondazione comunista (che evidentemente accoglie tutti i beoti dell’universo) ha lanciato un appello via internet a favore dei diritti dei governanti di Pechino, a suo dire, “sotto attacco dell'Occidente”: una “campagna anti cinese dai connotati razzisti” (sic!!!).
Il messaggio è ciò che di più divertente poteva partorire la fervida immaginazione comunista, se non ci fossero di mezzo le terribili sofferenze e ingiustizie che da oltre mezzo secolo patisce il popolo tibetano.
La tesi, talmente grottesca da provocare ilarità, è che “i monaci del Tibet vogliono invadere la Cina” e in Tibet c'è una caccia ai cinesi, “finita con donne, vecchi e bambini dati alle fiamme”.
Tutto il resto è invenzione della stampa internazionale, “quella europea in particolare”, impegnata a proseguire “il piano imperialista contro Pechino e la guerra dell'Oppio”.

Primo e per ora unico firmatario del balordo appello è il “filosofo” Gianni Vattimo, ma scommetto che presto si accoderanno altre “illustri” firme (vedi Hack, sempre in prima fila quando c’è da firmare appelli-porcate).
Vattimo non si è limitato, però, a firmare solo l’appello, ha “inzaccherato” il video, con le sue oltraggiose tesi (la solita Rai) e imperversato sulle ormai oscene pagine del CdS, che dopo aver messo al bando ogni pudore e senso del ridicolo, pubblica qualsiasi nefandezza, provenga da sinistra.
Lo spunto della “campagna anticinese”, infatti è servito da rampa di lancio, a Vattimo per tirare fuori il solito piano imperialista inglese, questa volta contro la Cina, e accusare l'informazione mondiale di essere asservita al Dalai Lama. Ragion per cui  in collaborazione con il rifondarolo di Urbino si é proposto di ristabilire la verità sui fatti di Lhasa e di difendere la Cina dall'assalto occidentale.
Povera Cina, mi si stringe il cuore.
A dar man forte alle eccelse menti comuniste, si è aggiunto anche Franco Cardini (eccelsa mente di destra, putroppo) sull’Eco di Bergamo, che ha elaborato un “polpettone” alla Ken Follet, per arrivare ad incolpare i soliti Usa, di questa campagna anticinese dai connotati razzisti e blablabla...
Insomma deliri, da mentecatti.

Ho un’unica domanda perché in Italia gente come Vattimo viene riverita e mandata in TV a oltraggiare un popolo e la sua immane tragedia, con deliri degni di un reparto neurologico e quel poveraccio di Ferrara rischia il linciaggio e s’acchiappa uova marce e insulti quando esprime il suo pensiero? Mi sa che c'è libertà e libertà...o no?
Orpheus


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1 aprile 2008

Chapeau!!!!

 
Bhaichung Bhutia non porterà la torcia olimpica durante il passaggio in India, per protestare contro l’uso della violenza da parte delle autorità cinesi in Tibet. ù
È il secondo atleta a mandare un segnale a Pechino.
Vuoi vedere che saranno gli atleti a stigmatizzare  l'arroganza e la violenza dei cinesi nei confronti del Tibet?
Sarebbe una bella lezione per quei governanti che non sono andati oltre a qualche vaga protesta di rito.
Orpheus



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31 marzo 2008

Il sens of humor di Hu Jintao

 
Devo ammettere che Hu Jintao, il despota cinese, ha "sens of humor" perché lui se la ride, alle spalle di tutti: dei tibetani che continuano ad essere massacrati da 57 anni, dei governi che fanno finta di minacciare, delle organizzazioni per i diritti umani che strepitano al vento...
Dopo l'infame lettera ai vip della terra, dove magnifica tutto quello che Pechino ha fatto per il Tibet,  ha acceso la fiaccola olimpica in Piazza 
TIENANMEN, la piazza del massacro.
Una piazza dove il 4 Giugno 1989, migliaia di giovani furono sterminati perchè colpevoli di chiedere libertà. Le stime esatte non sono mai state rivelate dal governo cinese, abituato a fare i propri comodi, 3.000, 7.000, 12.000, a cui vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari" e reati simili ...
Chissà quanti giovani sono stati trucidati in Piazza Tienanmen, intrisa del sangue di migliaia d'innocenti, simbolo nell'immaginario collettivo di oppressione, violenza, morte e scelta da Hu Jintao per riaccendere  la torcia olimpica, simbolo di Pace e Fratellanza fra i popoli. 
Ed é per questo che dico che ha "sens of Humor" e arroganza da vendere , i governi occidentali con la loro codardia glieli permettono entrambi.
Orpheus

