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Nardana Talachian  scrive:


“Aiutateci a rompere il silenzio.

Aiutateci a tenere vivo il verde.

Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran.

Aiutateci a credere che l'umanità' esiste ancora.

Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde,

fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.”


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In questo blog i commenti ai post
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ma  verranno pubblicati

dopo la mia approvazione.

 

Sono stata costretta a ricorrere

a tale funzione a causa di continui
insulti e aggressioni verbali da
parte di utenti di sinistra, che mi
hanno PRIVATO della libertà di
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Coloro che lasciano un commento
devono evitare le offese personali
gratuite alla sottoscritta o ad altri.
Tutti i commenti che non contengono
obiezioni di natura politica, ma
attacchi personali
VERRANNO CANCELLATI.
Capisco che per gli elettori di 
sinistra che non hanno altri 
argomenti sia più facile e
sbrigativo insultare, ma non é
obbligatorio leggermi e men che meno
lasciare un commento.
Chi lo fa ricordi che é in "casa
d'altri" e si comporti con rispetto.
Grazie

Salviamo Pegah





Un sito per i nostri piccoli amici
          che cercano casa
se ne accoglierete uno vi ripagherà
con fedeltà, compagnia e amore per
tutta la vita.








 

Il Giardino delle Esperidi
Un angolo incantato dove
 Orpheus, Nessie e Lontana
svestiranno l'armatura dei
blog politici, per indossare
gli impalpabili veli delle
Esperidi e parlare
di arte, musica e poesia.
Un “isola dei Beati”
immersa
Nella bellezza, nel lusso,
nella calma E nella voluttà
 

Leonora Carrigton
The Giantess - 1950



La pedofilia “al pari di qualunque
 orientamento e preferenza sessuale,
 non può essere considerata un reato

Daniele Capezzone (5/12/2000)
I pedofili di qualsiasi razza e religio-
ne
RINGRAZIANO
ma migliaia di bambine come
Madeleine Mc Cann ogni anno
spariscono vittime
dei pedofili.

Bambini Scomparsi - Troviamo i Bambini



Giorno del ricordo 2007







QUANTE SAMIA
DOBBIAMO ANCORA VEDERE?


Talebani in azione



" A volte arrivo a pensare che quello
che fecero durante gli anni di piombo
é asai meno devastante di quello che
stanno facendo oggi per occultare la
verità. E quello che fa ancora più
rabbia, é che lo fanno con gli strumenti
di quello stesso potere che ieri volevano
abbattere con le armi"
Giovanni Berardi, figlio di Rosario
ucciso dalle BR







Sono un mammifero come te
Sono intellingente
Sono simpatico
NON MANGIARMI...
Non comprare "musciame"
é fatto con la mia carne.
Firma la petizione per
protestare contro le mattanze
giapponesi




Questo blog commemora i 
nostri ragazzi caduti per la
Pace. Al contrario del governo 
Prodi che annulla le celebrazioni
per il 12 novembre e permette
che i
no global picchino il padre
di Matteo Vanzan per averlo
commemorato.
Onore ai caduti di Nassiriya
12 Novenbre  2003
12 Novembre 2006
       

Mi riservo con fermezza,
il diritto di contraddirmi.
Attenzione questo blog è di
centro-destra, chi cerca
"qualcosa di sinistra" é
pregato di rivolgersi a Nanni
Moretti ed eviti di scocciare la
sottoscritta. Inoltre verranno
cancelati  i commenti che hanno
come unica finalità insultare
l'interlocutore in modo gratuito
e provocatorio e nulla apportano
alla discussione in atto.
Grazie Mary

IPSE DIXIT
Non tutti quelli che votano
sinistra
sono coglioni,
ma tutti i coglioni votano  
sinistra
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   Orgoglioni di essere di sinistra


sprechirossi.it

Armata Rossa

Anticomunismo: un dovere morale

100% Anti-communist
Pubblicità Progresso
Il comunismo é come
l'AIDS.
Se lo conosci
lo eviti.
(IM)MORALISTI










Sinistre pidocchierie e
coglionaggini
in rete
Un sito tutto da vedere
per farsi 4 risate...




Internet Para Farinas y Todos Los Cubanos

Starving for Freedom

Sergio D'Elia terrorista di Prima
Linea condannato a 25 anni
di carcere e PROMOSSO
da questo "governo" Segretario
di Presidenza alla Camera.
 

...CREPI PURE ABELE
Enrico Pedenovi-
consigliere comunale Msi
Alfredo Paolella-
docente antropologia criminale
Giuseppe Lo Russo-
agente di custodia
Emilio Alessandrini-
giudice
Emanuele Iurilli-
un passante
Carmine Civitate-
proprietraio di un bar
Guido Galli-
docente criminologia
Carlo Ghiglieno-
ingegnere
Paolo Paoletti-
responsabile produzione Icmesa
Fausto Dionisi-
agente di polizia
Antonio Chionna-
carabiniere
Ippolito Cortellessa-
carabiniere
Pietro Cuzzoli-
carabiniere
Filippo Giuseppe-
agente di polizia

VITTIME DI PRIMA LINEA
Ricordiamole NOI, visto che
questo governo le ha "uccise"
per la seconda volta.




Il maggiore MarK Bieger mentre 
culla Farah, una bimba irachena
colpita a morte dallo scoppio di 
un'autobomba, che coinvolse 
brutalmente un gruppo di bambini
mentre correvano incontro ai 
militari americani. 
Questa é la "Resistenza" irachena.