29 marzo 2008

La Cina ha già il suo oro olimpico per la maestosità della sua faccia di bronzo

 
Di seguto la lettera del presidente cinese Hu Jintao a Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi e altri, fattami pervenire da  Cittadino Perplesso...il mio commento questa volta l'ho messo all'inizio ed é condensato nell'immagine qui sopra.
“Ritengo di grande importanza che i leader che influenzano l’opinione pubblica, come voi siete, conoscano la verità sul Tibet.
L’antica città di Lhasa è ricoperta da decorazioni di gala con bandiere rosse al vento nella piazza Potala e il fiume Yarlung Zambo gorgoglia deliziosamente. (ha detto giusto gorgoglia del sangue dei monaci NdO)
Noi membri della delegazione del Governo Centrale, insieme ai quadri e alla gente di tutti i gruppi etnici tibetani, stiamo tenendo questa grande celebrazione per rimarcare il 57 anniversario della pacifica liberazione del Tibet con gioia e esultanza. (e panzer, fucili, carneficine, pezzi di monaci vari N.d.O)
57 anni fa, il Comitato Centrale CPC e il compagno Mao Zedong, avendo correttamente valutato la situazione, hanno preso una previdente, risoluta e significativa decisione politica di liberare pacificamente il Tibet. (infatti hanno liberato migliaia di tibetani dalla "fatica di vivere" N.d.O)
Il Governo Centrale del Popolo e il precedente Governo locale del Tibet firmarono l’ “Accordo sulle Misure per una Pacifica Liberazione del Tibet”. La liberazione pacifica del Tibet (sempre con panzer e mitragliatrici N.d.O) è stata uno degli eventi più importanti nella Storia moderna della Cina e un punto di svolta epocale per lo sviluppo del Tibet. (che ingrati i tibetani N.d,O) 
Simbolizza che il Tibet, una volta per sempre, si è liberato dalla schiavitù dell’aggressione imperialista (questa é proprio buona!!!!! ci vuole coraggio a dirlo. Chapeau!!! N.d.O.) e che la grande unità della nazione Cinese e la sua grande volontà di riunificazione sono entrati in un nuovo periodo di sviluppo.
Ci ha introdotto in una nuova era in cui il Tibet passa dal buio alla luce (eterna N.dO), dall’arretratezza al progresso, dalla povertà all’abbondanza, dall’isolamento all’apertura.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto un balzo in avanti nello sviluppo storico di sistemi sociali per camminare nella via del socialismo. Con l’abolizione della servitù feudale, sotto la quale il popolo tibetano è stato a lungo soffocato e sfruttato, milioni di servi di allora, che non avevano neppure i minimi diritti umani, si sono ora alzati in piedi e sono diventati padroni delle loro vite. Oggi tutti i gruppi etnici godono pienamente dei diritti politici, economici, culturali e di altri ancora con un controllo completo del loro destino.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto sostanziali progressi nel suo sviluppo economico, e il tenore di vita della gente è migliorato significativamente. Attraverso riforme democratiche, trasformazioni socialiste e aperture, le forze sociali produttive del Tibet si sono emancipate e sviluppate senza precedenti.
Durante gli ultimi 57 anni, la civilizzazione spirituale socialista in Tibet è stata fermamente diffusa e la società si è sviluppata in ogni aspetto. Iniziative nell’educazione, scientifiche, tecnologiche, nella salute pubblica e altre di indirizzo sociale sono state sviluppate vigorosamente. Le popolazioni di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno in generale aumentato la consapevolezza politica,più alti standard etici e livelli scientifici e di educazione. La meravigliosa tradizionale cultura in Tibet non solo è stata protetta, ereditata e trasmessa, ma anche sostanziata per riflettere la nuova vita delle persone e andare incontro alle nuove richieste di sviluppo sociale.
Durante gli ultimi 57 anni, la solidarietà tra tutti i gruppi etnici in Tibet è stata costantemente rinforzata ed è stata mantenuta la stabilità sociale nel suo complesso.La libertà religiosa del popolo è stata pienamente rispettata e protetta. Tutti i gruppi etnici hanno lavorato in unità e hanno avuto successo nel mettere in luce le attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai e delle forze contrarie alla Cina, e così salvaguardando la stabilità in Tibet e l’unità nazionale e la sicurezza dello Stato.
Il corso di questi 57 anni di tempeste e vicissitudini ha portato alla luce una grande verità: soltanto sotto la guida del Partito Comunista Cinese, solo nell’abbraccio della madrepatria e solo mantenendo la via socialista con le caratteristiche cinesi, il Tibet può godere oggi della prosperità e del progresso e pensare a un domani persino migliore. Questa è la nostra più importante conclusione dopo 57 anni di sviluppo del Tibet e anche il principio fondamentale da seguire nella costruzione e nello sviluppo del Tibet nei giorni che verranno.
Il Tibet è una bella regione, riccamente dotata, della nostra grande madrepatria. La gente industriosa e di talento di tutti i gruppi etnici del Tibet ha, in un lungo storico sviluppo, dato contributi eccezionali alla creazione di una cultura gloriosa della nazione Cinese e di una civiltà multi etnica. Nell’ultimo mezzo secolo, in particolare, il popolo tibetano ha scritto brillanti capitoli nello sviluppo e nel progresso del Tibet e ha aggiunto nuova gloria alla grande famiglia della nostra madrepatria socialista.
Io sono orgoglioso di invitarvi personalmente a Pechino per i Giochi Olimpici. Sarà una grande opportunità per vedere insieme i progressi e lo sviluppo della Cina. Grazie.” ??? Hu Jintao
 