 
 ONORE E GRAZIE 
AI NOSTRI RAGAZZI



             Ilam Halimi 
Spero con tutta l'anima che 
i tuoi carnefici paghino un prezzo
altissimo per ciò che ti hanno fatto.
   
    


Se li abbandonate i bastardi
siete voi




La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe
del prato, quando il vento,
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.



Un piccolo fiore
che il buon Dio ci ha donato
per spiegarci l'amore


"Non dormo più.
Ho soltanto incubi.
Vedo gente che viene verso
di me lanciando pietre.
Cerco di scappare ma
i sassi mi colpiscono
non ho vie di fuga."
Amina Lawal








GRAZIE ORIANA

Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano 
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

"Non tutti i musulmani
sono terroristi,
ma tutti i terroristi
sono musulmani."
Abdel Rahman al-Rashed.

Mohammed Cartoons
No Turchia in Europa

Stop Violence on Women! We're all Hina Saleem!


"L'Islam é una cultura e una
religione nemica delle donne"



"Non lasciateci soli,
concedeteci un Voltaire.
Lasciate che i Voltaire di oggi
possano adoperarsi per
l'illuminismo dell'Islam
in un ambiente sicuro"


Ayaan Hirsi Ali

Submission - The Movie

Italian Blogs for Darfur



Beslan 3 settembre 2004
156 bambini massacrati
NON DIMENTICHIAMO MAI


In memoria di Nadia Anjuman
morta a 25 anni perché amava la
poesia.
...Dopo questo purgatorio
che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore
dai rancori
se la figlia della luna
s'innamora
donerà sorrisi
se il cuore della montagna
s'intenerisce,
nascerà erba verde...


















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una testata giornalistica in quanto

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Io sto con Benedetto XVI
non si bruciano Chiese e
uccidono innocenti in
nome di Dio.
Dio é amore e non ODIO





Tributo alle vittime dell'11 settembre 2001
Un tributo alle vittime
dell'11 settembre 2001


LA VERITA' E' UNA SOLA
          200 PAGINE DI
RICOSTRUZIONE STORICA







La guerra invisibile

E' ora che il mondo pianga
anche le vittime israeliane



Azzurri imitate il ghanese

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Lista degli attentati patiti dal popolo
israeliano


"La libertà, la giustizia e la de-
mocrazia, per ogni persona sono
sono vitali e necessari come il
respiro. 
Valiollah Feyz Mahdavi
Martire per la libertà, giustizia e 
democrazia del popolo iraniano.
Non ti dimenticherò mai.

                Spina Bifida: 
c'è chi vorrebbe abortirli e chi
   sopprimerli "dolcemente" 
     e dire che basterebbe:
                   CURARLI


           Il discorso di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti
           Non tutti sanno che...

"Non vedo proprio persecuzioni
 religiose in Cina".
"E' grottesco,
é ridicolodire che questo paese è
sottoposto ad una dittatura
marxista,se mai é vero il
contrario:c'è troppo poco dibattito
teorico sul marxismo".
Fausto Bertinotti



PACIFINTI IN AZIONE



Bisogna avere in se il caos
per partorire una stella che
danzi. F.Nietzsche


 

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31 ottobre 2010

Comunisti dentro


Hanno cambiato logo e immagine, dalla falce e martello, al simbolo tricolore con tanto di rassicurante ramoscello d'ulivo, ma sono comunisti dentro, e di democratico hanno solo il nome, per il resto sono comunisti, della peggior specie, perchè anche IPOCRITI. 
Vogliono eliminare qualsiasi voce contraria che non si unisca alla sinfonia delle loro gazzette e dei loro programmi antiberlusconiani. Tacitare e censurare chi, nel pieno diritto concessogli dall'art. 21 della Costituzione Italiana (quella con cui si riempiono la bocca ma si puliscono le natiche) esprime le proprie opinioni, anche se uniche, in un panorama di giornali dediti alla denigrazione sistematica di Berlusconi, è un metodo praticato a Cuba e in Cina.
Leggere qui per credere, a che livello illiberale e antidemocratico sono arrivati i "democratici" piddini.
In sintesi
il Pd ha scoperto, dopo una seria e approfondita indagine, che il Gior­nale simpatizza per Silvio Berlusconi e sostiene la sua azione di governo. La pro­va? A volte, nei titoli, "lo cita in modo confidenziale col nome di battesimo".
La cosa è grave al punto che i verti­ci del partito hanno deciso di inoltrare un esposto al Garante delle comunica­zioni, chiedendo di aprire un'indagine e adottare le sanzioni conseguenti, non esclusa la chiusura della testata.

Il docu­mento, quattro cartelle su carta intesta­ta del Pd, è firmato da un vero democrati­co, l'ex ministro e attuale responsabile dell'informazione, Paolo Gentiloni Sil­veri, già cofondatore negli anni Settanta del Partito di unità proletaria, na­to da una scissione del Pci ritenuto all' epoca poco comunista. Gentiloni non è certo l'unico a essere passato dalle barricate di piazza contro il potere borghese ai lauti stipendi dei governi borghesi.

La sua rivoluzione l'ha baratta­ta con ­quindicimila euro net­ti al mese dello stipendio di de­putato, il doppio cognome l'ha tenuto come vezzo, così come ha diretto una rivista ecologica di sinistra ( La nuo­va ecologia ) ovviamente paga­ta con i contributi pubblici. In sostanza, da buon comunista, non ha quasi mai guadagnato un soldo che venisse dal mer­cato ma si è fatto sempre man­tenere dai contribuenti. Per Gentiloni il fatto che un giornale scriva bene di Berlu­sconi e male della sinistra è inammissibile: "A giudizio del­lo scrivente- si legge nell'espo­sto - la condotta ascrivibile al­la direzione del quotidiano Il Giornale configura in tutta evi­d­enza una fattispecie di soste­gno privilegiato al presidente del Consiglio... il quotidiano ha giocato un ruolo di soste­gno sistematico alle posizioni del premier ma di attacco con­tinuato alle posizioni dei sog­getti politici considerati quali suoi avversari... per tutto que­sto si chiede a codesta autorità di aprire una istruttoria...".
Inammissibile appunto una voce fuori dal coro, subito un bel BAVAGLIO.
Inammissibile  che dei giornalisti la pensino cone Berlusconi e che lavorino nell'unico giornale dove possono esercitare la propria libertà d'espressione.
Inammissibile che ci sia chi voti Berlusconi e VOGLIA leggere un giornale o al massimo due che non gettino fango sul Premier e discredito sull'azione di Governo. E pazienza se sono la MAGGIORANZA  degli italiani. Perchè per i comunisti è la DEMOCRAZIA stessa ad essere inammissibile!!!
Di questo passo, prossimamente il PD
chiederà l'interdizione dal voto per i tredici milioni di ita­liani che alle ultime elezioni hanno messo la croce sul sim­bolo del Pdl. Per i tre milioni di disgraziati corrotti e prezzola­ti che alle recenti europee han­no osato addirittura scrivere sulla scheda il nome di Silvio Berlusconi come candidato preferito, Bersani farà un espo­sto in tribunale (i pm amici non gli mancano) per chieder­ne l'arresto.
 E' vero che Silvio Berlusconi ha un enor­me conflitto di interessi, ma nel senso che ha gli stessi inte­ressi del 35 per cento degli ita­liani. Si chiama democrazia e lei, caro Gentiloni Silveri, non può farci nulla. Si rassegni e cerchi almeno di essere un po' meno ridicolo.

Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 31/10/2010 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

12 ottobre 2010

Nel Paese della bugia, la verità è una malattia



Il Giornale è scomodo, lo è, non perchè è il giornale di "famiglia", si sa, tutte le testate hanno un "padrone" sia esso De Benedetti o il PD o gli Agnelli, no è scomodo perchè con i suoi articoli, mette in piazza le porcate, che gli altri occultano, minimizzano, tralasciano, per gli SPORCHI interessi dei loro padrini e padroni.
L'inchiesta di Montecarlo ha dato fastidio a chi sta in alto, a chi vuole un bel governicchio di transizione, con a capo Monteprezzemolo e al suo fianco il fido Fini. Fini dev'essere DIFESO, il Giornale DEVE essere una "fabbrica di fango", e quindi, ecco come "cigliegina sulla torta" l'affaire Marcegaglia pronto, pronto per screditare e far tacere, il Giornale, con una manovra a tenaglia della magistratura e l'attacco di quotidiani che hanno persino pubblicato, nel "caso D'Addario", particolari della vita sessuale del Premier, ergo che prende il Viagra. Buffoni indegni, schifosi ipocriti e servi nell'anima, che vanno nelle trasmissioni a mentire e a fare i moralisti di bassa lega (ogni riferimento a Sconcita è puramente casuale,e all'Avanzo andato a male, anche)
Non esiste nessun DOSSIER, non è mai esistito. Non c'è nemmeno un caso Marcegaglia, che abbia a che fare con Il Giornale, e lei, lo sapeva avendo telefonato a Confalonieri e Confalonieri a Feltri, che lo ha rassicurato in proposito Quindi dov'è il COMPLOTTO? Perchè sono stati mandati 20 carabinieri a sequestrare tutto, e non solo l'ipotetico, INESISTENTE dossier?
E poi da quando un'inchiesta giornalistica diventa un "complotto"? Da quanto cartelline e appunti sono un "dossier"? Da quando scrivere fatti se basati prove, é un REATO?
E perchè il "dossier" pubblicato da IL FATTO, "Quanti guai per l'azienda di Emma la ZARINA" non ha impensierito o fatto gridare allo scandalo NESSUNO???

Malgrado tutto questo, dopo la magistratura, sono partite all'attacco le testate "libere", contro altri colleghi, rei di non essere allineati all'andazzo dell'informazione in Italia. Il cui principale scopo, è insultare, denigrare e gettare fango a piene mani su Berlusconi.
Insomma in Italia o sei antiberlusconiano, e diventi ricco e osannato, o sei un reietto, su cui si possono costruire castelli di menzogne, senza che nessuno si scandalizzi.
Al di là della questione etica, fetida, rimane il fatto, che l'informazione in Italia è ad un livello che trova eguali solo nella magistratura e guarda caso pendono ambedue a sinsitra, come da copione comunista.
Leggersi anche Pansa, uno dei pochi in Italia, che scrive senza padrini e padroni.
Orpheus