E io sarei orgogliosa di sputargli in un occhio.
Chissà perchè si ostinano a farsi ammazzare, visto le gioie e le delizie che gli ha propinato il regime comunista in questi 57 anni...
Orpheus


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18 marzo 2008

Boicottare le Olimpiadi senza se e senza ma...

Da Asia News le fotografie del massacro dei monaci inermi. 






Sono terribili queste fotografie. Ragazzi poco più che adolescenti massacrati. Ma bisogna guardarle, bisogna fare in modo che la gente le veda, perchè alla Cina venga finalmente presentanto il conto delle sue inumane violazioni dei diritti umani.
E non pensate, che solo i tibetani subiscono terribili repressioni.
A uomini, donne (anche incinte) e bambini dei Falun Gong é riservata la stessa sorte, torture a morte, campi di concentramento come quelli nazisti, carneficine quando osano protestare.
La differenza é che ben pochi conoscono i Falun Gong e le loro terribili sofferenze sono completamente o quasi ignorate.
Per i tibetani, per I Falung Gong, per i dissidenti, per gli schiavi dei Laogai, per tutti coloro che in Cina pagano con la vita un anelito di libertà, diciamo NO alle Olimpiadi. NO, NO, NO mille NO, milioni di NO. Quante sono state e sono le vittime del regime comunista.
Il mondo civile non può permettere queste barbarie.
Altrimenti é suo complice.
Orpheus