12 dicembre 2009

Minzolini, le "minchiate" e la cattiva magistratura


Ieri sera Il direttore di Rai uno Augusto Minzolini ha dato voce al pensiero della maggior parte degli italiani: “Nel nostro sistema giudiziario c’è qualcosa di sbagliato questo è un dato di fatto: un presunto pentito della mafia, pluriomicida e stragista, Gaspare Spatuzza, davanti alle telecamere di tutto il mondo ha raccontato che i suoi capi gli avevano confidato di essere in rapporti con il premier Berlusconi e con il senatore Dell’Utri. Poi il suo boss ha smentito tutto, dicendo che erano solo balle, “minchiate” che per una settimana sono circolate per il mondo infangando il premier e l’Italia”.
“Si poteva evitare? - si chiede il direttore -Sì, se si fosse seguita la legge che prevede che le deposizioni senza riscontri non siano neppure ammesse al processo. Invece ancora una volta il fascino mediatico dei teoremi ha avuto la meglio sui dati di fatto”.

Più che il “fascino mediatico” sono le sporche trame di chi vuol abbattere Berlusconi, che hanno avuto la meglio. Come l’interesse dell’opposizione ormai fantoccio imbelle, a rimestare fango per gettarlo addosso al Premier.
Non solo si poteva, ma si doveva evitare. Una vergogna, quindi e anche bella grossa. Eppure, malgrado ciò, si sono levate le solite proteste di coloro che scendono in piazza “per la libertà d’informazione”, la quale libertà è concepita solo se appartiene a giornalisti della loro parte politica. Quelli hanno libertà d’informazione e anche di diffamazione. Minzolini se esprime il suo pensiero è “avvocato e megafono di Berlusconi”. Quindi da censurare, non sia mai  che qualcuno degli "ananeuronizzati" apra gli occhi.

La magistratura, ormai è un cancro che sta divorando la democrazia e la società civile. Un cancro che vuole sovvertire il responso delle urne. Un cancro che ha ridotto le aule di giustizia a “postriboli” dove belve come il boss mafioso assassino di Graziella Campagna (17enne uccisa con quattro colpi di lupara in pieno viso per aver "visto troppo) e trafficante di droga, viene “scarcerato” perché le sue condizioni fisiche “sono state giudicate non compatibili con la detenzione carceraria”, mentre al povero Bruno Contrada  hanno comminato “la pena di morte”, anche se la nostra Costituzione la vieta.
Qui c’è un gruppo di Facebook che appoggia la causa di Contrada.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 12/12/2009 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

7 ottobre 2009

I “difensori” della libertà di stampa vogliono le dimissioni di Minzolini


Vale la pena di mantenere il riflettore puntato sulla libertà d’informazione, gravemente e costantemente minacciata dalla sinistra. Si, perché la sinistra “pecoreccia e pecorona” che è scesa in piazza per la libertà di stampa, “chiagne e fotte” come si suol dire, manifesta e intanto intimidisce e minaccia le sparute voci fuori dal coro, che non praticano l’antiberlusconismo, come una religione fondamentalista.
Non sono ancora finiti i guai per il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, adesso la sinistra “pecoreccia e pecorona” e cosa ancor più grave illiberale e antidemocratica, chiede addirittura le dimissioni di Minzolini.
E minaccia, naturalmente, nel miglior stile stalinista che la contraddistingue.
Nino Rizzo Nervo (e fanno tre, i pezzi da novanta che vogliono censurare il giornalista Minzolini), democristiano di lungo corso, benedetto da Sergio Mattarella (uomo del Pd), s’è fatto intervistare su Repubblica chiedendo addirittura le dimissioni del direttore del Tg1. Perché avrebbe “violato gli impegni presi”. E condizione ancor più delegittimante, “la sua redazione non condivide il modo in cui sta dirigendo il Tg1”(bufala d proporzioni mega-galattiche). Dunque, se Augusto Minzolini “non si pone il problema” di andarsene, nel prossimo cda di viale Mazzini “sarà affrontato il caso”. Ossia lo licenziano?
Chissà perché puzza tanto di “editto Rizzo Nervo” ma non vedo NESSUNO dei piazzaioli dell’altro giorno, schierarsi per la libertà di espressione di Minzolini.
La colpa gravissima del direttore del Tg1 sono due editoriali, nel quale ha espresso il suo pensiero come ha fatto Gianni Riotta (ex-direttore) in 27 editoriali, il cui pensiero è decisamente di centro-sinistra.  Qualcuno si è mai lamentato? Non mi risulta.
Non solo, Riotta ha mandato in onda un editoriale di Luisa Busi, che ha bacchettato con enfasi la ministra Carfagna senza darle nemmeno la possibilità di difendersi. Qualcuno ha mai detto che è “irrituale”? Nemmeno per sogno.
Infine i rapporti con la redazione funzionano benissimo al punto che quelli che non hanno votato CONTRO Minzolini sono stati minacciati tramite l’Unità.
Al Tg1 lavorano circa 170 giornalisti, una quarantina sono del Pdl, una decina in quota Udc e idv. La stragrande maggioranza, 120 almeno, sono del Pd: quando la redazione ha votato il gradimento, han detto sì al direttore in 104, con 12 astenuti e 50 contrari. Dunque quello di Rizzo Nervo sembra più un avvertimento sibillino in stile “cosa rossa” (a meno che non sappia cosa succede in redazione), anticipato giorni fa da una lettera non firmata sull’Unità che avvertiva i “disertori” di non sperare, “finita la tempesta, di potersi ripresentare un giorno in video e leggere le notizie. La loro vita professionale, la loro dignità di giornalisti, si esauriscono qui. Con questo loro silenzio”.