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17 marzo 2008

Testimonianza da Lhasa e indirizzi per chiedere di boicottare le Olimpiadi

 
The army has been out in force on the streets of Lhasa
The city is in complete shutdown. There is no atmosphere whatsoever
on the streets because there is a curfew and the streets are totally
deserted.
This evening we have heard a few sporadic blasts once every few
hours.
Right now, I'm looking at buildings that are burnt out. The city is
absolutely burnt to cinders. It's trashed.
Nobody is allowed to leave our hostel without a military or police
escort. I tried to leave the hostel three times. Each time I was
stopped by the military or the police who prevented me from even
going to the shop across the road.
Yesterday was calmer. Today, once again, people feel more on edge.
Earlier today, trucks were rolling down the street outside our hostel
bringing in thousands of troops.
The ultimatum set by the Chinese government for protesters to give
themselves up is due to expire tomorrow. That is going to be the day
that will decide a lot.
'Forcibly removed'
Our current hostel is in a safe area, in a kind of 'green zone' as
people are calling it. The worst of the violence was in the centre
and east of the city.
Some tourists who were in the east were forcibly removed from their
hotels and hostels. Police turned up today and tried to forcibly
remove all of us to a hotel further out west.
The sense is that we are not going to be allowed to walk the streets
and observe the carnage. During the violence police were confiscating
SIM cards from people's cameras.
The electricity in our hostel is out even though all the buildings
nearby have electricity. You sense that it might be because they know
tourists with cameras and email accounts are here and could contact
the outside world.
The manager of this hostel is very unhappy about the amount of
Westerners still here. They would rather we were all gone.
'Mass hysteria'
I can understand the fear.
Our major concern was being burnt because protesters were setting
fire to buildings
I was in a Chinese-run hostel at the height of the violence on Friday
and it was terror. People were hysterical. Property was completely
damaged. We were on the rooftop of the hostel and witnessed the
chaos.
We were looking out over Lhasa and the entire city was on fire.
As the unrest broke out the demonstrators were simply being contained
by the police. The protest seemed organised initially but it quickly
turned into an unruly mob ethic which targeted Chinese people and
businesses.
We watched as the crowd got closer to our own hostel.
Our hostel was largely occupied by Chinese people and they were panic-
stricken. They armed themselves with anything they could find; beer
bottles, meat cleavers. They started to break chairs and windows to
arm themselves.
There was mass hysteria.
Our major concern was being burnt because protesters were setting
fire to buildings. When they got to our building, we armed ourselves
with fire extinguishers.
The violence may have begun on Friday at 2pm but it felt like it had
been brewing for 50 years. It was frustration that had spilled over.
People had taken too much. That was the impression we got.
Tibetans wanted the world to know what they were doing.

Sommariamente, sembra che la città sia in fiamme, che molti edifici siano già in cenere. Gli stranieri sono stati spostati nella zona ovest, per sottrarli all'ira della gente (ovviamente, perché alloggiati in alberghi cinesi) ma anche per impedire loro di assistere alla carneficina. Inoltre, hanno sottratto loro le SIM per evitare che facciano filmini o foto con i telefonini e, negli alberghi dove sono stati alloggiati e confinati senza possibilità di uscirne (a meno di non essere accompagnati da una scorta e a seconda di dove intendano recarsi), hanno tolto la corrente, per evitare che comunichino con i rispettivi paesi d'origine.
Al momento c'è una calma spettrale e gli scontri sono finiti e la capitale è già in mano alle forze governative, e le autorità hanno dato l'ultimatum ai presunti responsabili, affinchè si consegnino entro domani, altrimenti seguiranno le feroci ritorsioni minacciate. Il testimone aggiunge che l'apparente "isteria di massa" è in realtà frutto dell'esasperazione di quel popolo che per cinquant'anni ne ha subite di tutti i colori, così come ne sta continuando a subire.

Ci vogliono cinque minuti per comporre un messaggio e inviarlo a
tutti questi indirizzi, manifestando il mio sdegno, e la precisa
volontà  di boicottare in ogni modo possibile i prossimi giochi olimpici. Per
favore, fatelo anche voi.
Sommergiamoli di email.!
General Office
+86-10-66699185
mishubu@beijing2008.cn <mailto:mishubu@beijing2008.cn>

Project Management
+86-10-66693119
zongti@beijing2008.cn <mailto:zongti@beijing2008.cn>

International Relations
+86-10-66693129
international@beijing2008.cn
<mailto:international@beijing2008.cn>