A sinistra vige il pensiero unico imposto con la prepotenza, discostarsene vuol dire perdere il lavoro. Sono dei veri “democratici” che vogliono incatenare il paese, renderlo schiavo e soffocare la LIBERTA’ con ogni mezzo. Su  questo non si può passare oltre, bisogna alzare la voce, fintanto che possiamo ancora esprimere liberamente la nostra opinione.
Orpheus
Ps. Ah, dimenticavo il Tg di Minzolini, va a benissimo,  ha superato il TG5  con 7 milioni e rotti di spettatori (share del 29,01), 700mila più del Tg5 di Mimun (share del 26,02).



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permalink | inviato da Orpheus il 7/10/2009 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

5 ottobre 2009

Libertà di stampa ma solo se rossa


E' appena scesa in piazza al gran completo la sinistra dei buffoni, delle escort e dei "quaquaraqua" ipocriti, nemmeno hanno piegato le bandiere con la falce e il martello e gli striscioni inneggianti alla libertà di stampa, che già i loro compari televisivi, si scagliano contro un giornalista, il direttore del TGUno, Augusto Minzolini, colpevole di aver criticato la pagliacciata di cui sopra.
Forse Minzolini non fa parte della stampa? Quindi può essere censurato? Oppure non ha diritto in democrazia di dire quello che pensa, in un paese dove la diffamazione ormai è spacciata per informazione?
O ancora essendo un giornalista di centro-destra  può e deve essere zittito, con un richiamo e una lettera del direttore generale della Rai, Mauro Masi che si impegna a discutere dell'episodio nella prossima riunione del Consiglio di amministrazione?
Gli hanno rimproverato che la Rai è di tutti, come no, peccato che quei tutti devono essere di sinistra e possibilmente antiberlusconiani.
Una settimana santa, una via crucis televisiva per gli elettori di centro-destra che devono sorbirsi una sfilza di trasmissioni all’insegna  del “diamo addosso a Berlusconi e/o al Governo”: lunedì, su La7, L’Infedele di Gad Lerner, nato in Lotta Continua, cresciuto a Radio Popolare, al Manifesto, all’Espresso, tifoso della Margherita e supporter dichiarato del Pd.
Martedì, prima serata, Ballarò di Giovanni Floris, primi passi all’Avanti, pupillo di Gino Giugni, collaborazioni con la casa editrice della Cgil, fortissimamente voluto a viale Mazzini da Paolo Ruffini.
Mercoledì (ma anche martedì, giovedì e venerdì), Serena Dandini con Parla con me. Sì, la stessa Dandini che girotondava con i Nanni Moretti e i Pancho Pardi, che faceva il tifo per Veltroni sindaco e Fassino capo del Pd.
Giovedì il duo Santoro-Travaglio, con Annozero, Santoro primi passi all’Unità, una parentesi all’europarlamento con la bandiera dell’Ulivo. E poi Travaglio, la Voce, poi Cuore, l’Espresso, l’Unità e quindi il Fatto. Fiancheggiatore di Beppe Grillo nel mandare a "Vaffa.." è l’ultras delle procure di mezzo mondo e "si onora dell’amicizia di Franca Rame".
Venerdì? Beh, venerdì ci si può deliziare ancora con la Dandini  le sue fiction nel WC di Palazzo Grazioli, nell’attesa del fine settimana. Sabato e domenica ci si gusta "Che tempo che fa": 80 minuti con Fabio Fazio, altro noto pidiellino, affezionatissimo ad Adriano Sofri, megafono delle accuse di Travaglio. Sempre domenica, alle 14.30, “In mezz’ora” di Lucia Annunziata, scuola Manifesto, poi Repubblica, Corriere e Stampa. Nell’attesa di Milena Gabanelli con il suo Report e le sue inchieste leggermente strabiche.
Ecco la Rai è di tutti ma se un giornalista, non nato cresciuto e alimentato alla poppa  della sinistra, prova ad esporre il pensiero di metà del popolo italiano, viene subito censurato e intimidito. La Rai é di tutti ma quali e quante sono le trasmissioni a favore di Berlusconi e del Governo? Boh...
La libertà di stampa é sacrosanta e si scende in piazza ma solo se la stampa è rossa e asservita alla sinistra, altrimenti si scatena una buriana, anche solo per un editoriale di pochi minuti.
Orpheus



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permalink | inviato da Orpheus il 5/10/2009 alle 19:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

10 novembre 2007

«Io, ospite mancato così avrei smontato le bugie di Annozero»