Sports
+86-10-66693139
sports@beijing2008.cn <mailto:sports@beijing2008.cn>

Media & Communications
+86-10-66693159
xuanchuan@beijing2008.cn <mailto:xuanchuan@beijing2008.cn>

Construction & Environment
+86-10-66693169
guihua@beijing2008.cn <mailto:guihua@beijing2008.cn>
environment@beijing2008.cn <mailto:environment@beijing2008.cn>

Marketing
+86-10-66693179
marketing@beijing2008.cn <mailto:marketing@beijing2008.cn>

Technology
+86-10-66693209
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Legal Affairs
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legal@beijing2008.cn <mailto:legal@beijing2008.cn>

Games Services
+86-10-66698119
gamesservices@beijing2008.cn
<mailto:gamesservices@beijing2008.cn>

Audit & Supervision
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jiancha@beijing2008.cn <mailto:jiancha@beijing2008.cn>

Human Resources
+86-10-66698139
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Finance
+86-10-66698159
caiwu@beijing2008.cn <mailto:caiwu@beijing2008.cn>

Cultural Activities
+86-10-66698189
wenhua@beijing2008.cn <mailto:wenhua@beijing2008.cn>

Security
+86-10-66698199
security@beijing2008.cn <mailto:security@beijing2008.cn>

Media Operations
+86-10-66698009
mediaoperations@beijing2008.cn
<mailto:mediaoperations@beijing2008.cn>

Venue Management
+86-10-66698029
VEM@beijing2008.cn <mailto:VEM@beijing2008.cn>

Logistics
+86-10-66698039

Paralympic Games
+86-10-66693219
paralympic@beijing2008.cn <mailto:paralympic@beijing2008.cn>

Transport
+86-10-66698059
Transport@beijing2008.cn <mailto:Transport@beijing2008.cn>

Volunteers
+86-10-66691379
volunteerop@beijing2008.cn <mailto:volunteerop@beijing2008.cn>

Olympic Torch Relay Center
+86-10-66691842
OTR@beijing2008.cn <mailto:OTR@beijing2008.cn>

Accreditation
+86-10-66693123
accreditation@beijing2008.cn
<mailto:accreditation@beijing2008.cn>

Opening & Closing Ceremonies Operation Center
+86-10-52077516
OCC@beijing2008.cn <mailto:OCC@beijing2008.cn>

Ticketing Center
+86-10-66690741
ticketing@beijing2008.cn <mailto:ticketing@beijing2008.cn>

per chi volesse semplicemente fare ctrl-click sugli indirizzi degli
uffici per le olimpiadi di pechino, sono qui:

http://en.beijing2008.cn/bocog/contatctus/
Grazie a Cittadino Perplesso per le notizie.
Abbiamo l'occasione di non stare a guardare il massacro del popolo tibetano, con le mani in mano. Aiutiamolo.
Orpheus



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16 marzo 2008

Massacrano i monaci Il nostro governo che fa?

 Tra i partecipanti, anche Marco Pannella  (Agf)

Il Tibet ha sollevato la testa e la Cina gliela insanguina. E l'Italia?