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 Non si tratta solo dell’odioso uso della querela per escludere chicchessia dalla tv, non è solo un pasticcio da ufficio legale: è lo stivale dell’Unione appoggiato sull’inesistente autonomia dei vertici Rai, è la querela che si fa braccio armato di una mente partitica: parliamo dei 21 senatori che hanno scritto una pubblica lettera, mercoledì sera, proprio per suggerire alla Rai di querelare un singolo giornalista. E il cda Rai, come un sol uomo, ha obbedito immediatamente. È stata l’Unità ad aver raccontato che la lettera dei 21 senatori, mercoledì pomeriggio, è giunta al consiglio di amministrazione Rai appena riunito: dopodiché i consiglieri si sono adeguati.
È stata l’Unione, e non la Rai, a impedire la presenza di un giornalista che Michele Santoro aveva invece reputato utile alla sua trasmissione: presenza che non sarebbe comunque bastata, perché la trasmissione forse l’avrete vista, avrete ascoltato il coro gregoriano e monofonico, avrete assistito a quella chiacchierata tra amici in quel un clima surreale che ha stordito persino l’annichilito Enrico Mentana.
Dal primo all’ultimo fotogramma il sottinteso era uno solo: ed è corrisposto a un uso criminoso della televisione pubblica, sissignori, uno strumento per dire che è stato Silvio Berlusconi ad aver fatto morire Biagi, che è stato il famoso editto a uccidere Biagi dentro, lui che non chiedeva modestamente che di lavorare. L’editto ha colpito Biagi mentre peraltro gli morivano la moglie e la figlia, non si uccidono così anche i decani?
Questo l’assunto, neanche troppo dissimulato: ma non un cane, giovedì sera, si è ribellato a quell’infamia, nessuno ha voluto semplicemente ricordare le tappe autentiche della dipartita di Biagi dalla Rai:
1) sin dal 2001 i vertici Rai gli chiedevano legittimamente di cambiare orario al suo Fatto, che non reggeva la concorrenza;
2) ci fu l’editto, nell’aprile 2002, ma Biagi continuò Il Fatto sino a normale scadenza;
3) in luglio proposero a Biagi di non fare più Il Fatto e di sostituirlo con alcune prime serate più una ventina di seconde serate, e questo retribuendolo con un miliardo in più rispetto ai precedenti due: e Biagi accettò, lo disse anche in una conferenza stampa, la faccenda pareva chiusa;
4) Biagi ricevette il contratto nel settembre successivo, ma non lo controfirmò perché frattanto aveva cambiato idea: d’un tratto ridecise che voleva ancora e solo rifare Il fatto Loris Mazzetti, il dirigente ad personam di Biagi, durante Annozero l’ha messa così: «Lo costrinsero a ridecidere di rifare Il fatto». Chi lo costrinse? E come, soprattutto? Il contratto era lì, bastava controfirmarlo: ma Biagi lo rispedì al mittente due mesi dopo averlo ricevuto, e nonostante gli inviti dei vertici Rai affinché lo firmasse;
5) Biagi pretendeva l’orario e la rete di prima, respinse ogni alternativa: la proposta di fare il Fatto alle 18.50 su Raitre, in particolare, lo mandò su tutte le furie tanto da fargli dare del cretino al direttore generale;
6) il vecchio contratto per Il fatto, rifiutato il contratto nuovo, andava intanto in scadenza, sicché la Rai gli mandò la disdetta con ricevuta di ritorno: altrimenti poteva intendersi tacitamente rinnovato;
7) deluso ma non troppo, Biagi accettò una buonuscita di 1,5 milioni di euro «effettuata con il pieno consenso dell’interessato e con di lui piena soddisfazione». Biagi disse testualmente che «Non sono stato buttato fuori, al contrario ho raggiunto di mia iniziativa un accordo pienamente soddisfacente che gratifica sotto tutti i profili, morali e materiali, i miei 41 anni dedicati alla Rai»;
8) Biagi accettò il ruolo di martire dell’editto berlusconiano, ma la Rai dell’Unione, ciononostante, non gli fece rifare Il fatto: lo tenne a bagnomaria per un anno e poi lo relegò alle 23 e 30 in un programma settimanale sui Raitre, Rotocalco televisivo.
Per desumerne lo scorno di Biagi, ossiala sua chiara sensazione d’esser stato usato e strumentalizzato come zimbello elettorale, si leggano le testuali parole del giornalista nel suo libro Quello che non si doveva dire (Rizzoli) peraltro riportate nell’articolo del vicedirettore Michele Brambilla.
Ma giovedì sera, ad Annozero, non abbiamo ascoltato queste obiezioni, questi dati: non abbiamo neppure ascoltato delle critiche legittime e magari sacrosante circa la stagione certo non brillante della Rai di centrodestra: confusa nel dolore vero e inconsolabile per la morte di Enzo Biagi, abbiamo assistito all’istruttoria del suo assassinio.
«Criminoso»: su questo stesso giornale, qualche volta, il famoso editto bulgaro è stato dipinto come un’uscita che Berlusconi poteva evitarsi. Non ne siamo più tanto sicuri.
Filippo Facci-Da Il Giornale
Che cosa manca al centro-destra per creare i propri martiri alla "Biagi, Santoro e Luttazzi", di cui ha una lista sicuramente più lunga di quella della sinistra?
Manca il tam-tam mediatico, l'enorme cassa di risonanza di televisioni e giornali, e mancano i politici che con una faccia di bronzo da Academy Awards, spacciano per verità assolute, delle MENZOGNE inventate di sana pianta.
Si, a sinistra sanno mentire molto meglio che a destra, hanno un'arte che farebbe invidia al De Niro di Taxi driver, ma soprattutto hanno una pletora di elettori che credono a TUTTO, ma proprio a tutto, alle bugie, alle promesse da marinaio, alle contraddizioni, alle insinuazioni, alle scuse più demenziali, alle castronerie più assurde, senza MAI che nella loro testa nasca un minuscolo dubbio, un desiderio infinitesimale di appurare se l'ennesima verità in odore di menzogna, sia anche lontanamente attendibile...
Credono e basta. Anche davanti a mille prove e all'evidenza dei fatti.
Sono più credenti loro dei cattolici.
Altro che atei, la loro fede politica é come quella islamica, cieca e sorda a ogni prova tangibile che smaschera le menzogne dei loro idoli, la loro cattiva coscienza.
Orpheus