Nasconde la faccia, finge di non avere nessuna responsabilità di quanto accade oggi nel Paese del Dalai Lama. Il nostro governo è prudente, si capisce benissimo che tifa Pechino, e non sopporta questi monaci che turbano il pacifico progresso delle relazioni con il gigante asiatico.
Qualcuno si ricorda il diavolo a quattro fatto dal governo cinese quando in un quartiere di Milano i vigili hanno dato un paio di multe ai cinesi che si ostinano a violare le regole? Ci siamo inchinati.
Adesso che loro ammazzano in casa un popolo sul cui collo hanno posato il tallone, la massima preoccupazione espressa dal ministro degli Esteri D'Alema è che si eviti di mettere in discussione la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino: «Si fa confusione».
Bella concezione del diritto.
Quando il Kosovo proclama la sua indipendenza a dispetto delle risoluzioni dell'Onu, subito riconosciamo il nuovo Stato, in nome dell'autodeterminazione dei popoli.
Ma se c’è in ballo la Cina comunista, il governo Prodi-D'Alema-Veltroni non osa nemmeno domandare, non diciamo l'indipendenza (nemmeno il Dalai Lama la chiede), ma almeno un minimo di autonomia e la libertà di essere se stessi.
Davvero dobbiamo rassegnarci all'idea che il diritto è puro rapporto di forza? Per cui vale sempre la regola stabilita da Tucidide, e confermata da Lenin, per cui la storia non ammette aneliti di libertà ma soltanto prevalere di interessi materiali?
Ci fa specie vedere il doppiopesismo di questi idealisti della mutua che occupano ancora per poco Palazzo Chigi e Farnesina. Nel 2006 Prodi e Bonino intrapresero un viaggio lungo e commendevole (perché pieno di commendatori) in Cina. Non nominarono una volta il Tibet o i diritti umani (cosa che invece fece Bush N.dO).
La cosa più interessante accadde a Tianijn, il 18 settembre, quando dando il benvenuto a Prodi, il potente sindaco della città ringraziò “il consulente del nostro porto”. Prodi ammise di aver dato una mano a suo tempo alle simpatiche autorità comuniste. La Bonino resta convinta che le aperture economiche aiutano a cambiare anche la politica. Il risultato è il Tibet?
Nel dicembre scorso l'unica istituzione che promosse un incontro ufficiale con il Dalai Lama fu la Regione Lombardia. Roberto Formigoni lo ospitò al Pirellone. Non proclamò l'indi pendenza del Tibet, usò parole di stimolo verso Pechino. Come fece e come fa ancora adesso Angela Merkel in Germania. D'Alema disse allora, nel commentare il rifiuto di Prodi e suo, a scambiare due parole con il Dalai Lama in esilio: “Non credo che il governo fosse tenuto a parlare con il Dalai Lama”.
Davvero un grande politico. Speriamo che arrivi Formigoni alla Farnesina, che almeno crede in qualcosa che non sia solo la propria carriera e il bel suono della propria ironia.
Riassunto da Libero
Comunque lo batte Marco Pannella, durante il viaggio cinese della Bonino, ebbe insieme a lei un'opportuna amnesia sui diritti umani dei tibetani e delle minoranze religiose, calpestati dal regime cinese e considerando che si spacciano per difensori di tali diritti......
Adesso scende in piazza.
Orpheus


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18 gennaio 2008

Monaci tibetani “suicidi”, vittime della repressione pre-Olimpiadi

 
 Il suicidio di due anziani e rispettati monaci tibetani, avvenuto nei mesi scorsi, “è pieno di particolari misteriosi, e deve essere inquadrato all’interno di uno spaventoso aumento della pressione da parte delle autorità cinesi sui tibetani. Prima delle Olimpiadi, infatti, il governo sta cercando di ripulire ogni segmento sociale che potrebbe causare problemi”. Lo dice ad AsiaNews Urgen Tenzin, direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia.