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permalink | inviato da Orpheus il 10/11/2007 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

28 giugno 2007

Torture e linciaggi, sotto inchiesta il partigiano medico di Coppi

 
Ci sono fatti di cui è difficile parlare. Appena lo si fa, anche se esiste un'inchiesta aperta dal Tribunale militare di Padova, piovono accuse di revisionismo e di strumentalizzazione politica. I previsti faccia a faccia saltano e i partiti di sinistra, Pdci e Prc, gridano alla lesa maestà. Così a Imola diventa un'impresa ricordare gli eccidi dell'immediato dopoguerra, deporre una corona per le vittime o giungere a una ricostruzione condivisa del passato. Perché i crimini rossi, evidentemente, devono restare sepolti. Come quelli del 26 maggio 1945, quando una ventina di militari della GNR e delle Brigate Nere, tra cui alcuni minorenni, furono prelevati dal carcere di Cologna Veneta, torturati a Castel San Pietro, trasportati a Imola e infine, il giorno seguente, sottoposti a linciaggio in via Aldrovandi. Le testimonianze raccontano di donne che incitavano gli uomini a urinare sulle salme e sulle bocche dei morenti, di ultimi respiri soffocati con manciate di terra in gola... Solo in quattro, nella confusione delle violenze, si salvarono per essere poi processati per i fatti del "Pozzo della Becca" (dove nell'aprile 1945 vennero gettati i corpi di alcuni antifascisti) e assolti. Ma ancora peggiore, a Cologna Veneta, fu la sorte di sei loro incolpevoli familiari (Iride Baldini, di 36 anni; il figlio 16enne Alessandro; Giuliano Ferri, di 20 anni; la 16enne Luciana Minardi; Speranza Ravaioli, di 31 anni; Amleto Tarabusi, di 20 anni) condotti dall'asilo in cui erano stati raccolti non al comando partigiano, ma lungo l'argine di un canale, dove furono seviziati, denudati e uccisi. Così due bimbi di 4 e 7 anni, figli dei coniugi Ravaioli, rimasero orfani e abbandonati. Ignorati da tutti e allontanati come lebbrosi dagli abitanti di Cologna Veneta, vagarono per 10 giorni nelle campagne veronesi, dormendo tra i cespugli o nelle cascine deserte, finché non furono ritrovati dai soldati polacchi guidati dal maresciallo Krak. Peccato che anche dei beni di famiglia, prontamente saccheggiati a Imola, non rimase loro nulla. I responsabili di questi crimini, una ventina circa, tra carabinieri e partigiani, hanno da tempo un nome. E alcuni sono ancora vivi. Per esempio Dante Pelliconi, detto "Ragno", comandante di compagnia del SAP Montano; Luigi Lincei, detto "Sganaplino", commissario politico del distaccamento di Imola della 7^ Brigata GAP, negli anni '50 famoso come medico personale di Fausto Coppi, di recente candidato nelle liste di Rifondazione; o Antonio Ronchi, detto "Timè". Ma ricordarlo, come ha fatto nella cittadina romagnola Marco Pirina del Centro Studi e Ricerche Storiche "Silentes Loquimur" con l'aiuto dei gruppi consiliari di An e Forza Italia, non sta bene. Arriva la scomunica.
Da Libero
Alcuni come Priebke non finiscono mai di pagare per i loro crimini, altri per gli stessi crimini sono stati premiati. La differenza é solo nel colore dei crimini. D'altronde come si potrebbe ancora glorificare la resistenza se si presentasse il conto ai partigiani che hanno macellato migliaia di innocenti nel dopo-guerra?
C'è chi fa i conti con la propria storia e chi preferisce nascondere i cadaveri negli armadi per portare avanti una bugia che gli permette di sedersi in parlamento.
Orpheus


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21 giugno 2007

I giornali amici di Prodi cancellano il terrorista liberato

 