 I due monaci - Gyaltsen Tsepa Lobsang e Yangpa Locho, entrambi di 71 anni – sono stati ritrovati impiccati nel monastero di Tashilhunpo, sede ufficiale del Panchen Lama e teatro di una delle più violente manifestazioni anti-cinesi mai avvenute in Tibet.
 Secondo alcuni lama locali, il governo e gli abati del monastero hanno sempre umiliato ed ostracizzato i due monaci, “colpevoli” di aver educato gli istigatori della più imponente rivolta anti-cinese (avvenuta nella prima metà degli anni ’90) e, soprattutto, autori del riconoscimento dell’undicesimo Panchen Lama, sequestrato poi dalle autorità comuniste.
Inoltre, i monaci che riconoscono il Panchen Lama – se sono ancora in vita – vengono consultati per il riconoscimento del nuovo Dalai Lama: entrambi i “suicidi” erano quindi nella lista di coloro che avrebbero dovuto trovare la reincarnazione dell’attuale leader tibetano, considerato da Pechino “uno scissionista”.
 Secondo Tenzin, “la mancanza di libertà religiosa e le severe restrizioni imposte dal governo cinese alla pratica del buddismo tibetano conducono alla disperazione i nostri religiosi, che spesso arrivano a compiere gesti estremi. Tuttavia, in questo caso, non siamo sicuri che i due monaci si siano suicidati: non ne avevano parlato con nessuno, e non hanno lasciato alcun messaggio”.
 Questo atteggiamento da parte della Cina “peggiora di giorno in giorno, mentre si avvicinano le Olimpiadi. Pechino ha dato chiare istruzioni ai dirigenti comunisti del Tibet, che impongono con la violenza ogni metodo che ritengono utile per mantenere la sicurezza e la cosiddetta armonia sociale. Questo non farà altro che inasprire la situazione, perché se persino i nostri monaci arrivano alla disperazione, per la popolazione tibetana la crisi è vicina”.
Da Asianews
Dedicato a coloro che si riempiono la bocca con il comunismo, e rivangano ciò che la Chiesa ha compiuto in un lontano passato e di cui ha chiesto e chiede sempre scusa.
Mentre la "parrocchia" comunista non solo non chiede perdono, ma continua allegramente ad uccidere.
Orpheus


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12 dicembre 2007

Per gli atleti tibetani in esilio niente olimpiadi

 

Il Comitato olimpico internazionale (Cio)  nei giorni scorsi ha “rigettato la richiesta di tibetani, in esilio di partecipare con propri atleti alle Olimpiadi di Pechino”, come spiega il coordinatore regionale dell’International Tibbet Support Network (Itsn) Choedup ad Asianews :“Abbiamo circa 30 atleti professionali, tutti esiliati. Vogliono rappresentare il Tibet alle Olimpiadi e sono atleti capaci, anche se magari non vinceranno medaglie. Ora, ripresenteranno la domanda per le Olimpiadi di Londra 2012, sono ottimisti”. “Stiamo organizzando manifestazioni e proteste in tutto il mondo prima delle Olimpiadi per far conoscere lo scarso rispetto del governo cinese per i diritti umani e l’occupazione del Tibet e la soppressione dei diritti fondamentali per la nostra popolazione.” Le Olimpiadi sono presentate come un evento di festa e amicizia tra i giovani, ma “i giovani tibetani vivono un senso di frustrazione, dicono che “non appartengono al luogo dove stanno e non possono stare nel luogo cui appartengono”. “Pechino – conclude – per ottenere le Olimpiadi del 2008 ha assicurato che avrebbe migliorato la situazione dei diritti umani.  Ora diciamo al Cio di chiedere conto di queste promesse”. Il presidente dell’Itsn, ricorda che “nel 2002  Jacques Rogge ha promesso che il Cio avrebbe preso iniziative se non fosse stato soddisfatto sul miglioramento dei diritti umani in Cina, ma da allora ha condonato in silenzio ogni abuso”. “Tre settimane fa un tibetano di 52 anni è stato condannato a 8 anni di carcere per avere chiesto in pubblico il ritorno del Dalai Lama in Tibet. Il Cio, con il rifiuto di parlare dei diritti umani, permette che le Olimpiadi siano usate dal governo cinese per coprire la sua politica repressiva e per presentarsi al mondo con una nuova immagine”.

Sempre a proposito dei Diritti Umani,  un gruppo internazionale di scrittori ha inviato una lettera aperta
al presidente Hu Jintao per la liberazione, prima delle Olimpiadi, di 40 giornalisti e scrittori dissidenti  detenuti in carcere,
per “avere esercitato il loro diritto di parlare e scrivere con libertà”. Tra loro c’è Lu Gengsong, arrestato nel 2007 per avere posto su internet articoli critici sul controllo del Partito comunista su internet. Ching Cheong, reporter a Hong Kong, condannato a 5 anni di prigione quale presunta spia di Taiwan. Lu Jianhua, sociologo implicato nella vicenda di Ching e condannato a 20 anni. Shi Tao, condannato a 10 anni per avere “divulgato segreti di Stato". Il gruppo chiede “clemenza” a Hu e alle più alte autorità giudiziarie, ricordando che nel 2008 “gli occhi di tutti saranno sulla Cina” a causa delle Olimpiadi.
Le Olimpiadi, quindi sarebbero un'occasione OTTIMA per chiedere a Pechino un avanzamento nel rispetto dei Diritti umani, basterebbe la minaccia di bocoittarle per portare la Cina a più miti consigli.
Ma come al solito l'arroganza e la prepotenza del governo cinese avrà la meglio, e le paventate ripercussioni economiche, faranno chiudere ambedue gli occhi sulla situazione disastrosa dei diritti umani.
Orpheus