Repubblica tace. Bella deontologia. Giornalismo opaco, scriverebbe Giuseppe D'Avanzo se si trattasse della concorrenza, ma tutti teniamo famiglia. Non ha niente da dire Daniele Mastrogiacomo, eletto nel consiglio dell'Ordine dei giornalisti a tutela della moralità di categoria? Pare di no. Peccato. L'uomo che ha lanciato i 300 kamikaze bambini contro di noi ed è oggi il plenipotenziario di Osama Bin Laden in Afghanistan, si chiama Dadullah Mansoor. Colleghi, avete gestito le trattative in proprio, in stretto nesso con Emergency e con il governo Prodi. Possibile che quel nome non vi dica nulla? Ma certo: è uno dei cinque liberati per dare la vita a Mastrogiacomo e la morte ad Adjmal, l'autista il cui fratello oggi urla di indignazione inascoltato da Repubblica, che dà voce ai parenti dei morti solo se protestano contro l'America. Silenzio. Nessuno (Tg compresi) ha riferito il particolare elefantiaco. Tranne noi e il Giornale, grazie a Fausto Biloslavo, zitti tutti gli altri. C'è un righino sul Corriere della Sera che ammette la circostanza. Ma è spersa nelle colate di piombo, non vale un titoletto, grande giornalismo anglosassone, di inchiesta imparziale. Ma va' là. C'è di mezzo la casta dei fratelloni con cui si è pappa e ciccia, non un dubbio deve essere confidato al pubblico, se c'è di mezzo la pellaccia di uno della famiglia, costi quello che costi tirarlo fuori dai guai. Caso chiuso?
Ha scritto Ezio Mauro, direttore di Repubblica, dopo la liberazione del "mediatore" Rahamatullah Hanefi: «Siamo felici... Finalmente il caso Mastrogiacomo è chiuso». Chiuso per chi? Per loro. Cioè per la confraternita Prodi-Repubblica-Emergency che ha gestito con sapienza una vicenda torbida, sortendo questo capolavoro:
1) il giornalista italiano è tornato a casa esplodendo come uno champagne;
2) molta ottima pubblicità a Emergency;
3) due dipendenti precari di Repubblica, sia pure afgani, decapitati;
4) cinque terroristi liberati;
5) morale ritrovato tra i talebani;
6) finalmente un leader di Al Qaeda che ama l'Italia, a cui deve la libertà gratis. A noi questa roba pare non si debba chiudere. Occorre- una bella indagine. Lo prova l'incresciosa omertà di ieri. Analizziamo i quotidiani di questa organizzazione che dovrebbe chiamarsi Cazzi nostri, perché Cosa nostra è un tantino più seria. La Repubblica. In prima pagina si parla della liberazione di Hanefi. Nulla si dice dello scontento dei parenti delle due vittime, dell'impossibilità di far giungere le presunte prove come lamentato dall'accusa (non è la Procura di Milano). Il titolo è: «Scarcerato dopo tre mesi l'uomo di Emergency che salvò Mastrogiacomo». Salvò Mastrogiacomo? Anche Vittorio Roidi ha sostenuto di essere stato lui con l'Ordine dei giornalisti a salvarlo garantendo ai talebani che non era una spia. Notoriamente i talebani vagliano accuratamente quanto dice Roidi, che non si accorge così di elevare al rango di tribunale una ghenga di assassini e di giustificare così la decapitazione degli altri due. In realtà il merito è del prezzo pagato. Uno contro cinque capi, e tra essi il nuovo mullah Omar. Lo spiega bene a pagina 19 Guido Rampoldi. L'articolo è illuminante. Spiega come i talebani ormai siano una sola cosa con Al Qaeda, se mai sono stati diversi. Scrive acuto: «Non c'è la brigata di kamikaze italiana, circostanza che lascerà i più sollevati, ma alcuni tra noi anche un po' perplessi (chi sono i perplessi? Fuori i nomi, dateli a Ezio Mauro e al Cdr, che li sistemano, ndr), giacché non vorremmo mai più vedere all'opera quella politica bipartisan che nel lodevole proposito di risparmiare rischi ad italiani ancora ieri produceva sotterfugi, slealtà e commerci sotterranei, purtroppo notati dagli alleati». Continua: «I Dadullah sono figli di un'ideologia. E con questi ultimi "non c'è alcuna possibilità di negoziare. Bisogna solo sconfiggerli, ucciderli, catturarli" (Ahmed Rashid)». Catturarli e poi? E poi liberarli, ovvio. Perché ometti il finalino? La prossima volta, caro Rampoldi, scrivilo. Un po' di entusiasmo, per favore: siamo o non siamo felici? Quotidiano nazionale Giorno, Nazione, Resto del Carlino. Una pagina intera su Kabul. Entusiasmo per la liberazione di Hanefi. Un titoletto è: «Barba corta». Infatti Hanefi libero ha la barba corta. Bravo Danilo Farruggia, sei il migliore. Ma né in questo articolo né in quello sui trecento kamikaze si fa cenno al particolare sesquipedale. Perché?
La Stampa. L'informatissimo Maurizio Molinari racconta la vicenda dei ragazzini che giurano a Dadullah Mansour. Che questo accada grazie alla bravura italiana nel gestire i sequestri non si dice. Il Messaggero: nisba. Liberazione: nada. L'Unità. Virgilia Lori descrive «immagini agghiaccianti di ragazzini incitati ad attentati suicidi dal fratello del capo talebano Dadullah ucciso in maggio». Come mai il fratello era lì? Da che parte arriva? Non si dice. In compenso in un'altra pagina si descrive Magdi Allam, nemico dei fondamentalisti, come una «mina vagante», insomma un kamikaze, tale e quale aveva fatto Vauro ad Annozero. Auguri Magdi. Il Manifesto. Minimizza la storia dei 300 kamikaze, spiega che è colpa del tal fratello di Dadullah, non si dice nulla di chi sia e del fatto che prima stava in carcere. In compenso si fa capire chi siano i veri assassini: non Al Qaeda, non Dadullah, ma i servizi segreti in fondo di un governo democratico. Il capo si chiama Amrullah Saleh. È stato un eroe, combattente al fianco di Massoud, il leone del Pashir assassinata da Al Qaeda. Il Manifesto lo descrive così nel titolo: «Il torturatore con passaporto Usa». Non capitò la stessa cosa a Luigi Calabresi? Ma sì. «Il caso è chiuso», dice Mauro. Dipende.
Renato Farina-Libero
Quante vite ancora costerà la liberazione del prode Mastrogiacomo? E poi parlano di mani sporche di sangue, quando stringono quelle dei tagliagole talebani e dei terroristi legati ad Alqaeda.
Orpheus

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