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2 novembre 2007

Pechino detta l'agenda anche al Santo Padre...


 Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Liu Jianchao, ha espresso perplessità riguardo alla prevista udienza che il Papa concederà al Dalai Lama il prossimo 13 dicembre. Il portavoce ha espresso l'auspicio che la Santa Sede "non faccia nulla che ferisca i sentimenti del popolo cinese". Più in generale Liu ha criticato il fatto che molti leader occidentali (Usa, Canada, Germania) ricevano il Dalai Lama, leader buddhista che critica il governo cinese sulla questione del Tibet. "La questione per noi è molto difficile da capire", ha detto il portavoce. Tra Cina e Vaticano non vi sono relazioni diplomatiche dagli anni Cinquanta ma i rapporti sono migliorati con il pontificato di Benedetto XVI.(Ap)
L'arroganza di Pechino non conosce limite, quasi quanto la perseveranza che mostra nel negare i basilari diritti umani ai tibetani, osteggiando, ricattando e minacciando chi osa ricevere il Dalai Lama, testimone delle sofferenze del popolo tibetano. 
Sono più di 50 anni che il Tibet é stato invaso dalla Cina, e i suoi abitanti vessati e trucidati, in massa. Costretti a diventare profughi e a cancellare le prorpie radici, a rinnegare il proprio credo.
Decenni in cui il mondo ha voltato la testa dall'altra parte.
E' ora di mostrare solidarietà al Tibet, anche se ciò "indispone" il regime comunista di Pechino.

 

11 giugno 2007

"La Cina ha quasi completato l’opera di distruzione del Tibet”


Le autorità cinesi costringono i capi delle tribù nomadi del Tibet a spostarsi nelle città per “ripulire” i terreni e destinarli allo sviluppo industriale; in questo modo, li sradicano dai loro territori ancestrali e li costringono alla povertà. Lo denuncia Human Rights Watch (Hrw), organismo internazionale che monitora il rispetto dei diritti umani nel mondo.
Secondo Hrw, i capi tribù vengono obbligati a macellare interi greggi di yak, pecore e capre per poi spostarsi nelle aree urbane: in cambio, le autorità di Pechino pagano risarcimenti minimi per la distruzione dell’economia locale. Sarebbero centinaia di migliaia le persone colpite da questa politica.

Secondo un deportato, “i cinesi distruggono le nostre comunità, non ci permettono di vivere nelle aree di nostra competenza e annientano il nostro stile di vita”. Secondo Pechino, la manovra – che colpisce anche le province confinanti del Sichuan, Gansu e Qinghai – fa parte di un tentativo di sviluppare l’ovest del Paese, povero ed arretrato.
Le manovre del regime comunista sono state denunciate anche dal Dalai Lama che, nel corso di una visita ufficiale in Australia, avvenuta la scorsa settimana, ha dichiarato: “La Cina ha quasi completato l’opera di distruzione del Tibet”.
Da Asianews
E il resto del mondo "civile" guarda altrove (magari sempre alla solita Guantanamo), la Cina é una potenza economica e davanti al "business" si può anche allentare sul rispetto dei diritti umani. Infondo a chi frega dei tibetani...forse giusto a Richard Gere e a qualche altra eccentrica star del cinema, che graziosamente indossano i loro rosari come braccialletti, se sono ancora di moda...
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 11/6/2007 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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